Esprimo il mio profondo rispetto per questo viaggio alternativo, ma anche la mia preoccupazione più sincera.
Saluti.
Esprimo il mio profondo rispetto per questo viaggio alternativo, ma anche la mia preoccupazione più sincera.
Saluti.
D'accordissimo, non credo di aver mai detto il contrario. Che ognuno decida per sè, tutto qui.E' che non siamo d'accordo a condurre una vita dallo psicanalista e credo che una persona possa vivere in coscienza e cogliere la tragicità dell'esistenza da solo.
Ah, sì? E se Tizio è ateo o agnostico? Ma al di là di questo, stai facendo, una grande confusione: analisi = confessione religiosa.Soprattutto mi auguro di non dover studiare degli anni per fare questo tipo di attività su una persona, in quanto oltre alla mia professione non credo di dover aiutare nessuno a cogliere nessun senso filosofico-trascendente, per questo ci sono i parroci e la religione.
Nessun tipo di limite? Cioè? Nessuno è obbligato a pagare l'analista. E comunque, viviamo in 1 sistema in cui per comprarti 1 casa devi farti 1 mutuo trentennale, e allora?Poi per carità, fino a quando ci saranno psicanalisti che prendono soldi per 15 anni e nessun tipo di limite andrà tutto bene!
Appunto.Non sta a noi decidere cosa è giusto e cosa sbagliato, sta a chi ha l'autorità per farlo. Questo è semplicemente un forum di discussione e non c'è bisogno di sminuire l'idea dell'altro per valorizzare la propria.
Saluti.
"Pensa un pò ai tuoi, che ai nostri pensiamo da noi!!" :-))))Esprimo il mio profondo rispetto per questo viaggio alternativo, ma anche la mia preoccupazione più sincera.
Saluti.
Questo è un forum di discussione, forse te ne sei dimenticato.. Io stavo facendo un discorso generale e non capisco come in un forum ci si possa sentire colpiti personalmente quando non ci si conosce per niente. Comunque sono orgogliosa di pensare anche alle situazioni degli altri, studio psicologia non a caso, e non essere tanto chiusa solo nel mio mondo.
Saluti.
Tante domande, NESSUNA risposta.
Ikaro si offende perchè sentito preso in causa. Ma non ha capito che l'esempio "da bar" mirava ad estendere le considerazioni di un terapeuta circa la sua relazione con il paziente considerando il "sociale" in cui egli è attivamente immerso, sempre e comunque.
Allo stesso tempo l'esempio mirava a controbilanciare il monismo di una spiegazione implausibile (perchè sbilanciata) data da Baranger a un fallimento del terapeuta.
Esso evidenziava come la conclusione e l'interruzione di una psicoterapia non deve essere letta esclusivamente all'interno della relazione paziente-terapeuta: la gelosia di un marito di una donna in terapia può farla concludere...
La tua risposta, che cambia registro (dal professionale al personale) è decontestualizzata.
Che poi non si debba più considerare la psicoanalisi come una cura ma come una disciplina mistica fine a se stessa - perchè per inciso, stante le parole di ikaro, non se ne capisce lo scopo - è una questione di fondo che, sebbene sentita e risentita, mi lascia preoccupatamente perprlesso.
Se non altro perchè credevo di parlare con colleghi di psicoterapia finalizzata a chi ha un problema psicologico.
Mi chiedo se il paziente, qualora non sia un esperto, ne sia debitamente informato.
La confusione che credi stia facendo ninfaverde, ikaro, non è sua, ma tua: ciò che si legge dai tuoi scritti non dà spazio ad altre interpretazioni. Se non altro per un sintetismo lapidario.
Un'ultima cosa a willy che scrive "Il punto è - anche - che se "dentro" non sai chi sei, anche il "tra gli altri" non ha molto senso."
E' una concezione socratica che divide l'interno dall'esterno che sottintende che l'autenticità sta "dentro". E' realmente così?
Concepisco la cosa al contrario: anzitutto credo che la conoscenza di sè si costruisca e non si scopra; secondariamente ciò avviene "tra le persone", piuttosto che "entro le persone".
Nessuna linearità: l'identità è un processo di costruzione sociale.
Santiago
Ultima modifica di Santiago : 22-07-2007 alle ore 14.50.28
"Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann
Sì, certo, come no, mi sono "offeso" (ma quando mai?) e soprattutto ho le idee più confuse di Ninfaverde e Santiago sulla psicoanalisi, se lo dite voi... ;-)Ikaro si offende perchè sentito preso in causa.
Saluti,
ikaro
P.S. Non ho MAI detto che la psicoanalisi sia 1 disciplina mistica, non mettetemi in bocca quello che non ho detto.
"E questa è la posta in gioco in 1 analisi (o almeno dell'analisi che io sto conoscendo) che vi piaccia oppure no, io sono convinto che la psicoanalisi, anche se può avere un effetto terapeutico, non è principalmente una terapia: l'esperienza psicoanalitica non risolve niente a nessuno, non produce una migliore e più profonda conoscenza di se stessi (semmai produce la consapevolezza di una non-identità dell'uomo a se stesso), né 1 migliore comprensione, ma immette l'individuo nella tragicità della propria esistenza, muovendo da due interrogativi fondamentali: sessualità e morte."
