Il signor Enrico, 37 anni, si rivolge ad un servizio pubblico per adulti lamentando di vivere uno stato di acuta sofferenza da qualche mese continuativamente di giorno e di notte, tanto da accusare difficoltà nel riposo.
Impiegato, sposato con due figlie adolescenti, riporta di aver dovuto rinunciare a proseguire i suoi studi per la gravidanza della moglie a favore di un lavoro più sicuro. Per anni il suo pensiero è stato quello della famiglia, ma ora, dopo che la moglie ha aperto una nuova attività economicamente soddisfacente e le figlie hanno intrapreso il processo di maggiore autonomia e indipendenza dell’adolescenza, riporta di aver l’impressione di non aver vissuto la propria vita e di non essere riuscito a costruire niente di importante. Ciò lo ha condotto alla perdita di interesse anche nei confronti della moglie. Ipotizza che la morte del padre un anno e mezzo fa possa essere relato a tale sofferenza.
Per le finalità diagnostiche si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR).
In base a quanto emerso si potrebbe propendere verso l’ipotesi di un disturbo dell’umore, in particolare sul versante depressivo. A sostegno di tale ipotesi si individua l’acuta sofferenza riportata da Enrico, che gli impedisce il riposo, poiché lo “attanaglia di giorno e di notte”, la quale fa supporre la presenza di pensieri ricorrenti ed intrusivi (probabilmente ricollegabili alle riflessioni, espresse nel seguito del colloquio, relative al non aver vissuto la propria vita) che potrebbero causare disturbi del sonno. Tuttavia non abbiamo dati per ritenere certa questa supposizione, che andrà indagata nel corso dei colloqui di approfondimento. D’altra parte anche l’insoddisfazione che E. riporta riguardo la propria vita, la perdita di interesse nei confronti della moglie, l’apparente mancanza di obiettivi ritenuti significativi, fanno propendere per il disturbo dell’umore. A ciò va associato anche il lutto relativamente recente vissuto da E. a causa della morte del padre. Le indagini successive permetteranno di valutare se il disturbo è riconducibile ad un Disturbo Depressivo Maggiore o ad un Disturbo Distimico. A tal fine ci mancano soprattutto le informazioni relative all’andamento temporale della sintomatologia, per quanto, infatti, Enrico individui una connessione con la morte del padre, ricorsa un anno e mezzo prima del colloquio, si dovrà comprendere se la sintomatologia fosse già in atto precedentemente, magari in forma più attenuata e inconsapevole nel paziente (se fosse superiore ai due anni si potrebbe propendere per il Distimico, allo stato attuale l’ipotesi prevalente è quella di Disturbo Depressivo Maggiore).
Gli approfondimenti saranno sviluppati in un ciclo di colloqui psicologici. In tale fase si dovrà analizzare come si è sviluppata la domanda, che appare spontanea. Tale elemento è un elemento positivo per il prosieguo del percorso, poiché indica generalmente una buona motivazione del soggetto. Sarà comunque necessario indagare più in dettaglio le motivazioni sottostanti alla richiesta di consulto, perché il signor E. ha deciso di rivolgersi proprio ora al servizio e quali aspettative e timori lo caratterizzano rispetto a questa esperienza.
Quindi sarà consigliabile approfondire l’area relativa alla sintomatologia: il paziente si mostra molto sofferente, tanto pregare di essere aiutato. Come già accennato precedentemente è importante comprendere da quanto vive questa fase di disagio acuto e se precedentemente aveva vissuto periodi simili o sintomi associabili a quelli attuali, magari in forma attenuata. Se sì quando e per quanto si sono protratti? In che modo si manifesta la sofferenza (avevamo ipotizzato pensieri intrusivi, ma è da accertarlo)? La difficoltà a riposare si configura come insonnia? Si può indagare, inoltre, se la perdita di interesse riguarda solo la moglie o aree di interesse del paziente. Poiché è il paziente stesso a compiere una connessione tra la morte del padre e l’attuale disagio sarebbe utile accogliere tale suggerimento ed indagare approfonditamente i vissuti di E. rispetto alla morte del padre, anche se in base ai colloqui dovesse essere ricollegabile ad altri fattori.
come metto il fatto che non ha pianto al funerale?? E il lutto non elaborato ha senso scriverlo o mi sbilancio troppo?
