Anche dalla mia modesta esperienza, vedo che le cose stanno proprio così. Giorni fa ho avuto una discussione con un amico laureando in medicina che fa l'internato a neurologia. Si discuteva della situazione accademica italiana e nella fattispecie di quella psicologica. La percezione del mio amico (interessato per ovvi motivi alle materie psicologiche) è quella di chi vede nella facoltà di psicologia un guazzabuglio di fancazzisti, gente che non sa cosa fare e attacca il culo alla sedia di un'aula,gente che, una volta laureata, non conosce le basi indispensabili della biologia del sistema nervoso e le principali correnti teorico-cliniche, gente che sta li come si sta in una università ''qualunque''...insomma, mi diceva, ''da medico''
''la psicologia è una cosa seria e difficile, che richiede volontà e passione, e che caspita''! Ora, piaccia o non piaccia, la situazione è proprio questa (certamente da non generalizzare ma è abbastanza per intravedere un 'allarme'). E dispiace vedere che delle critiche ''costruttive'' debbano sopraggiungere da chi è esterno alla nostra professione.
Vediamo di analizzare il perchè di tale condizione.
Mi pare che itmodeler già faceva cenno ad una organizzazione che deve diventare inderogabilmente piu ''severa''...benissimo! Severità deve essere anche sinonimo di ''selezione''..dunque numeri chiusi..e poi, una formazione a ciclo unico che sia degna di istituzioni quali ''psicologia dinamica'', ''...dello sviluppo'', ''...clinica'', ''psicopatologia'' ecc...e che punti ancora di piu a cortocircuitare il senso comune ampliando gli insegnamenti con materie antropologiche e filosofiche che inevitabilmente ''rafforzano'' il sapere che così sarà difficilmente esposto a ingenue critiche epistemologiche.
E qui siamo al punto decisivo: la pratica! Che è totalmente assente! A medicina fanno un solo esame di ''psicologia clinica e psichiatria'' in sei anni! Una conoscenza teorica nettamente inferiore alla nostra: ma nelle loro aule si fanno delle dimostrazioni ''pratiche'' che sono di una necessità assoluta! Sedute, dimostrazioni, colloqui ecc.. ecc...praticamente tutto ciò che dovrebbe essere patrimonio della facoltà di psicologia! E che invece sarebbe destinato al tirocinio post-lauream...ma il tirocinio non basta! La pratica deve essere insinuata in ogni piega di ogni insegnamento (parlo di clinica ovviamente).
Insomma, i problemi ci stanno: ma la ''via regia'' da percorrere è quella che punti ad un rinforzamento della ''costituzione'' accademica della psicologia...farla diventare un sapere più ''duro''! riforme, riforme e ancora riforme! Ma questo deve avvenire dall'alto..le disposizioni al cambiamento strutturale devono essere il frutto di una riflessione profonda e condivisa di chi ''regola'' i rapporti tra ''sapere psicologico'' e ''mondo''. Se riusciamo in questo, il nuovo assetto che si genererà non lascierà spazio a santoni di sorta...la riorganizzazione virtuosa dell'università farà il resto senza così scadere in polemiche ingiuriose che non vanno da nessuna parte.