Complimenti anche a te Complicata.
Complimenti anche a te Complicata.
Poi, devo dire, per spezzare una lancia in favore della categoria, che certi psicoanalisti hanno la capacità di farsi restare simpatici, di farsi apprezzare, stimare, nonostante tutto.
Qualche qualità umana, o strategia, non si sa.
O forse è il paziente che li vede in un certo modo, e resta.
A volte non sa neanche perchè.
già,già Complicata,proprio vero.
E, secondo te, Darlinda, la "cessazione dello stato di bisogno" dpende solo dal lavoro del terapeuta?
Non è che anche la persona che lo consulta abbia una sua parte da giocare?
Non si può tenere lo stesso piede in due scarpe. Se chiedi una qualche sorta di "parità" tra terapeuta e persona che lo consulta, mi pare ovvio che pari debbano essere anche le responsabilità. Verso sé e verso l'altro da sé.
Però, se la relazione non comprende anche una differenza, non è relazione con un'altra persona. E' al massimo rispecchiamento di se stessi. E non mi pare sia granché terapeutica come cosa
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Questo Willy lo pensi tu e la differenza in questione non può essere una differenza di potere in qualunque caso,bisogna ritrovarsi tra anime gemelle invece o tra simili ,il contrasto non lo trovo costruttivo in una terapia.Nel forum il contrasto invece è divertente e catartico nonchè costruttivo.
Beh, non credo di essere l'unico a pensare che l'asimmetria tra il terapeuta e la persona che a lui si rivolge sia elemento costitutivo del setting.
Peraltro, è un elemento inevitabile. Né le conoscenze né le competenze sono pari. E se chiamo l'idraulico ad aggiustarmi la vasca da bagno non pretendo di essere come l'idraulico. Non vedo perché debba essere diverso per la psicoterapia.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Cosa c'entri poi il potere non lo comprendo. Le persone che si rivolgono ai terapeuti hanno anch'esse il loro potere. Possono andarci o no, saltare le sedute, arrabbiarsi col terapeuta. Persino uccidere il terapeuta (è capitato...).
Com'è che a te sembra che le persone (a parte i terapeuti) siano prive di potere? Non può semplicemente essere che esistano forme di potere differenti? a livelli differenti?
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Certo e invito caro Willy i pazienti a usare il loro semplicemente,certo non invito all'omicidio che come saprai è possibile per chiunque anche per lo psicologo se lo desiderasse è moralmente disdicevole ma è possibile per chiunque uccidere non lo si fa solo per pazzia in effetti,lo si può fare per molti motivi anche per interesse anche per vie traverse,per esempio un terapista distratto potrebbe non preoccuparsi se un paziente si suicida.E poi lo sai di quello psichiatra impazzito che ha ucciso un collega?
Ultima modifica di darlinda : 05-12-2009 alle ore 11.19.35
Ma se chiamo l'idraulico ad aggiustarmi la vasca e m'allaga la casa, io me ne accorgo subito che si tratta di un' "improvvisato".
Specialmente gli idraulici con tanto mestiere, sono generosi di spiegazioni su come lavorano, su come lavorano e su cosa.
La prima cosa che ti spiegano è dov'è il guasto, la prima cosa che non ti dice l'analista è cosa ci sia da curare e da modificare, e per usare un termine informatico, cosa c'è da riformattare.
così magari la volta dopo il guasto te l'aggiusti da te.![]()
Beh scusate ma gli analisti e i terapeuti lavorano su una materia un po' meno tangibile di un rubinetto che perde! Quindi mi sembra evidente che sia piu' difficile spiegare al paziente, magari in una prima seduta, quale sia esattamente il problema e come si risolvera'!
Comunque leggendo alcuni post di questo thread inizio a capire cos'e' la "resistenza"....
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Ma certo, era un ragionamento un po' paradossale, il mio, dài, fatto a bella posta.
E' logico che l'analista le risposte non ce l'abbia in tasca, ti dirò, forse è uno dei pochi professionisti senza risposte precostituite, un bel pregio.
Da lì la conclusione paradossale la volta dopo te l'aggiusti da te.?
Però non ho ben compreso perchè da alcuni post inizi a capire cos'è la "resistenza."
Cioè?
La resistenza non sarà mica un atteggiamento razionale contro un cieco affidarsi al Signore?
Io credevo fosse quello che non si riesce a dire, che resta nascosto dentro di noi, quello che non viene alla luce.
Non è questo?
Ultima modifica di complicata : 30-11-2009 alle ore 10.05.15
No, la resistenza non e' solo questo.
Posto che non capisco cosa c'entri il Signore....
