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  1. #61
    agex
    Ospite non registrato
    Non mi sono reso conto di aver dato questo tipo di impressione. Cerco di stare un pò più attento, visto che io non considero affatto le mie delle leggi universali, altrimenti non starei qui a disquisire, giusto? Se non rispondo a volte è semplicemente, magari, che non so rispondere; allora aiutami a trovare una risposta.
    L'importante è che manteniamo quella calma che ci permetta di riflettere, insieme; ad esempio riconosco che tu mi hai dato moltissimi spunti di riflessione, qualche punto mi appare insostenibile, altri mi sembrano corretti...e allora cerco la critica, ma costruttiva, il che significa che non blocco mai un dialogo.
    Se ti va continuiamo, io qui sono.
    Se non rispondo i prossimi giorni è perché espongo una relazione a un seminario, e sarò via.
    A presto.

  2. #62
    agex
    Ospite non registrato
    Però, se ti va, intanto puoi spiegarmi e aiutarmi a capire cosa è il concetto di psiche per te.....il mio è chiaro, credo di aver dato qualche spiegazione qua e là, o no?
    Grazie

  3. #63
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    [QUOTE]Originariamente postato da agex
    [B]WRUBENS
    A volte questo forum mi sembra una professione: professione forumista!!

    Consideriamo però anche altri fatti. Sempre valutando in primis il paziente e il sintomo, cosa può avvenire?.
    Es. Claustrofobia 'da ascensore' non è tecnico ma rende l' idea.
    Attraverso uno strumento (controllo della respirazione ad es.) il paziente può gestire la sua ansia all' interno della situazione fobica. Dopo una serie di ripetizioni, capisce (credenza o memoria) che può gestire l' evento stressante (ascensore). La tecnica del controllo della respirazione non gli servirà più. La fobia viene denaturata del suo significato.
    SI', MA NESSUNO GLI SPIEGA DELLA FACILITA' CON CUI, AD ESEMPIO, SFIDA UN ASCENSORE.....DUNQUE LUI NON SA CHE LA SOGLIA DELLA CGM E' BASSA, ED E' A RISCHIO PER IL FUTURO....IL SINTOMO, SE E' SEGNALE D'ALLARME, NON VA GESTITO, VA ASCOLTATO...CHE FATE, INSEGNATE A NON SENTIRE NEMMENO I SINTOMI?
    Cerchiamo di intenderci. A me non interessa solo una teoria che spieghi il fenomeno, ne posso travare migliaia, se andiamo poi nel campo delle religioni le spiegazioni diventano anche fantasiose!.
    A me interessa risolvere il problema. E quando da teorie che spiegano un fenomeno si passa a quelle che prevedono un percorso ed una soluzione, si fa una gran scrematura!...rimangono pochi survivor!...
    allora, indicami piuttosto un percorso terapeutico alternativo a quello proposto.

    Fai attenzione, Il sintomo nell' esempio è considerato all' interno di un sistema disfunzionale. Viene ristrutturato da un' esperienza correttiva. (lo affermo disponendo di ampia letteratura.

    Esatto, in alcuni casi si insegna a non ascoltare il sintomo, tecnicamente questa manovra prende il nome di deviazione dell' attenzione.(letteratura).

    Sai cosa può produrre nei disturbi ansiosi l' ascolto reiterato del sintomo?. Un attacco di panico (letteratura).

    Prova a dare un' occhiata al thread ' il problema è il problema' e avrai qualche idea in più.

    Cmque si valuta sempre il problema e la funzione del sintomo. A tal proposito la tua spiegazione dell' epilessia è preziosa ed esemplare!.


    La consapevolezza o memoria come mi pare avevi puntalizzato vengono ristrutturati.
    IL SINTOMO CON LA MEMORIA NON C'ENTA MOLTO, APPARTIENE AD UN REPERTORIO GENETICAMENTE GARANTITO.
    Non parlavo del sintomo ma della consapevolezza che la realtà può essere esperita in modo differente, quindi si forma una 'credenza correttiva' o come hai puntalizzato memoria.
    Poi che significa la tua frase, geneticamente garantito?. Se mio padre soffre di claustrofobia è garantito che anch' io ne soffra?.
    Penso di non aver capito, anche perchè è un' affermazione che si può smentire con ampia letteratura. E tu sei un tipo tosto.


