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  1. #76
    Wolfg757
    Ospite non registrato

    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    Mi sembra una fiera agostana di luoghi comuni, conditi e farciti per bene! un pò come collegarsi alle 20 su canale5: notizie improponibili ma, suvvia, legittimate dal periodo....spero sia così anche x il tuo sfogo...
    ps: tra agrammatismo, scelta implausibile della punteggiatura, errori sintattici e, appunto, qualche luogo comune, è difficile indovinare di che nazionalità tu sia....sei in italia x le ferie?
    E che cavolo. Finalmente uno che parla senza ipocrisia.

    E' bello che un forum possa ospitare tutti ma diamo un taglio ai luoghi comuni.

    Grazie Zio!

  2. #77
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Il riconoscimento del titolo di psicoterapeuta in Europa - Vertici Network di Psicologia e Scienze Affini

    andate a leggere questo articolo e tanto per cambiare invece di fare le vittime gli psicologi italiani dovrebbero guardarsi un po' in torno. La possibilità per i medici di fare gli psicoterapeuti è presente in tutti gli altri paesi di Europa. (e lo dico da psicologa) .

  3. #78
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Sono passati alcuni mesi dall'ultimo post e purtroppo non si era concluso molto, anche perchè, io in primis, non ho avuto tempo per portare avanti l'iniziativa.
    Ora mi impegno per concludere la lettera da inviare all'Ordine ed avvisare lo staff di Ops per renderla visibile a tutti, qualora alcuni di voi siano interessati ad apporre la propria firma.
    Confido in qualche ulteriore suggerimento o consiglio utile per muoverci in questa direzione.
    Grazie a tutti
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  4. #79
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Riporto l'ultima versione della lettera, così da aggiungere ancora eventuali modifiche qualora ve ne fosse la necessità:



    Al Presidente del Consiglio dei Ministri
    On.Silvio Berlusconi

    Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    On. Mariastella Gelmini

    Al Ministro della Salute
    On. Maurizio Sacconi

    Al Presidente del CUN
    Prof. Andrea Lenzi

    Al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
    Dr. Giuseppe Luigi Palma



    Gli Psicologi in ambito clinico, appartenenti ai diversi Ordini regionali, ritengono opportuno esprimere, attraverso la presente lettera aperta sottoscritta, alcune considerazioni relative alla attuale situazione lavorativa in Italia ed avanzare alcune richieste.

    La prima considerazione riguarda la situazione del mercato occupazionale. La maggior parte degli Psicologi, che ad oggi si laureano in Psicologia Clinica (dell’adulto o dello sviluppo) e si abilitano, non trova sbocchi professionali adeguati, sia rispetto alle competenze acquisite sia per quanto riguarda un reddito dignitoso. Non devono trarre in inganno i dati che vengono diffusi dalle Agenzie preposte in base ai quali risulta che i laureati in Psicologia trovano occupazione in massima parte entro i tre anni dalla laurea. Tali risultati, infatti, non riportano mai il tipo di occupazione in cui queste persone sono utilizzate e che spesso risulta essere non attinente con il percorso di studi effettuato oppure usurpatore di altre professioni (si veda, tra le altre, il ruolo di Educatore professionale) decisamente sottopagate.
    Questa situazione non può che trovarsi in forte contrasto con l’incremento degli Psicologi in Italia, che dal 1994 al 2008 sono aumentati del 198%, tanto che in Europa, attualmente, uno Psicologo su tre è italiano. Che lavoro svolgono però tutti questi Psicologi, la maggior parte dei quali ha studiato in ambito clinico (indirizzo che rimane il preferito)? Continuano a barcamenarsi tra corsi, seminari, convegni, master, scuole, terapie personali e quant’altro la formazione consenta loro di crescere, spesso sostenuti non sulle proprie forze ma su quelle familiari oppure su altri tipi di lavoro che ben poco hanno a che fare con ciò che si è studiato e approfondito per anni.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - che venga reso obbligatorio e ristretto il numero chiuso di OGNI Facoltà di Psicologia in Italia, almeno fino a che il mercato del lavoro non giunga a produrre un’offerta il più possibile paragonabile alla domanda;
    - che venga negata la possibilità alle scuole telematiche di consentire l’accesso indiscriminato ed in qualsiasi momento dell’anno alla Facoltà di Psicologia (si veda, ad esempio, l’Università on line di E-Campus);
    - che la situazione occupazionale sia resa chiara fin dall’inizio del percorso universitario, attraverso seminari o approfondimenti appositi che delineino il quadro del mercato lavorativo che attende gli studenti, per tutti gli indirizzi di studio, così da rendere più sicura la scelta del percorso.

