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  1. #931
    Partecipante Esperto
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    19-09-2005
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da evolution Visualizza messaggio
    Allora secondo te, visto che la perfezione non si riesce a raggiungere in questa maniera, sarebbe da ABOLIRE IL PERCORSO UNIVERSITARIO e permettere di lavorare a chi non ha il titolo? Le cose andrebbero meglio? Facciamo tutti gli ingegneri, medici e psicologi e vedi che confusione.
    Che poi si possa migliorare il percorso formativo posso essere d'accordo, personalmente credo che per fare lo psicologo sia importante un buon lavoro di analisi personale in aggiunta ad una formazione accademica e scientifica.
    Mai scritto di ABOLIRE UN BEL NULLA, perchè è la Facoltà dove dentro ci sono anch'io (e anche Tu, mi sembra). Forse dovrebbe essere più selettiva o trovare altre soluzioni. Sull'analisi personale sono completamente d'accordo.


    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    ...lo studio mi permette di non fare errori grossolani e gravi, talvolta anche letali, tipo provocare un'infezione, far venire l'epatite al paziente, ecc...Se malauguratamente al paziente viene una di quelle cose che ho detto, mi può denunciare e il mo lavoro di odontoiatra me lo posso anche scordare.

    Lo stesso discorso lo puoi traslare nel campo psicologico.Ma lo psicologo, psicotearapeuta, assistente sociale, ecc...per quanto bravi o non bravi sanno certe nozioni di base che permettono loro di non commettere errori grossonali (di primo acchitto mi vengono in mente agiti controtransferali e collusioni), gravi e pericolosi per i pazienti, nonché per il professionista stesso.
    Fattostà che se tale profesisonista malauguratamente dovesse commettere qualche errore grave (tipo non rispettare il segreto professionale) potrebbe essere denunciato dal paziente e subirne le conseguenze.
    E' questo il problema che il discorso è difficilmente "traslabile nel nostro campo"...seguendo il Tuo paragone: se il mio dentista non usa i guanti, me me accorgo subito, ma se in un momento di difficoltà psicologico ricorro alla terapia, soprattutto se sono a digiuno di psicologia, metodologie e transfert e controtransfert (andando nel dettaglio da Te evocato) penso che molto difficilmente mi accorgerei di collusioni o agiti transferali che si stanno incartando o andando per il verso "sbagliato" (sbagliato per il cliente, nelle conseguenze).
    psi_net

  2. #932
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    forse ti riferisci a me...io non ho la scienza in tasca, scrivere sul forum serve anche a me per capire la "questione Counseling" confrontandomi con chi ne sa più di me
    No Johnny, per essere chiari: mi riferisco a tutti quegli psicologi e studenti di psicologia che - in maniera totalmente acritica - intendono perseguire il counseling perché qualcuno - ad arte - sta facendo credere loro che una delle ragioni del loro insuccesso professionale (mancanza di lavoro, etc.) siano i counselor - a detta loro - abusivi.

    Non si può procedere con slogan del tipo: "Sì, sì, denunciamoli!", "Sono tutti abusivi", "Riprendiamoci il nostro lavoro", etc.

    Ti racconto questo episodio: mia sorella minore, alcuni anni fa, mi chiede aiuto per un esame universitario che - a detta sua - trattava di counseling. Era proprio così: il professore in questione l'aveva chiamato proprio con il termine "counseling". Peccato che trattasse interamente di psicologia dell'handicap... con tanto di tirocinio annesso fatto presso una comunità di disabili...

    Ora, già sappiamo benissimo che ad insegnare nelle facoltà di psicologia i "veri" psicologi sono pochi... ma ho l'impressione che i "veri" counselor siano ancora meno...

    Quanta confusione!

    Mentre è comprensibile la posizione di coloro che intendono il counseling come una competenza acquisibile e spendibile dallo psicologo (non la condivido, ma la comprendo), non comprendo invece la posizione di chi continua a sostenere che uno psicologo, in quanto tale, è capace di fare counseling.

    Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...


    Pertanto le strade percorribili, a mio avviso, sono solo due:
    • quella della mediazione che tiene in considerazione l'evoluzione del panorama professionale in Italia e nel mondo e dunque intraprende un percorso di integrazione
    • quella dello scontro (il rigurgito corporativo) che intende procedere attraverso denunce, segnalazioni, presunti abusi, etc.
    Personalmente ritengo che, mentre la prima rappresenti un percorso evolutivo di maturazione, la seconda la vedo come una regressione infantile al ricorso all'autorità in maniera indiscriminata.

    Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.
    Ultima modifica di quattrostracci : 12-06-2009 alle ore 10.19.01

  3. #933
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...


    Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.
    Anche dalla mia modesta esperienza, vedo che le cose stanno proprio così. Giorni fa ho avuto una discussione con un amico laureando in medicina che fa l'internato a neurologia. Si discuteva della situazione accademica italiana e nella fattispecie di quella psicologica. La percezione del mio amico (interessato per ovvi motivi alle materie psicologiche) è quella di chi vede nella facoltà di psicologia un guazzabuglio di fancazzisti, gente che non sa cosa fare e attacca il culo alla sedia di un'aula,gente che, una volta laureata, non conosce le basi indispensabili della biologia del sistema nervoso e le principali correnti teorico-cliniche, gente che sta li come si sta in una università ''qualunque''...insomma, mi diceva, ''da medico'' ''la psicologia è una cosa seria e difficile, che richiede volontà e passione, e che caspita''! Ora, piaccia o non piaccia, la situazione è proprio questa (certamente da non generalizzare ma è abbastanza per intravedere un 'allarme'). E dispiace vedere che delle critiche ''costruttive'' debbano sopraggiungere da chi è esterno alla nostra professione.

    Vediamo di analizzare il perchè di tale condizione.

    Mi pare che itmodeler già faceva cenno ad una organizzazione che deve diventare inderogabilmente piu ''severa''...benissimo! Severità deve essere anche sinonimo di ''selezione''..dunque numeri chiusi..e poi, una formazione a ciclo unico che sia degna di istituzioni quali ''psicologia dinamica'', ''...dello sviluppo'', ''...clinica'', ''psicopatologia'' ecc...e che punti ancora di piu a cortocircuitare il senso comune ampliando gli insegnamenti con materie antropologiche e filosofiche che inevitabilmente ''rafforzano'' il sapere che così sarà difficilmente esposto a ingenue critiche epistemologiche.
    E qui siamo al punto decisivo: la pratica! Che è totalmente assente! A medicina fanno un solo esame di ''psicologia clinica e psichiatria'' in sei anni! Una conoscenza teorica nettamente inferiore alla nostra: ma nelle loro aule si fanno delle dimostrazioni ''pratiche'' che sono di una necessità assoluta! Sedute, dimostrazioni, colloqui ecc.. ecc...praticamente tutto ciò che dovrebbe essere patrimonio della facoltà di psicologia! E che invece sarebbe destinato al tirocinio post-lauream...ma il tirocinio non basta! La pratica deve essere insinuata in ogni piega di ogni insegnamento (parlo di clinica ovviamente).
    Insomma, i problemi ci stanno: ma la ''via regia'' da percorrere è quella che punti ad un rinforzamento della ''costituzione'' accademica della psicologia...farla diventare un sapere più ''duro''! riforme, riforme e ancora riforme! Ma questo deve avvenire dall'alto..le disposizioni al cambiamento strutturale devono essere il frutto di una riflessione profonda e condivisa di chi ''regola'' i rapporti tra ''sapere psicologico'' e ''mondo''. Se riusciamo in questo, il nuovo assetto che si genererà non lascierà spazio a santoni di sorta...la riorganizzazione virtuosa dell'università farà il resto senza così scadere in polemiche ingiuriose che non vanno da nessuna parte.

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 12-06-2009 alle ore 11.41.09

  4. #934
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Ciao Luigi,

    non si può che concordare (se l'84 del tuo nick è la tua data di nascita sono positivamente stupito...).

    La tradizione "clinica" italiana affonda le sue radici sicuramente nella pratica analitica prima (migrazioni nella mitteleuropa dei primi dei Novecento) e nello sviluppo delle scuole private di psicoterapia poi.

    L'accademia non ha mai saputo (o voluto, questo rimane un mistero) farsi promotrice di questa eredità trasportandola all'interno del mondo accademico.

    Il risultato è che, mediamente, nelle facoltà di psicologia i clinici con la "C" maiuscola sono veramente pochi... io mi sono ritrovato anche ordinari di psicologia dinamica che non avevano mai visto un paziente in vita loro...

    Ora, va da sè la la psicologia sperimentale è una cosa, quella clinica un'altra.

    La mia personalissima opinione è che, mentre la psicologia sperimentale potrebbe avere le carte in regola per entrare a buon diritto tra le scienze (più o meno) esatte, la psicologia clinica differentemente non potrà mai farlo. Il motivo è presto detto: in clinica esistono almeno due variabili... insondabili. Il paziente e il clinico.

