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Discussione: Morti sul lavoro

  1. #76
    Postatore Epico L'avatar di terry77dgl
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    Polacco schiacciato da lastra marmo
    L'uomo aveva 34 anni, incidente in fabbrica vicino a Roma

    (ANSA) - ROMA, 8 FEB - Un operaio polacco di 34 anni e' morto stamani in un incidente sul lavoro in una fabbrica di lavorazione di marmi a Pomezia, vicino Roma. Secondo le prime informazioni, l'operaio e' stato schiacciato da una lastra di marmo. Inutili i tentativi degli operatori del 118 subito intervenuti per soccorrere lo straniero. A quanto si e' appreso l'operaio era regolarmente assunto. Per i rilievi sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Pomezia.

  2. #77
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    Trapani e Udine, ancora due vittime del lavoro


    Altro giorno, altre vittime sul lavoro, in una strage infinita che fa più vittime di una guerra. Un operaio, Giovanni Gandolfo, 50 anni, sposato e padre di due figli, è rimasto schiacciato dal muletto che stava guidando e che si è ribaltato. Per estrarre il corpo senza vita dell'operaio sono intervenuti i vigili del fuoco. La dinamica dell'incidente è al vaglio dei carabinieri.

    Un incidente mortale è accaduto sempre lunedì a Felettis di Bicinicco, in provincia di Udine. A morire è un muratore di 62 anni, Justo Octavio Barassi, titolare dell’impresa edile: si trovava su una scala a pioli quando è precipitato a terra da un’altezza di tre metri, morendo sul colpo.

    Ma anche domenica, la strage non si è fermata. Un operaio è morto mentre stava lavorando sul tetto di un capannone. E sempre domenica una giovane donna ha avuto un braccio maciullato nell'impastatrice del pastificio in cui lavora, a Fontenuova in provincia di Roma.

    L'incidente mortale in provincia di Torino, a None, dove Vittorio De Candia, 36 anni, originario di Bari ma residente a Reggio Emilia, è caduto mentre stava montando una telecamera per la videosorveglianza sul tetto di un capannone in lamiera: è precipitato a terra, morendo sul colpo dopo un volo di 5 metri. L’operaio morto, esperto elettricista, era titolare di una ditta individuale che aveva avuto in subappalto il lavoro di tiraggio dei cavi preparatori alla sistemazione delle telecamere. Vista la complessità del lavoro aveva chiamato in aiuto il fratello, anche lui elettricista e titolare di un’analoga ditta individuale, Nicola, di 38 anni. Ai due erano state fornite due piattaforme per la sicurezza, per ridurre il più possibile i rischi, ma Vittorio ne avrebbe fatto uso solo per alcuni lavori. Forse per fare più in fretta, sarebbe salito sul tetto del capannone senza imbracatura ed elmetto.

    Sabato Cgil, Cisl, Uil e Ugl avevano espresso «stupore» e «sconcerto» per la richiesta di uno stop alla legge delega sulla sicurezza sollecitato dal vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei, in un'intervista al Sole 24 ore. Per i sindacati confederali lo stop «rimanderebbe di almeno due anni l'adozione di norme che incidano sulla grave situazione della salute e sicurezza». E anche l'Ugl ha chiesto uno sforzo per concludere entro la fine di questa legislatura l'approvazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Bombassei aveva affermato che «nel testo ci sono carenze e criticità», «misure propagandistiche e demagogiche» che inducono a sospettare che siano «motivate da questa fase prelettorale».

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  3. #78
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    Lo so, potrebbe sembrare campagna elettorale, specie oggi, che Veltroni candida l'unico operaio scampato al rogo (tanto poi incontrerà, nel suo stesso gruppo parlamentare, Colaninno, leader dei "giovani industriali"... chissà come farà a stringergli la mano...).

    Ma la metto ugualmente, per non dimenticare.

