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  1. #61
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Non so a che tipo di gruppi tu ti riferisca ma non mi sembrano gruppi di terapia o di analisi. Non esistono solo questi ultimi, ma non confondiamo un gruppo di auto-aiuto con un gruppo di psicoterapia.

    Quanto allo scarso coinvolgimento, se parliamo di analisi di gruppo, rappresenta una resistenza di gruppo al lavoro e poco o nulla ha a che vedere con il carisma del conduttore. Anche in caso contrario, qualora ci sia coinvolgimento legato al carisma, ci si trova a resistenze di gruppo. Basta leggere i testi di chi ne sapeva di dinamiche gruppali (Bion, Foulkes...) per avere un minimo di idee sull'argomento. Ma figurarsi se viene in mente una cosa del genere.

    Per inciso: quando mai in psicoanalisi qualcuno ha sostenuto che è la preparazione nozionistica a funzionare? E' arcinoto che ciò che è utile al lavoro analitico è il proprio percorso di analisi, quindi l'esperienza dell'inconscio...

    Saluti
    gieko

  2. #62
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Psicoanalisi VS Analisi Transazionale

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Si, hai ragione. Un depresso grave probabilmente non trova giovamento da una relazione amichevole.
    Ah, si? Tutti i depressi? Solo alcuni? Solo quelli che hai conosciuto tu? In qualsiasi ambiente? Con qualsiasi amico? Mah...

    Ma molto spesso non trova giovamento da nessuna relazione, neppure da quella con lo psicologo.
    Ho visto gattini operare cambiamenti terapeutici in persone depresse che neanche te lo immagini.

    Inoltre non si puo' pensare che un depresso importante che sta a domicilio, possa guarire con una seduta settimanale di un'ora di psicoterapia.
    Che tu non riesca ad immaginarlo, non ne dubito. Che non lo si possa pensare, è cosa che andrebbe dimostrata. Io riesco a pensarlo benissimo.

    Le altre ore e le altre giornate le deve passare ad aspettare la terapia salvifica?
    Perché salvifica? Uno psicoanalista che si chiami Gesù Cristo non l'ho ancora conosciuto.

    E' in depresso stesso che si sceglie le relazioni, e con quelle che gli sono congeniale, comunque c'e' un dialogo e un rapporto.
    E a volte non e' il terapista, ma altri.
    Anzi, spesso sono proprio altri. La teoria dell'"operatore non qualificato di Zapparoli", se non sbaglio. Importante. E anche vera sotto molti punti di vista. Ma, se posso, un conto è un'azione terapeutica, un conto è una psicoterapia. Sono due cose diverse, e mi pare non andrebbero confuse. I meccanismi d'azione sono un poco differenti, a mio parere.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #63
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Psicoanalisi VS Analisi Transazionale

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio

    E' in depresso stesso che si sceglie le relazioni, e con quelle che gli sono congeniale, comunque c'e' un dialogo e un rapporto.
    E a volte non e' il terapista, ma altri.
    Allora...io conosco un tipo di ''depressione'' per la quale il soggetto non sceglie proprio un bel nulla!...E ovvio che non sto parlando di depressioni lievi, reattive (per le quali, tra l'altro, è sempre la psicoterapia a intervenire in modo sostanziale) ma del tipus melancolicus, come si diceva una volta, quindi di una terra di confine che spesso si attesta su ''zone'' psicotiche. Qui propriamente ''la vità può trascinarsi solo come al lento funerale della propria grandezza'' e l'unica ''scelta'' a cui spesso (...e ''volentieri'') il melanconico si sottopone è una soltanto: ''vita o morte''. Non dimentichiamo, infatti, che spesso la depressione grave assume i caratteri dell'emergenza proprio per il suo costitutivo carattere di essere ''oscillazione'' continua tra 'permanenza sulla terra' o 'morte'.