    Ciò premesso (mi serviva fare questo preambolo) va da sè che una seria riforma del ciclo universitario è assolutamente necessaria, alla quale deve anche corrispondere una riforma dell'ordinamento successivo alla laurea.

    Ricordo infatti, a margine, che un laureato in psicologia (VO, indirizzo sperimentale) può per legge fare tutto ciò che è previsto dalla legge di ordinamento. Ivi compreso il sostegno psicologico. Ma vale anche il contrario: un laureato con indirizzo clinico e di comunità, che non ha mai fatto in vita sua un'ora di psicologia del lavoro, può per legge fare selezione del personale, ricerche di mercato, etc.

    Vedendo molti giovani neolaureati mi sono accorto che gli stessi, forti della loro preparazione accademica, poi si scontrano con la vita reale, con i pazienti in carne ed ossa.

    Quei pazienti sono lievemente diversi da come li si studiano sui libri... ma non solo: quando sei all'università nessuno mai ti porta a riflettere su un'altra incognita: come reagiranno le tue emozioni di fronte al rapporto con il paziente? Come risponderai ad un bambino down mentre gli fai sostegno psicologico?

    L'esempio con la chirurgia lo trovo abbastanza fondato: se mi dovessi far operare da un medico che il bisturi l'ha visto solo disegnato su un libro... o che l'ernia l'ha vista solo in fotografia... non so se starei tranquillo.

    E' singolare, tra l'altro, come nel resto del mondo con il termine "clinici" si intendano tutti quei professionisti che, a vario titolo, hanno a che fare con la clinica, appunto. Non riservando allo psicologo questo termine.

    E se è vero quello che diceva il mio vecchio analista junghiano, cioè che non esiste una clinica senza teoria, ma nemmeno una teoria senza clinica, si capisce bene di quanto l'università abbia bisogno, in tal senso di una seria riforma.

    Prima almeno qualche clinico vero, nelle facoltà, c'era. Penso alla buonanima di Carotenuto il quale, in maniera del tutto gratuita e fuori orario scolastico, conduceva il pomeriggio in quel della Sapienza i gruppi analitici per dare un senso a ciò che spiegava teoricamente la mattina. Ed ecco che tu ti potevi confrontare con le tue emozioni, i tuoi vissuti. Tutte cose che poi, magicamente, sarebbero riapparse con i tuoi pazienti. Con la differenza che lì, almeno, le avevi già sperimentate.

  5. #935
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Anche dalla mia modesta esperienza, vedo che le cose stanno proprio così. Giorni fa ho avuto una discussione con un amico laureando in medicina che fa l'internato a neurologia. Si discuteva della situazione accademica italiana e nella fattispecie di quella psicologica. La percezione del mio amico (interessato per ovvi motivi alle materie psicologiche) è quella di chi vede nella facoltà di psicologia un guazzabuglio di fancazzisti, gente che non sa cosa fare e attacca il culo alla sedia di un'aula,gente che, una volta laureata, non conosce le basi indispensabili della biologia del sistema nervoso e le principali correnti teorico-cliniche, gente che sta li come si sta in una università ''qualunque''...insomma, mi diceva, ''da medico'' ''la psicologia è una cosa seria e difficile, che richiede volontà e passione, e che caspita''! Ora, piaccia o non piaccia, la situazione è proprio questa (certamente da non generalizzare ma è abbastanza per intravedere un 'allarme'). E dispiace vedere che delle critiche ''costruttive'' debbano sopraggiungere da chi è esterno alla nostra professione.

    Vediamo di analizzare il perchè di tale condizione.