    Una seconda riflessione attiene alle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia (anche pubbliche, e quindi Psicologia Clinica e Psicologia della Salute), a cui molti Psicologi che hanno studiato in ambito clinico puntano per aggiungere quel tassello in più alla loro formazione che ne preveda il trattamento e la cura dei pazienti. E non solo, visto che per quasi tutti i Concorsi in ambito ospedaliero è richiesta la Specializzazione. Gli Psicologi che si iscrivono a queste scuole hanno un monte ore formativo di tirocinio all’anno costituito da circa 100-200 ore per le private e circa 400 ore per le pubbliche. Nulla ha questo tirocinio a che vedere con quello post-lauream, naturale proseguimento del percorso universitario, propedeutico per lo svolgimento dell’Esame di Stato e quindi per diventare Professionisti a tutti gli effetti. Qui si sta parlando di tirocinio svolto da Psicologi già PROFESSIONISTI, che, in quanto specializzandi, gestiscono i propri pazienti e sono liberi di svolgere le comuni attività riconosciute alla figura professionale, semplicemente con la supervisione di un Tutor. Tutto questo, però, in Italia avviene GRATUITAMENTE. Anzi, alcune scuole non riconoscono neppure la copertura assicurativa e quindi gli Psicologi si ritrovano anche a stipulare una polizza assicurativa privata per adempiere al loro tirocinio. Nessun rimborso spese per trasferimenti o quant’altro è previsto. E questo perché nessuna borsa di studio è garantita dal MIUR e dal Ministro della Salute, contrariamente a quanto invece accade per le scuole di Specializzazione per Medici, che possono usufruire di cospicue borse (veri e propri stipendi!) per il lavoro svolto. Anche perché, a tutti gli effetti, non si può parlare altro che di LAVORO.
    Ed il monte ore di tirocinio annuali, sicuramente meno impegnative dell’equivalente svolto nel settore medico, è decisamente in contrasto con quanto si POTREBBE fare nell’ambito della Psicologia Clinica. Sottolineiamo il “potrebbe” proprio perché, soprattutto in ambito ospedaliero, la nostra figura tende ad essere scarsamente considerata e facilmente sostituita da altre che, tuttavia, non hanno neppure conoscenze psicologiche di base.
    Inoltre, ci si interroga ancora sul senso dell’attribuzione delle Specializzazioni in Psicologia Clinica alle sedi delle Facoltà di Medicina. In Italia, su 12 sedi universitarie di questa Specializzazione, ben 10 si svolgono nella Facoltà di Medicina, Considerando la recente normativa che ha vietato ai Medici l’accesso a questa tipo di Specializzazioni, la cosa appare a dir poco ridicola.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - dignità e diritti pari tra psicologi e medici, a cominciare dall'introduzione di borse di studio per le scuole di Specializzazione ed incremento delle ore di tirocinio regolarmente pagate tramite l’ammontare delle borse;
    - controllo sull’effettivo non accesso di Medici alle Scuole di Specializzazione in Psicologia Clinica, come previsto dalla recente sentenza n. 4483/2007 del 23 agosto 2007 della sezione sesta del Consiglio di Stato, ed impegno per istituire le suddette nelle sedi italiane delle Facoltà di Psicologia.

    Una terza considerazione riguarda il riconoscimento e la reputazione della figura dello Psicologo in Ospedale e nei vari reparti sanitari. In molte strutture ospedaliere, la presenza dello Psicologo, nonostante i diversi servizi di Psicologia Clinica interni, è considerata superflua, secondaria, facilmente sostituibile, non richiesta dal personale sanitario stesso nonostante situazioni critiche di alcuni pazienti ricoverati. Eppure tutti noi sappiamo (ma a quanto pare lo sa anche buona parte dell’Europa, si vedano anche i Paesi meno all’avanguardia, come l’Albania, dove uno Psicologo è assegnato ad ogni reparto!!!) quanto il nostro ruolo nei vari reparti ospedalieri è fondamentale per riconoscere al malato il diritto di essere una persona che soffre o ai familiari il diritto di ricevere il sostegno adeguato per affrontare la malattia di un proprio caro. Non bastano farmaci e tecnicismi di medici di fronte ad eventi traumatici, lutti improvvisi, scoperta di malattie gravi o terminali, nascite premature o aborti. La nostra figura è spesso evocata dai pazienti stessi che però non possono usufruire del nostro sostegno in quanto non previsto nel reparto in cui sono ricoverati. I pazienti spesso non sanno neanche della presenza di un servizio di Psicologia Clinica in ospedale e quindi non richiedono agli assistenti sanitari la nostra figura. Il nostro intervento dovrebbe, infatti, essere stabilito da un protocollo medico-psicologico che garantisca non solo il benessere e il sostegno del paziente, ma anche una sana collaborazione interdisciplinare. Collaborazione a volte difficoltosa proprio perché permane nei nostri confronti, da parte di alcuni medici e dirigenti, una forma pregiudiziale di reputazione che non ci permette di svolgere il nostro lavoro come dovremmo, riconoscendo ad ognuno le proprie competenze e rispettando gli specifici confini professionali. Eppure in alcune (poche) grandi strutture ospedaliere che ben accettano la nostra figura professionale, si è riusciti a instaurare un rapporto collaborativo di alto livello, anche grazie all’istituzione di alcune associazioni, a grande vantaggio degli utenti malati, che usufruiscono di un serio supporto psicologico (si veda, tra gli altri, il Centro Nemo all’interno dell’Ospedale Niguarda di Milano, che consente addirittura l’accesso dello Psicologo in sala operatoria, per garantire un adeguato sostegno anche prima di un intervento chirurgico).
    Inoltre, è noto che le ASL tendono a promuovere una politica di tagli al personale che si reputa non necessario. Gli Psicologi rientrano, purtroppo, in diversi Ospedali, in questa categoria, col risultato che, oltre al Dirigente Psicologo a capo di un servizio, difficilmente si trovano altri collaboratori Psicologi regolarmente assunti! Le altre figure solitamente sono beneficiarie di qualche borsa per un progetto o assegno di ricerca, con conseguente grande impegno lavorativo (anche perché si ritrovano a svolgere l’attività di “tappabuchi” non portando quindi solo a termine il progetto o la ricerca) ma compenso decisamente basso.
    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere di:
    - incentivare il ruolo dello Psicologo in Ospedale, attraverso la stesura di protocolli che garantiscano una collaborazione tra le diverse figure professionali sanitarie all’interno dei vari reparti ospedalieri, promuovendo, dove possibile, la presenza fissa dello Psicologo nei reparti che maggiormente presentano pazienti a rischio da un punto di vista psicologico (ad esempio: Traumatologia, Oncologia, Cardiologia, Nefrologia, Ostetricia e Ginecologia)
    - incrementare l'accettazione della figura dello Psicologo agendo sull'opinione pubblica, sulle ASL, sulle RSA, sulle strutture sanitarie, con l'obiettivo di superare la concezione dello psicologo come figura secondaria, di cui si può fare a meno, che può essere sostituita tranquillamente da altro personale non specializzato. A tal fine potrebbero essere idonee adeguate campagne promozionali promosse dal Ministero della Salute.

