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  1. #61
    Partecipante Esperto L'avatar di diegozzo
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    24-10-2005
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    periferia
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    Originariamente postato da lisapsico
    , avrei piacere che più uomini partecipassero a questo scambio.... senza polemizzare tra noi, solo uno cambio di idee!
    bello, finalmente i toni si stanno aggiustando.
    scusate se vi ho rotto le scatole, vorrei solo evitare prese di posizioni drastiche (ho letto di un diritto alla paternità che non esisterebbe arggh!) ( e di impalamenti, ultrargh!), basate su informazioni errate e fraintendimenti vari.
    Io sono un ragazzo, e per mia stessa ammissione lo stupro è uno degli ultimi miei problemi, ma almeno la notizia l'ho letta approfonditamente, e non mi sono fidato dei TG, che dovevano coprire i morti in LIBIA...
    Queste posizioni drastiche, reazionarie e vittimistiche, (solo di alcune fortunatamente) non fanno che alimentare le incomprensioni e conservare lo status quo (che giustamente a voi donne non piace...).
    cmq grazie di avermi fatto capire il vostro punto di vista, anche perchè in un certo senso mi avete "sensibilizzato" su questo tema, a cui avevo pensato molto poco...questo è il mio parere
    ciao

  2. #62
    Partecipante
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    04-04-2005
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    certo diegozzo, sono daccordo e personalmente sono contenta che tu uomo abbia partecipato a una discussione su un argomento così delicato.... e non solo per le donne, ma (e rispondi , ti prego, sinceramente) se si intervenisse più duramente a livello giuridico (non drasticamente, ma in maniera più adeguata alla gravità delle azioni commesse) non credi che tutto ciò che è illegale avrebbe un limite maggiore?se vogliamo andare nello specifico..... non credi che ci sarebbero meno violenze con (per fare un esempio)la castrazione chimica? sarebbe anche un modo per distinguere chi è davvero malato da chi è solo un maiale. ecco perchè è così grave quello che è accaduto, perchè questo precedente ci fa fare un passo indietro purtroppo. convieni?

  3. #63
    Partecipante Esperto L'avatar di rosjbee
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    19-05-2003
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    dubito che chi vilneti unaperona possa essere distinto tra maiale e malato....l'essere "maiale" è una definizione morale, che ha tutto il diritto di esistere, l'essere "malato" è una definizione,in questo caso, psicopatologica degnissima e che attiene al problema in sè, genesi,patologia e possibili approcci (in modo stringato e generalissimo), poi c'è l'essere "reo" di uno stupro, che è definizione giuridica e che attiene alle regole del vivere civile.
    se non operiamo queste distinzioni,rischiamo di fare andare al controllo SOLO l'emotività verso un gesto ripugnante,laddove sono altri i modi di agire.

    La giustizia, a mio modesto avviso, deve fare in modo che nell'immediato diminuiscano le possibilità di un reato e delle sue reiterazioni, nel rispetto della vittima, del colpevole e del vivere civile.

    la psicopatolgia può essere strumento per affrontare in modo adeguato un recupero (della vittima e del reo), ricucire uno strappo profondo,attingendo alla consocenza delle possibili cause e possibili approcci, al fine di non vanificare le azioni anche giuridiche

    la morale è interiore e serve a noi,nell'immediato,nelle reazioni, nel nostro modo di gestire la nostra vita in modo coerente.Ognuno ha la sua, e c'è anche una morale condivisa,sociale,inevitabile.

    Non sono a favore di nessun mezzo drastico, sono per il rispetto delle vittime e dei colpevoli.Preferisco CERCARE soluzioni altre,che afforntino coerentemente una realtà complessa.......

    mi rendo conto dell'inesauribilità dell'argomento......e del rischio che possa essere fraintesa.Spero di no

    Rose

  4. #64
    Partecipante Esperto L'avatar di rosjbee
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    p.s. per "vilneti" intendevo "vioenti"....pardon moi

  5. #65
    Partecipante Esperto L'avatar di rosjbee
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    VIOLENTI ( e che diamine non mi riesce di scrivere oggi!:-))

  6. #66
    Partecipante Affezionato L'avatar di Sara innamorata
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    15-01-2006
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    Vorrei essere ragazzo per dire anch'io la...sua! e credo che anche loro siano molto perplessi!!!E' a noi che la cosa fa più riflettere e inc..., ma quello che si tentava di fare era un attentato alla autodeterminazione personale di più della metà dei componenti della comunità umana!NON FACCIAMO FREGARE!

