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Discussione: Verso la professione?

  1. #91
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
    Data registrazione
    08-05-2004
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    Sardegna
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    1,320
    Ti ringrazio Stefano, sei un grande!!!!
    Ma, che dici, non si potrebbe organizzare qualcosa per proporre corsi on-line per tutti, per fare formazione per tutti...non si potrebbe far qualcosa partendo da questo forum???
    Qui in Sardegna corsi o master non ce ne sono e, se qualcuno c'è, è solo per gente che ha un mucchio d quattrini...IO NON POSSO PERMETTERMELO...non ho tutte queste riserve economiche...
    E ALLORA CHE FACCIO?
    Subisco senza dir nulla???
    Penso che c vorrebbe davvero una rivoluzione nel nostro mondo...
    Non la pensate anche voi così???

  2. #92
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
    Data registrazione
    08-05-2004
    Residenza
    Sardegna
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    1,320
    Caro Stefano, inoltre avevo detto che t avrei fatto altre domande per vedere in concreto cosa si può fare (ma in concreto veramente) per costruirsi un lavoro, una carriera professionale, così eccovene delle altre:
    - Cosa ne pensi di chi, per risparmiare, magari utilizza come studio una camera della sua casa (te lo chiedo perché io c ho pensato)? E’ una cosa sbagliata secondo te (voi)?
    - Che intendi dire per test open ?
    - Quali sono, secondo te (voi), i test che si possono somministrare senza avere una grande esperienza ? I test per i bambini (carta – matita) forse ?
    - Ad uno psicologo che apre uno studio da dove consiglieresti di cominciare ?
    - Vi va di creare un elenco di libri utili a chi volesse cominciare a buttarsi nel mondo del lavoro (ma utili davvero, concretamente, dove si spieghi a livello pratico, non teorico) ?
    Attendo tue (vostre) risposte….

    THE DAMPYR

  3. #93
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
    Data registrazione
    08-05-2004
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    Sardegna
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    1,320
    Okkkk???????

  4. #94
    Partecipante Super Esperto
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    25-07-2003
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    743
    Rispetto ai test che possono applicarsi senza troppa esperienza credo che i carta matita siano, invece, fra i più complicati...
    Nel senso che a proporli non ci vuole molto (soprattutto perchè non devi acquistarli presso le OS o altro), ma l'interpretazione richiede una grande esperienza (soprattutto con i bambini).
    Inoltre con i soli disegno non puoi fare diagnosi, devi affiancarli a qualche test tematico (tipo TAT, Blacky e Rorschach).
    I test tematici proiettivi di solito richiedono una certa preparazione psicoanalitica, altrimenti tutto può essere visto come il contrario di tutto.
    I test cognitivi, tipo WISC o WAIS,solitamente, non richiedono invece un'eccessiva esperienza, nel senso che basta seguire il manuale. L'unico neo è che hanno dei costi altissimi...
    Ci sarebbero poi i questionari di personalità e gli inventari di interessi che credo non richiedano una grande preparazione teorica ma, invece, seguire scrupolosamente le istruzioni (intendo test tipo Big Five). Anche questi solitamente costano...

    Ultimamente la Erickson sta producendo dei test non eccessivamente costosi, sia per bambini sia per adulti.
    Non sono test proiettivi e non richiedono un'esperienza particolare (anche se un minimo devi averne, altrimenti rischi di ritrovarti in mano i risultati del test e di non sapere cosa dire!)...

    In quanto alla stanza in casa ne ho sentito parlare anche io da più colleghi... credo che molto dipenda dal tipo di casa, nel senso che se per arrivare a quella stanza il cliente deve oltrepassare la cucina con dentro tua madre che prepara il pranzo e la sala con tuo padre che guarda la TV... forse non è indicato. Se però la posizione è buona e la stanza viene usata solo a quello scopo (non c'è la TV, lo stendino con i panni o il tuo letto) credo che si possa fare, soprattutto agli inizi quando rischi di pagare l'affitto di una stanza per un solo cliente.

