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Discussione: paziente schizofrenico

  1. #61
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
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    Riferimento: paziente schizofrenico

    Ciao, ho letto un pò i vari post, per quanto riguarda le diagnosi gli psichiatri le fanno per seguire dei protocolli di cura anche se questo è un limite perchè non danno importanza alle varianti es: relazioni ,stress ecc.. e tendono a etichettare la persona.Per quanto riguarda invece gli psicologi che danno più importanza alla persona e hai fattori ambientali, spesso si dimenticano che un paziente psicotico è un "paziente malato" che comunque la sua malattia è quasi sempre cronica e che la psicoterapia è fatta di buon senso, tecnica, sensibilità e grande intelligenza. Non manca certo la responsabilità che deve avere tenendo presente che basta una parola detta nel colloquio o una frase male interpretata per far scattare una serie di problemi difficilmente gestibili.
    Ultima modifica di ludovicamaria : 06-09-2011 alle ore 14.05.58

  2. #62
    Partecipante L'avatar di psi-clinico-dip
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    Riferimento: paziente schizofrenico

    Ciao Tino, mi inserisco solo ora nella discussione anche se mi rendo conto che è passato un pò di tempo. Per come la vedo la situazione nasce carica di incertezze ma anche come una grande sfida. Dato che le grandi sfide si vincono con squadre affiatate ti suggerirei di pensare ad allargare la rosa e cominciare ( se già non lo hai fatto ) a lavorare in rete. Ad esempio, prendere o tenere un contatto con lo psichiatra che ne segue la terapia farmacologica ( ovviamente con l'assenso e e la collaborazione del pz.) ; considerare nel percorso eventuali colloqui con familiari ; allargare le vedute sul territorio magari riuscendo a trovare risorse che permettano anche l'intervento psicosociale ricercato dallo stesso. Dovresti in ultima analisi cercare di fungere da case manager di una situazione complessa che richiede potenzialmente l'intervento specialistico di differenti figure e guidare il paziente nella fruizione degli interventi monitorando di volta in volta, fungendo da ponte e sostegno in relazioni altre senza sobbarcarti tutti gli apsetti tu stesso. E' un lavoro difficile tuttavia tutte le volte che mi sono trovato a lavorare così i risultati sono stati più soddisfacenti e di lunga durata. Se hai ulteriori dubbi in merito........... resto a disposizione.

    Maurizio Parolin

  3. #63
    Partecipante Assiduo L'avatar di ludovicamaria
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    Riferimento: paziente schizofrenico

    Lavorare in èquipe è la miglior cosa anche se poi sei tu in prima persona ad agire e a seguire certe strade nonostante la collaborazione e i suggerimenti. Comunque chiedere di lavorare insieme è ciò che bisognerebbe fare soprattutto all'inizio dell'esperienza anche se poi in concreto per vari motivi non è sempre realizzabile (mancanza di tempo degli operatori, disorganizzazione, richiesta di autonomia ecc..).

  4. #64
    Partecipante L'avatar di psi-clinico-dip
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    Riferimento: paziente schizofrenico

    Cara Ludovica come giustamente fai notare un buon lavoro di equipe, dove ogniuno intervenga secondo la propria competenza, è auspicabile che si strutturi agli esordi al fine di creare i presupposti di fiducia e stima fra vari operatori. Tuttavia vista la situazione riportata e soprattutto la tipologia " vera o presunta" di paziente mi viene in mente una considerazione prettamente clinica : si è postato da subito l'intervento chiamandolo " paziente schizofrenico" che come tutti sappiamo prima ancora che una categoria diagnostica è termine che significa mente divisa. E' dunque ripetto a tale termine ( in inglese split ) che penso possa essere utile ragionare. Se il mondo interno del paziente, così come le sue rappresentazioni possono essere ipoteticamente scisse diviene necessario gestirle in diversi luoghi e con diverse figure che permettano al paziente una tenuta generale dell'identità unica, lavoro questo che avviene proprio in seno all'equipe, la quale ha il compito di ricondurre ad un tutt'uno ciò che il paziente spontaneamente tende a splittare e proiettare su persone e luoghi differenti. In altre parole l'io ausiliario ( in questo caso la figura del "case manager" come la ho descritta prima ) può divenire il luogo di integrazione al fine di mantenere un esame di realtà integro e funzionale, andando al contempo a soddisfare le esigenze del cliente/paziente ed evitando al singolo operatore di essere trascinato nelle modalità di pensiero deliranti proprie di un paziente psicotico. A tal fine le uniche risorse possono essere una sana supervisione individuale o meglio una supervisione del caso periodica in equipe.
    Grazie e un saluto

    Maurizio Parolin

  5. #65
    Partecipante Assiduo L'avatar di steff1988
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    Riferimento: paziente schizofrenico

    Io parlo da assoluta profana, perchè ho un'unica esperienza lavorativa alle spalle... L'unica cosa che sento di dire è ovviamente di monitorare volta per volta la situazione, e stare sempre con gli occhi MOLTO spalancati.. Perchè effettivamente a "perdere il ruolo" ci vuole un attimo

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