  7. #67
    Partecipante Esperto L'avatar di diegozzo
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    24-10-2005
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    la castrazione chimica potrebbe essere una soluzione, e va anche nell'interesse del "malato" a volte, cioè, se domattina io mi sveglio pedofilo, devo pur avere una speranza di una vita normale. Però solo se il "malato" sia daccordo, altrimenti entrerebbero in ballo dei problemi etici non indefferenti, perchè se imposta è cmq è una cosa orribile...(qui entra in ballo una questione che solo noi maskietti possiamo veramente capire ...)

    Non fatevi fregare... ma non dai giudici, ne tantomeno da me,... ma dal potere politico che impone figure femminili fantoccio...vedi questioni quote rosa, carlucci, zanicchi, santanchè...non si possono fare leggi a favore delle donne se le donne in parlamento sono pochissime, legate ai poteri forti e hanno fatto le soubrette e non le politiche??? vabbè degenero, ma il problema secondo me sta a monte...

  8. #68
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Lepre*marzolina
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    04-10-2005
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    nei peggiori bar di caracas...
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    una umile e modestissima opinione

    la castrazione chimica?
    io sono fortemente contraria...per vari motivi..soprattutto credo che una pena del genere rappresenti il fallimento dell'istituzione e di un qualsiasi possibile recupero....il pedofilo nel 90 % dei casi è un bambino che ha subito una violenza e che non è stato tutelato...quindi si ad un recupero forzato ma senza farci prendere dall'emotività (che è la stessa che ci fa dire dopo un crimine che ci sconvolge "pena di morte in italia")..la castrazione chimica fà tanto "legge del taglione"...!ovviamente non giustifico i pedofili dico solo che il bambino violentato per cui ci indignamo (giustamente) se lasciato a se stesso oggi potrebbe essere il pedofilo di domani
    ma dal potere politico che impone figure femminili fantoccio
    hai ragione su questo diegozzo...non ci propongono grandi "modelli"...in realtà mi vengono in mente solo la moratti e la santanchè brrr
    dove c'è gusto non c'è perdenza

    ho sempre amato il mio prossimo...finchè era poco....



    Questo è il mio pesciolino numero 641 in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. 640 pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà
    C.P.



    E' cosi' difficile divertirsi di questi tempi, anche sorridere fa male alla faccia

  9. #69
    Partecipante
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    04-04-2005
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    Ho detto castrazione chimica e ho specificato " PER FARE UN ESEMPIO", ci possono essere altre metodologie meno drastiche e sì sono daccordo che, x ciò che riguarda la castrazione fisica, un "malato" debba poter scegliere a meno che non ci siano alternative alla gravità del problema.
    HO COME L'IMPRESSIONE CHE A VOLTE CI SI LEGHI AL PARTICOLARE E SI PERDA UN Pò IL SUCCO DI CIò CHE SI VUOLE DIRE. andiamo oltre....
    diegozzo purtroppo siamo rapresentate in molti ambiti da donne che, SECONDO ME, non rappresentano il mondo femminile, ma solo uno solo dei suoi aspetti, quello fisico (tet.e e c.lo x capirsi), forse perchè nell'ambito pubblico è brutto vedere un cesso intelligente, meglio una tettona pseudointelligente, ma bona! va bè sto scherzando.
    diegozzo se domani ti svegli pedofilo mi crolla il mondo, cavolo l'unico uomo di questa discussione no eh?

  10. #70
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Lepre*marzolina
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    nei peggiori bar di caracas...
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    HO COME L'IMPRESSIONE CHE A VOLTE CI SI LEGHI AL PARTICOLARE E SI PERDA UN Pò IL SUCCO DI CIò CHE SI VUOLE DIRE.
    scusami...mi sono permessa di dire la mia su un argomento citato spesso nei post cogliendo l'occasione dal tuo intervento....non pensavo di essere stata cosi' superficiale e di aver portato cosi fuori binario la discussione....
    per il resto quoto pienamente il tuo primo intervento.
    dove c'è gusto non c'è perdenza

    ho sempre amato il mio prossimo...finchè era poco....



    Questo è il mio pesciolino numero 641 in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. 640 pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà
    C.P.



