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  1. #661
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
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    2,312

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Poi quel che passa per la testa ad una persona sono diversi pensieri, voi davvero credete che sia possibile associare un racconto a quel che pensiamo? Per la testa ora mi girano anche le immagini delle faccine sul monitor, il fruscio della ventola del computer, pensieri a volte spezzati che vanno e vengono, i passi nel corridoio, cosa dovrei fare descrivere anche queste cose ad uno psicoanalista? Per la testa a me personalmente nello stesso momento girano troppe cose, come si fa a descriverle tutte?
    Caro charlie, la libertà delle associazioni in analisi consiste esattamente in questo: se durante la seduta viene in mente un pensiero spezzato, o l'attenzione si dirige a passi nel corridoio, o alla lista della spesa, c'è la possibilità di dirlo. Benchè questi frammenti sembrino dispersi e dispersivi, veicolano emozioni non altrimenti dicibili. Sono questi elementi che l'analista è in grado di raccogliere e di significare nell'interpretazione. Lungi dal portare fuori strada, le associazioni permettono di giungere alle "verità" del paziente (e dell'analista).
    All'inizio non è semplice associare, ma non è neanche detto che le associazioni debbano prendere chissà quali strane vie. L'importante è che il paziente dica ciò che si sente di dire, il più possibile senza remore, e che l'analista sia aperto all'ascolto e libero da un'attenzione troppo focalizzata.
    E' un metodo di lavoro (una regola fondamentale di lavoro, non un'ingiunzione, dunque), questo, che consente di rendere evidenti gli aspetti del nostro pensiero che altrimenti non sarebbero accessibili.

    Saluti
    gieko

  2. #662
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
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    Lecce
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    1,011

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Ho presente, Mario Trevi il Cipa e compagnia, l’estrazione del mio analista è quella.
    No, certo, consigli mai, e se faccio domande che ha senso rimbalzarmi lo fa’, viceversa risponde.
    Umiltà tanta però, insieme all’empatia e alla presenza, altro tratto che tu giustamente citi.
    Non so’ dirti sull’efficacia del lettino rispetto al faccia a faccia, può essere, ma essendo la mia esperienza unicamente questa davvero non sono in grado di dire nulla, né di come questo influisca nel rapporto. Vero è che all’inizio è abbastanza dura, anche per chi è abituata come me al confronto continuo nella quotidianità, quando per esempio hai davanti un poveraccio che fa’ l’esame e che in quel momento sta’ vivendo una grande tensione. Ma la tensione è anche tua, tirare fuori il meglio laddove capisci che potenzialmente vi è, ma senza direzionare la cosa altrimenti non serve a niente, non serve allo studente intendo, lo imboccheresti e basta (perdona la metafora universitaria, mi muovo con quel che posso mutuandolo dalla mia esprienza personale).
    Hai ragione anche quando dici che l’analista non conduce, sei tu che ti siedi e lo fai, capita qualche volta che arrivino delle domande precise su qualcosa. L’associazione c’è, è evidente, però non è centrifuga. Quando analizzi un sogno per esempio (ma non solo quello) è chiaro che ti muovi per associazioni, ma si rimane per così dire sul “pezzo”. Che poi magari non è tanto il sogno o il suo significato archetipico quando c’è, ma la questione che questi solleva.
    Ma quel che colpisce di questo tipo di analisi è l’apertura: scusa ma mi viene solo questo termine qui per il momento. Il ché non è sicuramente parlare di filosofia o di Dio o di chissà cosa, sei lì a fare analisi, mica un bignami di tutto.
    Grazie comunque delle riflessioni che mi proponi, sono molto interessanti. Vorrei poterti essere di stimolo altrettanto, ma posso solo proporre il punto di vista del paziente.

