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  1. #61
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Originariamente postato da nico
    Fermo restando che qui si scende nelle "personali visioni" e che quindi tutti possono reclamare il loro "pezzo di verità" e che tutti dobbiamo accettarlo serenamente... fatta questa doverosa ed utile premessa...

    A mio avviso "anche" buon adattamento.

    Benessere = Stare bene con...

    E "stare bene con..." mi fa pensare ad un individuo, ad un ambiente e ad una relazione...
    All'interno di questo contesto, ognuno avrà un proprio vissuto di ciò che esperisce ed uno "stato d'animo" che potrà sentire come più o meno positivo

    Stare bene con il partner, con la famiglia, con/tra i colleghi di lavoro, con/tra i compagni di scuola, con una pistola, con la patente di guida, con un'attività sportiva, con me stesso, con una comunità on line...

    In tutti questi casi posso sentire che "sto bene", oppure posso sentire di "non stare bene"...
    Che sia la persona che viene da noi, o noi che ci proponiamo con progetti e/o servizi... beh... ci vedo psicologia e non psicoterapia


    Piuttosto non capisco allora, secondo voi, che senso ha la psicologia ed in quale rapporto si trova con la psicoterapia


    nicola piccinini
    E' esattamente quello che temevo, la psicologia come scienza del conformismo. Non ho molto tempo per approfondire la mia posizione, spero di ritornare presto su queste pagine.

    Saluti,
    ikaro

  2. #62
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    un rapporto interattivo fecondo. io non li metto in opposizione (ho fatto indirizzo sperimentale e ho sempre difeso la psicologia come indagine delle componenti cognitive dell'uomo rispetto alle elucubrazioni della maggiorparte di psicodinamici psicologici......).
    faccio attenzione semmai tra ricerca interdisciplinare in psicologia e psicoterapia. ma rimangono sempre in stretta comunicazone qualora ciò sia utile oltre che pragmaticamente sensato.

    naturalmente la tua premessa è sacrosanta.

    ciaz

  3. #63
    Postatore Compulsivo
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    Originariamente postato da ikaro78
    E' esattamente quello che temevo, la psicologia come scienza del conformismo. Non ho molto tempo per approfondire la mia posizione
    e forse neppure per leggere con più attenzione... o, perché no, per argomentare i punti in cui mi sono espresso in malo modo

    le etichette mi stanno strette e non reputo di aver parlato di psicologia del conformismo...
    se vuoi argomentare meglio i tuoi punti di vista te ne saremo grati, ma non mi sembra utile né rispettoso uscire con conclusioni del tutto personalistiche

    cosa è per te la psicologia?
    cosa il benessere?
    e la psicoterapia?

    quando troverai tempo per partecipare alla discussione, sarò sinceramente interessato a confrontarmi


  4. #64
    psicosarix
    Ospite non registrato
    il mio prof. di italiano delle medie diceva che le parole hanno un significato e che quando le persone non si capiscono è perchè non condividono il significato delle parole ... così ci spediva a cercarle sul vocabolario e ci faceva fare una rubrica ... l'ho sempre consierato un pensiero saggio ...

    mi sono affidata al vocabolario (de mauro su internet), penso che se partiamo tutti dallo stesso significato possiamo capirci meglio ... qualcuno non era totalmente d'accordo su questo modo di procedere e per certi versi condivido ... ma se non si parte da una base comune si rischia di non comunicare e chi non comunica resta isolato, mi pare invece che lo scopo di un confronto come questo sia far fare dei passi avanti alla psicologia e agli psicologi in Italia ... visto che non siamo messi molto bene.

    ... torno alle medie! ... insieme a voi ...

