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  1. #91
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
    Data registrazione
    20-08-2002
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    182
    Ciao a tutti,
    mi inserisco in questa discussione per dire la mia: dirò sicuramente cose scontate, ma visto che sono le mie premesse, le voglio esplicitare.
    La situazione economica italiana, in generale, è piuttosto disastrosa, e lo vedo non solo in ambito "psi", ma anche in altri settori, in quanto ho molti amici laureati che cercano lavoro in settori completamente diversi dalla psicologia, ma che, quando lo trovano, si devono accontentare di saltellare da un posto di lavoro all'altro, interinale, a tempo determinato, ecc ecc.
    Posto questo, se mi devo sbattere per qualcosa, almeno lo voglio fare per qualcosa che mi piace davvero, che mi appassiona e che mi permette di riempire qualche buco nero causato dalla frustrazione, attraverso crescita personale, professionale e piccoli successi (rarissimamente ma a volte giuro che mi capitano!!)
    Inoltre mi dico: se non lo faccio ora non lo faccio mai più, ci provo e se dovessi vedere che entro tot tempo non raggiungo nulla, a quel punto mi butto su altro. Un po' come ha fatto Goccedigiada, ma con un progetto ben delineato, con obiettivi concreti e tempistiche ben precise. Per realizzare tutto questo, mi sono licenziata da un lavoro part time a tempo indeterminato (di tipo impegatizio, nulla a che fare con la psicologia), perchè dopo tre anni mi rendevo conto che nel restante tempo non riuscivo a realizzare ciò che volevo (e nemmeno a studiare un granché).
    Chissà perché...Forse perchè anch'io sono un'idealista (o un'illusa?! ), forse perchè mi mangerei le mani se non ci provassi nemmeno, se dessi per scontato che "visto che le statistiche dicono così, anch'io sono uno di quei numerini", se mi lasciassi prendere dallo sconforto senza nemmeno aver provato a "combattere". Ho sempre fatto così, se credevo in qualcosa: moltissime volte mi son detta "che idiota avrei fatto bene a fare come quello/a che ha fatto la metà di me ma ha ottenuto di più" oppure "chi me l'ha fatto fare, avrei impiegato meglio il mio tempo facendo un corso di fotografia e magari mettendo su un negozietto tutto mio", ma molte altre volte mi sono ritrovata a pensare "cavolo se quella volta non avessi fatto così, non avrei ottenuto ora questo e quello, o non sarei così".
    Forse la questione è questa: oltre a cercare un mestiere con cui mangiare sono sempre attaccata all'idea che questo mi possa dare qualcosa a livello personale oltre che professionale, e non è tanto il discorso "mi sono iscritta a psicologia per risolvere i miei problemi", ma "guarda quante cavolo di cose imparo su me stessa e sulle relazioni esercitando od osservando colloqui, supervisioni, consulenze, ecc ecc". Ed è bellissimo, io mi sento piena, anche se magari in quel momento il portafoglio è vuoto...
    (oh ce li ho pure io i momenti in cui mi dico: ma chi c..o me lo fa fare??! )
    Forse la mia "strategia" sta nell'abbinare questo "romanticismodonchichottianincosciente" ad una progettazione quasi manageriale (che è un paradosso forse, ma io ci sguazzo! ) e al tentativo di comunicare con più persone possibili, perchè mi rendo conto che la confusione che spesso ho in testa è creata da cattive o mancanti informazioni. Quindi ben vengano forum, iniziative, scambi di opinioni, dritte su testi, normative, esperienze, info sugli ordini, e così via.
    Se poi da questo scaturiscono azioni concrete tanto meglio!!
    Non so se queste parole possono essere utili a qualcuno, ma ci tenevo a dire la mia: ultimamente sono stata un po' assente dal forum, mentre devo dire che se c'è stato un valore aggiunto alla mia preparazione per l'esame di stato quello era costituito proprio dal forum e dai ragazzi che ho conosciuto tramite questo a dimostrazione di come condividere le proprie informazioni possa essere un quid in più in tutte le situazioni.
    Va beh ora sto straparlando, meglio che chiuda..(forse è la fame!!! )
    Un abbraccio a tutti e spero che qualcuno accoglierà i miei sfoghi quando vi scriverò disperata in uno dei miei momenti di crisi!!

