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  1. #61
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Intato, chiariamo una cosa: Freud l'inconscio l'ha inventato, non l'ha scoperto (Per una disamina, vedi il Cap. 1 di "Elogio dell'inconscio", Massimo Recalcati).

    Sul resto non ho nulla da dire. Lascio lo studio degli Assoluti a chi ha tempo da perdere. Mi limito a cercare di stare tra gli esseri umani.

    Buona vita
    Guglielmo

    Sulla presunta invenzione dell'inconscio leggiti il messaggio che ho appena mandato a Luigi 84.
    Per il resto: tu dici che dell'Assoluto non ne vuoi sapere, però tendi a proporti con assolutezza. Io invece sto dicendo che con una cosa come l'Assoluto è meglio deporre le armi, perché non c'è niente da poter capire. Apparentemente tu vuoi limitarti alle cose concrete, in realtà fai delle tue cose concrete un assoluto. "Stare tra gli esseri umani" significa proprio accettare il proprio lmite, che francamente nessuna analisi può trascendere.
    Accettare la propria finitudine significa anche accettare l'altro, che è proprio l'altro: quando parliamo con un altro, c'è sempre qualcosa che ci sfugge di lui, con tutto quello che ne consegue. Perciò lo psicologo che pensa di aver trovato la Verità con la sua psicologia non ha trovato proprio nulla.


    Saluti.

    Astolfo

  2. #62
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    Che risposte buffe che date! Adesso l'inconscio sarebbe un'invenzione! Vedo che proprio la voglia di non cambiare a tutti i costi pensiero produce dei contorsionismi da brivido. Certo l'inventiva è una bella cosa, però francamente un'analisi è un'analisi, non un'opera d'arte o la favoletta di un buontempone. Se uno veramente vuole analizzare deve mettere da parte l'invenzioni. Se fosse vero quello che dite, che Freud l'inconscio l'aveva inventato, non vedo perché andare raccontando in giro che era uno psicanalista. L'analista si limita ad analizzare e qualunque invenzione gli è preclusa. Così facendo voi finite addirittura con lo smarrire la stessa nozione di analisi, finendo per precipitare la psicologia nel caos. Così facendo il vostro discorso precipita nell'indistinzione, e tutto vi pare esatto solo perché non distinguete più nulla. E così la psicanalisi invece di progredire cominca a finire.
    Non è un caso che molti psicanalisti vedono un futuro incerto per la psicanalisi e una sua possibile sparizione. Il pericolo non consiste in una forma di impedimento. Non c'è nessuno che vuole proibire la psicanalisi, se si parla dunque di una sua possibile fine il pericolo viene... dagli psicanalisti.
    Insomma francamente il vostro discorso è fumoso, e dove c'è fumo c'è sempre qualcosa che brucia. Non voglio scottarmi appresso a voi, tanti quanti siete.




    Saluti.

    Astolfo
    Relativamente parlando, tu preferisci un'approccio (...) fenomenologico?

    Forse ripetto all'inconscio, vuoi dire che esso era già presente anche in antichi filosofi come Platone, ad es. o poi, Leibneiz?
    Gaia

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  3. #63
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    Sulla presunta invenzione dell'inconscio leggiti il messaggio che ho appena mandato a Luigi 84.
    Per il resto: tu dici che dell'Assoluto non ne vuoi sapere, però tendi a proporti con assolutezza. Io invece sto dicendo che con una cosa come l'Assoluto è meglio deporre le armi, perché non c'è niente da poter capire. Apparentemente tu vuoi limitarti alle cose concrete, in realtà fai delle tue cose concrete un assoluto. "Stare tra gli esseri umani" significa proprio accettare il proprio lmite, che francamente nessuna analisi può trascendere.
    Accettare la propria finitudine significa anche accettare l'altro, che è proprio l'altro: quando parliamo con un altro, c'è sempre qualcosa che ci sfugge di lui, con tutto quello che ne consegue. Perciò lo psicologo che pensa di aver trovato la Verità con la sua psicologia non ha trovato proprio nulla.


