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  1. #631
    Neofita L'avatar di IlProfeta
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    08-01-2010
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    Tra due parole.
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro IlProfeta,
    ma tu ci vedi davvero così ossessionati dal sesso teorico (e magari poco interessati a quello reale)? E come valuti una posizione come la tua di occuparti di chi a tuo dire si interessa solo di sesso teorico per sfuggire al suo essere nulla? Non ti pare questa un'altra ossessione e un'altra fuga?
    Infine, una considerazione: i tuoi scritti mi sembrano apocalittici, si respira un'aria da fine del mondo, da "non sprecate gli ultimi 7 giorni!".
    Un saluto e una buona domenica a te.
    Tu hai ragione a dire questo. Il fatto è che la vita e le pulsioni di cui spesso parlate, sono come un fiume: procede incessantemente, sempre intento a cercare, esplorare, spingere, traboccare, penetrare ogni fessura con la propria acqua.
    La vita è mobile, impermanente, e cerca incessantemente di infiltrare, di abbattere queste mura, dietro le quali c'è confusione e infelicità. Una mente che non abbia mura, che non sia gravata dal peso delle proprie acquisizioni, delle cose accumulate, una mente che viva senza tempo, senza sicurezza - per una mente simile la vita è una cosa straordinaria, e anche il sesso.
    Una mente che ricerchi la permanenza è presto destinata a ristagnare, rapidamente si riempie di corruzione e di decadenza, proprio come lo stagno lungo il fiume.
    Non so se nel corso delle vostre passeggiate avete notato uno stagno lungo e stretto accanto al fiume. Deve essere stato scavato dai pescatori e non è collegato al fiume. Mentre quest'ultimo scorre incessantemente, largo e profondo, lo stagno è torbido, perché non è collegato alla vita del fiume e non contiene pesci. Le sue acque sono ferme, mentre il fiume che scorre rapido lì accanto è pieno di vita e di movimento.
    Non pensate che gli esseri umani siano anche essi così?

    Si scavano una piccola pozza separata dalla corrente rapida della vita e in quella piccola pozza ristagnano e muoiono; ma è proprio quella stagnazione, quel declino, che chiamiamo esistenza. Scaviamo una piccola tana e ci barrichiamo dentro con le nostre ambizioni, paure, divinità, forme di culto, e lì moriamo, lasciando che la vita ci scorra accanto - quella vita che è impermanente, in perenne mutamento, che è così rapida, ha insondabili profondità, un'eccezionale vitalità e bellezza.
    Avete notato che, se sedete in silenzio sulla riva del fiume, ne udite il canto - lo sciabordio dell'acqua, il rumore della corrente? C'è sempre un senso di movimento, uno straordinario movimento verso ciò che è più ampio e profondo; e così la pulsione.

    Io sono un Profeta, e questo è il mio ruolo, in ogni tempo e in ogni luogo. Io vi vedo spaventati, non ossessionati. I miei scritti sono da fine del mondo, perché la fine del mondo è vicina: non sprecate gli ultimi giorni, sette o più che essi siano.
    Un saluto.
    Caelum non animum mutant qui trans mare currunt.

  2. #632
    Banned
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    1,546

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue
    Brava, hai colto il punto. O meglio: il suo rovescio.
    Stiamo parlando della "regola fondamentale". Come ho già detto, chiedere al paziente di associare liberamente all'inizio della terapia è un paradosso, perché se potesse realmente farlo liberamente non avrebbe alcun bisogno di terapia. Così chiediamo all'analista di mantenere la neutralità, di essere "senza memoria né desiderio". Le due cose dove si incontrano? Nel desiderio dell'analista! Il paziente cerca di corrispondervi, l'analista di... di analizzarlo? O di nasconderlo? O di rifuggirlo, addirittura?!

