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Discussione: Giugno 2013 unicatt

  1. #961
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da derju87x Visualizza messaggio
    http://www.uniroma1.it/sites/default...ratica0612.pdf


    casi evolutivo e clinica usciti alla sapienza a roma 2012
    magari uscisse un caso così chiaro per l'adulto!!

    Sury, il caso che hai messo di Enrico io l'avevo già letto nella discussione dell'anno scorso. non l'ho fatto appunto perché mi ricordavo molto bene come l'avevano svolto le altre ragazze, però ora leggo il tuo. se ti interessa un confronto allora prova a leggerti quella conversazione. si trova intorno a pagina 50 se non sbaglio

  2. #962
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    x Chiara hai ragione , se hai una formazione sistemica diventa difficile leggere un caso dietro ad altre lenti, il disturbo dipendente si manifesta sicuramente in ambito relazionale,e andrebbero capite le dinamiche famigliari che sottostanno al mantenimento di questo quadro, tuttavia è anche una cosa troppo in là, secondo me, che caso mai arriva ben oltre le nostre capacità di indirizzamento ad una terapia supportiva od espressiva.....da quanto ho studiato questo disturbo deriva da un mancato superapemento del processo di sepazione - individuazione, che è un processo strettamente individuale, che avviene in età evolutiva e sono i genitori a promuoverlo oppure ad inibirlo.....boh nn so poi magari sbaglio, anzi corregetemi, io dico il mio parere e sono mie considerazioni personali e non confutate scientificamente!!!!!
    no no, hai ragione. è sicuramente un discorso che andrebbe fatto più in là sicuramente. infatti io questi pensieri non li ho scritti. ho sbagliato a dare per scontato che si capisse il motivo della convocazione di coppia, al massimo avrei dovuto ribadire di più il fatto che vorrei che con la terapia si riequilibrassero un po' i ruoli. perché se la terapia individuale funzionasse, A. tornerebbe a casa, ma se la moglie continuasse a prendere le decisioni al posto suo ecc allora non sarebbe risolto niente >_< però è ovvio che con le informazioni che abbiamo, e con il compito che abbiamo a questo livello è un discorso troppo prematuro. ti ho detto tutti questi ragionamenti solo per spiegarti la mia scelta della terapia. ad ogni modo non voglio rischiare, quindi proporrò (in un caso simile) un intervento individuale.
    grazie per le dritte

  3. #963
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    non c'è che dire, il tuo caso su Enrico, Sury, mi sembra molto ben fatto!!! non saprei davvero cosa correggere.
    ricordo che una bella riflessione era stata fatta sul fatto che questa coppia era stata costretta a sposarsi per via della gravidanza, quindi hanno saltato la fase della coppia senza figli, e magari avrebbero bisogno ora di negoziare i legami emotivi tipici del passaggio da coppia senza figli a coppia con figli (l'ho spiegato malissimo, c'è tutto nella discussione dell'anno scorso cmq -__-' )

  4. #964
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Io non riesco più a concentrarmi... non ho proprio più voglia... Però se non studio mi sento in colpa
    sono ancora a metà di Enrico perché continuo a fare altro...

  5. #965
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Io non riesco più a concentrarmi... non ho proprio più voglia... Però se non studio mi sento in colpa
    sono ancora a metà di Enrico perché continuo a fare altro...
    ti capisco... sto facendo così anche io!!!!!!!!!!!!
    io per non sentire di star perdendo tempo sto guardando i casi evolutivi (un po' anche perché mi avete preoccupato con la storia del caso di comunità )

    non so bene cosa fare: tra oggi e domani mi studio bene i vari test, le frasette standard per aprire i vari paragrafi, e do una ripassata alla schizofrenia e altri disturbi psicotici, perché non mi sono mai esercitata su un caso con questa diagnosi, e avendoli studiati per primi, ora non me li ricordo più!!!!!

