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Discussione: Dentro i libri

  1. #1126
    Partecipante Super Figo L'avatar di Hermes Ankh
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    Riferimento: Dentro i libri

    Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, di inviargli un discepolo. Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l’athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l’uomo si alzò, salì faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l’altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro neanche una parola. Il maestro fu il primo a parlare. “Ricordo volti d’Occidente e volti d’Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. “Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?”

    “Il mio nome non ha importanza”, replicò l’altro. “Ho camminato tre giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni.” Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte e d’oro. Lo fece con la mano destra. Paracelso, per accendere la lanterna, aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò, notò nella mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò. Si chinò, giunse le estremità delle dita, e disse: “Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l’oro che cerco, e se è l’oro che ti interessa, non sarai mai mio discepolo.”

    “L’oro non mi interessa”, rispose l’altro. “Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla pietra.” Paracelso disse lentamente: “La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta.” L’altro lo guardò con aria diffidente. Disse, con voce chiara: “Ma esiste una meta?”

    Paracelso si mise a ridere. “I miei detrattori, che non sono meno numerosi che stupidi, sostengono il contrario, e mi accusano di essere un impostore. Non do loro ragione, ma non è impossibile che io sia un illuso. So che esiste una via.” Vi fu una pausa, e l’altro disse: “Sono pronto a percorrerla con te, anche se dovessimo viaggiare per molti anni. Lasciami attraversare il deserto. Lasciami intravedere almeno da lontano la terra promessa, anche se gli astri me ne vieteranno l’accesso. Ma prima di intraprendere il viaggio, io voglio una prova.” “Quando?” disse Paracelso, con inquietudine. “Subito” rispose il discepolo con brusca determinazione. Avevano iniziato la conversazione in latino, ora parlavano in tedesco.

    Il giovane levò in alto la rosa. “Affermano”, disse, “che tu puoi bruciare una rosa e farla rinascere dalle ceneri, per opera della tua arte. Lascia che io sia testimone di questo prodigio. Ecco ciò che ti chiedo, poi la mia vita sarà tua.”

    “Sei molto credulo”, disse il maestro. “Non so che farmene della credulità; esigo la fede.”

    L’altro insistette. “E’ proprio perché son credulo che voglio vedere coi miei occhi l’annientamento e la resurrezione della rosa”. Paracelso l’aveva presa in mano, e, parlando, giocherellava con essa.

    “Sei credulo”, disse. “Tu dici che io sono capace di distruggerla?” “Nessuno è incapace di distruggerla”, rispose il discepolo. “Ti sbagli. Credi forse che qualcosa possa esser reso al nulla? Credi che il primo Adamo nel Paradiso abbia potuto distruggere un solo fiore, un solo filo d’erba?” “Non siamo nel Paradiso”, disse ostinato il giovane; “qui, sotto la luna, tutto è mortale.” Paracelso si era alzato in piedi. “E in quale altro luogo siamo? Credi che la divinità possa creare un luogo che non sia il Paradiso? Credi che la caduta sia altro dall’ignorare che siamo nel Paradiso?” “Una rosa può bruciare”, disse il discepolo in tono di sfida. “V’è ancora del fuoco nel camino” rispose Paracelso. “Se tu gettassi questa rosa tra le braci, crederesti che le fiamme l’abbiano consumata, e che sia la cenere ad essere reale. Io ti dico che la rosa è eterna e che solo la sua apparenza può cambiare. Mi basterebbe una parola perché tu la potessi vedere di nuovo.”

    “Una parola? ” disse stupefatto il discepolo. “L’athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. Che farai per farla rinascere?” Paracelso lo guardò con tristezza. “L’athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. In questo tratto della mia lunga giornata uso altri strumenti.”

    “non oso domandare quali”, disse l’altro con malizia od umiltà. “Parlo di quello che usò la divinità per creare il cielo e la terra e l’invisibile Paradiso in cui ci troviamo e che ci è nascosto dal peccato originale. Parlo della Parola che ci insegna la scienza della Cabala.”

    Il discepolo disse freddamente: “Ti chiedo la grazia di mostrarmi la scomparsa e la ricomparsa della rosa. Poco m’importa che tu operi per mezzo del Verbo o degli alambicchi.” Paracelso rifletté. Infine disse: “Se lo facessi, tu diresti che si tratta di un’apparenza imposta ai tuoi occhi dalla magia. Il prodigio non ti donerà la fede che cerchi. Dunque lascia stare la rosa.”

