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Discussione: Abduction

  1. #76
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    apriamo una filiale del tread per discutere di chupacabras, paranormale, fenomeni ESP, cerchi nel grano, animali misteriosi e misteri della storia e quant'altro?
    in modo tale che possiamo affrontare a 360 gradi tutti i tipi di fenomeni?

  2. #77
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    http://www.youtube.com/watch?v=ZrvPu...elated&search=

    http://www.youtube.com/watch?v=rqDpD...elated&search=

    chiudo subito gli off topic, ve li posto solo per incurosirvi un pò!

    alessia a te l'onore di aprire il nuovo tread!

  3. #78
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    Strumenti per comprendere - parte prima

    LE ANCORE IMPIEGATE NELLA RISOLUZIONE PRATICA DEI CASI DI ABDUCTION

    Un’àncora può essere una situazione vissuta, una sensazione ricordata, la visione di un
    particolare oggetto od una semplice idea.
    La Programmazione Neuro Linguistica si aggancia a situazioni passate, dette àncore, e
    tenta, con particolari metodi, di richiamare meccanicamente le sensazioni provate in quelle
    occasioni, per variare la percezione di quegli eventi.
    In pratica tenta di modificare la Mappa di un certo Territorio.
    L’utilizzo delle àncore è una procedura fondamentalmente meccanica e corrisponde
    comunque, senza che il soggetto se ne accorga, all’attivazione di uno stato di leggera
    ipnosi. Le ancore sono, ad esempio, utili per guarire dalle fobie, laddove la psicologia e la
    psichiatria falliscono inesorabilmente.
    La procedura base è più o meno la seguente: ammettiamo di avere a che fare con una
    persona che ha paura del buio. Questa paura è un modello mentale denominato dalla PNL
    “metaprogramma”: esso deve essere eliminato, o meglio, modificato, in modo da
    rimuovere tutti gli effetti collaterali che impediscono alla persona di convivere con il buio.

    I° - Il metaprogramma va richiamato e questa è la prima operazione da svolgere.

    Si dice al soggetto di ricordare l’ultima volta che ha avuto questa paura.
    Egli potrebbe. a questo punto. manifestare il desiderio di non ricordare. poiché associato a
    quel ricordo esiste quello dello “star male” fisicamente.
    Gli si dirà che può ricordare senza aver paura e lo si inviterà ad immaginare un televisiore
    nel quale egli possa vedere se stesso mentre sta per avere paura del buio, ordinandogli
    anche di bloccare ie immagini un attimo prima dell’inizio della paura.
    Questo processo, del tutto immaginativo, ha il compito di attivare il metaprogramma che si
    sta cercando. Il soggetto non si accorge, mentre sta tentando di attivare il ricordo da un
    altro punto di vista, di rimettere in moto anche tutti i ricordi agganciati (ancorati) a questo
    metaprogramma, anche perché si sente sicuro di non dover subire più la paura (gli è stato
    imposto di fermarsi un attimo prima del ricordo doloroso).
    L’idea di vedere il tutto da un altro punto di vista lo convince, inoltre, che si tratta
    solamente di una messa in scena della fantasia e lo persuade a stare al gioco, pensando
    che non si otterrà nessun risultato.
    A questo punto ci si fanno raccontare le sensazioni provate dal soggetto ed i pensieri che
    gli sono passati per la testa in quell’occasione e ne scaturisce il racconto di sensazioni e
    pensieri reali relativi a quei momenti. Si sta ancorando il ricordo dell’evento a quello della
    paura, ma soprattutto al quello di ciò che è stato pensato, perché probabilmente è
    qualcosa che è stato pensato ad aver scatenato la paura e non qualcosa che è stato
    vissuto in quella situazione. È infatti probabile che la paura sia scattata come reazione
    dello stesso Inconscio ad un certo segnale, che esso ha confuso con un altro simile, tanto
    da credere che al buio si debba per forza avere paura. Qualcosa, durante la vita del
    soggetto in esame, ha provocato una prima volta, in un episodio basilare, un forte trauma
    doloroso che si è impresso nel metaprogramma originale del ricordo, ma è stato male
    interpretato dall’Inconscio.
    Ecco un esempio astratto, ma plausibile: supponiamo che il soggetto ricordi, durante la
    fase di attivazione del ricordo, di aver pensato che essere al buio vuol dire essere solo.
    Si àncora all’episodio il concetto di solitudine e gli si chiede di ricordare altri episodi della
    sua vita in cui si è sentito solo, poi di andare sempre più indietro e di ricordarsi la prima
    volta che ciò è accaduto.
    Il soggetto, a questo punto, può ricordare che, quando era bambino e stava giocando, per
    errore si era chiuso nello sgabuzzino di casa, che non poteva essere aperto all’interno.
    Il buio è stato da lui erroneamente associato alla situazione di solitudine, perché nessuno
    sentiva il bambino piangere. Ecco la vera causa del problema!
    Quello che accade da quel momento in poi è provocato da un’errata programmazione
    dell’Inconscio, che interpreta male i segnali in entrata: l’Inconscio agisce e reagisce più
    velocemente del Subconscio, tagliandolo fuori, quindi, quando il soggetto si trova al buio e
    fa mente locale sulla situazione in cui è, l’Inconscio fa partire una reazione che,
    rievocando il dolore provato la prima volta, ravviva il ricordo della sensazione di panico
    provata da piccolo. L’inconscio ha deciso che, quando ci si trova al buio, si deve star male
    e riproduce gli effetti dolorosi vissuti allora, ma in un contesto tale che ora non sembrano
    avere nessun motivo plausibile, cioè ripropone automaticamnte le reazioni proprie del suo
    metaprogramma.

