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  1. #76
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    Perchè la terapia di Ellis elimina il potenziale comunicativo del sintomo.
    Perchè avendo formulato uno schedario di idee irrazionali ci considera tutti uguali.
    Perchè avendo formulato uno chedario di idee irrazionali si è dichairato detentore di ciò che invece fosse razionale, e quindi giusto o sano.
    Perchè crede che la cognizione abbia un ruolo prioritario nello sviluppo e nell'espressione dell'emozione.
    Perchè crea setting tutoriali, dove sostanzialmente il paziente deve essere educato o rieducato. E quindi vede il terapista onnipotente.

    Rispondo ad Ellis con Coelho:
    "Se un giorno potessi uscire da questo posto, mi permetterei di essere folle, perchè lo sono tutti.
    Gli uomini peggiori sono quelli che non sanno di esserlo, perchè continuano a ripetere ciò che impongono gli altri" P. Coelho
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  2. #77
    lu77
    Ospite non registrato
    ok andiamo per un punto alla volta
    non è vero q leva il potenziale comunicativo del sintomo,anzi fa leva su in quanto partendo dalla definizione oggettiva dell'evento scatenante,il camera check, togliendoli ogni elemento di tipo valutativo in seguito il terapeuta rebt non fa altro q dare al paziente campo libero affinchè possa spiegare come lui vede,e solo lui, percepisce tale evento....la teoria da una importanza totale al sintomo ma ancora di più, e questo la differenzia dalle rigide terapie cognitivo comportamentali, al paziente portatore di quel sintomo!
    non sono d'accordo sulle idee irrazionale anche se tale critica la mossi a suo tempo io stesso. Il tentativo di racchiudere in una "lista" i disturbi nevrotici è frutto del lavoro clinico di ellis. Nel tempo queste idee sono state ritoccate e certo non si sognano di essere la causa di tutti i mali..nessuna psicoterapia può pretendere ciò ma, questo si, ha codificato una serie di organizzazioni cognitive q si trovano nella maggior parte dei disturbi psicologici.Ma queste idee debbano essere discusse con l'individuo che l'ha apprese autoperpretandosele!!
    non vede il terapista onnipotente,certo è una tecnica attivo direttiva nel quale il terapeuta incoraggia il paziente a divenire psicoterapeuta di se stesso!

  3. #78
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    La mia esperienza libresca e non, mi dice tutt'altro.
    Ho già citato le mie critiche al razionalismo nella cartella "provocazioni".
    Sono critiche che sostanzialmente emergono dall'epistemologia costruttivista.
    Per apportare qualcosa di nuovo a quella visione posso dire che la terapia di Ellis svuota il sintomo di un significato. O non gli ne frega o non lo prende in considerazione. Il più delle volte è un impiccio.
    Le organizzazioni cognitive di cui parli mi sembrano reggersi su esperienze relazionali ed emotive più che cognitive. Secondo me i cognitivisti razionalisti non hanno ancora capito che cognizione ed emozione viaggiano su binari autonomi, pur se interdipendenti.
    La loro teoria si basa su un training, su intervento psicoeducativo, centrato sulle cognizioni.
    Sembra nata con l'avvento della cultura individualista, forse non a caso...
    Personalmente concepisco la psicoterapia un "tantino" diversamente...
    Che il terapeuta razionalista incoraggi il paziente a divenire terapeuta di se stesso è davvero folle, a mio parere.
    Ho già scritto di Cionini quando afferma che il terapeuta razionalista si fa detentore di verità... questo si chiama onnipotenza...
    Personalmente riuscivo a prevedere ogni seduta, a suo tempo.
    Studiando i libri di Ellis, avrei potuto farmela da solo... ahimè con pochi risultati...