    Sempre diffidente, il giovane lo guardò. Il maestro alzò la voce e gli disse: “E inoltre, chi sei tu per introdurti nella dimora di un maestro ed esigere da lui un prodigio? Che hai fatto per meritare simile dono?” L’altro replicò, tremando: “So bene che non ho fatto nulla. Ti chiedo, in nome dei molti anni in cui studierò alla tua ombra, di lasciarmi vedere la cenere e poi la rosa. Non ti chiederò altro. Crederò alla testimonianza dei miei occhi.” Bruscamente afferrò la rosa rossa che Paracelso aveva lasciato sul leggìo e la gettò tra le fiamme. Il colore si perse e rimase solo un po’ di cenere. Per un istante infinito egli attese le parole e il miracolo. Paracelso era rimasto impassibile. Disse con strana semplicità: “Tutti i medici e tutti gli speziali di Basilea affermano che io sono un mistificatore. Forse essi sono nel vero. Qui riposa la cenere che fu rosa e che non lo sarà.”

    Il giovane si sentì pieno di vergogna. Paracelso era un ciarlatano od un semplice visionario, e lui, un intruso, aveva varcato la sua porta e ora lo costringeva a confessare che le sue famose arti magiche erano vane. Si inginocchiò e disse: “Ho agito imperdonabilmente. Mi è mancata la fede che il Signore esigeva dai credenti. Lasciami ancora guardare la cenere. Tornerò quando sarò più forte e sarò tuo discepolo e in fondo al cammino vedrò la rosa.” Parlava con passione autentica, ma quella passione era la pietà che gli ispirava il vecchio maestro, tanto venerato, tanto attaccato, tanto insigne e perciò tanto vuoto. Chi era lui, Johannes Grisebach, per scoprire con mano sacrilega che dietro la maschera non c’era nessuno? Lasciare le monete d’oro sarebbe stata un’elemosina. Le riprese uscendo. Paracelso l’accompagnò ai piedi della scala e gli disse che sarebbe sempre stato il benvenuto. Entrambi sapevano che non si sarebbero rivisti mai più. Paracelso rimase solo. Prima di spegnere la lanterna e di sedersi nella poltrona consunta, raccolse nell’incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce. La rosa risorse.


    (La rosa di Paracelso - J. L. Borges)

  2. #1127
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia.
    Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio."


    "E' il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

    Il Piccolo Principe, A. de Saint- Exupéry.

  3. #1128
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    Riferimento: Dentro i libri

    Sorvolavo rapidamente su tutto questo, imperiosamente sollecitato, com'ero, a cercare la causa di quella felicità, del carattere di certezza con cui si imponeva, ricerca un tempo rinviata. Ora, quella causa, la presagivo paragonando tra loro quelle diverse impressioni beate e che avevano questo in comune: che avvertivo il rumore del cucchiaio sul piatto, la disuguaglianza del lastricato, il sapore della madeleine nell'attimo presente e al tempo stesso in un istante lontano, al punto di far sconfinare il passato sul presente, di esitare non sapendo in quale dei due mi trovasi; a dire il vero, l'essere che allora assaporava in me quell'impressione, la assaporava in ciò che essa aveva di comune in un giorno remoto e nel presente, in ciò che aveva di extratemporale, un essere che appariva solo quando, per una di quelle identità tra il presente e il passato, poteva trovarsi nell'unico ambiente in cui potesse vivere, gioire dell'essenza delle cose, vale a dire al di fuori del tempo. Ciò spiegava perché le mie inquietudini a proposito della mia morte fossero cessare nel momento in cui avevo riconosciuto inconsapevolmente il sapore della piccola madeleine, poiché, in quel momento, l'essere che ero stato, era un essere extratemporale, e dunque incurante delle vicissitudini dell'avvenire. Viveva della sola essenza delle cose, e non poteva coglierla nel presente dove, non entrando in gioco l'immaginazione, i sensi erano incapaci di fornirgliela; lo stesso avvenire verso cui tende l'azione la abbandona a noi. Quell'essere non era mai venuto a me, non si era mai manifestato se non al di fuori dell'azione, del godimento immediato, ogni volta che il miracolo di un'analogia mi aveva consentito di sfuggire al presente. Lui solo aveva il potere di farmi ritrovare i giorni passati, il tempo perduto, dinanzi al quale gli sforzi della mia memoria e della mia intelligenza si arenavano sempre.
    Marcel Proust, La Recherche.

