laureata specializzata e attualmente totalmente dispccupata.
perchè attualmente?
penso che questo termine abbia un senso nella nostra professione, perchè a volte può divenire una sorta di tela di penelope, nell'attesa dell'amato ulisse (il lavoro che abbiamo sognato).
oppure, anche se non aspettiamo ulisse, siamo costretti a vedercela buttata giù, ogni tanto.
in sintesi: tirare le somme è difficilissimo, ci sono casi molto diversi tra loro, di successo-insuccesso.
il trend mi sembra quello della disoccupazione (neanche della precarietà) specie nelle grandi città, specie tra chi non lavora nel luogo in cui è cresciuto (dove un embrione di rete c'è già).
Mi sento di dire di non fermarsi mai, anche a costo di cambiare settore.l'autonomia alimenta la creatività, la dipendenza no.
mi sento di dire di scegliere la provincia, piuttosto che le grandi città.
ma in ogni caso di scegliere.o qui o lì, o più settori in uno stesso posto o un solo filone "a macchia" :non è un discorso astruso ma valido per chi può spostarsi in zone vicine.
non disperdersi ma specializzarsi in un ambito.come però?
non con master costosissimi, ma con piccoli corsi specialistici.non facciamoci rubare i nostri soldi.
ribadisco quanto leggo spesso: la scuola di psicoterapia non garantisce niente, è un lavoro a parte, diverso dallo psicologo.
mi sento di consigliare vivamente alle più giovani di approfittare del servizio civile, del tirocinio, degli stage per disoccupati e del volontariato ma solo se riconosciuto (quello che da punteggio ai concorsi)
su di me:
al momento psicoterapeuta, ma poca roba (da cui mi sento disoccupata).
come psicologa, ho partecipato ad alcuni progetti (come ci sono arrivata? a chiamata, cioè mi conoscevano già)
come operatrice, ho lavorato per una coop dopo uno stage per disoccupati.
altre amiche ci sono arrivate lavorando durante l'università o con il tirocinio o servizio civile







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Mediterò
in molti posti ormai accettano solo quel formato (almeno dalle mie parti)