    Che ne pensi? ti può piacere?
    CHE MI PIACCIA O MENO E' POCO RILEVANTE DIREI, L'IMPORTANTE E' CHE POSSIEDA BASI SOLIDE, SCIENTIFICHE ASSERIAMO.
    Prima avevi detto che non ti piaceva per niente, allora ho cercato di spiegarmi meglio.

    WRUBENS
    Prima possibile leggerò la discussione da te indicata.
    BRAVO, SE NO NON CI CAPIAMO.
    Al momento voglio portarti verso una riflessione. Il masochismo.
    Ci sono diverse manifestazioni di masochismo. L' interpretazione che hai citato ne riflette una, la più clinica e secondo me la più banale.
    LA PIU' CLINICA? E CHE VUOL DIRE? LA PIU' BANALE? MA CHE TI SEI PRESO OGGI WRUBENS?
    Un' overdose di forum...:-)..la più clinica considerando la tua spiegazione come riferita a ciò che potrebbe essere scritto sul dsm a proposito del masochismo, La più banale?..poi ti ho spiegato i 'meandri' del masochismo. Banale perchè l' idea del masochismo come disturbo sessuale relazionato al sadismo è appunto banale, vedi spiegazione posteriore.

    Trovo il masochismo presente una serie molto vasta di disturbi
    E' CHIARO, PARLIAMO DI DINAMICHE RELAZIONALI......
    No, non si parla di dinamiche relazionali. Si parla di una 'connotazione masochistica' presente in molti disturbi che impedisce al paziente di ricercare soluzioni più funzionali. 'Sto male ma in fondo va bene così'
    ....
    Porta il paziente a continuare a volersi fare del male, a non seguire indicazioni, a rimugginare dentro 'gironi mentali infernali' che si è costruito e masochisticamente parlando gli vanno bene : PARANOIA EST..
    Perchè paranoia est?..che sarebbe est?.

    E' uno dei più grossi ostacoli per un terapeuta. Compromette la compliance. SI' MA IL TERAPEUTA NE E' A CONOSCENZA, NO?
    Che il teraputa ne sia a conoscenza non significa che possa fare qualcosa. Uno dei disturbi dove vi è meno compliance è la pedofilia. E' considerato un disturbo egosintonico difficilmente curabile con la psicoterapia. Si studia per questo la castrazione chimica.

    Ora, questo 'grigio' può essere indagato?...ma cosa indaghiamo?...il 30% di masochismo presente nel paranoico che soffre anche di un 20% di disturbo d' ansia?. Abbiamo gli strumenti per questa indagine?...e ancora, sappiamo cosa indagare?. La classificazione del dsm individua 'categorie' pure che, la maggior parte delle volte non rispecchiano la realtà del disturbo. Ed allora dobbiamo sforzarci per far rientrare il paziente all' interno di una categoria?. E che diagnosi professionale sarebbe ad esempio, lei ha un 20% di masochismo ed un 80% di paranoia.
    Un direttore di una scuola di specializzazione disse : " se andiamo avanti così ci sarà una pagina del dsm per ogni abitante di questo pianeta".
    BRAVO, PENSIAMO LE STESSE COSE.
    Bene. Però ti avevo portato questo esempio perchè ritenevi che i sintomi si potessero tutti misurare con microelettrodi. A me, da ignorante di psicologia sperimentale, sembra un' operazione impossibile, per le complicazioni che ti ho espresso.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  4. #64
    agex
    Ospite non registrato
    L'ultimo post, purtroppo, poi poche ore e si parte. Provo comunque a rispondere, un pò velocemente.

