non ho letto nessun post , ma rispondo alla domanda iniziale:
- Freud consiglia nel 1910 ("Le prospettive future della terapia psicoanalitica") una "auto analisi" agli analisti, per padroneggiare il controtransfert; anche mentre si parla con il paziente...della serie : xke questo paziente mi dà queste emozioni, quell'altro quest'altre, ecc.
- nel 1912 ("Consigli al medico sul trattamento psicoanalitico") dice che è bene fare una "analisi personale condotta da altri", perchè non possiamo vedere in noi stessi le nostre stesse "macchie cieche" (i conflitti non risolti in cui l'analista che impediscono di capire l'inconscio del paziente, offuscandone l'interpretazione)
- nel 1937 ("Analisi terminabile e interminabile") dice che l'allievo psicoanalista deve sottoporsi a una analisi prima di diventare analista, così da fare esperienza dell'inconscio e dei contenuti rimossi e di avere un esempio su di sè della tecnica che poi si appliocherà ai pazienti.
Inoltre, una volta analisti, ci si deve sottoporre ogni 5 anni a una analisi personale.
Quindi, non si può essere psicologi di sè stessi, perchè nn sempre riusciamo a scorgere in noi stessi le nostre "macchie cieche"....altrimenti, non sarebbero cieche![]()






