Addirittura???Originariamente postato da LiIa
Giuro che ....................................inadeguatezze della categoria.
Tutto qui???
Addirittura???Originariamente postato da LiIa
Giuro che ....................................inadeguatezze della categoria.
Tutto qui???
Già già, ahimè tutto qui (anche se io ho appena cominciato). Nessuna bacchetta magica, nessuna formula della felicità. Scoperchiato questo vaso di pandora ci ritroviamo tutti un po’ più mesti ed adulti, costretti a ridimensionare l’attesa di un sapiente o di un guaritore sovrumano e a fare i conti con la nostra quotidianità fatta di contraddizioni, di compromessi e di ambivalenze, che troppo spesso cerchiamo di semplificare fabbricando dei capri espiatori. Tutti tranne coloro che optano per uno scetticismo un po’ idealista e spesso distruttivo.Originariamente postato da ccarlo
Addirittura???
Tutto qui???
Voglio divertirmi a sgranare la collana di tutte quelle fantasie che addobbano l’immaginario del pessimista, pronto tanto ad idealizzare il concetto di terapia, quanto a svalutarlo tout court. La prima perla del suo gingillo contiene l’immagine deformata di un dio, colui che come un padre irraggiungibile ed onnipotente legittima l’atto di rivolta: il medico imponendomi subdolamente la “guarigione” (come se fosse possibile) limita la mia libertà. Una seconda fantasia è l’utopia, riflesso sbiadito del perduto paese dei balocchi dove girando una manopola, si ruotano gli sfondi del teatro, per adeguarli all’attore di scena: il “mondo” è malato, non l’individuo, ergo cambiamo il mondo (grazie tante…). La terza perla è vuota, poiché incapace di contenere, ed erutta costantemente all’esterno (sul medico, sullo psicologo, sulla società, sulla classe politica) l’impotenza di fronte ad una realtà complessa non sempre riconducibile alle nostre rappresentazioni. Nella realtà lo psicologo non fornisce miracolosi unguenti per l’anima, non promette guarigioni assolute. Probabilmente ascolta, offre un luogo fisico e psichico dove può essere accolta l'interiorità del paziente, ammesso che il paziente possa ed intenda confrontarsi con essa. Non mi sento in linea né con l’opzione del troppo saggio tuttologo che elargisce ricette esistenziali da un osservatorio privilegiato, dall’eremo delle sue astrazioni filosofiche, né in assoluto con quella dell’ultra pragmatico "scaccia-sintomi". Forse ancora una volta più che concentrarsi sulla sfuggente definizione di psicologo, è utile concentrarsi sul bisogno del paziente, su quello che lui esperisce come doloroso e che compromette la qualità della sua vita, la blocca o la scompiglia . Non credo che esista un’unica terapia buona per tutte le stagioni così come non credo esista IL terapeuta, in grado di “curare” indiscriminatamente o in grado di determinare a priori il “bene” del paziente (tanto meno dell’umanità…).
Una rassicurante ed attraente veduta.
Suggerirei di chiudere il thread ed aprirne un nuovo dal titolo "Come il fraintendere i trattamenti psicologici e la diffusione stessa delle psicoterapie ha prodotto pazienti nel XX secolo e quanto puo essere pericoloso l'attuale eccessivo e continuo richiamo alla psiche come co-responsabile nelle malattie somatiche ovvero per la diffusione di un concetto equilibrato della nuova scienza: siamo soli nell'universo e non ne date la colpa a Freud".
P.s.: qualcuno sa dirmi se ci sono in giro eredi danarosi del vecchio Freud? Ho intenzione di chiedere un risarcimento danni.
Come immaginavo, tanto tempo è trascorso e nessuna risposta.Originariamente postato da ccarlo
P.s.: qualcuno sa dirmi se ci sono in giro eredi danarosi del vecchio Freud? Ho intenzione di chiedere un risarcimento danni.
La categoria di autoriverisce e protegge.