    Nessun analista è in grado di essere perfettamente neutrale e nessun paziente sa associare liberamente. Nella presentificazione di un desiderio di desiderio (il desiderio del paziente di usare il desiderio dell'analista come chiave di volta) si ripropone fresca fresca la nevrosi del paziente. L'analista, ovviamente, non deve avere paura, vergogna, timore, rispetto, cura, amore per questo stato di cose: l'analista deve sciogliere il nodo.
    A me sembra che sia un paradosso sempre.
    Che significa associare liberamente per te, visto che dici che all'inizio della terapia questo non lo si può fare? Quello delle associazioni libere o non libere mi sembra un discorso un po' fumoso.
    Poi anche "essere neutrali" se lo si analizza bene non significa granché, per essere neutrali in una relazione bisognerebbe non prendervi parte, chiedere a qualcuno di far qualcosa liberamente poi mi ha sempre dato l'impressione che contenesse una specie di paradosso, perché poi bisogna capire quel"liberamente" cosa significa, associazioni libere anche dalle scelte di chi le associazioni le crea? Se nel gioco siamo noi a costituirle o a stabilire in che modo debbano essere scelti certi legami, da queste nostre scelte decisionali dipenderanno i legami e da queste scelte perciò non potranno mai rendersi indipendenti e liberi questi legami. Quindi abbiamo a che fare con qualcosa di paradossale, da un lato ci viene chiesto di far qualcosa, dall'altro di rendere indipendente il prodotto di quel che facciamo da noi stessi, ma come si fa?
    Prima di far qualcosa, visto che è l'altro (lo psicoanalista) a chiedermi di farlo, vorrei capire in cosa consiste questo qualcosa da fare, invece qua già si parte da un concetto fumoso "associazione libera", guardate almeno questo dovreste chiarirlo questa volta che significa visto che lo chiedete ai vostri pazienti. Cosa si dovrebbe associare, e che significa dire che l'associazione è libera?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 17-01-2010 alle ore 22.27.51

  3. #633
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    304

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Brava, hai colto il punto. O meglio: il suo rovescio.
    Grazie, adesso però sarebbe il caso di meditare.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  4. #634
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    A me sembra che sia un paradosso sempre.
    Che significa associare liberamente per te, visto che dici che all'inizio della terapia questo non lo si può fare? Quello delle associazioni libere o non libere mi sembra un discorso un po' fumoso.
    Poi anche "essere neutrali" se lo si analizza bene non significa granché, per essere neutrali in una relazione bisognerebbe non prendervi parte, chiedere a qualcuno di far qualcosa liberamente poi mi ha sempre dato l'impressione che contenesse una specie di paradosso, perché poi bisogna capire quel"liberamente" cosa significa, associazioni libere anche dalle scelte di chi le associazioni le crea? Se nel gioco siamo noi a costituirle o a stabilire in che modo debbano essere scelti certi legami, da queste nostre scelte decisionali dipenderanno i legami e da queste scelte perciò non potranno mai rendersi indipendenti e liberi questi legami. Quindi abbiamo a che fare con qualcosa di paradossale, da un lato ci viene chiesto di far qualcosa, dall'altro di rendere indipendente il prodotto di quel che facciamo da noi stessi, ma come si fa?
    Prima di far qualcosa, visto che è l'altro (lo psicoanalista) a chiedermi di farlo, vorrei capire in cosa consiste questo qualcosa da fare, invece qua già si parte da un concetto fumoso "associazione libera", guardate almeno questo dovreste chiarirlo questa volta che significa visto che lo chiedete ai vostri pazienti. Cosa si dovrebbe associare, e che significa dire che l'associazione è libera?

    Saluti
    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #635
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio
    Mitchell ha parlato alla sottoscritta; non in sogno ma a colazione. Come di consueto mi ha incuriosita una cosa nella quale sono inciampata in uno di quegli strani libri-da-successore [mica no] che leggo, e ve la riporto. In questo libro l'autore (il solito Gabbard, 2003) sostiene che i teorici relazionali come Mitchell sono giunti a sostenere l'inevitabilità e l'utilità degli agiti controtransferali. Pare che Mitchell, abbia fatto la seguente osservazione:

    "L'analista è considerato, almeno in una certa misura, parte della matrice relazionale dell'analizzando. In nessun modo può evitare i ruoli e le configurazioni che gli vengono assegnati entro il mondo relazionale dell'analizzando. L'esperienza dell'analista è necessariamente determinata dalle strutture relazionali dell'analizzando; egli svolge i ruoli assegnatigli anche se tenta disperatamente di rimanere fuori dal sistema del paziente e di non svolgervi alcun ruolo."