    psicologia
    psi|co|lo|gì|a, s.f.,
    1 AU TS scient., scienza che studia, descrive, interpreta la fenomenologia dei processi mentali, a livello sia conscio che inconscio, e dei processi che ne derivano
    2 AU estens., capacità di penetrare l’animo umano e di comprendere le reazioni e il comportamento degli altri
    3 AU TS scient., insieme degli aspetti razionali ed emotivi che caratterizzano il modo di agire o di pensare di un individuo o di una collettività

    psicoterapia
    psi|co|te|ra|pì|a, s.f.
    TS psic., terapia dei disturbi mentali o del comportamento condotta essenzialmente mediante tecniche psicologiche e affiancata talvolta da complementi farmaceutici


    benessere
    be|nès|se|re, s.m., AU
    1 stato di buona salute, di appagamento psico–fisico.
    2 condizione di agiatezza, elevato tenore di vita

    adatto
    a|dàt|to, agg., FO
    1a di qcn., qcs., che risponde a uno scopo, a un compito; idoneo, appropriato
    1b di qcn., che ha attitudine o propensione per qcs.
    2 OB spec. di fisico, ben fatto | di qcn., vivace, abile


    nota: (scusate la pedanteria ). au (alto uso); ts (tecnico scientifico); ob (obsoleto); fo (fondamentale); s.f (sostantivo femminile); s.m (sostantivo maschile); qcn. / qcs. (qualcuno, qualcosa)

    spero accogliate il mio invito , mi sembrano delle definizioni che possiamo accettare tutti, no? o comunque un punto da cui partire per dissentire ...
    ciao a tutti

  5. #65
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Grazie mille al contributo chiarificatore di psicosarix! Finalmente abbiamo un punto in comune un asse concettuale dal quale muoverci in questa chiacchierata!

    x neuromancer.
    Il concetto di benessere rientra nel concetto allargato di salute che è stato definito dall'OMS ed è pertanto valido per tutto il mondo. Il concetto è che il benessere non è un surplus per fortunelli ma è una componente essenziale della salute che si esplica su un piano che al contempo esistenziale (raggiungimento delle mete più elevate del nostro potenziale o il perseguimento di scopi non immediati se preferisci una terminologia negativa) e sul piano del benessere psico-fisico (la sensazione di well-being). Ora penso di non dire niente di nuovo quando dico che le persone fanno parti di reti relazionali o di reti sociali se preferite e che molta parte della qualità della nostra vita dipende dal grado di salute di queste reti (se siano presenti, se abbiano una buona 'tenuta', se siano composte da persone affidabili, da esempi positivi ecc...) e dal nostro inserimento in una rete via via più grande e complessa che inizia dalla nostra famiglia e finisce con la fidanzata, gli amici, i colleghi di lavoro e così via. Il miglioramento delle relazioni personali e delle reti sociali può avvenire essenzialmente secondo due modelli; uno propriamente preventivo che partendo dagli studi sui fattori di rischio identifica le popolazioni 'precliniche' cioè a rischio di sviluppare psicopatologia e cerca di proteggerle (vuoi un indirizzo pratico: la prevenzione in ambito ospedaliero della depressione post-partum; una mia amica ha fatto una ricerca e fino a 2 anni fa pochissimi psicologi si occupavano di questa autentica falla nel nostro sistema sanitario). Infine c'è l'autentica promozione della salute, ovvero un insieme di servizi alla persona che la aiutino ad esprimere il suo potenziale e tramite la sua valorizzazione personale e sociale la dirigano verso quegli ambiti di vita che di per sè oltre che espressione di benessere (nel senso di intense e durature emozioni positive e di un senso di fiducia nel prossimo e in sè stessi) sono la migliore garanzia dalla malattia mentale che oggi conosciamo. Il counseling scolastico, l'orientamento universitario, il counseling per giovani coppie, l'educazione sentimentale e affettiva, sono buoni esempi di questo modo di pensare la psicologia che pur tenendo conto della psicopatologia in realtà se ne distacca e usa le conoscenze ragiunte nell'ambito della psicopatologia ecologica, dei movimenti fenomenologico-esistenzialisti (cito Rogers perchè è dai suoi scritti che sono venuto in contatto con queste idee) e in particolare dalla psicologia umanistica (a cominciare dalla gerarchia motivazionale di Maslow) e dall'americana positive psychology. In generale la parola magica è 'ecologica' ovvero agire in modo tale da agevolare quei fattori protettivi che non solo prevengono la malattia mentale ma sono espressione profonda di benessere personale e (visto quanto detto sopra) anche collettivo. Credo che fosse questo quello che voleva dire psicosarix.
    La psicoterapia e l'intervento farmacologico entrano in gioco quando si è già verificato un danno, uscendo quindi sia dall'area degli 'individui a rischio' sia dai pericoli potenziali. Siamo di fronte ad un fatto certo, conclamato, oggettivo.
    Mi stupisco che nonostante le tue radici sperimentali una volta approdato alla scuola di specializzazione tu rimetta in discussione tutto e me ne vieni fuori con il solito discorso (udito tante volte credimi) che alla fine è tutta una questione di epistemologie!! La psicopatologia è oggettiva, ma quello che vorrei dire è che non si vive di sola psicopatologia !
    Spero di aver risposto, anche se indirettamente alle tue domande. Per ulteriori approfondimenti eventualmente ne parliamo in pm che non vorrei appesantire il forum.

