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Discussione: Psicologo e basta!!!

  1. #61
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
    Data registrazione
    07-03-2006
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    1,618
    Santiago, Geiko, ci raccontate del lavoro che fate nello studio? Forse diventa più facile capirsi con degli esempi pratici!

  2. #62
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
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    16-12-2005
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    cittadina del mondo
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    317
    Mi accorgo di avere sollevato un vespaio facendo riferimento all'amico con la sua spalla a disposizione sulla quale piangere e al prete. Ben vengano i contributi in direzione di distinguere le due tipologie di interventi, tuttavia preciso che non ho mai detto che l'intervento dello psicologo è uguale a quello del prete o dell'amico, piuttosto il mio pensiero è:

    premesso che interventi in qualche modo finalizzati al cambiamento, e quindi terapeutici, sono all'ordine del giorno e vengono operarti a vari livelli, professionali e non,

    premesso che anche il sostegno professionale è una forma di terapia che la legge consente a noi psicolgi,

    premesso che, come pare, è impossibile definire nettamente ciò che è psicoterapia da ciò che non lo è,

    mi sembra logico, sensato, legitimo ed anche etico includere nella professione di psicologo quelle forme di terapia consentite dalla sua formazione e che al momento si possono delineare come il sostegno professionale e tecniche varie come la RET.
    E mi sembra etico perchè, non avendo acquisito formazione in alcuna specifica tecnica psicoterapeutica data da una scuola di specialità, la paura di applicarla mi sembra una mera fantasia, quindi a garantire l'etica ci sono sia l'ignoranza delle tecniche di delle forme considerate 'nobili' di psicoterapia sia la coscienza personale (il caso di colui che truffa deliberatamente il paziente è diverso).
    Inoltre, mi sembra che a volte nella relazione con il paziente siano utili ANCHE quelle strategie del 'luogo comune' prodotte da amici, preti ecc., e che risultano in qualche modo terapeutiche già applicate da costoro, e ancora di più, penso, se applicate in un contesto professionale quale il nostro.
    E, considerato che la difficoltà di definire l'ambito applicativo clinico sia dovuta soprattutto al fatto di considerare dentro o fuori la psicoterapia, mi sembra che che tutto questo possa costituire un ulteriore modo di vedere la questione, una modalità risolutiva, anche se ancora perfezionabile.
    Inoltre, mi sembra anche che tutto questo non possa che costituire un più che dignitoso arricchimento della professione.


    PS: questa è l'idea che che la discussione mi ha aiutata a definire
    Ultima modifica di australia : 31-03-2007 alle ore 16.50.58

  3. #63
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    1,618
    Già Australia: alla fina nel lavoro cerchiamo solo di fare il nostro meglio per il cliente e in buona fede!

  4. #64
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
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    cittadina del mondo
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    317
    sì paroletta, nel nostro lavoro cerchiamo di fare del nostro meglio x il cliente/paziente, ma non dimentichiamo di pensare a nche a noi stessi non svalutando la nostra professione/professionalità e, cosa ancor più importante x le conseguenze, pur non operando rinunce dovute alla paura, non dimentichiamo di operare nei termini che la legge ci consente dato che, in caso contrario ed in presenza di qualche problema, o presunto tale da parte di un paziente, diciamo poco ragionevole, potremmo trovarci ad affrontare una denuncia penale x abuso della professione di psicoterapeuta. Si tratta di due aspetti molto diversi, uno riguarda l'etica professionale e l'altro la difesa professionale ma anche personale, e tuttavia entrambi estremamente importanti.

  5. #65
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    07-03-2006
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    1,618
    Niente da dire: continuo ad essere d'accordo! Essere professionalmente corretti sia verso il cliente/paziente sia verso noi stessi è fondamentale sempre e soprattutto nella nostra professione.

