Ciao Char_Lie
trovo che tu abbia stimolato un'interessante interscambio. Il disaccordo con se stessi, secondo me, si genera all'interno di tre nostre dimensioni: pensare, sentire, agire. Spesso in relazione ad un "tema" pensiamo una cosa, ne sentiamo un'altra (sentire inteso in senso di clima emotivo collegato a quel tema, problema, situazione, desiderio ecc. ) e ne facciamo un'altra ancora. Come se fossimo divisi in tre, al contrario io credo che ci sentiamo bene, cioè siamo in accordo con noi stessi, quando il pensare, l'agire e il sentire vanno nella stessa direzione.
Purtroppo non so cosa intendeva Jung a proposito.
Ciao
B&B
Ciao bluandblu, volevo dirti che ho molto apprezzato il tuo intervento e chiederti se esso ha radici piu' nell'approccio basato sulla congruenza di Rogers, oppure in quello di Ellis ed eventualmente suoi successori, o, ancora in quello di Berne.
Grazie per la risposta ed anche il prezioso punto di vista che offri alla discussione.
Ciao
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Ciao bluadblu.
Forse tu ti riferisci alla scissione o dissociazione, termini che fanno riferimerimento alla incongruenza dell'unità psichica che si scinde in elementi che restano separati o connessi arbitrariamente; c'è una limitazione dei normali nessi associativi con coseguente incongruenza tra idea e idea, tra idea e e risonanza emotiva, tra contenuto di pensiero e comportamento.
Jung stabilisce una continuità tra normalità, nevrosi, psicosi, scandita di volta in volta dal grado di controllo che il complesso dell'io è in grado di esercitare sugli altri complessi o personalità autonome: nei casi di totale perdita di nessi si parla di psicosi o schizofrenia.
Nel caso di nevrosi , credo sia il problema che tu ti poni, Jung sostiene:" è estemamente difficile decidere se si tratti di una debolezza primaria della coscienza e della corrispondente dissociabilità della coscienza, oppure della forza primaria dell'inconscio. Nel corso degli anni la distanza tra l'inconscio e il conscio aumenta, e suscita un conflitto prima latente. Ma quando è necessario un particolre sforzo di adattamento e la coscienza deve ricorrere alle sue forze istintive inconsce, il conflitto diviene manifesto e si manifesta con questi contenuti incomprensibili" .
Per Bleuer, maestro di Jung, la dissociazione non è solo un dato dell'osservazione, ma un'ipotesi del funzionamento mentale, il cui disturbo primario è costituito da un allentamento delle assaciazioni che "perdono la loro coesione". Il disturbo secondario è invece il raggruppamento delle idee, in mancanza di rappresentazioni finalizzate, sotto il dominio di complessi affettivi:"il complesso ideativo carico d'affetto,( di desiderio), si separa; le associazioni adeguate perdono la loro transitabilità e si giunge ad una indipendenza sempre più grande delle funzioni della psiche"(fino alla shizofrenia).
Il quesito che hai posto è molto interessantee merita una risposta più articolata rispetto a quella che posso fornirti io che non sono un'esperta, e che mi sono limitata a consultare
le garzantine, di U. Galimberti.
Per restare in tema col thread è chiaro che un percorso terapeutico dovrebbe servire a sanare questi gap e dunque ridurre tali disturbi del comportamento.
Tanti ciao![]()
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Ciao ras a me piacerebbe capire meglio in cosa consiste una nevrosi e cosa si intende per guarigione.Originalmente inviato da *-ras-*
Può darsi anche che qualcuno non vuol "guarire" in tal senso e che questo è un problema soltanto per gli psicoanalisti più ortodossi e per chi vuol "guarire" secondo questo schema.
Riguardo ai disturbi mentali non si può certo individuare un virus o qualcosa del genere che ha invaso l'organismo e che ha generato la malattia, sono talmente intrecciati ai problemi esistenziali di una persona che a mio avviso risulta utile cercare di amplificare le capacità in ambito relazionale di un individuo e non mettersi lì ad interpretare i suoi desideri e bisogni, non è certo questo il problema nella maggioranza dei casi, ma come riuscire in parte a soddisfarli.
Io forse in questo sarò rozzo ma le difficoltà le incontro e le ho incontrate non tanto nel capire cosa desidero, ma nel mettere in pratica qualcosa che sia davvero efficace che mi permetta di raggiungerlo.
Al di là dell'orientamento di uno psicoterapeuta io preferisco un suo atteggiamento più attivo nei confronti dei problemi che pongo tenendo conto delle risorse di cui dispongo, attivo nel senso di cercare davvero di propormi soluzioni che magari non sono stato capace di elaborare io da solo, altrimenti a me non risulta utile.