    Saluti.

    Astolfo
    Può essere che io tenda a propormi con assolutezza. Tu sei un osservatore esterno rispetto a me stesso, quindi puoi vedere cose che io non sono in grado di vedere.
    Ma non capisco da dove ti salti fuori questo riferimento alla Verità (o alla verità, fa lo stesso). Ho solo detto che mi limito a cercare di stare tra gli esseri umani e, mi dicono, ogni tanto riesco anche ad essere loro di qualche utilità. Ma la verità su di una persona... beh, credo che nemmeno dio la conosca.

    E, poi, io non ho chiesto alla mia analisi di trascendere dei limiti. A dir la verità avevo chiesto alcune cose, che poi si sono trasformate in altre, mentre il Guglielmo che le aveva chieste si era a sua volta trasformato. Non mi interessa di trascendere. La vita è già trascendenza di se stessi, a volerla vivere davvero invece di limitarsi a parlarne.

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  4. #64
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Dove é [I]sepolta[/I] questa Verità di cui possiamo cogliere solo dei frammenti?
    Per Assoluto cosa intendi? Qualcosa come Dio, quale prima fonte di un Mistero o l'Essere Umano inconoscibile a sè stesso oppure entrambi gli aspetti?

    Quandi parli di rapporto del tipo Tu-Tu, ti rifai a Buber?



    No, non pensavo proprio a Buber quando parlavo di quel Tu-Tu; però adesso che mi ci fai pensare Buber cade proprio a proposito. Ho rinfrescato un po' la memoria: in effetti quando io facevo presente quelle "distrazioni", quell'ignorare l'esistenza dell'altro, facevo un discorso proprio analogo a quello di Buber quando distingueva tra dialogo e monologo (lo psicanalista "distratto" corrisponde al monologante di Buber).
    Però l'analogia si ferma qui. Infatti tu giustamente mi chiedi dove sia sepolta questa Verità. In Buber ciò che io chiamo "Assoluto" è separato da ciò che io definisco "relativo", mentre io non penso ad alcuna frattura. Infatti per Buber Dio e mondo sono separati. Penso che questo sia il limite (limite che è anche psicologico) del pensiero di Buber.
    La Verità è dovunque. Comunque io ho tirato in ballo la parola "Dio" perché una parola della nostra cultura, non per far sfociare il discorso necessariamente in una particolare religione o teologia.
    In riferimento alla tua domanda, al tuo modo di intendere questa parola "Dio", rispondo che non penso ad alcun Dio come fonte del Mistero, perché tale affermazione è chiaramente assolutista: se si potesse penetrare il Mistero per riconoscerne una fonte, il Mistero non sarebbbe tale. Non penso l'Assoluto come l'Essere Umano inconoscibile a se stesso, penso che l'essere umano sia un essere relativo come tutte le altre finitezze (sicchè l'inconoscibilità dell'uomo a se stesso rappresenta solo un mistero, ma non il Mistero). Non penso all'Assoluto quindi come a quel Dio né come a quell'Uomo e quindi nemmeno all'Assoluto come a entrambi.

