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  1. #76
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    non ho capito tutti i punti della tua discussione. Hai scritto in modo un po' frettoloso e alcuni passaggi si perdono ma il concetto è: io penso che dovremmo mobilitarci ma non concordo che la cosa debba essere spontanea: ho l'impressione che - in una posizione che io definirei addirittura antipsicologica - gli organizzatori di queste manifestazioni abbiano una concenzione quasi magica e sicuramente folk psychology della realtà delle organizzazioni e del lavoro. Vi è mai passato per la mente di utilizzare gli strumenti della psicologia a nostro favore e per far funzionare le NOSTRE organizzazioni e le NOSTRE attività in modo migliore o su come INFLUENZARE l'utenza dei nostri servizi così poco sensibilizzata ai problemi della nostra disciplina (e, aggiungo, come potrebbe essere altrimenti?)? Se la risposta a questa domanda è no o si ci ho provato ma non ci sono riuscito non mi stupirei del fatto che non riusciate a trovare lavoro. Uno psicologo che non è in grado di usare le proprie abilità e conoscenze (accademiche e non) a proprio servizio è un professionista mediocre e sinceramente io non avrei tanta voglia di assumerlo in un ente/azienda, pubblico o privato... non vedo nemmeno perchè dovrebbe essere diversamente. L'attuale andamento dell'Ordine mi fa capire che esso è gestito da persone poco competenti e che non stiamo usando in modo consapevole e corretto le nostre conoscenze scientifiche sull'argomento: le aziende si rivolgono agli psicologi per sapere come costruire un organigramma o chi selezionare per un dato posto di responsabilità: cosa credete che possa insegnare la psicologia se non attua essa stessa le selezioni e le scelte organizzative che dovremmo sapere. Io penso che proverei la stessa cosa che ha provato a mio padre quando un medico (a proposito dei medici che ci rubano la psicologia clinica... mah...) in abbondante sovrappeso e con la sigaretta in bocca (e le dita macchiate di nicotina) gli disse: '' lei deve smettere di fumare e mettersi a dieta''.
    A voi le conclusioni.

    Fabri

    P.S. Ripeto la mia convinzione: ci sarà sempre spazio per chi ha voglia di fare e possiede le competenze per farlo.

  2. #77
    Postatore Compulsivo L'avatar di Itsuki
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    ahahahah bellissimo esempio quello del medico...

    cmq è una cosa che sostengo da molto tempo anch'io: com'è possibile che nelle nostre stesse facoltà di psicologia ci sia un'organizzazione da schifo, degli esami palesemente stressanti, dei prof che ti ridicolizzano sadicamente davanti a tutti, un carico di lavoro a volte eccessivo e soprattutto una mancanza di disponibilità delle informazioni paurosa? com'è possibile che le teorie che studiamo e apprendiamo, e che si suppone i prof conoscano, non vengano applicate nel campo stesso in cui questa conoscenza viene offerta? è un forte controsenso che mi ha sempre lasciata sbigottita...

    immagino che nemmeno l'ordine degli psicologi utilizzi al meglio le conoscenze di cui (dovrebbe) disporre per amministrare in modo logico, eticamente ammissibile e soprattutto coerente la sua stessa associazione...

    ...la domanda è: ma allora siamo tutti scemi?
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  3. #78
    psicosarix
    Ospite non registrato
    ... qualche riflessione:

    a)ADOLESCENZA
    b)DISSOCIAZIONE
    c)RACCOMANDAZIONI

    a)la psicologia è una scienza MOLTO giovane, in generale, in Italia è addirittura ancora "fanciullina", ma lo sapete che è solo dagli anni '90 (del '900) che esiste una facoltà di psicologia? prima era un corso di laurea di magistero o lettere e filosofia. poi non si è dato molto spazio alle branche non cliniche della psicologia con il risultato che ogi tutti rosicchiano pezzi del sapere psicologico e mettono su baracconi di pseudopsicologia;

    b) la professione di psicologo è stata regolata da una legge dello stato SOLO nel 1989! prima chiunque ne avesse voglia con un paio di esametti in psicologia e un po' di formazione post lauream (che però era assolutamente facoltativa) poteva fare lo psiologo. non è raro che i responsabili dei servizi di psicologia siano laureati in filisofia o scienze politiche o sociologia o pedagogia e i nostri prof. non fanno eccezione, questo ha messo l'accademia e la proessione du due piani lontani, diversi e spesso non contigui! non ci dobbiamo stupire se poi veniamo fuori dall'univ. senza strumenti pratici o i prof non si comportano da psicologi ...;

    c)mi spiace Fabri, ma chi vale ha una possibilità solo se nei paraggi non ci sono raccomandati, poi sicuramente ciò vale più per certi ambiti (tipo gli ospedali o il pubblico) e meno per altri!

