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Discussione: terapia personale

  1. #91
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao sigismonda,
    continuo a non sapere chi tu sia a parte che sei una persona che apprendere dall'esperienza (Bion sarebbe contento )

    >Ciao, innanzitutto (continuiamo a fare i bravi per non finire come >la povera Lety).

    >Non ho dubbi che tu sappia cos'è il transfert in termini culturali.

    Grazie


    >Intendo dire che se tu avessi la possibilità di analizzarlo non si >esprimerebbe più come transfert, non svolgerebbe più la >funzione che, in termini di economia psichica, svolge la >traslazione di un cmplesso affettivo su un soggetto diverso da >quello a cui sarebbe originariamente indirizzato. Tutto qua,
    >a presto [/B][/QUOTE]

    sono d'accordo con te non penso mica di poter fare analisi da solo. A tutt'oggi ci sono persone e situazioni che mi ricordano i contenuti emotivi o le persone coinvolte nel transfert che proprio non mi piacciono Però nel momento in cui percepisco questi sentimenti in modo libero - per quanto spiacevole - io non penso di star effettuando una traslazione di un complesso affettivo nel momento in cui mi rendo conto che sono IO il problema e non quella persona la quale magari soltanto assomiglia nei gesti o nei modi da quell'altra persona (meta delle pulsioni inconscie). A mio parere l'analisi del transfert non esime affatto dal continuare a sentire i sentimenti prima rimossi... in questo senso non penso che ci si possa 'liberare' dei genitori transferali, al limite si può evitarne di essere succubi mentalmente o di fare proiezioni o acting out davvero deleteri per sè e per gli altri. Aspetto però la tua conferma sigismonda visto che sei tu (presumo) la psicologa in terapia didattica

    Un bacio e a presto,

    Fabri

    P.S. Tu sapevi della scuola di Cancrini a Urbino? Credo sia sistemico-relazionale.

  2. #92
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    x robbyeah, l'indirizzo si viene detto spesso ma la scuola in particolare non sempre... e cmq una buona fetta dell'utenza non può/non sa/non è in grado di usare costruttivamente questa informazione il che è un peccato... molte persone non sanno la differenza tra psicologo e psichiatra (TUTTO VERO)
    Evidentemente i terapeuti che frequenti tu sono dei buoni professionisti e questo è più che lusinghiero a proposito della possibilità di diventare tu stesso un ottimo professionista (non si cava il sangue dalle rape!)
    Indubbiamente apprezzerei molto la possibilità di rimettermi in discussione ma intendo farlo solo se penso che ce ne sia il bisogno (sono stato così coscienzioso la prima volta a recarmi in terapia, non dubito che lo sarò altrettanto anche in futuro) magari in prossimità di un'unione importante con una ragazza e della prospettiva di mettere su famiglia, oppure se decido di tentare il percorso psicoterapeutico come ulteriore avanzamento professionale . Dove svolgi attività come neuropsicologo?

    A presto,

    Fabri

  3. #93
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    21-03-2005
    Residenza
    Bologna
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    100
    x daidaidai sottoscrivo in pieno quello che hai detto! e condivido il tuo pensiero sulla tua terapia personale!
    io svolgo la mia attività di neuropsicologo presso il servizio di neuropsicologia della clinica neurologia dell'università di bologna. e devo dire che ho letto i tuoi post nella discussione di neuropsicologia riguaro la neuropsicoanalisi! materia molto intreressante!
    ci leggiamo
    ciao Robby
    Roberto

  4. #94
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
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    Milano
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    1,975
    Originariamente postato da robbyeah
    x daidaidai sottoscrivo in pieno quello che hai detto! e condivido il tuo pensiero sulla tua terapia personale!
    io svolgo la mia attività di neuropsicologo presso il servizio di neuropsicologia della clinica neurologia dell'università di bologna. e devo dire che ho letto i tuoi post nella discussione di neuropsicologia riguaro la neuropsicoanalisi! materia molto intreressante!
    ci leggiamo
    ciao Robby
    Aaaaaaarrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrggggghhhhhhhhhhhhhh hhhhhhh!!!!!!
    Ehm... ehm... scusate, ma mi viene l'orticaria quando sento parlare di Neuropsicoanalisi... e va bene, sarò pure retrò...