  2. #92
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
    Data registrazione
    07-02-2005
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    Monza
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    3,204
    Ho letto con attenzione tutti i messaggi lasciati nel tread e sebbene a volte il tema cambi e devia un po’ da quello originale, lo trovo molto interessante.
    Per goccedigiadaa:onestamente io sono ancora una di quelle illuse che vuole lavorare nell’ambito della psicologia clinica e che ci sta mettendo tutta la volontà per riuscirci. Lo ammetto, visto che al momento sono solo al tirocinio, non ho le idee chiare ma ho anche imparato a prendere al volo le occasioni che mi capitano sotto il naso e così apprendere il più possibile. Cmq, tu chiedi perché vogliamo fare questo lavoro: per me è perché mi piace, mi interessa, mi incuriosisce… è vero, non è facile specialmente a livello emotivo, ma io credo ne valga la pena. Il giorno che non la penserò più così, è meglio che vada a fare qualunque altra cosa (specialmente per il bene dei pazienti!).
    Un’altra cosa da pelle d’oca è sentire queste cose “Se una persona ci tiene a fare lo psicologo clinico, potrebbe guadagnarsi il pane facendo un lavoro qualsiasi e poi fare il volontario in Cps o all'Asl o dove vuole come hobby, a tempo perso.” Questo è un ottimo discorso che scredita il nostro lavoro ma ancora di più la professionalità: se è una cosa da hobby, basterò leggere un paio di libri e usare forse l’intuito… Qualcuno ha mai visto o sentito parlare di ingegneri o chimici per hobby?? No appunto! Stesso discorso per frasi del tipo: “Prima quando mi sentivo fare domande quali:"ma in pratica cosa fate a parte parlare? Come guarite la gente? Perché uno dovrebbe venire da voi invece che parlare con un amico?" avevo la risposta pronta e dalle mie parole traspariva una convinzione che ora, purtroppo, non ho più..” Certo che se noi non siamo convinti di cosa stiamo facendo, dell’utilità del nostro lavoro e delle tecniche (ok, la ricerca sulla psicoterapia va ampliata e a proposito potete visitare il sito www.psychotherapyresearch.org che è molto interessante), come possiamo pretendere che la gente venga da noi e per giunta ci paghi? Ho lottato tanto su questo argomento, specialmente con i miei genitori i quali avevano anche ragione a porre domande visto che mi hanno pagato l’università, ma è stato proprio per rispondere a loro (e indirettamente agli altri) che ho letto, mi sono informata, connesso le informazioni, per mostrare il senso, la “validità” e l’utilità/bisogno della psicologia. Ovviamente base di tutto questo è stata la mia passione, rinforzata anche da ciò che imparavo.

    Riprendendo invece il discorso di Nico: la situazione è davvero preoccupante. Una domanda che mi sono fatta è questa: ci lamentiamo che il tirocinio spesso è solo un fare fotocopie e caffè senza nessuna formazione, ma qualcuno ha mai fatto segnalazioni all’Ordine su i tutor che si comportano in questo modo? No, chiaramente. E così si continua all’infinito, anche perché i neo-laureati hanno bisogno del posto e accettano… Se non siamo noi stessi a tutelarci, a spingere per migliorarci, chi lo deve fare? Non dico che questo risolverebbe tutto ma almeno, pian piano, si potrebbe arrivare a tirocini seri e formativi: giusto per non perdere un anno di vita.
    Ok, direi che sono stata abbastanza lunga… spero la discussione prosegua!
    LuisaMiao
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  3. #93
    Partecipante Assiduo L'avatar di Serena75
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    31-03-2005
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    206
    Per Nico:
    Ciao!grazie per la risposta, tenterò di spiegarmi meglio: le scuole di psicoterapia private, come tu ben sai, quando parlano di "equipollenza" intendono che le loro strutture possiedono a tutti gli effetti la STESSA valenza delle scuole di specializzazione pubbliche rispetto ai concorsi. E questo è anche ciò che ho sempre saputo io e ciò di cui sono convinte tutte le mie colleghe.
    Ciò che invece è scritto su www.altrapsicologia.it ribalta la situazione: tu dici che gli specializzati delle private non possono accedere ai concorsi per dirigente psicologo, che sono in pratica gli unici ad uscire. Riporto quanto scritto (non per te ma per gli altri):

    "Attualmente i concorsi possono riguardare le figure di Dirigente Psicologo e di Dirigente Psicoterapeuta.