  4. #79
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    x Itsuki: si direi parole sacrosante, sono perplessità che condivido pienamente.

    La psicologia per gli psicologi (in università ma anche fuori) è spesso un optional: spesso lo psicologo (per rifarmi al post successivo di psicosarix) è chi lo psicologo la fa e non chi lo E'. Personalmente ritengo che tra un psicologo facente funzione e uno laureato di differenza ce ne sia parecchia e non solo sulla carta ma sulla pratica: penso che tra una persona con i titoli e uno che 'fa' lo psicologo ma è commercialista o è semplicemente un laureato in psicologia non ci sia nulla da dire... però è anche vero che fregiandoci di alcuni strumenti tecnici che non sono leggibili o utilizzabili da psicologi poco competenti o facente funzione (come i test) saremmo in grado di aumentare la nostra credibilità e potremo differenziarci con più efficacia da altre professioni o competenze limitrofe (ad es. psicoterapeuta vs counselor). Penso che l'esempio dei medici di inserire l'uso di strumenti tecnici e capacità distintive come leggere radiografie,analisi, eseguire dei test manuali, test strumentali ecc... hanno dato visibilità sociale alla propria professione e hanno contemporaneamente implementato i livelli discientificità del mestiere (non so se ci ricordiamo che nel 700 la medicina era peggio della religione e si curava praticamente tutto a colpi di sanguisughe e filtri magici... direi che di passi in avanti ne hanno fatti).

    x psicosarix:
    A) la psicologia è giovane ma è fatta di persone di scarsa qualità almeno al 50%, persone che pensano che psicologia sia la versione 'facile' e dal volto 'umano' di medicina o che pensano che 'voler' aiutare gli altri sia sinonimo di aiutarli davvero. Sono sicuro che in una comunità di fisici le cose non sarebbero andate meglio: è necessario capire che quello che non si è fatto prima viene pagato dopo: volevate gli esami facili facili... senza la matematica e i numeri? Beh allora vi prendete anche lo stomaco vuoto e le domande 'scusi ma lei è psicologo? Allora mi legge nella mente?'. La psicologia non annulla il buonsenso, i canoni sociali nè tantomeno le ben note leggi di causa ---> effetto come invece sembra che si speri... la magia non funzionava ai tempi di Merlino figuriamoci oggi...
    B) La professione di psicologo è vigente solo dal 1989... un motivo in più per trovare lavoro senzameno! Avete un'idea dello stuolo di danni che docenti, medici, insegnati, genitori, capi di lavoro hanno fatto alle persone che di volta in volta sono stati studenti, figli o dipendenti??? Abbiamo GENI che fanno i bidelli e mediocri che ricoprono ruoli di responsabilità che vanno al di là delle loro capacità! La gente ha FAME di psicologia e non solo di quella clinica! I gruppi, le scuole, le organizzazioni, i singoli, tutti hanno bisogno della nostra materia. E' virtualmente impossibile non trovare lavoro come psicologi, a meno che, ripeto non si sia 50 cani intorno ad un osso e si persegua una politica del posto fisso e statale che sinceramente mi fa molto film anni '50. Fare lo psicologo nel 2005 richiede inventiva, capacità di adattamento, spirito imprenditoriale e competenze: e credimi non vale solo per il settore clinico. Però se tu pensavi che ti avrebbero spalancato le porte di banche, ospedali, imprese, studi beh allora abbiamo vissuto in mondi diversi negli ultimi 15 anni ...

    C) Nel privato non c'è posto per i raccomandati. Se non sai fare non sai fare: è talmente palese che c'è proprio poco da dire o da fare. Ma forse siamo noi psicologi a non avere la coscienza a posto circa quello che sappiamo o non sappiamo fare... o mi sbaglio?