    x ikaro: penso che il benessere possa effettivamente considerato come un buon adattamento tenendo presente che se da una parte è l'individuo a doversi adattare, un adattamento completo - l'unico compatibile con l'idea di benessere psicologico e sociale - prevede anche che le istanze motivazionali, personali e ideologiche dell'individuo possano trovare espressione nella società. Mi pare che diversi autori psicoanalitici abbiano parlato di questo adattamento positivo e ricordo Winnicott che sottolineava questo aspetto riferendosi ai costrutti di vero e falso sè che trovo molto interessanti per capire questo problema della psicologia = adattamento che mi pare sia una convinzione che coltivi da tempo...

    A presto,

    Fabri

    Originariamente postato da neuromancer
    forse è proprio questo il punto. cosa si intende per benessere?
    io ho fatto indirizzo sperimentale.
    mi sto specializzando in cognitivo comportamentale e ciò che continuamente ripetono è che non esiste distinzione tra malattia mentale e normalità.

    benessere, salute fisica e mentale, disagio mentale, psicopatologia, sono tutti termini strettamente dipendenti dal contesto sociale, dalla storia, dal linguaggio, dalle epistemologie intraprese. non abbiamo tuttora degli strumenti e delle teorie che confermino cosa sia giusto e cosa non lo sia per il benessere di una persona.

    il benessere di una persona non è definito da nessun professionista del nostro settore. ma solo dalla persona che chiede aiuto psicologico.

    per il resto, non voglio essere un istruttore da palestra psicologica, nè tanto meno mi tiro indietro se mi chiedono un consiglio disinteressato. ma non è il mio lavoro. la realtà non è mai definita in modo assoluto, per questo la costruiamo continuamente e secondo leggi parziali. all'interno di una relazione, di un paradigma scientifico interdisciplinare, possiamo capire cosa significano i termini benessere e star male di una persona.

    infine, quali sono le scienze per il benessere?

    infine
    "L'attenzione per gli aspetti positivi e costruttivi dell'esistenza sociale e della vita delle persone è semplicemente assente dal momento che l'attenzione è focalizzata sugli aspetti patologici salvo aggiungere una curiosa postilla - indubbiamente utile per 'rimorchiare clienti' - che però in fondo siamo tutti un po' patologici (e quindi tutti potenziali vacche da mungere."

    quali sono gli aspetti positivi e costruttivi dell'esistenza sociali?
    e quelli patologici? non credi che i termini patologico e benessere alla fin fine non siano che degli ancoraggi ad una certa cultura medico psichiatrica, di cui te stesso ti ritrovi impigliato?

    ciaz

  6. #66
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Daidaidaidai
    [...] Credo che fosse questo quello che voleva dire psicosarix. [...]

    Fabri tu lo hai detto molto, molto, molto, molto meglio!!! di quanto avrei potuto fare io.
    [... sei molto meglio come non avvocato del diavolo!!! ... scusate ... rimasugli di altri post! ]
    ... quello che so l'ho studiato da sola, facendo delle ricerche per conto mio, ma non è stato facile, il mondo accademico a volte è davvero chiuso ... la psicologia come scienza del benessere sembra un terreno di confine, quasi una terra inesplorata, quando, a mio parere, dovrebbe essere già una solida realtà!!!
    per questo comprendo bene la fatica di uscire da certi schemi! devi quasi fare una ristrutturazione della mente, non è facile. secondo me viene più semplice se ti senti stretta la psicopatologia, se pensi che non è quella la psicologia che vuoi praticare tu.

    ... ok, ripartendo dalle definizioni e dal prezioso contributo di Fabri ... direi che una psicologia come scienza del benessere non solo è possibile, ma diventa addirittura importante! perchè risponde a concreti bisogni ... come riportava la ricerca di cui nico ci dava notizia in apertura.

