• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 5 di 36 PrimoPrimo ... 3456715 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 61 fino 75 di 526
  1. #61
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da willy61
    Vedi, il mio vicino di casa è un bravo contadino. Giuro, non sa nulla del ciclo di Krebs, ma il suo vino è ottimo.

    Io sto imparando.

    Buona vita

    Guglielmo
    mi spiace ammettero..ma.. non credo di aver capito la metafora

  2. #62
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Sono combattuto.
    Sicuramente la conversazione si sta arricchendo e per questo non posso prendere in considerazione tutti gli enormi spunti che mi avete dato. Mi obbligo a scegliere sul tema a me più caro:

    "Vedi, il mio vicino di casa è un bravo contadino. Giuro, non sa nulla del ciclo di Krebs, ma il suo vino è ottimo.
    Io sto imparando"

    Mi piacerebbe accettare questa bella metafora che ha il sapore della saggezza zen, ma non lo farò: perchè i terapeuti devono sapere ciò che fanno e questo perchè non pigiano l'uva. Devono rendere conto a qualcuno oltre che a stessi, perchè è per qualcuno che lavorano. E questo qualcuno crede, di contro, che l'altro sappia quello che sta facendo, e per questo lo paga, talvolta profumatamente.
    E' proprio per questo motivo che non mi basta l'opzione c, nè da paziente, nè da psicologo.
    Nè nascondo sotto il velo dell'umana impotenza le mie responsabilità se più di qualcosa va storto...
    Lo psicologo deve tendere ad essere uno "scienziato" anche se non lo sarà mai.
    Ed è qui che colgo la provocazione "post-moderna" di gieko su cosa si debba intendere per scienza...

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 25-05-2007 alle ore 16.54.43
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  3. #63
    carlotta84
    Ospite non registrato
    oooohhh meno male che c'è Santiago!!!!!!! ancora una volta lui dice quello che penso anch'io....
    però continua a balenarmi questa domanda, Santiago: tu allora come fai a fare questo lavoro??? rispondimi..

  4. #64
    gil74:-)
    Ospite non registrato
    ora ho capito meglio la questione posta da carlotta, e sono molto d'accordo con quanto finora detto da willi, gieko e lella.
    vi ringrazio per i vostri chiarimenti!
    willi, io scelgo l'opzione "C" perché mi sembra utile affinché una persona possa comprendersi e vedersi da tutte le prospettive, come dice lella.

    mi lascia un po' perplessa quello che dice carlotta:
    non dobbiamo salvarlo?? ma cosa ci stiamo a fare??
    l'idea di salvare a tutti i costi, mi fa pensare più ad un genitore, ad un amico del paziente, piuttosto che ad uno psicologo....

    uno psicologo/psicoterapeuta può fare il possibile, perché ha gli "strumenti del mestiere". ma anche se questi strumenti fossero "scientifici come un'ecografia", potrebbero non essere sufficienti, perché il paziente ha la libertà di suicidarsi lo stesso; perché magari si arrende dopo poche sedute di terapia;
    perché il terapeuta è un essere umano, quindi non onnipotente, e può avere tutti i mezzi del mondo, ma può sbagliare ugualmente.
    e lasciatemelo dire, questo vale anche per il medico.
    uno può dire "ho fatto il possibile, con i miei mezzi, con le mie possibilità, con le mie convinzioni", ma non si può dire "ho fatto il possibile in assoluto".

    Cara carlotta, essere psicologo o psicoterapeuta non ti dà la garanzia di riuscire a salvare chiunque, non ti dà dei mezzi scientifici per non avere dubbi, per dire "ho fatto il possibile in assoluto", quindi che intendi dire che la sostanza è quella che temevi?

    grazie a tutti x questa discussione!

  5. #65
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281
    Meno male che c'è Santiago... Anche per me, ché da lui mi dividono tante cose, ma riesce a farmi riflettere.
    Ok, La metafora era poco più di una battuta. Voglio dire che, a volte, riusciamo a fare decentemente bene alcune cose pur senza sapere né come le facciamo, né perché. Capisco che sia poca cosa ma, a volte, è tutto quel che abbiamo tra le mani.
    Dopodiché, io credo di sapere cosa faccio abbastanza bene. Ma non sono ancora così famoso da dimenticarmi che le teorie che utilizzo per il mio lavoro, per quanto mi pare funzionino abbastanza bene, teorie restano.
    Il riferimento alla complessità piace anche a me, ma rischiamo di aprire una pura diatriba tra scuole. Non ignoro che sulle teorie della complessità le scuole sistemiche vantano una specie di diritto di primogenitura. Mi pare però che vi siano vari approcci a questa questione e, personalmente, sono più propenso ad utilizzare le teorie di gieko. Per la mia limitata esperienza, mi pare funzionino meglio.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  6. #66
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    05-04-2007
    Residenza
    bresso (milano)
    Messaggi
    227
    Io molto meno. Anche con un'ottica come questa vi è un'assunzione di responsabilità. Sono responsabile se non permetto all'altro di vedere riflessa attraverso di me qualche parte, se mi opacizzo a causa dei miei pregiudizi o delle mie proiezioni, se non sono in grado di permetterle di decidere...
    l'ostinarsi a fare della psicolgia una scienza quando scienza non è (da me era a lettere e filosofia) mi sembra quasi un complesso di inferiorità. (E' chiaro che è estremizzato e provocatorio).
    lella

  7. #67
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Santiago: tu allora come fai a fare questo lavoro??? rispondimi..