    Mi pare che itmodeler già faceva cenno ad una organizzazione che deve diventare inderogabilmente piu ''severa''...benissimo! Severità deve essere anche sinonimo di ''selezione''..dunque numeri chiusi..e poi, una formazione a ciclo unico che sia degna di istituzioni quali ''psicologia dinamica'', ''...dello sviluppo'', ''...clinica'', ''psicopatologia'' ecc...e che punti ancora di piu a cortocircuitare il senso comune ampliando gli insegnamenti con materie antropologiche e filosofiche che inevitabilmente ''rafforzano'' il sapere che così sarà difficilmente esposto a ingenue critiche epistemologiche.
    E qui siamo al punto decisivo: la pratica! Che è totalmente assente! A medicina fanno un solo esame di ''psicologia clinica e psichiatria'' in sei anni! Una conoscenza teorica nettamente inferiore alla nostra: ma nelle loro aule si fanno delle dimostrazioni ''pratiche'' che sono di una necessità assoluta! Sedute, dimostrazioni, colloqui ecc.. ecc...praticamente tutto ciò che dovrebbe essere patrimonio della facoltà di psicologia! E che invece sarebbe destinato al tirocinio post-lauream...ma il tirocinio non basta! La pratica deve essere insinuata in ogni piega di ogni insegnamento (parlo di clinica ovviamente).
    Insomma, i problemi ci stanno: ma la ''via regia'' da percorrere è quella che punti ad un rinforzamento della ''costituzione'' accademica della psicologia...farla diventare un sapere più ''duro''! riforme, riforme e ancora riforme! Ma questo deve avvenire dall'alto..le disposizioni al cambiamento strutturale devono essere il frutto di una riflessione profonda e condivisa di chi ''regola'' i rapporti tra ''sapere psicologico'' e ''mondo''. Se riusciamo in questo, il nuovo assetto che si genererà non lascierà spazio a santoni di sorta...la riorganizzazione virtuosa dell'università farà il resto senza così scadere in polemiche ingiuriose che non vanno da nessuna parte.
    Ottimo Luigi, anche se sono molto più pessimista di te, non credo che il cambiamento possa avvenire dall'alto soprattutto se -come dice giustamente quattrostracci- i clinici in università stanno diventando una razza in estinzione. Che fare?

  6. #936
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????

  7. #937
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????
    Direi che se ne serve ben poco o per nulla, perchè la parcellizzazione del soggetto tipica della psicologia sperimentale non è utile nella stanza di terapia. Anzi, qualcuno ha addirittura affermato che bisogna vedere il paziente "senza memoria e senza desiderio", come se ogni seduta fosse la prima...
    gieko

  8. #938
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio
    Ciao Luigi,

    non si può che concordare (se l'84 del tuo nick è la tua data di nascita sono positivamente stupito...).
    Grazie 4!...si è la mia data di nascita...ma in realtà sono più anziano di quanto sembra!
    A parte gli scherzi, rilevi una condizione sperimentabile da ciascuno. Io vengo da una facoltà di filosofia: quando si discuteva dei saperi psicologici (soprattutto di psicoanalisi)credevo esistesse una realtà affine a tali discussioni (grandi clinici, grandi insegnamenti...)e, d'altro canto, quando mi risolsi a frequentare la facoltà di psicologia mi accorsi subito della povertà di cui si sta parlando. Certamente la questione è più complessa di come ho tentato di impostarla non fosse altro per la condizione culturale in cui versiamo tutti quanti. La politica fa il resto quando cavalca l'angoscia di un mondo drogato dalle case farmaceutiche e noi...beh, noi arranchiamo nel vuoto per un pezzo di pane da guadagnarsi con un lavoro che purtroppo non c'è. E' dura ma, per così dire, un trattamento sintomatico non basta...bisogna tutti rimboccarsi le maniche per un lento e strutturale cambiamento. La psicologia deve ri-cominciare ad incutere 'timore'...lo stesso timore che suscitavano le ricerche dei grandi clinici europei (freud, jung, bleuler, binswanger, jaspers...)rispetto ai quali, quelli odierni non sono che le malriuscite caricature.

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 12-06-2009 alle ore 15.01.17

  9. #939
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da Zuccherina Visualizza messaggio
    Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????
    Dipende dai fini. Se ne può servire in sede teorica (per esempio accordando i dati psicopatologici a ciò che emerge da ricerche neuropsicologiche, se ciò è possibile) molto di meno in sede 'pratica' o psicoterapeutica dove tutto dipende da 2 variabili (paziente-terapeuta) difficilmente scomponibili in entità da laboratorio. Alcuni orientamenti lo fanno ma per altri (psicodinamici) tutto ciò risulta difficile e non auspicabile. E' pressochè impossibile portare un ''conflitto'' in laboratorio...figuriamoci l'inconscio, che per definizione non segue le regole induttivo-causali del laboratorio.

    Saluti,
    Luigi

  10. #940
    Partecipante Figo
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Io ad es. una volta ho fatto un esperimento dietro pagamento(mi piace essere una cavia da laboratorio ed essere esaminata, mi devo preoccupare?)sulla memoria...ma non ricordo di preciso perchè sono passati diversi anni.....e ho sempre creduto che tali esperimenti servissero poi a (datemela per buona)generalizzare i risultati su "tutti"..., quindi a creare delle teorie che poi servissero nell'agire pratico!!!!!