    E' cosi' difficile divertirsi di questi tempi, anche sorridere fa male alla faccia

  11. #71
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Sbiru
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    http://www.opsonline.it/nephp/?m=show&id=5092

    davvero interessante questo articolo
    assolutamente da leggere....


    la castrazione chimica?
    Proprio non sono d'accordo...non torniamo indietro al "occhio per occhio- dente per dente"...e poi non credo risolverebbe il problema...certo che bidogna aiutare queste persone e sono d'accordo con Lepre*marzolina quando dice che spesso il violentatore lui per primo ha subito un qualche tipo di violenza...va aiutato non giustificato!!!
    SBIRU
    "le parole sono suono...gli esempi sono tuono!"

  12. #72
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da diegozzo
    a quanto ne sappia, la vittima era "consenziente", secondo il mio punto di vista credo ci sia una differenza se la vittima è vergine, o ha avuto "numerosi rapporti sessuali con uomini di tutte le età".
    Lo stupro è stupro, e su questo non ci piove, ma sarei un ipocrita se dicessi che violentare una 14enne vergine non sia ancor più grave...
    l'idea che la "vittima" sia "colpevole"o "consenziente" è un pregiudizio xhe serve x proteggere l'idea di un mondo giusto...in qualche modo si tende a colpevolizzare chi subisce la violenza per questo motivo.....ma è un pregiudizio, e quindi il fatto che siano dei giudici a emanare queste sentenze è sconcertante.
    Ma in che mondo viviamo??

  13. #73
    Luigi D'Elia
    Ospite non registrato

    Sentenza Sul Caso Di Stupro Alla Ragazzina Di 14 Anni

    Sentenza Sul Caso Di Stupro Alla Ragazzina Di 14 Anni
    SENTENZA SUL CASO DI STUPRO ALLA RAGAZZINA DI 14 ANNI

    In una lista professionale alcuni colleghi psicologi hanno deciso di sottoscrivere fino a sabato (per poi diffondere) questo documento, elaborato in questi giorni (a seguito della notizia comparsa sulla stampa a proposito della motivazione della sentenza di quel caso di stupro sulla ragazza di 14 anni), sia per rispondere al pericolo di posizioni culturali retrive, come quelle sottese a quella sentenza, sia per esprimere preoccupazioni, professionalmente fondate, per le conseguenze di una gestione così superficiale di tutta questa vicenda.

    Chi volesse aderire, può fare semplicemente replay al mio indirizzo privato [email protected]
    col proprio nome e cognome e sarà aggiunto alla lista dei colleghi fin qui sottoscrittori L'intenzione è pubblicare questo documento sui media. I sottoscrittori sono, dunque, invitati a far circolare questo documento tra i colleghi e, da sabato in poi, sui media.

    In fondo alle firme troverete la sentenza e le sue motivazioni così come sono state pubblicate.

    Saluti
    Luigi D'Elia




    ------------------------

    I sottoscritti psicologi sulla sentenza della Terza sezione penale della Cassazione

    I sottoscritti psicologi esprimono il loro vivo disappunto in merito alla sentenza della Terza sezione penale della Cassazione circa il caso di stupro di quella ragazza di 14 anni, ed intendono interrogarsi intorno alle problematiche psicologiche che tale sentenza solleva.

    Le nostre valutazioni non intendono entrare nel merito tecnico-giuridico, né vogliono limitarsi ad unirsi al coro dell'indignazione, oramai generale, in merito a tale sentenza: rispettiamo e valutiamo, come cittadini, l'autonomia della magistratura come un valore altissimo e pre-supponiamo la buona fede e la competenza dei giudici formulanti.

    Fatto salvo quanto detto, le motivazioni di questa sentenza ci sembrano però, ispirate da una cultura giuridica superficiale, e intendiamo qui brevemente svolgere alcune riflessioni di nostra competenza su quella che ci appare una pericolosa deriva culturale in atto e di cui questa sentenza ci appare veicolo.

    Subire uno stupro, nel racconto di chi ha avuto questa esperienza, non è qualcosa che coinvolge il corpo in quanto tale, o meglio, in quanto oggetto scotomizzabile, ma corrisponde alla negazione di sé in quanto persona dotata di una dignità, di una soggettività, di un'identità, in quanto individuo titolare di una vita mentale, di autodeterminazione, di volontà.
    La persona stuprata, ancor più se minore, vive tale esperienza come una sopraffazione della propria mente prima ancora che del proprio corpo; l'offesa subita riguarda la psicobiografia futura dell'individuo, costretto faticosamente e penosamente a riorganizzare la propria esistenza intorno ad un'angoscia non cancellabile. Le storie a venire di chi ha subito stupri sono segnate da una vasta varietà di disagi e disturbi profondi e spesso permanenti, che coinvolgono, a cascata, perfino le generazioni future.