Bello il pessimo gusto horrorpessimo gusto horror
Un saluto a tutti
Ciao Charlie,
Vuoi una definizione di nevrosi? " DISTURBO PSICHICO SENZA CAUSE ORGANICHE I CUI SINTOMI SONO INTERPRETATI DALLA PSICOANALISI COME ESPRESSIONE SIMBOLICA DI UN CONFLITTO CHE HA LE SUA RADICI NELLA STORIA DEL SOGGETTO E CHE COSTITUISCE UN COMPROMESSO TRA IL DESIDERIO E LA DIFESA. Oggi si tende ad allargare i termini del conflitto al di là del recinto familiare e della vicenda sessuale e si concepisce il disagio nevrotico come un contrasto tra un'istanza repressiva di origine individuale, familiare o sociale e un'istanza di libertà che riguarda il concetto di sè, le proprie aspirazioni, per cui i fattori nevrotizzanti sono radicate nella contraddizione che esiste tra istanze individuali di libertà e regole di convivenza: il conflitto si può risolvere solo attraverso l'atto esistenziale della scelta.... Ma poichè non è facile fare scelte, come scrive G.Jervis è necessario"ridefinire la situazione", nel senso di modificare il quadro conoscitivo in modo da acquisire gli strumenti idonei per compiere delle scelte che rendano compatibili le istanze contraddittorie che provocano la nevrosi.
(le Garzantine.U.Galimberti)
Una terapia analitica, non ha importanza quale, può aiutare nel "ridefinire la situazione" , ma vista la tua genetica avversione per terapie e terapeuti, mi sembra inutile cercare di fornirti risposte che puntualmente contesti.
Sottoporsi ad una analisi è un atto di estrema umiltà verso noi stessi .
Potresti chiedere consigli e farti aiutare da quelle cinquantenni con molti soldi, molto tempo, ma sicuramente anche molta più umiltà di te..... che trovi belle certe battute di, "pessimo gusto horror"
Ciao.
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Ciao RosadiMaggio
Non mi riferivo a nessun orientamento o scuola psicologica in particolare ma senz’altro ci sono collegamenti con la psicologia umanistica, con la psicoterapia rogersiana e con l’analisi transazionale, ma anche collegamenti con il buddismo.
Personalmente ho incontrato questi concetti nei libri di Mario Luis Rodriguez Cobos, uno scrittore argentino.
A presto
B&B
Ciao Francesca63
Grazie per aver consultato testi e per aver postato un chiarimento. Come anche dici tu la questione andrebbe ben approfondita. A dire la verità io non riesco neanche lontanamente ad avvicinarmi a scorgere i bordi più estremi del nocciolo della questione e così a me non è chiaro: se, come e perché coscienza e inconscio siano in interazione. Non sono sicura se considerare davvero il concetto di inconscio o se invece quello che è stato chiamato inconscio non sia un modo di funzionare della coscienza. Ma, mi fa piacere che siano esistiti Freud e Jung, nel senso che le mie perplessità non mettono in discussione la grandezza di questi Autori. E … io invece devo studiare di più …
A presto e tanti ciao anche a te
B&B
Grazie per la risposta sui diversi collegamenti , tra cui quello con il buddismo che offre una visione diversa delle nostre problematiche e che apprezzo molto nel tuo contributo sulla coerenza tra i tre aspetti fondamentali del nostro essere, pensare ed agire. Gazie anche per l'indicazione del libro di Cobos, lo scrittore argentino.
Ciao
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Ciao francesca...Originalmente inviato da francesca63
Io non ho conflitti tra istanze di libertà e regole di convivenza (ma per regole di convivenza si intende leggi etiche o morali largamente diffuse?).
Con il problema delle scelte (presente nella tua citazione) hai posto una questione importante, si può essere indecisi su cosa fare per diversi motivi, per me i veri problemi sono legati al fatto che c'è bisogno di compiere scelte efficaci (tra tutto quello che siamo disposti a fare), non è una questione di "gusti" soggettivi ma di valutazione razionale.
Che qualcuno ridefinisca la situazione per farmi fare poi una scelta che non mi porterà a quello che voglio e che magari provocherà anche dei danni, sinceramente non mi serve a nulla, se invece la ridefinizione mi permette di costruire una vera soluzione per i problemi che pongo allora può essermi utile.
Non contesto la definizione che hai fornito, però se è così sento che le mie difficoltà non dipendono da questo.Originalmente inviato da francesca63
Sull'umiltà non credo di riuscire ad esserlo davvero. Se qualcosa la trovo errata o sbagliata secondo il mio punto di vista critico non posso far finta di nulla... E questa per me è l'unica strada aperta... Non ce ne sono altre... Non mi fido di alcuna autorità, ma soltanto di quel che viene detto chiaramente, fatto e dimostrato senza usare trucchi retorici... Son sempre io che devo giudicare tutto questo e non posso affidarmi ciecamente nelle mani di nessuno.
Se un certo tipo di psicoterapia richiede che un paziente debba costringersi ad essere umile in questo senso, io questo genere di aiuto non lo voglio.
Io non ho avversione verso gli psicoterapeuti e nemmeno per gli psicoanalisti in generale perché la psicoanalisi ormai mi rendo conto che è un movimento estremamente variegato e la mia domanda iniziale alla luce di questo fatto perde significato...
Ho usato infatti l'espressione "psicoanalisti più ortodossi" nel messaggio precedente che tu hai citato non per caso...
