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  1. #991
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Mathema
    La garanzia maggiore è appunto il desiderio del paziente di fare un’analisi, la sua apertura, il suo acuire la sensibilità verso un’altra persona attraverso cui rispecchiarsi e modificarsi; l’essere pronto ad affrontare la morte o a fare quel salto nel vuoto.[
    Bah ma che significa essere pronti ad affrontare la morte? Essere ben disposti a mettersi a giocare alla roulette russa con una rivoltella? In caso di guerra andare a far da smistamento alle pallottole nemiche volentieri?
    La morte spesso arriva, essere pronti ad affrontarla che significa? Esser contenti di morire? Morire abbastanza felicemente?
    A me sembra una di quelle frasi che fanno parte della solita vecchia retorica da eroi stoici, i supereroi dei fumetti sono anche simpatici, ma le persone in carne ed ossa che si credono tali per me tanto bene con la testa non stanno.

    "Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo."

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 18-02-2010 alle ore 13.06.31

  2. #992
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sembra che vengano esposti due modelli differenti di lavoro. Se Mitchell dà più per scontato che le risorse debbano essere svilppate grazie ad un intervento esterno, De Robertis si riferisce addirittura al fatto che esse vadano monitorate ma non necessariamente restituite. Immagino che nel secondo caso si ritenga di osservare attentamente uno sviluppo messo in atto dal processo di decostruzione determinato dall'analisi.



    Ecco perchè non sono d'accordo con le tue conclusioni. Mi sembra anzi, all'opposto, che sia proprio il tenere in considerazione la propria presenza che può spingere l'analista a concentrarsi sul lavoro di destrutturazione. Non vedo un rischio "intrasoggettivo" (peraltro un modello relazionale non deve per forza negare elementi interni), quanto piuttosto il rischio dell'adattamento, come potrebbe essere avvenuto nel caso presentato da Mitchell.

    Saluti
    Caro Gieko,
    certo che Mitchell e la De Robertis hanno due modi diversi di lavorare, li ho messi insieme perché ciò che li accomuna in questo ambito è la ricerca di ciò che possiamo chiamare le “risorse del paziente”, le sue potenzialità. La differenza poi sta nel modo in cui ciascuno di loro tiene conto e utilizza queste potenzialità.
    Mitchell dice che:

    “...vi sono sempre direttive [nel senso di suggestioni o di modalità direttive] implicite (sia consce sia inconsce sia nelle interpretazioni dell’analista che nei suoi silenzi. L’analista è costantemente partecipe del processo psicoanalitico e dei significati da esso generati. Ciò che è più importante è usare l’intervento soprattutto per facilitare l’indagine, piuttosto che per ottenere una semplice modificazione comportamentale, e tentare di includere nell’indagine il fattore della partecipazione dell’analista”. (Stephen Mitchell, Speranza e timore in psicoanalisi, Boringhieri, 1993, p. 236-237).

    E continua nella nota:

    “A mio parere, il paziente non sviluppa mai la sua concezione indipendentemente dalla partecipazione dell’analista. La sua esperienza di paziente è sempre qualcosa di informe dentro di lui, ed emerge e viene modellata in un modo particolare fra i molti modi possibili nell’interazione con un particolare analista. [...] autonomia e autenticità non dipendono da una presunta indipendenza dell’esperienza del soggetto dalla sua matrice interattiva, ma dall’uso che viene fatto di significati, valori e comprensioni elaborati insieme. L’esperienza del paziente richiede sempre di essere costruita ed elaborata. Non vi è ragione di credere che il tentativo solitario di un paziente di costruire ed elaborare significati sia in alcun modo più autentico o persino realmente più indipendente dalla partecipazione involontaria dell’analista, rispetto ad una elaborazione a cui si è arrivati esplicitamente con l’analista. Ciò che è essenziale, a mio modo di vedere, non è lo sforzo di purgare le comprensioni del paziente dalla partecipazione dell’analista, ma il riflettere continuamente sui modi in cui il paziente si pone nei confronti dell’analista e ne utilizza la partecipazione” (ibid., p. 237, nota n° 13).