    Inoltre se parlo di Assoluto, non ne parlo con assolutezza. Infatti tutto dipende dalla prospettiva adottata; in un altra prospettiva potrei parlare invece che di assoluto/relativo anche di tutto/parte. Tutti questi termini: Assoluto, Tutto, Mistero, Dio (ammesso che tu convenga che la parola Dio sia adatta allo scopo), non si specificano l'uno con l'altro, non conducono a nessuna conoscenza, nessuna comprensione: sono solo dipendenti dalla varietà delle prospettive: un solo orizzonte, tante prospettive; nessuna comprensione assoluta. E anche questo linguaggio orizzonte/prospettiva, è solo uno dei tanti possibili.
    Quando uno psicologo parla di Sé universale, in fondo non sta tirando fuori che una metafora psicologica, e la psicologia non è un punto di vista assoluto. Quando uno psicologo parla di Verità, pensando di averla raggiunta in qualche modo con la sua psicologia, sta pensando in realtà a un assoluto possedibile, come un giocattolino che si può mettere in tasca e magari donare a qualche adepto. Ma questa concezione è miracolistica, perché l'unica Verità assoluta è quella del Tutto, e noi non siamo che una parte. La parte non può contenere il Tutto, non si può giocare con la Verità come se fosse più piccola di noi.
    Non vedo come si possa affermare, una volta riconosciuto l'inconscio come l'ignoto, di possedere la Verità. Se io sono un piccolo mistero per me, tanto più un mistero sarà tutto il resto. E l'affermazione di un mistero è la scoperta del buio, non della luce.


    Saluti.

    Astolfo

  5. #65
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    astolfo777
    Quando uno psicologo parla di Verità, pensando di averla raggiunta in qualche modo con la sua psicologia, sta pensando in realtà a un assoluto possedibile, come un giocattolino che si può mettere in tasca e magari donare a qualche adepto. Ma questa concezione è miracolistica, perché l'unica Verità assoluta è quella del Tutto, e noi non siamo che una parte. La parte non può contenere il Tutto, non si può giocare con la Verità come se fosse più piccola di noi.
    __________________________________________________ _________________________________
    Questa tua convinzione sulla convinzione di ciò che pensa realmente uno psicologo quando parla di Verità come un assoluto possedibile, da cosa e da dove nasce? Mi sembrerebbe che tu la consideri una caratteristica della "categoria" psicologi. O é sempre interna all'esperienza psicoanalitica?

    Rispetto al Mistero, vuoi dire che anche il Mondo in cui l'uomo é immerso, é un mistero tra gli altri?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 06-11-2009 alle ore 19.05.25
    Gaia

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  6. #66
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Relativamente parlando, tu preferisci un'approccio (...) fenomenologico?

    Forse ripetto all'inconscio, vuoi dire che esso era già presente anche in antichi filosofi come Platone, ad es. o poi, Leibneiz?

    Non volevo complicarmi la vita con la fenomenologia.
    Un uomo si accorge di essere molto ansioso e va da uno psicanalista.
    "Dottore, sono ansioso, mi aiuti." Il dottore rileva che il soggetto è davvero ansioso. Non c'è dubbio che il dottore non è stato certo stato il primo ad accorgersi dell'ansia di quell'uomo.
    Lo stesso è avvenuto con l'inconscio. Dalla lettura di alcuni testi filosofici si rileva che l'inconscio era stato scoperto già dalla filosofia prima che Freud lo avesse posto all'attenzione della psicologia.
    E non credo che convenga cercare destituire di ogni possibile valore conoscitivo la filosofia, tanto quanto non converrebbe far conto che quell'uomo in ansia non avesse detto niente a quel dottore.


    Saluti.

    Astolfo

  7. #67
    Partecipante Esperto L'avatar di missfreedom
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Ciao Astolfo,

