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Discussione: Io sono la tigre

  1. #91
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Sì non afferrare che significa "essere autocosciente di sé stesso", potere spiegare che significa? Cosa si deve aggiungere al non afferrare per far divenire solo un "non afferrare significato" in un "cosciente di essere te stesso a non afferrare il significato"?
    La persona Char_Lie indicata con "io" ogni qual volta parlare Char_Lie, essere solo un'abbreviazione. Quando parlare con gli altri, se a emettere parole persona Char_Lie, dire "io parlo". Per questo quando comunicare con te invece di "sapere", dire "io so", invece di "essere cosciente", dire "io sono cosciente"
    E' vero che essere fenomeni coscienti e è vero Char_Lie persona possibile riflettere immagine in specchio, conoscere tutto, conoscere anche cosa essere persona Char_Lie, non conoscere cosa "sé stesso". Sé stesso = Persona Char_Lie?
    Ora capire perché Lacan prendere linguaggio e fare pezzettini piccoli come Super Santos di storiella precedente ... Appena parlare mettere in mezzo entità sconosciute... Linguaggio campo minato non solo livello regole anche livello semantico.

    Saluto
    Char-Lie essersi messo al livello giusto, fare come lo psichiatra rammentato da megiston ai tempi degli uomini primitivi, accucciare per terra a quattro zampe, no mi schianto

    Un po' di vita, meglio che andare in disco leggere qua

  2. #92
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    questa è l'autocoscienza secondo Kubrick

    Poi dopo tutto 'sto sport (caspita è faticoso proprio essere autocoscienti... Ci si deve agitare e muovere molto! E' proprio come dice sempre Megiston ), ha imparato pure a parlare e s'è andato a prendere un analcolico al bar. Ecco il seguito



    E torniamo al secondo punto (quello messo in evidenza da complicata), pur avendo tutta 'sta consapevolezza, la scimmia evoluta è stata fregata comunque dai baristi truffaldini.

    Invece io mi sento un po' così, come Alice

    "Mamma mia! Che cose strambe mi son capitate oggi! E pensare che ieri sera era tutto normale. Magari sono stata scambiata durante la notte! Ragioniamo: ero la stessa quando mi sono svegliata stamattina? Mi pare quasi di ricordare che mi sentivo un tantino diversa. Ma se non sono più la stessa, prima di tutto occorre rispondere alla domanda: "Chi sono io?" Questo è il problema!"

    questa esperienza d'essere me stesso non la avverto molto, non ho un'esperienza del genere e, ora che ci ho pensato, non la comprendo tanto bene. Se mi chiedo "io chi sono?" non capisco la domanda perché non capirei nemmeno la domanda se me la rivolgesse un'altra persona "tu chi sei?" (Escludendo il caso in cui questa persona faccia parte della polizia o dei carabinieri, in questo caso basta esibire la tessera d'identità e si risolve la questione in modo burocratico).
    Io scherzo, però scherzando dico la verità .
    Insomma se mi si chiedesse, "ma tu chi sei?" Cosa si dovrebbe indicare... La persona? Il cervello? Le esperienze coscienti? E' già la domanda mal posta... Quel "tu" che si rivolge a qualcosa... A cosa si rivolge? A me? Ma a me... Chi o cosa? La risposta in fin dei conti la conosce già chi la pone la domanda. Ad esempio... Ma tu chi sei? Una balena!... Ecco... Se chi me lo chiede non lo sa già chi sono, allora prenda per buona pure questa risposta!
    Supponiamo di essere in una favola in cui gli oggetti sono animati, ecco, se io girandomi verso un'automobile chiedessi "tu chi sei?", chi dovrebbe rispondere alla domanda? Le ruote direbbero "sono ruota", tutta l'auto "sono un'auto", i tergicristalli ognuno "sono un tergicristallo" e così via, la cosa mi sfugge un po' come un'anguilla tra le mani.
    All'inizio di questa discussione ero abbastanza convinto d'avere 'sta esperienza d'esser me stesso, ora non più tanto, Megiston andava meglio quando non ci pensavo proprio e davo per scontata la cosa .
    Ultima modifica di Char_Lie : 05-11-2011 alle ore 01.42.16

  3. #93
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Pirandello conclude che non siamo nessuno, proprio perchè siamo centomila!

