• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 6 di 36 PrimoPrimo ... 4567816 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 76 fino 90 di 526
  1. #76
    carlotta84
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da gieko
    La corrente teorica a cui faccio principalmente riferimento è la psicoanalisi relazionale, conigata ai concetti della teoria dei sistemi dinamici non lineari e ad alcuni concetti delle neuroscienze.
    ma in che scuola ti sei specializzato?

  2. #77
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    QUOTE]Originariamente postato da tata_moni
    Perfettamente d'accordo con l'opzione "c" di willy, lo psicoterapeuta non salva nessuno (chi dice il contrario dovrebbe riflettere sul suo senso di onnipotenza), . [/QUOTE]

    Che lo psicoterapeuta non salvi nessuno siamo d'accordo. Che sia un promotore del cambiamento e del benessere psicologico anche. Ed è proprio per questo che chi dice il contrario dovrebbe riflettere sul suo senso di responsabilità! la terapia è un'azione congiunta: se fallisce è necessaria l'autocritica anche dalla nostra parte piuttosto che utilizzare espedienti teorici, tipo la classica "resistenza" o pararsi, come già detto prima, dietro la giustificazione (difesa?) dell'impotenza umana.
    L'errore è contemplato e ammesso, seppur non pagato nè pagabile, se non alla propria coscienza.
    Allo stesso tempo mi piacerebbe sapere quanti pazienti potreste avere se, in prima seduta, sintetizzaste al paziente il vostro lavoro in questo modo: "Le farò notare quel che succede, quel che vedo. E le chiederò come si sente al riguardo. Il resto è lavoro suo, non mio": 70 euro!

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 26-05-2007 alle ore 11.15.01
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  3. #78
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Originariamente postato da carlotta84
    puoi essere piu esplicito, per favore?
    Utilità: il mio lavoro è utile nel momento in cui promuove benessere.

    Plausibilità: Il mio lavoro consiste nel decostruire la "storia" con cui si racconta il paziente, che non è una storia "vera" allo stesso modo come non è vera quella che costruiremo insieme.
    Sarà però più utile e più plausibile.
    Perchè in questa verrano sintetizzate altre prospettive posizionali (altri significativi) e semantiche (mutano le cornici entro le quali si interpretano gli eventi). Entro queste due coordinate le emozioni mutano per empatia e significato, così come le "storie dominanti" entro le quali hanno ragion d'essere. Queste ultime, patologiche per il singolo, sussistono per la loro funzione sociale che va rinegoziata, esplicitata, convocata, a volte idealmente, altre praticamente... In tal caso la storia sarà condivisa...

    E' vero ciò che si sente, ciò che si vede, ciò che si racconta, ciò in cui siamo raccontati, non è vero ciò che è reale. In questo senso soggettivo, tendiamo alla scientificità... post- moderna...

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 26-05-2007 alle ore 11.40.23
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  4. #79
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975
    Allo stesso tempo mi piacerebbe sapere quanti pazienti potreste avere se, in prima seduta, sintetizzaste al paziente il vostro lavoro in questo modo: "Mi occupo dell'utile e del plausibile, non del vero": 70 euro!

    Saluti,
    ikaro

    P.S. Ironia a parte, non credo che l'ipotesi "c" di Willy deresponsabilizzi il terapeuta e, soprattutto, non credo sia poi così lontana dalle idee di Santiago, peraltro assolutamente condivisibili, quasi ovvie direi...

  5. #80
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Ikaro
    Ultima modifica di Santiago : 26-05-2007 alle ore 15.07.11
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  6. #81
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Originariamente postato da Santiago
    Ikaro sei arrivato tardi... avresti potuto - dovuto leggere un attimino più su... la posizione che ha assunto era facilemtne prevedibile, come forse ora ti sei accorto dopo che ti ho richiesto un movimento oculare più sforzato... le differenze ovvietà? Forse per chi pensa per analogie...

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  7. #82
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975
    Non ho capito Santiago!

  8. #83
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    La parentesi è dovuta: il discorso che utilizziamo coi pazienti per spiegare il nostro lavoro - e spesso per decostruire pregiudizi in tal senso - è lo stesso che utilizziamo coi colleghi in cui tali pregiudizi dovrebbero essere meno presenti?

    Il chiarimento dei termini utilizzati cercava di accorciare le distanze fra i due "discorsi", seppur abbia utilizzato una terminologia specifica che fosse in grado di far cogliere le sfumature a chi potesse coglierle. E tale scelta è giustificata dal contesto in cui scrivo.

    La cosiddetta opzione "c" è fruibile da entrambe le utenze.
    E a mio parere inaccettabile perchè insufficiente da ambedue le prospettive, per questo l'ho ironicamente sottolineato...