    Mi piace l'idea dei libri utili: io potrei mettere qualcosa sui bambini, in particolare sui gruppi genitori (che potrebbero rientrare in quell'area di benessere/miglioramento) che permette ad uno psicologo alle prime armi di iniziare senza per forza entrare nel campo più clinico delle diagnosi.
    Ho trovato utili un libro di Gordon:
    Genitori efficaci
    e uno di Vio, per genitori con bambini con disturbo da deficit dell'attenzione (ma vanno bene anche bambini vivavi!), di cui non ricordo il titolo ma che so essere pubblicato dalla Erickson.
    Vimae

  5. #95
    Originariamente postato da HT Sirri

    Partendo dall'inizio direi:

    1) Commercialista: lo metto ...........

    2) Iscrizione all'albo .............

    3) Biglietti da visita ...........

    4) Ricerca di uno studio s......
    .

    5) Fatture Comprare un blocco fatture, spesa 5-10 euro

    6) Auto-promuoversi In real.........

    Spesa totale per il primo anno: 225 - 425 euro mensili


    - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

    Possibili introiti:

    1 persona in studio a 35-60 euro a seduta: 140-240 euro al mese
    ..................
    Stefano... molto illuminante e intereesante.
    Concordo pienamente i tuoi passi, ne aggiungerei uno... farsi una rete sia di invianti sia di professionisti a cui inviare.

    MI spiego: contattare medici e altre figure professionali della zona che possano inviarci pazienti o farci diciamo pubblicita'.... e, secondo, conoscere professionisti ai quali inviare alcuni casi che noi non possiamo trattare, ad es. medici, neuropsicologi (se non lo siamo) ecc.

    Per chi chiedeva sui test direi che e' meglio che non siano accessibili gratuitamente... e' materiale clinico, ricordiamolo sempre, anche quando li somministriamo...


    Saluti
    Alberto

  6. #96
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    28-05-2004
    Messaggi
    329
    ... alla lista aggiungerei, ehm, l'iscrizione all'ENPAP, l'ente previdenziale, obbligatoria entro un mese dal primo conseguimento di reddito di tipo professionale. Della "bontà" e delle problematiche dell'ENPAP penso si possa e debba discutere molto, ma comunque rimane un obbligo normativo per tutti, anche coloro che fanno solo prestazioni occasionali (www.enpap.it).

    Per quanto riguarda lo studio: si va a pareri personali, ma sinceramente io sono un pò diffidente per gli "studi casalinghi". Troppe variabili, troppo intimo e personale, troppo disagio per l'utente, troppo casino in casa. Che ne dite di un commercialista che vi riceve nel soggiornino tra bambini che urlano nell'altra stanza e odore di pastasciutta dalla cucina ? Il "set" è molto importante, ancor più nella nostra professione. Lo studio rappresenta un "luogo speciale", in cui devono avvenire dinamiche particolari, e proprio per questo deve essere separato dalla quotidianità di entrambi (paziente e psicologo).

    Per quanto riguarda i test: il nostro codice deontologico (ed il buon senso) impongono che lo psicologo utilizzi SOLO strumenti per cui ha avuto una preparazione od ha sviluppato una competenza specifica. Ci andreste da un medico che la settimana prima chiedeva in una mailing list di giovani medici "quali esami diagnostici sono semplici, e posso fare senza troppi problemi in ambulatorio ?"


    Per chi poi pensa di lavorare nell'area strettamente clinica, la triade "percorso personale + scuola di specializzazione + buona supervisione" rimane ineludibile.
    Alla fine, considera hai una persona che ti porta un disagio. Lo psicologo si deve porre la domanda "Seppure con poca o nulla esperienza, ho comunque gli strumenti teorici e metodologici di base, sufficienti per iniziare ad inquadrare ed operare concretamente in una situazione di disagio strutturato ?"
    E' vero, non bisogna aspettare di avere 50 anni per buttarsi nella pratica professionale, c'e' sempre da imparare e l'esperienza la si fa solo sul campo... ma questo, solo a partire da una "base solida" di tipo teorico-metodologico... altrimenti prendiamo in giro noi stessi, ma soprattutto i pazienti.