    Da l'Unità (visto alle 11.57 del 16/02/2008)
    Rogo alla Thyssen, era vero: estintori fuori uso
    Giampiero Rossi

    thyssen krupp vittime sette operai
    Le vittime del rogo

    È arrivata come se non fosse neanche una notizia, eppure è una conferma terribile: la notte del 6 dicembre su 32 estintori presenti nella linea 5 della ThyssenKrupp, cinque erano vuoti e gli altri «non funzionanti». E questa volta non lo dicono le testimonianze emotivamente condizionate dei colleghi dei sette lavoratori uccisi dal rogo del laminatoio ma lo scrivono i vigili del fuoco alla procura della Repubblica di Torino, che indaga per ricostruire le cause della tragedia. La consulenza è stata depositata e adesso è agli atti dell'inchiesta coordinata dal procuratore Raffaele Guariniello.

    I test, condotti alla presenza dei consulenti nominati dalle difese dei manager della multinazionale tedesca finiti sotto indagine e di quelli indicati dalle parti civili, avrebbero fatto emergere precise omissioni sia da parte dell'azienda sia da parte dell'impresa esterna che si occupava della manutenzione. Dunque gli estintori erano effettivamente fuori uso. E non uno o due, bensì 32. Non si tratta di un dettaglio decisivo, probabilmente, per stabilire le responsabilità dell'incidente, perché le cause che hanno trasformato la linea cinque in un lanciafiamme sono sicuramente più complesse, ma di sicuro gettano un'ombra terribile sull'attenzione che la ThyssenKrupp riservava alla tutela dei suoi dipendenti dal momento in cui era stata decisa la progressiva dismissione dello stabilimento. E anche questo è un elemento che potrà avere il suo peso processuale, dopo che la procura - a quanto pare a fine mese - concluderà le sue indagini.

    «Questa notizia testimonia l'attendibilità delle parole dei nostri colleghi subito dopo la tragedia - tiene a sottolineare Ciro Argentino, della Rsu della Thyssen - e anche di quale fosse lo stato di manutenzione dello stabilimento». Questo è il punto. Forse quella dannata schiuma non avrebbe salvato neanche una delle sette vite sacrificate per una lastra di acciaio notturno, ma solo «forse». Ma c'è di più, c'è di peggio: in quell'incuria si può intravedere tutto il lucido cinismo, tutti i calcoli che accompagnano - sotto l'irresistibile spinta della necessità di fare profitti - una dismissione. In disarmo, a Torino, per i dirigenti del colosso tedesco dell'acciaio non c'erano solo gli impianti ma, implicitamente, anche i lavoratori. «Questa vicenda tecnica e giudiziaria - dice infatti il segretario della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo - andrebbe riletta in un'ottica socio-economica».

    Nessuno trae conclusioni premature, almeno sul fronte delle responsabilità penali, ma mentre le indagini proseguono (su tre fronti: l'incidente alla linea 5, i rischi cui erano eventualmente esposti altri lavoratori dello stabilimento e la qualità delle ispezioni condotte nel tempo) si delinea sempre più chiaramente la portata di quella dismissione: «Tutto ridotto a un problema di costi - ripete Airaudo - questa è l'unica logica che regola la competitività di una multinazionale che impiega pochissimo tempo a trasferire la sua produzione da un punto all'altro del pianeta se i numeri dicono che conviene farlo». Ed ecco gli altri costi, quelli umani e sociali. Quelli che, secondo il sindacalista, la ThyssenKrupp dovrebbe pagare adesso dimostrando «che davvero intende stare vicina a quei lavoratori e alle loro famiglie». Come? «Portando a Torino una nuova attività produttiva, per esempio, non limitandosi a monetizzare tutto per orfani e vedove». Intanto, però, lo stabilimento di corso Regina Margherita resta fermo, per gli operai c'è la cassa integrazione. E oggi pomeriggio alle 15,30 molti di loro si troveranno al centro sportivo «Primo Nebiolo» di Torino per un torneo di calcio con amministratori comunali e vigili del fuoco. Serve per la raccolta fondi per le famiglie dei morti, ma probabilmente serve anche a tenere desta una memoria sempre a rischio di oblio. Sotto l'albero all'ingresso della fabbrica assassina cominciano a essere di più i mazzi di fiori secchi di quelli freschi.
    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #79
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    non ho più parole per il non rispetto alla vita che si sta verificando in italia,per la non dignità di chi lavora e si guadagna da vivere con fatica,non ho piu parole per descrivere questo stato!!!

    cavalco la luna,
    lei che non mi lascia mai,
    che mi accompagna in ogni mio viaggio
    cammino su un sentiero di stelle che si specchiano in mare
    ...infinita vita...infinito pensare

  5. #80
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    Da "L'Unità" di oggi (non me ne vogliate, ma è l'unico quotidiano che ci dedica un articolo...)