    Ma, l'obiezione che io gli scaglio contro è: come fai a dire che non sei nessuno se non sei nessuno? qualcuno c'è che lo afferma.
    Direi che la domanda è mal posta: esclude a piori ogni risposta che non sia razionale. Il problema è della ragione, non della cosa (in senso ampio), che esisterà comunque.
    Infatti alla fine del libro si ritrova in una specie di stato di presenza continua, dove non gli appare più un senso univoco degli oggetti, ma il loro continuo divenire.
    Questo in altre parole è una rottura della categorizzazione, e quindi della ragione, che non riesce a tenere in se il mondo, che diviene.

    Eterna fatica dell'uomo è mediare tra la cristallizzazione della concetto e la fluidità del divenire.

    Secondo me la fatica di esprimere questa "esperienza di se stessi" sta nel dover tradurre qualcosa di irrazionale in categorie che non reggono la fluidità e complessità di quello che vorrebbero esprimere. E i timori che non ci sia esperienza di se stessi derivano da questo, non dalla non esistenza dell'esperienza di se stessi.

  4. #94
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI
    Ma, l'obiezione che io gli scaglio contro è: come fai a dire che non sei nessuno se non sei nessuno? qualcuno c'è che lo afferma.
    Beh, ma per esempio un registratore con una cassetta è qualcuno? Se la risposta è no, il registratore potrebbe dirlo che non è qualcuno, cioé potrebbe emettere un "non sono nessuno" in continuazione, basta registrarlo su una cassetta ed il registratore risponde coerentemente a quel che ci si aspetta debba rispondere (scusa se l'esempio mette in mezzo un mezzo ormai antidiluviano ). Quando si ha a che fare con una persona ci si aspetta che ci sia qualcuno che parla ed afferma qualcosa, per questo di fronte alla risposta: "qua non c'è proprio nessuno che parla" si resta spiazzati, ma potrebbe essere in fin dei conti vero come è vero per il registratore . Non è proprio una buona obiezione.
    Ma vuoi vedere che pure le persone lo ripetono soltanto "io sono qualcuno", "io sono questo e quell'altro" così come un registratore potrebbe ripetere qualsiasi cosa venga immessa sul suo nastro?

    Quel che si può dire è che una persona emette una parola reagendo in qualche modo ad una domanda, ma cosa bisogna aggiungere alla persona in carne ed ossa affinché ci sia un qualcuno che risponde e che parla? C'è un parlato di sicuro, ci sono domande e pure risposte e c'è pure una persona che emette suoni con le sue corde vocali, ma il parlante, colui che parla, dov'è?

    Questa cosa sfugge un po'. Bisogna piazzare "un bel cannocchiale" verso la domanda "tu chi sei?" per comprendere quale senso abbia, se si fa un'analisi coi pronomi personali si risolve tutto velocemente, ma se si volesse analizzarla in profondità supponendo che questa domanda abbia un altro senso, beh bisognerebbe stabilire quale sia.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 05-11-2011 alle ore 13.54.59

  5. #95
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    Riferimento: Io sono la tigre

    se io ti chiedo "tu chi sei?"

    potrebbe essere che sono interessata a conoscere l'altro, il "diverso" da me.

    A quel punto io ho stabilito che ci siamo "io" e "te".

    Tu sei il "diverso" da me, e potrebbe darsi che questo mi tranquillizzi pure.

    perchè, come dissi una volta, se postulassi che ogni mattina quando esco da casa incontro tanti simili a me, non uscirei più di casa, mi spaventerei.

    l'ha detto pure Groucho Marx!

    Certo una cosa è l'osso che brandisce l'uomo scimmia, che è inanimato, quindi è un soggetto fittizio, è solo uno strumento, anch'esso è sostituibile con un pronome personale, "esso", ma non sarà un soggetto.

    Altra cosa è l'uomo scimmia nel momento in cui brandisce l'arma!