    cmq i tuoi casi sono sempre ottimi, fossi in te non mi preoccuperei

  6. #966
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Il signor Enrico, 37 anni, si rivolge ad un servizio pubblico per adulti lamentando di vivere uno stato di acuta sofferenza da qualche mese continuativamente di giorno e di notte, tanto da accusare difficoltà nel riposo.
    Impiegato, sposato con due figlie adolescenti, riporta di aver dovuto rinunciare a proseguire i suoi studi per la gravidanza della moglie a favore di un lavoro più sicuro. Per anni il suo pensiero è stato quello della famiglia, ma ora, dopo che la moglie ha aperto una nuova attività economicamente soddisfacente e le figlie hanno intrapreso il processo di maggiore autonomia e indipendenza dell’adolescenza, riporta di aver l’impressione di non aver vissuto la propria vita e di non essere riuscito a costruire niente di importante. Ciò lo ha condotto alla perdita di interesse anche nei confronti della moglie. Ipotizza che la morte del padre un anno e mezzo fa possa essere relato a tale sofferenza.
    Per le finalità diagnostiche si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR).
    In base a quanto emerso si potrebbe propendere verso l’ipotesi di un disturbo dell’umore, in particolare sul versante depressivo. A sostegno di tale ipotesi si individua l’acuta sofferenza riportata da Enrico, che gli impedisce il riposo, poiché lo “attanaglia di giorno e di notte”, la quale fa supporre la presenza di pensieri ricorrenti ed intrusivi (probabilmente ricollegabili alle riflessioni, espresse nel seguito del colloquio, relative al non aver vissuto la propria vita) che potrebbero causare disturbi del sonno. Tuttavia non abbiamo dati per ritenere certa questa supposizione, che andrà indagata nel corso dei colloqui di approfondimento. D’altra parte anche l’insoddisfazione che E. riporta riguardo la propria vita, la perdita di interesse nei confronti della moglie, l’apparente mancanza di obiettivi ritenuti significativi, fanno propendere per il disturbo dell’umore. A ciò va associato anche il lutto relativamente recente vissuto da E. a causa della morte del padre. Le indagini successive permetteranno di valutare se il disturbo è riconducibile ad un Disturbo Depressivo Maggiore o ad un Disturbo Distimico. A tal fine ci mancano soprattutto le informazioni relative all’andamento temporale della sintomatologia, per quanto, infatti, Enrico individui una connessione con la morte del padre, ricorsa un anno e mezzo prima del colloquio, si dovrà comprendere se la sintomatologia fosse già in atto precedentemente, magari in forma più attenuata e inconsapevole nel paziente (se fosse superiore ai due anni si potrebbe propendere per il Distimico, allo stato attuale l’ipotesi prevalente è quella di Disturbo Depressivo Maggiore).
    Gli approfondimenti saranno sviluppati in un ciclo di colloqui psicologici. In tale fase si dovrà analizzare come si è sviluppata la domanda, che appare spontanea. Tale elemento è un elemento positivo per il prosieguo del percorso, poiché indica generalmente una buona motivazione del soggetto. Sarà comunque necessario indagare più in dettaglio le motivazioni sottostanti alla richiesta di consulto, perché il signor E. ha deciso di rivolgersi proprio ora al servizio e quali aspettative e timori lo caratterizzano rispetto a questa esperienza.
    Quindi sarà consigliabile approfondire l’area relativa alla sintomatologia: il paziente si mostra molto sofferente, tanto pregare di essere aiutato. Come già accennato precedentemente è importante comprendere da quanto vive questa fase di disagio acuto e se precedentemente aveva vissuto periodi simili o sintomi associabili a quelli attuali, magari in forma attenuata. Se sì quando e per quanto si sono protratti? In che modo si manifesta la sofferenza (avevamo ipotizzato pensieri intrusivi, ma è da accertarlo)? La difficoltà a riposare si configura come insonnia? Si può indagare, inoltre, se la perdita di interesse riguarda solo la moglie o aree di interesse del paziente. Poiché è il paziente stesso a compiere una connessione tra la morte del padre e l’attuale disagio sarebbe utile accogliere tale suggerimento ed indagare approfonditamente i vissuti di E. rispetto alla morte del padre, anche se in base ai colloqui dovesse essere ricollegabile ad altri fattori. come metto il fatto che non ha pianto al funerale?? E il lutto non elaborato ha senso scriverlo o mi sbilancio troppo?
    Dalle parole di E. il rapporto con la moglie e le figlie appare sereno, tuttavia pare soffrire della crescente autonomia acquisita da moglie (che ha ottenuto l’indipendenza economica grazie alla nuova attività) e figlie (ormai adolescenti e con nuovi interessi e compagnie). Il senso di inutilità e assenza di obiettivi che riporta di vivere sono forse correlati alla sensazione di aver vissuto unicamente per la famiglia, rinunciando ai suoi interessi? Prova rabbia per questo nei confronti di moglie e figlie? Per confermare o meno tali ipotesi sarà importante approfondire con il paziente l’area delle relazioni interpersonali con la famiglia attuale, indagando ad esempio quanto ritiene rilevante l’abbandono dei suoi studi relativamente al vissuto attuale e come questa decisione era stata vissuta diciassette anni prima. Si potrebbe indagare anche come la famiglia d’origine abbia accolto tale scelta, in particolare il padre (la cui morte è ricondotta dal signor E. alla manifestazione del disagio attuale), poi ci si dovrebbe concentrare sull’indagine dei rapporti interpersonali con la famiglia d’origine.
    E. non afferma che la sua insoddisfazione riguarda l’area lavorativa, tuttavia riferisce che la moglie è in grado di contribuire finanziariamente in misura maggiore di lui. Sarebbe interessante indagare come questo aspetto è vissuto dal paziente e come vive (e ha vissuto in passato) il suo contesto lavorativo, se per caso possano esservi stati degli elementi frustranti/stressanti negli anni più recenti e se si sente appagato da questo.
    Infine è rilevante prestare attenzione al vissuto emotivo di Enrico valutando sia gli aspetti emotivi esplicitati durante i colloqui, sia il tono dell’umore desumibile dal comportamento dell’uomo nel corso degli stessi.
    Per integrare le informazioni raccolte dai colloqui è consigliabile proporre una batteria di test costituita da:
    - MMPI-2: bla bla …prestando particolare attenzione alle scale D e Dep
    - Rorschach secondo Exner: blabla …prestando particolare attenzione ai punteggi DEPI e S-CON
    - Hamilton D ??? boh volevo mettere un test meno generico e più specifico della scid-i visto che già mmpi e rorschach sono globali… ma non so molto… se no conosco il BDI…
    Al termine del ciclo di incontri si prevede un colloquio di incontro con il signor E. per la restituzione rispetto a quanto emerso e la proposta di un percorso di psicoterapia individuale psicodinamica ad enfasi supportivo-espressiva, con l’obiettivo di permettere un rafforzamento dell’Io del paziente e una successiva maggiore acquisizione di consapevolezza riguardo il disagio mostrato e le cause (i conflitti) sottostanti, in modo da poterli riconoscere, elaborare e quindi eventualmente risolvere. Il disturbo appare al momento non sufficientemente grave per far pensare ad una consulenza psichiatrica per associare un trattamento farmacologico (poiché non appaiono esservi pensieri suicidari ricorrenti), tuttavia se ne potrà essere certi solo al termine della fase di approfondimento. Per fare ciò sarà necessario valutare la disponibilità del paziente ad affrontare un trattamento terapeutico, tuttavia i presupposti sembrano positivi in questo senso, poiché la domanda di consulenza è spontanea.