    II° - La seconda operazione svolta è stata trovare l’episodio scatenante.

    Ricordo al lettore anche il caso di quel ragazzo che ho descritto parlando della sindrome
    da falsa abduction, il quale, da piccolo, era stato punito dal padre perché aveva fatto
    cadere il suo giocattolo, rompendolo.
    In quel caso si stava utilizzando proprio questa tecnica.
    A questo punto, una volta scovato il metaprogramma da modificare, si deve ancorare alla
    situazione traumatica una nuova serie di percezioni più positive e “reali”, che prenderanno
    il posto delle percezioni dolorose e produrranno sensazioni meno negative e non più
    disastrose per il soggetto.

    III° - Si attua la riprogrammazione.

    È relativamente semplice scovare l’episodio scatenante, ma non è altrettanto facile
    rimuovere un metaprogramma, soprattutto se alloggiato da tempo nel cervello. I ricordi,
    infatti, tendono sempre a coinvolgere chimicamente gli stessi neuroni, ottenendo, di
    conseguenza, sempre le stesse risposte, mentre una riprogrammazione di questo tipo
    implica l’utilizzazione di un percorso neuronale differente. Pavlov insegna che, una volta
    acquisita un’abitudine, più questa è radicata più difficile è rimuoverla.
    La PNL agisce sul metaprogramma iniziale e non sui processi neuronali, come tendono,
    invece, a fare gli psicofarmaci, ed ha possibilità di successo molto maggiori. Non si tratta
    di modificare artificiosamente una Mappa, ma di aggiungere dati a quella esistente, perché
    il soggetto, con più dati a disposizione, capisca, sia coscientemente sia inconsciamente,
    che non bisogna aver paura del buio. Non gli si dice semplicemente:
    “Ma no: si tratta della paura del buio che avevi da piccolo. Ora che lo sai, sei guarito.”
    Questo non basta, perché il Conscio del soggetto sa che questo è vero, ma il suo
    Inconscio reagirà comunque sempre nello stesso modo, inducendo paura!
    Per questo si deve riprogrammare l’Inconscio.
    Per ottenere la riprogrammazione dell’Inconscio si debbono utilizzare le tecniche ipnotiche
    e la PNL attua una riprogrammazione impiegando stati di ipnosi leggera.
    Tali stati, ancora una volta, vengono evocati utilizzando le àncore.
    Alcune tecniche sono decisamente meccaniche ed altre più sofisticate, ma, non essendo
    questo un trattato di PNL, bensì una serie di esempi di applicazione di metodi, non starò a
    descriverle di nuovo: mi limito a rimandare ai trattati di PNL citati nella bibliografia in calce
    e termino con un altro esempio.
    Si dice al soggetto di pensare ad un evento piacevole della sua vita, ad un evento che lo
    ha fatto sentir bene. Quando ha scelto l’evento, gli si dice di mettersi davanti al suo
    ipotetico televisore e di rivedere la scena. Si aggiunge che il televisore è molto luminoso
    ed i colori sono molto, molto accesi, quasi eccessivi.
    Mentre il soggetto rivede dentro di sé la scena e descrive le emozioni positive, di pace e di
    tranquillità, che ha provato in quel particolare episodio della sa vita, un attimo prima, e non
    un attimo dopo, del culmine delle sensazioni, senza che egli lo noti gli si preme con forza il
    centro della fronte con il pollice.
    Si potrebbe usare qualsiasi altro punto del corpo ed anche qualsiasi altro dito, poiché si
    vuole soltanto creare un’àncora cenestesica: in altre parole, mentre si fa provare al
    soggetto una sensazione forte, e quindi ben recuperabile dai suoi ricordi, le si associa una
    sensazione di forte pressione su di una parte del corpo. Se le operazioni sono state
    eseguite nel modo corretto, le due sensazioni rimangono correlate.