  6. #66
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    Concordo pienamente con il pensiero di paroletta e australia.. !!!!! Bisogna cercare di dare il massimo per il paziente che ci viene a chiedere aiuto e questo lo possiamo fare solo valorizzando le nostre competenze e affinandole.. svalutarci non serve nè a lui nè a noi!! Vorrei dedicarvi una faccina ma non le trovo !!!

  7. #67
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Milano
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    2,312
    Credo che proprio la correttezza nei confronti del paziente e della categoria degli psicologi dovrebbe imporre di considerare attentamente quali siano i limiti teorici, clinici e tecnici che possiamo utilizzare per offrire un servizio eticamente corretto.
    Nulla da dire rispetto alle funzioni di diagnsi, prevenzione, riabilitazione consentite per legge allo psicologo. Il punto dolente, continuo a ripeterlo è il concetto di sostegno, perchè non ci sono posizioni teoriche convincenti a sua conferma e, di conseguenza, non appare come una tipologia di intervento sostenibile. L'ho già affermato, lo ripeto: a mio modesto parere il "sostegno" NON esiste. Magari qualcuno si scandalizzerà, ma penso proprio che sia così.
    Infatti mi sembra che si continui ad oscillare da un'idea, poco condivisa a quanto pare, di sostegno come "applicazione di sano buon senso, che è anche terapeutico" (come dice, in parte, australia) ad una, molto più condivisa, di sostegno come "aiuto nella comprensione di dinamiche al fine di modificare comportamenti" (come dice vimae).
    Mi sembra che siamo tutti d'accordo che nel primo caso non si sta facendo un intervento specifico, perchè il buon senso non serve a niente ai nostri pazienti, che ne sono paradossalmente ben dotati rispetto alle difficili situazioni in cui si trovano. Mi sembra che nel secondo caso -dal momento che non è sostenibile che la differenza tra sostegno e terapia risieda in variabili come la "gravità" della patologia, la "quantità" degli interventi o della tecnica utilizzata, la durata del "sostegno"- si parli sempre di un intento di "compensione e cambiamento" che costituisce l'idea di base più o meno tutte le teorie cliniche.
    La mia preoccupazione non è per niente quella di svalutare la figura dello psicologo, ma semplicemente di capire perchè fare un intervento, definito "sostegno", che o non ha ragione di essere fatto perchè inutile, o diviene una forma di psicoterapia senza che però lo psicologo abbia soprattutto le basi teoriche e cliniche per imbarcarsi in questo lavoro.
    Una scuola di psicoterapia, di qualsiasi orientamento essa sia, costituisce un importante momento per chiarirsi degli impliciti riguardo alle proprie teorie su che cos'è una persona e su che cos'è il disagio e come curarlo. Ritengo che solo con questo percorso cominciato si possa legittimamente e ragionevolmente iniziare ad entrare in una relazione terapeutica, ovvero in ciò che il paziente ci chiede.

    Rispondo anche a paroletta su cosa faccio io in studio. Di solito faccio due colloqui di inquadramento alla fine dei quali propongo il contratto terapeutico, poi inizio le sedute di analisi.

    Un saluto
    gieko

  8. #68
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    cos'è secondo te gieko la riabilitazione che può fare uno psicologo?

    Secondo me la faccenda può essere vista da un punto di vista più formale: la legge dice che gli psicologi possono fare sostegno psicologico e gli psicoterapeuti possono fare terapia ma tutti riconoscono che il sostegno possa avere una valenza terapeutica in quanto fa stare meglio e le idee si confondono. Secondo me sarebbe quasi più opportuno distinguere tra una "terapia psicologica" e una "terapia psicoterapeutica" delineando in modo chiaro e preciso la differenza tra le due. Solo in questo modo si potrebbe distinguere le due professioni tutelando in modo maggiore la professione dello psicologo.

  9. #69
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Milano
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    2,312
    La riabilitazione è relativa a problematiche neurologiche o cognitive, quindi è un campo differente dalla relazione di sostegno/terapeutica.