    Cerchiamo di intenderci. A me non interessa solo una teoria che spieghi il fenomeno, ne posso travare migliaia, se andiamo poi nel campo delle religioni le spiegazioni diventano anche fantasiose!.
    ECCO, MUOVIAMOCI NEL CAMPO DELLA REPLICABILITA' TRAMITE SPERIMENTAZIONE EMPIRICA
    A me interessa risolvere il problema. E quando da teorie che spiegano un fenomeno si passa a quelle che prevedono un percorso ed una soluzione, si fa una gran scrematura!...rimangono pochi survivor!...
    ESATTO, CONDIVIDO
    allora, indicami piuttosto un percorso terapeutico alternativo a quello proposto.
    L'HO GIA' ACCENNATO, RILEGGI CON PIU' CALMA......TUTTO STA NEL CONCETTO DI SFIDA...PERCHé X SFIDA L'ASCENSORE? E' UNA FORMA DI PIACERE FORSE? E LA PARANOIA..?

    Fai attenzione, Il sintomo nell' esempio è considerato all' interno di un sistema disfunzionale. Viene ristrutturato da un' esperienza correttiva. (lo affermo disponendo di ampia letteratura.
    IN LETTERATURA C'E' TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. COMUNQUE TU PALESEMENTE SEI UNO CHE NON PARLA A SPROPOSITO, E CREDO NELLA TUA DOCUMENTAZIONE. MA: CORREGGERE IL SINTOMO SIGNIFICA CORREGGERE LA PARTE MAGGIORMENTE EVOLUTA DELL'ESSERE UMANO, IL SEGNALE D'ALLARME. COSA E' DISFUNZIONALE IN UN SISTEMA? IL SINTOMO E' UN RIFLESSO LIMBICO, APPARTIENE AL TRONCO, SEGNALA...IL PUNOT E': COSA SEGNALA?

    Esatto, in alcuni casi si insegna a non ascoltare il sintomo, tecnicamente questa manovra prende il nome di deviazione dell' attenzione.(letteratura).
    PRATICAMENTE SI FA IL LAVORO OPPOSTO A QUELLO CHE LA NATURA RICHIEDE. IL SINTOMO SPINGE ALLA RIFLESSIONE. AHI AHI. QUI NASCE UN DIVERBIO GROSSO.

    Sai cosa può produrre nei disturbi ansiosi l' ascolto reiterato del sintomo?. Un attacco di panico (letteratura).
    NON DICIAMO STUPIDAGGINI PER FAVORE! NON TU! NON E' L'ASCOLTO REITERATO DEL SINTOMO CHE PRODUCE L'ATTACCO DI PANICO, ESSENDO IL SINTOMO INGRAVESCENTE E' PROPRIO IL NON-ASCOLTO, O UNA DEVIAZIONE DELL'ATTENZIONE INOPPORTUNA, CHE PROCURA UNA GRAVITA' MAGGIORMENTE SEVERA! PER FORTUNA CHE QUEGLI INDIVIDUI HANNO ATTACCHI DI PANICO! E' TIPICO DEI PIONIERI! NON ASCOLTANO I SINTOMI TANTO GLI FUMANO...POI CHE SUCCEDE? RECLUTAMENTO DELL'ANTAGONISTA......TACHI CHE EVOLVE IN BRADI....ARRESTO CARDIACO.....LETTERATURA? NO, GRAZIE, ESPERIMENTO.

    Prova a dare un' occhiata al thread ' il problema è il problema' e avrai qualche idea in più.
    OK, QUANDO HO TEMPO LO FACCIO

    Cmque si valuta sempre il problema e la funzione del sintomo. A tal proposito la tua spiegazione dell' epilessia è preziosa ed esemplare!.
    LA FUNZIONE DEL SINTOMO E' SEMPRE LA STESSA; VARIA DI INTENSITA' E MODALITA' A SECONDA DEL SOGGETTO, DELLE SOGLIE, DELL'ITER PATOLOGICO; DI CUI IL SINTOMO E' IL SEGNALE.

    Poi che significa la tua frase, geneticamente garantito?. Se mio padre soffre di claustrofobia è garantito che anch' io ne soffra?.
    Penso di non aver capito, anche perchè è un' affermazione che si può smentire con ampia letteratura. E tu sei un tipo tosto.
    NO, NON HAI CAPITO. NON PARLO DI TRASMISSIONE GENETICA. INTENDO DIRE CHE IL RIFLESSO LIMBICO E' UNA RISPOSTA APPARTENENTE AD UN REPERTORIO GENETICO DI PROTEZIONE, LIVELLI STRATEGICI DEL CERVELLO CHE TUTTI POSSEDIAMO; MA CAMBIANO LE SOGLIE DI ATTIVAZIONE...E LA FORMATTAZIONE DELLE SOGLIE AVVIENE PER APPRENDIMENTO. SPERO DI ESSERE STATO PIU' CHIARO, MI ERO ESPRESSO MALE.