    Saluti
    Giulietta
    Beh, le tue testimonianze mi sembrano preziose. Mi dicono che le cose stanno come penso. L'apertura, che tu citi, lungi dall'essere un qualcosa di indefinito proprio di un approccio lontano dall'individuo e dalla sua esistenzialità, è invece proprio quella cifra dell'analisi junghiana che non si preclude alcuna dimensione psichica ne tenta tantomeno di ridurre qualcosa a ''qualcosa d'altro''...rischio eminente dell'interpretazione. Qual è l'unica dimensione umana in cui trovano 'coesistenza' opposte istanze? In cui nessun polo può essere soppresso? In cui il conflitto, sempre aperto (perchè non c'è libertà se non nel continuo riconfigurarsi del conflitto), può trovare nuove forme? Quale è l'unica dimensione che conserva, seppur in parte infinitesimale, qualcosa di quella realtà primordiale che è il simbolo? Secondo me è il dialogo. Questa dimensione 'dialogica' sicuramente raggiunge la stanza d'analisi non nel senso che si ''parli'' continuamente o si ''discuta''; ma nel senso, molto più analitico, che l'analista non deve proiettare Ombre inutili sul paziente o farsi carico di un sapere che non ha o indurre il paziente in quella dimensione ''numinosa'' per cui egli diventa salvatore, guida ecc...insomma quella cosa che molti ormai disprezzano e che tu chiami 'umiltà'. C'è un bel titolo di un libro di un analista che fa ''L'altro maestro''...proprio a sottolineare il carattere paradossalmente etico dell'analisi che non conduce, non dà risposte, ma dice, forse, dove possono risiedere le domande.

    Saluti,
    Luigi

  3. #663
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    18-01-2010
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    305

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Cara Megiston,
    mi sembra giusto che in un forum ci debba essere soprattutto lo spazio per un dibattito disciplinare tra addetti, e che questo sia portato avanti con passione, inclusa magari di tanto in tanto la rivendicazione delle proprie posizioni teoriche. Non necessariamente significa rigidità, quella si esprime a mio parere più con la supponenza o il sarcasmo gratuito.
    Il mio non era un richiamo a rendere la discussione fruibile a tutti i costi, era solo una testimonianza che, visto l’argomento (transfert o relazione) magari forniva qualche elemento di riflessione agli addetti ai lavori, appunto. E anche a me, ovviamente.
    Sì, il parallelo tra l’attività universitaria e l’analisi ti viene: abbiamo anche noi le nostre piccole forme di transfert se vuoi, o comunque delle relazioni abbastanza complesse. A metà anno alcune ragazze inziano a vestirsi come te, alcuni pendono dalle tue labbra, altri si lanciano nella crititica più efferata e ti contestano ogni due per tre, altri ancora sembrano capitati lì per caso. Il tuo problema è sempre quello di farli diventare quel che sono, e che tu non sai cosa sia, ma che di sicuro non è bene che sia “tu” (cioè come la pensi). Il tuo compito è quello di fornire degli strumenti, ognuno deve essere messo nelle condizioni di capirli, ma non di usarli come vorresti tu. In questo modo si impara da loro, in questo modo tu che sei dall’altra parte della cattedra continui a stare anche sul banco, altrimenti diventi solo un vecchio trombone.
    Poi abbiamo anche le nostre forme di abuso: quando un collega si fece pigliar su dalla corte di una studentessa gli dissi che forse, poteva essere che non era tanto lui che interessava, quanto ciò che rappresentava. Andarono in vacanza, fu un disastro: lei torno con l’idea che lui la volesse solo perchè era giovane e carina, lui perchè potente accademicamente. In realtà erano anche due brave persone, ma ora lui ha la fama dello sporcaccione, lei dell’arrivista. Poi, per carità, ci sono tanti che si sono pure sposati e vivono felici e contenti.
    Ma quello che volevo dire è che i paralleli ci sono, anche in due contesti così differenti.
    Continuerò a leggervi, casomai ogni tanto mi perderò, fa’ niente. Qualcosa mi arriva comunque anche quando discettate tra voi.

    Lalangue,
    cavoli se è dura! Concordo! L’analisi non è cosa per signorine mi vien da dire. Fatiche titaniche, ma tant’è, siamo lì, ognuno con le sue aspettative, forse dipende anche e soprattutto da quelle. A volte leggendo il forum in questione, mi sembra che molta parte della negatività nel rapporto tra analista e paziene derivi soprattutto da questo, dalle aspettative personali rispetto all’analisi. Non so’, forse ci vorrebbe più chiarezza in questo senso, o forse alla fine è bene che uno scopra da solo cammin facendo. Io mi sono seduta lì che stavo da schifo, però forse non mi aspettavo certe cose che a volte leggo in altri interventi. Intendiamoci, questo non addolcisce la pillola affatto.