    ( oddio, ma che sto a dì)

  6. #96
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Pirandello conclude che non siamo nessuno, proprio perchè siamo centomila!

    Ma, l'obiezione che io gli scaglio contro è: come fai a dire che non sei nessuno se non sei nessuno? qualcuno c'è che lo afferma.
    Direi che la domanda è mal posta: esclude a piori ogni risposta che non sia razionale. Il problema è della ragione, non della cosa (in senso ampio), che esisterà comunque.
    Infatti alla fine del libro si ritrova in una specie di stato di presenza continua, dove non gli appare più un senso univoco degli oggetti, ma il loro continuo divenire.
    Questo in altre parole è una rottura della categorizzazione, e quindi della ragione, che non riesce a tenere in se il mondo, che diviene.

    Eterna fatica dell'uomo è mediare tra la cristallizzazione della concetto e la fluidità del divenire.

    Secondo me la fatica di esprimere questa "esperienza di se stessi" sta nel dover tradurre qualcosa di irrazionale in categorie che non reggono la fluidità e complessità di quello che vorrebbero esprimere. E i timori che non ci sia esperienza di se stessi derivano da questo, non dalla non esistenza dell'esperienza di se stessi.

    E quindi poichè i terapeuti lavorano sulla parola, fondamentalmente, il loro lavoro è .... ridurre l'irriducibile!

  7. #97
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Una causa persa in partenza se ci si propone di concludere il processo con certezza e verità. In altre parole ci si autoinganna. Ma non c'è altra via, la consapevolezza di questa illusione provocherebbe un angoscia continua. Se ad esempio provassi a chiedermi come recepisci dentro di te queste parole (ed è già una via del tutto eccezionale questo fermare il passo durante il discorso), mi ritroverei dei pensieri che mi vengono in mente, ma non potrei mai stabilire quali sono le condizioni certe che li hanno fatti sorgere, le condizioni necessarie e sufficienti che spingono un pensiero a formarsi. Se anche riuscissi ad avere sul tavolino queste condizioni, non avrei i mezzi intellettivi per combinarle e fare delle prove. Inoltre potendole combinare, vacillerei sulla scelta dei criteri per combinarle (le condizioni), perchè in ultima analisi dovrei basarmi su quello che c'è di più ampio, cioè il mondo, per giunta in divenire.
    Basta confrontare questo mastodontico processo con la leggerezza con cui si pronuncia, ad esempio, un interpretazione sulla vita di una persona.
    Ritornando all'esempio pratico, guarda cosa dovrei tenere in considerazione per poter parlare di comprensione certa di quello che recepisci: tua posizione nello spazio nel dato momento; posizione di quello che ti circonda (supponendo che con calcoli fisici riuscissi a determinare una interruzione della lettura); stato d'animo nel dato momento, personalità; tutte le precedenti esperienze con lo stesso concetto (immagazzinate materialmente nel tuo cercello); tutte le associazioni del concetto con gli altri concetti secondo un modello neurale a nodi. E la parte più bella riguarda il futuro: come interverrà questo concetto in tutte le situazioni future che lo riguardano (ed ecco che arriva il criterio più ampio) in base in ultima analisi, al divenire del mondo. In ogni punto va aggiunta la casualità. E chissà quanti altri punti bisogna aggiungere che non mi vengono in mente! Inoltre si possono sempre aggiungere nuovi criteri per cercare di avvicinarsi al reale.

    Mi sembra di aver dimostrato che chi cerca la verità sul serio trema dal terrore. Rimane sempre nell'incertezza. Quello che stiamo facendo qui è costruire dei fantocci facilmente abbattibili contro cui ragionare e vincere. Per tenere ben nascosto il dolore che rende folli.
    Siamo limitati, meglio essere modesti.

  8. #98
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Pirandello conclude che non siamo nessuno, proprio perchè siamo centomila!

    Ma, l'obiezione che io gli scaglio contro è: come fai a dire che non sei nessuno se non sei nessuno? qualcuno c'è che lo afferma.
    Direi che la domanda è mal posta: esclude a piori ogni risposta che non sia razionale. Il problema è della ragione, non della cosa (in senso ampio), che esisterà comunque.
    Infatti alla fine del libro si ritrova in una specie di stato di presenza continua, dove non gli appare più un senso univoco degli oggetti, ma il loro continuo divenire.
    Questo in altre parole è una rottura della categorizzazione, e quindi della ragione, che non riesce a tenere in se il mondo, che diviene.