    Poi ribadisce con forza che se l'analista non entra nel mondo relazionale del paziente l'esperienza analitica non sarà ottimale.

    Ora, quello che percepisco è una sottile contraddittorietà, perché non ci si svincola di un coinvolgimento eccessivo dicendo di far parte della matrice relazionale del paziente "soltanto in una certa misura". E quale sarebbe questa misura? Io credo sia preferibile non parlare di misurazioni quando non è possibile verificarle né dimostrarle; in questo noto la - nettamente superiore - onestà del buon Freud che quantomeno era consapevole del fatto che, determinate cose, non è proprio possibile Quantizzarle. La cosa che non capisco, in seguito, è perché, se è possibile monitorarle in questa presunta-certa-misura poi si senta un disperato bisogno di rimanere fuori dal sistema del paziente, senza svolgervi "alcun ruolo"; ma essere parte della matrice relazionale del paziente, non significa forse svolgere un ruolo? Secondo me si, e anche fin troppo incisivo. Inizio a credere che Mitchell, almeno in relazione a questa specifica affermazione, dimostra di rimanere ancora faticosamente attaccato alle origini da cui chiaramente ha preso vita - Freud e la sua psicoanalisi - tuttavia, mosso da una smania di innovazione è disposto persino a contraddirsi.

    Anzi, quel disperatamente, la dice parecchio lunga. Inoltre, secondo me, fintanto che ci sarà una sovrapposizione tra il concetto di pulsione e quello di relazione, non ci sarà modo di trovare un punto di accordo perché sono due cose assolutamente distanti e, contrariamente a ciò, siete pregati di dimostrarmi in che modo possono essere assimilabili alla stessa identica cosa; è un po' come pretendere di sostituire i benefici del cardo mariano (proprietà coadiuvanti della fisiologica funzionalità del fegato), con quelli di un antibiotico (che curerà altro, ma che il fegato lo appesantisce). Chiaramente sono solo pensieri e impressioni, e in quanto tali opinabili.

    Megiston, gradirei - in particolare - un tuo chiarimento.
    Cara Missfreedom,

    sembra che tu e Gabbard vi siate fatte un’idea di Mitchell molto simile a quella di un Jonathan Evans Pritchard, professore emerito, citato nel film l’Attimo Fuggente, che nel suo manuale “Comprendere la poesia” scrive:

    “Per comprendere a pieno la poesia dobbiamo anzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche e poi porci due domande: uno, con quanta efficacia sia stato reso il fine poetico; due, quanto sia importante tale fine.
    Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza sull’asse verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per calcolarne la grandezza.
    Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale.
    Un sonetto di Shakespeare, d’altro canto, avrà valori molto alti in orizzontale e in verticale, con un’imponente area totale che ne rivela, di conseguenza, l’autentica grandezza.
    Procedendo nella lettura di questo libro esercitatevi in questo metodo di valutazione; crescendo la vostra capacità di valutare la poesia aumenterà così il vostro godimento della comprensione della poesia”.

    Non riesco ad individuare da dove possa provenire la citazione di Gabbard, però piuttosto che crearti un’idea di seconda mano di Mitchell, che ne diresti di leggere direttamente cosa dice lui? E’ certamente bello avere un fantasma a colazione e comprendo che potrebbe essere molto pericoloso per una aspirante “strega” leggere libri eretici, ma io ti consiglierei di leggere il capitolo 6 (Le intenzioni dell’analista) del libro di Mitchell Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, 1999, 29.95€ (ma lo trovi anche nel finis Africae della tua biblioteca di psicologia, chiedi a Berengario o a Malachia).
    Magari subito dopo puoi leggere tutto d’un fiato due volumi a caso di Freud, o il libro di Kurt Eissler (questo andrebbe benissimo: Medical orthodoxy and the future of psychoanalysis, New York : International Universities Press, 1965) o un suo articolo (© PSYCHOMEDIA - Kurt R. Eissler, 'Effetto della struttura dell'Io sulla tecnica psicoanalitica' (1953) ), però al contrario, per purificarti dalla contaminazione.
    In ogni caso, qualora questi rimedi fossero inefficaci, tieni a vista i numeri di telefono dell’ex monsignor Milingo, o del presbitero Gabriele Amorth.
    Io non ho la presunzione di spiegarti il pensieri di Mitchell e non vorrei privarti della sua lettura (scrive anche molto bene, dopo Freud non sono stati in tanti a farlo), che è certamente più gradevole di qualunque cosa io possa scrivere su questo forum (in ogni caso avresti ancora un’idea su Mitchell di seconda mano). Dopo, se vuoi potremmo discuterne.
    Qui di seguito ti riporto un brano tratto dal capitolo che ti ho segnalato:

    “Un bellissimo episodio raccontato da Italo Calvino in Palomar (1983) può servire come allegoria dei pericoli che corre l’analista quando cerca di essere neutrale. Il signor Palomar, un uomo concreto, scientifico, obiettivo, incontra sulla spiaggia una bagnante in topless e si sforza di trovare l’atteggiamento giusto verso di lei. A tutta prima guarda decisamente da un’altra parte, perché la donna non lo consideri invadente e molesto. Ma poi riflette che rifiutandosi di vedere ha creato «una specie di reggipetto mentale sospeso tra i miei occhi e quel petto» (p. 112) che implicitamente sanziona l’atteggiamento reazionario per il quale è sempre illecito guardare un seno. Così più tardi, tornando dal suo giretto, tiene lo sguardo rigidamente fisso davanti a sé, in uno studiato interesse-indifferenza verso tutti gli elementi presenti nel suo campo visivo, compreso il seno della donna. Spera così di essere «riuscito a far sì che il seno fosse assorbito completamente dal paesaggio» (ibid.). Ma a un’ulteriore riflessione si preoccupa di aver oggettivato questa donna con l’ «appiattire la persona umana al livello delle cose», esprimendo dunque un prevedibile attributo offensivo della superiorità maschile. Così ritorna sui suoi passi, questa volta permettendo al suo sguardo di posarsi, anche se molto brevemente, in un’occhiata obliqua, in modo da attribuire a questo frammento del suo paesaggio visivo il maggior valore che il suo significato umano richiede. Ma nemmeno questo è abbastanza corretto. Il signor Palomar è un uomo illuminato, e così vuole fare la sua parte nel togliere il seno femminile dalla «penombra in cui l’hanno tenuto secoli di pudibonderia sessuomaniaca e di concupiscenza come peccato» (p. 113). Lo guarda un’altra volta, esprimendo, con una lenta occhiata accompagnata da simpatia e gratitudine, la perfetta miscela di «incoraggiamento distaccato» (ibid.) che gli sembra appropriata. Tuttavia, come probabilmente avrete indovinato, intanto la bagnante si è coperta e se ne va tutta stizzita. «Il peso morto d’una tradizione di malcostume impedisce d’apprezzare nel loro giusto merito le intenzioni più illuminate, conclude amaramente Palomar» (p. 114). È difficile non chiedersi quanti pazienti in analisi abbiano abbandonato in modo simile la scena, in reazione ai tentativi così faticosi del loro analista di fare esattamente la cosa corretta”. (Stephen Mitchell, Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, 1999, p. 166).

    Ti pare che uno che scrive queste cose possa andare in seduta con la riga o con la squadra, come Nemesi, per misurare in quale misura è dentro la matrice relazionale del paziente? O che possa pensare di rimanere fuori dal sistema del paziente e di non svolgervi alcun ruolo?
    Un saluto e ... buona lettura

  6. #636
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    invece qua già si parte da un concetto fumoso "associazione libera", guardate almeno questo dovreste chiarirlo questa volta che significa visto che lo chiedete ai vostri pazienti.
    Infatti è l'unica cosa che viene "spiegata" al paziente, si chiama "regola fondamentale".