    Ho un po' cambiato il mio modo di procedere perché mi sono venute delle paranoie... mi sembrava di scrivere solo uno schemino prestampato e di fare pochi ragionamenti. A questo punto però ho il terrore di avere esagerato con le interpretazioni, vi ho sottolineato la parte che mi sembra più azzardata... ditemi un po'

  7. #967
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Chiara_cookie Visualizza messaggio
    ti capisco... sto facendo così anche io!!!!!!!!!!!!
    io per non sentire di star perdendo tempo sto guardando i casi evolutivi (un po' anche perché mi avete preoccupato con la storia del caso di comunità )

    non so bene cosa fare: tra oggi e domani mi studio bene i vari test, le frasette standard per aprire i vari paragrafi, e do una ripassata alla schizofrenia e altri disturbi psicotici, perché non mi sono mai esercitata su un caso con questa diagnosi, e avendoli studiati per primi, ora non me li ricordo più!!!!!

    cmq i tuoi casi sono sempre ottimi, fossi in te non mi preoccuperei
    anche io uguale, tra ieri sera e la prima mattinata di oggi ho dato uno sguardo a qualcosa di sviluppo, ma non li so fare...sono proprio impreparata sia su diagnosi che su trattamenti...

    Ora però dopo questo enrico che mi ha prosciugata pausa!

    ps. anche i vostri mi sembrano fatti molto bene... speriamo che sia un buon segno e che non stiamo sbagliando tutte! (evvai il mio ottimismo...!!!)

  8. #968
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da sury2013 Visualizza messaggio
    Il caso tratta di Enrico un uomo di 37 anni che si rivolge allo psicologo autnomamente lamentando di star attraversando un periodo di grande sofferenza. Riferisce alterazione del sonno, anedonia, autosvalutazione di sé stesso.
    Piccola sfumatura: l'anedonia lo dice solo per la moglie, non per tutto...non so se generalizzerei!