    accade che faccia dell'ironia per stemperare i toni di un discorso che a me pare già fin troppo asmatico dal momento che un punto di accordo proprio non lo si trova, però capisco che possa apparirti irriverente e mi pare che pure sia soggettivo, dunque non posso biasimarti. Personalmente eviterei di tediare chi ci legge con dispute abuliche su chi, tra noi, abbia ragione o meno: non è questo il punto centrale del discorso né è nel mio interesse convincerti del fatto che ciò che sostengo sia calzante. Credo sia intorno alla validità-convenienza o meno del metodo in questione che rimbalza ogni parola, dunque è a questo che penso di rispondere; anche perché rispondere a tutte le altre questioni non avrebbe senso dal momento che io rispetto il tuo punto di vista - in quanto ti ritengo un Essere Libero di mantenere le distanze da signora psicoanalisi e darsi in pasto anche a se stesso come unico dententore della propria verità - ma tu non stai rispettando il mio perché vorresti vedermi ammettere che è un metodo inefficace quello che io ritengo giusto-per-me e di cui pure mi avvalgo per la mia salute nel momento attuale (cioè, renditi conto del fatto che la pretesa in sé mi appare surreale). Sarà pure che l'intuizione mi si annebbia e m'abbandona, ma proprio non capisco perché dovrei appoggiare questo punto, né vedo il modo in cui io possa farlo. Sicché penso di fornirti un contributo ultimo e di congedarmi lasciando ad altri la possibilità di fornirti un ascolto che sia migliore; nel frattempo, da parte mia, mi impegnerò a lavorare sul Rifiuto che ho dell'altro cosicché possa rendere proficuo il tempo e le mie modalità d'interazione; si sa mai dovessi danneggiare qualcheduno in modo irreversibile, poi penso... chissà che non l'abbia fatto già [...]. Concludendo riporto una tua frase, secondo me cruciale per farti capire cosa voglio intendere quando dico che non c'è una sola verità:

    "Non è necessario avere una conoscenza del metodo per poter attuare una critica, basta averlo sperimentato e averne saggiati gli effetti sulla nostra vita. Infatti in questione non è la coerenza interna di un metodo, la sua validità, ma la sua convenienza."

    Ora, sorvolando sul fatto che non è detto che una cosa debba essere conveniente piuttosto che valida; fermo restando che che può esserlo per te e comunque. Ciò che è per te importante, non è detto che debba esserlo per il restante mondo, il quale, avendo saggiato a sua volta gli effetti del metodo in questione sulla propria pelle, può ben dire di concordare con quanto da te sostenuto, ma anche no - in relazione alle singole esperienze: a me conviene, personalmente [e scusa se non è abbastanza].

    Nota a margine: Basaglia era uno Psichiatra e non credo di avere alcunché da contestargli, era uno che nella sua professione ci ha creduto fino a farne motivo d'esistenza: migliorando di gran lunga la posizione del paziente, del resto mi pare fosse uno capace di fare il suo lavoro. Non mi stupisce che tu o chiunque altro - io stessa - possa condividerne la correttezza di principi e l'onestà, sono pochi gli psichiatri di una certa stoffa [...] ammesso ce ne siano come Lui [...].


    Buona serata astolfo,
    e buona vita.
    Siamo noi gli inabili che pure avendo a volte non diamo. R. Zero

  8. #68
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    astolfo777
    Quando uno psicologo parla di Verità, pensando di averla raggiunta in qualche modo con la sua psicologia, sta pensando in realtà a un assoluto possedibile, come un giocattolino che si può mettere in tasca e magari donare a qualche adepto. Ma questa concezione è miracolistica, perché l'unica Verità assoluta è quella del Tutto, e noi non siamo che una parte. La parte non può contenere il Tutto, non si può giocare con la Verità come se fosse più piccola di noi.
    __________________________________________________ _________________________________
    Questa tua convinzione sulla convinzione di ciò che pensa realmente uno psicologo quando parla di Verità come un assoluto possedibile, da cosa e da dove nasce? Mi sembrerebbe che tu la consideri una caratteristica della "categoria" psicologi. O é sempre interna all'esperienza psicoanalitica?

    Rispetto al Mistero, vuoi dire che anche il Mondo in cui l'uomo é immerso, é un mistero tra gli altri?

    Non è una caratteristica della "categoria" psicologi. E' interna all'esperienza psicanalitica, tanto è vero che sono partito citando Jung, ed è anche esterna; e questo perché la psicologia è solo una delle tante forme di conoscenza; ma qui mi interessa questa esternità solo vista dalla psicologia.
    In un altro messaggio dicevo che la psicologia ha la possibilità di riconoscere il non psicologico.