    IV° - Dopo aver creato l’ancoraggio tra due forti sensazioni, queste vanno trasferite
    nel programma “Paura del buio”.

    Per questo si chiede al soggetto di ricordare ancora una volta l’episodio dello sgabuzzino,
    vissuto da piccolo, ma stavolta in bianco e nero e non a colori. Quando egli sta per
    raggiungere il culmine della paura, che sarà già molto ridotta a causa della mancanza dei
    colori nel ricordo, si impone l’attivazione dell’àncora cenestesica premendo forte il pollice
    sulla sua fronte, nello steso punto usato in precedenza, con la stessa forza e per lo stesso
    tempo.

    V° - Si è ottenuta la riprogrammazione al livello dell’Inconscio.

    Ogni volta che il soggetto si troverà al buio, inconsciamente ricorderà la sensazione
    provata quando stava bene e, con il tempo, questa sensazione diventerà sempre più
    stabile. Potrà, in ogni caso, premersi la fronte da solo, per farsi sparire la sensazione di
    paura e sostituirla con quella piacevole.
    Si può notare che queste tecniche attivano gli archetipi fondamentali, i quali altro non sono
    se non le istruzioni del linguaggio-macchina del cervello e si estrinsecano attraverso la
    produzione di forti sensazioni (come, ad esempio, i sentimenti profondi).
    Il lettore avrà anche notato il particolare dell’attivazione dei ricordi a colori od in bianco e
    nero. Va detto che gli archetipi creano i simboli, poi questi creano i colori, da cui derivano
    prima le immagini ed infine i fonemi. La presenza del colore è intimamente legata alla
    produzione di sentimenti, sia perché simboli e colore sono strettamente collegati sia
    perché la stessa zona del cervello che produce colori attiva la memoria delle sensazioni,
    compresa quella di paura.
    Dunque ricordare qualcosa di pauroso in bianco e nero equivale, in buona misura, a
    tenere sotto controllo il panico durante la rievocazione del ricordo. Al contrario, ravvivare i
    colori significa amplificare le sensazioni.
    Alla fine del processo di ancoraggio si fanno rivivere normalmente al soggetto il ricordi
    dell’episodio originale, per verificare che le àncore siano installate a dovere, altrimenti il
    processo deve essere ripetuto, proprio come succede per un computer.
    Va sottolineato che si sono potuti riprogrammare tanto il Conscio quanto l’Inconscio,
    utilizzando l’idea che è il processo cerebrale ad essere riprogrammabile: il cervello,
    dunque, e non la Mente.
    Ultima modifica di Alessia Va : 19-06-2007 alle ore 10.51.06

  4. #79
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    Strumenti per comprendere - parte seconda

    LE ANCORE NELLE ABDUCTION

    Ancore di story board
    • La diapositiva, od àncora statica.
    • La telecamera, od àncora dinamica temporale.
    • La cabina di regia, od àncora dinamica spazio-temporale.

