..caspita Eli..eppure mi hai visto...ci vado,ci vado
Pensavo salissi sto week-end per il carnevale ambrosiano
Lucy non è detto che chi fa meno rumore (Ti è in senso buono ovviamente) venga confinato in un dimenticatoio
io penso che nessuno passi inosservato...ognuno dona un pezzettino di sè e c'è sempre qualcuno che lo raccoglie custodendolo gelosamente.
Prendi pure Lialy ad esempio....anche se spesso non si vede ogni tanto le fischiano le orecchie...lo yeti Suli a volte torna sulle nevi.....Psicosarix doveva trasferirsi se non erro ma stava avviandosi pure sulla pallina....
..Ah...BUONGIORNO!!
Bentornata Ti![]()
già![]()
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e' da un'ora ke provo a mandare materiale e non me lo fa inviare...
e' da un'ora ke prIl contributi di Sigmund Freud
Il saggio su Dostoevskij e il parricidio pubblicato nel 1927 (trad. it. 1978) rappresenta notoriamente il contributo più esplicito dato da S. Freud al tema del gioco d’azzardo. Nello stesso (Op. cit., p. 522 e segg) vengono espressi in modo magistrale e pregnante alcuni concetti chiave che rappresenteranno le idee-guida a successive elaborazioni sul tema e che, richiamando un mio precedente contributo sul tema (Zerbetto, 2001 a, p. 81 e segg.) si possono così riassumere:
1) la coazione al gioco d’azzardo, di cui lo scrittore soffrì in sotto una forma assai grave in particolare nel periodo in cui si trovava in esilio in Germania, viene interpretata come espressione di un grave forma di nevrosi isterica (di cui anche i fenomeni istero-epilettici di cui notoriamente Dostoevskij soffriva, sarebbero stati espressione);
2) tale forma di nevrosi si accompagnava anche a tratti di “carattere pulsionale” con tratti sadici, eccitabilità, fenomeni di intolleranza per le persone amate tipiche di una personalità a forte tendenza delinquenziale (comprovata dall’interesse letterario al limite del morboso per delinquenti omicidi) connotata da egoismo illimitato (coesistente con altrettanta estrema generosità) e forte tendenze distruttive;
3) tali aspetti patologici sarebbero da mettere in relazione ad un grave evento traumatico (“qualcosa di tremendo, indimenticabile e straziante”) che lo scrittore ebbe a subire nella giovinezza, e riguardante in particolare la figura paterna, riportato allusivamente da biografi senza precisazioni sulla natura dell’evento stesso; il padre, di temperamento violento ed autoritario, venne in effetti assassinato allorché Dostevskij aveva diciotto anni;
4) nell’interpretazione freudiana, lo scrittore si identifica proiettivamente con l’omicida sviluppando un tormentoso senso di colpa come “autopunizione per il desiderio di morte nei confronti del padre odiato”. Prova ne sarebbero la sensazione di euforia-eccitazione (totemica) provati nella fase dell’aura che precedevano le crisi epilettiche e lo stato di prostrazione-morte che a queste seguivano, l’espiazione supinamente accettata dal Piccolo Padre (lo zar) che pur immeritatamente lo condannò per motivi politici nonché “La simpatia senza limiti per il criminale” parricida confessata nei Fratelli Karamazov dove, unitamente all’Edipo sofocleo e all’Amleto shakesperiano, si ripropone il tema del parricidio come espressione di un passaggio evolutivo considerato universale, almeno a livello simbolico;
5) il parricidio, coerentemente alla concezione sul complesso edipico, viene collegato alla “rivalità sessuale per il possesso della donna” intendendo la madre verso cui si indirizzano gli investimenti libidici originari;
6) il senso di colpa collegato all’incesto e al parricidio fantasmatizzato comporterebbe il delirio di castrazione da parte del padre con conseguente scatenamento della rabbia rivolta all’esterno (sotto forma di impulsività aggressiva e sadismo) o all’interno (sotto forma di autopunizione e masochismo);
7) nel tentativo di esorcizzare il fantasma punitivo (Super-egoico) e di propiziarsi il favore paterno il soggetto può propendere per una femminilizzazione con conseguente sviluppo di tratti omosessuali o bisessuali che lo mettano al riparo dalla competizione per la conquista della donna-madre. Si svilupperebbero, in tal caso, atteggiamenti passivo-masochistici improntati a scarsa incisività ed affermazione sul mondo esterno;
