
Originalmente inviato da
manchmal
ciao a tutti, sono nuovo del forum e ci tengo a dire la mia sull'attaccamento al terapeuta. sto tentando di ricostruirmi dopo una terapia ROGERSIANA fallimentare durata più di dieci anni. ho intrapreso questa strada insieme e in contemporanea a una mia amica che si è resa conto qualche anno prima di me della sostanziale perdita - di tempo, economica e di altro ancora - che questo approccio comporta. preciso che non voglio offendere nessuno e nessuno si deve sentire offeso da cio che dico , poichè parlo esclusivamente della mia esperienza personale. cio mi porta , tuttavia, a diffidare dei rogersiani, e a sentirmi invadere da un impeto di furia quando ne sento parlare. non mi voglio dilungare troppo , tanto oramai non posso farci niente. ho solo il rimpianto di non aver mandato prima questa persona al diavolo. e mi sento - come si usa dire - becco e bastonato perchè non ho modo neppure di adire vie legali e rifarmi in qualche altro modo. penso che questa persona abbia dapprima creato un setting molto accettante, non giudicante, amorevole e sufficientemente buono per carpire la mia fiducia. mi invitava a uscire con lei. a cena fuori, a convegni e conferenze. veniva a casa mia, a trovare i miei familiari. sviava, spostava , negava cio che io chiedevo adducendo che io avevo delle resistenze e che era la mia disperazionie a farmi comportare in un certo modo. però lei non mi aiutava a uscirne. descriveva gli altri terapeuti in malo modo, presentandoli com incompetenti, senza scrupoli e molto più costosi di lei, che si proponeva come l'unica ad avere l'acqua "empatica" da spargere. creando un attaccamento pervicace e perverso ha mancato di professionalità. mi sono sentito confuso, disorientato, impotente dalla sua ciecità etica e professionale. mi sono sentito senza speranza, intontito dai suoi cambi di tattica. dapprima amorevole, poi quando la terapia non andava avanti fin troppo direttiva. i problemi erano miei, mia la caparbietà di non voler cambiare, di essere troppo piccoso, bizzoso, testardo. lei non sapeva più cosa fare, però non mi mollava.continuava a comportarsi come una amica qualunque. e cio è molto pericoloso. perchè in terapia non si può essere amici e cio non per un fatto deontologico ma perchè si rischia di svilire la autorevolezza del terapeuta , di fare confusione tra i ruoli che non sono e non possono essere paritari, di essere troppo invischiati per rendersi conto che ci siamo impantanati in un vicolo cieco senza fine e che proprio a causa del legame troppo vicino non si può essere di aiuto a nessuno, se si esclude il portafoglio del paziente che viene alleggerito e quello del terapeuta che continua " coattivamente" a gonfiarsi. uno dei presupposti per svolgere la professione teraputica dovrebbe essere l'umiltà. invece ne ho trovato ben poca. sia quando anticipava le mie mosse, sancendo di non volere interpretare ma di conoscermi solo bene. sia quando - anche essendo andata in supervisione - si ostinava a credere di potermi essere di aiuto. provo solo una fortissima rabbia per questa persona, per il modo in cui ha agito, per il fatto di aver buttato nei cesso anni della mia vita e metà appartamento. posso solo provare disgusto per i rogersiani, ne ho conosciuti anche altri e tutti bene o male, chi più chi meno, hanno lo stesso modo di fare. una terapia all'acqua di rose, manipolativa, seduttiva e seducente salvo poi vedere che cosa vogliono a se.tutto qua. questa persona mi ha anche introdotto alla analisi bionergetica, poichè aveva organizzato un seminario esperenziale con un " pedagogo" tedesco. dopo la mia partecipazione a questo seminario, vista la mia euforia per un approccio e un metodo un po più "serio" ha iniziato a disquisire sul suo collega e sulla inutilità della bionergetica. diceva che fare esercizi in fondo non serviva a nulla se la persona non cambia dal suo interno, dimenticando che in bioenergetica un cambiamento interno è possibile proprio grazie anche agli esercizi. ho incontrato e conosciuto anche terapeuti o analisti bioenergetici. dalla loro parte questi esercitano la professione come se fossero delle società per azioni. certamente con loro non si rischiano invischiamenti personali, stanna attenti solo a quando porgi il compenso. li vedi proprio che cambiano espressione facciale, la loro mimica diventa più tesa, potrebbero interpretare un vampiro in twilight, alle volte ho avuto la sensazione che stessero per tuffarsi sopra gli euro nelle mie mani, sbavanti di fronti a quella che loro pensano come loro gratificazione, un mero do ut des. troppo rigidi, ortodossi, deterministi. per me questo approccio è importante e ci credo fermamente ma non ho mai conosciuto un analista bioenergetico degno del mio apprezzamento personale. in conclusione penso anche e fermamente che ci siano troppi terapeuti della vecchia guardia, magari con lauree in lettere o teologia, che si sono riciclati in questa professione. ho anche letto che può essere difficile per un giovane terapeuta farsi strada nella professione ma per me e per come penso io adesso sono la sola speranza di ridare un po di dignità e onore a una della più belle professioni.grazie.