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  1. #61
    Partecipante
    Data registrazione
    01-06-2009
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    58

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao a tutte, sono nuova e scusate se mi inserisco..innanzitutto complimenti a Maria per le tracce svolte le prenderò ad esempio! Rispetto ai test da applicare è possibile secondo voi abbinare il Rorscach al TAT dato che quest'ultimo potrebbe far emergere le tematiche più importsnti per la persona? GRazie a tutte Ciao e buono Studio

  2. #62
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    07-03-2009
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    127

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    io il tat lo propongo quasi sembre perchè è utile nello specifico nell'analisi della domanda per valutare se il paziente ha una buona motivazione alla realizzazione (che porterebbe a buona alleanza e compliance) ed inoltre da indizi su atteggiamenti, bisogni, emozioni...quindi si può benissimo associarlo alla somministrazione di un rorschac, anzi è bene farlo visto che entrambi sono tecniche proiettive basate sul modello psicodinamico!

    questo come sempre è solo un mio parere!

    ciao e buono studio!

  3. #63
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
    Data registrazione
    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao a tutti, volevo porre una questione, non so se già ne avete parlato prima perchè non ho il tempo di guardare oggi. Quando iniziate il caso clinico mettete sempre il manuale diagnostico di riferimento? E se si usate il DSM-IV oppure la differenziazione in aree (nevrosi, psicosi, stato limite)?
    Inoltre si deve parlare in prima persona o in terza?

  4. #64
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    07-03-2009
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    127

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    ciao laura! è sempre importante specificare quale manuale diagnostico si utilizza (se dsm o icd-10)...la differenziazione tra le strutture di personalità sottostanti al disturbo non è esplicitamente richista..io a volte comunque, ad esempio nei disturbi d'ansia specifico che il disturbo appartiene all'area nevrotica, e poi propongo più nello specifico l'ipotesi diagnostica...
    solitamente è preferibile parlare non in prima persona...ad esempio usando il "si potrebbe ipotizzare, proporre, approfondire etc...

    buono studio!

  5. #65
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
    Data registrazione
    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ok, grazie mille, tra l'altro preferisco parlare in modo impersonale, mi viene meglio l'elaborato.

  6. #66
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    29-07-2004
    Residenza
    bergamo
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    201

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da haidiPsy Visualizza messaggio
    Ragazze scusate un'info:
    il disturbo bipolare comprende la ciclotimia e altro?
    nel manuale di psicopatologia di Colombo(mitico prof ) non ho trovato molto a riguardo. si parla solo di ciclotimia come l'alternarsi di depressione e ipomania. Basta così o ci sono altri disturbi che rientrano nei dist. bipolari?
    Grazie!
    poi volevo chiedere a Maria, riguardo il caso di Giovanni qui sopra...
    in alternativa al rorscach, potrei somministrare un mmpi o altro?
    Grazie!
    Ciao Haidi come ti ha detto Francesca il dsm-iv classifica tra i disturbi bipolari i disturbi bipolare I e II, il disturbo ciclotimico e il disturbo bipolare non altrimenti specificato.
    Secondo il dsm-iv il disturbo bipolare I è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi maniacali o episodi misti con episodi depressivi maggiori.
    N.B: Nell'episodio misto per almeno 1 settimana quasi ogni giorno, si verificano i criteri dell'episodio maniacale e dell'episodio depressivo maggiore.
    Il disturbo bipolare II è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi ipomanicali con episodi depressivi.
    Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da sintomi ipomaniacali e depressivi per almeno 2 anni, senza episodio depressivo maggiore, maniacale o misto; danneggiamento delle aree di funzionamento.

    Credo che la differenza tra disturbo bipolare II e ciclotimico è che in quest'ultimo non ci sono episodi (periodi) ma sintomi che si alternano e inoltre dura minimo 2 anni, per cui molto tempo.
    Dunque son d'accordo con Francesca che dice che il disturbo ciclotimico non comporta veri stati ipomaniacali, ne veri stati depressivi maggiori, ma solo umore elevato alternato periodicamente a quello depresso.