    Saluti,
    Luigi

  4. #64

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Se è psicoanalisi questa è necessariamente didattica: non è sufficiente considerare che qualcosa abbia avuto beneficio per un soggetto, bisogna anche sapere quale è stata la molla di questo cambiamento. E’ cambiato qualcosa, ma come? Come l’analisi ha permesso questo cambiamento? Bisogna capire fino a che punto le cose cambiano perché cambiano le contingenze della vita o le cose cambiano perché c’è una molla interna all’analisi che ha permesso il cambiamento. Questa è la didattica in psicoanalisi, la didattica non vuol dire “diventare analista” la didattica significa aver imparato dall’esperienza e in ogni analisi c’è un beneficio epistemico, un beneficio di sapere. Questo beneficio di sapere e questo cambiamento non si può anticipare, è solo alla fine che si può sapere cosa è cambiato, cambiato in un modo che non si ripete più. Se questo avviene anche nelle altre sedute con Socrate, Epicuro, Marcuse, con il prete, con Pinco Pallino allora sono d'accordo, non c'è differenza alcuna.

    Saluti,
    ikaro
    Aprofitto del tuo intervento per continuare con la mia piccola e artigianale ricerca...

    J.Frank, Persuasion end Healing, Johns Hopkins University Press, Baltimore 1993, p. 42,66, 87-112, 152, 298, 300

    Frank suggerisce che la psicoterapia sia da considerarsi un ramo della retorica, non della scienza, cioe' arte della persuasione.

    Collega la spicoterapia alla critica letteraria dicendo:- La storia clinica di un paziente e' simile ad un testo. La psicoterapia e' lo sforzo congiunto fra analista e paziente per interpretarlo e dargli significato-.

    Non c'e' un unico modo per trattare il paziente come non c'e' un unico mezzo per leggere un libro. Ogni lettore trovera significati diversi.

    Anche i pazienti reagiranno ad ogni operatore in modo diverso.
    Per molti di loro la loro fiducia nella scienza e' gia' un elemento di guarigione.
    Aumentare i simboli della scienza aumenta anche l'efficacia terapeutica.

    Ma ci sono persone affascinate da miti non scientifici. Per queste persone la fonte di guarigione possono essere altri guaritori, invece che psichiatri o psicologi clinici.

    Invece in questo studio....

    M.K.Shear et al., Cognitive Behavioral Treatment Compared wit Nonprescritive Tretment of Panic Desorder, in Archivies of General Psychiatry, 51, 1994, pp. 395-410.

    I ricercatori avevano studiato pazienti affetti da disturbi di panico....e prescritto terapia cognitivo comportamentale.

    I ricercatori avevano diviso i soggetti in due gruppi.
    Uno aveva ricevuto 12 sedute standard di sedute cognitivo comportamentale, completi di esercizi mentali e fisici ideati per neutralizzare il panico.

    L'altro gruppo aveva ricevuto una specie di terapia placebo detta " ascolto riflessivo", in cui il terapeuta ascoltava in modo empatico i pazienti, senza pero' fornire nessuna guida specifica.

    Entrambi i gruppi di pazienti avevano "risposto bene".

    La conclusione solleva alcune perplessita' sulla specificita del trattamento cognitivo-comportamentale.

    Ma un'altra ricerca:

    M.Smit, G. Glass, "Meta-analysis of Psycoterapy Outcome Studies, in American Psycologist,32, 1977, pp. 752-760.
    Riportata da R.Dawes, House of card, Free press, New York 1994, p. 50

    dopo verifica di 375 studi sulla psicoterapia, gli autori confermano l'ipotesi del Dodo di Luborsky, e che percio' c'e' una effettiva efficacia fra chi segue una psicoterapia, e chi non la segue, ma aggiunge un aspetto inquietante...

    -Non c'e correlazione fra quantita di tempo e denaro speso per la terapia e i benefici che ne derivano.

    -Non c'e' correlazione fra la preparazione, l'eperienza, le credenziali e l'efficacia della terapia.

    Cioe' psichiatri, psicologi o assistenti sociali erano tutti o efficaci o inefficaci. L'efficacia stava nel soggetto e non nella sua qualifica.

    Un'ultima citazione, e poi vi lascio al commento.

    R.Dawes, Hause of Card: Psycology and Psycotherapy Built on Mith, p.5, 146

    Daves entra in conflitto con Le associazioni americane di psicologia e psichiatria, perche queste volevano limitare la proliferazione di figure con attribuzioni psicoteraputiche.

    Nella sua ricerca chiarisce che:- Quanti dichiarano di essere esperti nella salute mentale, compresi molti psichiatri, affermano spesso che l'esperienza permette loro di applicare meglio di altri i principi della psicologia, ma le ricerche evidenziano il fatto che una persona minimamente preparata che applichi questi principi ci riesce almeno altrettanto bene.