    A me pare fin troppo esplicito e chiaro il discorso che fa: l’analista partecipa e facilita. Le potenzialità di cui si parlava sono, sia per Mitchell che per la De Robertis, delle novità all’interno del flusso sintomatico, delle opportunità da segnalare al paziente invitandolo ad esplorarle insieme, con tutte le cautele del caso.
    La De Robertis, in particolare, dice di non interpretare questo materiale relativo a presunte potenzialità del paziente (perché trattandosi di potenzialità non sappiamo ancora bene cosa sia e perché perderemmo l’immediatezza del dato), ma di monitorarlo a livello interpretativo in una sorta di dialogo tacito fra sé e sé (che non è però un tenerlo in un cassetto da meditare di tanto in tanto, che senso avrebbe fare una cosa del genere e poi, possiamo pure non interpretarlo al paziente, ma davvero possiamo pensare che una volta colto potremmo impedirci di mettere questo dato nella relazione?).
    Lei suggerisce, in realtà, di coglierlo e di restituirlo al paziente come dato grezzo che non ti è sfuggito; riconoscerlo insomma, tipo: “Ah, però ..., in mezzo al sintomo c’è anche questo!”, non sappiamo ancora bene cos’è, e dove ci può portare, però forse vale la pena di esplorarlo. E questo credo ci riconduca a Mitchell, all’esortazione al suo paziente a vedersi in maniera diversa nel rapporto con la moglie, a partire da qualcosa che lui aveva colto nel suo paziente.
    Questa creazione duale l’ho scoperta per la prima volta leggendo l’esperienza di Gaetano Benedetti con i pazienti psicotici, fatte le debite proporzioni e considerato un linguaggio e una spiegazione in cui non mi ritrovo perché utilizza termini come identificazione, introiezione, proiezione, fantasma, ecc.; è invece interessante la sua concezione di relazione paziente-terapeuta, il concetto di psicopatologia progressiva, il “soggetto transizionale”, la simmetria, le illuminazioni e la trasformazione.
    Nel rapporto col paziente psicotico è molto più facile ed evidente osservare come tutto diventi duale, come tutto nasca dalla coppia e non dal singolo, perché si crea una sorta di fusionalità; non è una particolarità del funzionamento psicotico, è un presupposto generalizzabile a qualsiasi coppia (non necessariamente terapeutica), con la differenza che le coppie spontanee sanno entrare ed uscire da questo intenso rapporto duale (saper essere se stessi in due), creando insieme e riconducendo la propria creazione a sé, prendendo ciò che ritengono opportuno secondo modalità proprie, mentre più la patologia è grave e più è difficile uscirne e far diventare questo incontro positivo per il soggetto.
    Gaetano Benedetti, Paziente e terapeuta nell’esperienza psicotica, Boringhieri, Torino, 1991.
    Gaetano Benedetti, La psicoterapia come sfida esistenziale, Raffaello Cortina, Milano, 1997.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 18-02-2010 alle ore 14.20.02

  3. #993
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio

    [...]

    Allora vorrei capire chi usa la metafora autopoietica e in che modo esattamente, quali parti della metafora vengono utilizzate e a quale scopo; non perché è giusto che si faccia, ma perché a me interessa per capire. Forse così diventa tutto più facile, nel senso che avendo una fonte certa posso autonomamente documentarmi. E poi mi piacerebbe pure imparare una cosa nuova saltuariamente...

    [...]