    P.S: l'Uni non ci da competenze pratiche: soluzione: ingegnarsi e SPENDERE quei maledetti soldi che tanto spendiamo in mille cazzate (non da ultimo il weekend a praga o il paio di scarpe nuove) per investire in un corso privato incentrato su uno strumento diagnostico? La parola d'ordine è STARE SVEGLI e MUOVERSI. Perchè aspettare la fine dell'uni quando posso già studiare? Certo che se uno: è già un anno e mezzo fuoricorso al triennio, facciamo 3 anni fuori corso alla specialistica, buca l'esame di stato un paio di volte e al terzo lo passa per culo, e POI si sveglia e dice O MA NON C'E' LAVORO e un secondo dopo: e poi io CHE COSA SO FARE??? ... tu capisci che se questa persona non trova lavoro è un BENE per la comunità e per gli psicologi...
    Spero di aver compiuto anche oggi il mio sporco lavoro di avvocato del diavolo. mi dispiace essere duro con la nostra professione ma è ora (anzi è passata) che ci si faccia un esame di coscienza, ci si guardi negli occhi e ci si renda conto di quello che sappiamo o non sappiamo fare REALMENTE.

  5. #80
    Partecipante Affezionato L'avatar di andreaurbino
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    Urbino
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    89
    Schopenauer (si scriverà così?) diceva che una questione, prima di essere accettata, passa per tre fasi: nella prima viene derisa, nella seconda viene osteggiata, nella terza viene data per scontata. Mi (e Vi) chiedo in quale fase si trova ora la psicologia: di sicuro non la terza.

    Sono daccordo con Daidaidaidai, soprattutto per quanto riguarda la ripulita tra le scuole di psicoterapia (se ho inteso il senso della tua affermazione). Basta con questa proliferazione di scuole private e di mille indirizzi!!! E' vero che una disciplina, quanto più va avanti, più diventa articolata e sfaccettata, ma credo che la complessità vada vista come proliferazione di branche interconnesse (quali neurologia, psichiatria, endocrinologia...) e non come proliferazione di scuole e di mille indirizzi. Questo stato di cose confonde non solo noi poveri neo-laureati, ma anche gli eventuali utenti di uno psicologo, che dovranno confrontarsi con mille modi di pensare. Ben vengano dunque le varie specializzazioni in Psicologia clinica, della salute, in Valutazione psicologica, in Neuropsicologia... e ben vengano le differenziazioni tra i principali approcci teorici, ma basta con tutte queste scuole private che sbandierano il riconoscimento da parte del MURST.

    Capitolo Morelli o chi per lui: proporrei l'esclusione dall'Ordine per chi in TV si comporta in questo modo, per chi ha sempre la risposta pronta, per chi non intraprende mai un discorso scientificamente fondato, per chi non contribuisce a dare un'immagine SCIENTIFICA della psicologia... Gli psicologi in televisione dovrebbero prendere esempio (come sempre) dai medici ospiti dei vari programmi, i quali parlano di prevenzione, di cura, di diagnosi etc., e non si spingono mai a dare risposte azzardate.

    Finchè esisteranno i vari Morelli e Crepet la psicologia non raggiungerà mai la terza fase enunciata dal saggio filosofo.
    - che differenza c'è tra psicologo, psichiatra e psicoanalista?
    - lo psicologo costruisce castelli in aria, lo psichiatra ci abita, lo psicoanalista riscuote l'affitto!

  6. #81
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao andreaurbino,
    si hai compreso perfettamente che cosa intendevo dire sulle scuole di psicoterapia: va benissimo la molteplicità di orientamenti ma da 3, 7, 10 , 12 mettiamo pure 15 orientamenti CONTEMPORANEAMENTE si debba passare alle oltre 60 o 70 scuole rappresentate in italia davvero mi sembra esagerato non è possibile che QUALUNQUE persona possa aprire un NUOVO orientamento.

    Io ho visto con i miei occhi a Urbino come si fondano queste nuove scuole e dubito che questo modo di fare sia positivo per la nostra crescita professionale e la nostra fama! Non parliamo poi dell'IMPOSSIBILITA' di scegliere sia da parte dello studente ma soprattutto da parte del paziente che dovrebbe praticamente essere uno psicologo (e ben informato pure!) per poter discernere tra i diversi approcci e capire qual'è il più idoneo per il suo problema (cosa che dovrebbero fare invece gli stessi psicologi/psicoterapeuti perchè un cliente è un cliente e poi perchè anche io devo mangiare no? Con tutti i soldi che mi chiedono per lo studio lei non sa gli anni che ci vogliono per formare un terapeuta ... bla bla bla ...).

