
Originalmente inviato da
Pollon86
D'accordo con voi...ma secondo il mio (ripeto umilissimo) modo di pensare il disturbo somatoforme, o meglio la presenza di somatizzazioni non la escluderei a priori relegandola nel limbo della diagnosi differenziale. Ossia da questi pochi elementi non mi prenderei la responsabilità di escluderla a priori e di escludere una possibile comorbilità, che pure secondo me è molto probabile. Assumere a priori l'ipotesi "disturbo dell'umore" e indagare solo questo porterebbe un po' ad una profezia che si autoavvera. Ossia molto probabilmente il disturbo dell'umore c'è, ma confermare che questo c'è nega la presenza di somatizzazioni??? Le escluderesti così nella realtà senza indagarle ulteriormente??? Mi sembrano pochini gli elementi per indagare una sola ipotesi. é questo che cerco di farti capire. Il tuo ragionamento va benissimo, ma perchè e su quale elementi escludi il somatoforme? Io a questo proposito aggiungerei agli strumenti per l'indagine dei disturbi dell'umore anche alcuni che valutino il vissuto corporeo e la tendenza a somatizzare della paziente (che ignoro assolutamente). Il caso clinico è un prototipo della realtà, e nella realtà non puoi liquidare una diagnosi differenziale dicendo semplicemente non è la mia ipotesi principale, ma devi fornire spiegazioni più convincenti. Almeno nel caso dei bambini si fa sempre così, prima di una diagnosi di autismo si esclude il ritardo cognitivo o si vede se è in comorbilità, idem con patate per il disturbo del linguaggio. Nel caso di una sospetta dislessia si valuta di nuovo livello cognitivo, e si vede se le difficoltà del bambino sono attribuibili a possibili cause emotive, o se comunque queste sono presenti a causa del disturbo.Certo, poi nella pratica lo psicologo ha un ipotesi e cerca di indagarla, ma non scarta a priori le ipotesi alternative prima di verificarne l'infondatezza...insomma mi pare strano che nel processo diagnostico sugli adulti che spesso è più complesso non si faccia ciò...