    Due morti sul lavoro a Sabaudia e Biella


    Aveva appena 26 anni, è morto sul lavoro, investito da un camion. Era indiano di nascita, ma è morto in Italia, nel Lazio, dove lavorava presso un vivaio di piante lungo la Migliara, nel territorio di Sabaudia, in provincia di Latina. È morto mercoledì mattina, investito da un camion che stava facendo manovra, schiacciato contro un muro. Gli altri operai hanno dato immediatamente l'allarme, ma il giovane è morto sul colpo e i soccorsi sono stati vani. I carabinieri cercheranno ora di ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente.

    È spirato invece nella notte, all'ospedale di Biella, dove era stato ricoverato martedì sera un artigiano di Mongrando, provincia di Biella, Alessandro Ferrari. Aveva 59 anni. È precipitato dal tetto di un vecchio capannone in fase di ristrutturazione a Candelo, altro paesino del biellese. Cadendo si era procurato diverse contusioni e traumi al torace e all'addome. L'incidente era avvenuto nel pomeriggio. Pare che una lastra di eternit ha ceduto, forse per il peso, facendo precipitare l'artigiano da un'altezza di circa 8 metri. I rilievi sono comunque stati affidati ai carabinieri e ai tecnici dello Spresal, cioè il dipartimento "prevenzione" che la Regione Piemonte ha attivato insieme alle Asl. A Biella l'ultimo morto sul lavoro risale a una settimana fa.


    Buona vita

    Guglielmo
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  6. #81
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    Leggo con tristezza e rabbia i vostri innumerevoli post sui morti sul lavoro e vorrei riportare cosa succede nei corsi istituiti per la sicurezza sul lavoro ai quali sta partecipando mio padre come insegnante.

    Una premessa: mio padre ha lavorato come ponteggiatore per una vita, cadendo oltretutto da un impalcatura un paio di volte, rompendosi per fortuna solo il bacino.
    Adesso che è pensionato, è stato contattato dalla provincia per fare l'insegnante nei corsi obbligatori istituiti per tutte le persone che lavorano sulle impalcature e che fanno i ponteggiatori.
    Intanto, per poter insegnare ha dovuto fare lui un corso sulla sicurezza, visto che, durante gli innumerevoli anni di lavoro, non aveva mai usato tutte le procedure previste per legge (tipo il casco e roba simile). Evito di commentare la cosa e andiamo avanti.

    Ciò che viene insegnato, in questi corsi sulla sicurezza, si riferisce fondamentalmente a due situazioni, ovvero alla vita di cantiere e all'uso di un dispositivo di sicurezza chiamato "linea vita".
    Sulla vita di cantiere non faccio commenti visto che non ne ho l'esperienza. Quello che vorrei spiegarvi è l'utilizzo di questa fantomatica linea vita.

    Allora, un ponteggiatore che sale su di un impalcatura dovrebbe, adesso per legge, legarsi al ponteggio con una imbracatura molto simile a quella degli scalatori. L'utilizzo impedisce un po' i movimenti, così dice mio padre, ma effettivamente protegge al 100% in caso di cadute dal ponteggio.
    Chiunque abbia un ditta di ponteggi deve quindi premunirsene e verrà multato se sprovvista.
    Adesso viene il bello: la linea vita, che consiste in questa imbracatura da indossare e da una corda molto robusta da legare al ponteggio con dei moschettoni speciali (scusate ma non saprei come descriverla meglio) costa...... 1500 euro!!!!
    Un attrezzatura che secondo mio padre non arriva neanche a 300 euro (comprando le sue parti separatamente) viene venduta con il bollino a norma di legge per uno sproposito.
    Lui giustamente si chiede quali ditte di ponteggi, che generalmente sono molto piccole e formate da pochi operai che lavorano a gestione quasi casalinga, si può permettere di spendere tali soldi per ognuno dei propri operai.
    Visto che la sicurezza sul lavoro viene così ben propagandata dai nostri politicanti, perchè non fare in modo che un aggeggio molto utile per salvare delle vite umane costi il minor prezzo possibile???