  7. #67
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    per carità io non voglio contrapporre la psicoterapia alla psicologia e alla psicopatologia ect ect.
    dei due modelli proposti:

    "uno propriamente preventivo che partendo dagli studi sui fattori di rischio identifica le popolazioni 'precliniche' cioè a rischio di sviluppare psicopatologia e cerca di proteggerle "

    sono perfettamente concorde con te. anzi ti dirò di più, soltanto tramite l'indirizzo sperimentale e la versatilità degli approfondimenti ho potuto scoprire l'importanza della prevenzione e della massima importanza delle ricerche e dei risultati in questa prospettiva, specie nei risvolti socio-politici.

    per quanto riguarda il secondo:
    "Infine c'è l'autentica promozione della salute, ovvero un insieme di servizi alla persona che la aiutino ad esprimere il suo potenziale e tramite la sua valorizzazione personale e sociale la dirigano verso quegli ambiti di vita che di per sè oltre che espressione di benessere (nel senso di intense e durature emozioni positive e di un senso di fiducia nel prossimo e in sè stessi) sono la migliore garanzia dalla malattia mentale che oggi conosciamo"

    mi spiace ma sono molto scettico. soprattutto perchè ripeto non posso prendermi la responsabilità di "valorizzare" le potenzialità delle persone. ne ho e soprattuto ne avrò già molta nel cercare per quanto mi è possibile di risolvere disagi mentali intessuti nella rete sociale e intima della persona. ma poi in fondo l'elemento costruttivo è inseparabile da quello descostruttivo nell'analisi del problema.

    certamente il ruolo dello psicologo può essere declinabile nel campo dell'educazione, della scuola, nel campo del lavoro (pensiamo al mobbing), nella gestione produttiva delle risorse umane e via dicendo. ma qui rientrano fattori di scelta specifici. io mi occuperò probabilmente di disturbi, chiamiamoli di perturbazioni, che sono informazioni strane del cosidetto benessere. perchè come sappiamo la richiesta di aiuto allo psicologo-psicoterapeuta avviene quando il disturbo mentale comincia a fallire.

    ripeto, la duttilità professionale dello psicologo che va dalla ricerca pura alla clinica al counselling, non la vedo come una specie di minaccia spuria al concetto di psicologia, anzi può arricchire le possibilità di scoperta e di risoluzioni di problemi e di prevenzione. tuttavia, attenzione a non perdere di vista che tuttora non esiste una teoria verificata su cosa sia lo star bene, su quale siano le migliori prospettive di vita, quali siano le migliori condizioni sociali, quali siano le potenzialità positive.

    infine, non rimetto affatto in discussione quanto appreso voracemente nell'indirizzo sperimentale, anzi. il ricorrere alle epistemologie non è un ritornello
    che viene fuori gratutitamente, è inserito in una discussione sulle premesse da cui partiamo, sui metodi che scegliamo, sulle stregie adottate, sulle bibliografie scelte, sugli obiettivi che speriamo di raggiungere. contestualizzato questo termine ha valore, in una ispirazione poetica da salotto è pura stupidaggine.

    anche io non voglio appesantire il forum. qui mi fermo.

    voglio aggiungere una cosa. secondo me le vere serie minacce per il nostro lavoro non derivano da un basso riconoscimento della psicologia del benessere o dal un obsoleto percorso formativo di stampo psicodinamico. ma :

    1) tecnologia avanzata di brain imaging
    2) mappatura del genoma umano e infauste relazioni con funzioni e disfunzioni mentali, e quindi
    3) psicofarmacologia egemone sulle terapie di natura psicofisiologica.

    che ne pensate?

    ciaz

  8. #68
    Partecipante Assiduo L'avatar di chinoppi
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    Secondo la mia opinione il problema è il pensiero dicotomico. Francamente non vedo questa grossa differenza tra "benessere" e "malattia", se provassimo a vederle su un possibile continuum noteremmo come i due aspetti si intrecciano vicendevolmente. La persona che sente il bisogno di andare dallo psicologo può lamentare un disturbo, un sintomo (a tal proposito l'approccio dovrà essere "curativo") per poi cercare uno stato di benessere che possa anche perdurare nel tempo. Se contrapponiamo le due cose rischiamo che quando si presenta la persona di fronte a noi che vuole eliminare il sintomo ci ostiniamo a ricercare un benessere che non c'è, se invece siamo "troppo terapeutici" rischiamo di non comprendere la volontà del soggetto di "crescere". Sono solamente differenti bisogni che emergono in differenti passaggi durante le sedute, non sono concetti aprioristici di natura deontologica-professionale.