    Per quanto riguarda il caso di Giovanni ho deciso di usare un Rorscach (solitamente preferisco usare test cognitivi-comportamentali) solo per il fatto che avendo svolto il punto d (le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente) in maniera psicodinamica e siccome ho dichiarato all'inizio che avrei utilizzato come modello teorico quello psicodinamico (in quanto la traccia al punto a chiedeva di dichiarare il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica) ho preferito mantenere una certa coerenza teorica... Nello svolgimento dei casi clinici non tengo sempre un'assoluta coerenza teorica tra test somministato e terapia proposta (per esempio in un caso di un disturbo ossessivo compulsivo ho per es. proposto un test tipo MMPI e CBA e poi ho somministrato una terapia psicodinamica perchè quella cognitiva non mi convinceva molto) ma nel caso di Giovanni, siccome il caso chiedeva proprio di esplicitare il modello teorico utilizzato, mi sembrava fosse necessario mantenere una certa corenza teorica. Dunque se il caso non mi avesse chiesto il punto "a" e il punto "d" penso che avrei somministrato un MMPI, che proviene dalla teoria dei tratti, oppure la CBA di stampo cognitivo.comportamentale.
    Però Haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).

    Io nei casi vado più a istinto, per cui la ragiono così, poi non so se invece sarebbe meglio essere più rigorosi dal punto di vista teorico...

    Tu invece cosa ne pensi? E ci sono altri nel forum che vogliono dire la loro in proposito????

    A presto e spero di averti un po' chiarito i dubbi e non ulteriormente confusa..

    N.B: per Verdemare
    Grazie per i complimenti ma il caso l'ho risolto con sotto DSm per cui non è proprio farina del mio sacco; rispetto alla questione del Tat vedo che ti ha già risposto Francesca che di test psicodinamici ne sa molto più di me...
    mary

  7. #67
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    05-07-2006
    Residenza
    Verona
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    160

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da mariacoelli Visualizza messaggio
    Però Haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).
    In linea di massima la penso anch'io così, il mio problema è che di terapie conosco gran poco, conosco la cognitivo-comportamentale a malapena, non saprei proporre per ogni disturbo le possibili alternative... e purtroppo adesso non ho tempo per mettermi a studiarle! Però se uno le sa ben venga...

    Domanda: secondo voi è plausibile che mettano un caso di schizofrenia (o altri dist. psicotici)?

  8. #68
    Partecipante
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao a tutte, sulle questione della corenza teorica rispetto ai test da somministrare e terapia io credo che sarò coerente..più per necessità che per scelta..nel senso che io mi sono preparata sul falabella che come ben sapete è di stampo psicodinamico e i test li ho guardati sul libro della Liss la quale proporrebbe Rorschach (per la struttura di personalità) + TAT o ORT (per far emergere i temi coflittuali), la Wais solo se ci sono dubbi cognitivi. Nel suo libro non accenna nenche al CBA pertanto eviterò di scrivere su qualcosa che non conosco. Perciò concludo dicendo che la sottoscritta che non sopporta l'ottica psicodinamica e preferisce quella cognitiva ha fatto questa scelta sperando di poter superare sta prova...D'altronde io ho fatto il 4PS e i libri che o recuperato da colleghi e vari sono questi, spero possa andare bene. L'unico dubbio che mi rimane dopo aver letto le vostre spiegazioni sul CBA se non sia meglio usare quello anzichè il TAT però credo anch'io mi affiderò all'istinto...
    Inoltre grazie per il chiarimento sui disturbi bipolari perchè il falabelle inserisce solo disturbo ciclotimico.
    Buono Studio