    Per il Dirigente Psicologo necessita avere laurea in Psicologia e specializzazione quadriennale UNIVERSITARIA

    Per il Dirigente Psicoterapeuta necessita avere laurea in Psicologia e/o Medicina e specializzazione quadriennale universitaria e/o privata.

    La storia ci insegna tuttavia che è rarissimo trovare concorsi per Dirigente Psicoterapeuta. Ciò singifica che LA SPECIALIZZAZIONE PRESSO STRUTTURE PRIVATE IN PRATICA NON PERMETTE DI ACCEDERE TRAMITE CONCORSO!"

    Se questo è vero, è sconvolgente!
    Ho dato un'occhiata ai vecchi bandi ed effettivamente gli unici concorsi che escono sono da dirigente psicologo; ho mandato un'e-mail all ordine del lazio, a cui non ho ancora ricevuto risposta.
    Tra qualche giorno prenderò appuntamento con l'avvocato dell'ordine, per saperne di più.
    Ho chiesto a colleghi già specializzati e le risposte sono state piuttosto confuse.
    Conosco però un paio di professionisti molto preparati che potrebbero rispondermi. Quando saprò qualcosa, farò sapere a tutti.
    Ciò che voglio capire è se gli specializzati nelle private non possono ACCEDERE al concorso o se "semplicemente" hanno meno possibilità di vincerlo.
    Infine, il motivo della mia domanda sulla restituzione delle tasse pagate in caso di ritiro voleva intendere questo: nel caso in cui dovessi scoprire che effettivamente la specializzazione nelle scuole private non consente di partecipare ai concorsi del SSN da dirigente psicologo, ma solo di poter eventualmente iniziare l'attività da libero professionista, potrei (anche se nono credo: ho scelto di specializzarmi per un'esigenza personale e non tanto per una strategia "atavolino") decidere di ritirarmi. Allora mi chiedo: anche se nel regolamento delle scuole è ben chiarito che le tasse pagate non verranno restituite in caso di ritiro, ci sarebbe qualche possibilità di essere risarciti partendo da questa drammatica omissione di cui siamo vittime?

    E gli altri iscritti alle scuole private che dicono?sapete qualcosa in proposito?


    grazie

  4. #94
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    ciao serena,

    le informazioni che riporto nell'articolo da te citato, le ho reperite da colleghi competenti e mi sono state confermate da colleghi che ricoprono anche cariche ordinistiche.

    Premesso ciò, certamente invito te e gli altri colleghi ad informarsi in merito ed a riportare le informazioni qui, così da aprire comunque un dibattito ed arrivare ad una sacrosanta verità finale

    Per quanto riguarda la restituzione delle rate la vedo difficile, soprattutto se non ti hanno firmato nulla...

    Da parte nostra stiamo cercando di fare una sorta di griglia di domande da fare al momento dell'iscirizione ad una scuola, così da avere info su tutti gli aspetti importanti e da non lasciargli potenziali zone d'ombra su cui ricamare...
    Ci sono in giro ottime scuole di specializzazione, ma anche scuole estremamente insufficiente...
    Sicuramente ci dovremo adoperare per individuare e valorizzare il buono, così come scremare il cattivo

    buon weekend,
    nic

  5. #95
    Partecipante Assiduo L'avatar di Serena75
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    31-03-2005
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    ciao Nico e buona domenica!
    grazie ancora per la risposta e si, teniamoci informati per arrivare, come dici tu , ad una sacrosanta verità.
    Volevo solo aggiungere, qualora tu lo avessi pensato, che non ho mai messo in dubbio la serietà e la competenza tua e delle tue "fonti"; ma la questione è così delicata ed importante che penso sia fondamentale che ciascuno di noi cerchi di fare chiarezza per proprio conto, per poi condividere quanto appreso.
    okk? baci bacia tutti