    Quello che ho proposto, rispondendo alla domanda specifica di carlotta, e riprendendo il tema sulla scientificità del thread iniziale, voleva essere un contributo in entrambe le direzioni che, al tempo stesso, potesse far capire cosa fa uno psicologo, dalla mia prospettiva e dall'orientamento teorico a cui mi rifaccio.
    Le differenze, come già mi aveva preceduto willy, stanno anche qui nel senso comune (e non solo): precisamente nel cosa fa uno psicologo.
    Ho semplicemente rimarcato che per me uno psicologo non fa notare quello che succede, nè chiede al paziente come si sente al riguardo.

    E' tra l'altro a questa "insufficienza" a cui lego la deresponsabilizzazione del terapeuta.
    Ed è' su tale deresponsabilizzazione che nasce la rilettura nei termini di "impotenza/onnipotenza".
    Sembra che chi abbia contribuito allo specifico tema dovesse scegliere tra "impotenza/deresponsabilizzazione" e "onnipotenza/responsabilità". Io compreso, s'intende....
    C'è una via d'uscita?

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 26-05-2007 alle ore 16.11.28
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  9. #84
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    Originariamente postato da carlotta84
    ma in che scuola ti sei specializzato?
    Sono specializzando al terzo anno della SIPRe, Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione.
    gieko

  10. #85
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975
    La parentesi è dovuta: il discorso che utilizziamo coi pazienti per spiegare il nostro lavoro - e spesso per decostruire pregiudizi in tal senso - è lo stesso che utilizziamo coi colleghi in cui tali pregiudizi dovrebbero essere meno presenti?
    Il chiarimento dei termini utilizzati cercava di accorciare le distanze fra i due "discorsi", seppur abbia utilizzato una terminologia specifica che fosse in grado di far cogliere le sfumature a chi potesse coglierle. E tale scelta è giustificata dal contesto in cui scrivo. La cosiddetta opzione "c" è fruibile da entrambe le utenze. E a mio parere inaccettabile perchè insufficiente da ambedue le prospettive, per questo l'ho ironicamente sottolineato...
    Certo che no, il discorso che utilizziamo non è lo stesso. Ma Willy lo sa almeno quanto noi: non credo che Willy espliciti l' "opzione c" ad un suo paziente con tanto di "è lavoro suo, non mio, che vuole da me?" (magari ad un certo punto del lavoro può essere persino utile e plausibile, non lo sappiamo) è 1 esempio pratico infatti che nasce in 1 discussione virtuale di 1 forum di psicologi o aspiranti tali e intorno a questa ragioniamo: anche questa è 1 scelta giustificata dal contesto in cui si scrive.

    La cosiddetta "opzione c", quindi, non è fruibile da entrambe le utenze: c'è nei pazienti una supposizione di sapere nei nostri confronti, ed è proprio tale supposizione che rende possibile una richiesta di aiuto, quindi la possibilità che ci sia un transfert verso di noi (e verso l'istituzione in cui operiamo), quindi una domanda di psicoterapia. Eventualmente, e solo in alcuni casi, una domanda di analisi.

    Ma l' "opzione c" - opportunamente considerata, chiaro che messa giù così è discutibilie - crea le premesse per mettere a lavoro il paziente (che ne sa più di noi sul suo disagio) e magari per tenere un pò sotto controllo il nostro furor sanandi.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 27-05-2007 alle ore 22.33.34

  11. #86
    Partecipante Figo L'avatar di tata_moni
    Data registrazione
    21-02-2006
    Residenza
    Bologna
    Messaggi
    974
    Originariamente postato da Santiago
    QUOTE][i]Che lo psicoterapeuta non salvi nessuno siamo d'accordo. Che sia un promotore del cambiamento e del benessere psicologico anche. Ed è proprio per questo che chi dice il contrario dovrebbe riflettere sul suo senso di responsabilità! la terapia è un'azione congiunta: se fallisce è necessaria l'autocritica anche dalla nostra parte piuttosto che utilizzare espedienti teorici, tipo la classica "resistenza" o pararsi, come già detto prima, dietro la giustificazione (difesa?) dell'impotenza umana.
    L'errore è contemplato e ammesso, seppur non pagato nè pagabile, se non alla propria coscienza.
    Allo stesso tempo mi piacerebbe sapere quanti pazienti potreste avere se, in prima seduta, sintetizzaste al paziente il vostro lavoro in questo modo: "Le farò notare quel che succede, quel che vedo. E le chiederò come si sente al riguardo. Il resto è lavoro suo, non mio": 70 euro!