    Qualcuno di voi andrebbe a parlare di seri problemi personali ad uno psicologo senza esperienza e senza particolari competenze teorico-metodologiche, nè nei colloqui nè nella testistica psicodiagnostica, solo perchè ha un titolo di laurea incorniciato alla parete del soggiornino di casa in cui ti riceve ?


    Ovviamente esagero un pò, ma pensateci un attimo...

    Ciao,
    Lpd

  7. #97
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Dampyr
    - Cosa ne pensi di chi, per risparmiare, magari utilizza come studio una camera della sua casa (te lo chiedo perché io c ho pensato)? E’ una cosa sbagliata secondo te (voi)?
    Penso che questa sia l'ultima ipotesi percorribile.
    Cerca un posto economico, ancora meglio a percentuale, e se proprio non trovi nulla per le tue finanze opta per questa soluzione.

    Le controindicazioni sono diverse, la principale e' una scarsa opportunita' di promuovere il tuo studio.
    Per le persone non e' strano. Per esempio spesso i medici di base spesso hanno lo studio in casa, ma se tu ricevi in casa, perdi un'opportunita' importante di farti conoscere (es. se sei nello studio di un professionista, tutti i suoi clienti/pazienti, sapranno che li c'e' anche uno psicologo).

    Originariamente postato da Dampyr
    - Che intendi dire per test open ?
    Un test open e' un test, non gratuito, ma aperto (spesso anche gratuito).
    La filosofia e' quella opensource (linux, per intenderci).

    I vantaggi sono immensi:
    Possibilita' di poter modificare il test
    (es. 1. c'e' un test generale sui disturbi di personalita' e mi serve uno specifico?, benissimo, prendo il test generale e lo modifico creandone uno specifico);
    (es. 2. c'e' un test sulla selezione del personale. Una societa' vorrebbe utilizzarlo, ma con alcune modifiche per la loro attivita' specifica? benissimo, prendo il test e lo modifico creandone uno specifico. L'azienda che commissiona mi paghera', non il test che e' sotto licenza open, ma il lavoro di modifica).
    (es. 3. mi servirebbero delle scale di controllo che sul test non ci sono?, benissimo, prendo i dati del campione con cui e' stato validato e li sottopongo ad un'ulteriore analisi statistica)

    Medesimo discorso anche per altri strumenti della psicologia.

    Open in sostanza significa: liberta' di utilizzo, liberta' di distribuzione, liberta' di modifica, liberta' di copia.

    Detto in altro modo, invece del copyright, usiamo il copyleft.


    Originariamente postato da Dampyr
    - Quali sono, secondo te (voi), i test che si possono somministrare senza avere una grande esperienza ? I test per i bambini (carta – matita) forse ?
    Sui test carta e matita ti hanno gia' risposto, voglio aggiungere solo che stiamo partendo dalla fine, ovvero: cosa vuoi fare?
    Una volta deciso cosa vuoi fare, deciderai se usare un test, e che test usare.

    Originariamente postato da Dampyr
    - Ad uno psicologo che apre uno studio da dove consiglieresti di cominciare ?
    Dal proporre dei corsi di crescita personale

    Originariamente postato da Dampyr
    - Vi va di creare un elenco di libri utili a chi volesse cominciare a buttarsi nel mondo del lavoro (ma utili davvero, concretamente, dove si spieghi a livello pratico, non teorico) ?
    Attendo tue (vostre) risposte….
    Dipende da cosa vuoi fare.

    Provo a buttarti due libri, che non centrano nulla l'uno con l'altro, in modo tale da prendere in considerazione piu' cose:

    Rapporti di coppia:
    qualsiasi libro di John Gray. Libri molto semplici (e non semplicistici).
    E' uno psicologo americano di stampo Transazionale, ma leggendo i suoi libri il suo orientamento non traspare.