  9. #69
    Banned
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    14-01-2009
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da francescap1981 Visualizza messaggio
    ciao haidi! da quello che ho capito io tra i disturbi bipolari rientrano ciclotimia, disturbo bipolare 1 (alternarsi di episodi manicali e depressivi maggiori) e 2(alternarsi di episodi ipomaniacali e depressivi maggiori)...il ciclotimico è uno stato bipolare cronico (minimo due anni) nel quale l'umore è instabile e in cui si alternano periodi depressivi (ma non propriamente di depressione maggiore) a ipo-ipo maniacali. questa specificazione la faceva anche colombo, nel senso mi ricordo che diceva non sono veri stati ipomaniacali, ne veri episodi depressivi maggiori, ma solo umore elavato alternato periodicamente a quello depresso. molti personaggi dello spettacolo e artisti ne soffrono, e quando sono in fase positi va sono molto creativi. tutto questo però nel suo libro non c'è e nel dsm non è specificato molto bene, quindi ho dovuto un pò pensarci...comunque la discriminante è che il ciclotimico è cronico.

    spero di esserti stata d'aiuto. a presto!
    grazie mille cara francesca.
    scusa ke rispondo solo ora ma mi è saltato il pc e spero me lo ripristino x fine settimana, perchè MI MANCATE.ORA SCRIVO DA UN INTERNET POINT.
    GRAZIE PER L'INFO PRECISA CHE MI HAI DATO.
    A PRESTO, BUONO STUDIO A TE E TUTTE.

  10. #70
    Banned
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    14-01-2009
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da mariacoelli Visualizza messaggio
    ciao haidi come ti ha detto francesca il dsm-iv classifica tra i disturbi bipolari i disturbi bipolare i e ii, il disturbo ciclotimico e il disturbo bipolare non altrimenti specificato.
    Secondo il dsm-iv il disturbo bipolare i è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi maniacali o episodi misti con episodi depressivi maggiori.
    N.b: Nell'episodio misto per almeno 1 settimana quasi ogni giorno, si verificano i criteri dell'episodio maniacale e dell'episodio depressivo maggiore.
    Il disturbo bipolare ii è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi ipomanicali con episodi depressivi.
    Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da sintomi ipomaniacali e depressivi per almeno 2 anni, senza episodio depressivo maggiore, maniacale o misto; danneggiamento delle aree di funzionamento.

    Credo che la differenza tra disturbo bipolare ii e ciclotimico è che in quest'ultimo non ci sono episodi (periodi) ma sintomi che si alternano e inoltre dura minimo 2 anni, per cui molto tempo.
    Dunque son d'accordo con francesca che dice che il disturbo ciclotimico non comporta veri stati ipomaniacali, ne veri stati depressivi maggiori, ma solo umore elevato alternato periodicamente a quello depresso.


    Per quanto riguarda il caso di giovanni ho deciso di usare un rorscach (solitamente preferisco usare test cognitivi-comportamentali) solo per il fatto che avendo svolto il punto d (le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente) in maniera psicodinamica e siccome ho dichiarato all'inizio che avrei utilizzato come modello teorico quello psicodinamico (in quanto la traccia al punto a chiedeva di dichiarare il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica) ho preferito mantenere una certa coerenza teorica... Nello svolgimento dei casi clinici non tengo sempre un'assoluta coerenza teorica tra test somministato e terapia proposta (per esempio in un caso di un disturbo ossessivo compulsivo ho per es. Proposto un test tipo mmpi e cba e poi ho somministrato una terapia psicodinamica perchè quella cognitiva non mi convinceva molto) ma nel caso di giovanni, siccome il caso chiedeva proprio di esplicitare il modello teorico utilizzato, mi sembrava fosse necessario mantenere una certa corenza teorica. Dunque se il caso non mi avesse chiesto il punto "a" e il punto "d" penso che avrei somministrato un mmpi, che proviene dalla teoria dei tratti, oppure la cba di stampo cognitivo.comportamentale.
    Però haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: Secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).

    Io nei casi vado più a istinto, per cui la ragiono così, poi non so se invece sarebbe meglio essere più rigorosi dal punto di vista teorico...

    Tu invece cosa ne pensi? E ci sono altri nel forum che vogliono dire la loro in proposito????