    Prima avevi detto che non ti piaceva per niente, allora ho cercato di spiegarmi meglio.GRAZIE.

    poi ti ho spiegato i 'meandri' del masochismo. Banale perchè l' idea del masochismo come disturbo sessuale relazionato al sadismo è appunto banale, vedi spiegazione posteriore.
    AVRAI CAPITO CHE NON FACEVO RIFERIMENTO MERAMENTE AL DISTURBO SESSUALE, COMUNQUE CONCORDO

    No, non si parla di dinamiche relazionali. Si parla di una 'connotazione masochistica' presente in molti disturbi che impedisce al paziente di ricercare soluzioni più funzionali. 'Sto male ma in fondo va bene così'
    GIA...E POI L'AMICHETTO SE NE ACCORGE E GLI DICE: DAI! CHE CE LA PUOI FARE! E POI CHE SUCCEDE? DICESI RELAZIONE.....PARZIALE.......

    Porta il paziente a continuare a volersi fare del male, a non seguire indicazioni, a rimugginare dentro 'gironi mentali infernali' che si è costruito e masochisticamente parlando gli vanno bene : PARANOIA EST..
    Perchè paranoia est?..che sarebbe est?.

    SUM, ES, EST.
    I GIRONI MENTALI INFERNALI ATTENGONO FORSE AL DATO DI REALTA? IL FATTO E' CHE GLI VANNO BENE....PURTROPPO......

    Che il teraputa ne sia a conoscenza non significa che possa fare qualcosa. Uno dei disturbi dove vi è meno compliance è la pedofilia. E' considerato un disturbo egosintonico difficilmente curabile con la psicoterapia. Si studia per questo la castrazione chimica. EGOSINTONICO E' UNA BOUTADE: HA IL SINTOMO O NO? PROVA DISAGIO AD ACCAREZZARE I BIMBI O NO? DOPO LO PROVA O NO? CHE SOGNI FA? ECC....

    Bene. Però ti avevo portato questo esempio perchè ritenevi che i sintomi si potessero tutti misurare con microelettrodi. A me, da ignorante di psicologia sperimentale, sembra un' operazione impossibile, per le complicazioni che ti ho espresso.
    IO CONTEMPLO MAESTRI CHE CON ELETTRODI DIMOSTRANO E REPLICANO I RISULTATI DI CUI PARLO......PIACERE PARADOSSALE, ANSIA, ECC.....EEG ALLA MANO.
    A PRESTO

    PS IO DETESTO LE CLASSIFICAZIONI, NON VORREI CHE PASSASSE IL CONTRARIO....

  5. #65
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    il deutoapprendimento batesoniano ha veramente poco da spartire con le "convinizioni e i comportamenti" a cui si riferisce vincent.
    Che poi bisogna "far capire" al paziente claustrofobico come gestire l'ansia in un ascensore con tecniche di respirazione mi sembra al più riparatorio, ma per nulla risolutivo...
    Se un soggetto è claustrofobico IN UN PARTICOLARE MOMENTO DELLA SUA VITA, mi concentrerei più su questo, sulla sua genesi, per poter ricostruire insieme a lui quelle semantiche narrative-emozionali sistemiche che erano alla base del disturbo. Provare per credere.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  6. #66
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Originariamente postato da Santiago
    il deutoapprendimento batesoniano ha veramente poco da spartire con le "convinizioni e i comportamenti" a cui si riferisce vincent.

    Santiago
    Non so a cosa si rifersisce Vincent.. lui ha riportato un mio post dove io 'seguivo' i concetti di deuteroapprendimento e ha notato somiglianze con il 'pensiero' cognitivo.