    Sui sogni:
    Uscendo dal classico (Freud e psicoanalisi), e' molto interessante "La terapia gestaltica parola per parola".
    I trequarti del libro e' la trascrizione di un suo seminario sui sogni, in cui, al posto dell'interpretazione, c'e' il mettere in azione i sogni (agirli sul "palco").


    Rielaborando questi libri, ho realizzato 2 corsi molto belli (uno sulla comunicazione di coppia, l'altro intitolato: "il movimento dei sogni").

    Un abbraccio,

    Stefano

  8. #98
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da albtorre
    Stefano... molto illuminante e intereesante.
    Concordo pienamente i tuoi passi, ne aggiungerei uno... farsi una rete sia di invianti sia di professionisti a cui inviare.

    MI spiego: contattare medici e altre figure professionali della zona che possano inviarci pazienti o farci diciamo pubblicita'.... e, secondo, conoscere professionisti ai quali inviare alcuni casi che noi non possiamo trattare, ad es. medici, neuropsicologi (se non lo siamo) ecc.
    Questo non e' forse autopromuoversi?
    ;-))

    Un abbraccio,

    Stefano

  9. #99
    Partecipante Affezionato L'avatar di stella*
    Data registrazione
    28-02-2002
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    78
    ciao a tutti, vado di corsa, volevo solo ringraziare ancora il ns preziosissimo stefano x le sue info e proporre 2 libri che credo concretamente utili:
    -Colloquio da manuale a cura di montesarchio
    e soprattutto
    -Tecnica del colloquio di a.a.semi
    baci e a presto
    stella
    "Il rigore da solo è morte per paralisi
    ma l'immaginazione da sola è pazzia"
    G. Bateson

  10. #100
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    ... alla lista aggiungerei, ehm, l'iscrizione all'ENPAP, l'ente previdenziale, obbligatoria entro un mese dal primo conseguimento di reddito di tipo professionale.
    Grazie Lpd, me ne ero dimenticato.


    Per quanto riguarda lo studio: si va a pareri personali, ma sinceramente io sono un pò diffidente per gli "studi casalinghi". Troppe variabili, troppo intimo e personale, troppo disagio per l'utente, troppo casino in casa.
    Il "set" è molto importante, ancor più nella nostra professione. Lo studio rappresenta un "luogo speciale", in cui devono avvenire dinamiche particolari, e proprio per questo deve essere separato dalla quotidianità di entrambi (paziente e psicologo).
    Per averlo in casa si prenda spunto da quello dei medici di base.
    (ingresso indipendente con sala d'attesa e bagno).

    Comunque continuo a sconsigliarlo.


    Per chi poi pensa di lavorare nell'area strettamente clinica, la triade "percorso personale + scuola di specializzazione + buona supervisione" rimane ineludibile.
    Se per area clinica intendi "malattia mentale", e quindi psicoterapia, credo che possiamo (piu' o meno) essere tutti concordi.

    Forse e' banale, ma personalmente ho un concetto di "psicologia clinica" piu' largo di questo: mi ritengo uno psicologo clinico, ma non sono assolutamente un terapeuta.

    Secondo il nostro tariffario (che divide la psicologia clinica dalla psicoterapia), la psicologia clinica e':
    "Colloquio di sintesi psicodiagnostica e restituzione";
    ma anche "Formazione al problem solving"; "Consulenze psicologico-cliniche a enti pubblici o privati"; "Intervento psicologico di mediazione familiare"; "Supervisione ad altri operatori"; "consulenza psicologico-clinica in riunioni pluri-professionali"; ecc.
    Quindi anche cose, contesti e situazioni, in cui le parole "paziente", "guarigione", ecc. sono fortemente fuori luogo.

    Cio' che intendo e': la psicologia clinica e' un insieme di cose molto vasto, in cui sicuramente c'e' anche la terapia, ma non e' solo quella.
    Se per fare terapia servono delle competenze di un certo tipo, per fare altre cose (di psicologia clinica) sono sufficienti competenze minori.