    Sì, anche il Mondo è un mistero tra gli altri. Penso che "Mondo" sia qualcosa di piuttosto limitato, dunque non sia il Mistero cui alludevo, pur essendone interno.


    Saluti.

    Astolfo

  9. #69
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    Non volevo complicarmi la vita con la fenomenologia.
    Un uomo si accorge di essere molto ansioso e va da uno psicanalista.
    "Dottore, sono ansioso, mi aiuti." Il dottore rileva che il soggetto è davvero ansioso. Non c'è dubbio che il dottore non è stato certo stato il primo ad accorgersi dell'ansia di quell'uomo.
    Lo stesso è avvenuto con l'inconscio. Dalla lettura di alcuni testi filosofici si rileva che l'inconscio era stato scoperto già dalla filosofia prima che Freud lo avesse posto all'attenzione della psicologia.
    E non credo che convenga cercare destituire di ogni possibile valore conoscitivo la filosofia, tanto quanto non converrebbe far conto che quell'uomo in ansia non avesse detto niente a quel dottore.

    Saluti.

    Astolfo
    Non solo dalla filosofia, ma anche dalla letteratura (lo stesso Freud testimoniò circa il suo debito in proposito in alcuni lavori, e molto più dopo di lui), dall'arte e dalla musica, oltre che dalla storia. Dalla fisica, da altre discipline...

    Posso chiederti se tu vuoi dire che una persona che dice qualcosa ad un dottore e non viene né si sente, ascoltata, può trovarsi involontariamente, in una situazione di malessere crescente fino a "rinunciare" ad essere ascoltata, nell'ambito di quel "rapporto", in cui tuttavia, si sente in qualche modo impigliata per un periodo?
    Gaia

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  10. #70
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    Non è una caratteristica della "categoria" psicologi. E' interna all'esperienza psicanalitica, tanto è vero che sono partito citando Jung, ed è anche esterna; e questo perché la psicologia è solo una delle tante forme di conoscenza; ma qui mi interessa questa esternità solo vista dalla psicologia.
    In un altro messaggio dicevo che la psicologia ha la possibilità di riconoscere il non psicologico.

    Sì, anche il Mondo è un mistero tra gli altri. Penso che "Mondo" sia qualcosa di piuttosto limitato, dunque non sia il Mistero cui alludevo, pur essendone interno.

    Saluti.

    Astolfo
    Il Mistero cui alludevi riguarda i diversi modi con cui può essere esperito questo Mondo tra i Mondi possibili per le Persone?
    Gaia

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  11. #71
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    Che risposte buffe che date! Adesso l'inconscio sarebbe un'invenzione! Vedo che proprio la voglia di non cambiare a tutti i costi pensiero produce dei contorsionismi da brivido.
    Avevo riproposto l'intervento di willy perchè cadeva per benino sulla nostra discussione: l'invenzione dell'inconscio è infatti un tipo di sguardo quale si evince dal libro di Recalcati e che procede lungo una tradizione più che fruttuosa che è quella lacaniana. Lì si parla nella fattispecie di 'inconscio freudiano' che è qualcosa di ben diverso, così prosegue, dall'inconscio quale è stato di volta in volta sogguardato dalla filosofia e dalla psicologia prefreudiana. Ma ti consiglio di leggere il libretto a questo punto dato che è molto bello e anche perchè ti eviterebbe, in futuro, la quasi figura che hai fatto: avendo tu rigettato senza il confronto il tema dell'invenzione dell'inconscio ti sei preclusa la via dell'ascolto o quanto meno la possibilità di avvicinarti ad un concetto (l'inconscio freudiano) quale è stato sviluppato da alcuni autori. Nessuna risposta buffa come vedi ma solo una gran varietà di problemi.

