Inutile dire che sono pienamente d'accordo con gieko...il paziente è prima di tutto uomo-nel-mondo per cui quanto più lo si inquadra in una situazione esistenziale angusta più la sua elan vital tendera verso sbocchi regressivi e schemi nevrotici.Non dico che la 'terapia' debba essere infinita e incentrata su un continuo reiterare il passato (per citare una critica superficiale che spesso si rivolge alla psicoanalisi) ma un modello teorico di riferimento deve almeno possedere quella umiltà sempre opportuna di fronte alle infinite possibilità della psiche.Il rischio è,come dice gieko,quello di un atto di tracotanza che si risolve nella perdita dell'uomo vero,del paziente,del sofferente...
Saluti,
LUigi







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