    Àncore di colonna sonora
    • Àncora cenestesica.

    Àncore di archetipo
    • Àncora basata sulle sensazioni “non fisiche” del “sentirsi dentro”.

    Queste ancore saranno analizzate una per una tenendo presente che sono totalmente
    inedite, anche se qualcosa di simile può essere reperito in tecniche del tutto personali di
    alcuni esperti del settore. È chiaro, infatti, che non si tratta di nuove invenzioni, ma
    dell’elaborazione di una serie di metodi destinati a far raggiungere sempre il risultato
    atteso, che consiste nel recupero del ricordo di eventi ufologici, quali le abduction, senza
    l’utilizzo della regressione ipnotica classica, ma solamente impiegando la “parola”, scevra
    da processi di induzione.
    L’idea di utilizzare le àncore nasce dall’ipotesi che il soggetto sia effettivamente vittima di
    abduction e le tecnica, quindi, non serve per verificare se esista o no un’abduction, ma
    solo per ricordare i trascorsi di questa esperienza.
    Questo è il punto di vista dell’inqirente che opera con le tecniche di PNL, ma il soggetto sul
    quale le tecniche vengono applicate, invece, può assumere un atteggiamento differente
    rispetto alle sue abduction pregresse: può infatti credere fermamente di essere un addotto,
    oppure non esserne affatto convinto, e questo è ciò che accade alla prima seduta.
    Nelle successive sedute cambia tutto, poiché è nella prima seduta che il soggetto si toglie
    da solo ogni dubbio.
    È fondamentale che l’inquirente, prima di effettuare la seduta iniziale di PNL, abbia già
    accertato se ha a che fare con un addotto oppure no, attraverso un colloquio preliminare,
    l’applicazione del TAV/MARIT e l’analisi di sogni e dei ricordi del soggetto.
    L’inquirente deve, infatti, ancorarsi ad un episodio realmente accaduto e realmente
    ricordato dal soggetto in esame, oppure ad un sogno di ambientazione ufologica da lui raccontato, del quale si sospetti una natura molto più reale di quanto quest’ultimo non creda.
    Evidentemente l’inquirente deve essere un esperto di abduction e dev’essere in grado di
    cogliere tutti i particolari di carattere ufologico che possono apparire nel sogno; ho già
    detto che gli addotti tendono a ricordare, sotto forma di sogni confusi, le loro abduction
    realmente verificatesi ed è facile notare se si tratta di vissuti reali applicando il modello
    VAK e l’analisi dei movimenti dei bulbi oculari a cui prima si è fatto riferimento.
    Una volta individuato l’episodio realmente accaduto, ma frammentariamente ricordato,
    oppure il sogno ritenuto tale, ma in realtà indicativo di un reale vissuto, si chiederà al
    soggetto di fermare la sua memoria su di un “fotogramma” di quel ricordo.
    Questo “fotogramma” viene da lui visto, appunto, come un’immagine ferma, che egli può
    ben esaminare, su richiesta dell’inquirente, in tutti i suoi particolari, ripetutamente e
    lentamente, dall’alto al basso, da destra a sinistra.
    “Tanto non succede nulla, perché la scena è ferma”, gli si dirà più volte.
    Quest’ultima frase rassicura il soggetto, il quale, comunque non si spaventa, perché non si
    attende di vedere nulla di diverso da ciò che sta già rivedendo mnemonicamente; in realtà,
    poi, le cose prenderanno inevitabilmente ben altra piega, ma lui non lo sa ancora.
    In questa prima fase si sta utilizzando un àncora statica.
    La fase di àncora statica è stata ispirata dalla tecnica del cosiddetto “sogno ad occhi
    aperti”, ben nota agli ipnologi esperti. Ciò che succede mentre il soggetto rivede il
    “fotogramma”, altro non è se non un cambiamento della percezione dell’ambiente
    circostante. Man mano che egli esamina tutti i particolari del “fotogramma”, che non aveva