  9. #69
    Ospite non registrato

    Re: Le persone, la società, cercano lo psicologo o lo psicoterapeuta?

    Originariamente postato da nico
    [B]
    "L'elemento centrale della contraddizione e' rappresentato dalla rappresentazione della psicoterapia: considerata quale sbocco professionale ottimale dalla gran parte degli psicologi, ed al contempo poco presente nelle attese attuali (10% circa),... [CUT] .... Al tempo stesso, la ricerca mostra che la domanda rivolta alla psicologia e' potenzialmente molto forte ed avanzata."....
    In un'ottica lavorativa, il paradosso è quindi che lo psicologo continua ad investire sulla psicoterapia, sulla patologia, quando invece il 90% circa della popolazione non ci vede come psicoterapeuti e non si attende cura.

    ....
    nicola piccinini
    La mia domanda è : il 90% della popolazione che non ci vede come psicoterapeuti e non si aspetta cura....come ci vede?Qual'è la rappresentazione della nostra figura professionale nell'immaginario comune?
    "la ricerca mostra che la domanda rivolta alla psicologia è potenzialmente molto avanzata"....ecco, il punto della questione sta in questa magica parolina : potenzialmente.
    Mi viene da pensare(riflessioni che faccio mentre scrivo) che purtroppo non c'è consapevolezza da parte della popolazione delle competenze di uno psicologo e di quello che uno psicologo potrebbe fare, ma purtroppo non c'è nemmeno consapevolezza da parte degli stessi psicologi o aspiranti sulla vastità degli sbocchi lavorativi che ci sarebbero. Potenzialmente.

    Mi riprometto di continuare a seguire questa interessante discussione, per ora sono queste le prime riflessioni, e ringraziare daidai e psicosarix per gli interessanti contributi, perchè spessissimo danno voce anche a me

    ciao a tutti

  10. #70
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Grazie dei complimenti psicosarix sono contento che le nostre strade si siano rintrecciate e che questa volta si sia dalla stessa parte!!!

    Dedico il resto del post a rispondere ad alcune importanti questioni sollevate da neuromancer. Non risponderò invece all'ultima parte del post di neuromancer perchè mi sembra OT. Sarebbe interessante cmq aprire un post specifico su questo argomento.

    Capisco il tuo scetticismo ma non lo condivido. Personalmente io troverei molto più pesante moralmente cercare di guarire una persona dalla psicopatologia tramite un approccio psicoterapeutico piuttosto che incoraggiando la salute e il benessere nelle componenti sane della società (esplicite o semplicemente potenziali). La statistica e l'esperienza stanno contro il percorso terapeutico che com'è noto, ottimismi e patriottismi a parte, funziona generalmente (2/3 dei pazienti) poco o male. Oltre ai dati sull'efficacia della psicoterapia, a loro modo cmq confortanti, abbiamo anche le liste infinite di condizioni specifiche e generali che impediscono un adeguato trattamento del paziente tale che, farmaci o psicoterapia, probabilmente quasi la metà dei pazienti che hanno la sfortuna di ammalarsi di malattia mentale non ne usciranno mai stabilmente e alcuni, circa un terzo, probabilmente diventeranno pazienti cronici. Non so l'impressione che fanno a voi queste cifre ma a me hanno fatto tremare. Anche per questo non mi interessa la formazione in psicoterapia.

