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  1. #61
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Qual è il limite di indagine oltre cui non spingersi per non perdere la continuità del sé? Può la conoscenza approfondita del sé generare maggiore sofferenza dei sintomi percepiti perché ci si rende consapevoli dell'impossibilità di aspirare ad un cambiamento strutturale? Quando è preferibile limitarsi alla rimozione dei sintomi?

    gieko ti ha sapientemente risposto alla tue domande.
    posso aggiungere che: è vero durante la terapia vi può essere una fase di maggiore sofferenza, che è diversa rispetto ai sintomi.
    può esserci ad esempio una fase depressiva, dovuta ad una specie di perdita, spesso di proprie spiegazioni dei nostri legami con gli altri, sul modo in cui ce li spiegavamo.

    non la vedrei come una consapevolezza di impossibilità al cambiamento, tutt'altro. perchè in fasi avanzate o anche prossime agli inizi della terapia (molte variabili possono influenzare i ritmi di lavoro congiunto) emergono comunque dei cambiamenti per lo meno a livello dei significati con cui ci si spiegano gli scenari (emotivi) delle proprie impasse relazionali. il problema consiste nel fatto che la comprensione di certi processi di costruzione di sè con gli altri, non coincide con i nostri nostri processi emotivi e quindi di significato di autordinamento del mondo. questa discrepanza può emergere sin dalle prime battute. può rimanere sullo sfondo, o essere tema duro da portare avanti. può non sollevarsi affatto. difficile prevederlo.

    dipende naturalmente dalla storia del paziente, dal livello emotivo messo in scena nella relazione terapeutica, dalla capacità del terapeuta (non siamo in grado di assolvere il nostro lavoro con qualsiasi "categorie" di problemi!) e del paziente, ect ect.
    come tu dici, può essere facilmente accettabile una estinzione della sintomatologia. il paziente si trova bene e preferisce chiudere. perchè no? non esistono mete ideali, se non nella logica storica autopoietica del paziente, a cui, se possibile, bisogna sempre far riferimento (responsabile).

    ciaz.

  2. #62
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer
    non la vedrei come una consapevolezza di impossibilità al cambiamento, tutt'altro. perchè in fasi avanzate o anche prossime agli inizi della terapia (molte variabili possono influenzare i ritmi di lavoro congiunto) emergono comunque dei cambiamenti per lo meno a livello dei significati con cui ci si spiegano gli scenari (emotivi) delle proprie impasse relazionali. il problema consiste nel fatto che la comprensione di certi processi di costruzione di sè con gli altri, non coincide con i nostri nostri processi emotivi e quindi di significato di autordinamento del mondo. questa discrepanza può emergere sin dalle prime battute. può rimanere sullo sfondo, o essere tema duro da portare avanti. può non sollevarsi affatto. difficile prevederlo.
    Io non ho capito, puoi fare un esempio concreto, non so di un ipotetico paziente, ed indicare quale sia questa "discrepanza"? La "discrepanza" è tra cio che si crede vero e ciò che è vero? Si tratta di conoscenze false? Insomma si crede vero qualcosa che non coincide con quello che è o che accade? Se è così non ho compreso che tipo di conoscenze vuoi indicare. Ad esempio l'espressione "processi di significato di autoordinamento del mondo" non riesco a capire a cosa si voglia riferire.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 27-07-2009 alle ore 01.20.30

  3. #63
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io non ho capito, puoi fare un esempio concreto, non so di un ipotetico paziente, ed indicare quale sia questa "discrepanza"? La "discrepanza" è tra cio che si crede vero e ciò che è vero? Si tratta di conoscenze false? Insomma si crede vero qualcosa che non coincide con quello che è o che accade? Se è così non ho compreso che tipo di conoscenze vuoi indicare. Ad esempio l'espressione "processi di significato di autoordinamento del mondo" non riesco a capire a cosa si voglia riferire.