    Buona giornata,

    ikaro

  5. #95
    Sigismonda
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Daidaidaidai
    ...Però nel momento in cui percepisco questi sentimenti in modo libero - per quanto spiacevole - io non penso di star effettuando una traslazione di un complesso affettivo nel momento in cui mi rendo conto che sono IO il problema e non quella persona la quale magari soltanto assomiglia nei gesti o nei modi da quell'altra persona (meta delle pulsioni inconscie). A mio parere l'analisi del transfert non esime affatto dal continuare a sentire i sentimenti prima rimossi... in questo senso non penso che ci si possa 'liberare' dei genitori transferali, al limite si può evitarne di essere succubi mentalmente o di fare proiezioni o acting out davvero deleteri per sè e per gli altri. Aspetto però la tua conferma sigismonda visto che sei tu (presumo) la psicologa in terapia didattica

    Un bacio e a presto,

    Fabri

    P.S. Tu sapevi della scuola di Cancrini a Urbino? Credo sia sistemico-relazionale.
    Questi sentimenti che percepisci sono i tuoi sentimenti ed in quanto tali hanno una origine nel tuo inconscio; non si tratta di percepirli o meno in modo libero, si tratta di comprenderne le origini. Sono daccordo con te, non ci si può liberare dei genitori rimossi, questo non vuol dire che non si possano conoscere. E' soltanto attraverso questa conoscenza che può accadere quello che tu dici (evitare di esserne succubi ecc.).
    Un bacio anche a te.

    P.S. Non conosco questa scuola, credo che il Cancrini di cui parli sia il fratello della Prof. Cancrini, Segretario dell'istituto di training della SPI.

  6. #96
    Partecipante Affezionato
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    21-03-2005
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    siu ikaro non ti indignare così!
    ciao
    Roberto

  7. #97
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    X robbyeah sono contento di sapere che sei aperto alla neuropsicologia e alla proposta (tutta da vedere ma indubbiamente stimolante) di Kaplan-Solms ovvero la neuropsicoanalisi. Io sto ancora aspettando di trovare una copia del manuale e di mettermelo a leggere . Ovviamente la tua partecipazione al post è più che gradita

    xikaro78, hai letto il testo di Kaplan-Solms? Conosci un po' di neuropsicologia? fatti una iniezione di cortisone intanto, non voglio avere responsabilità per le ricadute morali e psicosomatiche dei mie post
    A presto, aspetto di avere tue notizie.

    x sigismonda... che dire sono d'accordo su tutto. Forse il Cancrini che dico io è quello che dici tu. Ti lascio al tuo mondo psicoanalitico ortodosso. Amen. In compenso penso ti assegnerò il trofeo mrs. Simpatia 2005

  8. #98
    Partecipante Affezionato
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    daidaidai, io non è che sono aperto alla nuropsicologia....io lavoro da neuropsicologo da 3 anni e con la specilizzazione mi sono accorto di poter portare un pò più di psicologia ain una materia che ne ha un po poca!!
    molti pazienti ritenuti dementi sono "solo" depressi e a volte hanno disturbi di personalità!
    tra poco iniziamo uno studio sulla personalità di pazienti con disturbi soggettivi.
    si è visto che da semplici lamentele si passa a lievi deficit fino a deficit cognitivi ben più evidenti. discorso lungo.
    tutto questo per dirti che io sono decisamente per l'orientamento psicodinamico e psicoanalitico, ma gli aspetti cognitivi li studio con piacere anche se a volte mi accorgo che sono un pò.....limitiati....
    ciao ciao
    Roberto