    visto fino ad allora, la sua attenzione verso l’esterno cala ed aumenta quella verso il
    ricordo visivo. Il suo Subconscio, inoltre, che è un abile controllore di tutti i processi che
    possono nuocere alla sua salute mentale, nota che non sta succedendo niente e ritiene di
    non avere la necessità di intervenire bloccando un flusso di ricordi che, peraltro, non è
    ancora stato avviato.
    Ma il Subconscio ha fatto male i suoi conti, poiché questa tecnica porta il soggetto in uno
    stato di percezione alterata, nel quale i canali d’ingresso relativi al mondo esterno
    diventano meno gestibili e tutti gli input arrivano dall’immagine ferma, che si sta
    rivivificando sempre più. Il soggetto comincia a modificare il suo tracciato
    elettroencefalografico (EEG) e l’inquirente capisce che sta per succedere qualcosa non
    appena nota la fissità dello sguardo del soggetto, il quale dirige le pupille in mezzo al
    centro ed è così teso a guardare l'immagine che, pur avendo gli occhi aperti, non vede
    altro che quella. A questo punto semplicemente gli si dirà:
    “Bene, ora, al mio via, l’immagine si muoverà come in un film... Via!”
    Questa procedura dev’essere svolta senza concitazione, ma rapidamente, per non dare il
    tempo al Subconscio del soggetto di capire che ormai non può più intervenire per porre
    rimedio al flusso delle immagni.
    Infatti nella prima fase della rivivificazione in ambiente di àncora statica, si era fatto
    indugiare il soggetto su particolari inutili come il colore del cielo, quello del pavimento, e
    così via, nel tentativo di farlo isolare dal mondo esterno, ma questo secondo passaggio,
    che corrisponde all’applicazione di quella che ho definito “àncora dinamica temporale”,
    deve essere veloce, o meglio, dev’essere veloce la transizione tra le due àncore.
    Quel che accade in queste due fasi, e soprattutto nella seconda, è che il soggetto si
    àncora ai suoi ricordi, che sono veri ed assolutamente reali; il suo cervello li ha reperiti e li
    fa avanzare temporalmente. Va avanti fino ad un certo punto, poi si ferma e dice di non
    ricordare più nulla; nessun problema, ricordiamo che il soggetto deve essere riagganciato
    al suo ricordo come se se si dovessero esplorare, sul suo hard-disk mentale, tutte le parti
    dov’è immagazzinato il suo ricordo e si fosse persa la traccia.
    Ecco come si fa a ritrovarla. È semplicissimo: basta dirgli di inventarsi il seguito della
    scena, senza preoccuparsi di nulla. A questo punto bisogna controllare attentamente in
    quale direzione orienta i bulbi oculari, per verificare che prenda il vissuto reale nella
    memoria del realmente visto.
    Il soggetto cerca di costruirsi una scena fantastica e se per caso - e l’inquirente sa che è
    così - la scena descritta è stata vissuta veramente, essa evocherà, nella sua mente,
    l’immagine del realmente accaduto, poiché non solo contiene tutti gli elementi necessari a
    rappresentare ciò che gli è stato chiesto, ma è anche, nel cervello dell'addotto, già
    esistente e pronta per l’uso.
    L’addotto non ha bisogno di crearsi un’immagine finta, perché, come inizia a crearsela,
    automaticamente utilizza i pezzi già disponibili e pronti: è più facile richiamare alla
    memoria un’immagine già residente in memoria che costruirne una di sana pianta.
    Il processo è assolutamente automatico e, mentre esso si svolge, di solito si attivano pure
    le àncore cenestesiche di cui parlerò fra un attimo. È ben noto a tutti che basta ricordarsi
    un particolare di una scena per farla tornare alla mente tutta.
    Avete smarrito le chiavi della macchina e non sapete dove le avete appoggiate; le avevate
    in mano un attimo fa ed ora non ci sono più. Panico! Fate mente locale e vi ricostruite tutti i