    La promozione della salute è un qualcosa di assolutamente indispensabile: non avremo mai abbastanza personale per trattare adeguatamente tutti i pazienti se i numeri non cominceranno a calare... gli abusi della farmacoterapia sottlineano drammaticamente anche il fatto che per la maggior parte dei pazienti è più vicina (fisicamente, psicologicamente ed economicamente) una pillola ad uno psicoterapeuta. Se anche io condividessi il tuo scetticismo (e non è così) mi persuaderei cmq che la lotta alla prevenzinoe della malattia mentale debba avere tutte le armi possibili e mi preoccuperei di 'rendere possibile' questo progetto e non mi soffermerei sulle difficoltà ma sul come trasporre in modo operativo questa mia necessità (che mi pare emerga da più studi). La promozione attiva del benessere dell'individuo e della comunità può non rifarsi ad un modello empiricamente verificato o unitario (non lo so perchè al momento mi sto occupando d'altro... sono sotto tesina!! ) ma credo che, nel momento in cui si basa su ricerche messe a punto da diversi studiosi, necessiti di una chance il cui esito contribuirà a decidere se questa strada vada percorsa o meno e se sì come vada percorsa in termini puramente applicativi (cosa posso fare? Con chi? Dove?). Questa fase è indispensabile anche solo per un processo di traduzione culturale della ricerca anglo-sassone nella nostra società che presenta, com'è noto, caratteristiche differenti.

    La psicoterapia ha 'smanacciato' con i pazienti per decenni sottraendosi alla verifica empirica non vedo perchè uno studio che si presenta con fior fior di bibliografia e con numerose esperienze pratiche e professionali debba essere bocciato in modo un pochino aprioristico (o perlomeno questa è l'impressione che hanno avuto molti che si occupano di psicologia del benessere). Che ci sia molto da fare questo è indubbio ma è vero anche per qualsiasi altro settore: forse i tuoi 4 anni di formazione in psicoterapia non sono 'un bel po' da fare'? Io penso di si
    Personalmente ritengo che la malattia mentale come problema necessiti di un approccio multidisciplinare anche da parte della sola psicologia nelle sue diverse componenti. La ciarlataneria è ovviamente bandita da qualunque di queste componenti.

    Ho parlato di positive psychology e visto la cosa non è stata raccolta da nessuno dei lettori del 3d colgo l'occasinoe per dare un riferimento concreto della mia esperienza: http://en.wikipedia.org/wiki/Positive_psychology
    Qui ci sono diversi link che consentono di approfondire i concetti.

    x il resto concordo con tutti gli altri aspetti che hai sollevato nel post incluso il dibattito epistemologico.
    Spero di essere stato utile!!


    Originariamente postato da neuromancer
    per carità io non voglio contrapporre la psicoterapia alla psicologia e alla psicopatologia ect ect.
    dei due modelli proposti:

    "uno propriamente preventivo che partendo dagli studi sui fattori di rischio identifica le popolazioni 'precliniche' cioè a rischio di sviluppare psicopatologia e cerca di proteggerle "

    sono perfettamente concorde con te. anzi ti dirò di più, soltanto tramite l'indirizzo sperimentale e la versatilità degli approfondimenti ho potuto scoprire l'importanza della prevenzione e della massima importanza delle ricerche e dei risultati in questa prospettiva, specie nei risvolti socio-politici.

    per quanto riguarda il secondo:
    "Infine c'è l'autentica promozione della salute, ovvero un insieme di servizi alla persona che la aiutino ad esprimere il suo potenziale e tramite la sua valorizzazione personale e sociale la dirigano verso quegli ambiti di vita che di per sè oltre che espressione di benessere (nel senso di intense e durature emozioni positive e di un senso di fiducia nel prossimo e in sè stessi) sono la migliore garanzia dalla malattia mentale che oggi conosciamo"

    mi spiace ma sono molto scettico. soprattutto perchè ripeto non posso prendermi la responsabilità di "valorizzare" le potenzialità delle persone. ne ho e soprattuto ne avrò già molta nel cercare per quanto mi è possibile di risolvere disagi mentali intessuti nella rete sociale e intima della persona. ma poi in fondo l'elemento costruttivo è inseparabile da quello descostruttivo nell'analisi del problema.

    certamente il ruolo dello psicologo può essere declinabile nel campo dell'educazione, della scuola, nel campo del lavoro (pensiamo al mobbing), nella gestione produttiva delle risorse umane e via dicendo. ma qui rientrano fattori di scelta specifici. io mi occuperò probabilmente di disturbi, chiamiamoli di perturbazioni, che sono informazioni strane del cosidetto benessere. perchè come sappiamo la richiesta di aiuto allo psicologo-psicoterapeuta avviene quando il disturbo mentale comincia a fallire.