    Medito. Che è meglio.
    Ecco uno spunto sulla MITOpoiesi: QUI
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  4. #994
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    i relazionali non abbracciano in pieno la teoria pulsionale (ammesso che sia così-lo devo capire), forse guardano di buon occhio il concetto di auto poiesi, anche perché si rifanno all’epistemologia costruttivista.
    Non ho idea se e dove psicoanalisi e auto poiesi si incontrano; penso solo che se la psicoanalisi si guarda sempre indietro, rifacendosi al positivismo freudiano, difficilmente si possono trovare dei punti in comune
    Ma questo perchè, suppongo, la psicoanalisi ha deciso un giorno che elementi strutturali e processuali andassero per forza distinti con conseguente oblio dell'una o dell'altra parte. Insostenibile posizione a mio parere. La psicoanalisi svela qualcosa di strutturale (per Jung la struttura assume una doppia valenza, per esempio: archetipa, pulsionale e immutabile - l'inconscio -, e storico-individuale - l'io -) e qualcosa di irrimediabilmente storico-individuale. Sempre rimanendo nello junghismo: la struttura comprende tutti quegli elementi che vanno dall'inconscio (i vari complessi individuati dalla psicologia analitica) fino al complesso dell'Io che con tali elementi è in relazione (la psiche secondo Jung è strutturata 'complessualmente'). Qui però è da rilevare qualcosa in più: al complesso dell'Io (la più debole delle aggregazioni psichiche perchè di più recente acquisizione sia in termini filogenetici che ontogenetici - si pensi alla posizione schizoparanoide della Klein in cui un Io vero e proprio sembra essere assente) compete di storicizzarsi in una vicenda del tutto personale; dunque al livello dell'Io è rinvenibile la funzione costruttiva, di continua messa in tensione di opposti psichici che lo rendono 'funzionale', aperto al mondo, rispetto alla relativa immobilità dei complessi inferiori che sono strettamente legati al livello somatico; anzi, essi sono la prima decifrazione del corporeo indifferenziato: il complesso, radicato nel corporeo, è il piu grezzo tentativo di dare un primo significato ad una esperienza biologica di per sè inabitabile dall'uomo. Insomma, forse il linguaggio junghiano non viene capito, ma quello che intendo sottolineare è l'esistenza di una certa continuità tra struttura e processo (staticità pulsionale e costruzione egoica): per Jung questa relazione essenziale permette di permanere in una condizione psichica perennemente aperta alla crisi e alla possibilità 'compensatoria' da parte di entrambi i sistemi (inconscio e Io).

    Saluti,
    Luigi

  5. #995
    Megiston Matema
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Bah ma che significa essere pronti ad affrontare la morte?
    Caro Char_lie,
    non posso rispondere per te a questa domanda, ognuno da la risposta che crede, che sente e che ritiene opportuna (c'è anche la possibilità di non porsi per niente il problema).
    Il grande maestro Lao Tse, comunque, esortava i suoi discepoli con questa frase:
    "Muori senza morire e vivrai per sempre".
    Non chiedermi cosa significa. Per il resto credo che il grande saggio avrebbe ripreso sia te che me per la firma in calce. Me perché lui diceva che:
    « L'uomo non è il centro della vita, la misura delle cose, ma è totalmente e soltanto parte della natura. », contrariamente a ciò che ho scritto io citando Protagora.
    Te, perché lui era vegetariano e non avrebbe mai ucciso un maiale trasformandolo in una salsiccia; c'era il rischio di mangiare qualche antenato reincarnatosi in questo nobile animale
    Un saluto.

  6. #996
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Ma questo perchè, suppongo, la psicoanalisi ha deciso un giorno che elementi strutturali e processuali andassero per forza distinti con conseguente oblio dell'una o dell'altra parte. Insostenibile posizione a mio parere. La psicoanalisi svela qualcosa di strutturale (per Jung la struttura assume una doppia valenza, per esempio: archetipa, pulsionale e immutabile - l'inconscio -, e storico-individuale - l'io -) e qualcosa di irrimediabilmente storico-individuale. Sempre rimanendo nello junghismo: la struttura comprende tutti quegli elementi che vanno dall'inconscio (i vari complessi individuati dalla psicologia analitica) fino al complesso dell'Io che con tali elementi è in relazione (la psiche secondo Jung è strutturata 'complessualmente'). Qui però è da rilevare qualcosa in più: al complesso dell'Io (la più debole delle aggregazioni psichiche perchè di più recente acquisizione sia in termini filogenetici che ontogenetici - si pensi alla posizione schizoparanoide della Klein in cui un Io vero e proprio sembra essere assente) compete di storicizzarsi in una vicenda del tutto personale; dunque al livello dell'Io è rinvenibile la funzione costruttiva, di continua messa in tensione di opposti psichici che lo rendono 'funzionale', aperto al mondo, rispetto alla relativa immobilità dei complessi inferiori che sono strettamente legati al livello somatico; anzi, essi sono la prima decifrazione del corporeo indifferenziato: il complesso, radicato nel corporeo, è il piu grezzo tentativo di dare un primo significato ad una esperienza biologica di per sè inabitabile dall'uomo. Insomma, forse il linguaggio junghiano non viene capito, ma quello che intendo sottolineare è l'esistenza di una certa continuità tra struttura e processo (staticità pulsionale e costruzione egoica): per Jung questa relazione essenziale permette di permanere in una condizione psichica perennemente aperta alla crisi e alla possibilità 'compensatoria' da parte di entrambi i sistemi (inconscio e Io).