    Secondo lui per alleviare il disagio sociale bisogna basarsi di piu' su personale para-professionale e su programmi di sostegno sociale.

    Ma aggiunge un'altra particolarita':

    - Non ci sono prove che i test di Rorschach o altre tecniche simili impiegati dagli psicologi abbiano un paticolare potere diagnostico o predittivo.

    Funzionano meglio i metodi "attuariali" usati dalle compagnie di assicurazioni, che si basano su comportamenti simili per persone che hanno stesse caratteristiche sociali-.

  5. #65

    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    Per inciso: quando mai in psicoanalisi qualcuno ha sostenuto che è la preparazione nozionistica a funzionare? E' arcinoto che ciò che è utile al lavoro analitico è il proprio percorso di analisi, quindi l'esperienza dell'inconscio...

    Saluti
    per rispondere a questa tua certezza ti invito a leggere il mio post precedente, in cui cito opinioni autorevoli in proposito.

  6. #66
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    - Non ci sono prove che i test di Rorschach o altre tecniche simili impiegati dagli psicologi abbiano un paticolare potere diagnostico o predittivo.
    Questa, tra le altre, trovo sia fantastica
    Anni e anni e anni di studi e ricerche sul rorschach e su tanti altri test proiettivi che confermano l'esatto contrario, ma per un pinco pallino, che tra l'altro non si capisce se si chiama Dawes o Daves da tanto è famoso, dovremmo ribaltare le nostre conoscenze e inchinarci a tanta saggezza. Potresti citarmi come avrebbe dimostrato quanto dici?
    E poi ti chiedo oscarmoreno: hai mai visto un rorschach? Hai mai letto un protocollo (non ti chiedo siglatura e interpretazione, perchè sai per quella ci vogliono anni di studio professionale e tanta tanta esperienza)? Credo tu non abbia la più pallida idea di quanto può emergere da un protocollo di un test proiettivo, e di quanto possa essere utile per delineare un profilo diagnostico e un quadro della personalità del paziente il più completo possibile. Il tutto per poi poter lavorare nella relazione terapeutica, e non con Heidi e Peter e le caprette che fanno ciao.

    Possiamo andare avanti mesi a scrivere e dibattere su questi argomenti oscarmoreno, ma cerca di capire che per ogni ricerca che puoi citare che pare aver dimostrato non vero un assunto psicoterapeutico, ne potremmo citare almeno dieci volte tante che dimostrano l'esatto contrario.
    Mi vengono in mente i vari siti on-line post 11 settembre 2001 che mostravano con tanto di immagini e documenti che lo schianto delle Torri gemelle fosse stato un incredibile foto/videomontaggio e/o illusione collettiva. E conosco persone che ne sono, ancora oggi, pienamente convinte, capaci di comprovare il tutto con decine di filmati e prove.
    Quando a parlare sono i pregiudizi e i preconcetti (vale sia per chi crede all'ipotesi citata sia per chi è di altra opinione), la realtà oggettiva (come la bellezza) non esiste ed è solo e sempre negli occhi e nelle menti di chi guarda.
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  7. #67
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    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84
    Ma tu hai mai visto un ''depresso''?Sai di che cosa si tratta?Se lo sapessi col cavolo che ce lo manderesti a ''relazionarsi''...oltre al fatto che non ci andrebbe lui per ovvi motivi.
    Io avevo premesso che non è detto che il relazionarsi con delle figure diverse in ogni caso funzioni. Ho letto anche io, in un manuale divulgativo di Jervis sulla depressione, che nei casi gravi di depressione spesso l'ammalato non è capace di seguire nemmeno una psicoterapia.
    Io comunque penso che la possibilità di instaurare facilmente diverse forme di relazione possa permettere forme di cambiamento (anche profonde come spesso dice gieko) che soltanto dei dialoghi a due non permettono di attuare.
    Non ho fatto studi in merito, né posso citare ricerche, ma ho avuto la possibilità di osservare persone che stavano davvero "fuori" (una che aveva addirittura studiato psicologia ed era stata seguita in passato da diversi psicoanalisti), riprendersi nel giro di un paio di anni grazie alla possibilità di partecipare a diverse attività e di vedere quotidianamente altre persone distinte dai propri famigliari... insomma altri ammalati e non, in un contesto non ospedalizzato in cui risultava più semplice instaurare relazioni, grazie alla cooperazione di psicoterapeuti, psichiatri, educatori, infermieri, assistenti sociali e così via.
    In ogni caso sarebbe sbagliato pensare che persone con formazione da psicologi siano inutili (io non lo penso), però secondo me buona parte di quella che chiamiamo salute mentale dipende anche da tutto il contesto sociale.
    L'uso di comunità terapeutiche spesso insomma funziona meglio degli interventi isolati. Insomma si cambia radicalmente spesso anche avendo la possibilità di osservare ripetutamente quel che fanno gli altri, imparando ad attuare gradualmente nuovi schemi di comportamento che prima non si era capaci di attuare e gestire, anche perché probabilmente non si aveva alcun modello di riferimento adatto.