    Non mi stupisco che la signora depressa decida di andare a fare un po' di aquagym invece di affrontare la sua depressione... d'altronde le offerte terapeutiche non sono meno confusionarie dei mille corsi che ti offrono in una qualsiasi palestra dai fiori di bach al massaggio shiatsu passando per il massaggio ayurvedico e il rebirthing (che a proposito è una pratica molto pericolosa che andrebbe fatta sotto scrupolossissimo controllo medico...).

    Accolgo in pieno l'idea di andreurbino di operare un raccoglimento (si come le operazioni, il raccoglimento a fattori) dei diversi orientamenti e capire cosa effettivamente sia ridondante e possa essere soppresso e accorpato con un sapere psicologico ormai consolidato almeno sul modo di operare la psicoterapia (la teoria della terapia è infatti un ambito più complesso che dovremmo discutere in un'altra sede).

    Infine accanto a delle sanzioni punitive ed esemplari verso personaggi che fanno un uso palesemente pubblicitario e farsesco della nostra disciplina io aggiungerei un'opera di divulgazione scientifica sistematica di qualità che aiuti le persone ad avvicinarsi a temi complessi della psicologia accademica e applicata ma in modo serio, ad opera di professionisti della divulgazione, per far capire che oltre ai manuali: come essere felici in 10 minuti ci può essere anche un: Alla scoperta della mente: l'avventura della psicologia scientifica. Vol. I Wundt e i suoi collaboratori ecc...
    I testi già esistenti di questo tipo dovrebbero essere promossi in occasioni pubbliche e televisive o bisognerebbe pubblicarne degli estratti in riviste di divulgazione scientifica di tutto rispetto (non Focus per intenderci...).
    Sono sicuro che è possibile divulgare le nostre conoscenze in modo serio e attendibile come si fa nei settori scientifici quali chimica, fisica e biologia.
    In particolare si potrebbe cominciare a spiegare alla gente che Morelli e Crepet non sono psicologi (e si vede sono dei cani... Crepet poi è proprio un imbecille... mentre Morelli è un coglione palesemente Crepet cerca pure di fare il serio capirai le risate...) e spiegare invece chi è e che cosa fa lo psicologo, quali strumenti usa e perchè no fare qualche piccola collana di saggi televisivi sui grandi della psicologia come Skinner, Neisser, Freud, Wundt, Wertheimer, Piaget ecc... Non sarebbe male che ne dite

    A presto,

    Fabrizio

    Fabrizio

  7. #82
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Se c'è qualcosa che non si capisce nel post che ho scritto è perchè sono rincoglionito scusate ancora...
    Ecco l'errata corrige...
    quando parlo della difficoltà del cliente a orientarsi nel mondo della psicoterapia intendo dire che gli psicoterapeuti si danno molte arie circa le loro 'abilità' o 'abilitazioni' o la loro 'esperienza clinica' ma di fatto non mettendo a servizio del paziente i migliori strumenti che lo possano aiutare a risolvere il suo problema essi falliscono nel fornire al cittadino un servizio aggiornato e competente.
    Per altri ingarbugliamenti scusatemi ma ho bevuto ad una festa con gli amici come si vede dalla doppia firma!...

    Fabrizio

  8. #83
    psicosarix
    Ospite non registrato
    a) e PS: qualche studente potrebbe risentirsi di giudizi così pesanti. spero interpreti nel modo più costruttivo: sei sicuro di non essere passato dal ruolo di avvocato del diavolo a quello di colui che sale sul piedistallo e giudica gli altri guardandoli dall’alto in basso? Fare la parte dell’avvocato del diavolo significa mettere in luce aspetti a cui altri non hanno fatto caso facendo da controaltare e non dire agli altri quello che devono fare, chi sono o come sono

    b) quando una professione è giovane è anche molto fragile e attaccabile da quelle più "antiche, collaudate e potenti", se hai letto l'articolo 1 della legge 89/56 ti renderai conto che vuol dire tutto e nulla, pecca di genericità e se da un lato questo ha favorito i vecchi psicologi, oggi impedisce ai giovani di capire bene chi sono e cosa possono fare e ai Crepet e Morelli vari di fare quello che fanno

    c) ognuno ha le sue esperienze, non ti conosco, non sto a sindacare sulle tue. per quanto mi riguarda ti assicuro che ne ho viste delle "belle"!!!