    Saluti,
    Luigi
    Caro Luigi,
    la psicoanalisi ad un certo punto si è resa conto di aver una disciplina basata sui contenuti e di non avere alcuna struttura (degna di questo nome intendo, perché l’apparato psichico è una macchina deterministica e meccanomorfica che funziona come l’arco diastatico riflesso, troppo semplicistica per spiegare il funzionamento dell’essere umano; mentre Inconscio-Coscienza-Preconscio e Es-Io-Super-Io sono istanze, nessuna delle quali può ergersi allo statuto di soggetto); è come avere del vino senza avere il fiasco. Freud aveva interpretato l’isteria come patologia dei contenuti e lo stesso aveva tentato di fare con la paranoia (basta leggere lo Schreber); parte del dissidio fra Freud e Jung (ma soprattutto fra Freud e Bleuler) è da ascrivere al tentativo di spiegare la psicosi senza considerarla una patologia strutturale. La presa di distanza di Binswanger, che pur non avendo mai rotto con Freud non ha mai aderito completamente alle teorie psicoanalitiche, era proprio su questo punto, la teoria di Binswanger partiva da una rivisitazione della fenomenologia di Husserl che forniva al discorso psicoanalitico e psichiatrico una solida struttura psichica (o se preferiamo, un soggetto).
    Tanto per la cronaca, la psicoanalisi inizia a porsi il problema strutturale con qualche fondamento solo a partire da Kernberg; che si pone una domanda molto semplice: se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es progressivamente, chi è che rimuove prima di allora? Per questo pone l'Io come originario e di costruzione più antica rispetto all'Es.
    La distinzione fra strutture, contenuti e processi ha, dunque, una ragione d’essere che è contemporaneamente sia storica sia didattica.
    L’insistenza recente sui processi è fondamentalmente dovuta al fatto che sia i contenuti psichici, sia le strutture sono in continuo cambiamento, mentre i processi caratterizzano un po’ più stabilmente il soggetto. In particolar modo un processo fondamentale nell’essere umano, che è quello della presenza a se stesso, l’autocoscienza, la funzione riflessiva, ecc., sostanzialmente qualcosa che ci riporta ad un soggetto come organizzatore unitario dell’esperienza, quello che da continuità e identità pur nell’incessante cambiamento strutturale e contenutistico.
    Per far questo deve costantemente giostrarsi fra essere e divenire, apertura e chiusura, assimilazione e accomodamento, movimenti sistolici e diastolici, caos e cosmos, auto ed etero regolazione, per il raggiungimento di una maggiore coerenza e di una maggiore coscienza di sé.
    Detto questo, aggiungo che posso condividere le tue conclusioni, sulla continuità fra struttura e processo e del sistema psichico eternamente in tensione dialettica.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 18-02-2010 alle ore 14.06.41

  7. #997
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Tanto per la cronaca, la psicoanalisi inizia a porsi il problema strutturale con qualche fondamento solo a partire da Kernberg; che si pone una domanda molto semplice: se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es progressivamente, chi è che rimuove prima di allora? Per questo pone l'Io come originario e di costruzione più antica rispetto all'Es.
    A onor del vero la questione se la poneva Lacan anche prima di Kernberg, poi non si capisce bene cosa intendi per 'soggetto': una 'solida struttura psichica' ? Mi sembra che alla fine cadi sempre nello stesso vizio, un po' come con l'idea di 'relazione': esiste solo quella che hai in mente tu.