    Saluti,
    Luigi

  12. #72
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da astolfo777 Visualizza messaggio
    la psicologia è solo una delle tante forme di conoscenza;
    Ma come si fa a lasciarsi andare a delle 'leggerezze' simili? Mi sembri oltretutto molto sensibile ai problemi filosofici dunque: come può la ''psicologia'' (prendiamola nel suo aspetto essenziale e non nelle sue declinazioni tecniche) essere una fra le tante forme di ''conoscenza''? Ti chiederei cos'è ''conoscenza'' a questo punto, e poi di spiegarmi come la intendi svincolare dal terreno psichico, e poi come intendi procurarti uno sguardo in tal modo 'castrato' che possa vedere o concepire una forma di relazione gnoseologica col mondo più primitiva rispetto alla relazione o apertura psicologica al mondo...certo, noi qui parliamo di psicologia quale è contenuta nei testi scientifici, ma, visto che ti piace la filosofia, sei sicuro di possedere un dato unitario che tu chiami,appunto, ''psicologia''? Che cos'è allora, e intanto, questa psicologia? Capisci bene che, perlomeno, ci sarebbe da fare un lungo lavoro storico e filologico prima di mettersi al tavolo delle trattative.

    Ps. Mi pare che in più parti sostieni il valore dell'indagine filosofica: io sono d'accordo (sono laureato in filosofia giusto per una cronaca inutile) ma non mi sembra che qui qualcuno abbia mai messo in circolazione un'idea contraria. Gaia per esempio è un ottimo esempio di 'interrogazione' filosofica (): si ascolta e si chiede ragione degli argomenti altrui. Non è già filosofia questo? O non è già un pendere dalla bocca del 'mistero' l'ascolto?

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 06-11-2009 alle ore 20.29.18

  13. #73
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Il Mistero cui alludevi riguarda i diversi modi con cui può essere esperito questo Mondo tra i Mondi possibili per le Persone?

    No, quando dico Mistero penso a un oltre (però non a un al di là).

  14. #74
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Avevo riproposto l'intervento di willy perchè cadeva per benino sulla nostra discussione: l'invenzione dell'inconscio è infatti un tipo di sguardo quale si evince dal libro di Recalcati e che procede lungo una tradizione più che fruttuosa che è quella lacaniana. Lì si parla nella fattispecie di 'inconscio freudiano' che è qualcosa di ben diverso, così prosegue, dall'inconscio quale è stato di volta in volta sogguardato dalla filosofia e dalla psicologia prefreudiana. Ma ti consiglio di leggere il libretto a questo punto dato che è molto bello e anche perchè ti eviterebbe, in futuro, la quasi figura che hai fatto: avendo tu rigettato senza il confronto il tema dell'invenzione dell'inconscio ti sei preclusa la via dell'ascolto o quanto meno la possibilità di avvicinarti ad un concetto (l'inconscio freudiano) quale è stato sviluppato da alcuni autori. Nessuna risposta buffa come vedi ma solo una gran varietà di problemi.

    Saluti,
    Luigi

    Tutto sommato io credo di avere un'idea di che cosa sia l'inconscio freudiano. Tuttavia penso di averne un'idea ben diversa da quella che ne potrebbe avere un freudiano. Penso che inquadrare una cosa in un contesto ce la faccia vedere in un modo diverso.
    Onestamente penso che quando la psicanalisi freudiana si metta in concorrenza con la psicologia analitica o con un'altra che abbia ampliato gli orizzonti di Freud, entri in corto circuito.
    Per questo mi sento di dire che quando opponi l'inconscio come invenzione all'inconscio come scoperta, dicendo: l'inconscio non è scoperta, è invenzione, stai facendo un'operazione secondo me sbagliata.
    Credo che non sia possibile leggere la psicologia analitica attraverso la psicanalisi freudiana e al contempo "contro" la psicologia analitica, dato che è la psicologia analitica ad includere in sé la psicanalisi freudiana e non viceversa.
    Io non ho letto il libro che mi hai consigliato, cercherò di trovare il tempo per farlo, visto che è anche piccolo se ho ben capito.
    Quando sento parlare di "inconscio freudiano" però sento puzza di bruciato, perché Freud era una sola persona e ogni persona è diversa, per cui preferisco l'espressione "inconscio personale", la quale mi evita di trattare l'Edipo come l'unico simbolo del dramma di una persona, mentre in realtà è solo uno degli infiniti possibili, tutti equivalenti in definitiva. In questo senso potrei parlare di invenzione: l'Edipo è la grande invenzione di Freud, e milioni di persone ne sono rimaste affascinate e hanno cercato di vedere il proprio dramma attraverso gli occhi di Freud. In questo senso parlare di invenzione può essere liberatorio.
    Ma tu certamente non volevi dire questo. Tuttavia resto dalla mia: se tu vuoi opporre l'invenzione alla scoperta, secondo me finisci in tilt. E' un giudizio che mi sono sentito di dare al buio, poi vedrò, potendo, cosa c'è scritto nel libro che mi hai consigliato.


