io credo che per quanto l'intento - del libro, del documentario - sia apprezzabile, per quanto il lavoro di testimonianze sia stato ammirevole (soprattutto per quel che riguarda la raccolta di lettere riportata nel libro), non si possono non tenere in considerazione un paio di cose - ché la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
ti riporto alcuni appunti che scrissi terminata la lettura di "centro d'igiene mentale":
in questo libro il matto non è diverso in senso peggiorativo, ma è diverso, non umano ma quasi sovraumano, innalzato su un piedistallo che è comunque uno spazio *altro* che, pur non avendo mura né cinghie di contenzione, impedisce la possibilità di una vera comunicazione, di una comunicazione alla pari.
l'esaltazione della follia è l'altra faccia della medaglia dello stigma; perché il matto possa essere persona non deve essere speciale, deve essere persona, punto: speciale o ordinaria, buona o cattiva, innocente o maliziosa, persona.
poi insomma, per saperne qualcosa di più sui "metodi di tortura o di umiliazione" ci sono decine di libri migliori sul tema (libri che, tra l'altro, temo che cristicchi non abbia letto, limitando la sua ricerca bibliografica a meno dell'essenziale).