  9. #99
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao robbyeah non ti preoccupare ho capito che fai il neuropsicologo,
    il mio era un modo per dire che hai una formazione anche neuropsicologica oltre che dinamica/squisitamente psicologica. Spesso il neuropsicologo è una figura di tipo paramedico invece che essere uno psicologo con una formazione più approfondita sul versante biologico/cervello. Comprendo quindi la tua 'riscoperta' della mente e della psicologia nei suoi aspetti più soggettivi e impalpabili (vs una scientificità a tutti costi e una oggettività che di fatto cancella la possibilità di raccogliere informazioni soggettive che sono altrettanto importanti). Spesso poi il test oggettivo 'mente' nel senso che è uno 'strumento' nel senso inanimato del termine che risponde ad una serie di criteri che posso come non possono essere validi per una 'buona diagnosi', ovvero una diagnosi che colga il disturbo reale della persona. Depressione e disturbi di personalità, per non parlare di condizioni psicologiche quali l'alessitimia, danno dei risultati a questi strumenti e spesso portano medici e non a 'scambiare' una grave depressione supponiamo con un deficit frontale perchè il soggetto non ricorda i numeri della sequenza x o fallisce al task n.027 del test y. L'ideale sarebbe sempre fare una batteria di test, includendo oltre ai test neuropsicologici anche quelli di personalità (proiettivi e non ma dato il tuo orientamento teorico penso che ti troverai meglio con i proiettivi) e un test generale di intelligenza tipo la scala WAIS oltre a scale specifiche per disturbi depressivi o ansiosi (come la BDI o la STAY e i loro derivati per somministrazioni più veloci) qualora tu abbia il sospetto che il paziente abbia un disturbo dell'umore (e lo vedi grazie ad un po' di esperienza di colloquio clinico così come in diversi pazienti è possibile avere subito un sospetto di disturbo di personalità o di psicosi ...).
    Dici che il discorso è lungo: se avrai voglia di stirarti un po' le dita sulla tastiera io sono sempre pronto ad ascoltare ed imparare )
    Spero di aver chiarito il possibile fraintedimento
    Mi piace molto il tuo modo di lavorare e di pensare alla nostra professione. A presto,

    Fabrizio

  10. #100
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Re: Esperienza personale

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Salve a tutti,
    sono uno studente di psicologia clinica e ho intrapreso una terapia ad indirizzo analitico (psicologia dell'Io) della durata di quasi 3 anni. Le motivazioni che mi hanno spinto erano 2 ed entrambe abbastanza forti. La prima è ovviamente quella didattica: per uno studente con delle buone basi di teoria psicoanalitica affrontare l'analisi è davvero interessante. Il secondo motivo era una nevralgia di natura muscolo-tensiva (qui è troppo complicato descrivere il risultato dei refererti medici) che però già trattavo e tenevo sotto controllo sia seguendo il consiglio del medico di fare della ginnastica propedeutica (per via della mia cifosi) che quello di cercare di correggere le posture scorrette. Nonostante gli ottimi miglioramenti che mi permisero di rimettermi a suonare notavo che avevo ancora parecchi mal di testa (cefalee muscolo-tensive che sono un po' un classico dello stress) e non volendo abusare di analgesici (anche perchè il Moment non funziona con la muscolo-tensiva) decisi di cogliere la palla al balzo e di unire l'urgenza del momento ad una formazione di qualità.

