
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Cara RosadiMaggio,
mi aiuto con un esempio, nell’Iliade, dal XXI al XXIII canto si narra il duello fra Ettore ed Achille, se le sorti di ciascuno dei contendenti e il duello tutto fossero soltanto determinati da qualcosa che non sia la loro volontà e la loro scelta, non troveremmo molto di grande in tutto questo episodio. Se si fosse trattato soltanto di un evento deciso dal fato, dal destino, o da altro, non avrebbe commosso intere generazioni di lettori fin dalle epoche più remote.
Ci commuove e ci appare grande la scelta di Ettore solo se possiamo pensare che lui avesse potuto sottrarsi al duello, e davvero poteva farlo, dalle mura e oltre le porte Scee chiunque lo incontrasse (anche suo padre Priamo) gli gridava di ritirarsi, di non affrontare l’eroe greco invincibile che aveva già inferto molti lutti ai troiani. Non era umiliante o degradante non accettare un confronto con la morte certa, perché Achille era quasi invulnerabile ed era protetto da molte divinità.
Ma Ettore, superando la sua paura (che non nasconde, cedendo talvolta alla tentazione di ritirarsi e pur pensando alla sorte del figlio, della moglie e della sua stessa città, che ha appena salutato, in un momento molto accorato), sta in campo ed attende la sua sorte. In quel momento decide di essere Ettore, l’eroe troiano più forte e più coraggioso, di consegnarsi alla leggenda.
Un altro esempio potrebbe essere quello di Catone uticense, strenuo difensore della repubblica, che contrasta Cesare e quando lo vede vincente insediare la sua dittatura, si toglie la vita; poteva anche non farlo, Cesare perdonò o inflisse condanne lievi ai suoi oppositori, ma lui scelse di non vivere da suddito di un tiranno.
O, ancora, la regina d’Egitto Cleopatra, che si diede la morte con un aspide, nemmeno la sua vita era in stretto pericolo da parte di Ottaviano che avanzava, ma era una donna abituata a condurre lei il gioco, difficilmente avrebbe accettato di sottomettersi ad un vincitore e di essere esposta a Roma come “bottino di guerra”.
Se vedessimo tutte queste gesta come qualcosa che doveva accadere, essi perderebbero per noi tutto il loro fascino e la loro poesia; solo guardandole come una scelta coraggiosa, che vince il sonno della carne e le nostre stesse paure, ne apprezziamo la grandezza.
Non era in questione il rapporto fra il genio e il disturbo psichico, né quello fra l’essere “comune” o la straordinarietà.
Un saluto.