    Un’ultima riflessione concerne la figura dello Psicologo di base, più volte invocata dal Presidente dell’Ordine e da anni attesa dalle migliaia di Psicologi italiani. Potrebbe rappresentare una svolta nel mercato occupazionale. Potrebbe essere la vera occasione per far conoscere la nostra figura al cittadino (che tra Psicologo, Psichiatra, Psicoterapeuta e pure Counselor non riesce ad avere la minima chiarezza) sminuendo la paura e la vergogna che ancora, in tanti Paesi, si associano alla nostra professione. Potrebbe diventare il metodo giusto per garantire la collaborazione con il medico di base, grazie al dialogo aperto tra professionisti che hanno in cura gli stessi pazienti e si consultano per le diagnosi e le terapie. Potrebbe rappresentare una crescita in termine di benessere socio-individuale e, nel lungo termine, una riduzione di spesa per il sistema sanitario.
    Tutto questo però rimane nel regno del “potrebbe”…
    Perché non si sta ottenendo nulla in questa direzione? Che cosa impedisce che la figura dello Psicologo di base diventi realtà? Con dispiacere, riteniamo che la risposta sia da ricercare in quanto già detto. Finché non riusciremo a fare qualcosa per difendere la nostra categoria professionale, per far riconoscere il nostro ruolo, per urlare i nostri diritti, rischiamo di restare in questo limbo popolato da figure egregiamente preparate e specializzate che si adattano a qualsiasi tipo di lavoro non potendo spendere sul campo quanto appreso.

    Per tutto questo, confidiamo in questa lettera, auspicando che tutte le nostre richieste e osservazioni non restino nel magico mondo dell’utopia ma che diventino, finalmente, un’occasione per essere riconosciuti per quello che siamo e che amiamo essere. Psicologi.


    Psicologi Italiani iscritti ai vari Ordini Regionali
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  5. #80
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Citazione Originalmente inviato da cecimarghe Visualizza messaggio
    Il riconoscimento del titolo di psicoterapeuta in Europa - Vertici Network di Psicologia e Scienze Affini

    andate a leggere questo articolo e tanto per cambiare invece di fare le vittime gli psicologi italiani dovrebbero guardarsi un po' in torno. La possibilità per i medici di fare gli psicoterapeuti è presente in tutti gli altri paesi di Europa. (e lo dico da psicologa) .
    Intorno semmai
    I medici possono fare gli psicoterapeuti anche da noi: tutte le scuole di specializzazione private garantiscono l'accesso ai medici e nessuno mi pare stia contestando questo. Qui si sta parlando di una specializzazione in psicologia clinica o in psicologia della salute (che forniscono anche il titolo di psicoterapeuta, ma non solo!): a me non suona così astruso pensare che possano essere a pieno titolo una NOSTRA specializzazione. Mi suonava molto più incoerente il fatto che per la stessa identica specializzazione, anni fa, il medico potesse aver diritto ad una borsa di studio che invece a noi veniva negata.
    Non si tratta di vittimizzarsi o peccare di sentimenti di inferiorità o malcelata superiorità: dignità professionale, riconoscimento di competenze differenti ma integrabili, correttezza nell'attribuzione dei ruoli e dei compensi, forse sono concetti più idonei.
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  6. #81
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Vi invito a leggere il programma della SIPAP che include molte delle questioni aperte nella lettera : Sipap-Lombardia.org - Il Sito Ufficiale di Sipap Lombardia - Elezioni OPL: il programma della SIPAP
    Inoltre se posso dare un suggerimento, rispetto alla questione: più possibilità lavorative agli psicologi in ospedale, vorrei segnalare che fino a una 20 d'anni fa circa, negli ospedali c'erano più psicologi perchè non esistevano solo i DIRIGENTI PSICOLOGI, ma anche dei "SEMPLICI" psicologi che erano assunti regolarmente negli ospedali, cosa che invece oggi non esiste più o cmq è assai rara perchè gli unici concorsi che esistono sono per DIRIGENTI PSICOLOGI. Io nella lettera farei questa esplicita richiesta che mi sembra anche molto concreta perchè in un certo senso si chiede un ritorno al passato o cmq a qualcosa che già è stato realizzato in passato e che ci è stato tolto probabilmente per la smania di potere di qualcuno!!