    Santiago
    Mi trovo d'accordo anche sul fatto che la psicoterapia, essendo processo bidirezionale, abbia una parte di responsabilità sul terapeuta (come potrebbe essere il contrario??!). Non discuto sulla mia responsabilità, ma su quanta responsabilità diamo al paziente. Dire che sono io a salvarlo (com'è stato detto precedentemente) non solo mi mette in mano poteri che non ho, ma sottende una visione passiva della persona. Si parla tanto di empowerement della persona e credo che sia fondamentale rinforzare la capacità personale di gestire le situazioni. Perchè noi siamo nel nostro studiolo, ma la persona uscita di lì deve poter vivere autonomamente, anche da noi. Restituire il potere alla persona non mi sembra spillarle dei soldi immotivatamente, mi sembra riconoscere e rinforzare una autonomia che le sarà utile.
    Il discorso che hai fatto tu in fondo, ironia a parte (detto in altri contesti mi avrebbe fatto davvero ridere di gusto!), mi ricorda un po' chi dice che lo psicologo non è un vero lavoro perchè non si fa fatica fisica. Ridicolo, no?

    Nonostante l'interessante piega che a preso la discussione, mi sembra che l'argomento principale fosse un po' diverso e riguardasse la scientificità della psicologia. Attraverso la nostra discussione sulla psicologia clinica, credo che in ogni caso abbiamo fatto notare che non c'è un unico modo per arrivare ad un risultato e soprattutto che questi percorsi non si fondano su principi di verità, bensì sulla probabilità. Sia la "restituzione di potere" che la "destrutturazione-ristrutturazione della verità" non mi sembrano procedimenti scientifici in senso stretto. Tuttavia, la varietà delle persone, delle storie e delle variabili che intervengono in un processo di psicoterapia fanno sì che se ci fossero modi standard di trattamento, a garanzia della scientificità, potrebbero rivelarsi ancor più inadeguati. E' anche vero però che la variabilità di un trattamento non è poi così infinita, ma ci sono linee guida, che poi vanno adattate caso per caso. Insomma, è un po' come avere un paio di pantaloni taglia M con molta stoffa dentro e dover vestire con quelli tante persone: se sono grandi li stringi un po', se sono piccoli li allarghi. Chi lavora in psicologia accetta (e forse ama) un certo grado di incertezza e di imprecisione, a favore di un lavoro di relazione.

  12. #87
    Partecipante Assiduo L'avatar di federebe
    Data registrazione
    03-07-2006
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    245
    carlotta quando ho letto il tuo primo post della discussione mi è venuto in mente come deve sentirsi, allora, un'assistente sociale, alle prese con una famiglia, che però sono anche dei singoli individui e dei minori, col loro mondo in formazione. ognuno con le sue ragioni ed esigenze che attendono risposta. che devono essere capite, mediate e messe in comunicazione con le altre ragioni ed esigenze. Ci sono due poli nella psicologia... uno si avvicina alla filosofia (fenomenologia, gestalt moderna, ecc) l'altro alla scienza (ricerca, neuropsicologia, ecc). E in mezzo ci sono moltissime altre cose...
    DON'T DREAM IT... BE IT. (The Rocky Horror Picture Show)

    Nell'universo, e a tutti i livelli, tutto è vibrazione. Solo le differenze di velocità di tali vibrazioni ci impediscono di percepire le realtà che definiamo invisibili. (AMADOU HAMPATE BA)

    All'amore non si resiste perchè le mani vogliono possedere la bellezza e non lisciare tramortite anni di silenzio. (Alda Merini)

  13. #88
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da carlotta84
    infatti io ho posto proprio il quesito su che cosa sia una psicologa, su quali basi forti si appoggia, ecc...
    vorrei offrite un altro punto di vista

    la legge 56/89 definisce la nostra professione (art. 1) e come fare per diventare psicologo (art 2),in nessun caso fa riferimento alla cura.

    si riferisca alla cura nei paragrafi successivi (art 3), quì però si parla di formazione post lauream e non della professione dello psicologo.


    forse a causa della variegata origine storico culturale della pratica professionale, però, si è creata una diffusa sovrapposizione fra la figura dello psicologo (in ambito clinico e di comunità) e quella dello psicoterapeuta.
    ... così usciti dall'università molti pensano di dover curare ... e giustamente si sentono in ansia perchè non hanno gli strumenti per farlo, strumenti che infatti non devono avere!!! se uno li vuole deve proseguire la sua preparazione con una formazione post laurea.

    io non concordo con chi identifica lo psicologo con chi cura e lo paragona in certo senso ai medici.
    secondo me (modestissimo parere) questo modo di pensare appartiene al mondo psicodianmico della cura (che non nasce dalla psicologia) e che oramai si pone in un ambito diverso da quello della laurea in psicologia e della professione di psicologo ... lo dice la legge ... non io ... infatti si pone nell'ambito post laurea (condiviso coi medici) della specializzazione in psicoterapia o psicologia clinica ... cioè approfondimenti ulteriori e specialistici riservati ad un ambito specifico, quello della psicopatologia e della cura della patologia psichica.