    Dai dati a disposizione emerge che Enrico ha visione del mondo alquanto pessimista e un’insoddisfazione rispetto a quanto ha fatto e costruito nel suo passato. Nonostante i dati a disposizione non siano sufficienti ad orientarci rispetto ad un quadro diagnostico certo,ed escludendo una condizione medica generale o abuso di sostanze, è possibile inquadrare la sofferenza di Enrico all’interno dei disturbi Affettivi, in particolare è possibile ipotizzare un disturbo depressivo maggiore. Tuttavia, un calo del tono umorale, si può anche riscontrare nel disturbo distimico, anch’esso rientrante dei disturbi dell’umore, ma caratterizzato ma un periodo di alterazione dell’umore più lungo (almeno due anni) che compromette la qualità della vita e il benessere della persona ma non determina gravi alterazioni del funzionamento globale (una possibile sofferenza affettiva è possibile rintracciarla quando Enrico ha perso il padre? A che punto è Enrico con l’elaborazione di questo grande lutto?). Inoltre, è opportuno ricordare, che l’umore depresso, sentimenti di autosvalutazione e tendenza all’autocritica sono anche presenti nel Disturbo Dipendende di Personalità, un quadro caratterizzato da grave menomazione dell’autonomia e da tendenza alla sottomissione : andrebbero indagate ulteriormente alcune aree di funzionamento per poter fare ipotesi certe, e per valutare l’eventuale comorbilità tra un disturbo dell’umore e un disturbo dipendente di personalità.
    Andrebbe ulteriormente indagata l’analisi della domanda di Enrico : quali sono le sue aspettative, quali bisogni connessi a tale richiesta d’aiuto? Qual è la rappresentazione che E. ha rispetto ad un possibile intervento psicologico (Psicologo come mago che risolve magicamente i problemi o piuttosto colui che accompagna le persone nei periodi sofferenza ?) , la motivazione è intrinseca oppure estrinseca (viene per esempio spinto alla consultazione dalla moglie o dai famigliari a causa della sua anedonia e sofferenza?).


    Sono dunque fondamentali approfondire alcune aree, le risorse interne ed esterne, attraverso strumenti quali : l’osservazione diretta, colloqui, somministrazione di alcune batterie te stitiche. Proporrei dunque ad Enrico un ciclo di 4 incontri finalizzati ad approfondire le seguenti aree:
    -Area Affettiva , rapporto con la moglie : dai dati a disposizione sembra che enrico nutra sentimenti di invidia mah, non so se lo metterei in questo modo, mi sembra un po' azzardato, però in realtà non so se è una mia fissazione, poi magari mi diranno che sono "troppo ipotetica" come raccontava Chiara... forse io avrei messo "poiché E. descrive blablabla si potrebbe ipotizzare che esperisca un vissuto di invidia (continua con il tuo)nei confronti della moglie (in particolare,in seguito al raggiungimento di una maggiore indipendenza economica di quest’ultima inoltre sembra attribuirle un maggior ruolo nell’educazione e nella crescita delle figlie (“Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura”). Andrebbero anche indagati i rapporti affettivi pregressi (Enrico riferisce di essersi sposato con laura molto presto –a 20 anni- a seguito di una gravidanza, andrebbe indagata se quest’ultima era desiderata oppure no, poiché dai dati sembra che Enrico abbia dovuto rinunciare alle sue aspettative e desideri personali ( stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari), rispetto a quest’ultimo dato sarebbe opportuno indagare che aspettavive e che bisogni sono stati frustrati.
    - Rapporto con le figlie : che ora sono in età adolescenziale. Enrico sembra non accettare la graduale autonomia, propria dell’età adolescenziale, delle figlie (“Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me”)..
    Area socio relazionale: le amicizie di Enrico i suoi interessi e hobby.
    Famiglia d’origine : andrebbero approfonditi i rapporti con le figure genitoriali. Dai dati a disposizione non si parla della figura materna, viene soltanto fatto riferimento al padre deceduto un anno e mezzo fa. Andrebbe indagato se c’è stata una perdita in infanzia (della figura materna visto che non viene rievocata?ciò è di importanza crusciale, perchè una perdita in infanzia può generale una maggiore vulnerabilità a sviluppare depressione in età adulta). Rapporto con il padre: com’è stata interiorizzata sua figura? Che ruolo ha avuto Enrico nella cura della disabilità del padre? come ha elaborato il lutto (è tale perdita ad aver scatenato il nucleo depressivo?). Inoltre sarebbe opportuno sapere se Enrico ha fratelli e/sorelle che nel testo non vengono citati.
    - Processi di crescita : infanzia (compresi i ricordi rispetto alle prime esperienze di separazione, per esempio ingresso a scuola), adolescenza (intimità con l’altro sesso, costruzione dell’identità, rapporto con il gruppo dei pari.
    Molto interessante questo discorso sulla separazione e le perdite! E sulla cura del padre... brava!

