Aggiungerei, alle parole di Bendetta, che non c’azzecca neanche polemizzare con il proprietario della trattoria, tantomeno con i suoi clienti.
Ed è questo che fai in questo forum, continuamente. Se a te sembra normale...
G
Aggiungerei, alle parole di Bendetta, che non c’azzecca neanche polemizzare con il proprietario della trattoria, tantomeno con i suoi clienti.
Ed è questo che fai in questo forum, continuamente. Se a te sembra normale...
G
Originalmente inviato da giulietta.o
Io però ti avevo chiesto perché credi che i tuoi problemi coincidano con i miei, già assumi che stiamo cercando le stesse cose, ma se non fosse così?Originalmente inviato da giulietta.o
Per tornare in tema, se tu cercassi una persona che ti convinca a perdonare qualcuno, beh un certo tipo di intervento ti permetterà di raggiungere quel che vuoi, ma se non fosse questo quello che desideri ottenere?
Ho riportato il tuo intervento precedente per mostrarti che la polemica non l'ho certo aperta io. Da quello che scrivi, tu mi vorresti aiutare, però poi ti disinteressi di quali siano i problemi che io pongo, in fin dei conti già sai a priori che la strada che hai imboccato tu dovrebbe risolvere tutto quello di cui mi lamento io (stesso atteggiamento anche di marco che mi tratta come un individuo di livello inferiore "ero anche io così... eh ma adesso..."). Parlavi di umiltà in un altro post, ma dalle tue parole non mi sembra che ne traspaia molta. Tu dici abbiamo una soluzione, sei tu che non la vuoi, ma se quella che mi viene proposta rappresentasse una soluzione per me, per quale motivo dovrei rifiutarla?
Io non sono riuscito ancora a capire bene che tipo di problemi si possono risolvere imboccando la strada che hai imboccato tu.
Se avessi fame, avessi il denaro e sapessi dov'è la trattoria e come raggiungerla ci andrei, perché non dovrei andarci?
Nel caso in cui una persona non sia capace di pensare a come risolvere dei problemi, l'unica cosa che potrebbe aiutare quella persona sarebbe qualcuno che sappia proporre davvero qualcosa di nuovo e di non pensato già che sia pertinente nei confronti di quel che si sta chiedendo di risolvere. Una soluzione la si sa riconoscere, quello che manca spesso è come costruirne una.
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 07-06-2010 alle ore 12.07.22
A Char_lie ... su se stesso,
caro Char_lie, mi colpisce molto la tua ostinazione a voler comprendere il mondo, gli altri e te stesso a partire dalla tua rigida logica delle cose, talvolta somigli ad un calabrone che continua a sbattere contro un vetro, soltanto perché per lui il vetro non dovrebbe esistere, i suoi sensi gli dicono che non dovrebbe esserci ... dunque, non c’è.
La logica è un povero strumento per comprendere il mondo degli umani, se in ambito logico vige il principio di identità in cui A=A sempre; quello di non contraddizione, per cui una cosa non può essere contemporaneamente vera o falsa; e il principio del terzo escluso, per cui una determinata cosa può godere o non godere di una certa proprietà e non si da una terza soluzione intermedia.
In ambito psico-logico tutte queste regole possono essere facilmente contraddette e non trovano un’applicazione limitante; lo stesso Aristotele avvertiva di non scambiare il sillogismo per la realtà, ciò che logicamente deducibile con ciò che è vero.
Ora, accade talvolta che arrivi qualche paziente “diffidente” circa l’analisi e la possibilità di aiuto dell’analista, fra molti dubbi e altrettante titubanze magari intraprende comunque l’analisi e inizia a riversare i suoi dubbi seduta dopo seduta, come grani di rosario in successione ti racconta quanto tu non lo stai aiutando per niente, come lui stia sempre peggio, che pensa di stare buttando i suoi soldi, che piuttosto sarebbero impiegati meglio se ne facesse coriandoli e li buttasse in aria per Carnevale. Stranamente, manco a dirlo, accade che si “innamori” di molte soluzioni magiche all’esterno dell’analisi, di un’esperienza religiosa ad esempio, di un impegno di volontariato, di un qualche tipo di terapia diversa da quella che sta facendo con te, di qualche soluzione pratica (se vado a vivere da solo o se mi metto a lavorare in proprio risolvo tutti i miei problemi), di qualche soluzione magica (e ce ne sono davvero un’infinità, funziona così, voi date loro una certa cifra e loro vi danno i numeri vincenti per il lotto ... che se li giocassero in proprio guadagnerebbero di più; se poi torni da loro a lamentarti che i numeri "sicuramente vincenti" che ti hanno dato non sono usciti, loro ti dicono che qualcuno ti ha fatto il malocchio, e che occorre una certa cifra per levartelo).