    E allora mi riallaccio a Luigi...

    Luigi,
    infatti, “capire dove risiedono le domande”. E’ assolutamente così.

    Saluti e 'notte
    Giulietta

  4. #664
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    27-12-2009
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    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio

    [...]

    Se così fosse invece, mi spiace che tu non l’abbia capito: certo mi auguro che in seduta tu non ti ponga su questo piano con i tuoi pazienti...

    Saluti
    Giulietta
    Quando parlo perché mi debbano intendere (o fra-intendere) dei miei colleghi, di solito utilizzo il gergale. Talvolta mi piace anche giocarci e vedere che risonanze ha.
    Con i pazienti... dipende, ma di certo non mi esprimo in termini di "Edipo", "pulsione", "elementi beta", "Io-gruppale", "fantasma inconscio" o "Weltanschauung". Il rispetto per quello che porta il paziente è fondamentale, sia esso un modo di parlare, un modo di presentarsi o un modo di provare dolore.
    La teoria serve alla mente del terapeuta, ed è lì che deve stare (tranne quando ci si diverte tra colleghi a trovare il bandolo della matassa). Nella clinica occorre prima sentire quello che accade, per poi farsi una teoria propria del funzionamento di quello specifico paziente. A quel punto si può "intervenire" con i mezzi che si ritengono più utili per rendere evidente al paziente la sua particolarità.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #665
    Partecipante Esperto
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    18-01-2010
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Lalangue,
    figurati, lo immaginavo, era solo una battuta un po' scema.

  6. #666
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da giulietta.o Visualizza messaggio
    Lalangue,
    figurati, lo immaginavo, era solo una battuta un po' scema.
    La tua forse era una battuta, ma non la definirei scema, perché talvolta qualcuno travisa alcuni insegnamenti e si mette a fare il terapeuta anche se non ha la formazione per farlo.
    Se il mio analista si mettesse a parlarmi in termini di "fase anale" o "equazione seno-capezzolo", scapperei a gambe levate!
    Quando dovete rivolgervi ad uno specialista, cercate l'approccio che sentite più vicino a voi, ma ricordatevi di sceglierlo tra i professionisti, perché la salute mentale è una cosa fondamentale e costosa.

    P.S.: di solito i candidati (a diventare terapeuti) che abbiano una formazione come psicologi dinamici hanno la tendenza ad utilizzare difensivamente alcuni termini della teoria (ovviamente si spera che lo facciano solo quando sono nel ruolo dei pazienti e che, progressivamente, smettano di farlo del tutto).
    Ultima modifica di lalangue : 19-01-2010 alle ore 22.29.51
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  7. #667
    Banned
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko
    L'importante è che il paziente dica ciò che si sente di dire, il più possibile senza remore, e che l'analista sia aperto all'ascolto e libero da un'attenzione troppo focalizzata.
    E' un metodo di lavoro (una regola fondamentale di lavoro, non un'ingiunzione, dunque), questo, che consente di rendere evidenti gli aspetti del nostro pensiero che altrimenti non sarebbero accessibili.
    Detto così è un po' più chiaro, però che il paziente dica quel che si sente di dire va in contrasto col fatto che debba dire tutto ciò che gli passa per la testa. Secondo me ogni persona opererà sempre e comunque una selezione intenzionale di quel che gli passa per la testa, anche nel momento in cui farà più attenzione "ad un rumore di sfondo" avrà scelto di selezionare "il rumore di sfondo" e non quello che si trova in primo piano in evidenza, un ricordo o altro, o magari può anche scegliere di descrivere quel che sta guardando... "la faccia dell'analista o un quadretto appeso alla parete"... Che sempre tra i propri pensieri sta.
    Cosa va raccontato di quel che ci passa per la testa siamo sempre noi a selezionarlo. Con una regola così vaga non si capisce bene su quale dei diversi pensieri dobbiamo focalizzare l'attenzione per poi raccontarlo. Capita magari che useremo proprio un tipo di attenzione che si sposta sui rumori di sfondo e sui piccoli particolari sfocati, ma è sempre un'attenzione intenzionale, l'intenzione non la si sospende, e credo che non la si possa sospendere.
    Raccontiamo un sogno... Ma raccontiamo forse TUTTO?
    Proprio perché si è in analisi magari ecco che si fa attenzione a chissà quali particolari che dovrebbero rappresentare falli o altro. Proprio per evitare "censure" ci si concentra intenzionalmente su qualcosa e non su altro, ma operando così si attivano altri tipi di censura.
    Forme di censura sono inevitabili quando magari si vuol ridurre qualcosa di multidimensionale ad una linea, al racconto. Bisognerà scegliere cosa sia pertinente, cosa sia utile, anche nel momento in cui decideremo poi tramite un altro criterio cosa raccontare avremmo solo modificato le nostre intenzioni, ma queste non sono comunque sparite.
    Una regola tipo "racconta quel che ti pare e come ti pare" già è più comprensibile ed attuabile (la scelta di cosa raccontare e come raccontarlo spetta a noi, l'intenzione cosciente non viene certo meno), una regola invece come "racconta quel che ti passa per la testa" è confusa (se non paradossale), spero che ve ne rendiate conto. E' un po' come chiedere a qualcuno "descrivi tutto" senza aggiungere nient'altro.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 19-01-2010 alle ore 23.36.53