    Originariamente postato da agex

    Però, se ti va, intanto puoi spiegarmi e aiutarmi a capire cosa è il concetto di psiche per te.....il mio è chiaro, credo di aver dato qualche spiegazione qua e là, o no?
    Grazie
    anche il mio penso sia stato chiaro e anche io credo di aver dato qualche spiegazione qua e là, o no?
    Piuttosto, sono curioso di sapere, cosa intendi tu per corpo.. aspetto il tuo ritorno

  7. #67
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    492
    Originariamente postato da Santiago
    il deutoapprendimento batesoniano ha veramente poco da spartire con le "convinizioni e i comportamenti" a cui si riferisce vincent.
    Che poi bisogna "far capire" al paziente claustrofobico come gestire l'ansia in un ascensore con tecniche di respirazione mi sembra al più riparatorio, ma per nulla risolutivo...
    Se un soggetto è claustrofobico IN UN PARTICOLARE MOMENTO DELLA SUA VITA, mi concentrerei più su questo, sulla sua genesi, per poter ricostruire insieme a lui quelle semantiche narrative-emozionali sistemiche che erano alla base del disturbo. Provare per credere.

    Santiago
    Bene, bene. Allora iniziano a convogliarsi tutti i 'pezzi forti' di questo forum.
    Ciao Santiago o Don Camillo?

    Scusate ragazzi ma da dove eravamo partiti? dai massaggi shiatsu ?. Aspetta che mi faccio una risatina!...

    Per Nespolina.
    Non siamo sempre così, il tuo thread ha scatenato un trapolino di lancio. E a questi ragazzoni piace mettersi alla prova!! .

    Per Santiago:
    Sono sicuro che si possa procedere anche nell' ottica da te descritta. Tuttavia, per esperienza e studi posso affermare che la claustrofobia si può gestire anche in altri modi.
    Come ho indicato il controllo del respiro, o meglio, la deviazione dell' attenzione ha la funzione di far esperire la realtà in modo differente. E' probabile che ciò comporti una ristrutturazione cognitiva del disturbo claustrofobico. Questa manovra terapeutica chiaramente non è l' unica e la sola che si mette in atto. L' esempio è semplicistico e serve per rendere l' idea.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  8. #68
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    492
    Originariamente postato da agex
    L'ultimo post, purtroppo, poi poche ore e si parte. Provo comunque a rispondere, un pò velocemente.

    allora, indicami piuttosto un percorso terapeutico alternativo a quello proposto.
    L'HO GIA' ACCENNATO, RILEGGI CON PIU' CALMA......TUTTO STA NEL CONCETTO DI SFIDA...PERCHé X SFIDA L'ASCENSORE? E' UNA FORMA DI PIACERE FORSE? E LA PARANOIA..?
    L' unica idea che mi è arrivata consiste nell' ascoltare il sintomo. Il resto?...mah... .

    Fai attenzione, Il sintomo nell' esempio è considerato all' interno di un sistema disfunzionale. Viene ristrutturato da un' esperienza correttiva. (lo affermo disponendo di ampia letteratura.
    IN LETTERATURA C'E' TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO. COMUNQUE TU PALESEMENTE SEI UNO CHE NON PARLA A SPROPOSITO, E CREDO NELLA TUA DOCUMENTAZIONE. MA: CORREGGERE IL SINTOMO SIGNIFICA CORREGGERE LA PARTE MAGGIORMENTE EVOLUTA DELL'ESSERE UMANO, IL SEGNALE D'ALLARME. COSA E' DISFUNZIONALE IN UN SISTEMA? IL SINTOMO E' UN RIFLESSO LIMBICO, APPARTIENE AL TRONCO, SEGNALA...IL PUNOT E': COSA SEGNALA?
    Il discorso sul sintomo è interessante. Io preferisco direzionarmi verso soluzioni. Quindi, come risolvere il problema. Se ti interessa ho in mente un testo che oltre a darti accenni neurologici ti spiega il trattamento che ti ho indicato sul sintomo.