  6. #96
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Originariamente postato da Serena75
    Volevo solo aggiungere, qualora tu lo avessi pensato, che non ho mai messo in dubbio la serietà e la competenza tua e delle tue "fonti"; ma la questione è così delicata ed importante che penso sia fondamentale che ciascuno di noi cerchi di fare chiarezza per proprio conto, per poi condividere quanto appreso.
    non ti devi preoccupare!
    la verità è che effettivamente navighiamo nella disinformazione e quindi è sempre difficile arrivare a "verità sicure"

    certamente è necessario, come anche tu sottolinei, attivarsi anche autonomamente per reperire informazioni e poi condividerle e confrontarle

    ciauz

  7. #97
    Partecipante Affezionato L'avatar di Daevorn Li
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    20-10-2004
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    ciao a tutti, leggo abbastanza questo forum ma posto molto poco... solo che ora vorrei chiedervi una cosa.

    io sto finiendo il primo semestre di tirocinio e sto iniziando a guardarmi in giro... il mio obiettivo è lavorare nel cmapo clinico, ma nel contempo, fare SOLDI, non perchè sia veniale, ma perchè vorrei raggiugnere un'indipendenza economica, andare a vivere da solo, farmi eventualmente una famiglia ecc ecc...

    ora, leggendo i vs post, non so piu cosa pensare...
    è possibile che riuscire, non dico a sfondare, ma a raggiungere una lieve sicurezza economica per uno psicologo sia COSI difficile?
    legendo i vs racconti sembra che sia piu facile diventare un pittore affermato o un attore di hollywood che non guadagnare 1000 eruo al mese per un laureato in psicologia...

    c'è qualcuno che ha avuto un'espereinza positiva?
    c'è qualcuno che è riuscito a trovare un lavoro, ad andare a vivere da solo?

    leggendo questo forum oscillo tra due idee: o chi lavora non viene qui e postano qui solo i piu sfortunati (o incapaci, potrebbe essere un motiv per il quale nn si trova lavoro, magari), oppure al situazione è da emergenza

    ciao
    Daevorn

  8. #98
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    20-09-2004
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    Ciao, provo a buttare lì alcune cose che mi vengono in mente. A me sembra che lavorare in campo clinico (e vivere di questo) sia difficile ma non impossibile. Tuttavia, mi chiedo (e vi chiedo): ma è davvero necessario lavorare solamente in campo clinico? E davvero riuscite a pensarvi per 5-6 ore al giorno (non credo si potrebbe resistere di più) dietro una scrivania a sentirvi raccontare le paturnie del paziente di turno? E pensate davvero di poter continuare a fare una cosa del genere per il resto della vostra vita?
    Lo chiedo perché, se provo a mettermi in quei panni, mi pare una prospettiva poco piacevole. Lo chiedo perché gli psicologi clinici e gli psicoterapeuti che conosco fanno clinica, in privato o nel pubblico, ma fanno anche altro. Scrivono articoli (o libri, non necessariamente di psicologia: Andreoli è venuto a Bergamo a fare uno spettacolo teatrale scritto da lui che si chiamava "Concerto per psicoanalista e flauto", credo, con un bravo flautista, ed è stato uno spettacolo notevole), fanno teatro o cantano, conducono gruppi, fanno corsi di formazione, si occupano di tanti ambiti differenti (alcuni insegnano addirittura in Università, o nelle scuole di psicoterapia, altri le hanno fondate).
    Voglio dire che mi sembra di leggere negli interventi una certa "fissazione", o "chiusura del campo". Come se clinica potesse significare solo "rapporto terapeutico a due in studio privato" oppure, ma sempre con la medesima rigidità "psicoterapia con pazienti psicotici in istituzioni ospedaliere". E la vita? Dove la mettiamo, nel frattempo?

    Ciao e grazie per la discussione.

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  9. #99
    Partecipante Affezionato L'avatar di Daevorn Li
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    mmm nessuno risponde al mio appello...

    honon ho infuso abbastanza fascino nel post, oppure di gente contenta nn ne esiste...


    willy, da quello ceh leggo qui, anche per trovare i lavori che dici tu è un inferno... o almeno, cosi la gente scrive.