    Eterna fatica dell'uomo è mediare tra la cristallizzazione della concetto e la fluidità del divenire.

    Secondo me la fatica di esprimere questa "esperienza di se stessi" sta nel dover tradurre qualcosa di irrazionale in categorie che non reggono la fluidità e complessità di quello che vorrebbero esprimere. E i timori che non ci sia esperienza di se stessi derivano da questo, non dalla non esistenza dell'esperienza di se stessi.
    Un po' come il rapporto tra ♀↔♂ e PS↔D in Bion: un cambiamento catastrofico, una nuova configurazione della persona(lità), comporta la sopportazione di un certo grado di dolore/frustrazione. Questo perché, per la frazione di un'eternità, si entra nella fase schizoparanoide, dis-integrando completamente la consistenza identitaria (da qui il dolore e l'angoscia); successivamente si entra nella fase depressiva, che fa il paio con la frustrazione per la riconfigurazione di un'identità più ampia ma non onnicomprensiva (O→K). Pochi secondi di reale autocoscienza. Poi le cose tornano normali.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  9. #99
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Non ho studiato niente di Bion, dunque conclude che la reale autocoscienza sia un momento raro e per giunta pericoloso?

  10. #100
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Non ho studiato niente di Bion, dunque conclude che la reale autocoscienza sia un momento raro e per giunta pericoloso?
    Dunque conclude, anche se "conclude" è una parola grossa, perché ogni psicoanalista che si rispetti ricerca e trova qualcosa, ma non smette mai di cercare, che la coscienza del proprio mondo interno, quello che Freud aveva definito semplicemente come coscienza, è un momento relativamente breve dell'attività psichica. Questo momento, inoltre, può essere particolarmente doloroso se avviene durante la transizione, la crescita, da un'identità ad un'altra. Questo perché, spesso, si ottunde la coscienza del proprio mondo interno per evitare il contatto con il dispiacere, che può derivare dalle proprie limitazioni (interne od esterne ha poca importanza). In ogni caso Bion spinge alla ricerca di "O", che postula come "realtà ultima" e che egli stesso definisce come irraggiungibile (insomma: "continua a cercare, perché solo così potrai scoprire territori nuovi ed espandere il tuo mondo interno").

    P.S.: può essere un momento realmente pericoloso, quello dell'autocoscienza, nel momento in cui una persona non riesca a tollerare la frustrazione e/o la sensazione di non sapere, di non avere punti di riferimento, di smarrirsi. A quel punto possono succedere delle cose veramente spiacevoli, quali, ad esempio, una frammentazione psicotica (non transitoria).
    Ultima modifica di lalangue : 05-11-2011 alle ore 22.17.05
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  11. #101
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI
    Una causa persa in partenza se ci si propone di concludere il processo con certezza e verità. In altre parole ci si autoinganna. Ma non c'è altra via, la consapevolezza di questa illusione provocherebbe un angoscia continua. Se ad esempio provassi a chiedermi come recepisci dentro di te queste parole (ed è già una via del tutto eccezionale questo fermare il passo durante il discorso), mi ritroverei dei pensieri che mi vengono in mente, ma non potrei mai stabilire quali sono le condizioni certe che li hanno fatti sorgere, le condizioni necessarie e sufficienti che spingono un pensiero a formarsi. Se anche riuscissi ad avere sul tavolino queste condizioni, non avrei i mezzi intellettivi per combinarle e fare delle prove. Inoltre potendole combinare, vacillerei sulla scelta dei criteri per combinarle (le condizioni), perchè in ultima analisi dovrei basarmi su quello che c'è di più ampio, cioè il mondo, per giunta in divenire.
    Basta confrontare questo mastodontico processo con la leggerezza con cui si pronuncia, ad esempio, un interpretazione sulla vita di una persona.
    Ritornando all'esempio pratico, guarda cosa dovrei tenere in considerazione per poter parlare di comprensione certa di quello che recepisci: tua posizione nello spazio nel dato momento; posizione di quello che ti circonda (supponendo che con calcoli fisici riuscissi a determinare una interruzione della lettura); stato d'animo nel dato momento, personalità; tutte le precedenti esperienze con lo stesso concetto (immagazzinate materialmente nel tuo cercello); tutte le associazioni del concetto con gli altri concetti secondo un modello neurale a nodi. E la parte più bella riguarda il futuro: come interverrà questo concetto in tutte le situazioni future che lo riguardano (ed ecco che arriva il criterio più ampio) in base in ultima analisi, al divenire del mondo. In ogni punto va aggiunta la casualità. E chissà quanti altri punti bisogna aggiungere che non mi vengono in mente! Inoltre si possono sempre aggiungere nuovi criteri per cercare di avvicinarsi al reale.