    -Area lavorativa: nonostante emerga che Enrico abbia un buon lavoro (geometra presso comune) sembra che vi sia un certo rimorso per non aver potuto proseguire i suoi studi di ingegneria, a causa della gravidanza della moglie e del matrimonio (era realmente voluto da Enrico?).
    - Somministrerei ad Erico un Rorschch (importante test proiettivo che si basa sul presuttosto che di fronte a stimoli ambigui e poco strutturati l’individuo proietta i propri bisogni, esperienze, impulsi. In tal modo è possibile avere un quadro più compelto rispetto al funzionamento dell’Io di enrico, oltre che la sfera affettiva ed intellettiva. In particolare, sarebbe opportuno rivolgere particolare attenzione a come il soggetto interpreta le tav. 1 e 4 che rappresentano l’interiorizzazione della figura paterna) e un MMPI-II (attenzione alla scala D).
    - restituzione alla persona rispetto alle tematiche emerse dai colloqui e dai test. Qual’ora quest’ultimi confermassero l’ipotesi principale (DDM) (e dopo un accurata indagine dei livelli di motivazione della persona ) indirizzerei enrico ad una psicoterapia supportava- espressiva, dove inizialmente si dovrà lavorare a stabilire un alleanza terapeutica e a supportare il soggetto favorendo una percezione più realistica di sé stesso, degli altri e del mondo (favorire la maggiore integrazione e strutturazione dell’Io), successivamente, il versante espressivo sarà rivolto ad elaborare vissuti e tematiche inconsce connesse a : rabbia e aggressività inespressa, dipendenza,perdita, colpa cercando inoltre di trovare dei nessi rispetto al passato e all’attuale sofferenza. Sarà inoltre essenziale promuovere una maggiore autostima e autoefficacia della persona.
    - In alterantiva potrebbe essere utile indirizzare Enrico a psicoterapia cognitivo – comportamentale : dove da un lato si lavorerà al fine di modificare le distorsioni e le interpretazioni distorte della realtà, di se stessi e del mondo,degli altri. Dall’altro si cercherà di ridurre la passività e l’anedonia, assegnando gradualmente dei compiti e attraverso la stesura di un diario giornaliero.
    clap clap!

  9. #969
    Partecipante Assiduo
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    24-03-2013
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    182

    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    come metto il fatto che non ha pianto al funerale?? E il lutto non elaborato ha senso scriverlo o mi sbilancio troppo?

    Chee non ha pianto al funerale non saprei come metterlo giù nemmeno io ma è una forma di difesa : isolamento all'affetto forse?
    boh il lutto forse si, è importante sapere come l'ha elaborato se ha avuto sostegno bla bla.....

    oh volevo mettere un test meno generico e più specifico della scid-i visto che già mmpi e rorschach sono globali… ma non so molto… se no conosco il BDI…
    I test che hai messo vanno benissimo a mio avviso senza aggiungere altro : rorschach e mmpi danno già una visione ampia della personalità del soggetto. Al massimo BDI per valutare la gravità del disturbo, ma non aggiungerei altro.

    Ho un po' cambiato il mio modo di procedere perché mi sono venute delle paranoie... mi sembrava di scrivere solo uno schemino prestampato e di fare pochi ragionamenti. A questo punto però ho il terrore di avere esagerato con le interpretazioni, vi ho sottolineato la parte che mi sembra più azzardata... ditemi un po


    Secondo me i fatti che hai fatto fin ora sono fatti davvero bene!!!!! clap clap anche a te!!!!!!!!!!!!!
    speriamo per lunedì però