    movimenti che avete fatto; ad un tratto vi ricordate il movimento del braccio eseguito per
    posarle sul... “ah già, le ho messe sul letto!”
    È bastato ricostruire un particolare di un’azione che il Subconscio aveva effettuato
    utilizzando un automatismo mentale, ma che l’Inconscio aveva comunque registrato, ed è
    tornata in mente tutta la scena.
    Ma se le cose stanno così, allora è possibile fare ancora di più: l’idea consiste nel chiedere
    al soggetto di evocare una scena della cui memorizzazione l’inquirente è certo, ma che il
    soggetto non è cosciente di avere tra i suoi ricordi.
    Gli si può far immaginare di vedere la scena non attraverso i propri occhi, ma come se
    fosse ripresa da un’ipotetica telecamera situata in un luogo diverso della scena stessa,
    cioè da un’altra angolazione. Se le telecamere immaginarie fossero più d’una, si potrebbe
    dire al soggetto di comportarsi come se fosse in una cabina di regia e l’inquirente potrebbe
    scegliere un’angolazione, chiedendogli, poi, di “inventarsi” l’azione come se fosse ripresa
    dalla nuova posizione.
    Inizialmente, applicando quest’idea, volevo ottenere un certo risultato, ma poi ho capito
    che si sarebbe potuto ottenere ben altro facendo lavorare il cervello in modo insolito.
    Dapprima, se il soggetto non ricordava la sua esperienza, ponevo la telecamera, cioè il
    suo ipotetico punto di vista, esternamente a lui e gli facevo ricostruire le immagini come se
    le avesse viste dal fuori. Se fossero esistiti dei blocchi ad impedire il ricordo di particolari
    scene, li avrei in tal modo scavalcati non richiedendo al soggetto di ricordare le scene
    precluse dai blocchi, bensì scene diverse. Secondo me i particolari sarebbero comunque
    stati descritti come nella realtà, poiché l’Inconscio del soggetto, a conoscenza della verità,
    avrebbe fatto di tutto per attenersi il più possibile alla realtà dei fatti.
    La PNL classica utilizza da sempre questi metodi con ottimi risultati ed io non stavo
    facendo altro che prendere in prestito alcune tecniche operative normalmente utilizzate
    per togliere le ansie e guarire dalle fobie e dagli stati di panico.
    L’idea funzionava bene, ma ben presto mi accorsi che, mentre cambiavo la posizione della
    telecamera, qualche volta questa veniva per caso a trovarsi proprio in un punto nel quale il
    soggetto era effettivamente stato. Chiedere di vivificare da quella posizione il ricordo della
    scena equivaleva a riportare alla memoria tutto ciò che era stato effettivamente visto da
    quella posizione. Avevo identificato una nuova àncora, che ho denominato, in seguito,ancora dinamica spazio-temporale; il processo cerebrale è chiaro, solo che, allora, non ci
    avevo ancora pensato.
    Il soggetto ha davanti a sé una scena con vividi ricordi reali, a volte traumatica, che finora
    non è stato capace di ricordare. Il blocco dei ricordi è stato scavalcato ed ora essi, piano
    piano, vengono fuori tutti, con lo stesso andamento temporale con cui sono stati registrati
    durante lo svolgimento reale dei fatti.
    A questo punto intervengono le àncore cenestesiche.
    Il soggetto è in balìa dei suoi ricordi e non vede più la stanza in cui si sta svolgendo la
    sessione di PNL; allora, con calma e parlando al presente, gli si chiede se fa freddo o
    caldo, quali rumori sente, che odore c’è nel posto dov’è.
    Attenzione! Non “Che odore c’era?”, ma “Che odore senti?”, “È freddo fuori?” e così via.
    Le ancore cenestesiche si basano sul ricordo delle sensazioni fisiche.
    È utile ricordare che àncore come le telecamere multiple hanno lo scopo di far ricordare il
    visivo, lo story board, il filmato del ricordo (la Mappa), mentre il resto rappresenta la
    colonna sonora del film.