  10. #100
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Carissim(a o o?) Daevorn Li

    Sono d'accordo, trovare quei lavori può sembrare un inferno, da quel che leggo nel forum. Ma credo di aver capito, leggendo l'ottimo Stefano Sirri, che la questione fondamentale sta nell'inventarli e proporli, più che nel trovarli. E che se ci si mette in quest'ottica, le cose possono andare - forse - diversamente.
    Qualunque lavoro, se pensiamo di trovarlo pronto, in funzione delle nostre aspettative (o pregiudizi, chiamali come vuoi) è difficile da trovare. Nella mia esperienza, mi ricordo che quando ho iniziato a lavorare come perito chimico, pensavo di maneggiare alambicchi e provette. Mi sono ritrovato in mezzo a computer (nel 1983, quando i PC erano rari come lo sono ora le lucciole) e strumenti dei quali non conoscevo nemmeno l'esistenza. Che dovevo fare? tenermi le mie idee su cosa fosse la chimica, o cercare di apprendere? Ho scelto (Beh, scelto, forse esagero!) la seconda strada e ho fatto molte altre cose.
    E poi, chissà, io vivo nel ricco nordest. Per chi vive altrove le cose potrebbero essere differenti.
    Ciao e grazie.
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  11. #101
    Partecipante Affezionato L'avatar di Daevorn Li
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    carissimO Daevorn

    willy, ho letto anche io con molto interesse i post di stefano sirri, e devo dire che mi hanno molto colpito...
    il concetto di "inventarsi il proprio lavoro" è molto affascinante e penso si confaccia con la mia persona; il problema è passare però dal piano teorico a quello pratico....

    devo dire che, essendo una persona ottimista, non mi fascio troppo la testa, penso che in un modo o nell'altro me la caverò e troverò qualcosa, solo che anche i miei propositi piu belli a volte vacillano leggendo gli interventi di questo topic...
    e questo mi stranisce un po, visto che purtroppo non conosco tanta gente che ha finito psicologia e che quindi puo raccontarmi epserienze diverse...

  12. #102
    Partecipante Super Esperto
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    25-07-2003
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    Rispondo al tuo appello dato che lavoro come psicologa e sono anche riuscita ad andare a vivere da sola (con un pò di aiuto però, ma tanto vedo che anche chi non fa lo psicologo di questi tempi ha comunque bisogno di aiuto...)

    Devo premettere che è già qualche anno che lavoro e questo potrebbe fare la differenza nel senso che io vivo e lavoro a Milano e quando mi sono laureata oltre 4 anni fa c'erano ancora tante opportunità di lavoro (rispetto ad ora) e relativamente pochi laureati: la Cattolica era solo un anno che sfornava laureati (ed erano ancora pochi perchè per fortuna, mia, molti erano fuoricorso), la Bicocca non aveva nemmeno iniziato e così Pavia.
    Quindi oltre quelli c'erano solo laureati di Padova e Torino...
    Questo minor numero di laureati in giro ha avuto il suo peso: quando ho cercato la sede di tirocinio ho fatto una decina di colloqui e sono stata accettata da tutti (e non è che sia un genio, non ero nemmeno ancora laureata perchè l'ho fatto10 giorni prima di iniziare il tirocinio!).
    Amiche che si sono laureate qualche mese dopo di me, con 110 e lode, hanno fatto fatica anche ad ottenere il colloquio perchè le strutture rispondevano che erano piene...

    Oltre, quindi, a questa grande fortuna hanno (spero) contato anche altri fattori: i voti degli esami (non ho mai cercato l'esame in cui si studiava meno ma quello che mi sarebbe stato più utile ai fini lavorativi e ai fini del curriculum pensando che tanto quelle cose avrei comunque dovuto studiarle prima o poi e tanto valeva farlo durante l'università, cos' ai colloqii potevo dire di saper usare i test o altro), il fatto di aver messo un esame sovrannumerario (quello sì, l'ho scelto perchè era una cavolata ma quello che contava era far vedere che ero una tipa che si sbatteva) e l'aver sempre fatto approfondimenti che andassero oltre ai contenuti universitari (esperienze di lavoro o volontariato nel campo, tanto per far vedere che un pò di esperienza l'avevo), corsi di lingue e varie.