  11. #941
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Per alcuni, direi fortunatamente, la clinca è ancora la scienza della soggettività individuale, un laboratorio che funziona in modo particolare e che non ha l'obbiettivo di generalizzare quanto di conoscere a fondo le caratteristiche uniche ed irripetibili di ciascun individuo per consentire l'intervento.
    gieko

  12. #942
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da monicadal Visualizza messaggio

    Ma insomma....e credemi quando vi dico che questi siti li trovo per caso!!!!
    Ma quanti ce ne sono? Ma questi non sono abusi della professione di psicologo?

    MAH....

    Da tutti i siti internet che trovo, molto belli e molto curati ( quindi costosti) non credo che il cliente sappia scegliere. La pubblicitù ìè l'anima del commercio e questi usano parole e concetti accattivanti, promettono di risolvere ogni problema ( cosa che uno psicologo serio non farebbe creeo) E tutto senza sofferenza, così basta un weekend nella cascina new-age, basta pagare dei bei soldini e l'ansia se ne va...il panico se ne va...la sofferenza???? SVANITA!!!!
    Venghino siori ...venghino dal counselor che vi risolverà ogni dolore
    Secondo il modello inaugurato dalla nostra Monica, vorrei anch'io protestare per l'usurpazione del termine "counseling", in particolare del "counseling breve", che seguo e diffondo da otto anni.
    Ho trovato un sito intitolato al counseling breve, questo , che con il counseling breve e, direi, con il counseling in generale non c'entra assolutamente nulla! Anzi addirittura il nostro personaggio pubblicizza "astrocounseling", cioè counseling astrologico!
    Secondo me, quindi, ancora una volta il problema non è la validità dei modelli di counseling, ma se la maggior parte di coloro che si pubblicizzano come counselor lo sono veramente e sanno di che cosa parlano, invece che scegliere un termine fascinoso per fare altro. Questa è la semplice verità.
    Come già successo con la PNL: siccome non è una disciplina regolamentata <<scrivo anch'io che sono esperto di PNL>> e, poi, dopo aver incontrato ciarlatani del genere tutti a discutere se la PNL era o non era un modello valido...! Bisogna prima stabilire se chi abbiamo incontrato era un semplice "attore" (con laurea o senza laurea).
    Ultima modifica di IT_Modeler : 15-06-2009 alle ore 10.47.53
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  13. #943
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Poiché i week-end nelle cascine new-age, ahimé, sono molto più in voga tra gli psicologi (soprattutto tra gli ex sessantottini fricchettoni) che tra i counselor... non posso che quotare chi mi ha preceduto.

    Ancora una volta è la dimostrazione lampante che la regolamentazione intesa come iscrizione all'ordine non vale un bel niente.

    Ma lo ricordate quello psicologo che era sempre al Maurizio Costanzo Show un po' di anni fa e che proponeva di far vivere l'esperienza del parto agli uomini così da avvicinarli al loro lato materno? Anche lì c'era la cascina new-age, li faceva distendere con tanto di gambe divaricate... e poi: spinga... spinga... spinga che sta per uscire...

    C'è un buon libro di counseling (Hough, M. (1999) Abilità di counseling, Trento, Erickson) dove l'autrice spiega che anche in Inghilterra si assiste al fenomeno dell'abuso del termine (counseling astrologico, counseling in arredamento di interni, etc.).

  14. #944
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    A proposito di abusi, ce n'é anche uno specifico sul Feng Shui. (sul come fare "spazio", era specificato).

    Ancora esistono le cascine New Age? Sono tipo quelle che fanno i week- end intensivi di ispirazione "esistenzialista", tra gli psicologi?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 15-06-2009 alle ore 11.24.17
    Gaia

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    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  15. #945
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    Riferimento: ...sulla professione di Counsellor

    Citazione Originalmente inviato da quattrostracci Visualizza messaggio

    Quanta confusione!

    Mentre è comprensibile la posizione di coloro che intendono il counseling come una competenza acquisibile e spendibile dallo psicologo (non la condivido, ma la comprendo), non comprendo invece la posizione di chi continua a sostenere che uno psicologo, in quanto tale, è capace di fare counseling.

    Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...


    Pertanto le strade percorribili, a mio avviso, sono solo due:
    • quella della mediazione che tiene in considerazione l'evoluzione del panorama professionale in Italia e nel mondo e dunque intraprende un percorso di integrazione
    • quella dello scontro (il rigurgito corporativo) che intende procedere attraverso denunce, segnalazioni, presunti abusi, etc.
    Personalmente ritengo che, mentre la prima rappresenti un percorso evolutivo di maturazione, la seconda la vedo come una regressione infantile al ricorso all'autorità in maniera indiscriminata.

    Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.

    Straquoto. La parola definitiva, non c'è bisogno di aggiungere altro, IMHO.
    timeo hominem unius libri

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