    Un saluto

  8. #68
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    insomma altri ammalati e non, in un contesto non ospedalizzato in cui risultava più semplice instaurare relazioni, grazie alla cooperazione di psicoterapeuti, psichiatri, educatori, infermieri, assistenti sociali e così via.
    In ogni caso sarebbe sbagliato pensare che persone con formazione da psicologi siano inutili (io non lo penso), però secondo me buona parte di quella che chiamiamo salute mentale dipende anche da tutto il contesto sociale.

    Un saluto
    Beh...quello che ti ho sottolineato sarebbe proprio un idilliaco esempio di cooperazione: attivare 'reti' del genere che hai detto significa realmente mettersi in gioco e non medicalizzare tutto ciò che ci passa davanti. E sul resto hai ragione tanto che alcuni hanno parlato di ''matrice sociale'' della psichiatria intendendo proprio sottolineare quanto la ''relazione'' sia alla base del disagio. E la psicologia clinica preme su questo punto...d'altro canto, la psicoterapia è una relazione...particolare,complessa...ma sempre ''relazione''.

    Luigi,
    Saluti

  9. #69
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    M.K.Shear et al., Cognitive Behavioral Treatment Compared wit Nonprescritive Tretment of Panic Desorder, in Archivies of General Psychiatry, 51, 1994, pp. 395-410.

    I ricercatori avevano studiato pazienti affetti da disturbi di panico....e prescritto terapia cognitivo comportamentale.

    I ricercatori avevano diviso i soggetti in due gruppi.
    Uno aveva ricevuto 12 sedute standard di sedute cognitivo comportamentale, completi di esercizi mentali e fisici ideati per neutralizzare il panico.

    L'altro gruppo aveva ricevuto una specie di terapia placebo detta " ascolto riflessivo", in cui il terapeuta ascoltava in modo empatico i pazienti, senza pero' fornire nessuna guida specifica.

    Entrambi i gruppi di pazienti avevano "risposto bene".

    La conclusione solleva alcune perplessita' sulla specificita del trattamento cognitivo-comportamentale.
    Aggiungo in riferimento a questa ricerca: chi stabilisce che l'ascolto empatico del terapeuta a cui era stato affidato il secondo gruppo fosse un placebo? Ricordo che l'ascolto riflessivo e il rimando empatico sono i cardini della TERAPIA rogersiana. Si tratta quindi di una ricerca che, piuttosto, confronta una terapia cognitivo-comportamentale con una umanistico-esistenziale, riscontrando, non a caso, un'efficacia per entrambe.
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
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  10. #70

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da ama77 Visualizza messaggio
    Questa, tra le altre, trovo sia fantastica
    Anni e anni e anni di studi e ricerche sul rorschach e su tanti altri test proiettivi che confermano l'esatto contrario, ma per un pinco pallino, che tra l'altro non si capisce se si chiama Dawes o Daves da tanto è famoso, dovremmo ribaltare le nostre conoscenze e inchinarci a tanta saggezza. Potresti citarmi come avrebbe dimostrato quanto dici?
    ............
    Possiamo andare avanti mesi a scrivere e dibattere su questi argomenti oscarmoreno, ma cerca di capire che per ogni ricerca che puoi citare che pare aver dimostrato non vero un assunto psicoterapeutico, ne potremmo citare almeno dieci volte tante che dimostrano l'esatto contrario.
    .............
    Il medico si chiama Robyn Dawes.

    Ricordo che quanto scritto. sono citazioni.
    Di mio non ho messo nulla.