Eccomi di ritorno dalla pioggia di rimini... eredi danarosi di freud? non so se ne esistano cmq continuiamo a partire dalla premessa che la psicologia sia la psicoanalisi e che dovrebbe occuparsi dell'anima.... ok psiche significa anima però dire che la psicologia è la scienza dell'anima porta a confusione...
Lila secondo me le definizioni sono importanti se no si crea confusione... il paziente deve sapere che lo psicologo non è un confessore, non è un maestro di vita, non è un guru, ecc... sarebbe interessante aprire una discussione sulla definizione dello psicologo...
Non son del tutto daccordo con Lila anche sul discorso che cambiare l'ambiente sia sempre un'utopia... direi che l'ambiente e la società son formati da muri portanti e fondamenta che richiedono secoli per essere cambiati, ma ci sono anche aspetti che possono essere modificati nel breve facendo una scelta... negli anni 30 chi si sognava di divorziare? si stava assieme nel bene e nel male finchè morte non ci separi... poi c'è stata qualche utopica rivoluzionario/a che ha portato al cambiamento magari partendo dal suo caso specifico cioè abbattendo dei muri divisori ma arrivando anche alle fondamenta tanto è che oggi il divorzio è assai diffuso... cmq credo che lila parlasse proprio delle fondamenta della società quando si riferiva all'immutabilità e all'utopia...
Non esistono terapie buone per tutte le stagioni ma nemmeno le operazioni chirurgiche o i medicinali sono efficaci al 100%... ci sono però psicoterapie più efficaci, fare l'atto riconoscerci scienza ci porta a sperimentare quali sono le più efficaci, a migliorarle, ad evolvere e ad essere più utili e meno costosi...
puntualizzo: evitare di attribuire allo psicologo il ruolo di risolutore di dilemmi esistenziali (chi siamo dove andiamo e da dove veniamo, o altri quesiti che da sempre si impastano nel calderone della natura umana) non implica necessariamente che egli non possa coadiuvare un buon percorso terapeutico (diverso in base alla patologia, al tipo di terapia) che secondo me, ribadisco, parte da un presupposto di diretto coinvolgimento del paziente, che non può sperare di assumere un ruolo passivo e delegante, in un tragitto in cui è necessariamente attivo partecipe . francamente, continuo a non vedere il nesso tra questa precisazione e la condanna della psicoterapia. Rivolgersi ad un paziente in veste di guida spirituale, di esperto esistenziale o di scienziato infallibile secondo me non solo è un bluff palesemente fasullo e sleale da punto di vista deontologico, ma contribuisce all’incancrenirsi di un grande equivoco, quello che vede come protagonista del processo terapeutico, non il paziente e la sua problematica, né la relazione di feedback tra i due, bensì il presunto potere taumaturgico del terapeuta . c’è una discreta letteratura sulla comunicazione tra medico e paziente ad esempio, che ha analizzato in termini di efficacia terapeutica il rapporto di asimmetria tra i due. Oggi sappiamo che le relazioni terapeutiche (non solo le psicoterapie) asimmetriche sono meno efficaci (Inutili). Sappiamo che tentare di convalidare la propria “autorità” agli occhi del paziente attraverso una distribuzione di poteri che confina il paziente nel ruolo di “fruitore” inattivo, incide negativamente sulla compliance. insomma sappiamo essere una grande bufala l’equazione psicologo = occulto specialista (che poco ha a che vedere con la percezione di competenza del professionista da parte del paziente, contrariamente a ciò che si pensa).
Rispetto all’esigenza di definizione dello psicologo, trovo più lineare l’opportunità di chiarire direttamene al paziente modalità ed obiettivi del tipo di terapia che il professionista offre, dal momento che esiste una varietà di proposte anche molto diverse tra loro. Credo comunque, che la premessa comune dovrebbe essere un principio di onestà, che permetta al paziente di valutare se intraprendere un percorso a volte lungo e costoso.
Ps. Dopo la terribile rivelazione che lo psicologo non si sostituisce a te nelle tue scelte, non levita e non fa atti magici contro la tua volontà, ccarlo, ti rivelo questa ennesima, dura verità: anche babbo natale è una fregnaccia.
