
Originalmente inviato da
mariacoelli
Per Francescap1981:
io non studio lo sviluppo per ogni argomento ma lo studio (in breve) per quanto riguarda l'emozione, il linguaggio, e nell'intelligenza (attraverso la descrizione della teoria di Piaget che parla dello sviluppo intellettivo) per il fatto che è stato richiesto in alcune tracce passate.
Anche io non conosco molto l'argomento della alessitimia ma come ti ha detto Balubina, penso anche io che se fai riferimento ad un modello teorico specifico da cui discendono terapie per questo disturbo, l'ambito applicativo di cui parli è ok....
Per BALUBINA:
Belle tracce....
1° TRACCIA: il problema del linguaggio e/o della cominicazione in un contesto sperimentale o del lavoro o clinico o scolastico: il candidato definisca il paradigma teorico di riferimento, il metodo d'indagine e gli sviluppi applicativo professionali
Anche a me in un primo tempo sarebbe venuto da parlare del colloquio in ambito clinico, ma il problema sarebbe poi riferirsi ad uno specifico paradigma teorico (nel senso: che problemi ha dal pdv del linguaggio, in ambito clinico, un approccio teorico rispetto a un altro???boh...)
Altra strada: ambito sperimentale
Teoria di Chomsky: approccio innatista secondo cui l’acquisizione del linguaggio avviene per mezzo di strutture cognitive iscritte nel patrimonio genetico (COGNITIVISMO)--> per paradigma teorico si intende il cognitivismo o l'approccio innatista? Cosa ne dici? (mi sa il cognitivismo....)
metodo di indagine: sulla base delle sue ricerche postula l'esistenza del LAD (vedi prove sperimentali a favore dell'esistenza del LAD)
sviluppi applicativo-professionali: psicolinguistica
Problemi dello studio del linguaggio in ambito sperimentale--> mi vengono in mente le critiche e limiti della teoria di Chomsky:
- il fatto che viene postulata una facoltà di linguaggio indipendente da fattori quali l’interazione sociale, la personalità, le capacità cognitive la memoria l’attenzione.
- non chiare le basi del LAD.
- impostazione rigida rispetto all’eventuale ruolo dell’esperienza e della relazione sociale per l’apprendimento del linguaggio.
e dunque soprattutto il fatto che in laboratorio è difficile studiare il linguaggio in quanto il linguaggio è per natura una dimensione sociale, e non può essere asetticamente studiato in un laboratorio.
2° TRACCIA: il candidato descriva le problematiche connesse agli aspetti psicologici dello studio del linguaggio verb e non verb e sviluppi le implicazioni professionlai dei risultati ottenuti in questo ambito"
Qui mi verrebbe di parlare di comunicazione, visto che nei miei appunti ho trattato la comunicazione verbale e non verbale.
In una parte dei miei appunti ho scritto:
"I segnali sul piano del contenuto danno delle informazioni, mentre i segnali sul piano della relazione danno informazioni sulle informazioni: si stima che la comunicazione non verbale sia determinante in almeno il 70% del messaggio trasmesso. Dunque se emergono delle discrepanze tra i contenuti espressi e il comportamento non verbale, l’efficacia della comunicazione può diminuire notevolmente. Inoltre quando la relazione è difficile o quando le informazioni scambiate sono particolarmente complesse, o sono fonte di preoccupazione e di ansia, i segnali non verbali diventano molto importanti e prevalgono sul piano del contenuto (se infatti un interlocutore ha paura o si sente aggredito o non rispettato, si innesca un parziale blocco delle funzioni cognitive e le emozioni prendono il sopravvento)".
Qui parlo della discrepanza che può esserci tra la comunicazione verbale e quella non verbale e dunque il fatto che se anche si cerca di trasmettere verbalmente un messaggio, se in realtà non si è convinti di quello che si sta dicendo, la conmunicazione non verbale (es. ritmo, silenzi oppure gesti e movimenti corpo ecc...) prevalgono sul cotenuto verbale espresso...
Dunque credo che per problematiche connesse agli aspetti psicologici dello studio del linguaggio verb e non verb intenda questa discrepanza e la necessità di una coerenza tra comunicazuione verbale e non verbale per una comunicazione realmente efficace....
Come implicazioni professionali mi viene in mente l'ambito clinico: lo psicologo deve infatti in sede di valutazione, tener conto non solo dei contenuti portati dal paziente (comunicazione verbale), ma sopratutto di quegli aspetti legati alla comunicazione non verbale, che possono in realtà nascondere altro (inventando un po', direi che ad es. in una coppia, un membro potrebbe dire che le colpe del rapporto insoddisfacente sono di entrambi (per dare un'immagine allo psicologo di persona equilibrata), e poi manifestare un tono di voce e gestualità assolutamete in contrasto, tesi a mostrare che la colpa è solo dell'altro coniuge....)
Non so sto andando un po' di fantasia....
Io scriverei questo, ma non so, forse sono delle forzature per costringere il tema in qualcosa che conosco... Dimmi tu dove quello che ho scritto non regge....
A presto!!!E grazie per il ripasso!!!!
N.b: hai visto cosa ha detto il Prof. Rollo per quanto riguarda la coerenza tra test di approfondimento e formulazione diagnosi (per il caso clinico della seconda prova. Che ne pensi???)
Maria