  7. #82
    Neofita L'avatar di lilly002
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Non ci "svalorizzano" solo i medici, è vero, nell'ambito sanitario siamo considerati serie B e se continua così saremo anche serie C. Perchè? Come si può parlare di numero chiuso quando l'accesso è previsto per 900\1000 persone? I quiz selettivi hanno un livello basso, gli studenti che accedono hanno un livello basso, tutto l'insegnamento si livella verso il basso ergo ne escono laureati di livello basso. La laurea triennale poi ha ulteriormente svalorizzato la nostra professione (le altre professioni mediche sono quinquennali vedi farmacia)
    Volete il rispetto sociale? La possibilità di lavorare dignitosamente? Allora bisogna rendere più duro e selettivo il percorso.
    Ma non accadrà mai perchè ci sono troppi interessi dei professori e dei formatori.
    Quanti psicologi servono ogni anno in Italia? 1000\2000 tanti ne devono entrare all'università! Così si è fatto per medicina e per le professioni sanitarie.
    Questo però che cosa comporta praticamente? Che la miriade di facoltà sparse in Italia non avrebbero più studenti, che le tante (troppe) scuole di specializzazione si ritroverebbero senza disperati alla ricerca del titolo e della speranza di un lavoro e voi credete davvero che l'ordine farà mai una simile proposta?
    Ah e dei counselor ne vogliamo parlare? Spesso fanno anche loro gli "psicologi" tanto nel chiuso della loro stanza chi li controlla? Ma chi li fa i corsi per diventare counselor? Le stesse scuole che formano gli psicoterapeuti e che sono autorizzate dall'ordine....

  8. #83
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Dramma a Padova: "Non trovo lavoro"
    Psicologo si uccide impiccandosi
    Ha lasciato un biglietto per spiegare la decisione ai familiari
    L'allarme dato dalla sorella perché non rispondeva al telefono.

    Avete letto quest'articolo? Terrificante...

  9. #84
    darlinda
    Ospite non registrato

    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Vi spiego perchè non funzionerà.Lo psicologo di base è un ottima idea e gli psicologi sono fondamentali nella società e le medicine non bastano,parola di schizofrenica,ma il vostro paese è questo e le barricate degli psicologi cosa volete che facciano in un momento come questo e con un governo come questo.A voi degli altri interessa?Della nuova schiavitù imposta a tutti quelli che lavorano di ogni ordine e grado vi rendete conto?La società civile, altro che le categorie professionali,si deve svegliare!

  10. #85
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Io penso che a questo punto in cui siamo, proprio perchè questa situazione non riguarda solo noi, se cominciamo a farci sentire noi qualcun altro ci seguirà e intendo ovviamente altre categorie professionali.
    Dal mio punto di vista ci sono molti altri psicologi che sono nella stessa situazione e cercano solo qualcuno a cui unirsi per parlare o per ribellarsi, come pure esistono varie associazioni di categoria disposte ad aiutarci o almeno ad ASCOLTARCI (vedi SIPAP) e sempre secondo il mio punto di vista questa lettera dovrà essere spedita tante volte, fintanto che prima o poi qualcuno ci risponderà, e prima o poi sono certa che succederà.
    La situazione degli psicologi italiani era identica e precisa anche 12 anni fa, non è cambiato niente da allora, provate ad informarvi, ma se non proviamo neppure a cambiare qualcosa, se non proviamo almeno ad unirci per avere qualcosa di diverso allora di cosa ci lamentiamo?!?

  11. #86
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Lo psicologo di base mi sembra una ottima idea, peccato che le risorse sono poche. La gratuità per il paziente non credo che svilirà la relazione diaiuto e si potranno aiutare tante persone che non hanno la possibilità economica di servirsi di un professionista a pagamento e non sono abbastanza gravi da essere presi in carico dai servizi della ASL ( che per la mia esperienza professionale sempre sotto organico e quindi le liste d'attesa sono impensabili per chi soffre)

  12. #87
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Carissimi,
    vorrei anticipare l'ultima versione della lettera che ho inviato al nostro Admin, in attesa che lui decida come utilizzarla e la faccia circolare a tutti voi tramite newsletter. Naturalmente, quando sarà il momento, vi invito ad aderire numerosi alla protesta, FIRMANDO!!!