    Un saluto
    non ci sono conoscenze false o vere in una relazione terapeutica. non c'è oggettivametne parlando un modo di rappresentarsi la propria realtà alla quale un arbitrario terapeuta rivolge la sua bacchetta realistica...

    ti faccio invece un esempio come tu solleciti:

    immagina una persona, che partecipa ad un forum, al quale scrivono molti psicologi di diverso orientamento teorico e con discreta o sufficiente esperienza alle spalle. questo utente pone una serie di domande, su tematiche precise, su tematiche che sente di dover afffrontare e magari chiarirsi. non lo sappiamo con certezzza, e non importa in fondo.

    ora, gli si risponde in vari modi, forse possono essere confusi, dato he provengono da diversi punti di vista teorici, eppure non gli va bene. diciamo che rinvia al mittente le risposte spesso dettagliate, i suggerimenti, i consigli, e si crea pure una sorta di disappunto negli utenti delle stesse risposte, un rammarico per non esserci riusciti a rispondere a dovere, perchè l'altro nel frattempo rincara la dose e continua a chiedere le stesse domande, variandole, aggiustandole, smarrendo magari l'iniziale origine di curiosità (questo è un vero peccato!). gli si risponde con rabbia allora, con indulgenza, con curiosità fraterna, si continua questo gioco (Berne), e, tale gioco, si automantiene nel sistema. bene.

    ritorniamo alla persona che pone domande. legittime, utili. avrà i suoi buoni motivi, ma a noi non importano. si sa soltanto che, nei contenuti possiamo ritrovarci, si cerca infatti di scrivere sempre in modo più semplice, chiaro, si rettificano gli errori e si chiede venia se ancora ci sono delle difficoltà teoriche da chiarirsi, e l'altro nelle sue controrisposte da prova di concordare, di aver capito e nello stesso tempo rilancia. ecco: eppure non si va avanti oltre i contenuti. il livello di relazione è compromesso oltretutto perchè qui è tutto virtuale!

    allora? che succede?

    proviamo a fare una congettura: tutte le perturbazioni esterne diventano informazioni per me soltanto nella logica autoreferenziale che ordina e da senso alla mia coerenza interna (estremamente emotiva e quindi storico relazionale). il grado di rigidità od elasticità di tale logica può creare problemi interconnessi al contesto relazionale e sempre innnanzitutto a livello metacomunicativo (relazione). il sistema non ci aiuta ma il sistema si autoalimenta delle sue dinamiche interne e questo gli basta. tutti gli attori aggiustano la propria realtà, il sitema nella sua logica autorganizzativa pure, e gli equilibri omeodinamici sono stabili.
    fin quando non arriva una catastrofe (gieko). o qualcuno interviene paradossalmente o qualcuno fa il colpo di scena ed esce fuori.

    spero di non esserti stato ancora più utile.

    ciaz.

  4. #64
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    non ci sono conoscenze false o vere in una relazione terapeutica. non c'è oggettivametne parlando un modo di rappresentarsi la propria realtà alla quale un arbitrario terapeuta rivolge la sua bacchetta realistica...

    ti faccio invece un esempio come tu solleciti:

    immagina una persona, che partecipa ad un forum, al quale scrivono molti psicologi di diverso orientamento teorico e con discreta o sufficiente esperienza alle spalle. questo utente pone una serie di domande, su tematiche precise, su tematiche che sente di dover afffrontare e magari chiarirsi. non lo sappiamo con certezzza, e non importa in fondo.

    ora, gli si risponde in vari modi, forse possono essere confusi, dato he provengono da diversi punti di vista teorici, eppure non gli va bene. diciamo che rinvia al mittente le risposte spesso dettagliate, i suggerimenti, i consigli, e si crea pure una sorta di disappunto negli utenti delle stesse risposte, un rammarico per non esserci riusciti a rispondere a dovere, perchè l'altro nel frattempo rincara la dose e continua a chiedere le stesse domande, variandole, aggiustandole, smarrendo magari l'iniziale origine di curiosità (questo è un vero peccato!). gli si risponde con rabbia allora, con indulgenza, con curiosità fraterna, si continua questo gioco (Berne), e, tale gioco, si automantiene nel sistema. bene.