8) il complesso edipico, laddove non risolto, tenderebbe a riprodursi traslativamente su successive investimenti libidici. Per il biografo S. Zweig (nel suo Unbekannte Dostoevskij riportato dallo stesso Freud nel saggio in oggetto) lo scrittore “non si arresta davanti al limite della morale borghese (il sospetto si riferisce in particolare ad un episodio di possibile abuso sessuale di una fanciulla) e nessuno è in grado di dire con precisione fino a che punto egli abbia trasgredito nella sua vita i confini giuridici, quanta parte dei suoi istinti criminosi dei suoi eroi sia diventata realtà in lui medesimo”;
9) la “febbre del gioco” si manifestò in modo esplicito durante l’esilio in Germania dello scrittore. “Come accade non di rado nei nevrotici, il senso di colpa si era creato un sostituto palpabile in un carico di debiti, e Dostoevskij poteva addurre come pretesto che le vincite al gioco gli avrebbero consentito di tornare in Russia senza venire imprigionato su richiesta dei suoi creditori”. L’aspetto autodistruttivo collegato al gioco compulsivo (che si manifestava nello scrittore nel modo più drammatico) esprimerebbe quindi un pretesto di copertura per sensi di colpa di altra origine e ben più intollerabili per la coscienza morale del soggetto;
10) “Egli non trovava pace finchè non aveva perduto tutto”; a seguito di tali episodi “autopunitivi” lo scrittore si liberava dalla inibizione intellettuale e “la produzione letteraria non procedeva mai così bene come quando aveva perduto tutto e ipotecato anche gli ultimi averi” (motivo questo che induceva nella moglie una relativa tolleranza nei confronti dei comportamenti problematici dello scrittore);
11) vani risultavano i tentativi di controllare l’impulso a giocare le cui conseguenze estreme mettevano a serio repentaglio la relazione affettiva con la moglie e addirittura la sopravvivenza della piccola figlia cui mancavano persino gli alimenti e la legna per il riscaldamento, come risulta dal diario postumo della moglie stessa. Tale comportamento evidenziava sia una forte componente narcisistica con “mancanza di amore, assenza di apprezzamento affettivo degli oggetti (umani)”, che una forte ambivalenza e sadomasochismo: “Poteva coprirsi di ingiurie al suo cospetto, umiliarsi, intimarle di disprezzarlo, recriminare che ella avesse sposato lui, vecchio peccatore e, dopo così essersi sgravato la coscienza, ricominciare da capo il giorno successivo”.
Coerentemente alla impostazione freudiana classica, il nucleo centrale del conflitto va ricondotto, in questo caso e sotto una forma quanto mai paradigmatica, alla tematica edipica.
Ho ritenuto utile riportare alcuni passaggi chiave del saggio perché mi pare esprimano in sintesi lo schema base dell’interpretazione analitica, ben al di là del citato collegamento – fatto generalmente in maniera quanto mai riduttiva – con la tematica dell’onanismo e della colpa collegata al parricidio. Un’interpretazione che può risultare discutibile per alcune posizioni estreme, proprie della metapsicologia freudiana classica (vedi la conclusione dell’opera citata nella quale si afferma (p. 538) perentoriamente come “Non conosciamo un solo caso di nevrosi grave in cui non abbia avuto la sua parte il soddisfacimento autoerotico in età precoce e nella pubertà, e le relazioni tra gli sforzi di reprimerlo e la paura del padre”) ma che mantiene la sua pregnanza di significato, come anche di seguito vedremo, in relazione al complesso edipico, cui si ispira.
Il contributo di E. Bergler
Nel suo importante contributo di orientamento psicoanalitico (sfortunatamente esaurito), Psicologia del giocatore, E. Bergler sviluppa alcune idee proposte da Freud approfondendo in particolare l’importanze del pensiero magico-onnipotente del bambino che, nella nevrosi del giocatore, resta “fissato” anche in età adulta. L’intuizione, già avanzata da Freud nel saggio citato, secondo cui “il Fato, infine, non è altro che una proiezione paterna” viene ripresa nel senso che “ogni bambino crede nell’amore esclusivo dei suoi genitori, che è una perpetuazione proiettata dell’amore per se stesso. La sequenza storica: amore per se stesso senza limite – proiettato sui genitori – successivamente proiettato sul destino, spiega pure perché le interpretazioni che il giocatore dà di questa approvazione e disapprovazione siano tanto infantili”. Riporta al proposito un’affermazione di un suo paziente per il quale “vincere significa che il destino annuisce, approva col capo e sorride amorevolmente. Perdere significa un avvertimento ed un dito minaccioso”. Il “vantaggio” che il giocatore trae da questa forma di transferenza delle aspettative genitoriali sul fato starebbe nel fatto che egli non si percepisce più come “libero agente perché una potenza più alta lo domina”.