    Quando a parlare sono i pregiudizi e i preconcetti (vale sia per chi crede all'ipotesi citata sia per chi è di altra opinione), la realtà oggettiva (come la bellezza) non esiste ed è solo e sempre negli occhi e nelle menti di chi guarda.
    Sono d'accordo.
    Ultima modifica di oscarmoreno : 04-04-2009 alle ore 11.33.59

  11. #71
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da ama77 Visualizza messaggio
    Aggiungo in riferimento a questa ricerca: chi stabilisce che l'ascolto empatico del terapeuta a cui era stato affidato il secondo gruppo fosse un placebo? Ricordo che l'ascolto riflessivo e il rimando empatico sono i cardini della TERAPIA rogersiana. Si tratta quindi di una ricerca che, piuttosto, confronta una terapia cognitivo-comportamentale con una umanistico-esistenziale, riscontrando, non a caso, un'efficacia per entrambe.
    Tra l'altro, sembra che l'empatia sia proprio uno dei "fattori comuni più importanti " nel determinare il buon andamento e la crescita costruttiva di un rapporto terapeutico, con un buon esito; inoltre, proprio sull'empatia sono state fatte delle ricerche scientiche attraverso la misurazione della conduttanza cutanea sìa nel pz che nel terapeuta durante lo svolgimento delle sedute e quelle coppie terapeutiche che mostravano risultati simili a livello di conduttanza cutanea, misurata con apposite apparecchiature non invasive, erano anche quelle che presentavano il maggiore livello di empatia ed i pz si sentivano maggioermente compresi.
    Per cui esistono, anche a livello medico, delle prove scientiche dell'importanza dell'empatia come fattore terapeutico importante nel determinare l'andamento ed il buon esito di una terapia (la misurazione é effettuata da ricercatori esterni alle coppie e così la valutazine dei risultati della conduttanza; tali risultati vengono poi paragonati con le risposte statisticamente significative, alle interviste) ma anche che essa é un fattore comune fondamentale trale varie psicoterapie, misurabile, in termini psicofisiologici e, quindi tutt'altro che un placebo, semmai uno di quegli aspetti che in una terapia, a parte singoli momenti o fasi critiche, non dovrebbe mai mancare.



    Ultima modifica di RosadiMaggio : 04-04-2009 alle ore 14.08.26
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  12. #72

    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    ......
    Io comunque penso che la possibilità di instaurare facilmente diverse forme di relazione possa permettere forme di cambiamento (anche profonde come spesso dice gieko) che soltanto dei dialoghi a due non permettono di attuare.

    ... ho avuto la possibilità di osservare persone che stavano davvero "fuori" ..., riprendersi nel giro di un paio di anni grazie alla possibilità di partecipare a diverse attività e di vedere quotidianamente altre persone distinte dai propri famigliari...

    insomma altri ammalati e non, in un contesto non ospedalizzato in cui risultava più semplice instaurare relazioni, grazie alla cooperazione di psicoterapeuti, psichiatri, educatori, infermieri, assistenti sociali e così via.

    In ogni caso sarebbe sbagliato pensare che persone con formazione da psicologi siano inutili (io non lo penso), però secondo me buona parte di quella che chiamiamo salute mentale dipende anche da tutto il contesto sociale.

    L'uso di comunità terapeutiche spesso insomma funziona meglio degli interventi isolati.
    Insomma si cambia radicalmente spesso anche avendo la possibilità di osservare ripetutamente quel che fanno gli altri, imparando ad attuare gradualmente nuovi schemi di comportamento che prima non si era capaci di attuare e gestire, anche perché probabilmente non si aveva alcun modello di riferimento adatto.

    Un saluto
    Trovo veramente adatto questo intervento, che esprime con parole piu' adatte quanto e' anche il mio pensiero.

    Non e' tanto l'intervento specifico che e' risolutore, quanto quell'insieme di influenze e di combinazioni virtuose, che portano il soggetto ad guardare ad altri modelli e assumere quansi inconsapevolmente altri atteggiamenti, mentali e fisici.