    Con la terapeuta non c'è stato molto feeling sin dall'inizio e io non sapendo che fosse un fattore importante (ho letto Rogers solo un mese e mezzo FA!) continuai la terapia devo dire con poche soddisfazioni se non il famoso rafforzamento dell'Io (notevole cmq) che mi ha permesso di rivivere alcune interessanti esperienze di regressione come fenomeni mentali e non come sintomi corporei o eventi spaventosi (anche se lì per lì un po' turbati si rimane Fatevelo raccontare da squirrol che parlava di regressioni ecc...). Il setting era di una seduta alla settimana con pausa estiva di un mese circa verso agosto. Gioie accademiche a parte sul piano umano il setting analitico classico (per chi non lo conosce è: paziente sdraiato sul lettino faccia al muro e analista seduto dietro al capezzale girato di lato) è stato abbastanza brutto come setting e mi ha sempre messo un certo disagio: non so quanti apprezzino parlare ad un muro ma devo ammettere sinceramente che a me non piace.
    Sentivo sempre del disagio a contatto con l'analista ma ci rendevamo entrambi conto che non era riferito alle nostre persone reali... mi ci vollero mesi per capire che la mia relazione terapeutica era incentrata su un transfert negativo (cosa che mi fece aggiungere una stelletta alle mie conoscenze di psicoanalisi) incentrato su mia madre. L'analista continuava a non addentrarsi in questo nucleo ed io aspettavo che fosse lei a muovere il primo passo perchè non volevo sembrare saccente o avventato (molto spesso lo studente di psicologia dinamica è in preda a 'scoperte' su di sè o sugli altri che si rivelano degli specchietti per le allodole e io non ne sono certo stato risparmiato... ).
    Questo tira e molla è stato un po' il leit motiv della nostra relazione terapeutica (per via del transfert negativo e io credo pure per un pizzico di controtransfert) puntellato da momenti di reale e profonda comprensione umana e persino (avventura ! ) un momento (2 settimane) di innamoramento (e qui Freud ballerebbe il valzer per settimane per la contentezza...) oltre ai tentativi della terapeuta di venirmi incontro e cercare di superare assieme le difficoltà imposte da un transfert negativo davvero ingombrante e devo dire che lima oggi lima domani ho mentalizzato sempre più aspetti di questo mio modo di reagire anche se in parte non penso sia mai possibile accettare alcune persone i cui atteggiamenti ci ricordano delle figure difficili della nostra infanzia (genitori, fratelli, nonni, amici del cuore ecc...) (qui mi ricollego con te Squirroll e il tuo rapporto 'difficile' con le persone prepotenti che mi sembra di capire sia qualcosa di speciale rispetto all'antipatia che si attira spontaneamente chi agisce in modo poco rispettoso delle idee e dei sentimenti altrui).
    Vorrei raccontare brevemente la decisione di concludere la relazione terapeutica. A differenza di altri che hanno scritto in questo forum che sono stati dimessi 'a forza' dalla terapia (Itsuki) o altri che sono andati incontro a decesso del terapeuta, trasferimenti, esaurimento delle disponibilità finanziarie (non dimentichiamo che la psicoterapia è anche un costo) è stata interamente mia la decisione di finire la terapia. I motivi erano naturalmente molti ma citerò i principali, sperando che possa gettare luce e interesse sul fatidico momento della fine della terapia su cui molto è stato scritto e si continua a scrivere. Semplicemente ho sentito che la terapia aveva esaurito il suo compito e che ogni altro tentativo terapeutico per quanto ben motivato o scientificamente informato sarebbe stato un 'accanimento terapeutico' se mi passate il termine.
    Credo che il fatto che il paziente senta questo sia già un segnale che quella particolare relazione ha compiuto almeno una fase fondamentale della relazione terapeutica e può crescere oppure arrivare ad una conclusione (che, non dimentichiamolo apre alla vita).
    Dal punto di vista didattico avevo avuto una prova tangibile di che cosa fossero le forze dell'inconscio e il ruolo coercitivo che potevano avere sui nostri comportamenti tramite somatizzazioni o veri e propri 'espropri' mentali e mi riferisco ai meccanismi di difesa.
    Dal punti di vista psicoterapeutico le somatizzazioni erano scomparse (ad es. i mal di testa o di pancia) o comunque molto più rari e in circostanze oggettivamente stressanti per la maggior parte delle persone con background familiari migliori del mio, l'ansia diminuita considerevolmente e stabilmente e la mia capacità di integrare sensazioni, sentimenti e pensiero autonomamente, senza l'ausilio indispensabile dell'analista è cresciuta davvero molto con dei risultati di autoanalisi che ho trovato molto soddisfacenti.
    Dal punto di vista professionale anche se non considero la mia terapia una 'buona' esperienza di terapia la considero cmq, per parlare con le parole di Winnicott una terapia 'sufficientemente buona'.