Immettere l'individuo nella tragicità.. lasciamolo al teatro, alla letteratura, alla filosofia. Ciò che la nostra umanità ci offre è un patrimonio accessibile a tutti, non c'è bisogno di pagare uno psicanalista 4 volte a settimana per 10 anni.
Questa è la mia considerazione, la tua è evidentemente diversa e non può che starmi bene così. Se le tue idee sono chiare o no non è certo un problema del forum e tantomeno spero possa esserlo per te un problema quanto le idee degli altri siano chiare. Non andiamo off topic e restiamo ancorati al tema.
PER TE non c'è bisogno né desiderio né interesse, per altri invece c'è questo bisogno, desiderio, interesse di qualcosa di simile alla creazione artistica come giustamente hai colto, il punto è che l'analisi permette di toccare con mano il reale del PROPRIO tragico (cosa che la letteratura, il teatro e la filosofia permettono solo in parte), lo studio dell'analista come palcoscenico è 1 metafora efficace, non capisco perché negare a chi voglia farlo questa possibilità dicendo che "non c'è bisogno di pagare uno psicoanalista", evidentemente per qualcuno non è così, tutto qui, è inutile continuare a dire che un percorso di 10 anni è iatrogeno, i pazienti non sono dei fessi suggestionati da una manica di impostori, se decidono di portare avanti un percorso di 1 certo tipo bene, altrimenti il paziente può concludere in qualsiasi momento, quando cioè si ritiene soddisfatto del lavoro fatto, perchè ha raggiunto gli effetti terapeutici desiderati, ad esempio, magari anche se il lavoro è stato parziale e si potrebbe andare avanti, o quando è insoddisfatto per mille vari motivi.Immettere l'individuo nella tragicità.. lasciamolo al teatro, alla letteratura, alla filosofia. Ciò che la nostra umanità ci offre è un patrimonio accessibile a tutti, non c'è bisogno di pagare uno psicanalista 4 volte a settimana per 10 anni.
Siamo già abbondantemente off topic, mi sa...! ;-)Questa è la mia considerazione, la tua è evidentemente diversa e non può che starmi bene così. Se le tue idee sono chiare o no non è certo un problema del forum e tantomeno spero possa esserlo per te un problema quanto le idee degli altri siano chiare. Non andiamo off topic e restiamo ancorati al tema.
Saluti,
ikaro
Ultima modifica di ikaro78 : 22-07-2007 alle ore 16.52.25
Ai pazienti si potrebbero offrire valide alternative per scoprire il suo essere al mondo, ma mi rendo conto che questo non converrebbe alle tasche. Non prendo il paziente per sciocco, ma sicuramente do maggiore responsabilità all'analista.
Saluti.
Scusate, ma sto perdendo il filo della discussione.
Quanti pazienti di psicoanalisti conoscete che siano in analisi da dieci anni? E, d'altro canto, ho visto terapeuti che si ispirano ad indirizzi teorici diversi e che propugnano la necessità di terapie brevi, iniziare terapie prevedendo 6 mesi e terminarle dopo 4 anni (e posso pure fare nome e cognome, anche se è famoso, ha scritto libri ed è pure impegnato in politica).
Da un altro punto di vista, rimanesse pure in analisi dieci anni, non capisco la polemica da parte di chi dichiara di ispirarsi al costruttivismo. Se ognuno costruisce la propria realtà (cosa sulla quale, peraltro, concordo), a maggior ragione abbiamo diritto anche di costruirci una realtà fatta di dieci anni sul lettino. E' la nostra; non pretendiamo che sia anche di altri. Ma - per me - chiedo che la si rispetti.
Ninfaverde scrive: "Immettere l'individuo nella tragicità.. lasciamolo al teatro, alla letteratura, alla filosofia. Ciò che la nostra umanità ci offre è un patrimonio accessibile a tutti, non c'è bisogno di pagare uno psicanalista 4 volte a settimana per 10 anni."
Ma perché lasciarlo a questi? Quali buone ragioni per farlo? O consideriamo i pazienti come persone, capaci di scegliere, in grado di comprendere, abili, non inetti. O rischiamo di imporre loro le nostre costruzioni del mondo. Rispettabili, ci mancherebbe, ma nostre. E le loro, dove vanno a finire (a proposito di "responsabilità", è più responsabile considerare il paziente come capce di decidere se stare sul lettino dieci anni o decidere per lui che dopo sei mesi è "guarito"?)
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Inoltre, non è accessibile a tutti. Shakespeare è uno sconosciuto per l'85-90% degli italiani, alla pari di Boccaccio, Li Po, Al Ghazali, Chuk Palahniuk e molti altri.
Se poi vogliamo discutere di Monteverdi, della musica "andalus", o dei canti tradizionali degli Arapaho, possiamo anche farlo.