    Esatto, in alcuni casi si insegna a non ascoltare il sintomo, tecnicamente questa manovra prende il nome di deviazione dell' attenzione.(letteratura).
    PRATICAMENTE SI FA IL LAVORO OPPOSTO A QUELLO CHE LA NATURA RICHIEDE. IL SINTOMO SPINGE ALLA RIFLESSIONE. AHI AHI. QUI NASCE UN DIVERBIO GROSSO.
    Non so verso cosa spinga la natura. Se fare il lavoro opposto significa risolvere il problema preferisco andare contronatura.
    Poi il lavoro sull' ascolto del sintomo assomiglia troppo a scuole che mettono il paziente in ascolto di sè stesso per anni. Ma non si è mai capito quanto risolvano.

    Sai cosa può produrre nei disturbi ansiosi l' ascolto reiterato del sintomo?. Un attacco di panico (letteratura).
    NON DICIAMO STUPIDAGGINI PER FAVORE! NON TU! NON E' L'ASCOLTO REITERATO DEL SINTOMO CHE PRODUCE L'ATTACCO DI PANICO, ESSENDO IL SINTOMO INGRAVESCENTE E' PROPRIO IL NON-ASCOLTO, O UNA DEVIAZIONE DELL'ATTENZIONE INOPPORTUNA, CHE PROCURA UNA GRAVITA' MAGGIORMENTE SEVERA! PER FORTUNA CHE QUEGLI INDIVIDUI HANNO ATTACCHI DI PANICO! E' TIPICO DEI PIONIERI! NON ASCOLTANO I SINTOMI TANTO GLI FUMANO...POI CHE SUCCEDE? RECLUTAMENTO DELL'ANTAGONISTA......TACHI CHE EVOLVE IN BRADI....ARRESTO CARDIACO.....LETTERATURA? NO, GRAZIE, ESPERIMENTO.
    Ripeto. Ora mi viene in mente un testo che sostiene questa idea in modo palese, ma ce ne sono tanti altri.
    Si valuta il sintomo e si interviene su questo quando impedisce una ristrutturazione cognitiva.
    Poi cosa vuoi intendere che ogni volta che si interviene su un sintomo si corre il rischio di un arresto cardiaco?....ma Dai!...ma Dai!...(Mughini).
    E qui nasce un conflitto da moschettieri. L' esperimento in laboratorio?...in condizioni sperimentali?...può essere contestato, non considera il contesto reale dove si sviluppa il problema (letteratura). Allora in questo senso, se ci si pone nell' ottica di risolvere il problema preferisco essere un' antropologo ' participant observation'.


    Prova a dare un' occhiata al thread ' il problema è il problema' e avrai qualche idea in più.
    OK, QUANDO HO TEMPO LO FACCIO

    Cmque si valuta sempre il problema e la funzione del sintomo. A tal proposito la tua spiegazione dell' epilessia è preziosa ed esemplare!.
    LA FUNZIONE DEL SINTOMO E' SEMPRE LA STESSA; VARIA DI INTENSITA' E MODALITA' A SECONDA DEL SOGGETTO, DELLE SOGLIE, DELL'ITER PATOLOGICO; DI CUI IL SINTOMO E' IL SEGNALE.
    Ok.

    Poi che significa la tua frase, geneticamente garantito?. Se mio padre soffre di claustrofobia è garantito che anch' io ne soffra?.
    Penso di non aver capito, anche perchè è un' affermazione che si può smentire con ampia letteratura. E tu sei un tipo tosto.
    NO, NON HAI CAPITO. NON PARLO DI TRASMISSIONE GENETICA. INTENDO DIRE CHE IL RIFLESSO LIMBICO E' UNA RISPOSTA APPARTENENTE AD UN REPERTORIO GENETICO DI PROTEZIONE, LIVELLI STRATEGICI DEL CERVELLO CHE TUTTI POSSEDIAMO; MA CAMBIANO LE SOGLIE DI ATTIVAZIONE...E LA FORMATTAZIONE DELLE SOGLIE AVVIENE PER APPRENDIMENTO. SPERO DI ESSERE STATO PIU' CHIARO, MI ERO ESPRESSO MALE.
    Grazie della delucidazione. Interessante. Eccoti una stoccata. Ma non ti è mai venuto in mente che proprio il sintomo possa ostacolare l' apprendimento. Quando è così, come nel caso dell' ascensore, si interviene su di esso per favorire appunto l' apprendimento.