  4. #1129
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Fagli vedere il mare, piccola.Guarda tutto il mare che puoi. Infila tutto negli occhi da brava ingorda. Non stancarti di farlo. Per favore, non stancarti. Fagli sentire il mare con i tuoi occhi.Porgi anche il suo orecchio perchè possa sentirne i rumori ipnotici e quelli che non lasciano scampo."

    ...

    "Fai percepire a nostro figlio l'idea di orizzonte come un concetto stravagante e possibile. Allarga le narici. Lascia entrare. Sbornialo di odore selavatico di acqua salata, forme di vita e sesso. Non preoccuparti se l'aria ti sembra troppo fresca. Tira su col naso tutta la notte qui intorno. Figurati se le stelle non hanno odore. Figurati se non hanno ritmo. Passa a nostro figlio tutta la te stessa che puoi."

    ...

    "Non trascurare la parte più ovvia. Fagli vedere montagne, fiumi, laghi, boschi, pianure, vigne e campi. Respirali per lui. Ascoltali senza pietà. Senza scuse. Non ti preoccupare, non farà confusione. Tu infila dentro che lui farà ordine. E nelle pause, se ne avrai, come se fuori dai finestrini non ci fosse sempre qualcosa da buttare dentro, nelle pause ti dicevo: ricorda.
    Passagli tutto quello che hai già visto e annusato e assaporato."

    ...

    "Ricorda gli effetti delle stagioni. Tutte: Tutte le sfumature di sole. Tutte le sfumature d'ombra. La neve."

    La neve se ne frega, L. Ligabue.

  5. #1130
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    Riferimento: Dentro i libri

    Nel vuoto lido là scesero occulti
    A nuovo agguato intesi, e già partiti
    E già a Micene noi li credevamo!
    Ed ecco allora dal suo lungo lutto
    Tutta sciogliersi Troia, e tutti, in festa,
    Oltre le porte correre a vedere
    Il campo acheo, e i luoghi abbandonati,
    Ed il lido deserto. Qui le schiere
    Dei Dolopi guerrieri erano poste;
    Là le tende spiegava il fiero Achille;
    Questo era il luogo della flotta, e quello
    Dove schierati in campo alla battaglia
    Scendevano gli eserciti. Frattanto
    Si adunan altri avanti, al dono infido
    Della vergine Atena, e con stupore
    Guardan la mole immensa del cavallo;
    E Timete, per primo, entro le mura
    Propone di portarlo, sulla rocca;
    Per tradimento forse, o perché questo
    Voleva ormai il Fato a Troia avverso!
    Ma Capi ed altri di miglior consiglio
    Dicon che in mar si devono gettare
    Quell'insidie dei greci, dono infido;
    O incenerir con sottoposte fiamme,
    O del ventre squarciar le cave volte.
    Vario in vari parer si scinde il volgo.

    Eneide

  6. #1131
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    passo dopo passo....su un cavo teso sopra Bologna
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    Riferimento: Dentro i libri

    "La conversazione non è un modo di riempire il tempo, tutt'altro: è ciò che organizza il tempo, che lo governa e impone leggi che vanno rispettate.
    ....
    C'è un legame segreto tra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi, invece, vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accellera incosapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
    ....
    La gloria non riguarda solo la gente famosa, riguarda tutti. Oggi la gente famosa occupa le pagine dei settimanali e gli schermi televisivi, invadendo l'immaginazione di tutti. E tutti contemplano, almeno in sogno, la possibilità di diventare oggetto di una simile gloria.... Questa possibilità segue come un'ombra ciascuno di noi e cambia il carattere della nostra vita; perchè...ogni nuova possibilità che si offre all'esistenza, anche la meno probabile, trasforma l'esistenza intera.
    ....
    La certezza di essere degli eletti è presente, ad esempio, in qualsiasi rapporto d'amore, poiché l'amore è, per definizione, un dono non meritato; anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore.
    ....
    Il grado di velocità è proporzionale all'intensità dell'oblio. Da tale equazione si possono dedurre diversi corollari, per esempio il seguente: la nostra epoca si abbandona al demone della velocità, ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità; se accellera il passo è perchè vuol farci capire che ormai non aspira più a essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata di se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria."


    M. Kundera - La lentezza
    DARCYLIA

    Ex-Referente Supremo per il F.E.R.U. nel Libero Comune di Bologna

    "Despite all my rage, I am still just a rat in a cage"
    Smashing Pumpkins, "Bullet with butterfly wings"


    E nonostante tutto....
    Enjoy life, there's plenty of time to be dead
    (la mia inguaribile vena di ottimismo...)