    ritorniamo alla persona che pone domande. legittime, utili. avrà i suoi buoni motivi, ma a noi non importano. si sa soltanto che, nei contenuti possiamo ritrovarci, si cerca infatti di scrivere sempre in modo più semplice, chiaro, si rettificano gli errori e si chiede venia se ancora ci sono delle difficoltà teoriche da chiarirsi, e l'altro nelle sue controrisposte da prova di concordare, di aver capito e nello stesso tempo rilancia. ecco: eppure non si va avanti oltre i contenuti. il livello di relazione è compromesso oltretutto perchè qui è tutto virtuale!

    allora? che succede?

    proviamo a fare una congettura: tutte le perturbazioni esterne diventano informazioni per me soltanto nella logica autoreferenziale che ordina e da senso alla mia coerenza interna (estremamente emotiva e quindi storico relazionale). il grado di rigidità od elasticità di tale logica può creare problemi interconnessi al contesto relazionale e sempre innnanzitutto a livello metacomunicativo (relazione). il sistema non ci aiuta ma il sistema si autoalimenta delle sue dinamiche interne e questo gli basta. tutti gli attori aggiustano la propria realtà, il sitema nella sua logica autorganizzativa pure, e gli equilibri omeodinamici sono stabili.
    fin quando non arriva una catastrofe (gieko). o qualcuno interviene paradossalmente o qualcuno fa il colpo di scena ed esce fuori.

    spero di non esserti stato ancora più utile.

    ciaz.
    Non è semplice seguire i tuoi ragionamenti.

    A mio avviso se dal forum, metaforicamente ti vuoi riferire alla relazione terapeutica, quello che sostieni mi sembra non pertinente.
    Ad esempio se il paziente dovesse avvertire che "i buoni motivi " che che per lui sono sicuramente problemi urgenti, "non importano"..., il rapporto terapeutico sarebbe irrimediabilmente compromesso.
    Ciao
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  5. #65
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    In questo contesto virtuale, gieko non ha mai provocato catastrofi semmai le catastrofi le ha sempre sanate con i suoi post sempre chiari, ineccepibili e super partes.
    Io spero di non essere uscita fuori e di non esserti stata ancora più utile: ....che vorrà dire mai?
    Ultima modifica di francesca63 : 27-07-2009 alle ore 15.09.21
    FRANCESCA

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  6. #66
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    In questo contesto virtuale, gieko non ha mai provocato catastrofi semmai le catastrofi le ha sempre sanate con i suoi post sempre chiari, ineccepibili e super partes.
    Francesca, ti ringrazio per la difesa ma neuromancer si riferisce al concetto di catastrofe (Bion) che ho utilizzato in qualche post sopra, per designare la perturbazione del sistema...
    Comunque la differenza tra gli orientamenti si fa via via più chiara: in psicoanalisi, diversamente dal cognitivismo post-razionalista cui si riferisce neuromancer, processi di trasformazione strutturale sono previsti, mentre ci si orienta di più verso una complessificazione dell'organizzazione di significati esistente del soggetto, nell'altro orientamento.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 27-07-2009 alle ore 18.48.01
    gieko

  7. #67
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Francesca, ti ringrazio per la difesa ma neuromancer si riferisce al concetto di catastrofe (Bion) che ho utilizzato in qualche post sopra, per designare la perturbazione del sistema...
    Comunque la differenza tra gli orientamenti si fa via via più chiara: in psicoanalisi, diversamente dal cognitivismo post-razionalista cui si riferisce neuromancer, processi di trasformazione strutturale non sono previsti, mentre ci si orienta di più verso una complessificazione dell'organizzazione di significati esistente del soggetto.