Ultima modifica di LiIa : 02-01-2004 alle ore 18.41.27
cara lila su questo non transigo: babbo natale esiste e io sono bravissimo a fare lievitare... le torte!
vuoi dire che tu e quel grassone in tuta rossa ve la spassate a cucinare ciambelloni mentre io mi spremo le meningi per salvare la faccia della categoria? sfacciati.
Quando mi capitò di leggere il 'famigerato' articolo di Galimberti fui
tra quei pochi studentelli di psicologia che sembravano trovare
piuttosto una conferma a certe vaghe sensazioni , piuttosto che
scandalizzarsi per come la categoria fosse stata mortificata.
Assolutamente nessuno scandalo per me; Ma perchè mi chiedo le
reazioni sono state maggiormente così negative piuttosto che
implicare un guardare dentro a ciò che oggi è lo stato della psicologia ?
Ad essere veramente antipatici è un problema che ha a che fare
con ciò che la logica matematica chiama il problema dell'indecidibilità nell'ambito dei sistemi formali. Dentro il sistema
non sono decidibili problemi relativi alla coerenza del sistema stesso. Ora poichè la psicologia attuale è un riflesso del sistema
socio-cultuarale o se vogliamo della moderna antropologia , solo chi come Galimberti ha saputo trascendere( almeno come coscienza) e illuminarci su tanti
aspetti della nostra modernità ( andatevi a leggere 'Psiche e Technè' per esempio) forse qualcosa può dire sullo status della
Piscologia , rispetto a chi dentro la moderna cornice antropologica
è impossibilitato a farlo. Perchè il discorso di Galimberti lo si può
accettare soltanto partendo da punto di vista dello studioso che
mettendo la testa fuori dal sistema , guarda come anche la Pische
per niente oggettivabile vorrebbe essere oggetto di Tecniche
utilizzato dai moderni 'Tecnici della Psiche'. La domanda da farsi
invece di stare a difendere i propri orticelli o piuttosto a reagire
alla frustarzione di chi giustamente ha studiato per sentirsi dire
che in pratico il suo studio è abbastanza inutile , è quale esigenza abbia prodotto questa separazione della Psicologia dalla Grande madre Filosofia , a tal punto che ai filosofi non diventa accessibile l'arte della psicoterapia. La risposta forse è in questa domanda ma di questa domanda non frega niente a nessuno.Mi sembra che ciò che definisca il 'buon terapeuta' sia
qualcosa che vada al di là delle tecniche acquisite da quest'ultimo, e dunque tutto qui sta la differenza. Non sono le
tecniche che fanno lo psicoterapeuta ma siamo in contesto culturale che vorrebbe questo ridefinendo dunque a tale scopo
cosa è 'malattia cosa è 'salute' , dove a volte l'anima sembra non
c'entrare proprio nulla.
Ora siamo davvero certi che l'uomo lo troviamo nella psicologia piuttosto che nella filosofia? ma se almeno siamo sicuri che nella
filosofia c'è , come è possibile escluderlo.
Ricordo dunque la mia insoddisfazione quando nei corsi di
psicologia trovavo vari 'pezzi di umano' o se vogliamo un 'uomo a
pezzi.'
Non fate a pezzi pure me che mi ero ripromesso di non
intervenire mai in questo forum ...
A LiLA dico che se non ci fosse asimmetria non ci sarebbe possibilità ne di cura ne di guarigione , nel senso che se è
del pisoterapeuta non sentirsi nella relazione diciamo 'autorevole'
è bene che per il paziente questa non sia vissuta come incontro
tra pari. Io almeno non andrei mai da qualcuno verso cui non sentirei che 'conosce' molto più di me , e parlo di quella
conoscenza che non è il 'sapere' ma vera maturazione dello spirito. Dunque anche i Guru e i maestri di conoscenza e dunque
il vero peccato è pensare ad una separazione tra psicoterapeuti
e queste figure , che poi è normale nel contesto socio-culturale di oggi.
E' proprio questa separazione che aumenta il rischio di farti
incontrare psicoterapeuti che fanno danni , anche perchè chi
pensa a questa differenziazione non comprende che il percorso
è lo stesso al di la di come possa essere burocratizzato.