  8. #668
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Nulla vieta di lavorare anche sulla regola fondamentale, sui dubbi e le perplessità che suscita, proprio per evitare che diventi una trappola per il paziente ed il terapeuta.
    Per il resto basta sentirsi sufficientemente tranquilli e al sicuro da seguire i propri pensieri, consapevoli che ci sono limiti, ma che comunque grazie a questo metodo è possibile cogliere qualcosa di veramente significativo ed importante. Ci vuole comunque il tempo che ci vuole.

    Un saluto
    gieko

  9. #669
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Una regola tipo "racconta quel che ti pare e come ti pare" già è più comprensibile ed attuabile (la scelta di cosa raccontare e come raccontarlo spetta a noi, l'intenzione cosciente non viene certo meno), una regola invece come "racconta quel che ti passa per la testa" è confusa (se non paradossale), spero che ve ne rendiate conto. E' un po' come chiedere a qualcuno "descrivi tutto" senza aggiungere nient'altro.
    Che ci sia un allentamento dell'intenzione cosciente, che predomina in una conversazione ordinaria, è comunque difficilmente contestabile. Se poi la regola ti sembra confusa o vaga, domandare un chiarimento o esprimere una perplessità, o qualsiasi altro dubbio, di cui peraltro sembri un grande esperto, è lecito -come dice Gieko- anzi direi che è ben accetto. In ogni caso, quello che è interessante è il materiale associativo che emerge in catena, al di là del suo apparente non-senso, i punti in cui questa si arresta, e così via. Quindi non "raccontiamo TUTTO", certo che no, ma tutto quel che raccontiamo può essere significativo.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 20-01-2010 alle ore 01.03.06