  9. #84
    Postatore Compulsivo L'avatar di Itsuki
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    il problema è che il punto C) messo in luce da psicosarix è una dura realtà: che in italia il lavoro funzioni parecchio per raccomandazioni e conoscenze è un triste e amara constatazione, non solo una lamentela di chi si affaccia sul modo del lavoro e dice "e io??"
    ...per fortuna c'è ancora posto per quelli che si danno da fare, come dici tu, fabri...ma sono soltanto i posti avanzati dopo che sono stati sistemati quelli che conoscevano qualcuno, parenti, amici, ecc...
    in ogni caso in italia funziona così... magari andiamocene all'estero... quando rimarranno solo vecchi e incompetenti ai posti di comando si cominceranno a chiedere: "ma i giovani?? dove sono finiti...?? perchè in italia ci sono solo vecchi? " e noi, da fuori l'italia, risponderemo: "siamo andati a lavorare dove non ci considerano cacca, ma ci fanno lavorare per quello che siamo in grado di fare..."
    Ultima modifica di Itsuki : 20-12-2005 alle ore 10.57.36
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  10. #85
    psicosarix
    Ospite non registrato
    a)capisco lo sconforto e spesso penso anch'io di andarmene, poi secondo però ci ripenso! dobbiamo restare e cambiare le cose, solo che ci vogliono delle premesse solide e delle unioni forti per farlo, ci vuole organizzazione, collaborazione, idee chiare su chi siamo e cosa facciamo.

    b) la nostra è una scienza giovane, una professione giovane e questo comporta dei pro e dei contro (molti contro). in più viviamo nella realtà e nella società (con tutto quello che questo comporta).
    molto spesso mi viene chiesto : ma chi è e cosa fa uno psicologo? io cerco di spiegarlo, poi però mi trovo difronte a certi psicologi e certi psicochiacchieroni (non solo in tv) che dicono cose diverse e confondono le acque.

    c) credo che si debba intanto puntare a formare UN GRUPPO UNITO: QUELLO DEGLI PSICOLOGI!!! avete mai la sensazione di appartenere ad una categoria che non esiste? totalmente disgregata? io sì! chi siamo? dove siamo? non siamo per nulla visibili. poi siamo anche sommersi dalle raccomandazioni! e altra gente fa il nostro lavoro! (sentito il counseling filosofico!?!?!?!?)

  11. #86
    Postatore Compulsivo L'avatar di Itsuki
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    b) però anche l'informatica è una scienza giovane...addirittura più giovane della psicologia...eppure adesso ha un potere incontrastato...
    in ogni caso la psicologia è nata a fine '800 (la data ufficiale è la solita 1879, ma anche dal 1850 si era cominciato a smuovere qualcosa)...non mi sembra tanto giovane...
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  12. #87
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao psicosarix,
    sottoscrivo in pieno le tue idee.

    e rispondo ai tuoi post:
    a) e PS: qualche studente potrebbe risentirsi di giudizi così pesanti. spero interpreti nel modo più costruttivo: sei sicuro di non essere passato dal ruolo di avvocato del diavolo a quello di colui che sale sul piedistallo e giudica gli altri guardandoli dall’alto in basso? Fare la parte dell’avvocato del diavolo significa mettere in luce aspetti a cui altri non hanno fatto caso facendo da controaltare e non dire agli altri quello che devono fare, chi sono o come sono