    Al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
    Dr. Giuseppe Luigi Palma



    Gli Psicologi in ambito clinico, appartenenti ai diversi Ordini regionali, ritengono opportuno esprimere, attraverso la presente lettera aperta sottoscritta, alcune considerazioni relative alla attuale situazione lavorativa in Italia ed avanzare alcune richieste.

    La prima considerazione riguarda la situazione del mercato occupazionale. La maggior parte degli Psicologi, che ad oggi si laureano in Psicologia Clinica (dell’adulto o dello sviluppo) e si abilitano, non trova sbocchi professionali adeguati, sia rispetto alle competenze acquisite sia per quanto riguarda un reddito dignitoso. Non devono trarre in inganno i dati che vengono diffusi dalle Agenzie preposte in base ai quali risulta che i laureati in Psicologia trovano occupazione in massima parte entro i tre anni dalla laurea. Tali risultati, infatti, non riportano mai il tipo di occupazione in cui queste persone sono utilizzate e che spesso risulta essere non attinente con il percorso di studi effettuato oppure usurpatore di altre professioni (si veda, tra le altre, il ruolo di Educatore professionale) decisamente sottopagate.
    Questa situazione non può che trovarsi in forte contrasto con l’incremento degli Psicologi in Italia, che dal 1994 al 2008 sono aumentati del 198%, tanto che in Europa, attualmente, uno Psicologo su tre è italiano. Che lavoro svolgono però tutti questi Psicologi, la maggior parte dei quali ha studiato in ambito clinico (indirizzo che rimane il preferito)? Continuano a barcamenarsi tra corsi, seminari, convegni, master, scuole, terapie personali e quant’altro la formazione consenta loro di crescere, spesso sostenuti non sulle proprie forze ma su quelle familiari oppure su altri tipi di lavoro che ben poco hanno a che fare con ciò che si è studiato e approfondito per anni.

    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - che venga reso obbligatorio e ristretto il numero chiuso di OGNI Facoltà di Psicologia in Italia, almeno fino a che il mercato del lavoro non giunga a produrre un’offerta il più possibile paragonabile alla domanda;
    - che venga negata la possibilità alle scuole telematiche di consentire l’accesso indiscriminato ed in qualsiasi momento dell’anno alla Facoltà di Psicologia (si veda, ad esempio, l’Università on line di E-Campus);
    - che la situazione occupazionale sia resa chiara fin dall’inizio del percorso universitario, attraverso seminari o approfondimenti appositi che delineino il quadro del mercato lavorativo che attende gli studenti, per tutti gli indirizzi di studio, così da rendere più sicura la scelta del percorso.

    Una seconda riflessione attiene alle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia (anche pubbliche, e quindi Psicologia Clinica e Psicologia della Salute), a cui molti Psicologi che hanno studiato in ambito clinico puntano per aggiungere quel tassello in più alla loro formazione che ne preveda il trattamento e la cura dei pazienti. E non solo, visto che per quasi tutti i Concorsi in ambito ospedaliero è richiesta la Specializzazione. Gli Psicologi che si iscrivono a queste scuole hanno un monte ore formativo di tirocinio all’anno costituito da circa 100-200 ore per le private e circa 400 ore per le pubbliche. Nulla ha questo tirocinio a che vedere con quello post-lauream, naturale proseguimento del percorso universitario, propedeutico per lo svolgimento dell’Esame di Stato e quindi per diventare Professionisti a tutti gli effetti. Qui si sta parlando di tirocinio svolto da Psicologi già PROFESSIONISTI, che, in quanto specializzandi, gestiscono i propri pazienti e sono liberi di svolgere le comuni attività riconosciute alla figura professionale, semplicemente con la supervisione di un Tutor. Tutto questo, però, in Italia avviene GRATUITAMENTE. Anzi, alcune scuole non riconoscono neppure la copertura assicurativa e quindi gli Psicologi si ritrovano anche a stipulare una polizza assicurativa privata per adempiere al loro tirocinio. Nessun rimborso spese per trasferimenti o quant’altro è previsto. E questo perché nessuna borsa di studio è garantita dal MIUR e dal Ministro della Salute, contrariamente a quanto invece accade per le scuole di Specializzazione per Medici, che possono usufruire di cospicue borse (veri e propri stipendi considerando che attualmente ammontano a 2.500 euro lorde mensili!!) per il lavoro svolto. Anche perché, a tutti gli effetti, non si può parlare altro che di LAVORO.
    Ed il monte ore di tirocinio annuali, sicuramente meno impegnative dell’equivalente svolto nel settore medico, è decisamente in contrasto con quanto si POTREBBE fare nell’ambito della Psicologia Clinica. Sottolineiamo il “potrebbe” proprio perché, soprattutto in ambito ospedaliero, la nostra figura tende ad essere scarsamente considerata e facilmente sostituita da altre che, tuttavia, non hanno neppure conoscenze psicologiche di base.
    Inoltre, ci si interroga ancora sul senso dell’attribuzione delle Specializzazioni in Psicologia Clinica alle sedi delle Facoltà di Medicina. In Italia, su 12 sedi universitarie di questa Specializzazione, ben 10 si svolgono nella Facoltà di Medicina, Considerando la recente normativa che ha vietato ai Medici l’accesso a questa tipo di Specializzazioni, la cosa appare a dir poco ridicola.