    ripeto, la duttilità professionale dello psicologo che va dalla ricerca pura alla clinica al counselling, non la vedo come una specie di minaccia spuria al concetto di psicologia, anzi può arricchire le possibilità di scoperta e di risoluzioni di problemi e di prevenzione. tuttavia, attenzione a non perdere di vista che tuttora non esiste una teoria verificata su cosa sia lo star bene, su quale siano le migliori prospettive di vita, quali siano le migliori condizioni sociali, quali siano le potenzialità positive.

    infine, non rimetto affatto in discussione quanto appreso voracemente nell'indirizzo sperimentale, anzi. il ricorrere alle epistemologie non è un ritornello
    che viene fuori gratutitamente, è inserito in una discussione sulle premesse da cui partiamo, sui metodi che scegliamo, sulle stregie adottate, sulle bibliografie scelte, sugli obiettivi che speriamo di raggiungere. contestualizzato questo termine ha valore, in una ispirazione poetica da salotto è pura stupidaggine.

    anche io non voglio appesantire il forum. qui mi fermo.

    voglio aggiungere una cosa. secondo me le vere serie minacce per il nostro lavoro non derivano da un basso riconoscimento della psicologia del benessere o dal un obsoleto percorso formativo di stampo psicodinamico. ma :

    1) tecnologia avanzata di brain imaging
    2) mappatura del genoma umano e infauste relazioni con funzioni e disfunzioni mentali, e quindi
    3) psicofarmacologia egemone sulle terapie di natura psicofisiologica.

    che ne pensate?

    ciaz

  11. #71
    Postatore Compulsivo
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    stavo curiosando nel sito web dell'Ordine Toscana ed ho visto che hanno messo anche in digitale la ricerca da cui ho tratto spunto per questo thread

    http://www.psicologia.toscana.it/docs/ricercacarli.pdf

    un saluto
    nicola piccinini

  12. #72
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Grandissimo nico per il tuo link! Hai fatto un servizio a tutti noi lettori del 3d !!
    Corro a leggerlo !

  13. #73
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da neuromancer
    voglio aggiungere una cosa. secondo me le vere serie minacce per il nostro lavoro non derivano da un basso riconoscimento della psicologia del benessere o dal un obsoleto percorso formativo di stampo psicodinamico. ma :
    1) tecnologia avanzata di brain imaging
    2) mappatura del genoma umano e infauste relazioni con funzioni e disfunzioni mentali, e quindi
    3) psicofarmacologia egemone sulle terapie di natura psicofisiologica.
    che ne pensate? ciaz

    ... a mio parere il pericolo viene da una mancanza di considerazione della psicologia come scienza e dalla mancanza di cultura psicologica e di ruoli da psicologo ben consolidati.
    queste nuove tecniche potrebbero offrire scenari di integrazione fra più scienze, per poter meglio comprendere l'essere umano per quello complesso sistema psico-bio-sociale che è. ma naturalmente se lo psicologo non viene considerato come uno scienziato e/o un profesionista (dipende dal contesto) e preso sul serio è logico che non abbia, poi, nessuna possibilità di inserirsi in determinati ambiti per portare anche il suo contributo a campi innovativi del sapere e quindi prendere parte anche al modo in cui queste scoperte vengono, poi, utilizzate.

    ... scusate se ci torno su, ma l'esempio della scuola di specilizzazione in psicologia clinica trasferita di forza a medicina è emblematico secondo me! semplicemente non ci hanno considerato, non abbiamo avuto nessuna possibilità di lavorare al tavolo delle riforma di fare la nostra parte.

    ... è lo stesso problema della psicologia del benessere ... la fanno tutti, dall'erborista al counselor filosofo (max rispetto per tutti!!!) e gli psicologi no e non hanno nè la capacità nè il potere per fermare queste cose.

    ... oltre alla scienza esiste anche la realtà politica e sociale in cui uno psicologo i trova ad operare come professionista che lavora ... nessuno ci considera ... il pericolo, a mio parere sta più in questa assoluta mancanza di visibilità e unione che abbiamo che nelle scoperte scientifiche ... che da sole non vanno in nessuna direzione ... sono gli uomini che poi le usano a loro piacimento e per i loro scopi.