    Saluti.

    Astolfo

  15. #75
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    Riferimento: Terapia psicoanalitica: approccio freudiano e/o junghiano

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Ma come si fa a lasciarsi andare a delle 'leggerezze' simili? Mi sembri oltretutto molto sensibile ai problemi filosofici dunque: come può la ''psicologia'' (prendiamola nel suo aspetto essenziale e non nelle sue declinazioni tecniche) essere una fra le tante forme di ''conoscenza''? Ti chiederei cos'è ''conoscenza'' a questo punto, e poi di spiegarmi come la intendi svincolare dal terreno psichico, e poi come intendi procurarti uno sguardo in tal modo 'castrato' che possa vedere o concepire una forma di relazione gnoseologica col mondo più primitiva rispetto alla relazione o apertura psicologica al mondo...certo, noi qui parliamo di psicologia quale è contenuta nei testi scientifici, ma, visto che ti piace la filosofia, sei sicuro di possedere un dato unitario che tu chiami,appunto, ''psicologia''? Che cos'è allora, e intanto, questa psicologia? Capisci bene che, perlomeno, ci sarebbe da fare un lungo lavoro storico e filologico prima di mettersi al tavolo delle trattative.

    Ps. Mi pare che in più parti sostieni il valore dell'indagine filosofica: io sono d'accordo (sono laureato in filosofia giusto per una cronaca inutile) ma non mi sembra che qui qualcuno abbia mai messo in circolazione un'idea contraria. Gaia per esempio è un ottimo esempio di 'interrogazione' filosofica (): si ascolta e si chiede ragione degli argomenti altrui. Non è già filosofia questo? O non è già un pendere dalla bocca del 'mistero' l'ascolto?

    Saluti,
    Luigi


    Caro Luigi, sei tu che tenti di attribuire alla psicanalisi il possesso della Verità, dunque sei tu ad aver l'onere della dimostrazione, non io. Io mi contento di mostrare l'illusorietà della tua tesi. Non costruisco proprio niente, non faccio teorie sulla conoscenza, non sto qui a fare lo gnoseologo.
    Se la psicologia fosse l'unica fonte di conoscenza tutti gli uomini sarebbero psicologi. Non mi pare che si possa negare che ciascun uomo ha la sua conoscenza. Ma non trovi che così facendo la stessa nozione di psicologia entrerebbe completamente in crisi? Si precipiterebbe nell'indifferenziato, e buona notte a tutti: finirebbe la psicanalisi. Ci convinceremmo che anche Platone è un grande psicologo quanto Jung, e le facoltà di psicologia potrebbero studiare la teoria delle idee e dimenticare che cosa sia un complesso.
    L'unica strada percorribile per uno psicologo è riconoscere il non psicologico. Per questo parlavo di "psicoidismo" citandoti Jung.

    Mi scuso poi con te e con gli altri se non riesco a rispondere a tutti i messaggi, sto cercando di farlo ma non sempre ce la faccio col tempo.

    Sono d'accordo su quello che dici su Gaia.


    Saluti.

    Astolfo

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