    lo psicologo non è un medico e non cura nessuno. semmai ... prioprio a voler usare la parola "cura" a tutti i costi ... lo psicologo "si prende cura" di una persona, sono due cose diverse ... però curare e prendersi cura. gli psicologi che vogliono "curare", difatti, devono specializzarsi, o in psicoterapia o in psicologia clinica, ripeto è la legge.

    lo psicologo è un professionista della mente e del cambiamento. lo psicologo analizza una domanda di cambiamento (fatta da una persona nei riguardi di se stessa) e propone un perscorso "protetto" attraverso il quale la persona potrà mettere in atto il cambiamento stesso, senza che ci sia alcuna patologia in atto, ma solo un'esigenza di cambiamento per ottenere il benessere.

    secondo me, per sintetizzare ...
    la cura si potrebbe esprimere così: A è lo stato di salute, B di malattia. la persona che passa da A a B ha bisogno di cure per tornare allo stato A.

    la psicologia così: H è lo stato di benessere psicologico, F è una modalità psicologica che impedisce il benessere, G è una modalità psicologica che permette il benessere.
    la persona per arrivare ad H deve sostituire F con G.
    cosa si intende per modalità psicologica? pensieri, sentimenti, emozioni, schemi mentali, comportamentali, culturali, ecc. tutti i concetti che la psicologia studia.


    ora devo scappare, spero di averti dato una mano,

  14. #89
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    1,975
    ... così usciti dall'università molti pensano di dover curare
    Non è che "molti pensano di dover", più semplicemente molti "vogliono".

    Saluti,
    ikaro

  15. #90
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312
    Originariamente postato da psicosarix
    lo psicologo è un professionista della mente e del cambiamento. lo psicologo analizza una domanda di cambiamento (fatta da una persona nei riguardi di se stessa) e propone un perscorso "protetto" attraverso il quale la persona potrà mettere in atto il cambiamento stesso, senza che ci sia alcuna patologia in atto, ma solo un'esigenza di cambiamento per ottenere il benessere.

    secondo me, per sintetizzare ...
    la cura si potrebbe esprimere così: A è lo stato di salute, B di malattia. la persona che passa da A a B ha bisogno di cure per tornare allo stato A.

    la psicologia così: H è lo stato di benessere psicologico, F è una modalità psicologica che impedisce il benessere, G è una modalità psicologica che permette il benessere.
    la persona per arrivare ad H deve sostituire F con G.
    cosa si intende per modalità psicologica? pensieri, sentimenti, emozioni, schemi mentali, comportamentali, culturali, ecc. tutti i concetti che la psicologia studia.


    ora devo scappare, spero di averti dato una mano,
    [/B]
    Psicosarix non sono convinto che le due sintesi che hai fatto rispetto alle mansioni dello psicoterapeuta e quelle dello psicologo, perchè non trovo alcuna differenza tra un sintomo e quelle che definisci modalità psicologiche. Stando proprio alla legge che citi, solo allo psicoterapeuta spetta il compito della cura o del "prendersi cura". L'argomento è stato affrontato in un altro 3d in questa stanza.

    Penso però che si stia di nuovo eludendo il quesito di carlotta84 che è relativo alla scientificità della psicologia e della psicoterapia e che, a mio parere, va affrontata proprio partendo dal concetto di scientificità. Rimanda inoltre ad una questione molto importante come quella della responsabilità e del processo di cura.

    Riprendendo poi il discorso di willy e la famosa opzione c, mi sento di dire che, dal punto di vista tecnico può essere una strada percorribile, come lo potrebbero essere molte altre, ma che fare da specchio al paziente non mi sembra sufficiente. In altre parole il terapeuta, per guadagnarsi i suoi 70 euro, deve anche proporre delle ipotesi sul funzionamento del paziente (ed è questo che intendo per processo di analisi). Su questa base si produce il cambiamento che però va nella direzione che il paziente prende - non in quella che noi ci aspettermmo - (processo di sintesi).

    Ovviamente questo è un processo complesso, che vede in interazione due sistemi umani, dove c'è una dose notevole di indeterminatezza. Seppure creda che possa accadere che a volte il processo vada avanti senza che si sappia bene il perchè (anzi, credo che sia la norma in un certo senso), penso anche che sia indispensabile per il terapeuta riflettere su come questo avvenga perchè c'è sempre un motivo.
    Ultima modifica di gieko : 28-05-2007 alle ore 17.34.15
    gieko

Pagina 6 di 36 PrimoPrimo ... 4567816 ... UltimoUltimo

Privacy Policy