    Saluti,
    ikaro

  7. #637
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Caro Ikaro,
    presumo che tu non voglia confutare o sminuire l’importanza che ha avuto e che ha ancora il concetto di neutralità e di frustrazione sistematica del desiderio transferale del paziente. Queste cose sono scritte in tutti i manuali di psicoanalisi e di psicologia dinamica, molti autori ne hanno parlato ed è un punto di discussione molto animato fra analisti intersoggettivi e relazionali da un lato e gli “ortodossi” dall’altro.
    Caro Megiston,
    sono d'accordo su alcuni punti del tuo lungo intervento (meno su altri, ma ci ritornerò non appena avrò un po' di tempo), però mi sembra che siamo scivolati sul discorso dell'ortodossia, non è la stessa cosa rispetto al nostro punto di partenza, che ci divide: la necessità di ritornare a leggere Freud e di considerare l'attualità del testo di Freud nella clinica contemporanea da una parte o, dall'altra, il suo completo superamento in quanto discorso storicamente e clinicamente superato da epistemologie e teorie più aggiornate. Certamente i due punti hanno un legame, ma non sono la stessa cosa, forse dobbiamo cercare di trattarli separatamente, ci ritorno.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 18-01-2010 alle ore 11.40.32

  8. #638
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    In ogni caso, qualora questi rimedi fossero inefficaci, tieni a vista i numeri di telefono dell’ex monsignor Milingo, o del presbitero Gabriele Amorth.

    Ma buongiorno Megiston, comincio col dire che ho sorriso tanto e che, chiaramente, avrei volentieri tenuto presente rimedi migliori se solo fosse stato possibile conciliarli con la mia futura vita da strega. Ci tengo a precisare però, che la mia curiosità era in realazione a quella specifica affermazione - in cui sono inciampata - proprio perché non ho letto Mitchell; sicché ti sono grata degli approfondimenti; non so in quanto tempo riuscirò a leggerlo, né quando, ma sarà fatto. Per il resto, da quello che scrivi non si direbbe che se ne andrebbe in giro con un righello... ma su questo penso di essere stata in accordo sin dall'inizio.

    Quello che mi lasciava perplessa era un senso di instabilità, intrinseco, e rispetto a quella specifica frase.
    Tuttavia, per deformazione professionale... vivo di contaminazioni, e non potrebbe essere diversamente.

    Un saluto a te.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  9. #639
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    “Un bellissimo episodio raccontato da Italo Calvino in Palomar (1983) può servire come allegoria dei pericoli che corre l’analista quando cerca di essere neutrale. Il signor Palomar, un uomo concreto, scientifico, obiettivo, incontra sulla spiaggia una bagnante in topless e si sforza di trovare l’atteggiamento giusto verso di lei. A tutta prima guarda decisamente da un’altra parte, perché la donna non lo consideri invadente e molesto. Ma poi riflette che rifiutandosi di vedere ha creato «una specie di reggipetto mentale sospeso tra i miei occhi e quel petto» (p. 112) che implicitamente sanziona l’atteggiamento reazionario per il quale è sempre illecito guardare un seno. Così più tardi, tornando dal suo giretto, tiene lo sguardo rigidamente fisso davanti a sé, in uno studiato interesse-indifferenza verso tutti gli elementi presenti nel suo campo visivo, compreso il seno della donna. Spera così di essere «riuscito a far sì che il seno fosse assorbito completamente dal paesaggio» (ibid.). Ma a un’ulteriore riflessione si preoccupa di aver oggettivato questa donna con l’ «appiattire la persona umana al livello delle cose», esprimendo dunque un prevedibile attributo offensivo della superiorità maschile. Così ritorna sui suoi passi, questa volta permettendo al suo sguardo di posarsi, anche se molto brevemente, in un’occhiata obliqua, in modo da attribuire a questo frammento del suo paesaggio visivo il maggior valore che il suo significato umano richiede. Ma nemmeno questo è abbastanza corretto. Il signor Palomar è un uomo illuminato, e così vuole fare la sua parte nel togliere il seno femminile dalla «penombra in cui l’hanno tenuto secoli di pudibonderia sessuomaniaca e di concupiscenza come peccato» (p. 113). Lo guarda un’altra volta, esprimendo, con una lenta occhiata accompagnata da simpatia e gratitudine, la perfetta miscela di «incoraggiamento distaccato» (ibid.) che gli sembra appropriata. Tuttavia, come probabilmente avrete indovinato, intanto la bagnante si è coperta e se ne va tutta stizzita. «Il peso morto d’una tradizione di malcostume impedisce d’apprezzare nel loro giusto merito le intenzioni più illuminate, conclude amaramente Palomar» (p. 114). È difficile non chiedersi quanti pazienti in analisi abbiano abbandonato in modo simile la scena, in reazione ai tentativi così faticosi del loro analista di fare esattamente la cosa corretta”. (Stephen Mitchell, Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, 1999, p. 166).
    A me il signor Palomar sembra un analista non analizzato, più che un analista neutrale!

