Originariamente postato da Iggy
Un "No, grazie" ha senso a priori, non a posteriori...
P.S.:La parte in corsivo l'ho pensata per te LiIa, poiché sento la necessità di venirti incontro....
Nel raccogliere onorata la tua caricatura (un tantino fiacca, ma spiritosa) non posso fare a meno di notare quanto l’aspirazione “provocatoria” non risparmi nemmeno i più intransigenti fra i buongustai. Ahi-ahi-ahi. A quanto pare, nell’ “intimità” di una piazza virtuale, gli amanti delle regole si concedono qualche scenografico tocco di spregiudicatezza (salvo poi decantare le virtù del pubblico “riguardo”).
Buffo.
Altra nota esilarante del post, è la logica di fondo, secondo cui prima di fare una domanda “dovrei” conoscere la risposta, o la disponibilità a rispondere. Mi chiedo come diavolo potrei conoscere a priori una risposta, e in quel caso, cosa diavolo porrei a fare la domanda.
In ogni caso, se anche mi divertisse rivolgere una “domanda retorica”, non darei per scontata una reazione univoca. Evidentemente nutro una “insana” e sproporzionata fiducia nell’ individualità degli interlocutori e nella specificità dell’altro.
Solo a titolo illustrativo, farò lo sforzo di sfrondare questo "giardino di perle":
probabilmente il nostro problema è che ci dedichiamo a due aspetti diversi della faccenda. Io tento di concentrare l’attenzione sullo “spettatore”. questo perché mi interessa mettere a fuoco il suo potenziale di “indipendenza” che secondo me rappresenta, oltre ad un sostegno utile, una precisa responsabilità di cui si deve far carico il singolo, soprattutto in questo momento.
Tu preferisci demandare questa responsabilità non so a chi, suppongo una specie di autorità celeste esperta di Bon-Ton.
Ora, ammesso e non concesso che saremmo tutti più spensierati e appagati se qualcuno rispondesse ad una domanda per tutti, che si prendesse quasi quasi la briga di non porcela neanche, vorrei ricordare che l’attuale livello di complessità rema in un’altra direzione. Non perché manchi qualcuno che puntualmente vorrebbe imporre risposte universali, ma perché l’espansione dei sistemi di comunicazione ha incrementato la circolazione di immagini ed informazioni.
In questo magma inarrestabile e piuttosto impressionante, commemorare i perduti fasti del “buon gusto” e piangere le convenzioni di riferimento secondo me è una strada cieca.
I codici “artistici” tradizionali tanto rimpianti non sono defunti da rimpiangere o da rinnegare, non sono che i presupposti di una evoluzione che ha accolto altre influenze, e nessuno vieta di ripercorrerli e approfondirli.
la proposta di cattel può stimolarci a farlo, forse in questo modo può essere gestito quel senso di “rottura” tanto scandaloso.
P.S: mi perdonerai se non esibisco pari attitudine a scimmiottarti, l'imitazione non è nelle mie corde.







Leggi Kant.