    A presto e spero di averti un po' chiarito i dubbi e non ulteriormente confusa..:ops:

    N.b: Per verdemare
    grazie per i complimenti ma il caso l'ho risolto con sotto dsm per cui non è proprio farina del mio sacco; rispetto alla questione del tat vedo che ti ha già risposto francesca che di test psicodinamici ne sa molto più di me...
    grazie anche a te maria,
    leggerò tutto meglio appena avrò il mio pc.
    Grazie mille di tutto. A presto.

  11. #71
    Partecipante Assiduo
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    29-07-2004
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao ragazze vi propongo un uovo caso di Padova: volevo sapere se siete d'accordo con la diagnosi, test somministrati e terapia proposta o se avete altro da proporre...
    Mi sa che in sede di esame devo accorciare i casi altrimenti non sto nei tempi: per questo caso ci ho messo 2 ore!

    Si presenta nello studio dello psicologo un signore di 48 anni, seguendo il suggerimento del suo medico di base al quale si era rivolto per una infiammazione di tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
    È coniugato, ha due figli di 20 e 17 anni; la moglie è casalinga. Occupa un posto di caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, ne è molto soddisfatto anche se esprime il desiderio di essere più tranquillo (cioè senza troppe responsabilità).
    Durante il colloquio cita un "esaurimento nervoso" di 11 anni prima, curato con psicofarmaci e risolto in breve tempo.
    L'episodio è comparso in concomitanza con lo sfratto, la ricerca di un nuovo alloggio, dopo molte battaglie burocratiche e la sistemazione della nuova casa, a cui aveva provveduto da solo, lavorando anche di notte.
    Passato il momento di crisi, il paziente aveva ripreso la sua vita con gli stessi ritmi frenetici di sempre: turni lavorativi, attività sportiva intensa (pratica calcio e soprattutto tennis), lavori manuali pesanti in casa e per parenti. Nell'ultimo periodo, l'infiammazione ai tendini lo ha costretto a sospendere l'attività sportiva e ad una forzata immobilità.
    Il paziente associa questa immobilità con sintomi di "sudorazione, panico e fuga", quando deve uscire di casa per recarsi in qualche posto, soprattutto luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare. Utilizza le manifestazioni somatiche di ansia per non affrontare certe situazioni impegnative, una delle quali dovrebbe essere prossimamente la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore. Riferisce che sta già immaginando la scena e comincia a sudare.
    Dentro casa e a letto si sente a proprio agio. È da notare come i sintomi si attenuino o scompaiano appena il paziente affronta la situazione che ritiene problematica. Di se stesso è soddisfatto perché con la forza di volontà è sempre arrivato dove voleva ed è riuscito a smettere di fumare da un giorno all'altro. Si definisce "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo", ma non comprende come possa essere "pauroso e titubante" in certi casi.
    Sulla base di questo quadro, ricavato dal primo colloquio, il candidato illustri in maniera chiara e sintetica i seguenti punti:
    · Quali ulteriori notizie ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari;
    · Su quali ipotesi diagnostiche terrebbe il successivo colloquio (o colloqui);
    · Se sia possibile individuare motivatamente fobie o paure nel quadro presentato;
    · Quali possono essere i diversi percorsi di intervento psicologico o psicoterapeutico derivanti dalle ipotesi diagnostiche formulate dopo il primo colloquio.

    Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento al Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, versione IV, Text Revision, DSM-IV-TR.
    Alcuni sintomi lamentati dal signore potrebbero orientare la diagnosi nella direzione di un disturbo di conversione. Il disturbo di conversione è un disturbo somatoforme caratterizzato da uno o più sintomi o deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie e sensitive, che potrebbero suggerire una condizione neurologica o medica generale e in cui fattori psicologici sono collegati con tali sintomi/deficit.
    Il signore presenta infatti un’infiammazione dei tendini del braccio destro, che cerca di curare dal punto di vista farmacologico e medico senza risultati, in quanto ritiene che alla base del disturbo vi sia una patologia organica (infatti si è rivolto al medico di base); tuttavia il medico di base invia il signore dallo psicologo ipotizzando la possibilità che alla base del disturbo vi siano dei fattori psicologici (che potrebbero essere giustificati anche dal fatto che anni prima il signore ebbe un esaurimento nervoso che aveva curato con degli psicofarmaci). E’ possibile dunque escludere che tale disturbo sia dovuto a una condizione medica generale dal momento che è il medico stesso a suggerire al signore di rivolgersi ad uno psicologo.
    Il signore però presenta anche altri sintomi che sono invece tipici di un disturbo ansioso e più in particolare potrebbe trattarsi di agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. L’agorafobia è infatti una forte ansia in situazioni in cui è difficile o imbarazzante fuggire, che si verifica in luoghi affollati o in mezzi di trasporto, per cui la persona circa di limitare al massimo gli spostamenti o si fa accompagnare (stato di dipendenza) per evitare l’evento temuto; inoltre la paura nell’agorafobia può essere associata anche a situazioni che possono implicare il giudizio di altri.
    Il signore infatti sperimenta i sintomi di tipo organico soprattutto nei luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare, oltre a utilizzare le manifestazioni somatiche dell’ansia per evitare certe situazioni impegnative (es. la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore).
    La specifica “senza anamnesi di disturbo di panico” sarebbe dovuta al fatto che il signore prova sintomi fisici di tipo panico ma non sembra esserci la caratteristica di attacchi di panico improvvisi: infatti dal caso sembrerebbero associati a luoghi affollati o a situazioni in cui sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare.
    E’ possibile comunque ipotizzare una diagnosi differenziale con la fobia sociale dal momento che alcuni sintomi sono tipici di questo disturbo (a parte il fatto che l’ansia è suscitata da luoghi affollati). La fobia sociale è infatti la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali (nel caso del signore ad esempio il fatto di conoscere i suoceri della figlia maggiore) o prestazionali in cui la persona è esposta al giudizio degli altri e in cui l’esposizione alla situazione temuta provoca ansia che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico. Inoltre l’ansia suscitata dalle situazioni sociali può comportare condotte di evitamento (nel caso si dice che il signore utilizza a sintomatologia somatica per evitare certe situazioni impegnative).
    Possiamo comunque proporre al signore altri due colloqui per approfondire alcune tematiche e per l’eventuale somministrazione di alcuni test psicodiagnostica.
    In relazione all’ipotesi di un disturbo di conversione sarebbe opportuno esplorare il tipo di conflitto espresso sul piano somatico (perché il soggetto investe proprio quell’organo e quale significato gli attribuisce); invece in relazione all’ipotesi di agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico sarebbe opportuno esplorare le tematiche della separazione, dipendenza/indipendenza (in genere il sistema familiare dell’agorafobico è costituito da una persona che ha bisogno di funzionare come ausiliario).
    Molto importane è anche l’analisi della domanda: infatti il signore si è rivolto al medico di base per la per una infiammazione di tendini del braccio destro che era stata trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati; sarà poi il medico di base a suggergli di consultare uno psicologo. Dunque è importante a questo proposito esplorare la motivazione del signore a un trattamento farmacologico, le sue aspettative e bisogni verso lo stesso, eventuali vantaggi secondari della malattia (nel caso viene proprio detto esplicitamente che il signore usa le sue manifestazioni somatiche per evitare situazioni impegnative quali la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore). Inoltre sarebbe importare indagare quanto il signore sia disposto a dare ai suoi sintomi fisici un significato psicologico (non solo l’infiammazione ai tendini ma anche le manifestazioni somatiche dell’ansia) dal momento che si rivolto in primo luogo al medico di base, quasi a voler trattare la sua sofferenza fisica piuttosto che quella psicologica.