    Nel post laurea (fra l'altro alla fine sono riuscita anche ad avere un bel voto di laurea, cosa che nel primo/secondo anno dopo la laurea conta molto, almeno finchè non lo sostituisci con le competenze acquisite con l'esperienza) ho continuato a studiare: mi sono iscritta ad un corso di perfezionamento che è iniziato esattamente un mese dopo la laurea e ho continuato con almeno un corso all'anno (naturalmente per pagarli ho dovuto rinunciare a vacanze e altro, il primo corso me lo sono addirittura fatto regalare dai miei per la laurea, il secondo per il compleanno e così via) e ho letto tanti libri (soprattutto sugli argomenti che riguardavano il tirocinio ma anche su altro, ad esempio sugli orientamenti che mi attiravano per la specializzazione). Ho anche continuato a fare volontariato (anche dopo l'esame di stato) perchè così facevo esperienza e imparavo qualcosa: ho smesso quando sono arrivata al punto che non sarei più stata io a trarne vantaggio ma loro...

    Alla fine sono riuscita a trovare un lavoro (come quasi psicologa perchè non ero iscritta all'albo, ma c'era l'implicita promessa che non appena superato l'esame sarei "passata di grado") ma non è che le fatiche siano finite...
    Gente pronta a prendere il mio posto se mi fossi lamentata o non fossi stata brava cominciava ad essercene in giro perciò ho continuato a studiare e sbattermi, anche perchè purtroppo nell'area clinica non c'è il posto fisso, ci sono simpatici contratti co.co.co che ogni tot scadono (e nel mese prima che scadano saresti pronta anche a pulire i pavimenti pur di fargli vedere che sei un elemento in gamba e sai fare tutto) o collaborazioni come libero professionista (e qui spesso non hai nemmeno il contratto co.co.co a rassicurarti finchè dura).
    Oltre a non esserci il posto fisso spesso non ci sono nemmeno orari di ufficio (si lavora quando ce n'è e non sempre in orari o giorni canonici, spesso molto lavoro lo fai a casa: ti pagano l'ora in cui fai il test, ma la siglatura te la fai a casa e se si tratta di un Rorschach...) e nemmeno 40 ore a settimana: se ti va bene riesci a fare 20 ore nello stesso posto.
    Perciò devi continuare a sbatterti per cercare altro perchè con 20 ore non è che si viva alla grande (soprattutto se devi pagarti corsi e scuole per acquisire nuove competenze che ti permettano di mantenere quelle 20 ore) e poi non è detto che continuino ad aver bisogno di te.

    Credo che sia vero che questo è un lavoro in cui devi essere pronto ad inventarti ed avere tanta flessibilità, soprattutto all'inizio visto che qui è fondamentale la preparazione e l'esperienza.
    Inventarti vuol dire non solo avere creatività ma anche adattarti al contesto, non adagiarti sul fatto che forse hai trovato qualcosa perchè domani potrebbe non esserci più (e poi visto che l'esperienza conta ho notato che se fai vedere che ti vogliono anche altri il tuo valore cresce...), non avere preconcetti (io pensavo che fare la psicologa significasse stare seduta alla scrivania e vedere persone che entravano, si sedevano , parlavano con me e uscivano: invece mi sono trovata alla prese con progetti, classi, gruppi di formazione...).
    Una volta che si è un pò ingranato le cose migliorano perchè hai più competenze e hai capito come funziona: hai conoscenze che significano potenziali lavori (e non sono le raccomandazioni: se una struttura deve investire soldi in un progetto preferisce qualcuno che conosce, maga hai lavorato insieme ad una persona che lavora per loro e così sanno chi sei o ti sei ritrovato ad un corso con qualcuno che si ritrova ad aver bisogno di uno psicologo... insomma non sono le conoscenze del tipo la sorella della fidanzata di mio nipote ma la psicologa che ho conosciuto a quel corso, quella che ha lavorato per quella cooperativa che ogni tanto collabora con noi, quella che ha lavorato insieme alla nostra psicomotricista qualche anno fa...).

