
Originalmente inviato da
WallabyLullaby
Ho svolto questo caso:
"Il/la candidato/-a indichi i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di
una serie di colloqui psicodiagnostici finalizzati all’esame del caso descritto di seguito,
proponendo eventualmente la somministrazione di specifici test, motivando il loro
utilizzo, e formulando infine un’ipotesi diagnostica.
X è un consulente informatico di 30 anni, che su consiglio del medico curante si rivolge
allo psicologo per meglio comprendere e possibilmente risolvere un disagio che sta
limitando la sua vita personale e professionale. Da circa due mesi alcuni sintomi
fisiologici, come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di
instabilità, vampate di calore, provocano una sensazione di intenso disagio e paura di
morire, limitando le sue attività e gli spostamenti. In alcune occasioni l’intensità dei
sintomi lo hanno costretto a rivolgersi al Pronto Soccorso. Da allora, per i viaggi in auto
chiede l’accompagnamento di un collega o, se non è possibile, ricerca sempre nuovi
motivi per mantenere dei contatti telefonici durante i tragitti. Appena terminati gli studi
ha voluto una sua indipendenza abitativa ed economica, con una vita sociale allargata e
vivace. La madre di 48 anni vive con un nuovo compagno, l’ennesimo della sua vita, e
non dimostra grande interessamento per il figlio, sostenendo che ha sempre dovuto
affrontare molte difficoltà e che non gode di buona salute. X è riuscito a conoscere suo
padre solo da un anno, a seguito di intense e non facili ricerche, considerato il rifiuto di
sua madre di avere alcun contatto con l’uomo che l’aveva abbandonata durante la
gravidanza. Il padre, 60 anni, sposato e senza altri figli, si era inizialmente dimostrato
ben disposto verso il riconoscimento e un rapporto genitoriale. Da pochi mesi però, a
seguito di una improvvisa e grave malattia, il padre ha interrotto i contatti. X ha
costantemente cercato di ricostruire la mappa della sua vita e dei suoi legami parentali,
ma frequentemente ha incontrato risposte fredde, se non chiusure e rifiuti. Di fronte alla
vita afferma di sentirsi come “un viaggiatore seduto in panchina a fremere in attesa del
treno che è in ritardo”. Il rapporto con le ragazze è sempre stato frenato dalla paura che
la sua storia personale possa fargli rivivere ulteriori rifiuti e delusioni affettive. In
questo periodo l’ansia e la preoccupazione intensa per i sintomi sono la sua compagnia."
Metto, a grandi linee, cosa ho scritto..
- approfondimento anamnestico: insorgenza, durata e situazione in cui i sintomi sono apparsi la prima volta
- approfondimento tematica motivazionale
- approfondimento coincidenza tempi (cessazione contatti padre/insorgenza sintomi)
- approfondimento aree affettive-relazionali (famiglia)
- approfondimento tematiche legate alla dipendenza
- hp diagnostica: disturbo di panico con agorafobia
- somministrazione SCID I e MMPI.
Che ne dite?
Non ho scritto a che tipo di terapia farei riferimento perchè non c'è scritto nella traccia ma nutro ancora dubbi in merito.
Siamo sicuri che quando non c'è scritto esplicitamente nella traccia, non dobbiamo scriverlo comunque?
Ah, questo Di fronte alla vita afferma di sentirsi come “un viaggiatore seduto in panchina a fremere in attesa del treno che è in ritardo" non so come contestualizzarlo.
GRAZIE!!