    Questa sentenza sembrerebbe ignorare del tutto l’esistenza di una vita mentale nel "cittadino giuridico" (cittadino e minore per giunta, in questo caso) riducendolo all'interno di categorie antropologiche quanto meno discutibili nella nostra cultura e nella nostra epoca, come l'essere o non essere vergini, l'essere o non essere sessualmente iniziati, il vivere o meno in condizioni di degrado sociale. Non si comprende, poi, secondo quali principi si dichiari più matura la personalità di una ragazzina che abbia vissuto in condizioni di degrado ed abuso, e allo stesso tempo non si comprende in quale modo la sentenza abbia risposto al bisogno della ragazza di emanciparsi dalla propria condizione di disagio oggettivo e soggettivo.

    Ci domandiamo e domandiamo allora, intorno a questa sentenza:

    1) quali categorie e quali distinzioni etico-giuridiche determinano che l'esperienza sessuale pregressa di una ragazzina renderebbe meno grave l'offesa in quanto ella appariva più matura ed esperta di quanto facesse pensare la sua età?

    2) secondo quali quantificabili parametri esistenziali una ragazzina, già versante in condizioni di degrado sociale (e, immaginiamo, psicologico), maturerebbe prima? Quali valutazioni contestuali e psicologiche sono state svolte, e con quali strumenti?

    3) come viene determinato psico-giuridicamente il libero consenso della ragazzina?

    4) come puo intendersi tale consenso paritario rispetto a quello di un adulto di 40 anni?

    5) come la sentenza ha favorito, oltre l'adempimento della giustizia e delle procedure tecnico-giuridiche, anche l'esigenza del minore di riscattarsi dalla proprio disagio?

    6) ci si è posti il problema della ragazzina di sentirsi autorevolmente rappresentata e protetta dalle istituzioni "adulte"?

    Sembrerebbe che le motivazioni della sentenza semplifichino oltremodo le possibili risposte a queste domande ed orientino in modo da tale da non tener conto pienamente della soggettività psicologica della persona coinvolta e della ferita esistenziale prodotta dalla violenza, cosa ancor più importante se si pensa all'età evolutiva in cui tale episodio è avvenuto.


    Noi sottoscritti, pur consci di non potere rappresentare la categoria degli psicologi, ci teniamo a porre questi interrogativi alle istituzioni e alla società civile e ad esprimere pubblicamente la nostra estraneità ad ogni eventuale espressione culturale, giuridica e non, superficiale e riduttiva, frutto evidente, a nostro avviso, di un movimento regressivo presente nella nostra società che mina alla radice le ragioni più mature della convivenza civile.
    Ci teniamo altresì a rendere pubblico questo nostro sentire, nonché il nostro impegno sul piano professionale e psicosociale a partecipare all’opera di ricostruzione e di consolidamento nella nostra società del valore della dignità dell’individuo e soprattutto del debole e del minore, di contro a queste tendenze regressive.

    Luigi D'Elia
    Dino Angelini
    Francesca Scoppio
    Chiara Santi
    Silvia Valenti
    Deliana Bertani
    Marco Santachiara
    Maria Cristina Calendi
    Orietta Trenchi
    Tina Romano
    Maria Gloria Campi
    Alice Altini
    Rosalba Gravili
    Gianna Nicaso
    Monica Delbue
    Olga Rago
    Marta Viappiani
    Clara Curtotti
    Mauro Grimoldi
    Fiora Pezzoli
    Vera Luppi
    Luca Pezzullo
    Claudia De Rosa
    Mario Bianchini
    Angelo Aiello
    Livia Botta
    Adelaide Baldo
    Micaela Dedonato
    Sonia Collaro
    Alberta Volpe
    Enrico Piemontese
    Mafalda Traveni
    Gerardo Settanni
    Laura Bislenghi
    Paola Biondi
    Alberto Borromeo
    Laura Maria Gagliardi
    Bianca Pescatori
    Andrea Cocchi
    Andrea Biserni
    Paola Gremigni
    Liliana Speed
    Roberta Brivio
    Michela Bignotti
    Filiberto Superbi
    Stefano Bernardi
    Bruna Marzi
    Silvia Girola
    Stefania Fabiani
    Viviana Pernetti
    Sara Savio
    Paola Barabino
    Anna La Prova
    Piera Bevolo
    Laura Letizia
    Lorena Giampietri
    Cristiano De Lucia
    Angelo De Micheli
    Carlotta Longhi
    Alessandra Inglese
    Barbara Balboni
    Sandra Pierpaoli
    Paola Camisa
    Barbara Mazzardis
    Patricia Calabi
    Patrizia Piraino
    Elisa Caponetti
    Laura Cervini
    Elisa Pajusco
    Luigi Valera
    Viviana Velicogna
    Nadia Liberti