Scusami il tono polemico, ma confondere le proprie capacità e livelli con quelli altrui è un errore serio. In giro io la poca filosofica che vedo è quella della Gazzetta, o di Cosmopolitan. E mi pare giusto così.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
In altre parole per te è essenzialmente 1 questione di soldi e di furbizia dell'analista, perchè è questo che stai dicendo, altro che responsabilità....Ai pazienti si potrebbero offrire valide alternative per scoprire il suo essere al mondo, ma mi rendo conto che questo non converrebbe alle tasche. Non prendo il paziente per sciocco, ma sicuramente do maggiore responsabilità all'analista.
Saluti.
Saluti,
ikaro
Concordo assolutamente con Guglielmo, è 1 questione di rispetto delle scelte altrui, tutto qui, che poi i detrattori pensino che la psicoanalisi sia 1 impostura intellettuale mi sta pure bene, è sempre stato così, del resto.Scusate, ma sto perdendo il filo della discussione.
Quanti pazienti di psicoanalisti conoscete che siano in analisi da dieci anni? E, d'altro canto, ho visto terapeuti che si ispirano ad indirizzi teorici diversi e che propugnano la necessità di terapie brevi, iniziare terapie prevedendo 6 mesi e terminarle dopo 4 anni (e posso pure fare nome e cognome, anche se è famoso, ha scritto libri ed è pure impegnato in politica).
Da un altro punto di vista, rimanesse pure in analisi dieci anni, non capisco la polemica da parte di chi dichiara di ispirarsi al costruttivismo. Se ognuno costruisce la propria realtà (cosa sulla quale, peraltro, concordo), a maggior ragione abbiamo diritto anche di costruirci una realtà fatta di dieci anni sul lettino. E' la nostra; non pretendiamo che sia anche di altri. Ma - per me - chiedo che la si rispetti.
Ninfaverde scrive: "Immettere l'individuo nella tragicità.. lasciamolo al teatro, alla letteratura, alla filosofia. Ciò che la nostra umanità ci offre è un patrimonio accessibile a tutti, non c'è bisogno di pagare uno psicanalista 4 volte a settimana per 10 anni."
Ma perché lasciarlo a questi? Quali buone ragioni per farlo? O consideriamo i pazienti come persone, capaci di scegliere, in grado di comprendere, abili, non inetti. O rischiamo di imporre loro le nostre costruzioni del mondo. Rispettabili, ci mancherebbe, ma nostre. E le loro, dove vanno a finire (a proposito di "responsabilità", è più responsabile considerare il paziente come capce di decidere se stare sul lettino dieci anni o decidere per lui che dopo sei mesi è "guarito"?)
Saluti,
ikaro
Santiago wrote:
Santiago, ero di fretta e non avevo tempo. No. Non penso ci sia una realtà "interna" che vale di più e una "esterna" che vale di meno. Le dicotomie non mi appartengono granché. Il problema è che i livelli si influenzano l'un l'altro. Sono interdipendenti. E non importa molto da dove si parte. Alla fine, che tu tiri un filo o l'altro della matassa, arriverai a qualche nodo."Un'ultima cosa a willy che scrive "Il punto è - anche - che se "dentro" non sai chi sei, anche il "tra gli altri" non ha molto senso."
E' una concezione socratica che divide l'interno dall'esterno che sottintende che l'autenticità sta "dentro". E' realmente così?
Concepisco la cosa al contrario: anzitutto credo che la conoscenza di sè si costruisca e non si scopra; secondariamente ciò avviene "tra le persone", piuttosto che "entro le persone".
Nessuna linearità: l'identità è un processo di costruzione sociale."
L'identità E' un PROCESSO di COSTRUZIONE SOCIALE. E si può decostruire e ricostruire. Per farlo, io scelgo il lettino, altri altre vie.
Io ci metto gli anni che ritengo utile metterci. Altri di più o di meno.
Il problema di fondo è capire se stiamo parlando di diversità o di differenze. Io ritengo che il confronto tra psicoanalisi ed altri metodi terapeutici sia un confronto da portare sul piano delle diversità. Ci saranno cose simili e altre non paragonabili. Come se volessimo confrontare un uomo e una donna. Sono diversi. Non differenti.
Qui, mi pare, si tende a portare il confronto da un piano qualitativo a uno quantitativo. Che è il piano della differenza. Allora si può (finalmente) costruire scale, valutare, dire chi è meglio e chi è peggio, trovare tutti i criteri "oggettivi" del mondo. No problem. E' un'operazione legittima, anche se non la condivido. Ma perde di vista le diversità. Ed è su quello che il mondo vive, dal mio punto di vista.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Forse le tasche dei librai, dei filosofi, dei registi, dei gestori di sale cinematografiche, dei gelatai, dei centri vacanze, delle linee aeree soo pù "rispettabili". Boh.Originariamente postato da ninfaverde
Ai pazienti si potrebbero offrire valide alternative per scoprire il suo essere al mondo, ma mi rendo conto che questo non converrebbe alle tasche. Non prendo il paziente per sciocco, ma sicuramente do maggiore responsabilità all'analista.
Saluti.
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126