  10. #670
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Bah, comunque la pagina ripete le stesse cose che hai già detto tu, non spiega meglio nulla, io ti avevo chiesto cosa significasse che "Le idee non si associano liberamente" e non si è comunque capito, ripetere la stessa cosa non è che fa comprendere meglio.
    Ordini come "Associa liberamente le tue idee" sono simili ad ordini del tipo "Sii spontaneo". Già naturalmente, sempre le idee le si associa liberamente, forse sarebbe meglio e più corretto dire "associa le tue idee usando questo sistema" (un sistema che avete in mente voi e che bisognerebbe cercar di spiegare all'altro) perché voi avete in mente qualcosa di specifico.
    Osservate una persona che associa le sue idee in un certo modo e poi magari dite "Eh ma risulta chiaro che non le ha associate liberamente!"... Ma che significa?
    Le ha associate come gli pareva a lui, se poi per voi l'associazione non risulta libera vuol dire che avete in mente un qualche sistema che l'altra persona dovrebbe seguire ad un qualche livello per associare le idee, ma che comunque supponete di poter definire visto che suggerite alla persona di dover seguire questa regola. Se c'è una regola da seguire, la si dovrebbe anche poter trasgredire: in cosa consiste la trasgressione?
    "nel non associare liberamente le idee" direte voi, ma non è che si è capito molto .
    Poi quel che passa per la testa ad una persona sono diversi pensieri, voi davvero credete che sia possibile associare un racconto a quel che pensiamo? Per la testa ora mi girano anche le immagini delle faccine sul monitor, il fruscio della ventola del computer, pensieri a volte spezzati che vanno e vengono, i passi nel corridoio, cosa dovrei fare descrivere anche queste cose ad uno psicoanalista? Per la testa a me personalmente nello stesso momento girano troppe cose, come si fa a descriverle tutte?
    Se ci riuscite siete dei geni .
    Si dica chiaramente quel che si desidera ottenere da un paziente, senza far finta di lasciarlo libero di associare e parlare di quel che vuole, visto che se lo fa, per voi può non risultare "libero". Se è così dovrà seguire qualche sistema coatto che voi avete in mente per risultare "libero", dovrà costringersi a fare qualcosa che voi gli suggerite di fare, se suggerite di fare sostanzialmente qualcosa all'altro.
    Questo è un bel trucco per ottenere obbedienza: far credere a qualcuno che per essere "libero" deve fare qualcosa di specifico che gli ordiniamo di fare. Anche i surrealisti parlavano di "scrittura automatica" credendo di poter davvero descrivere quello che gli passava per la testa, ma diciamoci la verità: perché gli altri modi di scrivere non dovrebbero risultare automatici? Cioé perché non dovrebbero descrivere allo stesso modo quel che passa per la testa?

    Saluti
    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Detto così è un po' più chiaro, però che il paziente dica quel che si sente di dire va in contrasto col fatto che debba dire tutto ciò che gli passa per la testa. Secondo me ogni persona opererà sempre e comunque una selezione intenzionale di quel che gli passa per la testa, anche nel momento in cui farà più attenzione "ad un rumore di sfondo" avrà scelto di selezionare "il rumore di sfondo" e non quello che si trova in primo piano in evidenza, un ricordo o altro, o magari può anche scegliere di descrivere quel che sta guardando... "la faccia dell'analista o un quadretto appeso alla parete"... Che sempre tra i propri pensieri sta.
    Cosa va raccontato di quel che ci passa per la testa siamo sempre noi a selezionarlo. Con una regola così vaga non si capisce bene su quale dei diversi pensieri dobbiamo focalizzare l'attenzione per poi raccontarlo. Capita magari che useremo proprio un tipo di attenzione che si sposta sui rumori di sfondo e sui piccoli particolari sfocati, ma è sempre un'attenzione intenzionale, l'intenzione non la si sospende, e credo che non la si possa sospendere.
    Raccontiamo un sogno... Ma raccontiamo forse TUTTO?
    Proprio perché si è in analisi magari ecco che si fa attenzione a chissà quali particolari che dovrebbero rappresentare falli o altro. Proprio per evitare "censure" ci si concentra intenzionalmente su qualcosa e non su altro, ma operando così si attivano altri tipi di censura.
    Forme di censura sono inevitabili quando magari si vuol ridurre qualcosa di multidimensionale ad una linea, al racconto. Bisognerà scegliere cosa sia pertinente, cosa sia utile, anche nel momento in cui decideremo poi tramite un altro criterio cosa raccontare avremmo solo modificato le nostre intenzioni, ma queste non sono comunque sparite.
    Una regola tipo "racconta quel che ti pare e come ti pare" già è più comprensibile ed attuabile (la scelta di cosa raccontare e come raccontarlo spetta a noi, l'intenzione cosciente non viene certo meno), una regola invece come "racconta quel che ti passa per la testa" è confusa (se non paradossale), spero che ve ne rendiate conto. E' un po' come chiedere a qualcuno "descrivi tutto" senza aggiungere nient'altro.

    Un saluto
    Certo che come analista saresti proprio rigido, eh!

    Hai individuato tutti i punti salienti del discorso, tuo malgrado. Un po' di spazio lo lasci anche all'analista o fai come Eminem in "8 Mile"?