    Altre importanti aree da indagare sono:
    -esaurimento nervoso avvenuto 11 anni prima: nel colloquio viene detto che il signore ha avuto un esaurimento nervoso 11 prima e la causa di questo viene attribuita ad uno sfratto, a cui sono seguite la ricerca di un nuovo alloggio, dopo molte battaglie burocratiche e la sistemazione della nuova casa, a cui aveva provveduto da solo, lavorando anche di notte. Sarebbe interessante comprendere come mai il signore non abbia affrontato questo momento critico insieme alla moglie ma in completa solitudine, con ritmi intensissimi, arrivando persino rimetterci in salute: dunque se sia stato lui per varie motivazioni a escludere la moglie in una possibile collaborazione (la considera inadeguata e debole? Sono per lui responsabilità da “uomini”? ecc..) o se invece la moglie effettivamente non era in grado di affrontare una situazione così critica e dunque si è appoggiata al marito.
    - rapporti con la moglie: il signore è coniugato e ha due figli adolescenti; la moglie è casalinga ma il caso non riporta alcuna informazione sul loro rapporto. Sarebbe dunque interessante raccogliere alcune informazioni sul rapporto di coppia per comprendere come la moglie viva il disagio del marito, dal momento che l’uomo è passato dall’iperattività (…ritmi frenetici di sempre: turni lavorativi, attività sportiva intensa, lavori manuali pesanti in casa e per parenti) alla completa immobilità (“dentro casa e a letto si sente a proprio agio”), e dunque la sua nuova condizione di dipendenza (la moglie è infastidita dalla condizione di dipendenza del marito, oppure alimenta la sua dipendenza attraverso una condizione iperprotetta?).
    Emerge anche dal colloquio che il signore quando affronta le situazioni temute, vede i suoi sintomi attenuarsi o scomparire: sembra dunque che il signore abbia più risorse di quanto creda in realtà, che gli consentono in ultimo di far fronte alla situazione temute e che dunque fanno sperare per una buona prognosi del disturbo (vedi anche il fatto che il signore afferma di essere soddisfatto di sé perché con la forza di volontà è sempre arrivato dove voleva ed è riuscito a smettere di fumare da un giorno all'altro).
    Infine è anche importante notare come il marito nei periodi in cui “sta bene” conduce una vita frenetica tra lavoro, sport e lavori manuali per casa e parenti: sarebbe utile indagare se riserva qualche spazio per passare del tempo libero con la moglie e i figli dal momento che le sue giornate sembrano completamente assorbite in attività fisiche (forse non vuole fermarsi per non sperimentare i vissuti di ansia?). Il signore si definisce “pieno di energia, incapace di star fermo" connotando tale suo atteggiamento in maniera positiva e contrapponendolo al fatto negativo “di poter essere in alcune situazioni pauroso e titubante": anche in questo caso il signore sembra voler prendere una distanza dai vissuti di ansia, che vanno a inficiare la sua immagine “di uomo forte ed energetico”.
    -rapporto con i figli: sarebbe utile esplorare come i figli vivano il disagio del padre, e se questo le influenzi in qualche modo. Approfondire dunque i sentimenti provati dai figli nei confronti del padre e atteggiamento generale verso di lui.
    Nel corso del secondo colloquio è possibile somministrare al signore un MMPI-II, ovvero un importante test di personalità che consente una diagnosi più precisa e di rilevare la gravità del disturbo.
    Tale test presenta 15 scale di contenuto che indagano diverse variabili tra cui ansia, paura, preoccupazione per la salute, problemi familiari, lavorativi ecc….); inoltre ha una scala supplementare (A) che rileva l’ansia. Si potrebbe in seguito somministrare al signore una batteria CBA, un altro test di personalità che ben si presta a rilevare disturbi di tipo ansioso (ansia di tratto/ansia di stato) e che presenta anche un questionario psicofisiologico-Forma ridotta che misura quello che viene definito “lamento somatico”.
    Qualora attraverso le indagine proposte (colloquio e risultati ai test) fosse confermata l’ipotesi di disturbi di conversione si potrebbe suggerire una psicoterapia espressiva a orientamento psicodinamico con gli obiettivi di favorire il processo di consapevolizzazione e rielaborazione del conflitto sottostante la sintomatologia ansiosa. Se invece venisse confermata l’ipotesi di agorafobia senza l’anamnesi di disturbo di panico si potrebbe sempre suggerire una psicoterapia espressiva a orientamento psicodinamico ma in tal caso gli obiettivi sarebbero:
    - elaborazione del conflitto dipendenza/indipendenza
    - favorire l’autonomia
    - canalizzare l’aggressività (infatti nel caso si dice che il signore si considera aggressivo, iroso).