Il giocare con il destino, nella pretesa megalomania di controllarlo, si traduce quindi in un “progetto per perdere” fine questo, autopunitivo e riparativo, che rappresenta il vero obiettivo inconscio del giocatore seppure camuffato del suo autoinganno teso alla sete spasmodica per la vincita. La stessa “tensione piacevolmente penosa” del giocatore che attende il verdetto del fato non farebbe altro che richiamare, a livello inconscio, il tempo che intercorre “tra la perpetuazione di un qualche misfatto infantile e l’attesa del relativo castigo” il suo desiderio di essere punito. E’ quindi il masochismo il burattinaio cui i giocatori sono inconsapevolmente soggetti, pur considerandosi degli edonisti. A tale desiderio inconscio debbono quindi attribuirsi gli “errori” tipicamente reiterati dai giocatori. Non può sfuggire, in questa prospettiva, il collegamento con quanto sostenuto da Freud a proposito delle spinte autopunituve collegate alla dinamica edipica e riportate nel saggio su Dostoevskji riportato in precedenza.
Nel riferire di un suo paziente Bergler riporta come lo stesso “non aveva accettato l’indubbio fatto che i suoi errori erano stati determinati dalla sua nevrosi e che l’esperienza – per quanto amara – non può influenzare un masochista perché le difese e i desideri continuano ad operare finchè la base di tali desideri e la difesa non venga eliminata mediante l’analisi. Senza la cura il masochista psichico necessariamente si impiglierà in una serie senza fine di catastrofi nevrotiche”.
Riguardo al tipo di patologia in oggetto, citando E. Bergler (tr. it. 1979, p. 213) “a causa della sua struttura psichica, il giocatore dev’essere superstizioso, per intima necessità – dal momento che - esiste un rapporto fondamentale tra superstizione e desiderio di onnipotenza”. La risposta quindi alla domanda del giocatore di Dostoevskij se “Veramente è impossibile stare al tavolo da giuoco senza essere immediatamente infettati dalla superstizione?” la risposta inequivoca dello stesso Autore è “Si. La superstizione è l’altra faccia del desiderio infantile di onnipotenza” (p. 213).
L’equivalenza simbolica tra gioco e modalità relazionali perverse viene anche ripresa da autori recenti alla luce della teoria delle relazioni oggettuali. “il gambling offre una fuga dall’intimità e rappresenta una via per negare sentimenti di inferiorità, di inadeguatezza e di colpa” (Rosenthal, 1997, p. 612).
C’è ora da chiedersi quale sia la struttura caratteriale che è dato più frequentemente rintracciare in un giocatore compulsivo e come poterla riconoscere. A questa parte verrà riservato un successivo paragrafo che tuttavia intendo far precedere da alcune note sul pensiero magico.
ovo a mandare materiale e non me lo fa inviare...
Volevi metterli negli appunti della stanza di Palermo?![]()
"Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
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domande esame comunità: lavanco:
- aom(dimensioni);
-elementi del gruppo( coesione interazione ecc...)
-accordo psicosociale;
analisi quantitativa e qualitativa....se qualcuno la sa bene mi aiuti....
- coping nei disastri
- ipotesi cuscinetto
- pensiero magico
nunziella perchè ci fai questo?![]()
Donna,sappi che ti adoro!!!!!!
Che bello , ti ricordi di meeeee!!!!! emossione
in pratica io non faccio che lavorare lavorare lavorare...e nel tempo libero faccio la studentessa per dare più esami possibili, niente di interessante da riferire sulla palla, spiace...![]()
qui ci sono anch'io --> http://internos7.wordpress.com/
Perfer et obdura. Dolor hic tibi proderit olim.
e per quest'anno il carnevale è finito...![]()
suli come tutte le studentesse e gli studenti lavoratori siete da ammirare
Ciao palla! Torno ora da Genova, dove sono da stamattina per un laboratorio... Sono stanca morta...
Qui come va?
tutto a posto senza di te![]()
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miiii ancora a palermo siamo
sta palla sta diventando obesa ...si muove poco![]()