    Sottolineo: vedere delle persone in studio puo' essere fare terapia, ma puo' essere anche tante altre cose che con la terapia non hanno nulla a che fare.
    Io quando parlo di vedere persone in studio, di fare psicologia clinica, o altre cose del genere, NON PARLO DI TERAPIA.

    Questo lo voglio sottolineare sia verso chi dice "attenzione", ma anche verso chi risponde "bello, andiamo e facciamo".

    Un abbraccio,

    Stefano

  11. #101
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
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  12. #102
    Partecipante Esperto
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    Ciao Stefano,

    sono parzialmente d'accordo con te. Sicuramente la "psicologia clinica" esprime qualcosa di più ampio e diverso rispetto alla psicoterapia in senso stretto.

    Ma quello che nella mia visione rimane ineludibile all'interno della "psicologia clinica" (financo la somministrazione di un test un filo più "complesso" dello STAI) è il suo profondo "assetto relazionale". In ogni attività clinica, non solo nella terapia, c'e' un lavoro con un disagio più o meno strutturato, più o meno esplicito. In questo senso, l'attività dello psicologo non è mai "leggera", e richiede non solo una buona preparazione teorico-pratica, ma anche la capacità di "giocarsi il ruolo professionale in un assetto relazionale".

    La comprensione in ottica professionale della complessità di questo campo relazionale è sicuramente facilitata da una migliore conoscenza di sè e dei propri "processi psicologici" personali (sto abbastanza sul generico per evitare di riferirmi ad uno o un altro assetto teorico), facilitato indubbiamente da un buon percorso personale; ed è sicuramente resa molto più facile e produttiva dalla supervisione esterna, in particolar modo per chi si avvia ad iniziare la propria pratica professionale. La supervisione, da questo punto di vista, svolge due funzioni: facilitare l'osservazione e la riflessione teorica sui casi da parte di chi non ha ancora molta esperienza e sta progressivamente strutturando il proprio "vertice auto ed etero-osservativo"; permettere di riflettere attentamente sulle proprie dinamiche personali di tipo emozionale davanti alla sofferenza od al disagio portati dal paziente/cliente.

    Da questo punto di vista, quindi, percorso personale e/o supervisione sono secondo me estremamente importanti per ogni "novizio" della clinica, anche se non fa ancora "terapia" (perchè comunque la psicologia clinica è, essenzialmente, "relazionalità strutturata" in vista di un obbiettivo clinico).

    La Scuola di specializzazione può essere utile, in questo senso, perchè molto spesso la preparazione teorico-metodologica (e qui non parlo quindi solo di "vertici osservativi", o capacità di monitoraggio dei propri vissuti relazionali, ma proprio di modelli teorici e tecniche d'intervento) del neolaureato è carente per molti campi di impiego clinico (e non solo per la psicoterapia).

    Dal mio punto di vista, questi assetti divengono quindi molto importanti anche per chi si voglia occupare "solo" di psicologia clinica, e non solo di psicoterapia. Ovviamente vi sono poi diverse modalità ed approcci di fare clinica, diversi obbiettivi ed utenze; ma il comune denominatore dei processi alla base di ogni situazione, nella mia visione, rimane il complesso sostrato relazionale sul quale si va ad intervenire circolarmente attraverso un altra modalità relazionale, che è l'intervento psicologico-clinico stesso, e che per essere padroneggiato "bene" richiede un pò più della semplice laurea.

    My two cents.

  13. #103
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Dampyr
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  14. #104
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    Ciao Stefano,

    sono parzialmente d'accordo con te.
    Anch'io
    ;-))


    Si, il nostro non e' mai un lavoro leggero.
    Si, servono competenze, spesso di alto livello.


    No, per fare lo psicologo clinico non devo avere per forza una formazione da psicoterapeuta.

    Rileggi il tuo intervento, e vedrai che aleggia l'ombra della terapia dietro ad ogni cosa che dici, sembra che la dai per scontato, quando scontato non e'.