    ------------------------

    Cassazione - Sezione terza penale (up) - sentenza 20
    gennaio-17 febbraio 2006, n. 6329
    Presidente Papadia - estensore Mancini
    Ricorrente T.

    Svolgimento del processo


    Con sentenza del 25 novembre 2003 la Corte d'appello di
    Cagliari decidendo sulla impugnazione proposta da T. M.
    avverso la sentenza in data 30 novembre 2001 del tribunale
    della stessa città - che lo aveva condannato alla pena di
    anni tre e mesi quattro di reclusione per il delitto di
    violenza sessuale ed a quella di mesi due di reclusione per i
    reati di percosse e minacce - dichiarava di non doversi
    procedere per intervenuta remissione della querela in ordine
    al reato di percosse e rideterminava la pena per i reati sub
    b) e c) nella misura di gg 15 di reclusione, confermando nel
    resto con condanna dell'appellante anche alle spese di
    costituzione e rappresentanza della costituita parte civile.
    Con il primo motivo di appello l'imputato aveva negato il
    pregresso rapporto di convivenza con la ragazza, XXX, vittima
    della violenza.
    La Corte di merito replicava che le risultanze testimoniali
    dimostravano il contrario ed altrettanto risultava in
    definitiva dalle stesse dichiarazioni dell'imputato che aveva
    parlato di una volontà calunniosa della parte lesa originata
    dai suoi rimproveri per lo scarso impegno scolastico.
    Con altro motivo erano state evidenziate le inesattezze in cui
    era caduta la ragazza. La Corte osservava che erano
    inesattezze di carattere marginale e che doveva escludersi il
    dolo di calunnia nel suo racconto anche perché non aveva avuto
    difficoltà a riferire dei suoi incontri precedenti con uomini
    giovani e meno giovani.
    Con un'ulteriore motivo aveva sottolineato che la parte lesa
    aveva falsamente negato di avere parlato dei suoi rapporti con
    l'imputato ed altresì che la denuncia era chiaramente
    finalizzata a liberarsi dello stesso.
    La replica era che i testimoni avevano confermato il racconto
    della parte lesa e che per sbarazzarsi del Tendas sarebbe
    stato sufficiente denunciare i maltrattamenti ai quali
    sottoponeva la famiglia.
    La gravità del fatto escludeva infine ad avviso della Corte
    che il fatto stesso potesse configurarsi come fatto di minore
    gravità.
    L'imputato propone personalmente ricorso per cassazione
    denunziando con un unico motivo mancanza ed illogicità
    manifesta della motivazione laddove la sentenza impugnata ha
    negato la minore gravità di cui all'articolo 609 quater comma
    3. Rappresenta infatti che si è trattato di un unico rapporto,
    pacificamente acconsentito dalla ragazza che si era rifiutata
    ad un rapporto completo ma aveva optato senza difficoltà per
    un coito orale e che infine fin dall'età di 13 anni la stessa
    aveva avuto rapporti con giovani ed adulti.