    Saluti
    Sono profana ma non tonta! Era una battuta.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  8. #68
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Meglio anche 8/10 anni di psicoanalisi, che questo cognitivismo post-razionalista cui si riferisce neuromancer...cosa sarà mai " una complessificazione dell'organizzazione di significati esistente del soggetto"?
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #69
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Neuromancer nel messaggio precedente hai scritto

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer
    gieko ti ha sapientemente risposto alla tue domande.
    posso aggiungere che: è vero durante la terapia vi può essere una fase di maggiore sofferenza, che è diversa rispetto ai sintomi.
    può esserci ad esempio una fase depressiva, dovuta ad una specie di perdita, spesso di proprie spiegazioni dei nostri legami con gli altri, sul modo in cui ce li spiegavamo.
    questo cos'è se non un sostituire certe credenze con altre credenze, che immagino si suppongano vere, ossia si sostituiscono delle spiegazioni dei propri legami con gli altri (immagino false, altrimenti perché le si dovrebbe sostituire?) con delle spiegazioni corrette, ossia vere.

    Poi invece nel messaggio successivo dici

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer
    non ci sono conoscenze false o vere in una relazione terapeutica. non c'è oggettivametne parlando un modo di rappresentarsi la propria realtà alla quale un arbitrario terapeuta rivolge la sua bacchetta realistica...
    Hai cercato di indicare questa “perdita” che dovrebbe provocare una lieve depressione, ma se mi dici che non consiste nel trovare che ci sono degli errori di giudizio rispetto a come le cose stanno (ossia come sono costituiti questi legami a cui accennavi), io ancora non sono riuscito ad afferrare in cosa debba consistere questa “perdita” (nell’altro intervento sembrava ti riferissi a qualcosa del genere, nel secondo dici invece che non è così, che una psicoterapia non verte su questo). Se qualche altro leggendo quello che hai scritto è riuscito a capire cosa vuoi dire, chiedo anche a lui chiarimenti.
    Per come interpreto le cose, ora in quello che dici c’è un’incongruenza, però applicando il “principio di carità” magari mi son sbagliato io.

    Leggendo il primo messaggio a me sembrava ti riferissi a qualcosa di simile, ad esempio, alla delusione che prova un bambino che crede nell'esistenza di babbo natale e scopre un giorno che in realtà i regali sotto l'albero li depositano i genitori (mi viene un po' da ridere perché io non ci ho mai creduto e volevo sempre cercare di cogliere i miei genitori con le mani nel sacco, ma mi veniva sempre sonno. Vi immaginate la mia delusione se avessi scoperto che in realtà era veramente babbo natale che si introduceva in casa?! )

    Ero comunque un po' insicuro di questa interpretazione a causa della seconda parte un po' difficile per me da interpretare ed ho fatto perciò una serie di domande.

    Il secondo messaggio col quale cerchi di chiarire il primo messaggio Neuromancer per me è abbastanza oscuro, è divertente il fatto che citi il mio comportamento, il fatto che chiedo e faccio domande e così via, ma lo stesso non sono riuscito a capire "perdita" e "discrepanza" cosa dovrebbero essere, potresti riportare altri esempi?

    Comunque mi impegnerò a decifrarlo.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-07-2009 alle ore 14.41.46

  10. #70
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    .......................
    Ultima modifica di neuromancer : 28-07-2009 alle ore 19.19.27

  11. #71
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Neuromancer nel messaggio precedente hai scritto



    questo cos'è se non un sostituire certe credenze con altre credenze, che immagino si suppongano vere, ossia si sostituiscono delle spiegazioni dei propri legami con gli altri (immagino false, altrimenti perché le si dovrebbe sostituire?) con delle spiegazioni corrette, ossia vere.