    Un ultima perla: sapete quanto costa mandare 1 ponteggiatore al corso OBBLIGATORIO PER LEGGE sulla sicurezza nei cantieri?
    .............
    ............
    ...........
    ...........
    3000 euro

    E qui mi fermo.
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

  7. #82
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    negli ultimi anni sarà x la perdita improvvisa di genitori di amiche mie pero non passa giorno che ho il terrore della morte..aiuto mio padre lavora in un posto dove nn si respira di certo aria pura(petrolio benzina sono i risorse indispensabili pero....non nobilita l'animo di chi ci lavora) e sono successi spesso incidenti mortali...spero che non succeda mai nulla a mio padre...morire mentre si lavora è una delle morti piu inutili e incivili,solo al pensiero mi fanno una rabbia....un mi dispiace a chi ha vissuto un esperienza simile e mi stringo a loro affettusamente

  8. #83
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    Da "La Repubblica" di stamattina

    La tragedia questa notte. L'uomo, un portuale della Compagnia, era a bordo di una nave
    Immediata la protesta dei lavoratori che hanno indetto 48 ore di sciopero
    Volo di venti metri da un container
    Morte bianca nel porto di Genova
    Lo scalo e la stessa Culmv sono da tempo nella bufera tra scandali e proteste

    GENOVA - Un portuale della Culmv (Compagnia unica lavoratori merci varie) ha perso la vita questa notte dopo l'una mentre lavorava nel porto di Genova. L'uomo, Fabrizio Cannonero, di 40 anni, era impegnato a Calata Sanità, al terminal Sech dello scalo genovese, a bordo della Mol Renaissance, una nave battente bandiera liberiana. E' precipitato da un'altezza di venti mentri. La morte è stata immediata. Così come immediata è stata la protesta dei portuali che hanno bloccato il porto e indetto 48 ore di sciopero. Grandi i disagi in città.

    Da settimane, il porto di Genova è nella bufera. L'inchiesta che ha portato all'arresto del presidente del Consorzio autonomo, Giovanni Novi, ha lambito anche la Culmv e il suo console Paride Batini. E, proprio nei giorni scorsi, all'interno della Compagnia dei portuali è esploso il dissenso sulla gestione del lavoro e dei rapporti interni. Due giovani soci alla testa della fronda, sono stati sospesi dalla direzione della Compagnia, ma la polemica è rimasta forte. La tragedia di oggi (dopo quelle dei mesi scorsi) rischia di alimentare il caos.

    La società Autostrade per l'Italia, in una nota, consiglia pertanto a tutti i mezzi pesanti diretti verso l'imbarco di Genova di "non mettersi in viaggio in quanto le operazioni di carico e scarico sono sospese fino al mattino di lunedì prossimo".

    (29 febbraio 2008)
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  9. #84
    Partecipante Super Esperto L'avatar di fufi1986
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    Anch'io, quando sento qeste notizie così tragiche e vedo che la situazione è così scandalosa, non faccio altro che pensare al mio ragazzo, che fa l'elettricista, ai miei cari e ai miei amici.. ho già uno zio sulla sedia a rotelle e un altro zio che ha rischiato di finirci per una caduta dall'impalcatura... Il problema è che chi si deve occupare di queste politiche, continua a tenere il deretano in poltrona e rimane così lontano dalla vita reale, dalle fatiche e dalle ansie della gente, dei poveri lavoratori, da non sapere nemmeno cosa significa fare quella vita.
    Mi ricordo quando parlavano dei lavori usuranti e discutevano su quali lo fossero e quali no, e un bellimbusto disse che il lavoro del barista non è usurante anzi che addirittura non è nemmeno tanto faticoso,"che farà mai un barista?"...bhè ecco la dimostrazione di quanto sono lontani dalla realtà...quello dovrebbe andare a lavorare una settimana al posto di mia mamma e svegliarsi la mattina alle 4 per tornare a casa la sera alle 6 passando tutte quelle ore in piedi...e poi potremo vedere se è usurato, se gli resta il tempo per "vivere" (ed è sempre mooolto meglio che essere un operaio alla catena di montaggio).
    Ormai siamo in un oligarchia....sembra che il titolo onorevole equivalga a un titolo nobiliare e il popolo è in pratica considerato suddito... allora si potrebbe ristabilire la monarchia no?
    Ultima modifica di fufi1986 : 29-02-2008 alle ore 12.42.36
    There █████ █ ████ is ███ █ no █████ █ ████ conspiracy █ ████ █████
    █ ████ everything ███ █████ is█████ ████ ████ fine ████ ███ ██████
    trust ███ ██████ ███ your █████ ████ government.