  8. #998
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Tanto per la cronaca, la psicoanalisi inizia a porsi il problema strutturale con qualche fondamento solo a partire da Kernberg; che si pone una domanda molto semplice: se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es progressivamente, chi è che rimuove prima di allora? Per questo pone l'Io come originario e di costruzione più antica rispetto all'Es.
    Non credo proprio in questa affermazione. In Jung è totalmente ribaltata la questione: Kernberg a sto punto ha evidentemente un concetto di inconscio che non è nemmeno quello freudiano (Freud infatti in alcuni punti sarà d'accordo con Jung nel sostenere che l'inconscio non è solo rimosso ma sia ''condizione di possibilità'' per i futuri processi storici) e che si costituisce appunto tramite rimozione. Lettura asfittica: il discorso strutturale intende invece legittimare l'inconscio come struttura fondante. L'Io, ripeto, è qualcosa di molto recente. L'individuo (o il vostro soggetto), allo stesso modo, è perlomeno da mettere in discussione. Da qui deriva ancora la classica distinzione junghiana tra ''psiche collettiva'' (indifferenziata,a-storica,inconscia) e ''psiche individuale'' (contingente, frustrata, complessuale, risultato di una miriade di sottoprocessi) che fa dire a Jung già nel 1912 e in polemica con chi avrebbe voluto esaurire le strutture inconsce:

    ''L'uomo, in quanto 'individuo', è un fenomeno sospetto''

    Saluti,
    Luigi

  9. #999
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    ...Tanto per la cronaca, la psicoanalisi inizia a porsi il problema strutturale con qualche fondamento solo a partire da Kernberg; che si pone una domanda molto semplice: se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es progressivamente, chi è che rimuove prima di allora? Per questo pone l'Io come originario e di costruzione più antica rispetto all'Es.
    ...

    Però, Megiston, a me questo discorso non convince. Francamente, mi sento un bambino a intervenire in questa discussione, perché ne so molto meno di voi su questi argomenti. Vado un po' a naso, per quella che è la mia personale logica, il mio modo di intendere il mondo e gli esseri umani.

    Ma a me pare ci sia una possibilità alternativa a quella che tu sostieni. E cioè che, se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es, allora di inconsci ce ne sono due. Uno sarà l'inconscio dinamico, rimosso. L'altro sarà l'inconscio procedurale (o inconsapevole), non rimosso perché non c'era un Io che potesse effettuare questa operazione psichica.

    Certo, così torniamo ad un soggetto diviso, non unitario. E non unitario fin da subito. Il che, mi par di capire, a te non piace molto (non ho capito per quale ragione). Ma è una possibilità che penso vada tenuta presente, e non scartata così, d'emblée.

    Buona vita
    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 18-02-2010 alle ore 15.12.54
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  10. #1000
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Potreste chiarirmi un dubbio?

    A me sembra che vengano considerati in due modi diversi gli aspetti (neuro?)biologici dell'essere umano: o lo si considera mosso da pulsioni o da funzioni autopoietiche.


    Saluti.
    Sono due concetti che nascono da diverse esperienze di ricerca. Per quanto non so molto della psicoanalisi, il concetto di pulsione, nel maggioranza dei casi e anche in quelli che meno se ne rendono conto disquisendo a loro modo, rimanda alla metafora del serbatoio.
    Quello di autopoiesi mi fa venire in mente la metafora del termostato. Ora, questo tipo di argomenti sono molto affascinanti, ma rischiano di portarci troppo lontano. Sarebbe interessante magari ricondurli ad esempi clinici che ci permettono di verificare la rispettiva "temperatura" di entrambi.
    So che alcuni filoni di ricerca psicoanalitica hanno importato il discorso autopoietico in termini cibernetici all'interno dei loro modelli con inevitabili positive ripercussioni. Avvalorando la mia tesi che la psicoanalisi sia una specie di mummia che vive grazie ai suoi eretici adepti .

    ciaz.