    Mi occupo dell'utile e del plausibile, non del vero. In questo non mi differenzio da molti dei miei colleghi...

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 25-05-2007 alle ore 17.10.45
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  8. #68
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Santiago
    Santiago: tu allora come fai a fare questo lavoro??? rispondimi..

    Mi occupo dell'utile e del plausibile, non del vero. In questo non mi differenzio da molti dei miei colleghi...

    Santiago
    puoi essere piu esplicito, per favore?

  9. #69
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    Originariamente postato da Santiago
    Mi piacerebbe accettare questa bella metafora che ha il sapore della saggezza zen, ma non lo farò: perchè i terapeuti devono sapere ciò che fanno e questo perchè non pigiano l'uva. Devono rendere conto a qualcuno oltre che a stessi, perchè è per qualcuno che lavorano. E questo qualcuno crede, di contro, che l'altro sappia quello che sta facendo, e per questo lo paga, talvolta profumatamente.
    E' proprio per questo motivo che non mi basta l'opzione c, nè da paziente, nè da psicologo.
    Nè nascondo sotto il velo dell'umana impotenza le mie responsabilità se più di qualcosa va storto...
    Lo psicologo deve tendere ad essere uno "scienziato" anche se non lo sarà mai.
    Ed è qui che colgo la provocazione "post-moderna" di gieko su cosa si debba intendere per scienza...
    Caro Santiago ti aspettavo al varco...
    Cmq la mia posizione non è assolutamente deresponsabilizzante rispetto a ciò che il terapeuta fa. Direi piuttosto che è relativizzante perchè vuole tenere conto della sua soggettività e dei limiti, pur nella convinzione che il terapeuta sia il "custode" del processo terapeutico e che questo sia il suo ruolo principale e la sua responsabilità, da qui viene tutto il resto. Se no si rischia di cadere nell'accusatorio: o è il paziente ad essere "inadatto" alla terapia, o il terapeuta ad essere "fallimentare" (e questo rimanda ad una visione di terapia come ambiente di recupero del deficit che non mi piace).
    Detto questo penso che un'eventuale opzione c sia parte del processo ma non basti: andrà completata con un ipotesi su ciò che sta accadendo nel paziente, nella relazione tra lui e il padre, nella relazione tra lui e me e così via. Inoltre penso che questa ipotesi andrà continuamente rinegoziata.
    Questo perchè, per quanto si sia consapevoli di quello che si dice o si fa, credo ci sia sempre un'area inconsapevole che va considerata. Ecco perchè credo che non ci possa essere una "responsabilità" diretta sul nostro operato. I fenomeni di collusione sono sempre presenti, non detti, agiti e solo successivamente, si spera, presi in considerazione. Ma questo fa parte del processo terapeutico, complesso, dinamico, costruito su continue rotture e riparazioni.

    Originariamente postato da Santiago
    Mi occupo dell'utile e del plausibile, non del vero. In questo non mi differenzio da molti dei miei colleghi...
    Credo che sia così, al di là delle differenze teoriche.


    Originariamente postato da willy61
    Mi pare però che vi siano vari approcci a questa questione e, personalmente, sono più propenso ad utilizzare le teorie di gieko
    Magari fossero teorie mie...
    gieko

  10. #70
    carlotta84
    Ospite non registrato
    quali sono le tue teorie?

  11. #71
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    A chi è rivolta la domanda?
    gieko

  12. #72
    carlotta84
    Ospite non registrato
    a Gieko

  13. #73
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    La corrente teorica a cui faccio principalmente riferimento è la psicoanalisi relazionale, conigata ai concetti della teoria dei sistemi dinamici non lineari e ad alcuni concetti delle neuroscienze.
    gieko

  14. #74
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da gieko
    La corrente teorica a cui faccio principalmente riferimento è la psicoanalisi relazionale, conigata ai concetti della teoria dei sistemi dinamici non lineari e ad alcuni concetti delle neuroscienze.
    ma in che scuola ti sei specializzato?

  15. #75
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
    Data registrazione
    21-02-2006
    Residenza
    Bologna
    Messaggi
    974
    Perfettamente d'accordo con l'opzione "c" di willy, lo psicoterapeuta non salva nessuno (chi dice il contrario dovrebbe riflettere sul suo senso di onnipotenza), bensì è partecipe e facilita un processo di cambiamento che se non è intrapreso innanzitutto dal paziente allora non potrebbe nemmeno iniziare. Il fatto stesso di intraprendere una psicoterapia denota una volontà di comprensione e di cambiamento che è propria del soggetto.
    Riguardo al discorso del suicidio di un depresso, è ormai conoscenza comune che chi ha idee suicidiarie vada trattato innanzitutto farmacologicamente, proprio per evitare che passi all'atto. La psicoterapia serve poi a sciogliere i nodi conflittuali, ma non nell'emergenza, dal momento che è un processo lungo.
    Di quanto dice willy però non sono d'accordo sulla parte secondo cui alle volte le cose che facciamo come psicologi funzionano senza sapere perchè. Per questo credo che agiamo spinti da alcune motivazioni, che possono rivelarsi giuste o sbagliate, ma lo psicologo o lo psicoterapeuta non agiscono a caso.
    Riguardo alla presunta maggiore scientificità di alcuni indirizzi rispetto ad altri, credo che tutti abbiano un loro valore, applicati nelle adeguate circostanze. Non esiste un indirizzo migliore degli altri in assoluto, dipende a quale situazione lo si applica.

Pagina 5 di 36 PrimoPrimo ... 3456715 ... UltimoUltimo

Privacy Policy