    Ho incontrato i limiti ma anche le grandezze della professione e serbo un ricordo complessivamente positivo dell'esperienza terapeutica anche se non sono mancati momenti in cui scoppiavo di collera e odio nei confronti della terapeuta (o dei poveri malcapitati che mi dovevano sopportare ) o altri in cui volevo abbandonare la terapia a tutti i costi (credetemi succede anche questo quando si è sotto pressione emotiva per via del materiale inconscio che inizia a smuoversi: provare per credere). La terapeuta ha avuto il difficilissimo compito di vivere con me la relazione difficile e intricata tra me e mia madre (prevalentemente questo è stato il focus) e devo dire che è dopo aver visto lo svilupparsi delle sedute che ho avuto la prova che bisogna essere matti per fare gli psicoterapeuti! lol A parte gli scherzi il pesante carico emotivo di entrambi aggravato da un'alleanza terapeutica non proprio ottimale e da una differenza di temperamento (lei 'calma calma' io più impulsivo) mi ha portato a decidere che ogni ulteriore passo in terapia sarebbe stato un inutile supplizio per entrambi. Affrontare i propri fantasmi senza motivi è una tortura che non raccomanderei... oltre al fatto che ho sentito che una relazione terapeutica di tipo analitico sia un forte impedimento allo sviluppo creativo dell'identità e alla possibilità di cambiare oggettivamente il nostro mondo umano e relazionale (e non solo, come troppo spesso accade solo 'nella nostra mente') lasciando all'indisciplina del paziente il compito di 'correggere' le miopie della teoria. Spesso in analisi ci sono pazienti che si sentono sporchi o colpevoli per via dei traumi del passato o di eventi luttuosi dei quali si sono sentiti illogicamente responsabili (e qui la letteratura analitica sul senso di colpa la fa da padrone). In questo caso si insegna ad accettare ciò che non si può cambiare e si cerca di giungere ad una assoluzione morale (curiosamente simile alla assoluzione ecclesiastica) del paziente. Penso però che spesso divorziare da una compagna/o impossibili, rimandare una gravidanza ad un momento più opportuno per la donna o per la coppia, cambiare amicizie, cambiare posto di lavoro o città, per chi non lavora avere un'esperienza stabile di tipo lavorativo, per altri crearsi degli hobby magari rispolverando la chitarra che imbracciavamo ai tempi dei Beatles o dei Led Zeppelin sia un modo assolutamente onesto di promuovere la crescita personale: io penso sinceramente che non sia necessario essere 'sani' psichicamente (nel senso di perfettamente analizzati) per essere felici ma soprattutto per vivere una vita piena e coinvolgente.
    Infine alcune note sul mio orientamento teorico attuale che forse chiarirà alcune delle affermazioni fatte sopra. Il mio atteggiamento è ora di tipo squisitamente fenomenologico. Non credo all'esistenza della malattia mentale ma credo all'esistenza della sofferenza umana senza tirare in ballo termini come disagio, malattia, disturbo x o y. sono tutti termini che uso nella mia vita di studente ma nei quali non credo più di quanto creda ai giornali o alla televisione. Sono modi di intendere il vasto e complesso panorama datoci dagli altri e andrebbero intesi solo come metodi. Ognuno di noi è un mondo (nel senso neurofenomenologico del termine) e personalmente penso che la vita sia così bella e intensa che valga la pensa perdersi ad esplorare questa assoluta, infinita complessità secondo i propri gusti e talenti piuttosto che 'curare' le persone, impiegando goffamente tecniche che forse non padroneggieremo mai nella nostra vita e che vanno a riscrivere ciò che forse nemmeno pensavano esistesse. Io sono uno scienziato non uno scalpellino della mente. Non mi piace dare consigli o giudizi (cosa che il buon terapeuta non fa mai ma che i molti terapeuti semplicemente umani, con marito disordinato a casa e bambini piagnucoloni, frustrazioni professionali, personali e (diciamolo) talvolta anche sessuali fanno molto spesso), per quanto scientificamente informati (test alla mano!) o dotti (lei sta operando una scissione della sua coscienza che mette in luce gli aspetti difensivi organizzati del suo falso Sè... ecc...). Non mi piace terraformare persone di cui non so e non saprò nulla per il resto della mia vita dicendogli lei ha questo, lei ha quest'altro, lei deve prendere x, fare y oppure peggio ancora lei ha un qi basso/è dislessico/ha una tara mentale ecc...
    Ma soprattutto non mi piace alzarmi la mattina e pensare che secondo molti miei colleghi il mondo è pieno di malati mentali. Secondo me queste persone dovrebbero cercarsi un buon analista