  10. #640
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    Bo a te vien da ridere ed io comunque non ho capito, e mi sembra roba da doppio vincolo. Nel link che hai riportato c'è riscritta la stessa cosa ma non viene spiegato nulla.

    gli comunica la regola fondamentale di dire tutto quello che passa per la sua mente lasciando che le idee si associno liberamente, anche se ciò gli appare futile, assurdo o spiacevole.
    Io quello che ti chiedo è cosa deve succedere affinché le idee non si associno liberamente? A me sembra che in ogni caso si associno liberamente, hanno per caso le catene ai piedi le nostre idee?
    Al di fuori dell'analisi prima che qualcuno ci imponesse di seguire questa regola, perché le nostre idee non avrebbero dovuto associarsi liberamente?
    Io questo volevo sapere: cosa significa, spiegato in modo più preciso e semplice, visto che si afferma che è una regola che un paziente dovrebbe seguire... "Associare liberamente"? Questo "liberamente" che senso ha?
    Si può chiedere a qualcuno di associare qualcosa a qualcos'altro, e questo lo si capisce, è quel "liberamente" che non si capisce cosa significa.
    Poi se vado da un analista io ho ovviamente voglia di parlare ed affrontare certi problemi specifici ed opererò una selezione delle idee che mi passano per la testa che mi sembrano pertinenti e non parlerò di certo di tutto quello che mi passa per la testa, magari per certi attimi penso anche alla spesa che dovrò fare dopo o cose del genere.
    Io continuo a pensare che non si riesce mai a capire nulla, è per questo che mi innervosisce un po' parlare con certi analisti

    Saluti

  11. #641
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio

    [...]

    Non riesco ad individuare da dove possa provenire la citazione di Gabbard, però piuttosto che crearti un’idea di seconda mano di Mitchell, che ne diresti di leggere direttamente cosa dice lui? E’ certamente bello avere un fantasma a colazione e comprendo che potrebbe essere molto pericoloso per una aspirante “strega” leggere libri eretici, ma io ti consiglierei di leggere il capitolo 6 (Le intenzioni dell’analista) del libro di Mitchell Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, 1999, 29.95€ (ma lo trovi anche nel finis Africae della tua biblioteca di psicologia, chiedi a Berengario o a Malachia).

    [...]

    Io non ho la presunzione di spiegarti il pensieri di Mitchell e non vorrei privarti della sua lettura (scrive anche molto bene, dopo Freud non sono stati in tanti a farlo), che è certamente più gradevole di qualunque cosa io possa scrivere su questo forum (in ogni caso avresti ancora un’idea su Mitchell di seconda mano). Dopo, se vuoi potremmo discuterne.
    Qui di seguito ti riporto un brano tratto dal capitolo che ti ho segnalato:

    “Un bellissimo episodio raccontato da Italo Calvino in Palomar (1983) può servire come allegoria dei pericoli che corre l’analista quando cerca di essere neutrale. Il signor Palomar, un uomo concreto, scientifico, obiettivo, incontra sulla spiaggia una bagnante in topless e si sforza di trovare l’atteggiamento giusto verso di lei. A tutta prima guarda decisamente da un’altra parte, perché la donna non lo consideri invadente e molesto. Ma poi riflette che rifiutandosi di vedere ha creato «una specie di reggipetto mentale sospeso tra i miei occhi e quel petto» (p. 112) che implicitamente sanziona l’atteggiamento reazionario per il quale è sempre illecito guardare un seno. Così più tardi, tornando dal suo giretto, tiene lo sguardo rigidamente fisso davanti a sé, in uno studiato interesse-indifferenza verso tutti gli elementi presenti nel suo campo visivo, compreso il seno della donna. Spera così di essere «riuscito a far sì che il seno fosse assorbito completamente dal paesaggio» (ibid.). Ma a un’ulteriore riflessione si preoccupa di aver oggettivato questa donna con l’ «appiattire la persona umana al livello delle cose», esprimendo dunque un prevedibile attributo offensivo della superiorità maschile. Così ritorna sui suoi passi, questa volta permettendo al suo sguardo di posarsi, anche se molto brevemente, in un’occhiata obliqua, in modo da attribuire a questo frammento del suo paesaggio visivo il maggior valore che il suo significato umano richiede. Ma nemmeno questo è abbastanza corretto. Il signor Palomar è un uomo illuminato, e così vuole fare la sua parte nel togliere il seno femminile dalla «penombra in cui l’hanno tenuto secoli di pudibonderia sessuomaniaca e di concupiscenza come peccato» (p. 113). Lo guarda un’altra volta, esprimendo, con una lenta occhiata accompagnata da simpatia e gratitudine, la perfetta miscela di «incoraggiamento distaccato» (ibid.) che gli sembra appropriata. Tuttavia, come probabilmente avrete indovinato, intanto la bagnante si è coperta e se ne va tutta stizzita. «Il peso morto d’una tradizione di malcostume impedisce d’apprezzare nel loro giusto merito le intenzioni più illuminate, conclude amaramente Palomar» (p. 114). È difficile non chiedersi quanti pazienti in analisi abbiano abbandonato in modo simile la scena, in reazione ai tentativi così faticosi del loro analista di fare esattamente la cosa corretta”. (Stephen Mitchell, Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, 1999, p. 166).

    Ti pare che uno che scrive queste cose possa andare in seduta con la riga o con la squadra, come Nemesi, per misurare in quale misura è dentro la matrice relazionale del paziente? O che possa pensare di rimanere fuori dal sistema del paziente e di non svolgervi alcun ruolo?
    Un saluto e ... buona lettura
    Scusami Megiston, ma quali sarebbero le "intenzioni più illuminate"? Le mie intenzioni, tra l'altro, non appartengono al campo dell'analisi, se non in rari casi. Di solito l'intenzione che c'è in ballo dovrebbe essere quella del paziente. Meglio: dovrebbero essere quelle del paziente. Se fossero già illuminate, non ci sarebbe bisogno di nulla. Se lui è all'oscuro di una delle due, non è di certo con una Erklärung che accadrà qualcosa (anche se potrebbe sembrare). L'analista non fa qualcosa, bensì, come dici tu, svolge un ruolo. Ogni volta che può, sarebbe il caso per lui di sottrarsi al peso di questo ruolo, sottraendo peso anche al paziente. Chissà che non ne escano entrambi alleggeriti!
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  12. #642
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    Non guarda non sono strane cose, è roba da doppio vincolo tipo "sii spontaneo", poi se vuoi spiegare meglio per togliere questo dubbio, bene, se no quel che posso sapere allora è davvero solo qualcosa di fumoso se non contraddittorio e assurdo.

    Un saluto

  13. #643
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Al di fuori dell'analisi prima che qualcuno ci imponesse di seguire questa regola, perché le nostre idee non avrebbero dovuto associarsi liberamente?
    Infatti, non puoi impedirti fuori dall'analisi di "associare liberamente", ma in genere queste associazioni sono molto più coatte, nel senso che in una conversazione ordinaria difficilmente si dice tutto quello che passa per la testa, e se lo facessi come minimo ti scambierebbero per matto (provare per credere...) o comunque nessuno ti prenderebbe sul serio, che è esattamente quello che fa l'analista.

    Saluti,
    ikaro

  14. #644
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    A me invece ha fatto ammazzare dalle risate (per non piangere!) questa paginetta spuntata sul sito della SPI, non so voi ma io l'ho trovata di una banalità sconcertante.

    Saluti,
    ikaro

  15. #645
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Che strane cose chiedono gli psicoanalisti!

    Spiegare? Qui c'è tutto quello che puoi sapere: "Come si svolge la cura psicoanalitica".

    Il tuo intervento mi ha fatto ammazzare dalle risate: hai dato corpo istantaneamente a tutto quello che può succedere in un'analisi al solo introdurre la "regola fondamentale"
    A me invece ha fatto ammazzare dalle risate (per non piangere!) questa paginetta spuntata sul sito della SPI, non so voi ma io l'ho trovata di una banalità sconcertante...

    Saluti,
    ikaro

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