Insomma, dubbioso, titubante, svalutante, amletico, il paziente vi riversa addosso quanto voi e la vostra “arte” non riusciate ad aiutarlo, quanto siate povera cosa nei suoi confronti, quanto valiate ben poco e siate impotenti, quanto ciò che dite, che fate, ecc. non abbiano nessun effetto, anzi siano addirittura controproducenti.
Certo, se uno non è ben saldo e ben consapevole, potrebbe essere preso per sfinimento e tentare di liberarsi di un paziente simile (c’è chi gli ha aumentato l’onorario e il paziente l’ha mollato, ma c’è anche chi gli dice chiaro e tondo che ha ragione, che non pensa di poterlo aiutare davvero, non a queste condizioni, è un vero e proprio stillicidio ... adesso è un po’ più chiaro perché la categoria degli “psy” è quella con il più alto tasso di suicidi).
Però, c’è un aspetto molto importante nel comportamento di pazienti simili che non è immediatamente evidente, coperto dal forte rumore di cascata del sintomo che si impone per il suo far girare vorticosamente le eliche all’analista, ed è il fatto incontrovertibile che quel paziente è li, che quelle cose le sta raccontando a voi, che viene regolarmente e paga le sedute altrettanto regolarmente, che non si perderebbe una sola seduta con relativa possibilità di riversarvi tutta l’impotenza che avverte.
Tutto ciò, insieme al sottomettersi alle regole del setting ci offrono una possibilità di intervento, basterà farlo diventare consapevole che mentre esprime i suoi dubbi iperbolici, mentre ci svaluta, mentre ci fa sentire impotenti lui è li e racconta tutto questo a noi. Non occorre che gli diciamo che una parte di lui ci crede, perché negherebbe, né che gli interpretiamo qualcosa, perché ci costruirebbe sopra un incessante rimurginio, deliri infiniti, montagne intere di panna montata.
Prima o poi gli verrà il sospetto che non siamo noi ad essere impotenti, ma è lui che si sente tale e si pensa “inaiutabile”, un caso disperato per cui non ci sono strumenti o non ne vale la pena provare quelli che ci sono.
Con te, caro Char_lie, è diverso, perché è vero che tu sei qui a riversarci addosso la nostra impotenza per quanto riguarda il tuo caso, che basta davvero poco perché il tuo discorso si articoli nei soliti incessanti dubbi e nella svalutazione che sembra giustificare molto il tuo immobilismo (perché la responsabilità sarebbe tutta nostra che non avremmo niente di affidabile e di efficace da offrirti e non tua che a causa del tuo dubbio e della tua diffidenza paralizzanti preferisci non rischiare), ma non hai intrapreso alcuna analisi, contrariamente all'ipotetico paziente amletico.
Così, se non deciderai in un prossimo futuro di modificare questo atteggiamento, continueremo a vederti qui come quel calabrone descritto sopra che continua a sbattere contro un vetro che per lui non dovrebbe esistere; magari il riversare su altri la tua impotenza e la tua svalutazione ti libera momentaneamente e ti da un alibi credibile, ma non ti aiuta di certo a conoscere e a risolvere il tuo disagio.
Un saluto.
Ultima modifica di Megiston Matema : 07-06-2010 alle ore 12.39.06
Blog: Spazio di Psicoanalisi
Ma voi avete frequentato corsi di scrittura creativa?
Ecco, riguardo all'aumento dell'onorario,cos'è, un segnale che l'analista si è "rotto"?
O che è diventato un avido, piuttosto?!
interessanteeee!!!
E' importante, questa cosa, rispondete, mi raccomando, help
Char-Lie potrebbe essere qui non perchè è a disagio, ma perchè qui trova degli interlocutori che scrivono come lui, cioè hanno piacere a ribattere con la logica, punto per punto, quel che che gli scrive un altro.
Tutto lì.
Trova interlocutori che si mettono sul suo stesso piano, uguali a lui.
Ecco tutto.![]()
Ultima modifica di complicata : 07-06-2010 alle ore 15.17.33
Personalmente, a me piace mettermi sullo stesso piano della persona con cui parlo, anche nei casi in cui ho molto da imparare o da insegnare (o che la persona con cui parlo si metta sullo stesso piano mio), purché ci sia rispetto.