  10. #85
    Ghiotto patato ಠ_ಠ L'avatar di Biz
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    MOLFETTA - Altre quattro croci nel cimitero dei morti sul lavoro. Uccisi a Molfetta dalle esalazioni di acido solforico sprigionate da un'autocisterna che trasportava zolfo. Il primo di loro, affacciato all'oblò del serbatoio, si è sentito male; gli altri sono morti per aiutarlo. In ospedale è ricoverato anche un quinto operaio. E' in rianimazione: le sue condizioni sono preoccupanti.
    Morti nel tentativo di salvare il compagno. Tra le vittime - tre di Molfetta, una di Andria - c'è Vincenzo Altomare, titolare dell'azienda Truck Center, un operaio e l'autista dell'autocisterna che si sono gettati nel serbatoio dell'autocisterna con grande generosità e senza pensare troppo alle precauzioni. Hanno tentato di salvare il compagno di lavoro ma sono stati loro stessi vittime di quell'aria fetida e letale.
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    "Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
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  11. #86
    Postatore OGM L'avatar di marygrace83
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  12. #87
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    ...limitarsi ad elencare quotidianamente i lavoratori è di una tristezza unica però ragazzi...ogni giorno è brutto dirlo ma "succede"...la speranza è che diminuiscano fino a cessare questi morti assurde.....vorrei saperne di piu sulla politica piuttosto,sulle leggi che tutelano i lavoratori...di sicuro è che ci si sta abituando pure a questo genere di notizie.da un lato parlarne aumenta maggiore consapevolezza tra i lavoratori(molti incidenti sono dovute a distrazioni o a mancanza di informazioni) e tra i cittadini(in termini di sensibilità sociale ci porta a non accettare e a ribellarci),dall'altro pero proprio perchè se ne parla tutti i giorni non si sviluppa la memoria o la preoccupazione(anche se non dovrebbe essere cosi) verso questi lavoratori...che cazz prima di tutto sono uomini/donne/giovani/anziani con le loro vite,con le loro famiglie e storie.
    c'e da chiedersi cosa stiamo facendo noi x cambiare le cose,come lo stato è vicino alle famiglie....cosa??????

  13. #88
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    scusate l'ignoranza ma cosa si intende esattamente x monte bianca?non vorrei sbagliarmi..perche si chiamano bianche..oltreke succede a lavoro questo tipo di incidente

  14. #89
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    Citazione Originalmente inviato da lollypsico Visualizza messaggio
    scusate l'ignoranza ma cosa si intende esattamente x monte bianca?non vorrei sbagliarmi..perche si chiamano bianche..oltreke succede a lavoro questo tipo di incidente
    Si chiamano così nel gergo degli epidemiologi quelle morti conseguenti a eventi “statisticamente prevedibili” e “tecnicamente prevenibili”.

    Perché la morte sul lavoro, nella maggior parte dei casi, non avviene "per caso" o "per fatalità" o "per disgrazia". È la conseguenza, prevedibile e prevenibile, di modalità di organizzazione del lavoro che non tengono in alcun conto la vita e la sicurezza di chi il lavoro lo fa.

    Non so chi ha pensato di mettere questo thread tra quelli "visibili", sempre in prima fila, così da non farlo ricadere all'indietro ogni volta. Ma lo ringrazio. Ci continuerò a postare. Altri articoli, links e dati. Mi limito volontariamente a questi, senza inserire analisi, commenti, proposte. Perché lo intendo come uno spazio per chi vuole cercare di capire, non per dare ricette.