    Vi lascio con questa battuta e spero che il mio intervento improntato al 'naturalismo' terapeutico abbia fornito qualche spunto e - spero - anche qualche critica senza le quali non si cresce.


    Vorrei rispondere ad una domanda che si sente fare spesso con la mia opinione assolutamente personale.
    Scusate il ritardo.
    Complimenti per l' intervento, hai creato uno spaccato comprensibile di come si possa vivere una psicoanalisi.
    E' estremamente interessante condividere le nostre esperienze ed emozioni da pazienti, oltre ad essere formativo per chi vuole intraprendere la professione.

    Il sunto della tua ' avventura terapeutica' l' hai considerato positivo. Permettimi di farti qualche domanda (devo leggere gli interventi seguenti non vorrei fossero già state poste).
    Rifaresti quell' avventura?...cambiresti qualcosa ?
    Pensi di aver risolto il problema?...hai intenzione di provare altro?...cosa?

    saluti a tutti

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  11. #101
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Possiamo barare sui nostri sentimenti ma l'altro (il partner, il genitore o il paziente che io ho preso a chiamare cliente...) lo sa benissimo. Più che altro il disagio nasce dal relazionarsi con persone false che sorridono se sono tristi che piangono quando sono arrabbiate si mostrano deboli quando in realtà sono crudeli e si mostrano crudeli quando in realtà si sentono piccoli e meschini. A mio parere se gli altri non confermano la nostra realtà interiore rispondendo sinceramente alle nostre emozioni non riusciamo a capire se ciò che proviamo e sentiamo con l'altro è reale o meno... e quanto è brutto vivere nelle realtà stereotipate della cultura senza aver la possibilità di
    essere ascoltato e confermato nelle nostre sensazioni e percezioni più intime.