    No, non si parla di dinamiche relazionali. Si parla di una 'connotazione masochistica' presente in molti disturbi che impedisce al paziente di ricercare soluzioni più funzionali. 'Sto male ma in fondo va bene così'
    GIA...E POI L'AMICHETTO SE NE ACCORGE E GLI DICE: DAI! CHE CE LA PUOI FARE! E POI CHE SUCCEDE? DICESI RELAZIONE.....PARZIALE.......
    Amichetto? mah....cmque credo di aver capito l' idea. Intendi la relazione del soggetto con il contesto. In questo senso concordo. L' ottica sistemica spiega questa relazione molto bene.

    Porta il paziente a continuare a volersi fare del male, a non seguire indicazioni, a rimugginare dentro 'gironi mentali infernali' che si è costruito e masochisticamente parlando gli vanno bene : PARANOIA EST..
    Perchè paranoia est?..che sarebbe est?.
    SUM, ES, EST.
    Cum res ita sint!.

    I GIRONI MENTALI INFERNALI ATTENGONO FORSE AL DATO DI REALTA? IL FATTO E' CHE GLI VANNO BENE....PURTROPPO......

    Che il teraputa ne sia a conoscenza non significa che possa fare qualcosa. Uno dei disturbi dove vi è meno compliance è la pedofilia. E' considerato un disturbo egosintonico difficilmente curabile con la psicoterapia. Si studia per questo la castrazione chimica. EGOSINTONICO E' UNA BOUTADE: HA IL SINTOMO O NO? PROVA DISAGIO AD ACCAREZZARE I BIMBI O NO? DOPO LO PROVA O NO? CHE SOGNI FA? ECC....
    Boutade che è?. Egosintonico, in sintonia con l' ego del paziente. Il pedofila trae piacere da ciò che fa. Per questo motivo non si mette in gioco in terapia. no Compliance!.

    Bene. Però ti avevo portato questo esempio perchè ritenevi che i sintomi si potessero tutti misurare con microelettrodi. A me, da ignorante di psicologia sperimentale, sembra un' operazione impossibile, per le complicazioni che ti ho espresso.
    IO CONTEMPLO MAESTRI CHE CON ELETTRODI DIMOSTRANO E REPLICANO I RISULTATI DI CUI PARLO......PIACERE PARADOSSALE, ANSIA, ECC.....EEG ALLA MANO.
    Da questo sembra più che in laboratorio si possano replicare alcune reazioni, sintomi?.
    Prova a crearmi una claustrofobia con gli elettrodi o ancor più difficile una paranoia. Intuitivamente mi sembra che in laboratorio si possano ricreare macroaree di un disturbo. Il disturbo però ha connotazioni sottili che variano da soggetto a soggetto.
    Puoi ricreare il disturbo di Mario Rossi in laboratorio?.

    Rubens

    PS IO DETESTO LE CLASSIFICAZIONI, NON VORREI CHE PASSASSE IL CONTRARIO....
    Ultima modifica di wrubens : 25-02-2005 alle ore 10.01.48
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  9. #69
    nespolina
    Ospite non registrato
    per rubens....meno male...giuro mi stavo preoccupando...infatti leggevo buona buona...zitta zitta...

  10. #70
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    In breve:
    Le tecniche di respirazione sono un metodo che insegnano al paziente a controllare l'ansia.
    Le stesse teorie cognitive ultimamente ne rimarcano l'implicita contradditorietà derivata dal fatto che uno dei problemi meramente cognitivi dell'ansioso è appunto il controllo.
    In questo approccio terapeutico è insito insomma un "doppio legame".
    Che guardacaso è una modalità comunicativa patogena, che è quantomeno ambigua laddove se ne avvalga il terapeuta.
    Il lavoro che di contro propongo è una ristrutturazione "semantica", molto più che cognitiva.
    Una ristrutturazione che agisce su più piani, quello emotiva e quello narrativa, in primis.
    All'interno della nostra narrazione di vita si trovano le cause delle problematiche patologiche e non.
    Ma parlare di storia di vite, significa innanzititutto parlare di relazioni e di emozioni che strutturano il pensiero narrativo.
    Non smetterò mai di sottolineare l'intrinesca e e sbalorditiva coerenza del sintomo, alla luce della storia personale, del momento "relazionale" dell'esordio sintomatologico, alla luce delle posizioni (attuali e passate) che occupa il sofferente all'interno dei sistemi cui appartiene.

