Le gli esponenti delle teorie "relazionali" contano tra le loro fila, oltre al più volte citato Mitchell ed altri formatisi al Allanson White Institute, (di derivazione sullivaniana, dunque per tramite della Thompson, legati al buon Ferenczi) che per chiarezza vengono identificati come "relational track" o "relazionali americani", anche analisti IPA (Ferro, Borgogno, Ogden, Renik, Cooper, Grotstein, per citarne alcuni...), prendono le mosse da alcune constatazioni della scuola kleiniana argentina (Racker, Baranger) e di Bion per concepire la situazione analitica come intrinsecamente bipersonale (c.d. "teorie del campo analitico", sempre per chiarezza). Non mi dilungo sulle differenze tra tutti questi autori, tuttavia è evidente che il minimo comune denominatore risieda nel ritenere che l'analista sia inevitabilmente coinvolto nel processo analitico e che, allo stesso modo del paziente, ci metta del suo - che piaccia o no - mediante controidentificazioni proiettive, controtransfert incrociati e quant'altro. Per questo motivo si è parlato anche di "mito" della neutralità analitica (Renik) e si è giunti seppur da provenienze differenti, ad una riflessione critica sul concetto di neturalità e partecipazione.
Per venire alle tue questioni quindi:
Siamo chiaramente tutti persone e ci metteremo del nostro in quanto soggetti. Con la differenza che l'analista - se non troppo accecato dal proprio desiderio - ha anche la possibilità di leggere insieme al paziente (e qui sta la co-costruzione) da una posizione terza (Ogden) o emergendo dal campo bipersonale (Ferro) il materiale portato da entrambi.
In quest'ottica avviene esattamente il contrario: nessun intento educativo ma solo l'interpretazione del transfert che coinvolge anche l'analista e da lì prende le mosse. Potresti trovare interessanti esempi tecnici di tutto ciò, inseriti in contesto bioniano in Reverie ed interpretazione di Th. Ogden.
Il rischio di educare, al contrario, può essere presente nella pretesa di poter scomparire con la conseguente creazione di scotomi del campo da cui agire il proprio desiderio (e il paziente si deve adattare...)
Saluti








Rispondi citando
), citai. Nella mia personale convinzione che, tutto, nell'analista è ''capovolto'', ''paradossale''...cosicchè egli potrebbe veramente esser definito un ''altro'' maestro (perchè l'analisi, in ogni caso, qualcosa la fa ''sapere''):
...e controlla bene in caso avessi dimenticato qualcosa sui fornelli...che si brucia tutto!

ora è sufficiente che qualcuno non si chieda perchè continuo a intervenire