    Fammi sapere che ne pensi
    Fabrizio
    Andando avanti nella lettura dei post...
    veramente ben posto questo quesito, toccante nella sua naturale brutalità.
    In pragmatica della comunicazione umana il problema da te posto viene considerato indecidibile.
    Non c' è soluzione. L' unica soluzione appare imparare a tollerare la frustrazione. Accettare che il 'rispecchiamento nell' altro' è una pura illusione....ed il monitorare elementi propiziatori come la CNV non può toglierti dall' inghippo...mi rispecchio o ho davanti un bravo prestigiatore?...il dubbio è ineliminabile.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  12. #102
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Ciò che ho osservato nel corso della mia terapia è che gli analisti sono guidati nella pratica da una serie di teorie e assunti propri del loro orientamento teorico in maniera un po' fideistica e ingenua. La mia affermazione - e me ne assumo la responsabilità - che alcuni di questi assunti (non tutti per carità) siano applicati per se senza tenere in considerazione le necessità e peculiarità del paziente,
    Ciò che dici fa parte della metodologia psicoanalitica classica. Credo di poterlo affermare con una certa tranquillità.
    La psicoanalisi è un approccio biologico-newtoniano. Ciò significa che si ricercano legami causa-effetto e dato un effetto si possa risalire anche alla causa, o causa prima o trauma o scena primaria o....
    Tutto ciò che vi è tra causa ed effetto produce il lavoro psicoanalitico nonchè l' impiego di numerose ore.
    Il metodo elettivo di tale approccio è il metodo sperimentale.
    Nell' esperimento in laboratorio si cerca di eliminare tutte quelle variabili intervenienti. Quelle variabili che nascondono in qualche modo la causa, trasformandola, modificandola, spostandola, ricucendola ecc.
    Attualmente mi risulta si stia facendo una sforzo per non vincolare tale approccio ad un riduzionismo che fino a ieri era considerato strumentale.
    Senza offesa... a volte questo sforzo assomiglia al bambino che cerca e tutti i costi di infilare la forma di stella che stringe nella mano nel buco riservato al cilindro....e non ci riesce.

    Altri approcci contrappongono a tale modus operandi l'evoluzione bio-psico-sociale ed eleggono al posto della metodologia sperimentale la participant observation...

    Rubens
    Rubens
    Ultima modifica di wrubens : 17-12-2005 alle ore 20.09.04
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  13. #103
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao Wrubens,
    innanzitutto ti ripeto i complimenti per il 3d che è davvero interessante.
    Stranamente tutti si sono scagliati a cercare di difendere la psicoanalisi ma nessuno mi ha posto le domande che mi poni tu nel tuo primo post, ovvero come abbia vissuto questa esperienza e cosa avrei cambiato.

    Rispoderò alla tue domande in ordine.
    Rifaresti quell'avventura?
    La risposta è si nel senso di una esperienza di psicoterapia. Penso sia obbligatorio (parlo per me ovviamente) per chi vuole fare lo psicologo clinico incontrare la terapia prima possibile. E' stata un'esperienza molto formativa.
    Se lo rifarei con la stessa persona? No decisamente no. Anche se è stata una bella esperienza immagino che lo sarebbe stato ancor di più con la persona giusta e l'idea di averle regalato tanti bei soldini per un servizio in fondo poco più che sufficiente non mi fa sentire in questo momento l'uomo più furbo del mondo... se capisci ciò che intendo. All'inizio però c'è anche molta ingenuità, persino da parte di noi psicologi nei confronti del terapeuta e della terapia.

    Cambieresti qualcosa?
    Si, penso la persona. Non è stato un incontro interpersonale felice e ci sono cose di noi stessi che non avremmo mai il coraggio di dire o affrontare se nonostante anni di conoscenza si continua a sentire l'altro uno 'sconosciuto' quando l'argomento cala su certi argomenti... E poi il tipo di relazione terapeutica era troppo costrittiva: ho sempre avuto la sensazione di non poter esprimermi liberamente e forse era più che una sensazione soggettiva. L'altra persona non era poi così ricettiva. L'orientamento invece poteva anche starci in fondo l'orientamento analitico non è proprio proprio male.

    Pensi di aver risolto il problema?
    Si, fortunatamente penso proprio di si. Questa è stata una delle più forte motivazioni a mollare dal momento che non rimaneva più nulla che mi spingesse in terapia (e dal momento che la persona in questione non mi piaceva particolarmente). Il passo successivo sarebbe stata l'esplorazione fine a sè stessa della propria interiorità (che è davvero affascinante per chi fa questo mestiere) però ho sentito che non volevo procedere oltre con lei e tutto sommato lei si dimostrata d'accordo.