  11. #1001
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da missfreedom Visualizza messaggio

    Parlare di relazione poi diventa sempre più difficile e il tuo discorso, dopo tanto parlar d'inconscio e transfert, lancia una folata di sana novità e complicazione. Se usiamo il termine costruire ci sarà una ragione a prescindere dal fatto che si possa inciampare nell'antinomia costruzione - decostruzione/distruzione. Con questi concetti, personalmente, mi riferisco all'idea di un paziente che giunga in terapia con una propria modalità che lui sente come sbagliata, come un disagio - poi magari sarebbe opportuno capire perché la percepisca in questo modo e se corrisponde a una realtà - prima di decostuire. Certo è che una volta avviato questo processo di decostruzione, per me, sarebbe importante che vi fosse una sorta di monitoraggio dell'attività ricostruttiva da parte dell'analista (quindi in termini psicoanalitici); cosa che pare si stenti a fare o che persino non avvenga affatto; e mi domandavo fino a che punto un paziente sia capace di ricostruire ciò che non possiede. In termini di qualcosa che risulti fattivo, fruttifero. Produttivo in ultimo. E cioè, qualora queste autonome ricostruzioni del paziente dovessero prendere una piega sbagliata, mi domando fino a che punto un analista resti a guardare o intervenga in maniera Correttiva.
    Rimaniamo comunque in quella antinomia che confonde le idee, a mio parere. Decostruire vs costruire, ci porta alla strana affermazione che il paziente possa trovarsi con un vuoto al fatidico termine della decostruzione. Accidenti!
    Per la mia non grande esperienza clinica i vuoti accadono proprio quando ci sono interruzioni di continuità della coscienza, i fenomeni dissociativi ad esempio. Per cui il paziente è in continua ricostruzione, a partire dal suo sistema nervoso sino ai livelli di complessità crescenti di tipo semantico autoriflessivo, della propria organizzazione tra sè e il suo mondo.
    Ho voluto accennare ai processi selettivi proprio perchè a mio parere sono molto più viabili nel descrivere l'articolazione ricorsiva ed autorganizzativa dell'attività psichica del paziente.
    E' chiaro che il tuo ragionamento si mette in allarme se rimaniamo nell'ottica della decostruzione e produzione. Le parole insomma in questo caso sebbene siano utili strumenti di indagine, nella fattispecie ci confondono portandoci a conseguenze quali: il terapeuta che osserva il paziente partire da zero e prendere pieghe sbagliate e che dovrebbe correggere.
    Cosa implica questo ragionamento? Che il terapeuta sia staccato dal paziente, abbia un punto di vista privilegiato, abbia chiara e sia detentore di una realtà giusta e infallibile, cioè quella oggettiva a dispetto della personale piega che il paziente sta prendeno. Suppongo da come ragioni che non stai affermando ciò. Ma pensa quanto sia implicito in molte affermazioni che apparentemente sembrano esserne immuni. Ma avendo a che fare con pazienti cioè con persone, meglio ricordarlo.

    Mi sono dilungato: spero che Magiston mi perdoni.

    ciaz.
    Ultima modifica di neuromancer : 18-02-2010 alle ore 15.22.00

  12. #1002
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    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Ecco, come persone.
    E' lievemente spaventoso leggervi, se mi è concesso, tanti discorsi su transfert e relazione, poi sempre al microscopio stiamo.
    E non venitemi a dire che ci piace, bah.

    La filosofia della scienza è per gli scienziati altrettanto utile quanto l'ornitologia per gli uccelli
    Ultima modifica di complicata : 18-02-2010 alle ore 16.11.35

  13. #1003
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Però, Megiston, a me questo discorso non convince. Francamente, mi sento un bambino a intervenire in questa discussione, perché ne so molto meno di voi su questi argomenti. Vado un po' a naso, per quella che è la mia personale logica, il mio modo di intendere il mondo e gli esseri umani.