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 25-02-2005 alle ore 10.35.42
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  11. #71
    X Santiago: e chi dice il contrario? resta il fatto che allo scopo di stare bene tutto ciò non è funzionale...
    X H2O: per comportamento e pensieri intendo comportamento e pensieri.... non so cosa santiago pensi che io intenda...

  12. #72
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    492
    Originariamente postato da Santiago
    In breve:
    Le tecniche di respirazione sono un metodo che insegnano al paziente a controllare l'ansia.
    Le stesse teorie cognitive ultimamente ne rimarcano l'implicita contradditorietà derivata dal fatto che uno dei problemi meramente cognitivi dell'ansioso è appunto il controllo.
    In questo approccio terapeutico è insito insomma un "doppio legame".
    Che guardacaso è una modalità comunicativa patogena, che è quantomeno ambigua laddove se ne avvalga il terapeuta.
    Il lavoro che di contro propongo è una ristrutturazione "semantica", molto più che cognitiva.
    Una ristrutturazione che agisce su più piani, quello emotiva e quello narrativa, in primis.
    All'interno della nostra narrazione di vita si trovano le cause delle problematiche patologiche e non.
    Ma parlare di storia di vite, significa innanzititutto parlare di relazioni e di emozioni che strutturano il pensiero narrativo.
    Non smetterò mai di sottolineare l'intrinesca e e sbalorditiva coerenza del sintomo, alla luce della storia personale, del momento "relazionale" dell'esordio sintomatologico, alla luce delle posizioni (attuali e passate) che occupa il sofferente all'interno dei sistemi cui appartiene.

    Santiago
    Concordo con la teoria del doppio legame.
    Il controllo della respirazione è stato portato come esempio di strumento utilizzabile. A me in particolare non piace più di tanto ma rende l' idea. In particolare, proviamo a proiettare cmque quest' idea in un intervento.
    Ho paura di prendere l' ascensore. Ansia, iperventilazione ecc. .
    Utilizzo uno strumento per poter gestire il problema. Riesco a prendere l' ascensore (e' questo il punto!).
    Concretizzo che non era poi così pauroso.
    Lo riprendo e lo riprendo...(condizionamento).
    Ristrutturazione cognitiva.
    In sintesi.
    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  13. #73
    Volevo dire altre due cose...
    Beh concordo con ll'ultimo intervento di rubens, il problema potrebbe anche essere che uno non sa respirare... quindi se io ogni volta che prendo l'ascensore vado in iperventilazione ricevo dei segnali che mi confermano le mie credenze... quindi occorre insegnare la respirazione. Sarebbe sbagliato l'intervento se la respirazione diventasse un meccanismo di evitamento...

  14. #74
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Non capisco Vincent cosa intendi per evitamento.
    L' iperventilazione come asserisci conferma le mie credenze ed evito così di rapportarmi alla situazione fobica (ascensore).

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  15. #75
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    La differenza sta nela distinzione tra apprendimento e deutoroapprendimento.
    Che poi uno non "sappi respirare" in deteerminati luoghi è una pura follia, a meno che non ammettiamo che processi emotivi (che alterino la respirazione) entrino in gioco in quelle determinate situazioni.
    A questo punto il problema ritorna ricorsivamente: perchè quel soggetto si attiva emotivamente in particoalri situazioni e non in altre? Perchè quell'attivazione è presenti in particoari momenti della sua vita e non in altre?
    Ricordo che i sintomi sono fluttuanti e possono persino non esprimersi per anni...
    Difficile credere che siano i contenuti cognitivi a generare le emozioni, dato che tali contenuti difficlmente emergerebbero laddove il soggetto non sia a qualche livello attivato emotivamente.
    Ricordo inoltre che l'emozione può rimanere vivida anche al di là di contenuti cognitivi. Basti pensare al primo attacco di panico, che emerge a "ciel sereno", per cui evidentemente non sono presenti contenuti ideazionali che lo anticiperebbero...

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

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