    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - dignità e diritti pari tra psicologi e medici, a cominciare dall'introduzione di borse di studio per le scuole di Specializzazione ed incremento delle ore di tirocinio regolarmente pagate tramite l’ammontare delle borse;
    - controllo sull’effettivo non accesso di Medici alle Scuole di Specializzazione in Psicologia Clinica, come previsto dalla recente sentenza n. 4483/2007 del 23 agosto 2007 della sezione sesta del Consiglio di Stato, ed impegno per istituire le suddette nelle sedi italiane delle Facoltà di Psicologia.

    Una terza considerazione riguarda il riconoscimento e la reputazione della figura dello Psicologo in Ospedale e nei vari reparti sanitari. In molte strutture ospedaliere, la presenza dello Psicologo, nonostante i diversi servizi di Psicologia Clinica interni, è considerata superflua, secondaria, facilmente sostituibile, non richiesta dal personale sanitario stesso nonostante situazioni critiche di alcuni pazienti ricoverati. Eppure tutti noi sappiamo (ma a quanto pare lo sa anche buona parte dell’Europa, si vedano anche i Paesi meno all’avanguardia, come l’Albania, dove uno Psicologo è assegnato ad ogni reparto!!!) quanto il nostro ruolo nei vari reparti ospedalieri è fondamentale per riconoscere al malato il diritto di essere una persona che soffre o ai familiari il diritto di ricevere il sostegno adeguato per affrontare la malattia di un proprio caro. Non bastano farmaci e tecnicismi di medici di fronte ad eventi traumatici, lutti improvvisi, scoperta di malattie gravi o terminali, nascite premature o aborti. La nostra figura è spesso evocata dai pazienti stessi che però non possono usufruire del nostro sostegno in quanto non previsto nel reparto in cui sono ricoverati. I pazienti spesso non sanno neanche della presenza di un servizio di Psicologia Clinica in ospedale e quindi non richiedono agli assistenti sanitari la nostra figura. Il nostro intervento dovrebbe, infatti, essere stabilito da un protocollo medico-psicologico che garantisca non solo il benessere e il sostegno del paziente, ma anche una sana collaborazione interdisciplinare. Collaborazione a volte difficoltosa proprio perché permane nei nostri confronti, da parte di alcuni medici e dirigenti, una forma pregiudiziale di reputazione che non ci permette di svolgere il nostro lavoro come dovremmo, riconoscendo ad ognuno le proprie competenze e rispettando gli specifici confini professionali. Eppure in alcune (poche) grandi strutture ospedaliere che ben accettano la nostra figura professionale si è riusciti a instaurare un rapporto collaborativo di alto livello (ad esempio il San Carlo di Milano che ha istituito una sezione specifica all’interno del Dipartimento di Salute Mentale, l’Unità Operativa di Psicologia, che si impegna in un lavoro di rete medico-psichiatrica-psicologica diffondendo la Psicologia Clinica in ogni singolo reparto, oltre che a livello ambulatoriale e residenziale), anche grazie all’istituzione di alcune associazioni, a grande vantaggio degli utenti malati, che usufruiscono di un serio supporto psicologico (si veda, tra gli altri, il Centro Nemo all’interno dell’Ospedale Niguarda di Milano, che consente addirittura l’accesso dello Psicologo in sala operatoria, per garantire un adeguato sostegno anche prima di un intervento chirurgico).
    Inoltre, è noto che le ASL tendono a promuovere una politica di tagli al personale che si reputa non necessario. Gli Psicologi rientrano, purtroppo, in diversi Ospedali, in questa categoria, col risultato che, oltre al Dirigente Psicologo a capo di un servizio, difficilmente si trovano altri collaboratori Psicologi regolarmente assunti (si veda, ad esempio, la situazione del Servizio di Psicologia Clinica delle Molinette di Torino dove su 90 Psicologi che vi svolgono la loro professione, solo 2 sono strutturati e quindi stipendiati!!!) Le altre figure solitamente sono beneficiarie di qualche borsa per un progetto o assegno di ricerca, con conseguente grande impegno lavorativo (anche perché si ritrovano a svolgere l’attività di “tappabuchi” non portando quindi solo a termine il progetto o la ricerca) ma compenso decisamente basso oppure sono consulenti esterni. Ma la stragrande maggioranza delle ulteriori risorse continua ad essere costituita da tirocinanti, specializzandi e volontari, che prestano quindi il loro lavoro a titolo completamente gratuito ed illusorio che un giorno le loro fatiche saranno ricompensate da un’assunzione!!!