    Cominciamo a parlare anche di malattia, oltre che di morti. Perché, poi, anche di questo si muore, sul lavoro:

    Da "Il Manifesto", di ieri, 3 marzo 2008

    I morti ignoti, alla politica
    Se si calcolano i decessi sul lavoro per malattie professionali si raddoppia il numero delle vittime
    Secondo l'avvocato Sergio Bonetto ogni giorno muoiono 8 lavoratori. Si fanno pochissimi processi, Torino rappresenta un'eccezione
    Loris Campetti

    Sergio Bonetto è tra gli avvocati che da più tempo si occupano della difesa dei lavoratori colpiti da malattie professionali e degli eredi di coloro a cui il lavoro è costato la vita. Il caso più noto è quello della Eternit di Casale Monferrato, su cui il sostituto procuratore Raffaele Guariniello sta per concludere l'inchiesta.
    In Italia si parla di oltre 1300 morti sul lavoro l'anno, quattro al giorno, ma da questi terribili conteggi sono esclusi i decessi provocati dalle malattie professionali. Sei in grado di ipotizzarne il numero?
    La risposta non è facile. L'Inail non indica i casi di morte in cui la malattia professionale è intervenuta come causa diretta e unica, o come concausa. Le denunce di malattia professionale sono 26.000 l'anno, in maggioranza non mortali. Ma vi sono anche patologie tumorali, respiratorie, silicosi, asbestosi che possono essere causa di morte o di riduzione della durata della vita. I soli mesoteliomi (indotti dall'amianto e sempre fatali) risultano, sulla base dell'apposito registro nazionale (peraltro incompleto), oltre mille l'anno. Circa la metà sono riconosciuti dall'Inail. Sarebbe indispensabile che l'Inail fornisse il numero delle rendite ai superstiti, corrisposte al coniuge, in qualche caso ai figli, qualora il decesso sia stato riconosciuto come collegato all'attività lavorativa. Anche questo dato sottostimerebbe il fenomeno, risultando esclusi tutti i casi in cui non vi è un coniuge superstite, tuttavia sarebbe una prima approssimazione. Oggi l'Inail fornisce solo l'importo di spesa per tali rendite, dato inutilizzabile. Non è azzardato ritenere che i morti da lavoro siano per lo meno il doppio: non quattro ma otto al giorno. Le malattie professionali, praticamente tutte figlie dell'industria, sono quasi sempre prevedibili e tendono a reiterarsi per periodi anche lunghi. Nelle malattie da amianto, la lunga latenza di determinate patologie - conosciute dagli anni Sessanta - ha consentito all'industria di «tirare avanti» con la produzione sino agli anni Novanta, producendo migliaia di casi mortali.
    Non è bastato chiudere la Eternit per far cessare le morti da mesotelioma. Si ha un'idea dell'entità del fenomeno?
    Ancora oggi, a oltre 20 anni dalla chiusura degli stabilimenti, a Casale Monferrato vi sono 35-40 nuovi casi di mesotelioma ogni anno. E' un «danno collaterale» dell'industria che secondo gli esperti continuerà per i prossimi 20 anni. In Francia la magistratura ha condannato lo Stato per la sua negligenza nell'affrontare questo problema, come ha fatto in riferimento all'uso del sangue infetto. Da noi, invece, questi processi non si fanno.
    E i sindacati non hanno una parte di responsabilità?
    Non ricordo di aver visto, negli ultimi 15 anni, contrattazione sugli specifici ambienti di lavoro o piattaforme rivendicative che, utilizzando i dati raccolti dai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, pretendano cambiamenti nell'organizzazione del lavoro. Sono state prodotte montagne di accordi sui premi di produzione, straordinari e cassa integrazione, ma della salute dei lavoratori non si parla mai. Ma i Rls funzionano? E' possibile che non rilevino mai preventivamente i problemi e la pericolosità della produzione? O vi è un difetto nella comunicazione tra Rls e sindacati, per cui le esigenze di sicurezza non divengono mai piattaforma rivendicativa? O vi è uno scambio tacito tra imprese e sindacati e la sicurezza viene delegata all'impresa per evitare ripercussioni sul tema concretissimo del salario? Nel nostro sistema legale esiste, per l'imprenditore, l'obbligo di «rendere edotto» ogni lavoratore dei rischi che corre. Bisognerebbe rendere effettivo l'obbligo, oggi largamente evaso. E consegnare al singolo lavoratore uno scritto, aggiornato ogni sei mesi, con l'elenco dei rischi a cui è esposto. E organizzare una formazione obbligatoria sulla sicurezza, almeno di otto ore l'anno, per ogni lavoratore, con la partecipazione dei tecnici previsti all'art. 9 dello Statuto. Se a ogni esposto a rischio cancerogeni fosse stata fornita adeguata informazione scritta, sarebbero morti migliaia di lavoratori in meno. E invece, per tornare all'amianto, non mi risulta che un solo imprenditore, pubblico o privato, abbia mai informato sul rischio-cancro e sull'effetto sinergico tra amianto e fumo di sigaretta nel carcinoma polmonare. I due agenti congiunti moltiplicano per 150 le probabilità di contrarre la patologia. Quanti morti hanno sulla coscienza questi signori? A sentirli in sede processuale, quasi nessuno. In giudizio, quando si celebra, combattono come leoni per dimostrare che il lavoratore, con il «fumo voluttuario», si è creato da solo il problema.