  13. #73
    Johnny
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    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io comunque penso che la possibilità di instaurare facilmente diverse forme di relazione possa permettere forme di cambiamento (anche profonde come spesso dice gieko) che soltanto dei dialoghi a due non permettono di attuare.
    Non ho fatto studi in merito, né posso citare ricerche, ma ho avuto la possibilità di osservare persone che stavano davvero "fuori" (una che aveva addirittura studiato psicologia ed era stata seguita in passato da diversi psicoanalisti), riprendersi nel giro di un paio di anni grazie alla possibilità di partecipare a diverse attività e di vedere quotidianamente altre persone distinte dai propri famigliari... insomma altri ammalati e non, in un contesto non ospedalizzato in cui risultava più semplice instaurare relazioni, grazie alla cooperazione di psicoterapeuti, psichiatri, educatori, infermieri, assistenti sociali e così via.
    In ogni caso sarebbe sbagliato pensare che persone con formazione da psicologi siano inutili (io non lo penso), però secondo me buona parte di quella che chiamiamo salute mentale dipende anche da tutto il contesto sociale.
    L'uso di comunità terapeutiche spesso insomma funziona meglio degli interventi isolati. Insomma si cambia radicalmente spesso anche avendo la possibilità di osservare ripetutamente quel che fanno gli altri, imparando ad attuare gradualmente nuovi schemi di comportamento che prima non si era capaci di attuare e gestire, anche perché probabilmente non si aveva alcun modello di riferimento adatto.

    ma infatti anche questa è psicoterapia, e le terapie di gruppo sono gestite da psicoterapeuti. Nella psicoterapia di gruppo, i fattori terapeutici che tu hai citato, in riferimento al testo di Yalom sulla psicoterapia di gruppo, sono:
    - Speranza (l'aspettativa che in gruppo si risolvano meglio i propri disagi)
    -Universalità (il sollievo dovuto alla scoperta che anche altri hanno il tuo stesso problema, non hai più la sensazione di essere da solo nela tua patologia - sensazione che spesso è rafforzata dall'isolamento sociale)
    - Informazione (sottotipo "cinsigli diretti"): la reciproca cura e interessamento tra i membri del gruppo
    -Altruismo: la sensazione di essere utili al prossimo, che di per sé è terapeutica
    -Ricapitolazione del gruppo familiare: il gruppo assomiglia molto ad una famiglia e la coppia di terapeuti, spesso un maschio e una femmina, in qualche modo sostituiscono le figure genitoriali e cercano di correggere e far rielaborare conflitti familiari
    - Comportamento imitativo: i terapeuti fungono da modelli per l'apprendimento di comportamenti più adattivi.

    -Validazione consensuale: confronto delle proprie valutazioni della realtà con quelle altrui, in modo che le interpretazioni distorte o errate delle relazioni interpersonali vengano corrette.

    - Nel gruppo, inoltre, i membri hanno un feedback diretto e immediato dei loro comportamenti disadattivi e quindi riescono ad osservare meglio le conseguenze di tali comportamenti e correggerli.
    - E' possibile inoltre provare esperienze emotive e, sempre all'interno del gruppo, farle seguire da una riflessione cognitiva: in questo modo le esperienze emotive alla base dei vari disagi/problemi relazionali vengono comprese e rielaborate (meccanismo questo denominato "esperienza emotiva correttiva").
    Ultima modifica di Johnny : 04-04-2009 alle ore 12.29.31

  14. #74
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io avevo premesso che non è detto che il relazionarsi con delle figure diverse in ogni caso funzioni. Ho letto anche io, in un manuale divulgativo di Jervis sulla depressione, che nei casi gravi di depressione spesso l'ammalato non è capace di seguire nemmeno una psicoterapia.
    Io comunque penso che la possibilità di instaurare facilmente diverse forme di relazione possa permettere forme di cambiamento (anche profonde come spesso dice gieko) che soltanto dei dialoghi a due non permettono di attuare.
    Non ho fatto studi in merito, né posso citare ricerche, ma ho avuto la possibilità di osservare persone che stavano davvero "fuori" (una che aveva addirittura studiato psicologia ed era stata seguita in passato da diversi psicoanalisti), riprendersi nel giro di un paio di anni grazie alla possibilità di partecipare a diverse attività e di vedere quotidianamente altre persone distinte dai propri famigliari... insomma altri ammalati e non, in un contesto non ospedalizzato in cui risultava più semplice instaurare relazioni, grazie alla cooperazione di psicoterapeuti, psichiatri, educatori, infermieri, assistenti sociali e così via.
    In ogni caso sarebbe sbagliato pensare che persone con formazione da psicologi siano inutili (io non lo penso), però secondo me buona parte di quella che chiamiamo salute mentale dipende anche da tutto il contesto sociale.
    L'uso di comunità terapeutiche spesso insomma funziona meglio degli interventi isolati. Insomma si cambia radicalmente spesso anche avendo la possibilità di osservare ripetutamente quel che fanno gli altri, imparando ad attuare gradualmente nuovi schemi di comportamento che prima non si era capaci di attuare e gestire, anche perché probabilmente non si aveva alcun modello di riferimento adatto.

