Megiston però secondo me nel tuo discorso si fa un po' confusione tra il concetto di passato vero e proprio, e quello che un soggetto crede sia stato il suo passato. Se qualcuno teorizzasse che un individuo ripete certi schemi in base ad esperienze passate, non sta affermando che li ripete in base a quel che crede ora sia stato il suo passato.
Il passato di una persona lo si può distinguere in soggettivo, quel che la persona crede sia stato il suo passato, ed oggettivo, quel che è avvenuto davvero: le teorizzazioni vertono su quest'altro concetto in genere che va distinto dal primo. Se ci si riferisce al passato vero e proprio e non ad una delle sue possibili ricostruzioni attuali di un certo individuo, abbiamo a che fare con una cosa sola, mentre di ricostruzioni, tra cui molte scorrette, ce ne possono essere miriadi.
C'è chi ipotizza ad esempio che non ci sono mai stati campi di sterminio in Germania, questa però è solo una ricostruzione storica, un racconto che potrebbe essere fittizio,
la storia vera e propria nessuno può costruirla tramite un racconto inventato. Anche se ufficialmente tutti crediamo che qualcosa sia vero, potremmo anche esserci sbagliati rispetto a quel che è successo realmente.
Se non ci fosse un'idea di passato vero e proprio, allora poi a seconda dei
gusti costruttivi si potrebbe pensare che i campi di sterminio per il soggetto A ci sono stati e per il soggetto B no, ed entrambi hanno ugualmente ragione, essendo il passato qualcosa che si costruisce: non so a voi ma questa cosa non mi riesce a convincere perciò questa distinzione tra reale e fittizio va fatta. I due soggetti credono ognuno in un passato diverso e costruiscono ora le loro credenze, ma non bisogna identificare le varie ricostruzioni dei fatti accaduti pensando che non esiste affatto una ricostruzione dei fatti vera.
Se uno psicologo affermasse che "certi schemi l'individuo li ha appresi in passato" non credo voglia affermare solo che "un individuo produce questi schemi adesso in base a quel che crede sia stato il suo passato", gli schemi li ha appresi prima compreso magari quello che gli permette di ricordare qualcosa adesso e di credere in qualche legge di causalità ora. Una pesona può anche dire che si comporta in un certo modo perché ha avuto questa o quell'altra esperienza negativa, costruendo quindi spiegazioni fittizie o campate in aria, ma può continuare ad essere vero che quel che è accaduto causa in buona parte il suo comportamento attuale, comprese le spiegazioni fittizie che il tale individuo costruisce proprio ora, anche queste fanno parte del suo comportamento attuale.
Se la spiegazione del perché una persona fa qualcosa ora, adesso, non la si cerca nel suo passato, più o meno remoto, dove la si dovrebbe andare a cercare? 
Tu spieghi il ripetersi di un comportamento in base al permanere di una certa credenza di cui è convinto il paziente riguardante una legge di causalità tra il suo comportamento attuale e certi eventi passati che ricorda il paziente stesso, ma questa credenza sempre deve esistere nella testa del paziente prima del tuo stesso intevento, che dovrebbe tendere a modificarla ossia a falsificarla. Usi qualcosa di simile anche tu stesso, assumi che ci sia un errore cognitivo da correggere che è comunque causato da un qualche assetto esistente e che si ripeterebbe senza il tuo intervento.
Non è che gli organismi esistono al di fuori del tempo ed il soggetto stesso (qualsiasi cosa sia) esiste al di fuori di questo decorso. "Quel che faccio ora" sempre dipende da "Com'ero fatto prima e da quel che avevo attorno" ed inoltre "Quel che so di essere e quel che credo di avere attorno adesso" dipendono da "Com'ero fatto prima e da quel che avevo attorno" e non soltanto da "Come credevo di essere fatto e da quel che credevo di avere attorno".
Queste cose vanno distinte,
uno psicologo (che è psicoterapeuta) dovrebbe cercare di distinguere tra il passato vero e proprio di una persona, cercando di ipotizzare le possibili cause reali (usando buone teorie psicologiche) dell'attuale comportamento della tal persona, da quelle che espone la persona stessa in base al suo passato ricostruito: mica è detto che queste due cose coincidano, ammesso che possano coincidere. Credere che il comportamento attuale di una persona sia determinato in buona parte da come era fatta e da come ha vissuto non significa credere che la persona debba avere cognizione di come funziona tutto questo. Se un individuo afferma con convinzione che è stata la relazione con i genitori che lo costringe a comportarsi così come si comporta, questo cosa c'entra con come stanno davvero le cose? Per far cambiare idea ad una persona, che magari ha credenze scorrette, non dovremmo più indagare su come si sviluppano gli esseri umani? Dovremmo far cadere ogni spiegazione di tipo causale? Poi una teoria che assume come vero che una serie di schemi un individuo li ha appresi in passato, non implica che debba esser vero che l'individuo ha una qualche cognizione reale di tutto questo processo.
Il processo di desoggettivizzazione sempre un processo che svolge l'organismo è, e sempre deve aver luogo grazie a com'è costituito questo organismo
Un essere umano conosce poco del suo passato o del suo vero funzionamento, poche tracce rispetto a quel che
ha vissuto e quel
che avviene "dentro" di lui realmente. Ad esempio noi camminiamo e parliamo, ma quasi nessuno si ricorda come ha appreso a camminare e parlare, e chi dice di ricordarsi magari si aiuta molto con l'immaginazione. Il metodo introspettivo ha i suoi limiti, per questo da un po' di anni a questa parte, se si vuole effettuare qualche ricerca in questo campo, si tende ad osservare i bambini direttamente e non si prende più per buono come punto di partenza quel che gli adulti credono di aver fatto quando erano bambini. Perciò le varie teorie psicologiche usate per spiegare il comportamento e la psiche umana vanno distinte dalle teorie costruite dal singolo individuo usando l'introspezione per spiegare il proprio comportamento. Questi due piani non vanno confusi. Anche se in ambito psicoterapeutico può risultare utile
smontare le teorie introspettive ed individuali, questo atteggiamento non implica che si debbano far cadere tutte le teorie psicologiche che utilizzano relazioni causali.
Saluti