    Le responsabilità delle imprese, i ritardi sindacali: e i lavoratori sono senza colpe?
    Escluderei che un lavoratore cosciente dei rischi che corre non faccia nulla, a livello rivendicativo e personale per annullare o ridurre tali rischi. Ma tale coscienza manca. I lavoratori non sono messi in condizione di porsi il problema.
    E poi c'è la funzione degli organismi pubblici di controllo...
    E' assolutamente carente, forse dolosamente. Il responsabile dei controlli che si è recato alla ThyssenKrupp pochi mesi prima della mattanza non era mai entrato in uno stabilimento di laminazione. Le indagini condotte successivamente hanno evidenziato una situazione di grave e generalizzato pericolo, conseguente all'assenza di manutenzione preventiva su grandi impianti fatti funzionare, nell'ultimo anno, da sempre meno lavoratori, spesso non esperti, con orari protratti oltre ogni ragionevole limite. Come se ne sono resi conto i lavoratori, dovevano rendersene conto i responsabili dei controlli.
    Inoltre gli ispettori sono pochi.
    Se è vero che per controllare tutte le imprese con l'organico attuale ci vorrebbero 30 anni, è anche vero che raramente i controlli portano a contestazioni di violazioni importanti e quindi costose per le imprese. Ne abbiamo un riscontro in sede giudiziaria. Il nostro sistema penale punisce l'imprenditore per omissione o rimozione delle misure di sicurezza, indipendentemente dal fatto che si verifichi l'infortunio o la malattia professionale. Anche in sede giudiziaria torinese, la più sensibile, la grande maggioranza dei procedimenti penali riguarda infortuni e malattie già verificatesi e raramente vi sono procedimenti che anticipino gli eventi mortali o lesivi. Ciò significa che le notizie sulla pericolosità degli ambienti di lavoro tendono a non affluire alla Procura. Vi è una responsabilità, almeno oggettiva, dei soggetti incaricati dei controlli e, in misura minore, dei sindacati. Non sono una leggenda metropolitana i preavvisi alle aziende sulle ispezioni imminenti, o le ispezioni «miopi» sulle inadempienze e i rischi gravi e invece occhiute sull'altezza da terra dei lavandini.
    Per non parlare degli ispettori che sono consulenti della stessa azienda da ispezionare.
    Agli incaricati delle ispezioni (e ai loro dirigenti) dev'essere vietata qualsiasi attività di consulenza per le imprese. Deve essere introdotto l'obbligo per gli ispettori, con relativa sanzione, di ascoltare sempre e riservatamente i Rls e i lavoratori gli operai degli impianti. I responsabili degli uffici devono controfirmare i verbali ispettivi. Deve essere garantita la competenza professionale degli ispettori. Solo assumendo misure di questo tipo ha un senso parlare di ampliamento degli organici delle strutture ispettive.
    Torino è un caso virtuoso. Ma quante sono le Procure impegnate sulla sicurezza?
    A vedere le statistiche, l'area torinese sembrerebbe la più pericolosa per chi lavora. Solo qui i processi così spesso affrontano il problema dei cancerogeni; Torino sarebbe al primo posto per le malattie da sforzo ripetuto; solo qui c'è in Procura un gruppo di magistrati specializzati; solo qui si è sentita la necessità di istituire, per i medici che diagnosticano certi tipi di patologie, un obbligo di segnalazione. Perché a Monfalcone, malgrado le centinaia di casi di mesotelioma e altre patologie dell'amianto tra i cantieristi, la Procura non ha mai concluso un'inchiesta? Perché la Procura di Casale ha archiviato per anni le denunce dichiarando l'impossibilità di individuare i responsabili? Perché a Bagnoli, sede di uno stabilimento Eternit, la Procura non si è mai neppure accorta delle malattie professionali e delle morti da amianto? I processi non si fanno, le vittime non vengono risarcite, le imprese risparmiano miliardi e si diffonde quel senso di impunità che, particolarmente tra i ricchi, è oggi in Italia una sorta di status symbol.