    Basta, infatti, ricordare un solo particolare per richiamare tutto un ricordo che non vuole
    emergere. Se, per esempio, la scena non riemerge visivamente, ma ci si ricorda della
    sensazione termica del posto, inevitabilmente questa sensazione, o meglio il suo ricordo,
    si aggancerà automaticamente a tutta la scena nella sua completezza ed anche il ricordo
    visivo tornerà ad essere disponibile.
    Si vedrà meglio più avanti, parlando delle tecniche di ipnosi profonda, che l’apertura
    forzata contemporanea di troppi canali di entrata provoca il “crunch” del Subconscio, il
    quale passa automaticamente il comando delle operazioni al solo Inconscio: a questo
    punto il soggetto è sotto ipnosi profonda.
    Qualcosa del genere ho cercato di fare, con le àncore, in questa fase della rivivificazione
    dei ricordi, però il soggetto, in questo caso, non è affatto in ipnosi profonda ed è in grado
    di decidere come correlarsi con l’ambiente esterno, anche se sarebbe corretto parlare di
    ipnosi leggera, paragonabile a quella raggiunta quando si guarda un film o si legge un libro
    con interesse.
    Giunti fin qui, si può andare ancora oltre utilizzando àncore che facciano ricordare
    sensazioni di paura, di disperazione, di stupore, di abbandono: si tratta, cioè, di evocare
    sentimenti. L’uso di queste àncore può essere decisamente devastante, a causa delle
    reazioni che l’interessato potrebbe avere.
    Rievocare il dolore dell’operazione chirurgica subita in ambiente alieno è già di per sé
    molto sgradevole, ma rivivere come ci si sente impotenti quando si è bloccati su quel
    lettino operatorio, con esseri strani e paurosi che vogliono farci chissà cosa, è
    decisamente tremendo.
    Si ottiene, però, l’effetto di vedere l’addotto che prima piange e si dispera, poi ringrazia per
    averlo fatto piangere, proprio perché, dirà, in quell’occasione avrebbe voluto piangere, ma
    non aveva potuto farlo perché era bloccato. Si capisce che esternare le emozioni è una
    necessità che l’addotto ha, se vuole riappropriarsi dei propri ricordi: l’espropriazione delle
    sensazioni è, infatti, uno degli aspetti più deleteri delle abduction aliene.
    Non rivivere quelle emozioni induce nell’addotto situazioni di forte dissociazione, che
    spesso conducono al suicidio, soprattutto quando i comuni processi di dissonanza
    cognitiva non bastano più a modificare l’aspetto di una realtà che, a livello di Inconscio,
    appare sempre più insopportabile.
    La dissonanza cognitiva aiuta il Subconscio ad alterare la realtà, ma è del tutto ininfluente
    sull’Inconscio, che non si lascia gabbare da false Mappe troppo distanti dalla realtà del Territorio.

  5. #80
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    John Mack, e gli addotti americani.

    http://video.google.it/videoplay?doc...arch&plindex=9

  6. #81
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    ho anche un libro di mack, sui resoconti degli addotti, bellissimo!!!

  7. #82
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    allora ti consiglio di leggere anche questo:

    http://www.chiaralunaedizioni.it/ind...com_virtuemart

    Mack purtroppo ha fatto una brutta fine forse troppo scomodo per qualcuno...

  8. #83
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    veramente?
    io quel libro l'avevo comprato quasi 10 anni fa, non pensavo fosse morto!!!!

  9. #84
    Postatore Epico L'avatar di Alessia Va
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    si...
    E' stato investito da un presunto pirata della strada (stranamente con una mira notevole, dato che ha beccato solo lui) il 28 settembre 2004, mentre rientrava a casa da una sua conferenza.

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