    Poi invece nel messaggio successivo dici



    Hai cercato di indicare questa “perdita” che dovrebbe provocare una lieve depressione, ma se mi dici che non consiste nel trovare che ci sono degli errori di giudizio rispetto a come le cose stanno (ossia come sono costituiti questi legami a cui accennavi), io ancora non sono riuscito ad afferrare in cosa debba consistere questa “perdita” (nell’altro intervento sembrava ti riferissi a qualcosa del genere, nel secondo dici invece che non è così, che una psicoterapia non verte su questo). Se qualche altro leggendo quello che hai scritto è riuscito a capire cosa vuoi dire, chiedo anche a lui chiarimenti.
    Per come interpreto le cose, ora in quello che dici c’è un’incongruenza, però applicando il “principio di carità” magari mi son sbagliato io.

    Leggendo il primo messaggio a me sembrava ti riferissi a qualcosa di simile, ad esempio, alla delusione che prova un bambino che crede nell'esistenza di babbo natale e scopre un giorno che in realtà i regali sotto l'albero li depositano i genitori (mi viene un po' da ridere perché io non ci ho mai creduto e volevo sempre cercare di cogliere i miei genitori con le mani nel sacco, ma mi veniva sempre sonno. Vi immaginate la mia delusione se avessi scoperto che in realtà era veramente babbo natale che si introduceva in casa?! )

    Ero comunque un po' insicuro di questa interpretazione a causa della seconda parte un po' difficile per me da interpretare ed ho fatto perciò una serie di domande.

    Il secondo messaggio col quale cerchi di chiarire il primo messaggio Neuromancer per me è abbastanza oscuro, è divertente il fatto che citi il mio comportamento, il fatto che chiedo e faccio domande e così via, ma lo stesso non sono riuscito a capire "perdita" e "discrepanza" cosa dovrebbero essere, potresti riportare altri esempi?

    Comunque mi impegnerò a decifrarlo.

    Un saluto
    ma guarda non so cosa vuoi intendere con sostituire credenze con altre. non è che funziona come se avessimo un archivio di cartelle, e quindi sostiutiamo una cartella sbagliata con una gisuta. o come dici, un file falso con uno vero. nè uno scorretto con uno corretto.
    piuttosto si comincia a riordinare il nostro mondo di sentire le relazioni con gli altri, quindi lo spiegarci e ricollocare certe emozioni che non avevamo la capacità di percepire. ma il discorso è ancora più articolato....


    il momento depressivo che ho posto come probabile fase in una terapia, specie quando si fa strada la discrepanza di percezione di come ci descrivamo il nostro mondo prima con quello che emerge, non è un giudizio. è una fase emotiva, tipica quando ci si autoriferisce in modo nuovo elementi che prima pensavamo configurati in altro modo.
    stesso discorso va per quanto riguarda la deluzione. perchè parli di giudizio o di delusione....?

    un esempio:
    il panicoso viene da me, mi dice che gli vengono queste crisi così intense che lo portano in ospedale. ha fatto analisi, controlli. non ne può più. gli chiedo cosa prova durante le crisi, che emozioni. e lui mi dice che stava per svenire, si sente il cuore che batte a tremila ect ect. forse riesce a menzionare che ha "paura" che gli viene un infarto e muore.

    ora un classico cognitivista gli spiega che durante una crisi si innestano pensieri automatici, ragionamenti sbagliati, che lo portano ad ipotesi catastrofiche sulle sensazioni del proprio corpo, da cui una serie di comportamenti e di pensieri che lo portano a strategie protettive di evitamento le quali paradossalmente (circolarmente) gli intensificano le sensazioni e si ricom incia sino al climax possibile del panico.

    un post cognitivista, comincia a farsi descrivere la scena ad esempio, gli chiede di contestualizzare la scena. ha già in mente che il pz non riesce a leggere certe emozioni in certe circostanze, non riesce a collocarle all'interno del senso di sè. effettua una certa lettura sensoriale di perturbazioni che se prima riusciva a tenere lontani e quindi a gestirli, adesso non riesce più a contenerle.
    nel corso già delle primissime sedute,si mettono in atto delle piccole tecniche di esplorazione (perturbative) fin quando il paziente stesso si accorge che invece di stare per impazire, invece di avere una malattia, di subire una malattia, o di essere stressato, si accorge che magari c'è stato un cambiamento significativo nelle sue relazioni, magari la ragazza gli ha velatamente chiesto di pensare al matrimonio (sic!), e via dicendo.