Comunque non era la battuta sulle cinquantenni che mi piaceva in particolar modo, ma l'espressione che hai usato tu stessa... "pessimo gusto horror"(mi ha fatto pensare più che altro a tutta quella cinematografia
"de paura" con mostri improbabili ed a tratti buffi alla quale sono legato affettivamente)
... Mi sono espresso male.
Ciao![]()
Ultima modifica di Char_Lie : 12-10-2008 alle ore 22.01.26
il conflitto è inconscio, quindi non se ne avverte l'esistenza in modo consapevole
guarda che tutte le discipline (biologia, chimica, matematica, ecc...) si sono evolute nel tempo. Le idee iniziali vengono sottoposte a verifica, alcune vengono mantenute, altre riviste, e introdotti concetti nuovi.Io non ho avversione verso gli psicoterapeuti e nemmeno per gli psicoanalisti in generale perché la psicoanalisi ormai mi rendo conto che è un movimento estremamente variegato e la mia domanda iniziale alla luce di questo fatto perde significato...
Ho usato infatti l'espressione "psicoanalisti più ortodossi" nel messaggio precedente che tu hai citato non per caso...
Quando si diventa vecchi e saggi, si scopre che i vari analisti hanno detto circa le stesse cose con termini diversi.
la battuta sulle cinquantenni (quella secondo cui la psicoanalisi serve a fare spendere soldi a certe donne di mezza età che hanno soldi da buttare) deriva forse, credo, da un'abitudine diffusa qualche anno fa: andava di moda, tra le signore abbienti di mezza età, appunto, andare dallo psicoanalista, era figo dire "il mio analista", quindi c'era la difficoltà, per gli psicoanalisti, di distinguere chi veramente andava per problemi reali da chi andava per moda, e tenere solo le seconde.Comunque non era la battuta sulle cinquantenni che mi piaceva in particolar modo, ma l'espressione che hai usato tu stessa... "pessimo gusto horror"(mi ha fatto pensare più che altro a tutta quella cinematografia
"de paura" con mostri improbabili ed a tratti buffi alla quale sono legato affettivamente)
Almeno, così ricordo disse il prof. di dinamica ad una lezione (il prof. in questione non era un ciarlatano, ma uno che compare sui manuali di psicologia dinamica, quindi sono parole sensate).
Ultima modifica di Johnny : 12-10-2008 alle ore 22.37.56
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Ciao Char_Lie
Aiutami a capire meglio, se non erro a te è abbastanza chiaro cosa raggiungere per stare meglio e stai cercando uno psicoterapeuta che ti aiuti ad ottenerlo, ossia stai cercando (o cercavi) uno psicoterapeuta che ti aiuti a potenziare/sviluppare quelle abilità e capacità che ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi. Ho capito bene?
Ciao
B&B
Sì, e spero di averla trovata... Sono stato in analisi per diversi anni (ed ho aspettato perché diverse persone mi hanno detto che per avere miglioramenti c'era bisogno di tempo e così mi ha detto la stessa psicoterapeuta che mi seguiva) ma alla fine non mi ha aiutato per niente. La cosa buffa è che ora mi segue lo stesso una psicoanalista (in una struttura pubblica) ma il suo atteggiamento nei miei confronti è diverso da quello che teneva l'altra persona.Originalmente inviato da bluandblu
Là dove chiedo espressamente consigli su come grosso modo potrebbe essere più opportuno comportarsi in certe situazioni (soprattutto in ambito relazionale) mi vengono dati.
Ora se mi si dice che entrambe le persone a cui mi sono rivolto dicono le stesse cose ed applicano lo stesso sistema mi è difficile crederci. Soprattutto perché la prima non parlava quasi per niente e le domande inerenti a certi problemi le rigirava sempre a me: se pongo un problema a me sembra ovvio che desidero avere qualcosa di alternativo da poter applicare rispetto a quello che riesco a pensare da solo, altrimenti per me quello non risulterebbe un problema difficile da risolvere.
Spero di essere riuscito a spiegarmi.
Ciao![]()
Perdonami Char_lie, se intervengo, ma vorrei capire come metti d'accordo questa cosa che hai scritto (e che a me pare molto "umile" nel suo dire: "da solo non ci arrivo, ho bisogno di qualcuno diverso da me che mi dica come fare") con quel che scrivevi pochi post fa:
Per essere uno che non si fida di nessuna autorità, a me sembra ti stia fidando moltissimo.Sull'umiltà non credo di riuscire ad esserlo davvero. Se qualcosa la trovo errata o sbagliata secondo il mio punto di vista critico non posso far finta di nulla... E questa per me è l'unica strada aperta... Non ce ne sono altre... Non mi fido di alcuna autorità, ma soltanto di quel che viene detto chiaramente, fatto e dimostrato senza usare trucchi retorici... Son sempre io che devo giudicare tutto questo e non posso affidarmi ciecamente nelle mani di nessuno.
Se un certo tipo di psicoterapia richiede che un paziente debba costringersi ad essere umile in questo senso, io questo genere di aiuto non lo voglio.
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 13-10-2008 alle ore 15.14.04 Motivo: correzioni
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126