"Non sono d'accordo, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee".
(P.S. Char_Lie non ti aspettare un gesto estremo, però, perché son codarda!)
Ultima modifica di benedetta14 : 07-06-2010 alle ore 16.18.13
Anch'io ho tutta la casa in parquet, ci cammino sempre scalza!
![]()
Caro Charlie, ti rispondo con un barzelletta di famiglia.
C’è un tizio molto tirchio che tutte le sere da anni prega Dio perchè gli faccia vincere la lotteria. Ha tanti problemi, una specie di Giobbe insomma, e avrebbe bisogno di una botta di fortuna nella vita. Prega con fervore, è un buon credente e si comporta sempre bene, se non fosse per quel difettino della tirchieria.
Una sera Dio gli appare nella stanza ai piedi del letto e gli dice: “Figliolo, io ti aiuterei anche, credimi, tu te lo meriti, ma devi darmi una mano però!”
“E come Signore? Ditemi!”
“Beh, dovresti almeno comprare il biglietto della lotteria!”
G
Cara Complicata,
non era uno "psicoterapeuta" qualunque ... ero io (che è ben diverso); e quello di cui parli è uno dei miei "maestri", nel momento in cui si è trovato un paziente schizofrenico nel suo studio a quattro zampe che abbaiava, si è messo a quattro zampe anche lui e ha iniziato ad abbaiare
. La "suora" (nei manicomi c'erano le suore) che si è affacciata dalla porta e ha visto la scena ha esclamato: "Madonnasignur, oh madonina benedeta, el primario xe insemenì'o!", s'è fatta quattro volte il segno della croce e credo l'abbia anche raccontato al suo confessore: "Quel'uom me fa pecà!"
.
Ciao
Ma un alibi rispetto a cosa? Dovrei sentirmi come un imputato di fronte ad una qualche giuria? Mo devo pure cercarmi un avvocato?Originalmente inviato da Megiston Matema
Poi io non la riverso certo sugli altri l’impotenza, siete voi ad affermare che avete dei rimedi per il mio disagio, non io… Io per ora non ne possiedo rimedi rispetto a quello che vorrei ottenere (quello che vorrei ottenere io, non quello che avete in mente voi per me). Se avete davvero qualcosa di nuovo da suggerire sono ben disposto ad ascoltarvi, ma se volete mettervi a fare la morale rispetto a cosa dovrei sopportare o meno o roba del genere (da filosofia stoica) non mi sta più bene, tutto qui.
Io non è che non conosco il mio disagio, soltanto non ho trovato niente che sia efficace per farvi realmente fronte. Tu suggerisci al "calabrone" (a me insomma) di adattarsi al fatto che lì c'è il vetro: in fin dei conti se l'intenzione del calabrone è uscire fuori dalla stanza, cercare un'altra via d'uscita potrebbe (non è detto comunque) risolvere di sicuro il problema, ma se il problema posto è il fatto stesso che lì ci sia un vetro il tuo suggerimento non serve. Tutto dipende sempre da quale sia il problema o quel che ritiene problematico il calabrone. Una soluzione può esistere ed è definita nei confronti di un qualche problema.
Poi se proprio vogliamo costruire un'analogia somiglio di più ad un calabrone che non ci sbatte nemmeno più contro il vetro… Io sono un calabrone che si è fermato e sta maledicendo a parole "il mondo" perché là c'è quel vetro (in altri post ho parlato di odio per l'esistenza non a caso). Al vetro che si trova lì non mi ci riesco ad adattare proprio, ed a differenza del calabrone so anche che c'è, tutto qui. Non sto chiedendo a qualcuno di farmi abituare alla cosa, sto chiedendo a qualcuno di prendere un martello e frantumarlo quel vetro (cioé modificare certi aspetti della realtà stessa che non so manipolare), visto che io non ci riesco e non ho il potere di farlo, se anche altri non lo hanno questo potere, beh anche questi a loro volta sono impotenti nei confronti delle difficoltà che pongo ed espongo proprio quanto me, come potrebbero aiutarmi davvero? Io solo questo dico e questo non significa riversare l'impotenza sugli altri, significa capire che pure gli altri non sono capaci di risolvere i problemi che pongo e che il tipo di aiuto fornito va in un’altra direzione rispetto a quella che davvero mi servirebbe.
Fuor di metafora quel vetro così com’è sono le persone stesse con cui mi devo relazionare. Se avessi avuto intenzione di adattarmi a certe cose non sarebbe sorto mai alcun problema o disagio.