    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere di:
    - incentivare il ruolo dello Psicologo in Ospedale, attraverso la stesura di protocolli che garantiscano una collaborazione tra le diverse figure professionali sanitarie all’interno dei vari reparti ospedalieri, promuovendo, dove possibile, la presenza fissa dello Psicologo nei reparti che maggiormente presentano pazienti a rischio da un punto di vista psicologico (ad esempio: Oncologia, Cardiologia, Traumatologia, Nefrologia, Ostetricia e Ginecologia, ecc.);
    - regolare a livello nazionale l’assunzione di personale costituito da Psicologi, non necessariamente Psicoterapeuti, ma anche Psicodiagnosti, Clinici, Consulenti specializzati, garantendo un numero minimo di professionisti per ogni struttura ospedaliera, destinati ad affiancare il Dirigente Psicologo nelle attività previste dai vari Servizi;
    - incrementare l'accettazione della figura dello Psicologo agendo sull'opinione pubblica, sulle ASL, sulle RSA, sulle strutture sanitarie, con l'obiettivo di superare la concezione dello psicologo come figura secondaria, di cui si può fare a meno, che può essere sostituita tranquillamente da altro personale non specializzato. A tal fine potrebbero essere idonee adeguate campagne promozionali promosse dal Ministero della Salute.

    Una quarta ed ultima riflessione concerne la figura dello Psicologo di base, più volte invocata dal Presidente dell’Ordine e da anni attesa dalle migliaia di Psicologi italiani. Potrebbe rappresentare una svolta nel mercato occupazionale. Potrebbe essere la vera occasione per far conoscere la nostra figura al cittadino (che tra Psicologo, Psichiatra, Psicoterapeuta e pure Counselor non riesce ad avere la minima chiarezza) sminuendo la paura e la vergogna che ancora, in tanti Paesi, si associano alla nostra professione. Potrebbe diventare il metodo giusto per garantire la collaborazione con il medico di base, grazie al dialogo aperto tra professionisti che hanno in cura gli stessi pazienti e si consultano per le diagnosi e le terapie. Potrebbe rappresentare una crescita in termine di benessere socio-individuale e, nel lungo termine, una riduzione di spesa per il sistema sanitario.
    Tutto questo però rimane nel regno del “potrebbe”…
    Perché non si sta ottenendo nulla in questa direzione? Che cosa impedisce che la figura dello Psicologo di base diventi realtà? Con dispiacere, riteniamo che la risposta sia da ricercare in quanto già detto. Finché non riusciremo a fare qualcosa per difendere la nostra categoria professionale, per far riconoscere il nostro ruolo, per urlare i nostri diritti, rischiamo di restare in questo limbo popolato da figure egregiamente preparate e specializzate che si adattano a qualsiasi tipo di lavoro non potendo spendere sul campo quanto appreso.

    Per tutto questo, confidiamo in questa lettera, auspicando che tutte le nostre richieste e osservazioni non restino nel magico mondo dell’utopia ma che diventino, finalmente, un’occasione per essere riconosciuti per quello che siamo e che amiamo essere. Psicologi.


    Psicologi Italiani iscritti ai vari Ordini Regionali


    Aggiungo una postilla: nel frattempo mi sono informata sullo stipendio netto di un medico specializzando: 1756 euro al mese!!!! Non necesseriamente per 8 ore giornaliere: a seconda degli Ospedali, c'è chi ne fa molte di più, chi ne fa molte meno, chi sostiene di fare ben poco come ad esempio cambiare le pile agli holter (basta che vi iscriviate a qualsiasi forum di giovani medici e leggiate le discussioni!!!) a me ne basterebbero 256 per mettere a posto le cartelle eventualmente

    Inoltre: leggevo sulla nostra sezione dell'Orientamento post-lauream della progressiva chiusura delle scuole di specializzazioni pubbliche in Psicologia Clinica!!! Qualcuno mi può dare una conferma certa di questa indecente notizia??? Perchè nel caso la insieriamo di diritto nella lettera!!!
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  13. #88
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    [QUOTE=ama77;2219735]Carissimi,
    vorrei anticipare l'ultima versione della lettera che ho inviato al nostro Admin, in attesa che lui decida come utilizzarla e la faccia circolare a tutti voi tramite newsletter. Naturalmente, quando sarà il momento, vi invito ad aderire numerosi alla protesta, FIRMANDO!!!


    [I]Al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi
    Dr. Giuseppe Luigi Palma



    Gli Psicologi in ambito clinico, appartenenti ai diversi Ordini regionali, ritengono opportuno esprimere, attraverso la presente lettera aperta sottoscritta, alcune considerazioni relative alla attuale situazione lavorativa in Italia ed avanzare alcune richieste.