    Se si sta alla legge stabilisce che si può fare sostegno psicologico ma 1. non chiarisce che cosa sia; 2. dice espressamente che non si può fare terapia. Inoltre il codice deontologico invita ripetutamente al rispetto del paziente nella considerazione dei propri limiti e della preparazione che si ha. Il problema è che il sostegno psicologico diventa una forma di terapia e quindi contravviene alla legge.
    Mi sembra poi insostenibile logicamente parlare di "terapia psicologica" e di "terapia psicoterapeutica" perchè non vedo alcuna differenza e si va a confermare il fatto che il "sostegno" è terapia. Quindi siamo punto e a capo.

    Alla fine penso che il problema sia questo: perchè per "tutelare" la professione di psicologo bisogna per forza includere il "sostegno" anche se è un intervento ambiguo? Uno è uno psicologo meno riconosciuto come tale se non lo fa? Non credo... E poi tutelare la professione da chi? Molti psicoterapeuti sono psicologi, solo che sono specializzati in un campo particolarmente complesso che richiede una nutrita formazione in più che permetta di "gestire" la relazione col paziente dopo la fase di inquadramento -ed è questo che è difficile ma terapeutico e che bisogna saper fare consapevoli di quanto sia complesso.

    Un saluto
    gieko

  10. #70
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    tu dici: "il problema è che il sostegno psicologico diventa una forma di terapia e quindi contravviene alla legge" ma anche guardare uno splendido paesaggio in totale tranquillità può essere "terapeutico" ma non per questo solo uno psicoterapeuta può prescrivere questa magica medicina . Il sostegno, secondo me, ha una funzione terapeutica (come anche guardare il paesaggio) ma è ben diversa da quella che ha una psicoterapia o, appunto, il consiglio di un amico. dici anche: "Inoltre il codice deontologico invita ripetutamente al rispetto del paziente nella considerazione dei propri limiti e della preparazione che si ha." ma dice anche che lo psicologo è abilitato a fare sostegno psicologico! Ovviamente sta a noi, nel rispetto del codice deontologico, a non metterci a fare sostegno da appena laureati senza mezzo briciolo di esperienza. Il sostegno, a mio parere, non è un intervento ambiguo e mi fa molta paura il fatto che alcuni psicoterapeuti, in futuro, possano decidere di appropriarsene in modo esclusivo in nome di una maggiore preparazione (anche tu dici: "sono specializzati in un campo particolarmente complesso che richiede una nutrita formazione in più ")... che in realtà, a mio modesto parere, non è maggiore ma è solo diversa (su tematiche diverse). Un bravo psicologo, con tanta esperienza e con un continuo aggiornamento (il codice dice di tenersi aggiornati) ha tutte le carte in regola per fornire un buonissimo supporto psicologico.

  11. #71
    Partecipante Super Figo L'avatar di paroletta
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    Gieko - Ho capito cosa intendi...e in parte condivido, in parte continuo a pensarla come ho scritto su. E...Comunque, nell'ottica di quello che tu dici, anche nella riabilitazione c'è una difficoltà durante il sostegno a "cadere" nella psicoterapia, soprattutto quando si utilizza l'approccio cognitivo-comportamentale!

  12. #72
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Per paroletta: il rischio di cadere nel terapeutico è sempre presente perchè risponde ad un bisogno di aiutare che a volte oltrepassa i limiti di quello che si può realmente fare. Il tutto sta, a mio parere, ad avere almeno noi il più chiaro possibile in testa cosa è lecito e cosa no. Poi è ovvio che dovremo scontrarci con le nostre tendenze di "onnipotenza" meno consapevoli.