    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Il signor Enrico, 37 anni, si rivolge ad un servizio pubblico per adulti lamentando di vivere uno stato di acuta sofferenza da qualche mese continuativamente di giorno e di notte, tanto da accusare difficoltà nel riposo.
    Impiegato, sposato con due figlie adolescenti, riporta di aver dovuto rinunciare a proseguire i suoi studi per la gravidanza della moglie a favore di un lavoro più sicuro. Per anni il suo pensiero è stato quello della famiglia, ma ora, dopo che la moglie ha aperto una nuova attività economicamente soddisfacente e le figlie hanno intrapreso il processo di maggiore autonomia e indipendenza dell’adolescenza, riporta di aver l’impressione di non aver vissuto la propria vita e di non essere riuscito a costruire niente di importante. Ciò lo ha condotto alla perdita di interesse anche nei confronti della moglie. Ipotizza che la morte del padre un anno e mezzo fa possa essere relato a tale sofferenza.
    Per le finalità diagnostiche si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR).
    In base a quanto emerso si potrebbe propendere verso l’ipotesi di un disturbo dell’umore, in particolare sul versante depressivo. A sostegno di tale ipotesi si individua l’acuta sofferenza riportata da Enrico, che gli impedisce il riposo, poiché lo “attanaglia di giorno e di notte”, la quale fa supporre la presenza di pensieri ricorrenti ed intrusivi (probabilmente ricollegabili alle riflessioni, espresse nel seguito del colloquio, relative al non aver vissuto la propria vita) che potrebbero causare disturbi del sonno. Tuttavia non abbiamo dati per ritenere certa questa supposizione, che andrà indagata nel corso dei colloqui di approfondimento. D’altra parte anche l’insoddisfazione che E. riporta riguardo la propria vita, la perdita di interesse nei confronti della moglie, l’apparente mancanza di obiettivi ritenuti significativi, fanno propendere per il disturbo dell’umore. A ciò va associato anche il lutto relativamente recente vissuto da E. a causa della morte del padre. Le indagini successive permetteranno di valutare se il disturbo è riconducibile ad un Disturbo Depressivo Maggiore o ad un Disturbo Distimico. A tal fine ci mancano soprattutto le informazioni relative all’andamento temporale della sintomatologia, per quanto, infatti, Enrico individui una connessione con la morte del padre, ricorsa un anno e mezzo prima del colloquio, si dovrà comprendere se la sintomatologia fosse già in atto precedentemente, magari in forma più attenuata e inconsapevole nel paziente (se fosse superiore ai due anni si potrebbe propendere per il Distimico, allo stato attuale l’ipotesi prevalente è quella di Disturbo Depressivo Maggiore).
    Gli approfondimenti saranno sviluppati in un ciclo di colloqui psicologici. In tale fase si dovrà analizzare come si è sviluppata la domanda, che appare spontanea. Tale elemento è un elemento positivo per il prosieguo del percorso, poiché indica generalmente una buona motivazione del soggetto. Sarà comunque necessario indagare più in dettaglio le motivazioni sottostanti alla richiesta di consulto, perché il signor E. ha deciso di rivolgersi proprio ora al servizio e quali aspettative e timori lo caratterizzano rispetto a questa esperienza.
    Quindi sarà consigliabile approfondire l’area relativa alla sintomatologia: il paziente si mostra molto sofferente, tanto pregare di essere aiutato. Come già accennato precedentemente è importante comprendere da quanto vive questa fase di disagio acuto e se precedentemente aveva vissuto periodi simili o sintomi associabili a quelli attuali, magari in forma attenuata. Se sì quando e per quanto si sono protratti? In che modo si manifesta la sofferenza (avevamo ipotizzato pensieri intrusivi, ma è da accertarlo)? La difficoltà a riposare si configura come insonnia? Si può indagare, inoltre, se la perdita di interesse riguarda solo la moglie o aree di interesse del paziente. Poiché è il paziente stesso a compiere una connessione tra la morte del padre e l’attuale disagio sarebbe utile accogliere tale suggerimento ed indagare approfonditamente i vissuti di E. rispetto alla morte del padre, anche se in base ai colloqui dovesse essere ricollegabile ad altri fattori. come metto il fatto che non ha pianto al funerale?? E il lutto non elaborato ha senso scriverlo o mi sbilancio troppo?
    Dalle parole di E. il rapporto con la moglie e le figlie appare sereno, tuttavia pare soffrire della crescente autonomia acquisita da moglie (che ha ottenuto l’indipendenza economica grazie alla nuova attività) e figlie (ormai adolescenti e con nuovi interessi e compagnie). Il senso di inutilità e assenza di obiettivi che riporta di vivere sono forse correlati alla sensazione di aver vissuto unicamente per la famiglia, rinunciando ai suoi interessi? Prova rabbia per questo nei confronti di moglie e figlie? Per confermare o meno tali ipotesi sarà importante approfondire con il paziente l’area delle relazioni interpersonali con la famiglia attuale, indagando ad esempio quanto ritiene rilevante l’abbandono dei suoi studi relativamente al vissuto attuale e come questa decisione era stata vissuta diciassette anni prima. Si potrebbe indagare anche come la famiglia d’origine abbia accolto tale scelta, in particolare il padre (la cui morte è ricondotta dal signor E. alla manifestazione del disagio attuale), poi ci si dovrebbe concentrare sull’indagine dei rapporti interpersonali con la famiglia d’origine.
    E. non afferma che la sua insoddisfazione riguarda l’area lavorativa, tuttavia riferisce che la moglie è in grado di contribuire finanziariamente in misura maggiore di lui. Sarebbe interessante indagare come questo aspetto è vissuto dal paziente e come vive (e ha vissuto in passato) il suo contesto lavorativo, se per caso possano esservi stati degli elementi frustranti/stressanti negli anni più recenti e se si sente appagato da questo.
    Infine è rilevante prestare attenzione al vissuto emotivo di Enrico valutando sia gli aspetti emotivi esplicitati durante i colloqui, sia il tono dell’umore desumibile dal comportamento dell’uomo nel corso degli stessi.
    Per integrare le informazioni raccolte dai colloqui è consigliabile proporre una batteria di test costituita da:
    - MMPI-2: bla bla …prestando particolare attenzione alle scale D e Dep
    - Rorschach secondo Exner: blabla …prestando particolare attenzione ai punteggi DEPI e S-CON
    - Hamilton D ??? boh volevo mettere un test meno generico e più specifico della scid-i visto che già mmpi e rorschach sono globali… ma non so molto… se no conosco il BDI…
    Al termine del ciclo di incontri si prevede un colloquio di incontro con il signor E. per la restituzione rispetto a quanto emerso e la proposta di un percorso di psicoterapia individuale psicodinamica ad enfasi supportivo-espressiva, con l’obiettivo di permettere un rafforzamento dell’Io del paziente e una successiva maggiore acquisizione di consapevolezza riguardo il disagio mostrato e le cause (i conflitti) sottostanti, in modo da poterli riconoscere, elaborare e quindi eventualmente risolvere. Il disturbo appare al momento non sufficientemente grave per far pensare ad una consulenza psichiatrica per associare un trattamento farmacologico (poiché non appaiono esservi pensieri suicidari ricorrenti), tuttavia se ne potrà essere certi solo al termine della fase di approfondimento. Per fare ciò sarà necessario valutare la disponibilità del paziente ad affrontare un trattamento terapeutico, tuttavia i presupposti sembrano positivi in questo senso, poiché la domanda di consulenza è spontanea.