    il domino di organizzazione emotiva di un panicoso oscilla tra libertà/indipendenza che può comportare solitudine e quindi nessuno che può aiutarmi se sto male, e ricerca di vicinanza dell'altro che mi garantisca di esseere protetto ma che può diventare costrittivo e soffocarmi.
    man mano nelle sedute si affaccia questo scenario tematico organizzativo, dapprima a livelli molto semplici, intorno proprio alle scene critiche, che innestano già una prima reazione di sopresa discrepanza su come si spiegava la faccenda. ma non è che ha sostituito credenze, si è riordinato il proprio mondo emotivo e relazionale, nella sua organizzazione comincia ad acchiapaprsi pezzi che prima non poteva permettersi di rendersi esplicito.
    poi se lo vuole, si prosegue nella esplorazione. se vuole.

    spero di essere stato meno oscuro.

    ciaz.

  12. #72
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    ma guarda non so cosa vuoi intendere con sostituire credenze con altre. non è che funziona come se avessimo un archivio di cartelle, e quindi sostiutiamo una cartella sbagliata con una gisuta. o come dici, un file falso con uno vero. nè uno scorretto con uno corretto.
    Voglio intendere che prima si credeva che qualcosa era vero ora non lo si crede più, e magari si crede vero qualcos'altro, cose del genere. Quando parlavo di sostituzione non volevo dire certo che si opera praticamente una sostituzione per modificare certe credenze, bisogna usare comunque sistemi persuasivi, argomentazioni, prove e così via. Non mi sembra che sia un concetto complicato.

    il momento depressivo che ho posto come probabile fase in una terapia, specie quando si fa strada la discrepanza di percezione di come ci descrivamo il nostro mondo prima con quello che emerge, non è un giudizio. è una fase emotiva, tipica quando ci si autoriferisce in modo nuovo elementi che prima pensavamo configurati in altro modo.
    ma il nuovo mondo che emerge non contiene alcuna credenza riguardo a chi siamo, come siamo, come ci vedono gli altri, come ci relazioniamo con gli altri e così via? Emerge un mondo costituito soltanto da emozioni? Nessuna conoscenza?
    Poi di nuovo la frase in neretto contiene comunque in modo un po' nascosto un riferimento alla variazione delle proprie credenze, prima si credeva che certi elementi erano configurati in un certo modo ora non lo si crede più.

    Comunque provo ad interpretare... Con "discrepanza" vuoi dire che si preferisce ancora sotto diversi aspetti il vecchio mondo al nuovo? Si è ormai persuasi che le cose non stanno come credevamo, ma siamo un po' depressi perché tutto sommato preferiremmo che le cose stessero come le descrivevamo prima?

    Va bene questa versione? Io se no altrimenti non riesco a capire perché una persona dovrebbe essere depressa dopo certe variazioni, la "discrepanza" allora è dovuta al fatto che preferiamo il vecchio mondo al nuovo mondo ma siamo persuasi della maggior correttezza ed aderenza ai fatti del nuovo mondo.

    Spero di aver capito.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 29-07-2009 alle ore 02.42.32

  13. #73
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    Riferimento: Con la psicoterapia si può cambiare?

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Voglio intendere che prima si credeva che qualcosa era vero ora non lo si crede più, e magari si crede vero qualcos'altro, cose del genere. Quando parlavo di sostituzione non volevo dire certo che si opera praticamente una sostituzione per modificare certe credenze, bisogna usare comunque sistemi persuasivi, argomentazioni, prove e così via. Non mi sembra che sia un concetto complicato.



    ma il nuovo mondo che emerge non contiene alcuna credenza riguardo a chi siamo, come siamo, come ci vedono gli altri, come ci relazioniamo con gli altri e così via? Emerge un mondo costituito soltanto da emozioni? Nessuna conoscenza?
    Poi di nuovo la frase in neretto contiene comunque in modo un po' nascosto un riferimento alla variazione delle proprie credenze, prima si credeva che certi elementi erano configurati in un certo modo ora non lo si crede più.