    Fatemi sapere e a presto!!!!!
    mary

  12. #72
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    01-10-2004
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    308

    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao Maria, che dire, hai svolto un caso alla perfezione secondo me.
    Sulla diagnosi sono anche io d'accordo, anche se all'inizio mi ero più concentrata sul disturbo di ansia (con ipocondria visto che parla del fatto del braccio) e fobia sociale come diagnosi differenziale, ma in effetti anche il disturbo da conversione potrebbe starci. Io però non so se lo metterei, perchè secondo me non ci sono sufficienti elementi per ipotizzare un disturbo somatoforme. Considera che l'insorgenza dei disturbi somatoformi solitamente è entro i 30 anni di età e comprende diverse lamentele fisiche per diversi anni, mentre il nostro paziente riferisce l'esaurimento a 11 anni prima, cioè a 37 anni. In effetti sarebbe un punto da approfondire nei successivi colloqui questo, cioè se ha avuto altri problemi di "salute", per così dire.
    - Io indagherei quindi un pò l'adolescenza, l'infanzia (secondo cosa risponde anche il rapporto con i genitori).
    - Chiederei cosa è successo in particolare negli ultimi 12 mesi, come si è sentito, se ha vissuto un episodio particolare.
    - Chiederei se esce con i colleghi, con la moglie, se ha amici, indagherei dunque la sfera sociale.
    - Chiederei se ricorda cosa succede e cosa pensa un attimo prima di avere questi episodi di panico, per così dire.
    Per il resto sono abbastanza d'accordo con te. Io cmq farei fare, oltre MMPI e CBA anche un test di livello, tipo la Wais, per escludere veramente un danno neurologico alla funzioni base. Ma è una mia opinione (forse perchè al mio tirocinio facevano così). Ne metterei altri test, ma forse è meglio non esagerare. Per quanto riguarda le terapie io proporrei la cognitivo-comportamentale come espressiva se dovesse essere confermato un disturbo di ansia, poichè la comportamentale sarebbe indicata per sostituire il comportamento disadattativo con le tecniche terapeutiche di questo approccio. Se invece dovesse essere confermato un disturbo somatico allora mi dirigerei verso una terapia dinamica.

    Che ne pensi delle mie proposte?

    Cmq sei molto brava anche nei casi clinici. Ma le scriverai anche nel compito tutte le spiegazioni dei disturbi? Io sinceramente non ho mai pensato di farlo.....verrebbe veramente un poema..ihih
    Ultima modifica di lauramir : 08-06-2009 alle ore 23.09.34

  13. #73
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da mariacoelli Visualizza messaggio
    Ciao ragazze vi propongo un uovo caso di Padova: volevo sapere se siete d'accordo con la diagnosi, test somministrati e terapia proposta o se avete altro da proporre...
    Mi sa che in sede di esame devo accorciare i casi altrimenti non sto nei tempi: per questo caso ci ho messo 2 ore!

    "....."

    Fatemi sapere e a presto!!!!!
    Ciao Maria, come ti invidio..magari riuscissi a svolgere una traccia come te...e mi affido alle tue per avere qualche esempio dato che non so se avrò il tempo di provare a svolgerne...ma le svolgo mentalmente!

    Allora, anche io come Laura mi sarei rifatta principalmete al disturbo d'ansia ipotizzando la fobia sociale visto che " l'ansia viene usata per non affrontare certe situazioni impegnative, una delle quali dovrebbe essere prossimamente la conoscenza dei suoceri della figlia maggioree" proponendo la diagnosi differenziale con l'agorafobia dove però avrei proposto di indagare meglio i sintomi da lui descritti per definire se fosse con o senza disturbo di panico, cmq credo sia giusto la tua ipotesi (senza).
    Quanto al disturbo di conversione, io non lo conosco nello specifico, perchè nel falabella si trattano ipocondria e tutti gli altri( dove il disturbo viene somatizzato dal corpo in quanto non mentalizzato) li classifica più ingenerale come disturbo psicosomatico..tu che hai il dsm credi si possa eventualmente utilizzare questa etichetta più generale??

