Questo mi terrorizza non poco (l'hanno proposto come esercitazione nel forum di caserta e non so se sia una traccia realmente uscita)
Giovane adulta, 19 anni, contenuti dei primi tre colloqui diagnostici.
Caso di R.
Quando R. telefona per prenotare un appuntamento, è indecisa e confusa rispetto allo specialista a cui rivolgersi (psichiatra o psicologo).
Al primo incontro vedo una ragazza alta, molto obesa, infagottata in una tuta con un bel viso deturpato dall'acne. R. ha 19 anni. Mi dice che da tempo le è stato consigliato dal Centro per la cura delle amenorree del Sant'Anna di rivolgersi ad uno psicologo.
Non solo ha rimandato a lungo di farlo, ma, poiché non riesce a perdere peso, ha rinunciato a recarsi a quel centro, dove le sembra di essere giudicata e colpevolizzata per la sua obesità. Si esprime con lucidità e proprietà di linguaggio.
Si è decisa ora perché da quando ha iniziato a lavorare come analista contabile in una amministrazione pubblica, soffre di crisi d'ansia e di sintomi somatici (nausea, vomito, sensazione di svenimento senza perdita di coscienza) che attribuisce alla cattiva accoglienza delle colleghe. Dal colloquio emerge che, brillante negli studi, ha assunto, controvoglia, l'impiego, vinto in un concorso con un ottimo punteggio, in base alla supposizione che i familiari, soprattutto i fratelli, l'avrebbero giudicata male se non l'avesse fatto. Avrebbe preferito proseguire gli studi e, anzi, già inizialmente si sarebbe orientata verso la formazione all'insegnamento. Narra di essere la terzogenita di tre figli, i primi, maschi, sono sposati. Emerge in seguito un rapporto molto conflittuale con il secondogenito che giudica rigido, rozzo, poco sensibile, un po' ottuso, si scontra spesso con lui per divergenze politiche. (Lui leghista, lei di sinistra).
Quando R. aveva 16 anni, la madre, cinquantenne, impiegata in una amministrazione pubblica, è morta in un incidente d'auto. Erano andate a nuotare insieme, solo casualmente R. non si trovava in auto con lei.
Racconta di vedere ancora l'immagine della madre morente che la chiama, "Solo lei e non i fratelli" , la cosa sembra turbarla, dice che ha a che fare con il "né viva né morta", da morta non l'ha più impressionata.
La morte è avvenuta dopo un viaggio a Lourdes in cui "per la prima volta ha la mamma tutta per sé" dice che prima del viaggio aveva sognato che la Madonna le avrebbe portato via la madre. In seguito alla morte della madre è comparsa amenorrea (menarca a dieci anni) e bulimia (la mamma si preoccupava di aiutarla nella cura dell'aspetto). Ora vive sola con il padre con cui descrive un rapporto caldo ed armonioso, in cui condividono anche gli impegni domestici, ha "scoperto" il valore del padre da quando la madre non c'è, prima egli era meno presente nella sua vita.
Discutono solo quando le sembra che prenda le parti dei fratelli. Non vede di buon occhio l'attuale partner del padre "con cui lui non si sposa per non dispiacerle". Lei non ha mai avuto una relazione sentimentale.
Nel secondo colloquio emerge "voracità" e bisogno di piacere in tutti gli ambiti di vita.
Emerge che si fa accompagnare ovunque dal padre, narra il sintomo agorafobico in termini egosintonici.
Nel terzo colloquio mi parla del suo oscillare tra disordine e precisione, euforia e depressione, è ossessionata dalla puntualità, ma perde o dimentica l'orologio, salta i pasti o si abbuffa. Vorrebbe tornare bambina ed essere già in pensione. Dai dieci, undici anni ha goduto di quella che giudica una libertà esagerata, a cui poi ha rinunciato, perché dice di essersi spaventata per i rischi corsi (allude vagamente a quelli che sembrano rischi sessuali, ma anche di uso di sostanze).
ci vogliono anni per farlo mi sa