E così ricadiamo nell'utopia.... Galimberti non ha trasceso ha solo portato il suo punto di vista di filosofo-psicanalista...
cmq mi rendo conto che la discussione è complicata dal fatto che ci ci sono punti di partenza differenti su cosa sia la psicoterapia e a cosa serva...
Intanto io ho parlato di “autorità” e non di autorevolezza, la differenza è tutt’altro che apparente.Originariamente postato da louis
A LiLA dico che se non ci fosse asimmetria non ci sarebbe possibilità ne di cura ne di guarigione , nel senso che se è
del pisoterapeuta non sentirsi nella relazione diciamo 'autorevole'
è bene che per il paziente questa non sia vissuta come incontro
tra pari. Io almeno non andrei mai da qualcuno verso cui non sentirei che 'conosce' molto più di me , e parlo di quella
conoscenza che non è il 'sapere' ma vera maturazione dello spirito...
...chi pensa a questa differenziazione non comprende che il percorso
è lo stesso al di la di come possa essere burocratizzato. [/B]
È abbastanza evidente e legittimo che nel rivolgersi ad un professionista ci si attenda una competenza, e questo giustamente avviene anche nei confronti del terapeuta (quella famosa attesa che “lui ne sappia più di me”). In questo senso la relazione non è “alla pari”: il terapeuta non è “al tuo pari” poiché si presume ad esempio che non sia collusivo, che disponga di una serie di strumenti acquisiti durante la formazione per controllare il controtransfert, per focalizzare alcune dinamiche salienti, per dosare l'approccio supportivo vs interpretativo e per proporre diverse strategie collaudate a seconda del tipo di terapia (sarebbe questo che intendi con “burocrazia”??).
Partiamo almeno dal presupposto che stiamo parlando di qualcuno che dispone di professionalità, non di un conoscente particolarmente prodigo. Aggiungiamo la sua capacità di sintonizzarsi emotivamente e di saperla gestire, e aggiungiamo anche un quid di “affinità” (grazie al quale non sei costretto a passare diverso tempo insieme ad un personaggio che ti risulta particolarmente odioso).
Ora, per quanto mi riguarda tu sei libero di cercare quello che credi, il tuo desiderio di “riferimenti” spirituali o esistenziali, così come le tue dinamiche di dipendenza, non sono in discussione.
Ci sono persone che trovano enorme beneficio consultando un astrologo carismatico o un sacerdote. Ce ne sono altre che sostengono percorsi terapeutici lunghi e costosi per poi sentire di essere rimasti per tutta la loro durata “fuori dalla porta”.
Per di più, molti hanno tentato di isolare le caratteristiche della “personalità” terapeutica, senza molto successo, evidentemente continua ad essere un concetto sfuggente. E’ un grattacapo che anima tutto un dibattito sui fattori specifici e aspecifici della terapia.
io continuo a pensare che affrontare una terapia con l’aspettativa di incontrare un maestro di vita sia fuorviante, soprattutto perché, come ho ripetutamente sostenuto, ciò alimenta un rapporto falsato che sposta il baricentro sulla sedicente “neutralità socioculturale“ e sulle perle di saggezza dispensate da un individuo “sospeso a mezz’aria” (una specie di entità fuori dal tempo e dallo spazio impermeabile ad ogni genere di condizionamento socioculturale?? Devo ancora incontrarla, per fortuna…). Può darsi che ci si senta appagati dal conversare bouche béante con un filosofo dal quale si attende un exploit illuminante, ma fino a quando avviene, secondo me, passa allegramente in secondo piano il lavoro su di sé.
In definitiva non credo affatto che la psicoterapia consista nel rifugio consolatorio di educandi, alla ricerca di un modello altrui di “maturazione spirituale” o di una dimensione di intoccabile “trascendenza” dal mondo, semmai credo che debba aiutare a trovare o ricostruire un personale senso di efficacia che serva a “scendere” nel mondo.
