
Originalmente inviato da
crazy'njoy
Grazie Fiona.
Grazie dei consigli pratici e della ventata di ottimismo, che ci voleva. Lo dico senza "però" e senza "ma".
Ci sono molti punti in cui siamo d'accordo. Primo fra tutti il fatto che un professionista per essere tale deve rappresentare l'eccellenza nel suo settore. Non può non aggiornarsi e integrare le sue conoscenze con altre nuove e più ampie. So e condivido, non solo a parole ma anche nei fatti, che un professionista deve badare oltre che alla propria formazione, al modo in cui renderla fruibile: deve occuparsi di marketing, di pubblic relations, di inglese, deve fare ricerche, letture, farsi dei volantini, scrivere mail, partecipare a convegni, fare terapia, collaborare con i propri colleghi e altri professionisti, costruire un sito, fare mille progetti per vederne concretizzato uno... insomma deve fare tutto quello che abbiamo detto.
Secondo me questo è un punto su cui bisogna riflettere perchè fare tutto ciò significa lavorare 10 ore al giorno per fatturarne 1. Questo è il motivo per cui lo psicologo, come professionista, deve rispettare dei tariffari quanto meno simili a quelli di tutti gli altri professionisti. Molti nostri colleghi, pur meritandolo , non riconoscono a se stessi il loro valore e quindi se è vero che un nostro collega non preparato ci rovina la piazza (ed è verissimo), è altrettanto vero che un collega che chiede la metà (pur meritando il giusto) ci crea un problema in più, in quanto rende invisibile l'impegno che c'è dietro il nostro lavoro.
Il problema non è solo quello di di far capire ai non addetti ai lavori, quanto impegno ci sia dietro il nostro lavoro. La prima cosa, sempre secondo me, da cambiare, è il nostro modo di riconoscere il nostro stesso valore come professionisti. Lo psicologo medio si rende conto della delicatezza del suo lavoro ed è per questo che vuole sempre accrescere la propria esperienza, però poi accetta delle condizioni di lavoro non proporzionali. Insomma, dovremmo essere noi i primi a credere nel nostro valore. (questo meccanismo è spiegato molto bene nell'e-book di Nico).
Quando sento parlare di imprenditoria i nostri colleghi rabbrividisco, perchè gli psicologi non sono imprenditori. Molto spesso non sanno fare i conti: non contano che se io lavoro 10 ore per guadagnare 20 euro, avendone spese 30, non sono stato un buon imprenditore. Preferiscono vedere solo i 20 euro in entrata. Nessun imprenditore investirebbe in un affare simile. Nessun imprenditore manterrebbe in piedi una azienda in passivo per decenni con una probabilità di arricchirsi così bassa.
Diciamo che siamo psicologi, che facciamo un lavoro difficile ma appagante, se ben fatto, e che siamo professionisti.