    Se io faccio supervisione ad un gruppo di operatori (es. operatori di strada, assistenti di base, educatori, infermieri, ecc.) non ho bisogno di saper gestire una relazione terapeutica.
    Ho bisogno di saper riconoscere le loro ansie, ho bisogno di sapergli dare dei "trucchi" per gestire delle situazioni problematiche con l'utenza (cosa che una scuola di psicoterapia solitamente non ti insegna).

    Sostanzialmente ho bisogno di tante cose, e qui concordo, ma se mi parli di un percorso personale (previsto in molte scuole di psicoterapia, ma non in tutte), di "relazionalità strutturata" (termine che nel contesto in cui lo usi e' assimilabile a relazione terapeutica), di "capacità di monitoraggio dei propri vissuti relazionali" (controtransfert?), ecc.
    Non posso concordare.

    Andando avanti in questo ragionamento rischiamo di dire che per fare selezione del personale devi fare attenzione al trasfert e controtransfert, idem se fai formazione, se sei uno psicologo scolastico, o se fai mediazione familiare, ecc... ma allora, dovremmo essere tutti psicoterapeuti!


    Certo, le competenze non sono mai troppe, ma non dobbiamo puntare sempre e per forza al 30 e lode, ogni tanto un 24 va benissimo!
    ;-))

    Fare clinica significa operare in un contesto molto ampio, essere psicoterapeuti significa operare in un contesto ristretto.
    Certo, le competenze da terapeuta possono essere anche molto utili, ma non sono necessarie per forza, dipende da cosa vuoi fare esattamente.


    Un abbraccio,

    Stefano

  15. #105
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
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    Ciao HT,

    invece non ne sono convinto... mi spiego, tu dici che dietro ogni cosa che scrivo aleggia la terapia, e compari la riflessione sulla necessità di auto-osservarsi durante la propria attività clinica con il controtrasfert, etc.

    In realtà, così facendo, sei tu che attribuisci già un significato teorico strutturato, tipico dell'ambito PSICOTERAPEUTICO, ad un semplice processo PSICOLOGICO ("osservarsi a grande linee mentre si osserva l'altro", che non è certo una tecnica psicoterapeutica particolare, quanto una normale processualità psicologica che si applica nei contesti clinici... in tutti i contesti clinici, anche nella somministrazione di un WAIS !).

    "Relazionalità strutturata"... tu dici che è tipico della psicoterapia, io ti dico che è tipico anche della chiacchierata dal panettiere, o della conversazione che stiamo avendo attraverso questo Forum. Nella clinica psicologica (e non solo nella terapia psicologica) una certa attenzione al modo in cui si struttura la relazionalità tra psicologo e paziente è ineludibile e assolutamente necessaria proprio per gli obbiettivi clinici, anche i più semplici.

    Se poi, progressivamente, nel corso della nostra attività professionale arriviamo a trasformare una "certa attenzione psicologica ai processi relazionali in atto" in una molto più complessa "lettura interpretativa di transfert e controtransfert", allora passiamo dalla "semplice" psicologia clinica alla psicoterapia altamente strutturata (e teoricamente orientata)... ma fino a quando parliamo di "relazionalità strutturata" siamo ancora abbondantemente nell'ambito della psicologia clinica.

    Quando lavori con un gruppo di crescita personale, non osservi le tue emozioni alle loro reazioni ? Questo non è già avere "un vertice auto-osservativo sulle forme relazionali che si stanno strutturando tra voi" ?


    E fare un percorso su sè stessi, per conoscere le proprie principali processualità emotive, i propri schemi di interpretazione e "filtraggio" della realtà, le proprie modalità metacomunicative ed interattive, non è allora forse utile (oltre che per fare terapia) anche per fare "semplice" clinica ?
    Non è forse utile conoscere sè stessi ed il proprio "stile relazionale", ed avere una certa esperienza di setting e teorie strutturate, anche e soprattutto per lavorare fuori dai setting e dalle teorie strutturate ?


    Ciao !
    Luca

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