    Mi sembra di aver dimostrato che chi cerca la verità sul serio trema dal terrore. Rimane sempre nell'incertezza. Quello che stiamo facendo qui è costruire dei fantocci facilmente abbattibili contro cui ragionare e vincere. Per tenere ben nascosto il dolore che rende folli.
    Siamo limitati, meglio essere modesti.
    Può darsi che svitati (secondo certi standard di salute mentale), già lo siamo ... Più che tremare dal terrore, in genere, chi cerca la verità deve ammazzarsi di fatica, a me ecco la fatica un po' di terrore lo fa, ma credo sia un caso del tutto personale. Infatti è meglio per me che la cerchi qualcun altro al posto nostro e una volta trovata ci dia direttamente i frutti del suo lavoro.
    Non è tanto il sapere che preoccupa secondo me, è la fatica per produrlo 'sto sapere che preoccupa. E' proprio la fatica in generale che mi preoccupa . Se si trattasse di starsene in poltrona seduti comodamente al calduccio a chiacchierare del più e del meno, beh sono proprio adatto a questo tipo di attività qua, se si deve brandire un osso e far saltare per aria tutta quella roba là, mettersi a studiare, memorizzare a forza, fare esperimenti con ratti, insomma se si tratta di lavorare (nella vera accezione negativa del termine), caspita, cerco di svignarmela a gambe levate il più presto possibile da 'ste situazioni.

    Poi comunque visto che si vuole la verità, la si dica una buona volta, la vera paura non è di scoprire che "ti vuoi trombare la mamma", ma che lei scopra (nel caso sia ancora viva e vegeta) che 'sto desiderio non l'hai mai avuto. Per questo ci si è inventati la storia che la si desidera inconsciamente (pure quando magari ha novant'anni). Per far contente certe donne (più che altro per non farle incazzare e mantenere buoni rapporti), che si deve inventare!

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 05-11-2011 alle ore 22.56.38

  12. #102
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Io sono la tigre

    E tu credi che si possa trovare la verità? Per questo non relazioni il dolore a questo fallimento, ma solo alla frustrazione dell'impresa. Credo che l'inquietudine della prima via sia più originaria, più potente, più motivante o annientante. Una volta visto questo si procede di nuovo a questa ricerca, pur faticosa, ma non c'è altra possibilità. Almeno questa è la mia psicologia e le mie esperienze.

    Si potrebbe dire che l'autocoscienza è un momento particolare di una più vasta esistenza, una modalità tra le altre, ma complementare a queste, perchè l'insieme è l'insieme organismo, che non tollera la perdita di una sua funzione, senza compromettere anche le altre.
    E' processuale; ma anche casuale. Non è forse il caso, o quello che non si può controllare, ciò che direziona il momento in cui comincio a entrare in uno stato di autocoscienza? O che condiziona le condizioni che portano al momento di autocoscienza? E i fattori della situazione che influenzano i contenuti dell'autocoscienza? chi guida la mano che pesca i contenuti candidati all'autocoscienza? Perchè questo e non quest'altro? Reiterare sempre gli stessi contenuti influenza i momenti di autocoscienza successivi? Sembra sempre un venir fuori dal nulla a guardare nel fondo.
    Ecco che la ragione libera dalle catene della categorizzazione e si rende conto dell'incertezza di fondo..