    Un saluto
    Questo tuo intervento conferma la validità della esistenza ed attività svolte all'interno di comunità terapeutiche, residenze protette, centri diurni, da parte di persone con problemi gravi, spesso non in grado, magari temporaneamente, di relazionarsi in modo adeguato a livello singolo, sia nel quotidiano che in un contesto terapeutico psicologico, non avendo ancora una struttura adeguata, attraverso lo svolgimento di precise attività finalizzate a certi scopi; attività che permettono loro sia di rientrare in contatto con degli aspetti interiori e di reintegrarli nel proprio sé sia di osservare modelli di comportamento e di relazione nuovi o dimenticati che possono fungere da modelli, come ad es., teorizzato da Bandura fornendo un nuovo senso di autoefficacia e capacità personale con miglioramento dell'autostima, grazie anche al feedback fornito dagli altri partecipanti e dai terapeuti o altri membrui dell'equipé, sia di quella che viene definita come un'esperienza emozionale correttiva che in certi casi, può essere molto utile a sopperire zone di esperienze che sono venute a mancare.
    Si tratta comunque di forme di pdìsicoterapie di gruppo o di esperienze di gruppo che prevedono anche aspetti di tipo ergoterapico, che si svolgono con un programma terapeutico calibrato anche sull'indivuo "in gruppo" e che posso essere molto utili in tal senso.

    Ciao
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  15. #75

    Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie

    Ecco che allora, in base agli interventi di Johnny e di Rosa si profila un'idea diversa di psico-terapia, non piu limitata ad un contesto medico , psichiatrico, o psicologico in senso stretto, ma un modello bio-psico-sociale, in cui gli attore del cambiamento sono molti, e tutti indispensabili per qualsiasi forma di recupero degna di questo nome.

    Un prospettiva ermeneutica, fenomenologica ed esistenzialista, che metta la relazione umana al primo posto, e non il fatto tecnico, che e' solo la stampella cui si aggrappa l'operatore.

    Perche' e' piu facile occuparsi dell'ansia, invece che dell'ansioso, e della schizofrenia invece che dello schizofrenico. E piu' facile defilarsi dietro un test psicometrico invece che entrare in contatto con l'emotivita del soggetto.

    E' piu' facile anche discutere della dimensione epistemica piuttosto che della dimensione umana, ontologica e finalistica, che tenga presente le istanze e i desideri del soggetto sofferente, e non di standard scientifici o attese del terapista.

    E' in questa ottica che le competenze, le divisioni, le classificazioni e i distinguo vengono meno, perche' ogni azione e' finalizzata a quel bisogno, che e' un bisogno reale che appartiene ad una persona reale.

    Non sara' piu' allora l'azione singola di questo o quell'operatore che provochera' il "miracolo della guarigione" ma sara' un complesso ed un concorso di azioni, che hanno lo scopo di mirare a creare i presupposti per l'autonomia di quell'individuo, secondo le sue attese e i suoi limiti.

    E allora non ci sara piu' nemmeno psico analisi o psicoterapia o realzione d'aiuto o intervento amorevole, ma ci sara' soltanto la volonta' e la coscienza di intervenire la' dove altri stanno gia' intervenendo, e dove i principi di conservazione stessa stanno gia' agendo, e dove si dovra considerare il contesto in cui, quello che si fa, andra' a collocarsi.

    Quindi non bastano solamente le psichiatrie, le residenze protette o le comunita' teraputiche, o lo studio dello psicoanalista, in quanto, prima o poi, questa persona dovra' uscire e scontrarsi con lo stesso mondo che lo ha reso debole, fragile e incapace.

    Perche' e' inutile collocare un tulipano in un campo di ortiche, come e' crudele mandare un agnello fra i lupi, o poco professionale mettere chi e' in disaccordo nel termovalorizzatore.

    Questo lo facevano le SS, e non si chiamava psicoterapia, ma soluzione finale. E chi lo perseguiva non erano psicologi, ma boia e aguzzini.

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