    P.S. (tecnico): fai un esempio, quello del multidimensionale e della linea, che mi ha fatto venire in mente Bion di "Attenzione e interpretazione". Tra le altre cose, questo psicoanalista, in uno dei suoi ultimi scritti, parla di come sia difficile e "in perdita" l'operazione di rendere in parola ciò che sentiamo. Di fatto, però, è l'unico modo che abbiamo per avere una mente e per comunicare con l'esterno (e per lasciare un po' di spazio all'altro nella relazione, in modo che ci possa capire o fraintendere, aggiungendo in ogni caso qualcosa di suo).
    Ultima modifica di lalangue : 20-01-2010 alle ore 01.49.17 Motivo: Bion
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  11. #671
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Quindi non "raccontiamo TUTTO", certo che no, ma tutto quel che raccontiamo può essere significativo.

    Saluti,
    ikaro
    Sono d'accordo. Questo è il motivo principale per cui il termine ''associazione libera'' quasi banalizza la dimensione psichica di quel racconto. Sembra essere, stando alla freddezza dell'espressione, in una situazione di meccanizzazione del pensiero che ricorderebbe quasi una specie di stereotipia schizofrenica (bla bla bla...). Invece, e questa è anche la dimensione freudiana (mi viene in mente per esempio L'uomo dei topi, dove è ben presente una narrazione del paziente e dove Freud spesso interviene 'sostenendo' la stessa narrazione), la ''associazione libera'' è un processo, quasi narrativo, nel quale - come dice ikaro - importanti risultano essere 'fenomeni' apparentemente privi di senso (silenzi, ritardi, ricordi) che vengono a costituirsi generalmente intorno ad un nucleo complessuale. La regola fondamentale risulta essere sotto questo aspetto un diritto alla piena libertà espressiva del paziente: non è cosa da poco avere uno spazio di libertà in cui anche le più piccole follie quotidiane possono venire alla luce e prendere forma e posto all'interno di quel vasto contenitore che è la storia analitica di quel particolare paziente.

    Saluti,
    Luigi

  12. #672
    benedetta14
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Interpretazione del transfert (o della relazione), delle associazioni libere, del non verbale, ecc...: dove risiede l'aspetto terapeutico? Portare alla coscienza quanto è fino a quel momento sconosciuto è sufficiente?
    Grazie
    Ultima modifica di benedetta14 : 20-01-2010 alle ore 14.26.42

  13. #673
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Interpretazione del transfert (o della relazione), delle associazioni libere, del non verbale, ecc...: dove risiede l'aspetto terapeutico? Portare alla coscienza quanto è fino a quel momento sconosciuto è sufficiente?
    Grazie
    Non è una questione solo di testa o di spiegazioni: si tratta di utilizzare un legame col paziente, quello transferale, per far emergere in maniera evidente dei meccanismi che, di solito, sono al di fuori della sua consapevolezza. Ovviamente (ma mi sembra non così tanto) non dico al paziente: "questo è il transfert, e tu in questo momento mi stai buttando addosso intenzioni e sentimenti che rispecchiano quelli dei tuoi genitori interni".
    Gli interventi, in psicoterapia e in psicoanalisi, sono di vario tipo. Quelli che hai citato tu... le libere associazioni sono una richiesta che si fa al paziente per far giungere "i nodi al pettine"; l'interpretazione del non verbale (la verbalizzazione di agiti o di non-detti) serve a dare un contenitore verbale a degli affetti debordanti; l'interpretazione di transfert serve a slegare degli investimenti pulsionali arcaici ripetitivi e mortiferi per restituire energie (psichiche) al paziente; l'interpretazione in generale serve a far emergere e a dare parola all'Inconscio, per renderlo più utilizzabile a livello conscio.

    Dove non ti è chiaro, chiedi pure, perché ora ho un po' di fretta e probabilmente ho usato un linguaggio troppo tecnico. Avrò modo di approfondire, ma senza un'esperienza clinica diretta, queste cose ti suoneranno troppo con la testa e le sentirai poco.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  14. #674
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Interpretazione del transfert (o della relazione), delle associazioni libere, del non verbale, ecc...: dove risiede l'aspetto terapeutico? Portare alla coscienza quanto è fino a quel momento sconosciuto è sufficiente?
    Grazie
    Non credo che sia sufficiente, anzi penso proprio che il portare alla coscienza non sia di per sè necessario. E' una conseguenza - frequente quanto vogliamo - ma non un obbiettivo, almeno per come la vedo io. L'obbiettivo dell'interpretazione, raggiungibile proprio grazie alle associazioni da un lato e all'attenzione fluttuante dell'analista dall'altro, è rendere più viva la struttura e, soprattutto, perturbarla.