    1) non credo di essere salito su di un piedistallo: la domanda che mi pongo è quando un medico ci tiranneggia dicendo che non abbiamo competenze noi abbiamo qualcosa da rispondergli (oltre un bel vaffa sacrosanto) oppure possiamo soltanto dirgli che non capisce perchè non vuole capire. Rispetto ad un atteggiamento troppo psicologistico io opporrei un atteggiamento più rigoroso: senza scadere in eccessi i titoli e i voti non sono carta straccia e questo è bene che anche i più sentimentali e timidi tra di noi lo capiscano, non certo a scopo punitivo ma per incoraggiare a leggere quella riga in più in un libro, ad andare a quel seminario, a fare il volontario per un lavoro non obbligatorio proposto dalla docente e infine a sapersi organizzare e gestire nel mondo dell'università come nel mondo del lavoro. Se non vinciamo la battaglia nel mercato del mondo accademico e del lavoro non avremmo mai la possibilità di fare bene il nostro mestiere: viceversa soltanto dopo aver ottenuto dominio e controllo potremo parlare di concetti psicologici perchè allora le persone ci ascolteranno e vedranno in noi le figure di riferimento alternative al medico o alla madonna che sappiamo di essere. Sono d'accordo con quanto dici circa l'aumentare la visibilità sociale della disciplina ma mi riprendo il mio forcone e dico: non è diventando più buoni che promuoveremo la nostra disciplina, ma diventando più 'cattivi' e competitivi. Solo così un domani potremo parlare di inconscio senza suscitare risolini e ammiccamenti. Io trovo giusto che a noi psicologi a cui vengono affidate persone e organizzazioni si richieda una prova di forza: prima di cambiare il nostro intero sistema sanitario io andrei con i piedi di piombo perchè anche se consideriamo goffi i medici alle prese con disturbi psicologici non dimentichiamo che quello che i medici hanno fatto per la società non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che qualche psicoterapeuta qua e là fa con qualche paziente volenteroso e ben equipaggiato monetariamente...

    b) quando una professione è giovane è anche molto fragile e attaccabile da quelle più "antiche, collaudate e potenti", se hai letto l'articolo 1 della legge 89/56 ti renderai conto che vuol dire tutto e nulla, pecca di genericità e se da un lato questo ha favorito i vecchi psicologi, oggi impedisce ai giovani di capire bene chi sono e cosa possono fare e ai Crepet e Morelli vari di fare quello che fanno


    2) v. la risposta precedente

    c) credo che si debba intanto puntare a formare UN GRUPPO UNITO: QUELLO DEGLI PSICOLOGI!!! avete mai la sensazione di appartenere ad una categoria che non esiste? totalmente disgregata? io sì! chi siamo? dove siamo? non siamo per nulla visibili. poi siamo anche sommersi dalle raccomandazioni! e altra gente fa il nostro lavoro! (sentito il counseling filosofico!?!?!?!?)


    3) fare categoria è importante però dubito che sia un qualcosa che si possa fare andando d'accordo o con metodi democratici; la situazione è così caotica che io adotterei misure restrittive e normative. E soprattutto provvederei a dare una bella piallata alle migliaia di microassociazioni di psicologi che contribuiscono a soddisfare in modo infantile il bisogno di aggregazione della nostra categoria. Oltre a ciò voglio aggregarmi non ad un raduno di amici del cuore o ad una rete di supporto psicologico... voglio essere selezionato o scelto per via dei miei contributi e capacità per far parte di una organizzazione con del potere normativo e decisionale reale su altri psicologi. Le esigenze dell'organizzazione andrebbero per forza a schiacciare alcuni dei bisogni e degli interessi dei singoli ma è il prezzo da pagare per vincere una battaglia che nessuno di noi è in grado di affrontare da solo. La domanda è: si seguirebbe un'organizzazione di questo tipo? O è più comodo fare di testa propria e siamo troppo abituati alla libertà da non riuscire a farsi carico di un impegno?

    Fabrizio

    vedo di risponderti

  13. #88
    psicosarix
    Ospite non registrato
    dunque:

    sono felice di essermi sbagliata ... non siamo saliti sul piedistallo :-)
    nei contenuti concordo totalmente, nel metodo no! e non è per buonismo è che il miglior modo per aiutare le persone a migliorarsi è che scelgano, desiderino o trovino importante farlo (è una lezione fondamentale che si impara nella pratica psicologica).

