Ma l'illusorietà la puoi dimostrare come contenuto capace di essere più radicale del mio (rifiuto ovviamente questa appropriazione): l'hai dimostrato? Se poni in ballo il relativismo ti rispondo ancora e subito: no, niente affatto; perchè il relativismo è una sorta di ''pensiero debole'' (mi perdoni il prof.Vattimo) capace di essere in tutti i luoghi ma mai di ''stare'' (epi-steme). Quindi ripeto: se qualcosa vuole esser mostrata quale ''illusoria'' deve esser mostrata alla luce di qualcosa che appare come più radicale rispetto alla verità prima creduta; questo è il senso che hanno avuto il marxismo, Nietzsche e ovviamente la psicoanalisi (e altri ancora in verità). Tu mi dirai: ma anche la psicoanalisi può essere negata...può darsi; ma dobbiamo vedere prima di cosa la psicoanalisi si occupa...l'inconscio, riprendendo il discorso di Recalcati (e per quanto mi riguarda anche e prima junghiano), potrebbe a questo punto configurarsi (nient'affatto quale reminiscenza romantica) come quella 'zona' marginale che, con tutte le riserve del caso, andrebbe a occupare un posto d'onore in merito a quel discorso sull'immutabile o incontrovertibile da cui potrebbe ripartire, in occidente, una riflessione del tutto nuova: figlia si del tramonto (e quindi consapevole del terreno instabile da cui nasce) ma madre di una aurora che, anche se solo lontanamente, può sogguardare un contenuto 'immutabile' o, in altri termini, 'vero'. Questo processo è 'specialmente' psicologico. Ovviamente queste sono solo mie vaghe idee e sarò sempre felice di abbandonarle se sarà il caso.
Ma mi pare che fino ad ora io abbia sostenuto proprio questo: quando parlavo di pre-storico mi riferivo proprio al non psicologico. Lo 'psicoide' rappresenta la possibilità eminente della psicologia (in questo caso junghiana) di porsi 'prima' di se stessa. Cioè di instaurare un discorso capace di vedere le intime radici della sua stessa costituzione. Sappiamo che Jung cercò di rendere queste radici riferendosi alla dimensione simbolica che nulla ha a che vedere con l'accezione comunemente utilizzata secondo la quale il 'simbolo' (o la simbolizzazione) è un prodotto 'superiore' o 'sovrastrutturale': il simbolo in Jung è infatti la struttura originaria. Ma su questo potremmo ritornare in seguito visto che, stando al titolo della discussione, qui si voleva principalmente sviscerare le affinità e le differenze tra Freud e Jung.
Saluti,
Luigi








Rispondi citando
; ma se io sono vago tu sei perlomeno nei pressi di un infantilismo tutt'oggi fuori luogo e, alla luce delle cose dette finora, improprio. Quello che tento di dire si può capire bene leggendo gli interventi con attenzione: in questi ho tentato di dire perchè (al di là delle tecniche e dei generi) la psicologia è una 'scienza' che è fuori dalla comunità delle altre scienze non perchè un giorno abbia deciso di essere più figa ma, semplicemente, perchè il suo contenuto rimane più radicale. Ma non mi va di continuare un discorso che so già essere mancante o inutile. Quanto alle fette, beh, che ti devo dire? Quella al gusto psicologia lasciala a me!
...non capisco. Io non voglio nessun Assoluto! Ma per carità! Espongo un discorso che può essere certamente il frutto dei miei percorsi di studio ma se cito parole quali 'immutabile', 'incontrovertibile', 'radicale' ecc.. è perchè mi sto riferendo ad un terreno filosofico da cui parto per valutare alcuni problemi. La questione è di grande rilevanza. 