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    Ovviamente (ma mi sembra non così tanto) non dico al paziente: "questo è il transfert, e tu in questo momento mi stai buttando addosso intenzioni e sentimenti che rispecchiano quelli dei tuoi genitori interni".
    Che lo si dica o meno, è però un modello che si comunica, immagino che su questo siamo d'accordo.

    Citazione Originalmente inviato da lalangue Visualizza messaggio
    le libere associazioni sono una richiesta che si fa al paziente per far giungere "i nodi al pettine"; l'interpretazione del non verbale (la verbalizzazione di agiti o di non-detti) serve a dare un contenitore verbale a degli affetti debordanti; l'interpretazione di transfert serve a slegare degli investimenti pulsionali arcaici ripetitivi e mortiferi per restituire energie (psichiche) al paziente; l'interpretazione in generale serve a far emergere e a dare parola all'Inconscio, per renderlo più utilizzabile a livello conscio.
    Chiedo perdono ma qui sento necessario entrare nel tecnico. Mi pare che ci sia una concezione dell'interpretazione come disvelamento dell'esistente (far riemergere) nonchè di verbalizzazione (dare contenitore verbale), che mi può stare anche bene, ma che non ritengo sia - come scrivevo sopra - l'obbiettivo. Si tratta principalmente di giungere alla catastrofe strutturale lasciando spazio ad un "vuoto creatore" (per dirla con Bion: catastrofe in ambiente K). Altra dubbio è sul sostrato fortemente imperniato sul discorso pulsionale ed energetico: e se non fosse la pulsione il motore motivazionale?

    Saluti
    gieko

  15. #675
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    “Il vero amore non si sviluppa mai in noi prima che lo scopo del nostro amore diventi per noi l’ideale più elevato ... Un uomo può vedere il suo ideale nella più vile delle creature, l’altro nella più nobile, ma comunque in tutti i casi, possiamo amare sinceramente e intensamente soltanto l’ideale ... L’ideale che uomini e donne adorano è, in genere, quello che hanno dentro. Ciascuno di noi proietta il suo ideale sul mondo esterno, e s’inginocchia di fronte ad esso”. (G. Vivekananda, Conferences sur Bhakti Yoga, Maisonneuver, Paris, 1939).

    « Io desidero il mio desiderio e l’essere amato non è altro che il suo accessorio” (Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Einaudi, 1979).

    Qualche tempo fa Benedetta aveva sollevato il problema della idealizzazione nel transfert, in quel momento non ne avevo colto in pieno l’importanza, poi ci ho riflettuto molto e ho letto qualcosa qui e la, oggi lo ritengo fondamentale, come sempre Benedetta con la sua sensibilità ha toccato un argomento cruciale.
    Per Freud l’idealizzazione è in stretto rapporto col narcisismo e la scorge operante soprattutto nell’innamoramento e nel rapporto fra il bambino e i propri genitori (ma ogni rapporto oggettuale ne è intriso, visto che l’investimento oggettuale è sempre uno spostamento rispetto all’originario investimento narcisistico) e la descrive come un processo psicologico che tende ad attribuire una qualità e un valore irrealistico all’oggetto, sopravvalutandolo fino alla perfezione.
    Scrive riguardo a questo argomento:

    “L’idealizzazione è un processo che ha a che fare con l’oggetto; in virtù di essa l’oggetto, pur non essendo mutato nella sua natura, viene amplificato e psichicamente elevato” (OSF, vol. 7, Introduzione al narcisismo, 1914, p. 464).