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  4. #79
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    471
    Dimenticavo un paio di citazioni, a tiltiolo esemplificativo, di quanto ho scritto:

    "Il cuore conosce ragion che la ragion non conosce"

    "Un respiro cattivo genera un pensiero negativo"


    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  5. #80
    Eowin
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Santiago
    .
    ...
    Secondo me i cognitivisti razionalisti non hanno ancora capito che cognizione ed emozione viaggiano su binari autonomi, pur se interdipendenti.
    ...
    Se sono interdipendenti non sono autonomi.
    Comunque io ho conosciuto il post-razionalismo proprio alle lezioni della Ugazio, che mi sembrava considerarli con tutto rispetto.

  6. #81
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    Il post-razionalismo è una corrente postuma a quella razionalista che se ne differenzia radicalmente.
    Ha radici nell'opera di Guidano, tutt'altra cosa dal razionalismo.
    Hai fatto un altro errore quando hai scritto che l'autonomia non può combaciare con l'interdipendenza.
    E questo è un concetto che nasce proprio dalla specializzazione che hai scelto.
    Un soggetto è autonomo, ma è interdipendente nei confornti del sistema familiare in cui nasce e si sviluppa.

    "Emozione e cognizione sono, in effetti, relativamente indipendenti, hanno alcune importanti caratteristiche distintive e l'ipotesi di una forte integrazione fra emozione e cognizione non è sempre giustificata." S. Rachman, professroe emerito alla University of British Columbia, Canada.


    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  7. #82
    Eowin
    Ospite non registrato
    [i]

    "Emozione e cognizione sono, in effetti, relativamente indipendenti, hanno alcune importanti caratteristiche distintive e l'ipotesi di una forte integrazione fra emozione e cognizione non è sempre giustificata." S. Rachman, professroe emerito alla University of British Columbia, Canada.


    [/B]
    "relativamente indipendenti" e "indipendenti" non sono la stessa cosa.
    Secondo me da un punto di vista logico non puoi dire che due cose sono autonome e interdipendenti: o l'una o l'altra.
    Ma il vero problema, sempre a mio avviso, è il parlare di "giusto" e "sbagliato". Quello che può essere giusto in un caso può non esserlo in un altro.
    Santiago, mi dai l'impressione di essere un po' rigido!

  8. #83
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    Ho scritto interdipendenti, non indipendenti.
    Nella differenza tra i due termini credo si colga il senso di queste parole.
    Interdipendenti significa proprio relativamente indipendenti.

    "Santiago, mi dai l'impressione di essere un po' rigido!"

    Non riesco ad interpretare questo commento.
    Mi chiedo solo come mai hai sentito di comunicarmi le tue impressioni su lati della mia personalità.
    Comunque non mi ci ritrovo. Anzi sono spesso "fuori dagli schemi", poco conciliabile con la rigidità, però non si sa mai, magari hai ragione...
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  9. #84
    Partecipante Esperto
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    28-05-2004
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    329
    Beh, credo che la critica di Santiago a "Beck-Ellis" sia proprio quella: l'idea che esista un modo di pensare (ed essere ?...) "giusto" (cioè quello del terapeuta, la cui cognizione, capacità di discriminazione e rappresentazione del mondo è "perfetta", "oggettiva" e "corretta") vs. quello "sbagliato" (cioè quello del paziente, che avendo "cognizioni irrazionali" sperimenta "emozioni patologiche"). E' una visione discretamente ottocentesca e positivista della psicologia umana... in cui la dimensione "storica, semantica e simbolica" della mente viene completamente negata per atto di fede iperrazionalista (e quindi, in realtà, pseudorazionale). Si, lo so, sono abbastanza esplicito nelle mie valutazioni connotative !

    Tra post-razionalismo e razionalismo c'e' un abisso epistemologico... il post-razionalismo sovverte letteralmente alcuni dei rigidi principi metateorici e epistemologici che fondano gli "equivoci" del cognitivismo iper-razionalista...