Dalle parole di E. il rapporto con la moglie e le figlie appare sereno, tuttavia pare soffrire della crescente autonomia acquisita da moglie (che ha ottenuto l’indipendenza economica grazie alla nuova attività) e figlie (ormai adolescenti e con nuovi interessi e compagnie).
Il senso di inutilità e assenza di obiettivi che riporta di vivere sono forse correlati alla sensazione di aver vissuto unicamente per la famiglia, rinunciando ai suoi interessi? Prova rabbia per questo nei confronti di moglie e figlie? Per confermare o meno tali ipotesi sarà importante approfondire con il paziente l’area delle relazioni interpersonali con la famiglia attuale, indagando ad esempio quanto ritiene rilevante l’abbandono dei suoi studi relativamente al vissuto attuale e come questa decisione era stata vissuta diciassette anni prima. Si potrebbe indagare anche come la famiglia d’origine abbia accolto tale scelta, in particolare il padre (la cui morte è ricondotta dal signor E. alla manifestazione del disagio attuale), poi ci si dovrebbe concentrare sull’indagine dei rapporti interpersonali con la famiglia d’origine.
E. non afferma che la sua insoddisfazione riguarda l’area lavorativa, tuttavia riferisce che la moglie è in grado di contribuire finanziariamente in misura maggiore di lui. Sarebbe interessante indagare come questo aspetto è vissuto dal paziente e come vive (e ha vissuto in passato) il suo contesto lavorativo, se per caso possano esservi stati degli elementi frustranti/stressanti negli anni più recenti e se si sente appagato da questo.
Infine è rilevante prestare attenzione al vissuto emotivo di Enrico valutando sia gli aspetti emotivi esplicitati durante i colloqui, sia il tono dell’umore desumibile dal comportamento dell’uomo nel corso degli stessi.
Per integrare le informazioni raccolte dai colloqui è consigliabile proporre una batteria di test costituita da:
- MMPI-2: bla bla …prestando particolare attenzione alle scale D e Dep
- Rorschach secondo Exner: blabla …prestando particolare attenzione ai punteggi DEPI e S-CON
- Hamilton D
??? boh volevo mettere un test meno generico e più specifico della scid-i visto che già mmpi e rorschach sono globali… ma non so molto… se no conosco il BDI…
Al termine del ciclo di incontri si prevede un colloquio di incontro con il signor E. per la restituzione rispetto a quanto emerso e la proposta di un percorso di psicoterapia individuale psicodinamica ad enfasi supportivo-espressiva, con l’obiettivo di permettere un rafforzamento dell’Io del paziente e una successiva maggiore acquisizione di consapevolezza riguardo il disagio mostrato e le cause (i conflitti) sottostanti, in modo da poterli riconoscere, elaborare e quindi eventualmente risolvere. Il disturbo appare al momento non sufficientemente grave per far pensare ad una consulenza psichiatrica per associare un trattamento farmacologico (poiché non appaiono esservi pensieri suicidari ricorrenti), tuttavia se ne potrà essere certi solo al termine della fase di approfondimento. Per fare ciò sarà necessario valutare la disponibilità del paziente ad affrontare un trattamento terapeutico, tuttavia i presupposti sembrano positivi in questo senso, poiché la domanda di consulenza è spontanea.
Ho un po' cambiato il mio modo di procedere perché mi sono venute delle paranoie... mi sembrava di scrivere solo uno schemino prestampato e di fare pochi ragionamenti. A questo punto però ho il terrore di avere esagerato con le interpretazioni, vi ho sottolineato la parte che mi sembra più azzardata... ditemi un po' 