    E andatevi a vedere anche altri articoli:

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    E il sito di "Articolo 21", dedicato alla salute ed alla sicurezza sul lavoro:
    Osservatorio sulle condizioni di lavoro e sulle malattie professionali

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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    Allora, un ponteggiatore che sale su di un impalcatura dovrebbe, adesso per legge, legarsi al ponteggio con una imbracatura molto simile a quella degli scalatori. L'utilizzo impedisce un po' i movimenti, così dice mio padre, ma effettivamente protegge al 100% in caso di cadute dal ponteggio.
    Chiunque abbia un ditta di ponteggi deve quindi premunirsene e verrà multato se sprovvista.
    Adesso viene il bello: la linea vita, che consiste in questa imbracatura da indossare e da una corda molto robusta da legare al ponteggio con dei moschettoni speciali (scusate ma non saprei come descriverla meglio) costa...... 1500 euro!!!!
    Un attrezzatura che secondo mio padre non arriva neanche a 300 euro (comprando le sue parti separatamente) viene venduta con il bollino a norma di legge per uno sproposito.
    Lui giustamente si chiede quali ditte di ponteggi, che generalmente sono molto piccole e formate da pochi operai che lavorano a gestione quasi casalinga, si può permettere di spendere tali soldi per ognuno dei propri operai.
    Visto che la sicurezza sul lavoro viene così ben propagandata dai nostri politicanti, perchè non fare in modo che un aggeggio molto utile per salvare delle vite umane costi il minor prezzo possibile???

    Un ultima perla: sapete quanto costa mandare 1 ponteggiatore al corso OBBLIGATORIO PER LEGGE sulla sicurezza nei cantieri?
    .............
    ............
    ...........
    ...........
    3000 euro

    E qui mi fermo.

    Ho letto il tuo post e l'ho trovato molto interessante.
    Ciò che mi chiedo alla luce di quanto letto è: ma lo Stato, al pari di quanto previsto per altre strutture, come ad esempio l'erogazione di servizi presso le strutture sanitarie, non dovrebbe fornire questi servizi gratuitamente o con un costo irrisorio?
    In questo modo verrebbero risolti tantissimi problemi allo stesso tempo: in primis il numero purtroppo sempre crescente di decessi sul lavoro.
    Credo sia un dovere dello Stato aiutare i cittadini a tutelarsi.
    Rendere difficoltoso reperire il materiale con cui garantire la sicurezza sul lavoro o lo svoglimento di corsi atti a garantirla non aiuta di certo, anzi espone i lavoratori ancora di più al rischio.

    Lungi da me dire che le responsabilità in questo caso siano prerogativa solo dello Stato ma credo che in fatto di responsabilità e di doveri verso il cittadino rivesta un ruolo principe.
    Ultima modifica di francesca.it : 04-03-2008 alle ore 15.42.42

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