    Motivi della decisione


    L'unico motivo di ricorso merita di essere accolto.
    La diminuente della minore gravità del fatto di cui
    all'articolo 609 quater comma 3 Cp è stata negata dalla Corte
    territoriale con riferimento alle "modalità innaturali del
    rapporto", ritenute tali da compromettere "l'armonioso
    sviluppo della sfera sessuale della vittima".
    L'affermazione si pone in contrasto con quanto poco prima
    rilevato dalla stessa Corte allorché ha proceduto alla
    ricostruzione dell'unico episodio - quello riprodotto nel capo
    di imputazione - di abuso sessuale posto in essere
    dall'imputato ai danni della minore: si era trattato di un
    rapporto pienamente assentito dalla stessa che ne aveva scelto
    le modalità. L'imputato infatti intendeva avere un rapporto
    completo ma la ragazza, consapevole che l'uomo aveva avuto
    problemi di tossicodipendenza, aveva optato per un, a suo
    avviso, meno rischioso rapporto orale.
    Ora è bensì vero che ciò non elimina la riprovevolezza della
    condotta dell'imputato che in realtà si è avvalso dello stato
    di soggezione in cui la giovane vittima si trovava nei suoi
    confronti per essere inserita nello stesso nucleo familiare da
    lui costituito con la di lei madre convivente. Ma tale
    relazione interpersonale fa parte dell'elemento oggettivo
    della fattispecie delittuosa tipica di cui si tratta (punita
    con la reclusione da 5 a 10 anni di reclusione) senza la quale
    quest'ultima non si sarebbe integrata in quanto pacificamente
    all'epoca del fatto la ragazza aveva compiuto 14 anni e come
    si è visto la stessa aveva prestato il proprio consenso al
    rapporto sessuale.
    In questo contesto non sembra possa convenirsi con l'impugnata
    sentenza laddove afferma la gravità dell'episodio deducendola
    dalle modalità innaturali del rapporto in realtà, che in
    realtà furono scelte con avvedutezza della minore in quanto a
    suo dire idonee ad evitare i rischi che un diverso rapporto
    poteva comportare per la sua salute a causa della pregressa
    condizione di tossicodipendente dell'imputato.
    Ancora meno condivisibile è l'altra affermazione della stessa
    sentenza, relativa alle negative conseguenze indotte da questo
    rapporto sullo sviluppo sessuale della minore.
    L'affermazione è infatti del tutto apodittica in quanto
    trascura di considerare quanto nella stessa sentenza poco
    prima si è rilevato, e cioè che la ragazza già a partire
    dall'età di 13 anni aveva avuto numerosi rapporti sessuali con
    uomini di ogni età di guisa che è lecito ritenere che già al
    momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità dal
    punto di vista sessuale fosse molto più sviluppata di quanto
    ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età.
    Alla stregua delle considerazioni che precedono e tenendone il
    debito conto, la Corte territoriale ala quale gli atti devono
    essere restituiti dovrà valutare se il diniego della
    attenuante in parola possa essere deciso con il supporto di
    una motivazione diversa da quella testè censurata.


    PQM


    La Corte Suprema di Cassazione annulla la sentenza impugnata
    limitatamente al diniego della attenuante di cui all'articolo
    609 quater comma 3 Cp e rinvia ad altra sezione della Corte
    d'appello di Cagliari.

  14. #74
    Partecipante Esperto L'avatar di diegozzo
    Data registrazione
    24-10-2005
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    302
    Originariamente postato da rasputin
    l'idea che la "vittima" sia "colpevole"o "consenziente" è un pregiudizio xhe serve x proteggere l'idea di un mondo giusto...in qualche modo si tende a colpevolizzare chi subisce la violenza per questo motivo.....ma è un pregiudizio, e quindi il fatto che siano dei giudici a emanare queste sentenze è sconcertante.
    Ma in che mondo viviamo??

    a parte che "colpevole" e "consenziente" sono 2 cose diverse, molto diverse...

    il fatto che la ragazzina era "consenziente" (N.B.tra virgolette!!!) pare sia emerso dalle indagini e non è un idea che si è fatto qualcuno, e nemmeno un pregiudizio...

    o conosci le persone coinvolte e ti hanno raccontato come sono andati i fatti???

  15. #75
    Johnny
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da diegozzo
    a parte che "colpevole" e "consenziente" sono 2 cose diverse, molto diverse...

    il fatto che la ragazzina era "consenziente" (N.B.tra virgolette!!!) pare sia emerso dalle indagini e non è un idea che si è fatto qualcuno, e nemmeno un pregiudizio...

    o conosci le persone coinvolte e ti hanno raccontato come sono andati i fatti???
    infatti "colpevole e "consenziente" le ho messe tra virgolette e e separate da una bella "o" (a indicare due cose diverse).
    No, io non lo so se la ragazzina era "ogettivamente " consenziente, tu lo sai? conosci qualcuno?
    e comunque sia, le indagini sono fatte da persone, quindi sono anch'esse soggettive (meglio, inter-soggettive) e poi nel caso la ragazzina sia "consenziente", bisogna poi vedere il perchè lo sia stata (esiste anche l'identificazione con l'aggressore, il ribaltamento e altro, non so), comunque ciò non toglie la RESPONSABILITA' e l'INTENZIONALITA' dell'adulto, che, appunto, è "adulto" e non ragazzino.

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