  14. #74
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    " mio parere il pericolo viene da una mancanza di considerazione della psicologia come scienza e dalla mancanza di cultura psicologica e di ruoli da psicologo ben consolidati"

    al contrario, la psicologia è molto rispettata anche nelle sembianze scientifiche, riguardo al contesto della ricerca.

    il ruolo è quello che siamo in grado di definire, assumendoci le proprie responsabilità in quanto professionisti che hanno seguiito un percorso di formazione specifico e versatile.
    nessuna branca delle scienze ormai è slegata dal resto del panorama scietifico. se non nelle applicazioni, ma questo è un altro discorso.
    quindi la psicologia ruota in un territorio interdisciplinare integrato che consolida ulteriormente il ruolo e le competenze dello psicologo. per quanto possa essere difficile attualmente il costesto socio economico (lo è per molte professioni, non solo per la vittimistica psicologia....)

    poi se vogliamo fare il discorso che siamo poco uniti, che bisognerebbe puntare sulla psicologia del benessere, rimango sembre più scettico.

    ciaz

  15. #75
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    In realtà è proprio il contesto di ricerca che è un problema: nel senso ok lì siamo rispettati come tutti gli altri scienziati e io lo so. Ma sul piano professionale e al di fuori dei dipartimenti universitari la figura dello psicologo gode cmq di rispetto da parte delle persone anche se non sempre sono informate di cosa può fare lo psicologo ma posso assicurarti che sono ancora parecchi i settori professionali che sono diffidenti verso lo psicologo, in primis il campo medico-sanitario. In altri casi semplicemente il settore lavorativo è troppo povero o disorganizzato per poter trarrebeneficio o sentire l'esigenza di uno psicologo (vedi la piccola impresa...)

    In secondo luogo mi pare sia semplice parlare da parte di chi come te ha scelto (magari perchè può economicamente) di fare la specializzazione in psicoterapia; chi non ha fatto questa scelta non merita il tuo scetticismo disinformato. Posso confermare lo spaesamento di molti colleghi di fronte a contesti accademici e professionali poco strutturati e in fondo, poco istruttivi. Ovviamente, come ho sostenuto in questo forum e psicosarix lo sa, quelli con i migliori agganci o le migliori disposizioni economiche se la cavano sempre, ma mi pare miope impedire ai colelghi meno fortunati di organizzarsi e di tentare altre strade di tutto rispetto come il settore del benessere, tenendo presente i requisiti inerogabili di preparazione e professionalità.
    Ovviamente non è l'unico settore 'altro' rispetto alla psicoterapia, ma dal momento che tu ti occupi d'altro il tuo indolente scetticismo mi sembra poco costruttivo e sinceramente forse anche poco gradito. Non posso fare a meno di pensare che questo scetticismo viene da una persona che potrebbe vedere nell'attività di questi 'psicologiucci da mezzi soldi' possibili concorrenti; perchè molti psicoterapeuti si occupano oggi di quei pazienti o potenziali tali - con sintomatologie molto leggere o addirittura praticamente asintomatici - che invece sarebbero inseriti in un circuito del benessere... dunque potenziali clienti in meno...

    A presto,

    Fabri

    P.S. Come hai visto psicosarix gli psicoterapeuti sono molto aperti verso nuove idee ehehe


    Originariamente postato da neuromancer
    " mio parere il pericolo viene da una mancanza di considerazione della psicologia come scienza e dalla mancanza di cultura psicologica e di ruoli da psicologo ben consolidati"

    al contrario, la psicologia è molto rispettata anche nelle sembianze scientifiche, riguardo al contesto della ricerca.

    il ruolo è quello che siamo in grado di definire, assumendoci le proprie responsabilità in quanto professionisti che hanno seguiito un percorso di formazione specifico e versatile.
    nessuna branca delle scienze ormai è slegata dal resto del panorama scietifico. se non nelle applicazioni, ma questo è un altro discorso.
    quindi la psicologia ruota in un territorio interdisciplinare integrato che consolida ulteriormente il ruolo e le competenze dello psicologo. per quanto possa essere difficile attualmente il costesto socio economico (lo è per molte professioni, non solo per la vittimistica psicologia....)

    poi se vogliamo fare il discorso che siamo poco uniti, che bisognerebbe puntare sulla psicologia del benessere, rimango sembre più scettico.

    ciaz

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