Vedi LILA
se siamo d'accordo che la psicpterapia deve avere come scopo
aumentare la liberta di scelta nell'individuo , allora è ovvio
che non è perseguibile un senso di dipendenza del paziente
nei confronti del terapeuta , almeno un risultato dovrebbe essere
'l'uccisione del buddha'. Infatti la mia provocazione non riguardava affatto ciò che è bene per un paziente , ma esattamente ciò che possa garantire ad un terapeuta una migliore
possibiliotà di essere di di aiuto. Il tema che si affronta qui
mi pare sia questo se vogliamo ritornare all'origine , ossia al testo galimbertiano..... qual'è lò stato attuale della psicoterapia?
Perchè siamo arrivati ad un riduzione tecnicistica del concetto
di anima ,che altro non è che la moderna Psiche?
Che cos'è la psiche se ogni scuola ne ha una sua definizione?
Ad esempio come ci fa notare galimberti "la psicologia scientifica
risolve il concetto di Psiche in quella di comportamento" mentre
il concetto di 'anima' è stato escluso perchè aveva 'troppe implicazioni filosofiche'. Dunque il discorso che dobbiamo affrontare va al di la delle tecniche che ogni scuola si da , ma il
problema mi sembra politoco e antropologico:
chiedersi perchè chi è in grado di 'conoscere' l'anima ' è escluso
mediante legge dalla possibilità di accedere alla psicoterapia se
non attraverso un percorso che conosciamo che insegna tante cose ma non l'anima a causa 'delle implicazioni filosofiche'.
Questo è il problema politico.
Il problema antropologico è invece chiedersi: perchè tutto ciò sembra normale e non sembra assolutamente scalfire la sensibilità e la consapevolezza di tanti fra psicologi e psicoterpauti , se non chiudersi a riccio in una difesa corporativistica?
E' un tema interessante che ha implicazioni di carattere etico estetico e sociali.
Io personalmente penso che la preparazione di una psicoterapeuta passa attraverso la crescita personale dell'uomo
che è dentro lo psicoterapeuta. Banale mi dirai , ma mica tanto
se le reazioni a Galimberti sono quelle che ho letto. Cosa conoscono i 'maestri di conoscenza' i Guru etc. etc. che nessun
manuale di psicologia ti insegnerà e che spero almeno si possa
sperimentare in quelle botteghe dell'arte di cui Galimberti ci parla?sanno che la paura è una pura illusione e hanno imparato ad essere 'padroni' delle proprie paure.
Ora per me tutta la psicopatologia può essere ridotta semplicemente ad un malsano rapporto dell'individuo con le proprie paure... e quindi chi meglio di quelle persone può dire
qualcosa anche sulla psicopatologia?
Ora siamo sicuri che nelle moderne botteghe si insegnino queste cose?In alcune forse si , in altre sicuramente no se è vero che in alcune scuole si può accedere alla professione senza nemmeno l'obbligatorietà di una psicoterapia personale.
E allora siano gli psicologi e gli psicoterapeuti a guardare cosa possano apprendere da coloro che l'anima un pò sanno che cosa sia.
A parte che è riduttivo dire che per la psicologia scientifica il comportamento è la psiche... se la psicologia vuole essere riconosciuta come scienza allora deve sottostare al metodo scientifico... a Galimberti non gliene frega niente che la psicologia sia scienza anzi addirittura identifica il metodo scientifico con con il comportamentismo più rigido ( e che forse esiste solo nella testa dei critici di questa scuola)....
Ora gli psicologi e gli psicoterapeuti hanno degli ordini che ne elencano le caratteristiche e ne normano i comportamenti... fin qui ci siamo? per qualcuno può essere una casta che cerca di difendersi e rifiutare le innovazioni... è solo una tutela per chi fa ricorso allo psicoterapeuta o allo psicologo... tu sai che quella persona che è iscritta a quell'albo ha quelle caratteristiche...
le persone possono anche andare da filosofi, preti, guru, maestri di vita, vanna marchi, astrologi... possono andare da chi vogliono e cercare la loro crescita personale come meglio credono... ma devono sapere che quelle persone non rientrano nella categoria degli psicologi o psicoterapeuti... è semplicemente una tutela...
non ho detto che lo psicologo sia meglio del filosofo... son due cose diverse!!! stop!