  7. #1132
    Nicole86
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    Riferimento: Dentro i libri

    Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

    Oceano mare - Alessandro Baricco

  8. #1133
    Partecipante Super Esperto L'avatar di mistral_72
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    Riferimento: Dentro i libri

    “Cominciai a leggere quei libri, seduto sulla scala
    a pioli dove entrava la luce. La bibbia no, Dio
    mi faceva impressione. Così presi il vizio di leggere.
    Il primo si chiamava I tre moschettieri, ma erano quattro. In cima alla scala coi piedi a penzoloni,
    la mia testa imparava a prendere luce dai libri. Quando li finii ne volevo ancora.
    In discesa dal vicolo dove abitavo ci stavano le botteghe dei librai che vendevano agli studenti. Fuori tenevano i libri usati in offerta nelle cassette
    di legno, sul marciapiede. Cominciai ad andare là,
    a prendere un libro e mettermi a leggere seduto per terra. Uno mi cacciò, andai da un altro e quello
    mi fece stare. Un brav’uomo, don Raimondo, uno
    che capiva senza spiegazioni. Mi dette uno sgabello per non farmi leggere per terra. Poi mi disse che
    mi prestava il libro se glielo riportavo senza sciuparlo.
    Gli risposi grazie, che glielo riportavo il giorno dopo. Passai tutta la notte a finirlo. Don Raimondo vide
    che ero di parola e mi fece portare a casa un libro a
    l giorno.
    Sceglievo quelli sottili. Presi il vizio d’estate, per mancanza del maestro che insegnava le cose nuove. Non Non erano libri per bambini, molte parole
    in mezzo non le capivo, però la fine sì, la fine la capivo. Era un invito a uscire”.

    Erri de Luca, Il giorno prima della felicità, Milano, Feltrinelli, 2009.

  9. #1134
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    Riferimento: Dentro i libri

    Addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo
    cime inuguali note a chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua mente
    non meno che l’aspetto de' suoi familiari torrenti
    de' quali si distingue lo scroscio come il suono delle voci domestiche
    ville sparse e biancheggianti sul pendìo
    come branchi di pecore pascenti
    addio!


    A. Manzoni: "Promessi Sposi"

  10. #1135
    Partecipante Super Esperto L'avatar di mistral_72
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    Riferimento: Dentro i libri

    imasi stabile in questa risoluzione più tardi, ma cominciai a ruminarla e quasi volerla in quella prima notte di cattura. Verso il mattino le mie smanie erano calmate, ed io ne stupiva. Ripensava a' genitori ed agli altri amati, e non disperava più della loro forza d'animo, e la memoria de' virtuosi sentimenti, ch'io aveva altre volte conosciuti in essi, mi consolava.
    Perché dianzi cotanta perturbazione in me, immaginando la loro, ed or cotanta fiducia nell'altezza del loro coraggio? Era questo felice cangiamento un prodigio? era un naturale effetto della mia ravvivata credenza in Dio? - E che importa chiamar prodigi, o no, i reali sublimi benefizi della religione?
    Silvio Pellico, Le mie prigioni

  11. #1136
    SOLZENICYN
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    Riferimento: Dentro i libri

    "È dinamite quella che hai sotto il culo, fratello.
    Alzati da lì e vattene. È finita.
    Questa volta è finita davvero".

    Finale Monologo 900, Baricco

  12. #1137
    Partecipante Super Esperto L'avatar di mistral_72
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    Riferimento: Dentro i libri

    ". TRAHIT SUA QUEMQUE VOLUPTAS . Ciascuno la sua china. . Il mio era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. ." (pag. 127 ) Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar.

  13. #1138
    Nicole86
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Se nascerai uomo, ad esempio, non dovrai temere d’essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace, non ti sentirai dire che il peccato nacque il giorno in cui cogliesti una mela."

    Oriana Fallaci - Lettera a un bambino mai nato

  14. #1139
    SOLZENICYN
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    Riferimento: Dentro i libri

    "Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante,
    nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"

    La Luna e i falò, Pavese

  15. #1140
    Nicole86
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    "- La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata. – mi spiegò mia madre poco prima di andarsene. – Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te. – Mi ricorderò di te – le promisi. [...] Poi mi prese una mano e con gli occhi mi disse quanto mi amava, finché il suo sguardo non divenne nebbia e la vita uscì da lei senza amore."

    Isabel Allende - Eva Luna

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