    Per saretta: capisco perfettamente il tuo timore e lo rispetto ma non credo che sarà dall'eventuale "appropriazione" del sostegno psicologico da parte degli psicologi psicoterapeuti che la categoria verrà svalutata. Gli "psicologi" che lavorano nella clinica possono solo trarre giovamento da una chiarezza rispetto ai compiti che sono preparati a svolgere e tra questi, purtroppo, non c'è una specifica competenza sul "trattamento" (qualsiasi esso sia) del disagio.
    Sarebbe molto bello poi se un bel paesaggio fosse terapeutico, ma, se siamo realisti, lo è solo nel senso comune del termine perchè, purtroppo, non cura in sè. Se così fosse non ci sarebbe bisogno della psicoterapia perchè il disagio psichico sarebbe molto più facilmente risolvibile. Ma va un po' diversamente...
    gieko

  13. #73
    *Saretta*
    Ospite non registrato
    appunto!!!! va diversamente perchè è terapeutico per cose molto più superficiali, non profonde come quelle che curca la psicoterapia!!! il mio esempio era appunto volto a far capire come esistano vari "tipi" di cose terapeutiche. Il paesaggio ti cura rendendoti felice se sei giù perchè hai preso un brutto voto.. non se hai gli attacchi di panico.. Per il resto, non tutti gli psicologi aspirano a diventare psicoterapeuti e non vedo quale sia il giovamento nel vedersi togliere la possibilità di fare sostegno. La "specifica competenze", come la chiami tu, su una problematica può essere acquisita per altre vie.. vedi esperienza e master... lo psicologo non avrà la competenza nel fare una psicoterapia però nel fare sostegno si. Io sarei concorde nel chiarire meglio le professioni psicologo/psicoterapeuta.. ma chiarire non significa che chi ha fatto una scuola in nome di una "maggiore preparazione" (maggiore a chi? si ricade nell'onnipotenza? ha fatto 4 anni di scuola ma lo psicologo ha l'obbligo di tenersi aggiornato e, quindi, non è detto che non abbia fatto anche lui master ,corsi ,seminari ecc ecc.. la competenza casomai sarà diversa) debba appropriarsi di una delle peculiarità dello psicologo.. la chiamo peculiarità perchè il sostegno è inserito nella definizione stessa di psicologo!!!!!! Sono d'accordo nel dire che la terapia vera e propria (perchè a essere filosofici tutto è terapeutico ) DEVE rimanere nelle mani dello psicoterapeuta che è formato specificamente su quello

  14. #74
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Rispondo anche a paroletta su cosa faccio io in studio. Di solito faccio due colloqui di inquadramento alla fine dei quali propongo il contratto terapeutico, poi inizio le sedute di analisi.
    Scusa Gieko,
    premesso che sono d'accordissimo con te sul concetto di "sostegno", ma vorrei chiederti: non è un pò troppo parlare di sedute di analisi, rispetto alla tua formazione ancora in essere (lo so che sarà sempre in essere, però qui siamo proprio all'inizio, credo)?

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 03-04-2007 alle ore 11.47.18

  15. #75
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    per saretta: mi chiedo quali possano essere delle cose così superficiali da essere "curate" con un paesaggio. Per rimanere al tuo es. del brutto voto: se mi basta il paesaggio a farmi pensare che tutto sommato non è una tragedia aver preso 3 nel compito di matematica, non andrò di certo da uno psicologo per farmelo dire. Se invece aver preso il 3 mi mette in crisi profonda, tanto da rivolgermi ad un professionista, qualcosa dietro ci sarà...
    Non penso che ci siano dei sintomi superficiali, anche se a volte sono talmente sottili che possiamo non accorgerci della loro presenza (ma il paziente evidentemente sì, se viene da noi). Ad es. una separazione non potrebbe essere un sintomo? Se qualcuno di rivolge allo psicologo (o psicoterapeuta) è perchè, anche se magari non emerge chiaramente, il suo momento di disagio ha significato un momento di rottura di un equilibrio consolidato.

    per ikaro: chiamale sedute di psicoterapia psicoanalitica o come vuoi, per me è solo una questione di termini che rimandano a differenti tradizioni e concezioni della psicoanalisi. Però, per non finire OT, possiamo confrontarci da un altra parte (anche perchè non so quanto interessi agli altri...).

    Buona giornata a tutti
    Ultima modifica di gieko : 03-04-2007 alle ore 12.46.24
    gieko

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