    1*) banale : la facoltà di Psicologia dovrebbe trovare un equilibrio tra le sue "anime", quella esistenzilista- umanistico- filosofica-ecc. e quella scientifico-psicometrica-ecc. (penso ci siamo capiti) e dovrebbe trovare molta più attinenza col mondo del lavoro.
    all'università danno moltissimo spazio alla dimensione accademica e pochissimo a quella professionale e ognuno va per la sua strada e per il suo orientamento; ergo si dovrebbe ampliare la parte dedicata agli strumenti, senza sacrificare la teoria, che è fondamentale e trovare un accordo su come riunire la psicologia con se stessa (parlo partendo dal v.o., del nuovo ordinamento, non conosco nessuno, a leggere i programmi sul sito sembra bellissimo!)
    ok c'è bisogno di unione, di sinergie e volontà comuni, da tutti i livelli della psicologia

    2*) la legge 56/89 è generica e non spiega quali siano i compiti e gli strumenti peculiari dello psicologo (prevenzione, sostegno, riabilitazione ... non basta aggiungere "psicologico" per dare contenuto alle parole), forse dovremmo pensare ad una revisionatina, anche perchè la psicologia è una cosa che è dovunque e non possiamo impedire agli altri di occuparsi della "dimensione psicologica". è necessario che noi chiriamo i confini che non si possono superare.
    un esempio provocatorio, quando uno si consiglia con l'amico del cuore quello fa un po' lo "psicologo". quando un operatore sociale o sanitario si trova difronte ad una persona deve essere "un po' psicologo" per agganciarlo. ok! è folk psicology, senso comune ... giusto, giustissimo! ma siamo noi che dobbiamo stabilire le competenze ed i confini, gli psicologi professionisti siamo noi, penso sia il minimo che possiamo fare!
    ok c'è bisogno di unione, di sinergie e volontà comuni, da tutti i livelli della psicologia

    3*) la realtà: non basta dire dobbiamo essere più cattivi, non basta la volontà, la grinta, la passione, fosse così facile sarebbero già cambiate le cose. mi sa prorpio che sul piano pratico non basta, dobbiamo fare i conti con la terza dimensione (già la vita è in 3 D), il contesto reale in cui viviamo, la nostra bella Italia, i notri colleghi (a tutti i livelli) e i loro interessi (anche economici o che le cose vadano così), le altre forze professionali, la politica, le leggi, le raccomandazioni, il costume, il senso comune, la tv e le riviste psicologhesi ecc. ecc. ecc. ok c'è bisogno di unione, di sinergie e volontà comuni, da tutti i livelli della psicologia

    secondo me, tutte queste dimensioni devono essere affrontate contemporaneamente cosicchè una tiri un'altra e quell'altra l'altra e la'ltra l'una ... insomma il processo circolare del progresso che funziona per tutte le scienze e professioni tranne che per la nostra, almeno così sembra!

    ok c'è bisogno di unione, di sinergie e volontà comuni, da tutti i livelli della psicologia: come fare in concreto, da dove iniziare? mi sento avvilita!



    Itsuki,
    secondo me, il paragone tiene fino a un certo punto.
    l'informatica è giovanissima, ma è una tecnologia che si basa su scienze antichissime come la matematica.
    il microcip, che ha dato un impulso pazzesco a questa tecnologia, è stato paragonato ad invenzioni come la macchina da stampa di Gutenberg!
    il mercato che questa tecnologia ha aperto (pensa solo ad internet) ha attirato miliardi di risorse da parte dei governi e del mercato, ha cambiato la vita delle persone in modo evidente e tangibile.
    la Psicologia ... forse ha le potenzialità per fare cose simili ... ma per ora, secondo me, con l'informatica condivide solo una cosa la "gioventù"!

  14. #89
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao psicosarix,
    sono d'accordo in tutto tranne che in un uso ingenuo della psicologia con gli psicologi: a mio parere parlando di organizzazioni bisognerebbe parlare più di criteri non psicologi di organizzazazione del personale: trovo che gli strumenti psicologici di cui parli,

    il miglior modo per aiutare le persone a migliorarsi è che scelgano, desiderino o trovino importante farlo (è una lezione fondamentale che si impara nella pratica psicologica).