    “In questo amore [quello per appoggio, diverso da quello narcisistico] si manifesta una spiccata sopravvalutazione sessuale che deriva certamente dall’originario narcisismo infantile, e che corrisponde pertanto ad una traslazione di quest’ultimo sull’oggetto sessuale. Tale sopravvalutazione sessuale è all’origine del peculiare stato d’innamoramento – in cui sono adombrati i tratti della coazione nevrotica -, stato che risale quindi a un impoverimento libidico subíto dall’Io a vantaggio dell’oggetto d’amore”. (OSF, vol. 7, Introduzione al narcisismo, , 1914, p. 458).

    Ed è anche molto significativo ciò che scrive nell’8° capitolo di Psicologia delle masse e analisi dell’Io (OSF, vol. 9, p. 299-304) sempre in riferimento all’innamoramento, con qualche accenno all’ipnosi.
    Freud guardava con sospetto questa capacità di idealizzare, la avvicinava alle fantasie infantili inconsce, che erano residui infantili di un’età arcaica che il paziente pericolosamente manteneva in vita e che compromettevano un più adulto esame razionale della realtà e un adattamento ad essa sviluppando le più mature capacità di amare e di lavorare.
    Si può dire che tutta l’analisi classica fosse tesa ad una grande “deidealizzazione”, ad una elaborazione razionale delle fantasie infantili del paziente, attraverso gli insight stimolati dall’interpretazione e dalla chiarificazione analitica; fantasie che andavano ad investire di preferenza l'analista e che richiedevano una serrata analisi del transfert.
    Se l’idealizzazione è una deformazione della realtà, al pari delle fantasie incoscie, compito dell’analisi era quello di rintracciare la “realtà” storica del paziente, ciò che era stato per lui incompatibile con l’organizzazione pregressa della sua coscienza, e riproporglielo in modo da riorganizzarsi intorno ad essa e debellare così il sintomo.
    In pratica, il paziente, novello Cenerentolo, trasforma continuamente la sua realtà psichica in focosi destrieri, in fastose carrozze, in feste sfarzose e in principi azzurri; mentre, il compito dell’analisi è quello di riportarlo dai destrieri ai topi, dai bei vestiti agli stracci, dal principe azzurro ad uno che s'infila le dita nel naso e gioca con la play station e dalla carrozza alla zucca.
    Come ci ricorda lo stesso Freud rispondendo ad un suo paziente:

    “[...] ma Lei si convincerà che molto sarà guadagnato se ci riuscirà di trasformare la Sua miseria isterica in infelicità comune. Contro quest’ultima, Lei potrà difendersi meglio con una vita psichica risanata”. (OSF, vol. 1, Studi sull’isteria, 1982-1895, p. 439).

    Oggi le nuove correnti epistemologiche che permeano il nostro fare scienza, a tutti i livelli ci mettono in guardia circa ogni concetto di realtà, verso la credenza di una realtà oggettiva separata dall’osservatore e in qualche modo conoscibile attraverso un metodo scientifico rigoroso che riduce al minimo la presenza inquinante della soggettività dell’osservatore (quello di “verità” era stato messo in crisi dalla scienza positivistica, sostituito dalla “realtà scientifica”).
    E se non esiste più un concetto ben delineato di realtà, difficilmente possiamo sostenere ancora concetti come “idealizzazione”, “fantasia”, “illusione”, o funzioni come l’ “esame di realtà, o concezioni come “adattamento alla realtà”.
    Ora, penso che ci si debba interrogare collettivamente su queste nostre concezioni a monte per arrivare a rispondere alla domanda finale di Benedetta riguardo al “fattore terapeutico”:
    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Interpretazione del transfert (o della relazione), delle associazioni libere, del non verbale, ecc...: dove risiede l'aspetto terapeutico? Portare alla coscienza quanto è fino a quel momento sconosciuto è sufficiente?
    Grazie
    Insomma, occorre lavorare a colpi di insight, di iniezioni di razionalità sotto forma di interpretazioni, per giungere alla “realtà” del paziente sepolta dal massiccio controinvestimento della rimozione, o bisognerà non solo rivedere il concetto stesso di “presa di coscienza”, ma cercare di creare qualcosa insieme al paziente, qualcosa che non c’è, che non appartiene al passato, un passato che sembrava decidesse tutto e decretasse ineluttabilmente il destino di un individuo?
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 20-01-2010 alle ore 23.40.20

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