I medici sono medici perchè hanno delle caratteristiche e fanno degli studi, se ti van bene tu sai che loro sono fatti così se non ti va bene vai a fare le cure aryulvediche piuttosto che andare da un guaritore zulu...
ora se lo psicologo ha le caratteristiche che galimberti critica e il vero conoscitore dell'anima è il filosofo, è auspicabile dire alla gente su quali criteri un filosofo fa passare un attacco di panico... se la gente si convince (dico si convince perchè secondo galimberti non si può scadere nella ricerca scientifica per dimostrare l'efficacia di un metodo) che il filosofo guarisce meglio dello psicologo l'attacco di panico la gente andrà dal filosofo... però son due cose diverse, hanno caratteristiche diverse, perchè dobbiam chiamarli con lo stesso nome? si aumenterebbe la confusione e basta..
Io faccio una di quelle famigerate scuole che non ti sottopongono ad analisi personale in qunto non diventerò uno psicoanalista (o uno psicoterapeuta dinamico) ma ho scelto la scuola cognitivo comportamentale dove son previste ore di tirocinio, discussione di casi clinici, ma non la terapia personale, anche perchè per conoscere me stesso non sento di averne bisogno... chi può dire che ho torto? in base a cosa?
L'importante per me che un paziente sappia che il suo psicoterapeuta non si è mai sottoposto ad una psicoterapia. Mi
sembrerebbe una informazione ed una tutela anche per lui che
dall'esterno è convinto , per ignoranza ,che tutti i psicoterapeuti si
siano sottoposti ad una terapia.
Non è mica colpa sua , semplicemnte il mondo è cambiato e lui
certamente non può conoscere tutte le innovazioni.
Quanto al filosofo , non fare il furbo ; nessuno dice che uno filosofo può fare la psicoterapia , ma non si vede perchè non
possa avere la possibilità di accedere alle stesse scuole dove
accede uno psicologo.
Con le leggi di oggi , Galimberti stesso , non sarebbe potuto diventare un analista. Ti sembra sensato tutto cio?
Quanto allo statuto scientifico della psicologia , dal mio punto
di vista è una pia illusione. Sono perfettamente in accordo con
l'epistomologia di Popper che la boccia in quanto non falsificabile.
L'unico possibile metodo della psicologia è quello induttivo , dunque non potrà mai aspirare ad essere 'scienza' in senso stretto. So che esistono altre epistemologie , ma io almeno mi
fermo a Popper. William james non era molto soddisfatto della
'scientificità' della psicologia dei suoi tempi , mi chiedo oggi
cosa ne penserebbe.
Comunque il proliferare di nuove scuole e scuolette psicoterapeute è la stessa dimostrazione che la complessità di
tale disciplina non può essere purtroppo ingabbiata dentro un metodo scientifico , per cui non è riducendo le variabili da controllare come è uso nella tua scuola , che si può avere 'pretese' di scientificità. A limite , ammesso che si riesca
a essere falsificabili nel senso di Popper, la riduttività di quella
complessità ha perduto definitivamente l'oggetto del discorso cioè
: l'anima.
Sarebbe meglio dunque che si abbandonino pretese di scientificità ... non per questo non ci debbano essere risultati e verità.
In logica matematica si può dimostrare che certi problemi non hanno soluzioni per cui è inutile stare a perderci del tempo.
Cosa bisogna fare per dimostrare che la Psicologia è un ibrido che
sta a cavallo tra scienze umane e discipline scientifiche?
Ti chiedi perchè allora anche i junghiani possono fare 'scienza'?
E tu dovresti sapere che lo stesso Jung che si era prodotto nella
elaborazione di test 'scientifici' alla fine era persuaso che non fosse con questi che ci si potesse avvicinare all'anima di una persona. E Jung aveva giustamente approfondito le sue conoscenze nella Gnosi , nell'alchimia , nella Fisica , nella storia delle religioni e nei miti.