    Hai intenzione di provare altro?
    Molto volentieri anche se tuttora sono frenato dal deterrente economico. Fare psicoterapia costa ancora parecchio anche se non così tanto come fanno pensare alcuni post. Oltre a ciò bisogna considerare che smuovere alcuni vissuti traumatici può produrre un momentaneo calo o alterazione anche notevole della propria performance lavorativa e sociale... voi capite che con la tesi in arrivo non mi sembra davvero il caso di andare pure a scavare nell'inconscio. Troppa carne al fuoco. Però la risposta è si se ci saranno le condizioni e se avrò di nuovo motivazione (che personalmente è legata al rapporto con l'altro sesso). Al momento me la cavo bene da solo

    Cosa?
    Potrei dare una seconda chance alla psicoanalisi ma dipendesse interamente da me non avrei dubbi: l'indirizzo fenomenologico-esistenzialista.

    Spero di aver chiarito alcune curiosità. Se hai altre domande chiedi pure sarò contento di risponderti. Mi piacerebbe anche sentire le esperienze di altri.

    A presto Rubens,

    Fabrizio

  14. #104
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
    Messaggi
    492
    Ciao Daidaidai, ,

    interessante ciò che dici. In questo post ci sono diverse esperienze molto importanti e formative.
    Io personalmente ho avuto 3 esperienze differenti ed ora vado per la quarta.
    Domani il primo colloquio...poi se qualcuno è interessato mi esprimerò piacevolmente.

    Mi devi scusare ma non ti capisco molto. Sei entrato in analisi e lavorato su di te per 3 anni. Alla fine del percorso hai risolto il tuo problema. Tuttavia senti la terapeuta come incapace e non ripeteresti l' avventura.
    Non è un pò strano?...il tuo giudizio sulla terapia e terapia sembrerebbe più comprensibile se non ti avesse dato tutto ciò...

    ciao ciao...rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  15. #105
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Wow 3 esperienze... sei praticamente un veterano forse hai più tu qualcosa da dire sull'argomento che io.
    Aspetto con curiosità il tuo 'resoconto'

    Cercherò di chiarire l'inghippo del perchè pur avendo ottenuto alcuni risultati non sono soddisfatto, anzi.
    il mio giudizio della terapia deriva dal fatto che i vantaggi o i risultati che ho ottenuto li ho raggiunti in totale solitudine e autonomia. Posso dire che al termine della terapia (ma almeno diversi mesi prima, quasi un anno) stavo più che bene e semmai era il proseguo della terapia a crearmi dei disagi per via della pratica professionale cattiva della mia terapeuta.
    In secondo luogo ho lavorato su me stesso ma in modo del tutto autonomo... in 3 anni la terapeuta non ha quasi spiccicato parola o diceva un cumulo di sciocchezze per riempire il silenzio delle sedute... alcuni in questo post si rifiuterebbero di considerare 'analisi' tutto ciò e anche io mi sono giustamente corretto dicendo che ho fatto una terapia ad orientamento dinamico e non una psicoanalisi.
    In terzo luogo la mia terapeuta non è affatto convinta che il nostro percorso terapeutico sia terminato... da quel dì invece che è terminato (se mai sia iniziato...) Non capire quando la terapia è finita è un grave problema... di solito sono i pazienti che non lo capiscono e devono essere guidati dai terapeuti... NON IL CONTRARIO
    Quarto punto: con una analisi migliore avrei ottenuto gli stessi risultati sintomatologici nel giro di 8-9 mesi e avrei probabilmente dedicato il resto del tempo ad una esplorazione più approfondita dei tanti nodi esperienziali che vista la natura difficile della relazione terapeutica non hanno avuto modo di essere spiegati.
    Spero di averti spiegato l'apparente paradosso

    Sono contento che tu alla fine abbia deciso di fare un'ulteriore tentativo.
    Facci sapere... se ti va

    Fabrizio

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