    Ps: Solo chi ha un forte desiderio della propria madre può impegnarsi cosi a fondo a rendere universale quel desiderio per venir fuori dall'isolamento a cui la coscienza morale l'ha costretto. La colpa l'ha spinto a cancellare il delitto trasformandolo in non-delitto, legittimandolo universalmente. Visto che ci sto, vi consiglio "crepuscolo di un idolo", libro che chiude Freud definitivamente nel cassetto.
    Ultima modifica di Giulio_MZI : 05-11-2011 alle ore 23.03.06

  13. #103
    Megiston Matema
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Giulio_MZI Visualizza messaggio
    Ps: Solo chi ha un forte desiderio della propria madre può impegnarsi cosi a fondo a rendere universale quel desiderio per venir fuori dall'isolamento a cui la coscienza morale l'ha costretto. La colpa l'ha spinto a cancellare il delitto trasformandolo in non-delitto, legittimandolo universalmente. Visto che ci sto, vi consiglio "crepuscolo di un idolo", libro che chiude Freud definitivamente nel cassetto.
    Ho trovato molto interessanti i tuoi interventi, replicherò con più calma e con l'attenzione che meritano, per il momento mi limito a replicare a questa tua affermazione. Sono arrivato a fatica alla fine del libro di Michel Onfray che citi, parla di cose che in ambito psicoanalitico sono risapute, non capisco perché scriverci sopra un libro, anzi, in certi casi avrei potuto io stesso suggerirgli qualcosa che non ho trovato nel testo: forse gli bastava così, forse si è documentato male. Freud è una bestia strana, una strana miscela fra razionalismo e romanticismo, se parti dal razionalismo tetragono di Onfray all'inizio Freud può sedurti, poi lo trovi inquietante, come certi quadri dove tutto sembra immobile eppure percepisci da tanti piccoli segni la tempesta che sta per scatenarsi. Forse è questo ciò che è successo al filosofo francese, se è lui stesso ad ammettere la sua iniziale ammirazione per il padre della psicoanalisi e adesso ci scrive sopra un libro con intento puramente denigratorio. Forse lo avrebbe voluto come bandiera del razionalismo: sorry, anzi pardon messieur, col razionalismo tetragono facciamo poca strada, i predecessori di Onfray sono arrivati al "terrore", alla ghigliottina, alla restaurazione e non hanno smosso di una virgola quelli che ritenevano gli antichi pregiudizi oscurantisti. Occorre comprendere l'inconscio, occorre parlare il suo linguaggio, che non è quello della ragione, occorre scendere negli inferi e sperare di portare su qualcosa (di sé) e non soltanto ombre, come Orfeo. poi, non si può denigrare Freud usando le sue categorie, non si può dire che la psicoanalisi è un artificio perché Freud era innamorato incestuosamente di sua madre; questo, nel limiti del pudore e della riservatezza del suo tempo, l'ha già lasciato intendere Freud di se stesso, con grande serietà e onestà intellettuale. Tutta l'operazione di Onfray non fa altro che rafforzare Freud così come combattere l'ancient regime con la sola ragione finì per rafforzarlo. In conclusione penso che se c'è qualcuno da chiudere in un cassetto è proprio Michel Onfray adesso che mi sono reso conto che è un uomo che cammina su una gamba sola, invece di usarle entrambe (contrariamente a Freud, ed è forse qui che sta il problema, Onfray forse avrebbe voluto un Freud zoppo come lui). L'unica cosa che ci possiamo chiedere del pensiero freudiano oggi, dopo aver tributato i giusti onori a tanto genio, è cosa ce ne facciamo noi adesso dell'esperienza freudiana, della sua teoria, della sua metapsicologia, della sua tecnica analitica? Su questo stiamo discutendo a partire da oltre settanta anni di esperienza psicoanalitica dalla morte di Freud ai nostri giorni.
    Un saluto