Mi riferisco soprattutto ai post di darlinda...e' lecito farsi certe domande. Se non si e' nell'ambiante magari certe pratiche come il pagamento della seduta saltata possono risultare incomprensibili.
Ma se dopo che te l'hanno spiegato (e ripeto, un senso c'e') tu continui a dire che il terapeuta che richiede il pagamento della seduta saltata e' da evitare...voglio dire, se non ti sta bene non vai da uno psicoanalista punto e fine della storia.
Per me gia' non accettare e anzi avere "sospetti" sulle regole che vengono stabilite all'inizio di una terapia e' una forma di resistenza.
Ovviamente sto semplificando molto. Ci sarebbe ben altro da dire.
Ultima modifica di chiaravarri : 30-11-2009 alle ore 13.57.43
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Ti faccio un esempio.
Recentemente una conoscente mi ha chiesto aiuto per trovare un terapeuta.
Problemi con il marito che per altro vanno avanti da almeno tre anni.
Aveva trovato una dottoressa su internet ma la foto non la ispirava... (e uno).
Ok, un caro amico e collega mi da il nominativo di uno bravo...la mia conoscente mi dice che con un uomo non si sente a suo agio (e due).
Mi sbatto a cercarle qualcun altro perche' e' palese che sta male.
Coinvolgo altri colleghi nella ricerca. Uno in particolare l'avrebbe inviata ad una terapeuta bravissima dalla quale per altro molto probabilmente sarebbe anche riuscito a farsi fare una tariffa particolare per venire incontro anche alle sue esigenze economiche...ma quando si tratta di passare al dunque (e io le avevo spiegato chiaramente che dopo una prima seduta nessuno l'avrebbe costretta a continuare se per qualche ragione lei non avesse voluto) lei mi dice che non sa come e' messa al lavoro, che la sua capa sara' via per 3/4 settimane e che lei dovra' sobbarcarsi parte del suo lavoro ecc ecc.
Secondo te cosa sta facendo questa persona se non resistenza? Il fatto che abbia chiesto aiuto per trovare un terapeuta e' gia' una buonissima cosa. Ma si sta comunque opponendo al cambiamento che una terapia comporterebbe. Magari ha i suoi buoni motivi eh? Pero'....
Stai male? Benissimo, come trovi il tempo per fare la spesa e andare dal parrucchiere trovi anche il tempo per andare (almeno una volta!) da questa benedetta terapeuta per cercare di rimettere insieme qualche pezzo! Non ha niente da perdere ma magari se ci va tanto da guadagnare...
Ultima modifica di chiaravarri : 30-11-2009 alle ore 13.57.13
"Ma io non sono un folle e non sono mai stato ragionevole come ora, semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose cosi' come sono non mi sembrano soddisfacenti...siate realisti domandate l'impossibile."
Camus
Forse questa persona, in teoria, sta già ragionando su se stessa, su ciò che è meglio per lei.
Ha messo in moto l'automobile, intanto, e ci pensa, riflette, fa delle distinzioni, esclude, prevede, ecc..
Non è che parte impulsivamente, sto male aiuto e basta.
Ma sai che ho letto una volta in un bel libro, che già la telefonata di un tizio allo psicoanalista per chiedergi quanto prendeva, per poi buttargli giù il telefono, era considerata dall'autore una psicoterapia?
Secondo me la resistenza è importante, no?
E secondo me, non so se sia giusto, la scatena il terapeuta stesso.
Così poi ci fa anche lui le sue considerazioni.
Per fare un esempio, un terapeuta che, dopo anni di tot sedute, ti dice che te ne farà una in meno, perchè non può venire incontro alle tue esigenze di lavoro e orario.
Secondo te non è scatenare unaresistenza?
Il problema è che il paziente spesso resta in balia di se stesso, deve rielaborare da solo tutto quello che ne consegue, e gli psicoterapeuti lo sanno e non lo sanno.
Ultima modifica di complicata : 30-11-2009 alle ore 14.22.06 Motivo: Aggiunte varie
Potrebbe essere come dici tu.
Ma potrebbe anche essere semplicemente un dato di realtà: tu mi chiedi una variazione. Io non posso e ti dico di no.
Mi pare un rispetto delle regole e un'aderenza alla realtà. Poi, il paziente la vedrà come vuole lui. E ci si potrà ragionare su.
Credo anche che un'opzione del genere sia possibile quando si è già costruita una relazione "forte" tra terapeuta e paziente. Altrimenti il rischio forte è quello di andare a toccare delle parti di quel paziente che, in quel momento, non vanno toccate. E si può sbagliare nel decidere i tempi.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126