Studiava lo Zaratustra di Niestche ricco a suo parere di simbologia archetipica etc. etc. .... insomma andava a bere alla fonte dei filosofi e dei maestri di conoscenza .
Molto umile a parer mio , rispetto a sedicenti psicoterapeuti per 'legge' che non sentono il bisogno di un percorso personale.
"[i]Originariamente postato da louis
"come ci fa notare galimberti "la psicologia scientifica
risolve il concetto di Psiche in quella di comportamento" mentre
il concetto di 'anima' è stato escluso perchè aveva 'troppe implicazioni filosofiche'. Dunque il discorso che dobbiamo affrontare va al di la delle tecniche che ogni scuola si da ...
"E allora siano gli psicologi e gli psicoterapeuti a guardare cosa possano apprendere da coloro che l'anima un pò sanno che cosa sia. [/B]
il criterio di “scientificità” che la ricerca psicologica ha introdotto è stato un passaggio storicamente importante, sia per la definizione della propria identità sia per l’approfondimento di alcuni criteri di verifica. nel corso delle varie e complesse vicissitudini storiche, sociali e culturali tutto ciò ha avuto il merito di implementare la ricerca e di realizzare degli interventi. Poiché ogni percorso di ricerca non è per sua stessa definizione né statico né monolitico, ha proceduto per prove ed errori e l’enorme campo di indagine psicologica (che ha una grande serie di risvolti applicativi) ha subito sviluppi anche molto lontani fra loro, se non in antitesi (basti pensare al fatto che negli Usa la ricerca è stata fortemente condizionata da ragioni di mercato, ben più che in Europa). le strategie di ricerca sperimentali e i criteri statistici che per lungo tempo hanno dominato la scena (semplicemente perché sembravano promettenti e sono stati sopravvalutati) hanno improntato la scuola comportamentista (che è nata in un clima inizio secolo ben specifico) e hanno determinato estremismi e distorsioni tali per cui spesso l’oggetto di ricerca veniva semplificato e modellato sulla metodologia e non viceversa. I limiti di questo approccio non sono però passati inosservati, anzi hanno suscitato grande polemica e un certo revisionismo da parte dei comportamentismi stessi.
Detto questo, primo: mettere in discussione alcuni estremismi metodologici obsoleti ed obiettivi fantastici, non può condurre direttamente alla completa svalutazione (o ridicolizzazione, come quella che fa il sig. Galimberti) della psicologia in toto o degli psicologi in formazione. Significa gettare il bambino con l’acqua sporca e lo trovo intellettualmente scorretto. se alcuni approcci specifici ed obiettivi iniziali si sono rivelati troppo entusiastici, non significa che non siano stati raggiunti alcuni risultati apprezzabili, nel campo degli interventi psicologici, a cui galimbertone non accenna.
secondo, non esiste solo il primato scientifico ed il comportamentismo, che tu citi (ed è per questo che gli studenti universitari apprendono rudimenti diversi che poi approfondiranno, quel “po’ di tutto” squalificato dal tale).
Come suggerisce vincent. , basare le proprie argomentazioni sugli estremismi altrui è distorcente.
Ora: non replico la stessa operazione svalutante nei confronti dei “filosofi”, la cui definizione è di altrettanto difficile sintesi ed evanescente in termini di intervento concreto. La mia non è una crociata nei confronti della figura del filosofo, di cui non mi sogno di definire la formazione universitaria un percorso “inconsistente”. Non intendo mettere alla berlina nemmeno gli imprecisati guru di cui parli (per altro, per quanto ne so, si servono anch’essi di “rituali” o “tecniche” spesso molto elaborate).
Insisto piuttosto sull’atteggiamento che motiva un percorso terapeutico: è essenzialmente personale, come sta ripetendo anche vincent.
Io aggiungo che rivolgersi ad uno psicologo cercando ricette esistenziali universali e “garantite” secondo me scoraggia una vera attivazione nei confronti della propria “salute” ed è analogo a sperare che la psicologia sia una risposta infallibile (proprio come facevano i primi comportamentisti). Entrambi gli atteggiamenti hanno in comune un attendismo messianico che non può che essere frustrato.