  14. #104
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Può darsi che svitati (secondo certi standard di salute mentale), già lo siamo ... Più che tremare dal terrore, in genere, chi cerca la verità deve ammazzarsi di fatica, a me ecco la fatica un po' di terrore lo fa, ma credo sia un caso del tutto personale. Infatti è meglio per me che la cerchi qualcun altro al posto nostro e una volta trovata ci dia direttamente i frutti del suo lavoro.
    Non è tanto il sapere che preoccupa secondo me, è la fatica per produrlo 'sto sapere che preoccupa. E' proprio la fatica in generale che mi preoccupa . Se si trattasse di starsene in poltrona seduti comodamente al calduccio a chiacchierare del più e del meno, beh sono proprio adatto a questo tipo di attività qua, se si deve brandire un osso e far saltare per aria tutta quella roba là, mettersi a studiare, memorizzare a forza, fare esperimenti con ratti, insomma se si tratta di lavorare (nella vera accezione negativa del termine), caspita, cerco di svignarmela a gambe levate il più presto possibile da 'ste situazioni.

    Poi comunque visto che si vuole la verità, la si dica una buona volta, la vera paura non è di scoprire che "ti vuoi trombare la mamma", ma che lei scopra (nel caso sia ancora viva e vegeta) che 'sto desiderio non l'hai mai avuto. Per questo ci si è inventati la storia che la si desidera inconsciamente (pure quando magari ha novant'anni). Per far contente certe donne (più che altro per non farle incazzare e mantenere buoni rapporti), che si deve inventare!

    Un saluto
    Il discorso è che Freud non fa più paura ai nostri tempi, visto il livello a cui siamo arrivati, che caldo o freddo ti fa scoprire che ti vuoi trombare il padre o la madre.

    Faceva un effettone speciale ai suoi tempi.

    Aveva gioco facile perchè andava a colpire una società piuttosto punitiva, moralmente condizionata. Oggi gli riderebbero sul muso, gli farebbero, ah sì? Interessante.

    L'autocoscienza è un momento di follia? Di dolore?

    Povero Archimede, lui l'autocoscienza l'ha avuta quando ha scoperto che un corpo immerso in un liquido sposta tanta acqua quanto il suo volume!

    Se non è autocoscienza quello?

    Un'illuminazione, però ha dato una gioia profonda, non un dolore!

    L'autocoscienza è farsi un quadro di sè più credibile possibile, avere o farsi una spiegazione.

    Sono uno stronxo, tutto sommato è un sollievo!

    Mentre normalmente la sintesi è un lavoro lento, c'è a volte la FOLGORAZIONE.

    l'AUTOCOSCIENZA delle macchine di terminator è una ribellione!

    C'è una ribellione a uno stato storico di fatto, no, NON é così, voglio capire!

    Ti rifiuti di accettare di soccombere a uno STATUS precostituito.

    Beh, l'ha avuta anche Freud ai suoi tempi, Galileo, ecc
    Ultima modifica di complicata : 06-11-2011 alle ore 13.49.07

  15. #105
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Io sono la tigre

    Un conto sono le cose risapure, un conto le cose dette apertamente. Il filosofo certo che ammette la sua iniziale ammirazione per Freud, ma a guardar bene non è un ammissione ma una costatazione biografica. Ha studiato Freud senza sapere quello che ha scoperto successivamente e per sua ricerca personale. L'ha studiato come si studia nelle scuole, o nelle università, tutt'ora. Senza la giusta critica, che deve essere molto pesante quando è risaputo (da chi scrive i libri) che rendeva solamente la sua opinione personale a universale. Ipse dixit. Così come ha trattato tutti i suoi allievi, da padrone. Non vedo poi nessuna ammissione dei suoi fantasmi come tu dici, se mi citi qualche passo o lettera farebbe bene al discorso. Se ha lasciato intendere qualcosa è stato sempre accidentalmente, indirettamente, senza volerlo. E solo l'occhio tarato su quella frequenza se ne è accorto.
    Altro è l'aver puntato dritto sull'inconscio invece, questo è un merito che riconosco, al di la del fallimento o meno o di ogni altra faccenda dell'autore.
    Il discorso in realtà sarebbe molto lungo, propongo di abbandonarlo in questa discussione che riguarda altri argomenti.

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