Ho ripescato questo messaggio ignorato e boicottato, non ho capito perchè. A mio avviso merita un qualche commento.
Riferendoci all'ultimo post di Ikaro: si può svolgere in maniera eccellente, la professione di terapeuta seguendo tanti sistemi, chi lo dice che solo uno, quello ortodosso. sia quello giusto?
La vecchie zia ha scelto la compassione e le emozioni
Salve a tutti! ho letto con grande interesse i vostri messaggi, e spero che accetterete il punto di vista di una “vecchia zia” di 55 anni, “addetta ai lavori”, che ha sempre molto piacere di scambiare opinioni con persone intelligenti e preparate…
Vorrei per ora portare solo una testimonianza, al di là della teoria: so che non fa testo, e non costituisce ovviamente una risposta a come si debba intendere e trattare il transfert, riguarda solo il mio personale cammino di guarigione. Diciamo che tra coloro che hanno partecipato con tanta disponibilità a questo 3d, vorrei mettermi più dalla parte di Francesca che da quella degli analisti…
Sono stata in terapia per numerosi anni, e se scorro con la memoria i veri eventi spartiacque, che spiccano in mezzo a centinaia e centinaia di sedute, ne trovo pochissimi: *quando la mia terapeuta di primaria mi asciugò il sudore dopo una nascita dolorosissima, *quando negli occhi della reichiana, ascoltando il racconto di alcuni fatti, spuntarono lacrime sincere di profonda compassione, *quando il freudiano ortodosso, direttore di una scuola prestigiosa, ammise che avevo ragione ad accusarlo di sporchi fini (e chiese allarmato se avessi intenzione di denunciarlo…), *quando il mio junghiano mi abbracciò forte con grande affetto - l’unico contatto fisico in quattro anni -… e pochi altri. (non badate per favore alle diverse “scuole di pensiero” dei terapeuti, ne ho frequentati altri che hanno smentito questi…).
Dopo quegli eventi mi sono sentita come se mi avessero fatto una overdose di vita nuova: le mie cellule imparavano che dunque esistevano al mondo persone in grado di “spendersi” (in vari modi, anche ammettendo l’errore…) per dare sollievo al mio dolore. E ogni volta la mia capacità di farcela aveva un picco al positivo, e ogni volta mi sorprendevo a constatare che anche un solo grammo di vicinanza amorevole di una persona vera, che si espone abbastanza da fregarsene della ortodossia e usa la com-passione, cioè una reale emozione, che non ha niente a che fare con “atteggiamenti dolci e premurosi” (Ikaro78 hai ragione, visti così sono finti, che orrore!)… … ecco, quel grammo si trasforma in una nuova visione della vita, essendo noi umani talmente duttili da utilizzare anche le mini-briciole (chissà se qualcuno di voi ha mai sentito parlare o visto un film degli anni settanta: “Armonica a bocca”).
Spesso mi sono chiesta se davvero non sarebbe bastato che ciascuno di loro avesse avuto quella scintilla da subito e mi sarei risparmiata vari quintali di dolore e anche di banconote. Laing diceva che in terapia deve accadere quello che non è mai accaduto, mentre il distacco emotivo spesso è già stato sperimentato a lungo e dolorosamente…
Ok, ok, riesco a sentire tutte le rimostranze… saranno già scattati i riflessi del “ma…” e le obiezioni, che ho potuto leggere nei molti messaggi, molto ben argomentati, quindi non mi aspetto che siate d’accordo.
Spero davvero che la accettiate come testimonianza, e spero che non sia OT, per il fatto di non aver parlato di teoria.
Con stima sincera per il confronto che state animando sul forum.
La vecchia zia.







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