    Ho un po' cambiato il mio modo di procedere perché mi sono venute delle paranoie... mi sembrava di scrivere solo uno schemino prestampato e di fare pochi ragionamenti. A questo punto però ho il terrore di avere esagerato con le interpretazioni, vi ho sottolineato la parte che mi sembra più azzardata... ditemi un po'

  10. #970
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Grazie, speriamo... mi sa che non ne faccio più, al massimo leggo qualcosa di svolto e poi ripasso un po' di cose... stanchezzaaa!

  11. #971
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Anch'io sono davvero distrutta!!!!non vedo l'ora che sia la prossima settimana finalmente ci riposeremo un po no????!!!buona serata a tutte!!!!

  12. #972
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Va be', dato che probabilmente voi avete una vita sociale (mentre io quando nelle vicinanze degli esami mi barrico in casa), mi risponderete domani, ma ho un dubbio che mi perplime...

    Ho trovato un caso che non riuscivo a risolvere. Fortunatamente era risolto e la diagnosi è stata Dismorfofobia... sì, mi ricorda qualcosa, ma come mai sul mio mini dsm non l'ho trovato??
    Sotto che categoria è, se c'è??

    Non è che il mini dsm ha tagliato via un tot di disturbi di cui sono non consapevole??

  13. #973
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Per te Salomexx: Dismorfismo Corporeo (ex Dismorfofobia)
    segue l'elenco dei criteri diagnostici utilizzati dallo psicologo clinico e dallo psichiatra che utilizzino il DSM-IV, per una valutazione della presenza di un disturbo da dismorfismo:

    A) preoccupazione per un supposto difetto nell'aspetto fisico. Se è presente una piccola anomalia, l'importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva.

    B) la preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.

    C) la preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l'insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nell'anoressia nervosa).


    Intervento Psicologico per la Cura del Dismorfismo Corporeo
    Capita spesso che coloro che decidono di ricorrere a chirurgia estetica per rifarsi labbra e seno, trapianto di capelli, zigomi, ecc. soffrano di dismorfismo corporeo. L'attenzione su un dettaglio del proprio corpo porta la persona ad ingigantire il difetto. La focalizzazione sull'aspetto senza che si sia in presenza di un difetto grave ed invalidante tende a creare un aumento dei processi attentivi specifici. Questo incrementa tensioni che il paziente cerca di risolvere con il sintomo.
    Un quadro tipico è il paziente che dopo un intervento di chirurgia estetica e risolto il difetto, ovvero la tensione legata alla focalizzazione su una parte del corpo, inizi a vedere altri parti come difettose. Capita così come non ci si limiti ad un intervento ma si ricorra ad interventi correttivi multipli. Questa è la prima indicazione della presenza di un disturbo soprattutto quando gli altri non considerano così importante ed eccessivo il difetto.
    Anche nei body-builder è spesso presente questo fenomeno soprattutto in coloro che decidono, già all'inizio o dopo poco l'inizio dell'attività sportiva, di ricorrere a farmaci per incrementare più rapidamente la massa muscolare. Il problema è stato definito "reverse anorexia" in quanto l'attenzione è posta non tanto sulla magrezza ma sul sentirsi esile o comunque con poca massa muscolare rispetto ai propri ideali. L'ansia di raggiungere lo stato ideale viene quindi scaricata attraverso l'uso di scorciatoie.
    Queste problematiche non sono soltanto del soggetto ma tendono ad essere promosse, mantenute ed aggravate anche dal contesto relazionale e più in generale dal contesto sociale in cui il paziente vive.