    Comunque provo ad interpretare... Con "discrepanza" vuoi dire che si preferisce ancora sotto diversi aspetti il vecchio mondo al nuovo? Si è ormai persuasi che le cose non stanno come credevamo, ma siamo un po' depressi perché tutto sommato preferiremmo che le cose stessero come le descrivevamo prima?

    Va bene questa versione? Io se no altrimenti non riesco a capire perché una persona dovrebbe essere depressa dopo certe variazioni, la "discrepanza" allora è dovuta al fatto che preferiamo il vecchio mondo al nuovo mondo ma siamo persuasi della maggior correttezza ed aderenza ai fatti del nuovo mondo.

    Spero di aver capito.

    Un saluto
    aspetta, io non voglio utilizzare il termine credenza perchè comporta uno sfondo teorico che non condivido. lo dimostra il fatto che ti incastra sulla verità/falsità che questo concetto comporta. non a caso tu coerentemente passi ai sistemi persuasivi, tipico se si usano questi concetti e tipico ad esempio del cognitivismo classico.

    il mondo che emerge è un nuovo livello di autoriordinamento del fluire dell'esperienza immediata con gli altri. gli ingredienti sono sempre gli stessi, non è che vengono propriamente abbandonati! emozioni e spiegazioni, interconnessi.

    come essere viventi, il nostro sistema affettivo emotivo qualifica la nostra esperienza immediata, ci permette di esperire direttamente il nostro sentirci nel mondo. e con l'emergenza del linguaggio le cose si "complessificano" ulteriormente. il fluire dell'esperienza immediata la organizziamo con regole sintatticche e semantiche ect ect.
    ora questi due livelli sono interconnessi. il.ivello affettivo emotivo naturalmente è gerarchicamente fondante, ma deve comunque tenere il passo di quello esplicativo (in quanto essere autoriflessivi, con teorie della mente degli altri e di sè).
    emerge quindi sempre un mondo fatto di emozioni "conosciute", una conoscenza di emozioni (relazioni, teorie del mondo, storia personale ect ect)

    con discrepanza non ti arrovellare troppo. capisco che sono impianti teorici molto particolari.
    allora ti dico, non preferiamo il vecchio mondo, perchè rimane, stiamo parlando di pezzi nostri, propri personali. sarà magari cura del terapeuta valutare come proseguire l'esplorazione (in base al dominio emotivo di organizzazione in cui si muove il pz) affinchè certi passaggi piuttosto che catastrofi siano dei passi graduali. perchè il pz è come il terapeuta, è un sistema che osserva e quindi adatta la realtà alle propria coerenza interna di significati emotivi. il sintomo è un segnale che questo lavoro che fa da una vita non sta funzionando molto bene.

    la fase depressiva l'ho indicata come probabile, ma possono esserci delle altre, panicose, ossessive, deliranti. ma sono un terapeuta, e quindi mi viene spontaneo prevedere prima le fasi di maggiore sofferenza. ma...magari so fare un po' meglio il mio lavoro e riesco a garantire al pz una base di protezione per cui la sua esplorazione non è così "accidentata"....

    vedi, è un lavoro piuttosto duro, e francamente mi fa venire i brividi quando penso che ogni anno si iscrivono nelle facoltà di psicologia migliaia di persone.

    le mie precisazioni non le prendere troppo alla lettera. hanno uno sfondo bibliografico molto ostico (se vuoi in privato posso suggerirti dei riferimenti). in fondo credo che le nostre discrepanze siano molto più smussate rispetto a prima.


    ciaz.

  14. #74
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