    Spero di non essere stata troppo lunga ma almeno ora qualcuno ha risposto al tuo appello!
    Vimae

  13. #103
    Rei
    Ospite non registrato
    Ciao a tutti raga, io sono uno psicologo clinico di 29 anni e vivo a roma; premetto che ho appena letto qsta discussione, e capita a fagiuolo, visto che con molti miei colleghi ci stiamo confrontando proprio su qsti temi... e siamo INCA**ATISSIMI...

    volevo aprire un altro tread ma penso sia mejo continuare qsto

    Io mi trovo completamente d'accordo con nico, e anche con molti di voi; ci troviamo davvero in un mare di m...., e io nn ho voja d stare qua a gaurdare mentre ki ci doverbbe tuttelare si fa gli affari suoi.

    Il problema è grande, sta a livello di immagine sociale della nostra professione; in sicilia, da dove vengo io, la gente se ha problemi va dal parroco, x fare un esempio stupidissimo, e si puo dire cose analoghe di sette, religioni varie, herbal life, ecc ec
    SIamo troppo lontani da un'eventuale rikiesta!!

    qua, a mio parere, è necessaria una revisione TOTALE di tutta la professione, un avvicinamento che consenta alla gente di vederci come qulacosa di + avvicinabile e non rinkiuso nel proprio studio

    A qsto proposito afccio un esempio ankor + stupido: di fronte allo sviluppo di nuove oforme di comunicazione come la chat, che potrebbero offrire occasioni imperdibili di contatto in alcuni casi (adolescenti kiusi a casa, x es.?), ke fa il nstro ordine? emana un CODICE DI CONDOTTA ONLINE ke sicuramente nn incita a sfruttare di + qsto mezzo, x non dire repressivo....vabe ke bisogna evitare la psicoterapia selvaggia, ma.....

    al momento faccio una scuola d specializzazione e arranco in cerca d lavoro; dal confronto con i miei colelghi risulta che NESSUNO lavora come psicologo ed è pagato come tale.

    Con i miei colleghi si parlava percio di scrivere una lettera all'ordine di roma (ovvio ke la cosa è estendibile all'ordine nazionale), al fine qnto meno di intavolare una discussione e essere PRESENTI nei luoghi dove si decide il nostro futuro... va da se ke se la lettera è firmata da mille persone siamo una entità politica, se è firmata da 3 siamo 3 sfigati...

    La forma di qsta lettera, che allego, pensavo potesse essere qlla di una desrizione di uno psicologo che si trova in una situazione BRUTTA e che incontra problemi che incontriamo tutti noi, soprattutto qlli che vorrebbero lavora nel clinico; ovviametne mi sono ispirato a esperienze personali, ma kiunque voja firmarla e aggiungere-togliere qlkosa, suggerire altri elementi ecc. è benvenuto...

    La forma non è qndi definitiva, mi piacerebbe concordarla con molti di voi, se avete altre idee meglio di qsta ben vengano, ma l'importante è FARCI SENTIRE e farlo ORA...

    se devo stare nella m...a, almeno vojo poter fare qlkosa e pensare che non sono stato senza fare nulla...

    P.S. Scusate la lunghezza e eventuali corbellerie ke ho scritto (di getto)....

    ki mi vuole contattare x controfirmare la lettera mi mandi una mail [email protected]
    Files allegati Files allegati
    Ultima modifica di Rei : 06-06-2005 alle ore 02.47.47

  14. #104

    Riferimento: Lo Sviluppo (IN)sostenibile della Psicologia

    ciao sono nuova ma sono incazzata. Non credo che sia vero che con la collera non si va da nessuna parte. Abbiamo ragione ad incazzarci. La psicologia e la psicoterapia è una discpilna svalutata e solo noi possiamo difenderla. Io credo che ci sia poco spazio per il nostro lavoro perchè sostanzialmente si contrappone agli interessi delle case farmaceutiche, quindi alla sanità pubblica e privata. Solo la nostra categoria sceglie di fare la "badante" o il carceriere a 6-8 euro nelle comunità. Non è "gavetta" quella. Che fare? Intanto conosciamoci e diciamo le cose come stanno.
    Angelica psicologa Savona

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