    Per gli approfondimenti pens vadano più che bene..io credo aggiungerei qualcosa sulle fasi di svilupo in particolare sulla fase edipica in cui emergono le tematiche del mostrarsi centrali nella fobia sociale..
    Infine sui test: mi sembrano ottimi quelli da te proposti...io però avrei usato Roscharch (x la struttura di personalità)e TAT(per l'emersione dei bsogni e tematica conflittuali) credi possano starci? Altrimenti me imparo quello che hai scritto tu perchè il CBA non lo conosco e cmq i test non li so così bene..

    GRAZIE PER TUTTI QUESTI ESEMPI CHE CI PORTI

  14. #74
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Citazione Originalmente inviato da mariacoelli Visualizza messaggio
    PSICOLOGIA CLINICA (2° sessione 2008)
    Giovanni ha 35 anni e lavora come magazziniere in un’azienda di modeste dimensioni. Da circa 4
    mesi presenta una sintomatologia caratterizzata da caduta del tono dell’umore, disturbi del sonno,
    apatia, calo del desiderio sessuale, chiusura sociale, difficoltà di concentrazione ed ansia. Si è già
    rivolto al medico curante che gli ha prescritto una terapia antidepressiva (SSRI) ma, insoddisfatto
    degli esiti del trattamento, ricerca ed individua in maniera autonoma uno psicologo a cui rivolgersi.
    Giovanni si presenta al primo appuntamento presso lo studio privato in leggero anticipo e si
    mostra da subito estremamente angosciato. Riferisce di essersi accorto che alcuni colleghi stanno
    cercando di screditarlo con dispetti e pettegolezzi...
    Ho provato anch'io a svolgere questa traccia e più o meno ero giunta alle tue conclusioni, però poi mi è venuto in mente e se fosse disturbo schizoaffettivo? Che ne pensate?
    E' probabile che escano disturbi psicotici (schizofrenia e altro) all'esame?

  15. #75
    Partecipante Esperto L'avatar di lauramir
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    Riferimento: seconda prova: il caso clinico

    Ciao ele84, si potrebbe uscire all'esame, ma io nonmi sbilancerei troppo sul trovare una diagnosi precisa. Ci viene chiesto di proporre una o più diagnosi questo si, ma a me hanno sempre consigliato (chi già ha fatto l'esame) di mantenersi sul vago nelle diagnosi. Per quanto riguarda il disturbo schizoaffettivo nel caso in questione alcuni tratti potrebbero far pensare a questo disturbo, ma io lo escluderei. Lo schizoaffettivo è difatti uno psicotico e il nostro paziente non ha avuto nè deliri, nè allucinazioni, nè un'alternanza dei disturbi dell'umore (Per soddisfare i criteri per il Disturbo Schizoaffettivo, le manifestazioni essenziali devono verificarsi durante un singolo episodio ininterrotto di malattia. La frase "periodo di malattia" come viene usata qui si riferisce a un periodo di tempo durante il quale il soggetto continua a mostrare sintomi attivi o residui della malattia psicotica. Per certi soggetti, questo periodo di malattia può durare per anni o persino per decenni. Si considera finito un periodo di malattia quando il soggetto si è completamente ristabilito per un intervallo significativo di tempo e non dimostra più alcun sintomo significativo del disturbo.
    La fase della malattia con sintomi concomitanti psicotici e dell'umore è caratterizzata dal fatto che risultano soddisfatti sia i criteri per la fase attiva della schizofrenia sia quelli per un Episodio Depressivo Maggiore, un Episodio Maniacale, o un Episodio Misto
    ).

    Non so, forse sbaglierò, ma io lo escluderei a priori. Mi sento più tranquilla con una diagnosi di isteria e/o ansia. Voi che dite?

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