    Lo psicologo valuta proprio i processi psico-sociali che tendono a mantenere il disturbo e che potrebbero portare ad un suo aggravamento.
    L'intervento psicologico è tendenzialmente breve e orientato a scardinare ciò che in psicologia emotocognitiva viene definito il loop disfunzionale, ovvero quel circolo vizioso fatto di tensioni e tentativi di risolverle, con cui il paziente è costrettto a convivere.

    E' comunque difficile che una persona con disturbo da dismorfismo corporeo si renda pienamente conto del problema, spesso sono gli altri che invitato o, nei casi più gravi, costringono la persona a richiedere un intervento psicologico.

    Poi un'altra cosa, scusa se me permetto, ma quelle che hai fatto e sottolineato nel caso E. non sono interpretazioni nel senso psicolanalitico che ti costerebbero la bocciatura ma sono delle simple rilevazione proprie ed inerenti al ragionamento clinico, quello che hai fatto è PROPRIO quello che ci chiedono!!! ( ovviamente conoscendo bene la distinzioni tra il rilevamento che fa uno psicologo clinico nel processo diagnostico e le interpretazioni (dei sogni, difese, lapsus ecc) che fa nel corso di una psicoterapia psicoanalitica un psicoterapeuta dinamico. A domani!

  14. #974
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Grazie mille Romy!!
    Ma come mai non c'è sul mini dsm?

    Citazione Originalmente inviato da romymonteleone Visualizza messaggio
    Poi un'altra cosa, scusa se me permetto, ma quelle che hai fatto e sottolineato nel caso E. non sono interpretazioni nel senso psicolanalitico che ti costerebbero la bocciatura ma sono delle simple rilevazione proprie ed inerenti al ragionamento clinico, quello che hai fatto è PROPRIO quello che ci chiedono!!! ( ovviamente conoscendo bene la distinzioni tra il rilevamento che fa uno psicologo clinico nel processo diagnostico e le interpretazioni (dei sogni, difese, lapsus ecc) che fa nel corso di una psicoterapia psicoanalitica un psicoterapeuta dinamico. A domani!
    Avevo perso il "non" e avevo letto "che ti costerebbero la bocciatura" e mi era venuto un infarto! ahahah!
    Sì infatti lo pensavo anche io, ma volevo esserne sicura, perché mi sembra di camminare sulle uova con questa prova, se metto il piede in modo sbagliato è la fine...!
    Grazie davvero!

  15. #975
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Ok vi do la buonanotte con un nuovo caso, ho detto che non ne farò più e infatti non ho nessuna intenzione, ma questo mi ha messo in crisi come al solito per l'ipotesi diagnostica:

    Michele. 28 anni, si rivolge al Centro di Salute Mentale chiedendo di uno psicologo; è
    accompagnato da una sorella maggiore, preoccupata dell'intenzione da lui manifestata
    di lasciare il lavoro. Durante il colloquio (la sorella lo aspetta, su suo invito, in sala
    d'attesa) appare teso, piuttosto reticente nel parlare di sé e sospettoso. E' stato assunto
    a lavorare da qualche mese nell'Arma dei Carabinieri e si sente molto angosciato nel
    portare la Pistola. Egli racconta che è stato il padre 85enne ad averlo spinto ad
    intraprendere la carriera militare per la quale si è dovuto trasferire in un'altra città. In
    seguito ad una crisi d'ansia molto forte, gli sono stati dati alcuni giorni di riposo; adesso
    è a casa in malattia. In precedenza aveva fatto vari lavori precari, terminati perché
    subentravano incomprensioni con il datore di lavoro.
    Spesso si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato
    per qualcosa.
    Da sempre fa vari gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del
    gas e si sente costretto a ripetere tra sé e sé frasi riguardanti la combinazione tra
    numeri e oggetti.
    Orfano di madre dall'età di 4 anni, è stato cresciuto dalle sorelle maggiori. Ha un corso
    di studi regolare, ha poche amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue
    ansie e i comportamenti ripetitivi: egli infatti, teme che essi potrebbero essere ritenuti
    strani. Nonostante ciò, egli non può fare a meno di eseguirli.
    Il/la candidato/a illustri sinteticamente:
    1 )Quale/i ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli aspetti
    del funzionamento psichico e relazionale della persona;
    2) Come procederebbe nella consultazione indicando quali altri dati sarebbero
    necessari per:
    a) avvalorare l'ipotesi diagnostica;
    b) disporre di elementi utili ad avanzare ulteriori ipotesi di diagnosi differenziale.
    3) di quali strumenti diagnostici intenderebbe avvalersi per raccogliere i dati di cui al
    punto 2);
    4) quali possibili indicazioni di intervento fornirebbe, specificando:
    a) se sia necessario ricorrere ad un trattamento psicoterapeutico ed eventualmente, di
    quale tipo;
    b)la metodologia e gli obiettivi dell'intervento ritenuto più idoneo.
    5) Le eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.



    Notte!

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