    Ma a me pare ci sia una possibilità alternativa a quella che tu sostieni. E cioè che, se l'inconscio è costituito da rappresentazioni rimosse e l'Io è una formazione che si distacca dall'Es, allora di inconsci ce ne sono due. Uno sarà l'inconscio dinamico, rimosso. L'altro sarà l'inconscio procedurale (o inconsapevole), non rimosso perché non c'era un Io che potesse effettuare questa operazione psichica.

    Certo, così torniamo ad un soggetto diviso, non unitario. E non unitario fin da subito. Il che, mi par di capire, a te non piace molto (non ho capito per quale ragione). Ma è una possibilità che penso vada tenuta presente, e non scartata così, d'emblée.

    Buona vita
    Guglielmo
    Caro Willy,
    io sto dicendo che Kernberg diceva (almeno in base ai miei ricordi e alle mie letture), non sto dicendo che condivido Kernberg. Il discorso dell’inconscio procedurale arriva più recentemente, all’epoca il discorso verteva quasi esclusivamente sul dinamico, al punto che lo stesso Kernberg si chiede: “Chi rimuove?”.
    Sull’unicità e sulla molteplicità del Sè (o del soggetto), visto che hai mostrato di conoscere l’opera, ti invito alla lettura del 4° capitolo di Speranza e timore in psicoanalisi; per Mitchell non si escludono. Certo che se adottassimo l’ipotesi di un Sé molteplice e discontinuo, non si spiegherebbe né l’espansione della coscienza, né la ricerca di una maggiore coerenza, perché un Sé siffatto sarebbe già abituato a vivere nell’incoerenza. Nello stesso tempo, un Sé unitario non potrebbe trarre alcun vantaggio dal caos e dalla destrutturazione; forse, semplicemente escluderebbe stati caotici che non potrebbe tollerare selezionando stati più sintoni con la sua struttura.
    Il mio discorso sull’unitarietà è una sorta di postulato, sarebbe come dire che non possiamo (dal mio punto di vista, s’intende) non partire dal soggetto come referente unico dell’esperienza, come un garante dell’identità e della continuità nella discontinuità.
    Ciò non significa negare la molteplicità fenomenica dell’esperienza di sé, ma è come se ci fosse un regista che tenta di mettere insieme questa molteplicità in una trama per farne una narrazione (o una sensazione) dotata di una qualche coerenza.
    Un saluto.

  14. #1004
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    (Freud infatti in alcuni punti sarà d'accordo con Jung nel sostenere che l'inconscio non è solo rimosso ma sia ''condizione di possibilità'' per i futuri processi storici) e che si costituisce appunto tramite rimozione. Lettura asfittica: il discorso strutturale intende invece legittimare l'inconscio come struttura fondante. L'Io, ripeto, è qualcosa di molto recente.
    Caro Luigi,
    ti dispiacerebbe spiegarmi meglio questo passo, che non ho molto chiaro, soprattutto cos'è la "condizione di possibilità" per i futuri processi storici. E la questione dell'inconscio come struttura fondante.

    "L'uomo in quanto individuo è un fenomeno sospetto"? L'avevo sempre sospettato!
    Un saluto.

  15. #1005
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    549

    Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ecco, come persone.
    E' lievemente spaventoso leggervi, se mi è concesso, tanti discorsi su transfert e relazione, poi sempre al microscopio stiamo.
    E non venitemi a dire che ci piace, bah.

    La filosofia della scienza è per gli scienziati altrettanto utile quanto l'ornitologia per gli uccelli
    Una cosa è la teoria, altra la tecnica, altra ancora la clinica. Sono tutte legate, ma ciascuna ha un suo utilizzo precipuo.
    Ovviamente (ma non so quanto) non mi sognerei mai di utilizzare alla lettera i concetti fin qui espressi se fossi in seduta. Spesso l'analista utilizza una teoria "implicita", di pancia, durante la seduta. Successivamente analizza quello che è successo, a posteriori, e ne ricava 1) una teoria del paziente e 2) un'assonanza o una dissonanza con le teorie dei Maestri.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

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