    Il problema è: la comunità degli psicologi non deve essere ridotta ad un gruppo di auto aiuto! Perchè pensando alle istruzioni da dare ai miei colleghi devo pensare che lo sto 'aiutando a migliorarsi'? A me sembra che una preparazione clinica basata sull'ascolto sia un vero e proprio handicap per gli psicologi e la psicologia; ci troviamo con uno stuolo di persone che in mente hanno l'idea di andare a fare gli psicoterapeuti ma che, per problemi economici o altro, non lo diventeranno mai. Al momento sto svolgendo tirocinio in una cooperativa sociale storica della mia città. Morale della favola: di psicoanalisi e di rapporto duale e di ascolto c'è molto poco anzi pochissimo. La maggior parte delle attività sono collettive, si utilizza ergoterapia e riabilitazione occupazionale (modalità di gestione del disagio mentale che noi psicologi dei buoni sentimenti ignoriamo del tutto o quasi), si utilizzano tecniche basate sulla socializzazione e credimi si fa tutto tranne 'aiutare la persone a migliorarsi'. Quale contributo posso dare come psicologo se la mia idea di aiuto, di intervento e di supervisione prevede tempi e modalità di contatto con i pazienti che sono del tutto assenti sul territorio? Io al contrario tuo non penso che sia il mondo a dover cambiare ma credo che siamo noi psicologi a dover fornire aiuto dove serve e a doverci inserire nei contesti lavorativi e sociali declinando al meglio le nostre conoscenze pratiche e teoriche: queste realtà infatti sono presenti da decenni in molti paesi e prevedono una figura professionale di psicologo clinico ben diversa dalle aspettative.

    Per quanto riguarda la legge essa è vaga per i motivi suddetti: l'equazione psicologia clinica/psicoterapia = psicologia ci ha letteralmente tagliato le gambe così che non è affatto chiaro che cosa si intenda con aiuto, sostegno o recupero 'psicologico'. Non credo che psicometristi psicologi sperimentali o neuropsicologi centrino molto in tutto ciò.
    Gli psicometristi/testisti e i neuropsicologi ad esempio conosco molto bene le caratteristiche i limiti e le prospettive del loro lavoro. Lo stesso dicasi di psicologi sperimentali. A suo modo anche lo psicodiagnosta è ben inquadrato come profilo professionale. Ma che dire dello psicologo clinico? Sa quello che fa/può fare? Io penso che in realtà ci siano in giro troppi psicologi clinici rispetto alle prospettive reali di occupazione e impiego e rispetto ai compiti che concretamente possiamo svolgere. Molto spesso ad esempio andiamo a fare il lavoro di un educatore quando è evidente che per fare questo lavoro è suficiente un percorso accademico più breve e sono necessarie dele conoscenze di pedagogia, storia dell'istruzione, sociologia che sinceramente noi clinici dell'adulto non abbiamo. Uomo avvisato...
    Ditemi cosa ne pensate della mia riflessione.

    Fabrizio

  15. #90
    psicosarix
    Ospite non registrato
    c'è stato un malinteso su quello che volevo dire, forse non mi sono espressa chiaramente. io non intendevo fare gruppi di aiuto per psicologi o simili. intendevo dire che il desiderio di migliorare è qualcosa che deve nascere dalla persona e non qualcosa che puoi imporre con un "atteggiamento più rigoroso". ma i desideri nascono anche da quello che ti mettono di fronte. la critica era rivolta all'università, più in generale alla scuola, che invece di motivare e mettere a disposizione degli studenti gli strumenti per migliorare, li demotiva, li rimbambisce di nozioni, li annega di scadenze, fa pensare loro che l'unico modo per sopravvivere è studiare per passare l'esame e togliersi presto di torno. non dico che ci si devono mettere 10 anni per laurearsi, ma dico che se accade e se la gente è apatica si può dividere la colpa fra studenti e istituzioni.

    poi scusa, ma non capisco alcune cose del tuo intervento:

    dici "A me sembra che una preparazione clinica basata sull'ascolto sia un vero e proprio handicap per gli psicologi e la psicologia". cosa significa? vorresti abolire l'ascolto? (ma le persone comunicano i loro problemi spesso verbalmente e dunque l'ascolto è necessario), lo terresti integrandolo con altri strumenti? (cosa che si può già fare, però, è prorio la peculiarità dello psicologo).

    la Psicologia è una scienza, siamo d'accordo, ma è talmente vasta che con la parola psicologo e psicologia si possono intendere ambiti diversissimi. non ho capito se vorresti trasportare in toto metodi e metodologie di alcune aree ad altre, cosa che credo impossibile. ci sono tante differenze che rendono conto di aspetti sovrapponibili, ma altri non sono sovrapponibili nemmeno con tutta la buona volontà del mondo.
    per fare un esempio è molto diverso l'ambito della psicologia del lavoro e delle organizzazioni da quello della comunità eppure sempre di gruppi si tratta, ma di gruppi ben diversi.

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