    La prima considerazione riguarda la situazione del mercato occupazionale. La maggior parte degli Psicologi, che ad oggi si laureano in Psicologia Clinica (dell’adulto o dello sviluppo) e si abilitano, non trova sbocchi professionali adeguati, sia rispetto alle competenze acquisite sia per quanto riguarda un reddito dignitoso. Non devono trarre in inganno i dati che vengono diffusi dalle Agenzie preposte in base ai quali risulta che i laureati in Psicologia trovano occupazione in massima parte entro i tre anni dalla laurea. Tali risultati, infatti, non riportano mai il tipo di occupazione in cui queste persone sono utilizzate e che spesso risulta essere non attinente con il percorso di studi effettuato oppure usurpatore di altre professioni (si veda, tra le altre, il ruolo di Educatore professionale) decisamente sottopagate.
    Questa situazione non può che trovarsi in forte contrasto con l’incremento degli Psicologi in Italia, che dal 1994 al 2008 sono aumentati del 198%, tanto che in Europa, attualmente, uno Psicologo su tre è italiano. Che lavoro svolgono però tutti questi Psicologi, la maggior parte dei quali ha studiato in ambito clinico (indirizzo che rimane il preferito)? Continuano a barcamenarsi tra corsi, seminari, convegni, master, scuole, terapie personali e quant’altro la formazione consenta loro di crescere, spesso sostenuti non sulle proprie forze ma su quelle familiari oppure su altri tipi di lavoro che ben poco hanno a che fare con ciò che si è studiato e approfondito per anni.

    Viste queste premesse, noi vorremmo chiedere:
    - che venga reso obbligatorio e ristretto il numero chiuso di OGNI Facoltà di Psicologia in Italia, almeno fino a che il mercato del lavoro non giunga a produrre un’offerta il più possibile paragonabile alla domanda;
    - che venga negata la possibilità alle scuole telematiche di consentire l’accesso indiscriminato ed in qualsiasi momento dell’anno alla Facoltà di Psicologia (si veda, ad esempio, l’Università on line di E-Campus);
    - che la situazione occupazionale sia resa chiara fin dall’inizio del percorso universitario, attraverso seminari o approfondimenti appositi che delineino il quadro del mercato lavorativo che attende gli studenti, per tutti gli indirizzi di studio, così da rendere più sicura la scelta del percorso.
    QUOTE]

    aggiungerei anche questo:
    che il numero chiuso (e il relativo test d'ingresso sia a livello nazionale e non regionale);
    e la chiusura delle lauree triennali il che non significa lasciare solo le lauree magistrali( le ex specialistiche), infatti non avrebbe senso. Significa piuttosto far tornare psicologia al vecchio ordinamento oppure unificarla tutta in 5 anni senza interruzioni, perchè davvero non se ne può più

  14. #89
    Partecipante Figo L'avatar di levais75
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    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Ciao a tutti,
    1)non riesco ancora a capire a cosa potrebbe servire inviare la lettera all'Admin del sito, se qualcuno me lo può spiegare cortesemente mi farebbe un gran favore.
    2)Si ama è vero che le scuole pubbliche stanno chiudendo, per esempio la mia già dall'anno prossimo non partirà e nel resto d'italia nn so quante ne siano rimaste aperte.
    3) Piuttosto che girare tra noi queste informazioni, voglio ricordare a tutti che in questo periodo ci sono le elezioni del nuovo consiglio dell'Ordine degli psicologi della lombardia e questa può essere un'occasione per cambiare le cose o almeno far presente a tutti le nostre richieste in modo da essere non solo un gruppo di giovani che si lamentano giustamente, ma appoggiarci ad un Ordine che ci può aiutare.Fermo restando che a mio parere non bisognerebbe cmq astenersi dal votare perchè è un nostro diritto oltre che dovere, la mia è solo una proposta che faccio perchè ci credo nelle cose che chiediamo e credo anche nell'Ordine che può cambiare e ci può aiutare in questa nostra protesta!!
    levais75

  15. #90
    darlinda
    Ospite non registrato

    Riferimento: Sfogo contro il sistema medicalizzato

    Il mio è un suggerimento a livello strategico,secondo me voi dovreste fare una o più lettere aperte ai giornali quelli più importanti naturalmente perchè inizi una discussione di dominio pubblico ma anzichè porre l'accento sui problemi occupazionali della categoria,dovreste puntare molto sull'utilità pubblica e sull'aiuto indispensabile alla popolazione dell'istituzione dello psicologo di base. Se riuscirete a coinvolgere la gente in un pubblico dibattito e a convincerla che la battaglia è anche e soprattutto per loro, potreste riuscire in qualche vostro intento. Dopo aver convinto la pubblica opinione,le istituzioni potrebbero sentirsi in dovere d'istituire questa nuova figura professionale e voi ne dovrete descrivere tutti i vantaggi,aiuto ai meno abbienti,aiuto alle famiglie,monitorizzazione della salute e del disagio psicologico su larga scala e così via. E se le istituzioni non dovessero darvi ascolto potreste sempre con l'appoggio e la sottoscrizione della gente, proporre una legge d'iniziativa popolare che naturalmente un comitato promotore dovrà redigere.Ricordate è il popolo che dovreste convincere ed è per il popolo che casomai lo farete.

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