    Interdipendenza significa correlazione e parziale autonomia; significa che non vi è una causazione lineare, forte e diretta (magari monodirezionale) che spieghi l'intera dinamica del sistema, tutto qui.

    Ma una curiosità mi s'avanza: Lu77, se sei così ferrata nella metateoria RET, come mai hai posto una domanda così "basilare" come la differenza tra ansia e fobia in ottica CC ?

    Ciao !
    Lpd

  10. #85
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    27-03-2004
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    Grazie Lpd,
    per aver reso più chiaro ciò che intendevo dire...
    La domanda che hai fatto a Lu77 era la stessa che avevo in mente quando ho visto le sue rispsote ai miei post.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  11. #86
    Eowin
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    [Interdipendenza significa correlazione e parziale autonomia; significa che non vi è una causazione lineare, forte e diretta (magari monodirezionale) che spieghi l'intera dinamica del sistema, tutto qui.

    [/B]
    Scusate, ma non esistono mica solo le funzioni lineari.

    Interdipendendenza significa che una due variabili sono legate da un rapporto per cui una modifica di una si riflette in qualche modo e misura sull'altra. E' chiaro che a seconda del tipo di funzione l'incidenza della variazione cambia ed è più o meno forte.

    Ma se vi è correlazione non vi è indipendenza.
    Il concetto di parziale autonomia...
    L'autonomia si interrompe nel momento in cui deve fare i conti con l'interferenza dell'altra variabile.
    Ovviamente un treno segue il suo percorso, fermate ed orari in parziale autonomia, ma se deve garantire le coincidenze ai passeggeri e di non occupare gli stessi binari di un altro è ovvio che cadrà in un rapporto di interdipendenza con gli altri treni.
    Cosa c'entra questo con la causalità? Nulla.
    L'orario di un treno non causa quello degli altri, ma c'è reciproca interdipendenza. Quando ci sono errori i treni si scontrano e deragliano.
    Non è male come metafora dei rapporti tra emozione e cognizione, no?

    Quanto a razionalismo vs post-razionalismo: se razionalismo è sinonimo di cognitivismo e di meccanicismo... allora ditelo!

  12. #87
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    Ciao Eowin,
    in realtà non esiste nulla di completamente autonomo in natura.
    Quando si parla di interdipendenza, per come la concepisco io, significa che le due variabili considerate sono relate parzialmente. Che per certi versi camminano insieme, per altri no.
    In sostanza significa che si inseriscono altre variabili intervenienti.
    In sostanza intendevo solo dire che crerdo che l'emozione sia mediata particolarmente da funzioni pre-cognitive.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  13. #88
    Eowin
    Ospite non registrato
    Questo è per me senz'altro condivisibile.

  14. #89

    Approccio cognitivo-comportamentista

    Salve a tutti!

    C'è qualcuno che frequenta una scuola di stampo cognitivo-comportamentista?

    Io mi ci ritrovo in questo approccio, ma vorrei confrontarmi con chi sta frequentato già una scuola.
    Come vi trovate? Perché avete scelto quest'approccio? Ritenete che sia valido anche in prospettiva futura (sviluppo della psicologia)? Perché questo approccio e non un altro? (magari psicodinamico).

    Sapete indicarmi una lista di scuole ad orientamento cognitivo-comportamentista? (Nord o centro Italia)

    GRAZIE a tutti anticipatamente!

  15. #90
    Neofita
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    16-10-2004
    Residenza
    grottammare
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    Ciao,
    sono iscritta al primo anno di una scuola cognitivo comportamentale, posso dirti che mi trovo molto bene e l'ho scelta perchè ritengo possa offrire degli strumenti molto utili per lavorare con i nostri pazienti portandoci ad ottenere dei buoni risultati in terapia. Nello specifico io frequento la scuola Studi cognitivi di Sandra Sassaroli presso la sede di San bendetto del Tronto. Se vuoi avere notizie più dettagliate puoi scrivermi a questo indirizzo: [email protected]

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