Non il ''mondo'' dell'altro. Per i mondi degli altri abbiamo numerosi modi di indagine più o meno incisivi che richiedono magari pazienza e dedizione ma non una analisi. Ma per l'inconscio, che io considero sempre approssimativamente rilevabile (cioè materia da trattare con i guanti), serve l'analisi. Per esempio, cosa te ne fai tu (senza analisi personale) del dispositivo psicoanalitico principale? Cioè le associazioni del paziente (la regola fondamentale)?
Sull'epistemologia non mi voglio dilungare, anche perchè servirebbe un tale sovvertimento dei comuni moduli di intendere la ''scienza'' che ci porterebbe lontano. Si potrebbe dire soltanto che una ''epistemologia'' che non contempli i dati della clinica psicoanalitica non può poi permettersi facili critiche. Allo stesso modo si potrebbe dire che Freud inaugura una stagione nella scienza occidentale per cui essa, date le scoperte psicoanalitiche, non può più essere considerata la stessa. Si potrebbe dire inoltre quello che già Freud ebbe a dire sulla condizione della psicoanalisi e cioè che, perlomeno, bisognerebbe farne esperienza. Umiltà scientifica estrema mi pare. D'altro canto, prima di criticare un assunto biologico cerchiamo di capirlo, prima di criticare un assunto logico cerchiamo di capirlo...generalmente ciò non avviene con la psicoanalisi. L'orientamento che io seguo maggiormente (junghiano) contempla tutta una serie di riflessioni epistemologiche legate per esempio allo statuto della psicologia come scienza, al ruolo dell'empiria nella costituzione delle teorie sull'inconscio, al ruolo di altre discipline nella comprensione psicopatologica. Non vedo affatto un totale distacco da posizioni auto-critiche, anzi. Il problema è sempre lo stesso: l'inconscio. E' chiaro che una volta introdotta questa ''variabile'' il corso della storia scientifica è segnato per sempre: che senso ha continuare a martellarsi le palle con la psicologia delle funzioni dell'Io e intanto l'analisi continua a dirci che l'Io è un fenomeno sospetto? Continuare a non considerare l'empiria del processo psicoanalitico non fa che confermare la natura 'sintomatica' della stessa psicoanalisi: per cui, ti dicevo tempo fa, c'è un inconscio in ogni luogo costituito dall'uomo per difendersene; c'è un inconscio nella scienza in generale, un inconscio nella psicologia, un inconscio nella psicoterapia, un inconscio nella filosofia e nella logica da essa dispiegata. C'è un inconscio nella stessa psicoanalisi, ebbene si!
Saluti,
Luigi