Insomma non ho bisogno di qualcuno che mi mostri che là c'è "un vetro" o che mi mostri il fatto che mi sto lamentando perché là c'è "un vetro" aiutandomi a smettere di lamentarmi. Che mi sto lamentando lo so già, mi lamento proprio perché la presenza di quel vetro così com’è fatto costituisce un problema da risolvere per me, il mio lamento è un modo per comunicare all'altro che farfuglia spesso di potermi aiutare che per me è proprio quello il problema. Inizio a lamentarmi proprio con chi dice che mi può aiutare... mi lamento per fargli tirar fuori cosa suggerisce di nuovo che io non ho ancora pensato: come lo dovrei frantumare il vetro visto che lui sostiene che posso farlo?
La tua soluzione consisterebbe in questo: "smetti di lamentarti ed adattati al fatto che lì c'è un vetro", cioè “smetti di lamentarti ed adattati a come sono fatte le persone” ma è una falsa soluzione nei confronti di quel che chiedo sia risolto, per questo poi le lamentele non si attenuano e non ho proprio intenzione di attenuarle.
Per intenderci sono dischi rotti anche i malati nelle corsie di certi ospedali che ripetono sempre gli stessi versi, ma si scambia un effetto per il problema di fondo e si crede erroneamente che curando l'effetto il problema venga risolto.
A cosa serve suggerire ad un ammalato che sta male per una frattura di non lamentarsi se prova dolore? L'assenza esteriore del lamento farà sparire il dolore?
L'assenza di lamenti lo farà guarire più velocemente (ammesso che possa guarire)?
Saluti
Ultima modifica di Char_Lie : 07-06-2010 alle ore 22.17.47
Guarda che nessuno di noi ha soluzioni per problemi tuoi. Tuoi sono i problemi, tue hanno da essere le soluzioni.
Diciamo che non hai provato le possibili soluzioni... dato che non sai se lo saranno davvero, preferisci non provarle.
Buona fortuna, che t'agg 'a ddì?
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Considera che ti rispondo solo perchè non riesco a dormire!A parte questo...
E perchè non cambi persone? Nel senso, se non vuoi proprio vivere da solo (dato il vetro), cerca altre relazioni...che ci vuole? Basta fare un salto in autobus, o in metro...
Lo sai che hai ragione? Spesso si fa passare per ''analisi'' un qualche cosa di ortopedico, di pedagogico; qualcosa di cui fare uso per ''migliorarsi'', sento già il tanfo ippocratico!...ma de che, dico io?! Lo hai ripetuto spesso: non vuoi adattarti! Ottimo presupposto per l'analisi direi! Tutto è tranne che soluzione o adattamento...mettiamola così (spero che però stavolta converrai con me): l'analista è quella figura che ti mette davanti a scelte di ordine etico, nè più nè meno. Ovvero: abbi il coraggio etico del tuo desiderio, sei capace ad essere quello che sei? O sei capace a diventarlo? Fuori da ogni ottica pedagogico-comportamentale l'analisi ti pone oggettivamente di fronte a te stesso (l'analista non può dirti mai quello non sa, e generalmente sa molto poco): sei l'unico referente, l'unico che può scegliere, l'unico a dire che una cosa è buona e giusta oppure tremendamente sbagliata. Ovvero, ancora, l'analisi è una sorta di paradosso: non serve a nulla. Salvo il fatto che, di fronte ad un qualsiasi conflitto, siamo già ''2'' a dover decidere chi vince o chi perde. Non c'è scampo. Minimo siamo ''2''. E allora, un uomo che si crede ''uno'' dovrebbe almeno avere la decenza di una risposta coerente per quanto concerne il suo desiderio: perchè non succede? Perchè non si sa quello che si vuole? O perchè, in ogni caso, il volere è già da sempre diviso? A queste domande non so rispondere, ti leggo e basta. Mi basta. L'analisi si pone come possibilità di fronte a questo bivio, proprio nella maniera tale che non sia nessuno, oltre a te, a poter dire: vai a destra! Vai a sinistra! Una possibilità insita nel bivio stesso insomma...non è cosa da poco!
Mi piace la frase che ti ho sottolineato: abbi il coraggio di sostenere il tuo desiderio! Questo coraggio diventa ''etico'' quando ci si accorge che, purtroppo o per fortuna (come vuoi), gli altri non se ne andranno mai: ma nemmeno a spedirsi sulla vetta della più sperduta montagna asiatica...non c'è verso. E ti capisco, è una tragedia.
Saluti,
Luigi
Blog: Spazio di Psicoanalisi