
Originalmente inviato da
PsicoArt
Buongiorno ragazzi
vi aggiorno su quanto accaduto alla mia ormai ex scuola di counseling che alla notizia che non intendevo continuare ha reagito con una vera e propria campagna di marketing che mi ha lasciato perplesso. A parte riaffermare come ciò che conti per iniziare a lavorare sia il titolo di counselor e non quello di psicologo, le direttrici in aula hanno ribadito ai non psicologi aspiranti counselor che: 1) oggi la maggior parte dei clienti non cerca più una psicoterapia o uno psicologo ma il counseling in quanto si adatta meglio alle loro esigenze e bisogni. Il futuro è dei counselors quindi, tanto che loro, psicologhe e psicoterapeute, ormai fanno quasi solo counseling perchè questo la gente chiede; 2) la vera formazione è quella della scuola di counseling in quanto solo lì si impara a praticare ascolto, sostegno, aiuto, mentre la laurea in psicologia ha un valore teorico che non è necessario per lavorare nella pratica. Hanno ribadito che in tutti i casi di crisi, separazioni, orientamento, problemi legati ai compiti evolutivi, cambiamenti di vita, insicurezze di vario genere ciò che serve è il counselor e non lo psicologo, tanto meno lo psicoterapeuta; 3) hanno inoltre affermato - e questo mi pare notevole - che tutto ciò che non comporta la patologia può essere affrontato dal counselor e che inoltre, dopo un'adeguato numero di ore di colloqui e supervisioni è possibile diventare counseliors clinici e quindi affrontare anche la patologia.
A me non risulta che l'ambito clinico possa essere di competenza di qualcuno che non sia psicologo o medico. Mi ha lasciato perplesso il modo in cui hanno con estrema fermezza promosso il counseling. Le 15 persone in aula naturalmente pensano di poter poi svolgere tutti gli interventi da loro elencati, quindi ci sono persone che lavoreranno come counselor trattando tutti i disagi non patologici e che magari pensano di trattare a un certo punto anche la patologia grazie alla loro esperienza di counseling.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Il fatto che una scuola venda il counseling in questo modo e quindi formi persone che si applicheranno in questi settori è assolutamente corretto dal punto di vista della regolamentazione professionale?
le due ore di descrizione dei compiti del counselor in aula non hanno mai menzionato in senso positivo la necessità di una laurea in psicologia, considerata invece una formaizone teorica assolutamente trascurabile per lavorare con il disagio psicologico non patologico. E' stato anche precisato che tutti gli elementi di psicologia utili al counseling fengono insegnati dalla scuola triennale. Qualcuno ha espresso il rammarico di non aver fatto psicologia all'università e la risposta è stata che per lavorare basta la scuola di counseling, che è altra cosa dalla laurea e forma in maniera più completa e professionalizzante.
Mi sarebbe piaciuto che in aula ci fosse il nostro Nicola visto che sa bene, certamente meglio di me, dove si collocano i confini professionali e dove si colloca l'abuso.